Fattori che Influenzano la Fertilità Femminile e la Condizione delle Donne in India

L'infertilità, intesa come l'incapacità di concepire un bambino dopo un anno di rapporti sessuali regolari e non protetti dall'uso di contraccettivi, è una condizione complessa che può avere diverse origini. Se non ci sono problemi nei rapporti sessuali e non ci sono precedenti medici nella cartella clinica della donna, è ragionevole un anno di attesa prima della consultazione se la donna ha meno di 30 anni, mentre l'attesa si riduce tra i 6 mesi e i 12 mesi se l'età è compresa tra i 30 e i 35 anni. Nel 30% dei casi, le cause che impediscono la gravidanza sono di origine materna, confermando che circa un terzo dei casi di infertilità trova la sua radice nella sfera riproduttiva femminile. L'infertilità femminile, ovvero l'incapacità di concepire dopo un anno di tentativi, può essere attribuita a diverse cause, che interessano vari aspetti del sistema riproduttivo. Ognuna di queste cause può richiedere un approccio diagnostico e terapeutico specifico e mirato.

Diagnosi e Trattamento dell'Infertilità Femminile

Il trattamento dell'infertilità femminile dipende dalla causa sottostante e dalle circostanze individuali della paziente. La scelta del trattamento giusto si basa su una valutazione medica approfondita, che include test ormonali, studi di imaging e un'analisi dettagliata della storia clinica della donna. Tra le opzioni terapeutiche disponibili, si annoverano le Gonadotropine, ormoni specificamente utilizzati per indurre l'ovulazione. Un'altra metodologia emergente è l'uso del plasma ricco di piastrine (PRP), un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue della paziente stessa. Il PRP intraovarico prevede l'iniezione diretta di PRP nelle ovaie con lo scopo di ringiovanire il tessuto ovarico e stimolare la follicologenesi, ovvero la formazione e lo sviluppo di nuovi follicoli ovarici, in donne che presentano una ridotta funzionalità ovarica.

Il Contesto Demografico Indiano: Uno Squilibrio di Genere Marcato

L'interesse sempre crescente rivolto al ruolo della donna nella società odierna ha originato negli ultimi anni una notevole produzione scientifica sull'argomento. La diffusione degli studi sul genere è andata di pari passo con l'acquisizione da parte della donna dello status di individuo, ben differenziato dall'uomo dal punto di vista non solo biologico ma anche sociale, avvenuto a partire dalla seconda metà degli anni '70 sulla scia del movimento femminista. Da allora gli studiosi di tutte le discipline, tra cui anche i geografi, si sono soffermati, ognuno nella propria ottica, su questa nuova protagonista.

Senza l'aiuto delle statistiche, basandoci sull'intuito, si è portati a presumere che uomini e donne più o meno si eguaglino numericamente all'interno della popolazione in cui vivono. Tale intuizione, tuttavia, non corrisponde alla realtà. Biologicamente il rapporto numerico di genere alla nascita svantaggia la popolazione femminile, con una media di 94,5 femmine ogni 100 maschi. Però, nel periodo neonatale essi hanno una percentuale di sopravvivenza inferiore rispetto alle femmine e successivamente il tasso di mortalità specifica per età è sfavorevole ai primi in qualunque fascia. Inoltre, le donne vivono più a lungo degli uomini per una media di circa sei anni nei paesi industrializzati, di otto in Asia Centrale e di addirittura dieci anni nell'ex Unione Sovietica. Nonostante tutto gli ultimi dati provenienti dalle Nazioni Unite (The World's Woman, 2000) affermano che nel mondo si contano 99 donne ogni cento uomini.

Mappa della Sex Ratio in India

Le stime numeriche sulle "donne mancanti" sono preoccupanti. Secondo il premio Nobel Amartya Sen (1992), supererebbero i cento milioni in tutto il mondo, mentre secondo Coale (1991) sarebbero sessanta milioni e il trend non sembra cambiare rotta. In base alle stime eseguite dalle Nazioni Unite, solamente in India, sarebbero cinquanta milioni le donne mancanti. Ed è proprio del caso indiano che ci occuperemo in questo studio per analizzare i fattori che influenzano non solo la demografia ma anche, indirettamente, la fertilità femminile. Sebbene l'India non sia l'unico paese a presentare una piramide demografica squilibrata, resta uno di quelli in cui il rapporto numerico di genere è per le donne uno dei più sfavorevoli nel mondo, senza dimenticare che ospita una popolazione di vaste proporzioni la cui sex ratio influenza fortemente il numero globale delle donne mancanti. Un'ulteriore ragione che lo rende un caso di studio interessante è che l'India conduce censimenti decennali da più di un secolo ed è quindi in grado di fornire una quantità di dati che non sono disponibili per gli altri paesi che presentano una struttura della popolazione analoga, rendendo così possibile eseguire analisi dettagliate e con una significativa continuità temporale.

