Il prurito è un istinto inarrestabile. Quando si è in preda a questa sensazione, smettere di grattarsi può rappresentare una vera e propria impresa. Si scatena un circolo vizioso: più ci si gratta, più si avverte la necessità di continuare a farlo. Questa esperienza, che tutti conosciamo, è sgradevole e induce a grattarsi per cercare sollievo. “Grattarsi è una delle gratificazioni più grandi che ci offra la natura, e quella più a portata di mano”, scriveva Montaigne. “Ma purtroppo il pentimento le sta sempre alle calcagna.” Un pentimento dovuto al fatto che il prurito peggiora dopo aver smesso di grattarsi; un fenomeno noto con il nome di ciclo prurito-grattamento.
La neurobiologia del prurito: una scoperta rivoluzionaria
I ricercatori suggeriscono che la chiave risiederebbe nell’attività di un insieme di neuroni, ubicati nella regione cerebrale profonda chiamata sostanza grigia periacqueduttale. L’istinto a grattarsi indotto sugli animali ha stimolato l’attività di un gruppo specifico di neuroni, che producono un neurotrasmettitore eccitatorio chiamato glutammato e un neuropeptide definito tachichinina 1 (Tac1). In seguito all’ablazione o alla disattivazione dei neuroni che esprimevano Tac1, l’impulso a grattarsi è diminuito sostanzialmente. La scoperta potrebbe condurre all’identificazione di nuovi trattamenti per combattere il prurito cronico. “Non esiste ancora una terapia efficace per questo disturbo”, ha commentato Yan-Gang Sun, principale autore della ricerca.

Il meccanismo è stato osservato nei topi, che hanno un sistema nervoso simile a quello degli esseri umani. Di conseguenza, secondo gli esperti, un simile circuito nervoso del prurito potrebbe essere presente anche nell’uomo. La scoperta - che confuta la diffusa convinzione che il prurito sfrutti le stesse vie nervose della sensazione di dolore - è di Santosh K. Mishra e Mark A. Hoon del National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR) a Bethesda, che firmano un articolo su “Science”.
La molecola, indicata solo con la sigla NPPB, appartiene alla famiglia dei neurotrasmettitori, ossia dei messaggeri biochimici che le cellule nervose rilasciano per trasmettere segnali alle altre cellule nervose. È una piccola molecola rilasciata dai neuroni a livello del midollo spinale a comunicare al cervello dei segnali che questo interpreta come prurito, stimolando quindi a grattarsi. L’inattivazione dei recettori per la NPPB a questo livello ha bloccato la capacità degli animali di provare prurito, ma non ha avuto alcun impatto su altre sensazioni sensoriali, come la temperatura, il dolore e il tatto, indicando che la molecola svolge la funzione di trasmettitore specifico del prurito.
Il prurito meccanico e l'eredità dei premi Nobel
Il prurito meccanico deriva dallo sfioramento sulla pelle, ad esempio di una fibra di lana o di un insetto che ci cammina sul braccio. Questo tocco viene percepito da specifici sensori chiamati meccanocettori, la cui deformazione meccanica attiva una specifica segnalazione. Il meccanismo è frutto di ricerche molto recenti, che sono valse il Nobel per la Medicina del 2021 ai dr. David Julius e Ardem Patapoutian.
Quelli del prurito fanno parte di una famiglia di recettori chiamati PIEZO e sono situati sulla membrana dei neuroni sensoriali presenti nella pelle. I PIEZO1 sono connessi con la via di comunicazione del prurito chimico: una volta attivati, rilasciano una molecola, il polipeptide natriuretico di tipo B (Nppb) che invia al cervello il segnale di prurito attraverso i neuroni GRPR della segnalazione chimica. L’attivazione dei PIEZO2, invece, trasmette il segnale ad altri due gruppi di neuroni nel midollo spinale. Sembrerà strano, ma lo stimolo viene inviato sia a neuroni inibitori, che eccitatori. I primi però producono una molecola (neuropeptide Y) che mantiene silenziati i neuroni eccitatori. In questo modo, si evita di sentire costantemente prurito, ad esempio quando indossiamo i vestiti, ma viene attivato solo quando lo stimolo è elevato.
