Trattamento Conservativo della Fertilità in Oncologia Ginecologica: Un Orizzonte di Speranza per le Giovani Donne

La diagnosi di un tumore ginecologico in una giovane donna rappresenta un momento di grande complessità, che impone ai medici di considerare non solo la cura della malattia, ma anche il profondo desiderio di avere figli in futuro. Questa duplice esigenza ha portato allo sviluppo e al perfezionamento di approcci terapeutici mirati alla preservazione della fertilità, offrendo nuove speranze e possibilità alle pazienti. La scienza, e in particolare le nuove tecnologie, hanno compiuto passi da gigante in questo campo, consentendo grandi progressi con risultati sorprendenti nel preservare la capacità riproduttiva. È fondamentale che ogni terapia sia individuale e venga monitorata dal proprio specialista, poiché le informazioni contenute in questo testo sono a scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere medico.

La Chirurgia di Preservazione della Fertilità (Fertility Sparing Surgery - FSS): Principi e Obiettivi

La chirurgia di preservazione della fertilità, nota in termini medici come Fertility Sparing Surgery, definisce una terapia chirurgica specificamente progettata per preservare l'apparato genitale nelle donne affette da tumori ginecologici dell'endometrio, dell'ovaio e della cervice uterina. L'obiettivo primario di questa tipologia di intervento è consentire un futuro concepimento, offrendo alle pazienti la possibilità di realizzare il proprio desiderio di maternità. Questo percorso terapeutico è finalizzato non solo alla preservazione della fertilità ma anche della funzione endocrina delle pazienti.

Il trattamento di Fertility Sparing Surgery viene eseguito in centri di eccellenza dedicati alla diagnosi e terapia dei tumori ginecologici. In casi selezionati, questa chirurgia offre alla donna la possibilità di future gravidanze, talvolta già a un anno dall'intervento. La chirurgia conservativa è generalmente indicata solo in situazioni in cui il tumore ginecologico non è diffuso ad altri organi e presenta determinate caratteristiche istologiche e molecolari specifiche. Tuttavia, la gestione multidisciplinare di ogni singolo caso e paziente è cruciale, poiché permette di offrire alla donna un trattamento altamente personalizzato. Nella maggior parte dei casi, la gravidanza di una paziente sottoposta a trattamento conservativo prosegue senza problemi, sebbene necessiti di controlli medici adeguati e ravvicinati.

Chirurgia di preservazione della fertilità

Approcci Specifici per i Tumori Ginecologici

Esistono diversi tipi di intervento di Fertility Sparing Surgery, che variano in base al tipo specifico di tumore ginecologico diagnosticato.

Trattamento Conservativo nel Tumore della Cervice Uterina

Nel contesto del tumore della cervice uterina, l'approccio chirurgico conservativo prevede l'asportazione della parte di collo dell'utero malato. Questo può avvenire tramite tecniche come la conizzazione o la trachelectomia, garantendo sempre un adeguato margine di sicurezza per l'eliminazione delle cellule tumorali. Contemporaneamente, per una valutazione accurata della diffusione della malattia, si procede all'asportazione dei linfonodi sentinella pelvici. Questa procedura viene eseguita per via laparoscopica mininvasiva, un approccio che minimizza l'invasività dell'intervento.

Conizzazione del collo dell'utero, in cosa consiste e come si esegue

Trattamento Conservativo nel Tumore dell'Ovaio

Il tumore dell'ovaio è spesso diagnosticato in uno stadio avanzato, quando si è già diffuso a livello addominale ed extra-addominale. Solo nel 20% dei casi questo tumore viene diagnosticato precocemente, quando ancora è limitato alle ovaie. Come spiega il dottor Giorgio Bogani, ciò accade perché non esistono programmi di screening specifici per la diagnosi precoce di questo tumore e perché i suoi sintomi non sono specifici. L'età media di insorgenza del tumore ovarico è oltre i 50 anni. Negli ultimi anni, l'evoluzione della tecnica chirurgica, i nuovi agenti chemioterapici e i follow-up ravvicinati hanno portato a un aumento del tasso di sopravvivenza per i tumori ginecologici.

L'intervento di fertility sparing per il tumore dell'ovaio è riservato esclusivamente agli stadi iniziali della malattia. In questi casi, la procedura prevede l'asportazione dell'ovaio malato. In caso di tumore borderline, può essere asportata solo la neoformazione, preservando il tessuto ovarico sano. Nella maggior parte dei casi, questa chirurgia viene effettuata con tecnica mininvasiva laparoscopica. A corredo dell'intervento, si esegue una completa stadiazione chirurgica, che include la linfoadenectomia pelvica e lomboaortica, se indicata, l'omentectomia e biopsie peritoneali. Queste procedure sono fondamentali per avere la conferma istologica che lo stadio sia effettivamente iniziale, consentendo la conservazione dell'ovaio sano e dell'utero. La fertility-sparing surgery è consigliata negli stadi precoci del tumore dell'ovaio e soprattutto per le donne che intendono ancora avere figli.