Prima di analizzare i fattori che concorrono allo squilibrio demografico, è opportuno soffermarsi su una caratteristica particolare che questo fenomeno mostra nel caso indiano, identificabile con il peggioramento del suo trend nell'ultimo secolo. Mentre è possibile fornire delle risposte, seppure indicative, sui perché dello squilibrio demografico, la ragione della continua discesa del suo trend rimane ancora una questione aperta, specialmente se si tiene conto dei miglioramenti generali che sono avvenuti negli ultimi cinquant'anni nel campo delle strutture igieniche e sanitarie, che hanno contribuito all'abbassamento del tasso di mortalità aggregato e all'aumento della longevità di cui generalmente si avvantaggia la popolazione femminile (Bellencin Meneghel, 1996). Mayer (1999) suggerisce che il peggioramento della sex ratio femminile è attribuibile agli effetti della discriminazione di genere amplificati dalla transizione demografica in corso che porta a far sì che il miglioramento delle strutture sanitarie e delle risorse alimentari benefici in particolare gli uomini.

Affidabilità dei Dati e Sex Ratio alla Nascita

A questo punto è necessario esaminare brevemente i possibili fattori responsabili dello squilibrio demografico. Vi sono persistenti evidenze che suggeriscono che nei censimenti il genere femminile ha più possibilità di quello maschile di essere numericamente sottostimato. Lo dimostrano i test d'enumerazione successivi ai censimenti eseguiti dal 1951 in poi. Nel 1991 la situazione migliora leggermente mostrando un'omissione netta di 17,3 ogni mille uomini e 17,9 ogni mille donne, rivelando differenze di omissione ridotte fra le due categorie. Queste cifre, oltre ad evidenziare una diminuzione del divario di genere rilevato, dimostrano anche che la sottostima numerica può essere responsabile solamente per una piccola parte delle donne mancanti (Griffith, Matthews e Hinde, 2000).

Inoltre esiste una divergenza, in favore delle donne, tra la sex ratio misurata dai censimenti e quella misurata dai National Family Health Survey (NFHS), i quali ultimi utilizzano per eseguire le proprie statistiche principalmente personale femminile. Per esempio, nel 1992 il NFHS ha rilevato, a livello nazionale, la presenza di 944 donne ogni 1000 uomini contro le 927 riportate dal censimento dell'anno precedente. L'incongruenza dei dati fa sorgere dei problemi di affidabilità che tuttavia non cambiano il problema di fondo: considerando i dati forniti dal NFHS, la sex ratio sarebbe in ogni caso molto al di sotto della media mondiale.

La sex ratio alla nascita (SRB) si riferisce al rapporto numerico tra maschi e femmine nati in uno specifico arco di tempo ed è il fattore che influisce maggiormente sulla sex ratio globale in quanto tende ad essere costante. Tuttavia, ha un effetto inferiore sulla sex ratio del tasso di mortalità specifico per genere in quanto solo dall'1 al 4% di una popolazione nasce in un anno, e le nascite maschili raramente superano il 10% di quelle femminili, mentre la sex ratio dei decessi è spesso superiore. In India i dati statistici sulla SRB sono difficili da reperire ed è quindi impossibile condurre un'analisi sistematica a livello nazionale. Tuttavia, nel 2001 il Census of India, che solitamente non si occupa di queste statistiche, ha pubblicato insieme ai dati provvisori, un grafico raffigurante la sex ratio nazionale alla nascita divisa in trienni per il periodo che va dal 1982 al 1998. Secondo il National Family Health Survey, condotto solamente due volte (1992-1993 e 1998-1999), che invece lo include tra i suoi dati, la SRB per lo stesso periodo è di 93 femmine ogni 100 maschi.

Mortalità Femminile e Speranza di Vita: Un Vantaggio Compromesso

I trend internazionali attuali dimostrano che con il miglioramento delle condizioni generali di vita, il tasso di mortalità si abbassa per tutti, ma favorisce maggiormente la popolazione femminile (Bellencin Meneghel, 1996). Le statistiche riscontrano infatti un tasso di mortalità femminile inferiore a quello maschile in ogni fascia d'età, con una differenza sul divario di longevità minore nei paesi in via di sviluppo. In India la speranza di vita alla nascita, dal 1901 ad oggi, è aumentata da 23,3 a 63 anni per le donne e da 21,6 a 62 anni per gli uomini (United Nations, The World's Woman 2000).

