La biologia umana è governata da una serie di meccanismi involontari, risposte innate e segnali ormonali che orchestrano i momenti più cruciali della vita: la nascita e l’avvio dell’allattamento. Questi processi, spesso definiti "riflessi", non sono semplici reazioni meccaniche, ma veri e propri dialoghi fisiologici tra madre e bambino. Comprendere come funzionano, quando si manifestano e perché sono essenziali è fondamentale per vivere la maternità e lo sviluppo del neonato con maggiore consapevolezza e serenità.
Il parto fisiologico e il riflesso di eiezione fetale
Tradizionalmente il parto viene associato alle fatidiche parole “spingi, spingi”, che rappresentano il coronamento dell’atto finale della nascita. Esiste però un’altra strategia, un’altra strada chiamata parto fisiologico, che avviene tramite riflesso di eiezione del feto. Questo è un riflesso fisiologico, ovvero universale e comune a tutti gli esseri umani.
Lesley Page, Presidente del Royal College of Midwives sostiene che il riflesso di eiezione fetale è qualcosa che tutte le donne dovrebbero sperimentare nelle giuste circostanze. “Abbiamo bisogno di più comprensione e rispetto nei confronti della fisiologia“, dichiara la donna. “Avere più donne affidate alle cure delle ostetriche in casa e nei centri di nascita potrebbe aiutarle”. Per favorire tale dinamica, il parto deve essere completamente indisturbato. Michel Odent suggerisce che le donne debbano partorire in una stanza tranquilla, avvolta nell’oscurità con un’ostetrica che si tenga a debita distanza.
Il ruolo dell'ambiente e della sicurezza
La protezione e il senso di sicurezza sono requisiti fondamentali: ogni situazione di ansia o paura provoca il rilascio di adrenalina che stimola la neocorteccia inibendo il processo del parto. In questo contesto, l’espressione "fase espulsiva" non è del tutto corretta perché fa pensare che sia esclusivamente la donna ad agire per far nascere il suo bambino. Invece, anche questo periodo è caratterizzato da una profonda sinergia tra la mamma e il suo piccolo. È il bebè che si fa strada, aiutato dalle spinte della mamma.

Il periodo espulsivo non comincia subito dopo che il collo dell’utero si è completamente dilatato. Il più delle volte, soprattutto al primo figlio, dopo la fase dilatante si presenta un tempo di riposo, chiamato anche fase di latenza. Le contrazioni cessano o comunque sono poco frequenti e la donna si può anche addormentare per un po’. Trascorso questo periodo, che può durare anche 20-30 minuti, molte avvertono lo stimolo ad andare in bagno. Da questo momento, in modo irregolare, le contrazioni riprendono e la donna comincia a percepire il cosiddetto premito, un senso di spinta, che si avverte all’acme della contrazione.
A questo punto, il bisogno di spingere si fa via via più forte, fino a diventare irrefrenabile: la donna non può trattenersi dall’assecondarlo. Le contrazioni fanno scendere il bambino lungo il canale del parto e il contatto con i muscoli pelvici incoraggia il piccolo a compiere la rotazione necessaria per uscire. Il tempo che intercorre tra l’inizio del premito e la nascita è estremamente variabile: può andare da alcuni minuti fino anche a due ore. Se lasciata libera, la donna tenderà istintivamente ad adottare posizioni verticali o accovacciate, che sfruttano la forza di gravità. Proprio nella fase finale, molte donne emettono un gemito o un urlo: sono l’esempio di quei gesti arcaici, istintivi, che favoriscono l’apertura e il passaggio del bambino.
Ossitocina sintetica e ossitocina naturale nel parto: Intervista a Michel Odent
Il primo contatto e il sistema dei riflessi neonatali
Una volta venuto al mondo, il piccolo viene posto sulla pancia della mamma, avvolto da un telo caldo. È il momento del primo contatto, in cui madre e figlio possono guardarsi negli occhi e riconoscersi. Il cordone ombelicale viene tagliato quando smette di pulsare. Oggi ci sono studi che consigliano di farlo dopo che è stata espulsa la placenta, dato che fino a quel momento è ancora attiva la microcircolazione e continua il passaggio di ossigeno al feto.
Appena nato, il bambino possiede una serie di riflessi neonatali, che svolgono un ruolo cruciale nel garantire la sopravvivenza e lo sviluppo. Essi si sviluppano già nel grembo materno e sono presenti alla nascita, scomparendo nella maggioranza dei casi entro i primi 6-12 mesi di vita, man mano che il sistema nervoso matura.
- Riflesso di suzione: permette al neonato di nutrirsi. Viene evocato quando si stimola il suo palato con un dito o un ciuccio. È talvolta già visibile intorno alla 18ª settimana di vita intrauterina, ma diventa ben presente intorno alle 32 settimane.
- Riflesso di rooting (o di radicamento): consente, insieme a quello di suzione, di alimentarsi. Si verifica quando si accarezza la guancia del neonato o si sfiora l’angolo della sua bocca con il capezzolo. Si sviluppa intorno alla 32ª settimana di gestazione.
- Riflesso di Moro: conosciuto anche come “riflesso di spavento”. Viene evocato in seguito a diversi stimoli, come lasciando improvvisamente cadere indietro la testa del neonato, o dopo movimenti bruschi. Compare intorno alla 32ª settimana di gestazione e risulta ben sviluppato entro la 37ª settimana.
- Riflesso di prensione: consiste nella chiusura della mano del neonato attorno all’oggetto che ne ha stimolato il palmo. È ben sviluppato entro la 32ª settimana di età.
- Riflesso di marcia automatica: una risposta ottenuta sostenendo il neonato dalle ascelle e tenendolo in posizione verticale con i piedi a contatto con una superficie piana.
- Riflesso di Babinski: una risposta automatica che compare accarezzando o strofinando la pianta del piede del neonato. Si sviluppa intorno alla 32ª settimana di gestazione.
- Riflesso di Galant: ottenuto ponendo il bambino in sospensione ventrale e poi strofinando la pelle lungo un lato della sua schiena.
- Riflesso tonico asimmetrico del collo: detto anche “dello schermidore”.
Il riflesso di espulsione del latte: la biologia dell'allattamento
Dopo la nascita, un altro riflesso fondamentale entra in gioco: il riflesso di emissione (o di espulsione del latte). Si tratta di una reazione naturale che si verifica nell’organismo quando il bambino inizia con l’allattamento. I nervi presenti nei capezzoli si attivano grazie alla suzione prodotta dal bambino, provocando il rilascio di due ormoni nel sangue: la prolattina, responsabile della creazione di più latte materno, e l’ossitocina, che provoca il riflesso di pompaggio per far fluire il latte.
L’ossitocina viene prodotta più rapidamente della prolattina. Permette al latte già presente nel seno di fluire per poppate momentanee e consente al bambino di ricevere, ovvero succhiare il latte più facilmente. È possibile aumentare la secrezione di ossitocina praticando il contatto pelle a pelle tra la mamma e il bambino. Le cellule lattifere si contraggono ed esprimono il latte, spingendolo attraverso i dotti lattiferi verso il capezzolo. L’ossitocina provoca anche la dilatazione dei dotti lattiferi, facilitando la fuoriuscita del latte.