Stadiazione del tumore ovarico

Trattamento Conservativo nel Tumore dell'Endometrio

Anche per il tumore dell'endometrio, il percorso conservativo è riservato a pazienti con uno stadio iniziale e con determinate caratteristiche istologiche e molecolari. Se la diagnostica preoperatoria conferma uno stadio iniziale e un istotipo a basso rischio, si propone alla paziente l'isteroscopia in day hospital. Questa procedura consente di visualizzare la cavità endometriale. Successivamente, viene posizionata una spirale medicata a base di progestinico, poiché questa tipologia di tumori è molto responsiva alla terapia ormonale. Vengono programmati controlli isteroscopici regolari con biopsie, e se viene dimostrata una risposta positiva alla terapia, può essere dato il via alla ricerca di una gravidanza.

Il Contesto Più Ampio della Preservazione della Fertilità nelle Pazienti Oncologiche

In Italia, circa il 3% dei tumori è diagnosticato in persone di età inferiore ai 40 anni, quindi in età potenzialmente fertile. Questo si traduce in quasi 8.000 nuovi casi all'anno. I progressi nei trattamenti antiblastici hanno migliorato enormemente i tassi di sopravvivenza anche in questi giovani pazienti. Tuttavia, studi di popolazione hanno dimostrato una riduzione del 30-50% della possibilità di ottenere una gravidanza nei soggetti sopravvissuti.

Il danno ovarico è dovuto al fatto che i follicoli ovarici sono estremamente sensibili agli agenti chemio/radioterapici, i quali agiscono danneggiando il DNA e riducendo il numero di follicoli primordiali. Predire l'effetto tossico del singolo trattamento sulla singola paziente è, però, impossibile, data l'ampia variabilità individuale. È ormai dimostrato che i farmaci anti-tumorali determinano, nella maggior parte dei casi, danni irreversibili a carico dei testicoli e dell'ovaio, con una conseguente condizione di sterilità. L'impatto della chemioterapia sulla fertilità dipende dal tipo di farmaco, dalla dose, dall'età della paziente e dalla riserva ovarica iniziale. Per tale motivo, una volta valutato il rischio di infertilità associato a un determinato trattamento, l'oncologo invia la paziente presso il centro di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) di riferimento per un counselling riproduttivo e per valutare la strategia più appropriata alla preservazione della fertilità.

Tecniche Avanzate di Preservazione della Fertilità

Oltre alla chirurgia conservativa, esistono diverse tecniche di preservazione della fertilità che possono essere impiegate a seconda delle circostanze cliniche e delle esigenze della paziente.

Stimolazione Ovarica e Congelamento Ovocitario

La stimolazione ovarica, seguita dal congelamento ovocitario, è una delle tecniche più utilizzate. Consiste nella somministrazione di una terapia ormonale per circa 10-15 giorni, con lo scopo di ottenere la maturazione di un adeguato numero di ovociti. Questa stimolazione deve essere monitorata attentamente con ecografie e prelievi ematici per il dosaggio dell'estradiolo. Normalmente, per iniziare la terapia, è necessario attendere l'arrivo del ciclo mestruale, ma nel caso in cui il tempo a disposizione sia veramente limitato, sono stati messi a punto recentemente alcuni "protocolli di emergenza" che prevedono l'inizio del trattamento endocrino in qualsiasi momento del ciclo mestruale.

Per le pazienti affette da tumori ormono-sensibili, la cui situazione potrebbe essere aggravata dalla terapia ormonale, sono disponibili particolari tipi di protocolli che prevedono l'impiego di farmaci come il tamoxifene o il letrozolo, in grado di limitare questo rischio. Una volta prelevati, gli ovociti sono valutati e quelli maturi vengono vitrificati, ovvero congelati in azoto liquido a una temperatura di -196°C. Questa tecnica è largamente utilizzata ed è applicabile nei casi in cui vi siano a disposizione almeno 2-3 settimane prima dell'avvio della terapia antiblastica. Tuttavia, l'età avanzata o una riserva ovarica già fortemente compromessa possono limitare l'efficacia delle procedure.