Il vantaggio di sopravvivenza delle donne, che nel 1901 era di due anni, si è attualmente dimezzato raggiungendo un livello molto basso rispetto ai modelli demografici odierni che indicano una longevità femminile superiore a quella maschile di almeno sei anni. Anche considerando esclusivamente i paesi in via di sviluppo, si nota che per quanto riguarda la longevità delle donne lo svantaggio più consistente si rileva proprio nell'Asia Meridionale con in testa il Bangladesh e subito dopo l'India. In India, diversi studi sia a livello nazionale sia regionale (Das Gupta, 1987; Murthi, Guio e Dreze, 1995; Das Gupta e Mari Bhat, 1997) hanno mostrato come ciò sia attribuibile ad una mortalità femminile più alta in tutte le fasce di età ma soprattutto durante l'infanzia. Scendendo nei dettagli, Das Gupta (1987) ha rilevato che in Punjab, uno degli stati più ricchi dell'India, la mortalità maschile nella fascia neonatale è più alta di quella femminile ma che dal primo mese in poi fino ai successivi 49 la mortalità femminile è superiore a quella maschile.

Il mio documentario in India: La vita delle donne spazzino (Racconto del making of)

Fattori Socio-Economici e Culturali Regionali che Incidono sulla Fertilità

L'India è divisa in 35 stati, distribuiti su un territorio molto vasto, che presentano grosse differenze economiche, culturali, sociali e anche demografiche. Tuttavia, una sex ratio sfavorevole alle donne è riscontrabile in tutti gli stati dell'India ad eccezione del Kerala, unico caso in cui, nell'ultimo secolo, la sex ratio ha sempre superato la parità e, al contrario del modello nazionale, dal 1901 ad oggi è sempre stata in ascesa. Per quanto riguarda gli altri stati, il numero percentuale di donne decresce man mano che ci si sposta verso nord. Tra gli stati del nord ce ne sono alcuni come il Rajasthan, l'Uttar Pradesh e il Bihar, collocabili tra quelli più densamente popolati e più poveri dell'India con infrastrutture scarse e con un tasso di analfabetismo femminile molto alto, che raggiunge rispettivamente il 56,7%, il 57% e il 66,4% di donne analfabete. Però ce ne sono anche altri, come il Punjab, l'Haryana o Delhi, tra i più ricchi ed economicamente sviluppati.

Il Punjab, ad esempio, che possiede un'economia prevalentemente agricola, ha notevolmente beneficiato della Rivoluzione Verde e della riforma agraria ottenendo un apprezzabile incremento del tenore di vita. Oggi, in Punjab, la maggior parte dei coltivatori possiede i terreni che coltiva, le infrastrutture sono tra le migliori del paese e l'analfabetismo femminile è in discesa. Elevati livelli di sviluppo economico portano ovviamente ad una maggiore disponibilità di risorse alimentari, igieniche e sanitarie che, migliorando le condizioni di vita, influiscono positivamente sulla speranza di vita e sul tasso di mortalità. Questa affermazione, però, apre una serie di problematiche non facilmente risolvibili. I numeri dimostrano che il benessere provoca un abbassamento generale del tasso di mortalità ma non influisce positivamente sul tasso di mortalità femminile, specialmente nelle prime fasce d'età.

Se la discriminazione nell'accesso alle risorse non è dettata dalla disponibilità, come dimostra il fatto che la sex ratio è particolarmente sfavorevole alle donne proprio nelle zone economicamente più evolute, in casi di abbondanza le donne sono doppiamente svantaggiate. Kishor (1993) è stata la prima a condurre un'analisi approfondita sull'impatto che le diverse variabili, economiche e non, potessero avere sul raggiungimento di una sex ratio sfavorevole alle donne. Prima di lei Rosenzweig e Shultz (1982), eseguendo uno studio a livello familiare, avevano riscontrato una relazione positiva tra la partecipazione lavorativa delle donne e la diminuzione della mortalità femminile in eccesso nelle fasce basse di età. Successivamente Dyson e Moore (1983), utilizzando dati statistici nazionali, mostrarono che il tasso di mortalità era invece principalmente correlato alle strutture familiari.