Questo processo si verifica all’inizio della poppata, ma si ripeterà altre volte anche durante l’allattamento. L’espressione del latte diventa un vero e proprio riflesso, ed è proprio per questo che il seno della madre reagisce a certi “segnali”, come il pianto, anche se non si tratta del pianto del proprio bambino.
Fattori che influenzano il flusso
Esistono alcuni fattori che possono rallentare il rilascio del latte:
- Sensazione di stress o di ansia, poiché gli ormoni dello stress possono impedire la secrezione di ossitocina.
- Sensazione di dolore o fastidio durante l’allattamento.
- Stanchezza.
- Sensazione di imbarazzo, ad esempio quando si allatta o si fa il tiralatte in pubblico.
Con la crescita del bambino, può succedere che non si noti la produzione di latte come all’inizio. Tuttavia, se il bambino continua ad allattare, a prendere peso e a svilupparsi esclusivamente attraverso l’allattamento al seno, allora va tutto bene.
Gestione del riflesso di secrezione lattea forte
Alcune mamme hanno un riflesso molto forte e pronunciato. Il latte potrebbe fuoriuscire in tutte le direzioni se il bambino non viene allattato in tempo o se si allatta all’altro seno. È possibile alleviare il riflesso pompando brevemente il latte prima dell’allattamento, ad esempio con un tiralatte in silicone, o assumendo una posizione sdraiata/reclinata durante l’allattamento che permetta al bambino di controllare il flusso del latte.

Le forti perdite di latte di solito cessano quando l’allattamento al seno è completamente consolidato. Per gestire le fuoriuscite, strumenti come la coppetta raccoglilatte in silicone rappresentano l’alternativa perfetta agli assorbenti per il seno. Il prodotto ha un design monopezzo che viene fissato al seno grazie al sottovuoto e si adatta in modo sicuro al reggiseno. Poiché non provoca una produzione supplementare di latte, è ideale per le mamme che hanno un forte riflesso di perdita. Può essere indossata sull’altro seno durante l’allattamento per catturare le fuoriuscite o su entrambi i seni durante il giorno.
Il riflesso di estrusione: la transizione verso il cibo solido
Nei primi mesi di vita le capacità motorie orali dei bambini sono ancora immature. A questa età, oltre ad avere uno scarso controllo della testa e del collo, mancano le capacità motorie necessarie per spingere fuori dalla bocca eventuali oggetti. I bambini sono però dotati di un riflesso istintivo e naturale che serve proprio per evitare tutto ciò: il riflesso di estrusione.
Il riflesso di estrusione è un movimento del tutto involontario che il neonato effettua quando uno stimolo esterno raggiunge l’interno della sua bocca. Questo riflesso è fisiologico e serve a favorire la suzione del latte dal seno materno, impedendo un eventuale soffocamento. Si tratta di un riflesso “arcaico”, correlato all’istinto di sopravvivenza.
Scomparsa del riflesso e inizio dello svezzamento
La scomparsa del riflesso di estrusione avviene intorno ai sei mesi di vita ed è uno degli indicatori del fatto che il bambino è pronto per lo svezzamento. Quando il bambino inizia a perdere questo riflesso, non spingerà più automaticamente fuori dalla bocca oggetti o cibi introdotti, ma inizierà a provare a masticare e a ingoiare. Riconoscere il riflesso di estrusione è semplice: la prova del dito o del cucchiaino delicatamente introdotti nella bocca e respinti dalla lingua è un segno evidente.
Non esiste un metodo specifico per “far perdere” il riflesso di estrusione: scompare naturalmente. Al contrario, è importante rispettare i tempi del bambino e non forzarlo a mangiare alimenti diversi dal latte prima che sia pronto. È fondamentale attendere che il riflesso scompaia prima di iniziare l’introduzione dei cibi solidi. Oltre a questo aspetto, va tenuto presente che il piccolo non deve presentare altre problematiche, come ad esempio una mancata acquisizione della posizione seduta oppure della capacità di afferrare gli oggetti per portarli alla bocca. La transizione deve essere graduale: lasciare il cucchiaino in mano al bambino, quando avrà raggiunto una sufficiente coordinazione motoria, e introdurre un alimento per volta, senza mischiarli, rappresenta il percorso ideale verso una sana alimentazione.