Processo di vitrificazione ovocitaria

Crioconservazione del Tessuto Ovarico (OTC): Un'Opzione Promettente

La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica che non richiede stimolazione ormonale e può essere indicata in casi selezionati, ad esempio quando non c'è tempo per stimolare le ovaie o nelle pazienti molto giovani, inclusi i casi di bambine che devono sottoporsi a trattamenti oncologici. È una tecnica che si può considerare ancora sperimentale; basti pensare che in tutto il mondo è nato solo un centinaio di bambini dopo il reimpianto.

Questa tecnica consiste nell'esecuzione di un'ampia biopsia ovarica bilaterale tramite intervento chirurgico, solitamente una laparoscopia, e della successiva crioconservazione di sottili striscioline di tessuto ovarico. Le due tecniche di prelievo più comuni consistono nell'asportazione di circa il 50% di un ovaio tramite la rimozione di un pezzo di corticale o di 5-10 prelievi bioptici da corticale di 5 mm. La seconda prevede l'asportazione di un intero ovaio, dal quale vengono ottenuti 20-30 frammenti di corticale, ciascuno sede di follicoli primordiali.

Crioconservazione del tessuto ovarico

In caso di menopausa precoce indotta dai trattamenti, la paziente dovrà sottoporsi a un secondo intervento per il reimpianto delle striscioline di corticale ovarica. Il professor Giuseppe De Placido, ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l'Università Federico II di Napoli e vicepresidente SEGI, sottolinea che i frammenti di tessuto ovarico vengono scongelati e trapiantati "ortotopicamente", ossia a livello della fossetta ovarica o all'interno dell'ovaio residuo, alla completa remissione della malattia neoplastica e qualora subentri uno stato simile al post-menopausa. In altri casi, i frammenti di tessuto ovarico possono essere trapiantati eterotopicamente, in siti particolarmente vascolarizzati, come nella sottocute, sotto la borsa omentale, sotto la capsula renale, sulla superficie del muscolo deltoide o sulla superficie anteriore dell'utero.

Dopo il trapianto, è possibile osservare, in una percentuale elevata di casi, una ripresa della funzione endocrina, ovvero della produzione di estrogeni da parte dell'ovaio trapiantato. Questo aspetto assume un carattere di particolare rilievo nel vissuto di giovani donne che si trovano a confrontarsi con uno stato post-menopausale in giovane età. Si tratta, ovviamente, di procedure "giovani" contrassegnate da casistiche limitate. Tuttavia, ci sono sufficienti dati per ritenere la metodica sicura ed estremamente promettente. Un centro con maggiore esperienza è quello dell'Ospedale Universitario di Copenaghen, diretto dal professor Claus Yding Andersen, che con la sua équipe ha realizzato oltre 300 congelamenti di tessuto ovarico e 10 trapianti autologhi con una percentuale altissima di attecchimento. La crioconservazione del tessuto ovarico è indicata anche nelle donne adulte che non possono sottoporsi al congelamento degli ovociti perché colpite da tumori ormono-dipendenti, in quanto in questi casi la stimolazione ormonale potrebbe aggravare la patologia. Infine, la procedura è indicata nelle situazioni in cui l'esecuzione di una stimolazione ovarica non sia compatibile con la necessità di intraprendere in tempi rapidissimi una chemio o una radio-terapia.

Trasposizione Ovarica (Ooforopessia): Proteggere dall'Irradiazione

La trasposizione ovarica, o ooforopessia, è una tecnica offerta alle pazienti che devono sottoporsi a radioterapia pelvica per tumori come quelli del retto o della cervice uterina. Questa procedura consiste nel riposizionamento chirurgico delle ovaie lontano dal campo di irradiazione, proteggendole così dagli effetti dannosi delle radiazioni.

Analoghi del GnRH: Una Strategia Farmacologica

Contemporaneamente all'avvio della chemioterapia, può essere consigliato somministrare farmaci chiamati analoghi dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH). Lo scopo di questi farmaci è inibire l'attività ovarica e ridurre la tossicità della chemioterapia. I farmaci antiproliferativi colpiscono maggiormente i tessuti con rapido turnover cellulare; di conseguenza, mettere le ovaie "a riposo" significa, in pratica, proteggerle.

L'efficacia di questo metodo è stata oggetto di molti studi, e gli esiti sono stati talvolta controversi. Tuttavia, le ultime grandi metanalisi hanno messo in evidenza una riduzione molto significativa del rischio di fallimento ovarico precoce nelle pazienti protette con analoghi: l'insorgenza di menopausa anticipata è stata quasi 3 volte inferiore nelle donne protette con gli analoghi (9,66%) rispetto a quelle sottoposte a chemioterapia senza analoghi (26,7%). In Italia, l'uso degli analoghi è stato approvato a partire dal 2016 ed è diventato una pratica comune nel contesto dell'oncofertilità.