Negli stati dell'India del Nord, dove si registra un alto tasso di mortalità femminile, si riscontra anche l'età al matrimonio più bassa oltre al tasso di fertilità e di mortalità infantile più alto. Ciò che accomuna socialmente questi stati è una struttura familiare caratterizzata dall'esogamia patrilocale dove le spose provengono da famiglie diverse e luoghi lontani. Abbandonando la famiglia di origine per andare a far parte della famiglia dello sposo, le donne non sono in grado di fornire alcun supporto al proprio nucleo familiare dal quale sono considerate come uno spreco di risorse che andrà a beneficiare qualcun altro. Nelle famiglie caratterizzate dall'esogamia patrilocale, l'aiuto in caso di bisogno proviene sempre dai parenti di sesso maschile, che di conseguenza godono di uno status familiare e sociale più elevato, escludendo inoltre le donne dall'eredità. Questi fattori sociali e culturali hanno un impatto profondo sulla salute e sul benessere generale delle donne, influenzando indirettamente anche la loro salute riproduttiva e la fertilità.

Le Discriminazioni Legali e Sociali e il loro Impatto sulla Fertilità

Con l'indipendenza, nel 1947 l'India ha legalmente riconosciuto ai suoi cittadini l'assoluta uguaglianza, accordando a tutti gli stessi diritti e doveri. Ha, inoltre, abolito le leggi discriminatorie provenienti da secoli di consuetudini religiose che organizzavano la società in una gerarchia incontrastabile che poneva la donna ai livelli più bassi. Legalmente la situazione è notevolmente migliorata grazie anche all'opera dei vari movimenti di riforma che, interessandosi alle molte problematiche femminili, hanno stimolato la promulgazione delle leggi per la tutela dei loro diritti e per l'abolizione di usanze centenarie quali l'immolazione della vedova (Sati), il matrimonio infantile, l'impossibilità della vedova di contrarre un ulteriore matrimonio e la poligamia. Infatti, oggi la legge concede alle donne il diritto all'eredità, all'aborto, al divorzio, punisce severamente la violenza carnale e proibisce la dote.

Tuttavia, de facto, le vecchie istituzioni come le caste, la famiglia patriarcale, e tutte le usanze contro cui sono state promulgate le numerose norme giuridiche proseguono più o meno indisturbate mentre i precetti religiosi, fondati sulla nozione della superiorità maschile, regnano ancora con incontrastato vigore. A prima vista, la presenza di donne istruite che lavorano e godono di una certa emancipazione, generano l'impressione, confermata dalla presenza femminile nelle alte sfere politiche e professionali, che lo status delle indiane sia notevolmente migliorato. Questa impressione però, al di là di una vaga parvenza, non trova conferma nella realtà in quanto esse rappresentano l'esigua minoranza di coloro che hanno la fortuna di appartenere alle classi medie e alte della società e di risiedere nelle aree urbane.

Nei paesi, nei villaggi e in generale nelle zone rurali che in India, oltre ad ospitare la maggior parte della popolazione, sopravanzano nettamente quelle urbane, le donne risentono ancora di una notevole oppressione sociale ed economica. Per una donna indiana la discriminazione non rappresenta una possibilità ma una certezza che, cominciando ancora prima della nascita, l'accompagna per tutta la vita. Se le sarà concesso di nascere e di continuare a vivere, una bambina verrà trattata con disparità rispetto ai suoi fratelli maschi, sarà discriminata all'interno della sua stessa famiglia nell'accesso al cibo e alle cure mediche, compromettendo seriamente la sua sopravvivenza. Per tutta la vita avrà uno status inferiore rispetto a quello degli uomini e, nella maggior parte dei casi, non godrà di alcuna indipendenza, fattori che possono incidere profondamente sulla sua salute fisica e mentale, e di conseguenza sulla sua capacità riproduttiva.

Diritti delle Donne in India: Leggi vs. Realtà

Pratiche Tradizionali e Violenza di Genere: Ostacoli alla Salute Riproduttiva

In India, in particolare nelle aree rurali e negli Stati più poveri, sono ancora in vigore prassi e tradizioni che penalizzano le donne fin da piccolissime, con ripercussioni dirette e indirette sulla loro fertilità.