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Il prurito chimico: l'orchestra biochimica
Il prurito chimico è scatenato da stimoli chimici (come sostanze estranee e allergeni). Molte molecole innescano il prurito: endorfine, oppiacei, serotonina e il più conosciuto di tutti, l’istamina. Ognuna di queste sostanze ha il suo recettore a cui legarsi e il proprio percorso di segnalazione al cervello. Ad esempio, gli allergeni e le sostanze estranee, come quelle contenute nella saliva di zanzara, attivano il sistema immunitario e il rilascio di istamina da parte dei mastociti. L’istamina è sintetizzata e immagazzinata nei mastociti cutanei ed è liberata in risposta a vari stimoli.
Nella elicitazione del prurito, come nella risposta infiammatoria e immunitaria, dalle strutture cellulari e dalla rete nervosa periferica è utilizzato lo stesso “linguaggio” dei neuromediatori e delle citochine. A livello cutaneo, le terminazioni funzionano da antenne pronte a recepire quelle stimolazioni in grado di innescare e attivare il sistema. Oltre alle terminazioni, sempre a livello cutaneo ci sarebbero dei recettori dedicati e specifici. La stimolazione avviene attraverso la produzione o il rilascio da parte dei cheratinociti o delle mastcellule di mediatori quali: peptide intestinale vasoattivo (VIP), calcitonin gene-related peptide (CGRP), sostanza P, oppiodi ma anche numerose altre citochine quali una miriade di proteasi (triptasi, chimotripsina, callicreina), leucotriene B4, prostaglandine.
È sufficiente questa iniziale descrizione dell’orchestra biochimica delle varie sostanze implicate nella genesi del prurito per intuire fin da ora che gli antistaminici non sono e non possono essere l’unica terapia.
Classificazione del prurito: cause e meccanismi
Dal punto di vista puramente didattico si distinguono diverse categorie di prurito in base alla sua origine:
- Prurito pruricettivo: origina direttamente a livello cutaneo a causa di una dermatite e dovuto alla stimolazione delle fibre nervose amieliniche.
- Prurito neuropatico: causato da un danno a carico del sistema nervoso afferente al midollo spinale. Tipico il prurito che si manifesta dopo l’Herpes Zoster nella stessa zona in cui c’è stata l’infezione.
- Prurito neurogenico: provocato da uno stimolo che agisce direttamente sui centri del sistema nervoso centrale. È il caso dei tumori cerebrali.
- Prurito psicologico: si manifesta nei soggetti con malattie psichiatriche, tipo le allucinazioni o altre forme di psicosi.

Le evidenze cliniche indicano che un prurito generalizzato senza lesioni evidenti può, in una quota non trascurabile di casi, essere la manifestazione di disturbi interni, che coinvolgono il fegato, i reni, il sistema endocrino, il sangue o persino la sfera psicologica.
Quando il prurito è un segnale di malattie sistemiche
Le evidenze disponibili indicano che alcune malattie del fegato, in particolare le colestasi (ridotto deflusso della bile), sono frequentemente associate a prurito diffuso. In questi casi si ipotizza un ruolo di sostanze pruritogene che si accumulano nel sangue, come i sali biliari, e di mediatori come l’istamina e la serotonina.
Anche il sistema endocrino può essere coinvolto. Nella tiroide ipo- o iperfunzionante il prurito può comparire in assenza di lesioni evidenti, probabilmente per modificazioni della temperatura cutanea, della sudorazione e del metabolismo cutaneo. Nel diabete mellito, il prurito generalizzato può essere legato a secchezza cutanea, microangiopatia e, talvolta, a infezioni subcliniche.
Non va trascurata la componente neuro-psicologica. Esistono forme di prurito in cui ansia, stress cronico o disturbi dell’umore amplificano la percezione del prurito o lo scatenano in assenza di un danno cutaneo evidente. Diversi studi suggeriscono che stress cronico, disturbi del sonno e sovraccarico emotivo possano amplificare la percezione del prurito e innescare un circolo vizioso: più ci si concentra sulla sensazione, più questa diventa intensa, portando a grattarsi e a irritare ulteriormente la pelle.