Preservazione della Fertilità Maschile in Oncologia

La preservazione della fertilità non è una preoccupazione esclusiva delle pazienti donne. Anche i pazienti maschi che devono sottoporsi a trattamenti oncologici vengono inviati ai Centri di PMA, dove possono crioconservare il loro liquido seminale. La raccolta di spermatozoi è una procedura relativamente semplice, può essere ripetuta anche più volte qualora la quantità non fosse adeguata e, soprattutto, non comporta alcun ritardo nell'inizio della terapia oncologica, aspetto cruciale in oncologia. In caso di futura infertilità, il liquido seminale crioconservato potrà essere poi scongelato e utilizzato con la tecnica ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi), offrendo concrete possibilità di paternità.

Preservazione della Fertilità in Contesti Non Oncologici

La preservazione della fertilità può rendersi necessaria anche in alcune condizioni non oncologiche, estendendo la sua importanza oltre il campo dei tumori. Ad esempio, nella donna, esistono patologie genetiche che comportano un importante rischio di riduzione della fertilità, quali la "sindrome dell'X fragile". Allo stesso modo, alcune patologie ovariche, come l'endometriosi, possono danneggiare il patrimonio follicolare o richiedere interventi demolitivi a livello della struttura ovarica, rendendo necessaria la crioconservazione. In questi casi, viene offerto un percorso privilegiato che permette di eseguire il colloquio e l'eventuale procedura il prima possibile. Anche in questi contesti, fattori come l'età avanzata o una riserva ovarica già fortemente compromessa possono limitare l'efficacia delle procedure di preservazione.

Il Ruolo dell'Endoscopia in Ginecologia Oncologica

L'endoscopia riveste un ruolo cruciale come tecnica diagnostica e terapeutica in ginecologia, inclusa l'oncologia. Essa permette di avere una visione diretta e dall'interno di alcuni organi, con l'obiettivo di verificare l'eventuale presenza di alterazioni o lesioni e di effettuare, all'occorrenza, interventi chirurgici mirati. In ginecologia, l'applicazione dell'endoscopia avviene principalmente attraverso due modalità: la laparoscopia, che prevede l'introduzione degli endoscopi nell'addome, e l'isteroscopia, che consente di esplorare direttamente l'interno della cavità uterina.

Laparoscopia ginecologica

L'approccio endoscopico in ginecologia è stato rivoluzionario perché offre vantaggi determinanti rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto. Tra i principali benefici vi sono una minor invasività, la possibilità di esaltare l'immagine con evidenti vantaggi specialmente per l'asportazione di lesioni, un minor rischio di aderenze post-operatorie, una minor perdita ematica durante l'intervento e un più rapido recupero post-operatorio per la paziente.

L'Approccio Multidisciplinare Integrato per l'Oncofertilità

Il percorso di oncofertilità è strutturato e coordinato, a testimonianza dell'importanza di un approccio integrato e olistico alla cura delle pazienti oncologiche in età riproduttiva. Quando la diagnosi di tumore ginecologico arriva a una giovane donna, spesso la sua prima domanda è: "potrò fare un figlio, dopo le terapie?". Questo interrogativo sottolinea la necessità di un sostegno continuo e di informazioni chiare.

Conizzazione del collo dell'utero, in cosa consiste e come si esegue

Gli esperti mondiali si confrontano regolarmente sulle nuove frontiere, come quelle emerse al Congresso Annuale della SEGI (Società Italiana di Endoscopia Ginecologica) o dalle linee guida di organizzazioni come ESGO, ESHRE e ESGE, come citato nella pubblicazione di Morice P et al. su Lancet Oncology. Questi incontri scientifici evidenziano la necessità di attuare un processo di riordino teso a fornire unitarietà tra prestazioni sanitarie e sociali, la continuità tra azioni di cura e riabilitazione, la realizzazione di percorsi assistenziali integrati e l'intersettorialità degli interventi. Ciò implica un coinvolgimento non solo degli specialisti ospedalieri, ma anche dei medici di Medicina Generale e della Medicina del territorio, pensando a dimissioni ospedaliere adeguatamente programmate. È essenziale coinvolgere attivamente il paziente e i suoi familiari, affrontando problematiche anche di tipo riabilitativo e psicologico. L'oncofertilità si configura, pertanto, come una componente essenziale del trattamento oncologico completo nelle pazienti in età riproduttiva, negli adolescenti e nei bambini, come evidenziato nello studio "Oncofertility as an Essential Part of Comprehensive Cancer Treatment in Patients of Reproductive Age, Adolescents and Children" di Łubik-Lejawka D et al. in Cancers (Basel).

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