Preferenza per i Figli Maschi

In India c'è una radicata preferenza per i figli maschi, legata sia a fattori economici per i nuclei più poveri, dove al momento del matrimonio le spose entrano a far parte della famiglia del marito e devono portare una dote, sia a fattori culturali. Uno studio eseguito dal National Family Health Survey dimostra che la composizione ideale della famiglia indiana è di due figli maschi e una figlia femmina, e durante il sondaggio solo il 7% delle intervistate ha risposto che il sesso del nascituro non ha importanza. Il grafico relativo al tasso di mortalità maschile, superiore nel periodo neonatale, registrato dalle statistiche indiane è l'unico ad essere in linea col trend mondiale. Un nucleo familiare riceve un maggiore ritorno economico da un figlio maschio, rafforzando ulteriormente questa preferenza. Questa pressione sociale e culturale può portare a aborti selettivi o infanticidi femminili, con circa un milione di neonati di sesso femminile colpiti ogni anno, un fenomeno che distorce gravemente il rapporto tra i sessi e riduce il pool riproduttivo femminile.

Matrimoni Precoci

Nonostante in India l'età minima per il matrimonio sia 18 anni, in alcuni Stati e in particolare nelle aree più povere capita frequentemente che le famiglie facciano sposare le figlie femmine quando sono ancora minorenni. Quasi una giovane donna su quattro (il 23%) si sposa prima di compiere i 18 anni. Uttar Pradesh, Bihar, Bengala occidentale, Maharashtra e Madhya Pradesh sono gli Stati dove questo fenomeno è maggiormente diffuso. L'India è di gran lunga il Paese più interessato da questo fenomeno: il 34% delle spose bambine a livello globale vivono in questo Paese. Nel 2024 in India sono stati impediti circa duemila matrimoni in cui la sposa aveva meno di 18 anni, e la campagna si concentra in particolare nei sette Stati indiani in cui il fenomeno è maggiormente diffuso. Come evidenzia anche un rapporto Unicef, l'India ha compiuto "notevoli progressi per porre fine al matrimonio infantile", ma nonostante uno sforzo importante, non è stato finora sufficiente. Il matrimonio precoce espone le ragazze a gravidanze precoci, spesso con rischi per la salute della madre e del bambino, e limita l'accesso all'istruzione e all'autonomia, influenzando negativamente la loro salute riproduttiva complessiva.

La Prassi della Dote

Tradizionalmente, nel Paese i genitori della sposa versano a quelli del futuro marito una determinata somma in contanti o sotto forma di gioielli. Sebbene sia stata vietata nel 1961, la pratica della dote è ancora molto diffusa e contribuisce ad aggravare le discriminazioni di genere: se la famiglia non riesce a soddisfare le richieste, le spose vengono maltrattate o addirittura uccise. Questa pratica non solo perpetua la svalutazione delle donne ma può anche portare a violenze domestiche estreme, come omicidi e suicidi di donne, impattando direttamente sulla loro sopravvivenza e benessere, elementi fondamentali per la salute riproduttiva.

Accesso all'Istruzione e All'Occupazione

In India, l'accesso all'istruzione per le bambine e le ragazze è ostacolato da numerosi fattori di natura culturale, economica e infrastrutturale. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, infatti, milioni di giovani continuano a incontrare difficoltà nell'ottenere un'educazione adeguata. Le famiglie, in particolare quelle più povere, preferiscono investire le proprie risorse per fare studiare i figli maschi. Il mancato accesso all'istruzione si ripercuote sulla possibilità di occupazione: solo il 32,7% delle donne lavora, contro il 76,8% degli uomini. L'analfabetismo femminile è ancora superiore a quello maschile, e molte meno femmine che maschi vengono iscritti alle scuole, con un alto tasso di abbandono femminile. Solo nei grandi centri urbani le ragazze si trovano quasi alla pari con i maschi in termini d'istruzione. Questa disparità nell'istruzione e nell'occupazione limita l'autonomia economica delle donne, la loro capacità di prendere decisioni sulla propria salute e famiglia, e l'accesso a cure mediche adeguate, fattori tutti rilevanti per la fertilità.

Violenza Contro le Donne

L'India viene considerata uno dei Paesi più pericolosi al mondo per le donne. Uno dei fattori che maggiormente incide su questo tragico riconoscimento è sicuramente l'elevata incidenza delle violenze di genere: si stima che il 35% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subito abusi e maltrattamenti da parte del partner, un dato che si colloca al di sopra della media a livello globale del 27%. Violenze sessuali e stupri sono molto diffusi nel Paese. Secondo i dati del National Crime Record Bureau indiano, nel 2022 sono stati denunciati in media 90 casi di stupro al giorno. La polizia indiana mostra un'alta incidenza di crimini commessi contro la componente femminile del paese. Il "National Crime Records Bureau" ha riferito nel 1988 che, seguendo le attuali statistiche, entro il 2010 il tasso di crimini contro le donne sarebbe cresciuto tanto da superare il tasso di crescita della popolazione totale.