L'impatto dei farmaci e dei fattori esterni
Le evidenze cliniche indicano che numerosi farmaci possono causare prurito generalizzato senza eruzioni evidenti, attraverso meccanismi diretti o reazioni di ipersensibilità. Tra questi si trovano, per esempio, alcuni analgesici, antibiotici, oppioidi, farmaci per la pressione, ipocolesterolemizzanti e terapie ormonali. In questi casi il prurito può comparire dopo l’inizio del trattamento o dopo un aumento di dose.
Anche le abitudini quotidiane giocano un ruolo importante. Una detersione troppo aggressiva, l’uso frequente di acqua molto calda, detergenti schiumogeni e profumati, tessuti sintetici a contatto diretto con la pelle, ambienti molto secchi e riscaldati possono contribuire a seccare la cute e a ridurre la funzione di barriera, rendendo la pelle più reattiva agli stimoli pruriginosi.

Valutazione clinica: un approccio globale
Quando il prurito è diffuso e la pelle appare sostanzialmente integra, il fattore pratico chiave non è tanto la scelta della crema giusta, quanto una valutazione globale della persona. È importante considerare se siano presenti segnali sistemici associati. Perdita di peso non intenzionale, febbricola, sudorazioni notturne, stanchezza marcata, ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi), alterazioni dell’alvo o della minzione, possono suggerire che il prurito sia solo la punta dell’iceberg di una condizione più ampia.
Se non è immediatamente evidente un’eziologia, l’aspetto e la sede delle lesioni cutanee possono suggerire una diagnosi. Se il prurito è accompagnato da lesioni cutanee discrete di eziologia incerta, può essere appropriata una biopsia. Quando si sospetta una patologia sistemica, gli esami sono diretti alla causa sospettata e in genere comprendono: emocromo, misurazioni della funzionalità epatica, renale e tiroidea; e una valutazione appropriata per verificare la presenza di una neoplasia misconosciuta.
Strategie di trattamento personalizzato
A tutt’oggi mancano delle linee guida universalmente riconosciute e l’approccio deve essere sempre individuale. In generale, non esiste una panacea e spesso, dopo aver necessariamente individuato la causa o le cause scatenanti, è necessario un trattamento combinato.
Sul piano quotidiano, alcune misure possono contribuire ad attenuare il sintomo:
- Mantenere la pelle ben idratata con emollienti semplici, privi di profumi e alcol.
- Ridurre la frequenza delle docce molto calde e preferire detergenti delicati e poco schiumogeni.
- Indossare abiti in fibre naturali e non troppo aderenti.
- Evitare l’uso eccessivo di deodoranti e profumi direttamente sulla pelle.
Dal punto di vista farmacologico, il medico può valutare l’impiego di antistaminici, soprattutto se si sospetta una componente allergica, o di altri farmaci specifici. Le evidenze scientifiche indicano che, nelle forme di prurito legate a malattie sistemiche, il controllo della patologia di base è spesso l’elemento più efficace per ridurre il sintomo.
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Gli antistaminici, soprattutto l’idrossizina, sono efficaci, in particolare per il prurito notturno. Per le forme di prurito legate a patologie specifiche, possono essere utili antagonisti degli oppioidi (come il naltrexone) per il prurito biliare, o farmaci come il gabapentin e il pregabalin per il prurito uremico. In ambito topico, agenti come il mentolo, la canfora o la pramoxina possono offrire sollievo agendo sui recettori specifici.
Infine, per chi riconosce un legame tra prurito e stress, possono essere utili strategie di gestione dello stress e del sonno, come tecniche di rilassamento, attività fisica regolare compatibile con il proprio stato di salute, igiene del sonno e, quando necessario, un supporto psicologico. È fondamentale ricordare che il prurito è un sintomo che non va demonizzato, ma neppure banalizzato, poiché rappresenta spesso una richiesta d’aiuto del nostro organismo.