Grafico sulla Violenza di Genere in India

Le donne appartenenti a qualsiasi classe sociale, casta, credo o religione possono trovarsi ad esser vittime di questa forma di violenza maschile consistente nello sfregiare il viso e/o il corpo intero con dell'acido, un delitto premeditato che può giungere ad uccidere - quando non a mutilare in maniera permanente - la donna: è utilizzato dall'uomo come lezione che serve alla donna per tenerla al suo posto. Lo stupro coniugale a tutt'oggi non è ancora un reato, sebbene vi siano state manifestazioni contro gli stupri, cui hanno partecipato anche uomini. Nel 2012 dei manifestanti vicino agli edifici istituzionali chiedevano la pena di morte per i colpevoli di uno stupro di gruppo. L'alcolismo è spesso associato alla violenza contro le donne in India, e molti gruppi di femministe hanno lanciato campagne contro la distribuzione di alcolici in Andhra Pradesh, Himachal Pradesh, Haryana, Orissa, Madhya Pradesh e anche in altri stati della federazione. Nell'Uttar Pradesh, un gruppo di donne attiviste, guidate da Sampat Pal Devi, ha fondato la Gulabi Gang, un gruppo di donne tra i diciotto e i sessant'anni che si è organizzato come risposta ai diffusi abusi domestici e altre violenze degli uomini.

Mortalità Materna e Accesso alle Cure

La mortalità materna in India è la seconda più alta al mondo, con solo il 42% delle nascite nel paese ad essere supervisionate da personale sanitario: la maggior parte delle donne partorisce solo con l'aiuto di altre donne all'interno della famiglia, le quali non hanno spesso le competenze e le risorse per salvare la vita della donna se questa venisse a trovarsi in pericolo. Le donne, in special modo quelle che vivono nelle zone rurali, non hanno alcun accesso a metodi sicuri e controllati di contraccezione; il sistema sanitario pubblico enfatizza metodi permanenti come la sterilizzazione, o comunque a lungo termine come la spirale intrauterina, la quale non necessita di follow-up. La mancanza di cure prenatali, la scarsa assistenza al parto e le limitate opzioni contraccettive sicure rappresentano sfide significative per la salute riproduttiva e la fertilità delle donne indiane.

Bassa Rappresentanza Politica

Storicamente l'India ha avuto figure femminili ai vertici dello Stato, come Indira Gandhi, la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nel 1980, e Pratibha Patil, la prima Presidente donna nel 2007. Tuttavia, il tema della rappresentanza politica femminile, soprattutto quando si guarda alle minoranze, resta aperto. Nel 2023, ad esempio, le donne occupavano solo il 15% dei seggi al Parlamento. Recentemente è stata approvata una legge che riserva alle donne il 33% dei seggi della Camera bassa e nelle 28 assemblee legislative statali. Una maggiore rappresentanza politica potrebbe tradursi in politiche più attente alle esigenze delle donne, inclusa la salute riproduttiva e la fertilità.

Il Tasso di Fertilità Generale in Calo: Un Fenomeno Recente

Il tasso generale di fertilità in India è sceso negli ultimi dieci anni di quasi il 20%. Il trend è continuo: il tasso nel 2022 è di 2,159 nascite per ciascuna donna, mentre nel 2021 era del 2,179 e nel 2020 era stato di 2,200. I dati raccolti dal quinto report del National Family Health Survey (NFHS-5) sono ripresi oggi dal quotidiano Times of India, che sottolinea come questo risultato si debba soprattutto all'innalzamento dell'età in cui si contrae matrimonio e alla crescita dell'alfabetizzazione femminile. Il declino è stato più consistente nelle aree urbane rispetto a quelle rurali. Se si usa il metro del General Fertility Rate (GFR), che misura il numero di nascite ogni mille donne in età fertile, lo Stato indiano che registra ancora il maggior numero di nascite è il Bihar, che registra un GFR del 93,9, mentre all'estremo opposto si colloca il Kerala, dove il dato è appena del 45,3. Questo calo della fertilità, pur indicando un miglioramento in termini di controllo riproduttivo e autonomia femminile, evidenzia anche l'interazione complessa tra fattori sociali, economici, educativi e sanitari che modellano la demografia del paese.

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