La determinazione accurata del momento ottimale per l'inseminazione delle scrofe è un fattore essenziale al raggiungimento di buone performances riproduttive. In effetti, sia la fertilità che la prolificità sono ottimali quando le inseminazioni artificiali (IA) sono realizzate nelle 12-24h che precedono l'ovulazione. Gli studi che si sono occupati del momento dell'ovulazione in condizioni di allevamento sono piuttosto datati o di difficile estrapolazione rispetto alle attuali scrofe iperprolifiche.
È luogo comune ritenere che la portata al parto e la prolificità sperata siano del 90% e 12,5 rispettivamente, ma che i valori reali siano uguali a 82% e 11,3. Questo significa che molte coperture non arrivano a buon fine e che quelle che arrivano non producono i suinetti sperati. Nonostante ci siano anche cause sanitarie per questo problema, l'attenzione va rivolta ai fattori di management.

Analisi dell'ovulazione in allevamento
Studi condotti su scrofe sincronizzate mediante progestinico orale hanno evidenziato che l'ovulazione si verifica, in media, al 76 ± 8% della durata totale dell'estro, vale a dire 44 ± 18,7h dopo l'inizio delle manifestazioni estrali, con grande variabilità individuale. Il collocamento medio dell'ovulazione ai 2/3 della durata delle manifestazioni estrali è coerente con la letteratura esistente. Ciononostante, i risultati testimoniano una frequenza elevata di ovulazioni “precoci” (precedenti il 50% della durata dell'estro) o “tardive” (dopo la fine dell'estro).
Le scrofette hanno estri più brevi e ovulazioni più precoci rispetto alle scrofe (p<0,01). In accordo con la letteratura, l'Intervallo Svezzamento Estro (ISE) si conferma il miglior elemento predittivo del momento dell'ovulazione (p<0,01), mostrando comunque una variabilità inter aziendale. Lo spessore di lardo dorsale in P2 al momento dell'IA (13,2 ± 3,3 mm) non ha effetti sulla durata dell'ISE e sul momento dell'ovulazione nelle scrofe svezzate, mentre nelle scrofette, l'intervallo tra fine del trattamento progestinico e ovulazione è influenzato dallo spessore di lardo dorsale (p<0,05).
Gestione del seme e del verro
La redditività economica dei centri di inseminazione artificiale (AI) dipende direttamente dalla quantità di dosi di seme di alta qualità. L'età del verro, la razza, la stagione e la frequenza della raccolta dello sperma hanno un'influenza significativa sui parametri dello sperma. I dati indicano che per ogni gruppo di età e razza, si osserva un volume di eiaculato maggiore nei verri non trattati con PGF2α rispetto a quelli trattati. Valori più elevati di motilità spermatica totale e progressiva, numero totale di spermatozoi e proporzione di spermatozoi morfologicamente normali sono stati osservati nei verri non trattati.
Il prelievo del seme avviene attraverso un manichino dove i verri vengono addestrati a montarlo, utilizzando la tecnica della mano e una vagina artificiale sterile con temperatura 37-38°C. Attraverso mezzi diluitori e soluzioni isotoniche si proteggono gli spermatozoi da shock termici, regolando l'acidità e fornendo adeguato nutrimento. È consigliabile utilizzare i dati dal programma di gestione informatico per monitorare le percentuali di scrofe che hanno una sola inseminazione o quelle inseminate per 3 giorni consecutivi. È frequente avere il 10% delle scrofe che ovulano durante o poco dopo il rilevamento del calore; queste ricevono solitamente 1 sola dose seminale. Se, per esempio, il 25% delle scrofe riceve sistematicamente una sola dose, esiste un problema di rilevamento del calore.
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L'impatto della nutrizione e del management
Una lattazione troppo corta penalizza la numerosità della nidiata successiva, perché aumenta la mortalità embrionale precoce con peggioramento della produttività annua per scrofa. L’allattamento deve durare non meno di 3 settimane e non più di 4. Gli animali giovani, come le scrofette, hanno un consumo più limitato in lattazione, il che predispone a problemi di fertilità. Se si conosce il consumo medio durante la lattazione, è possibile calcolare il livello di assunzione di lisina. I fabbisogni giornalieri sono di 26 gr di lisina per kg di incremento giornaliero di peso della figliata. Se le scrofe sono in carenza, hanno maggior rischio di infertilità.
Una delle conseguenze del limitato consumo di nutrienti durante la lattazione è l'allungamento dell'intervallo svezzamento-copertura. Qualsiasi scrofa che vada in calore tra i giorni 6 e 12 dopo lo svezzamento ha molte possibilità di ritornare in calore. Altro aspetto è che gli intervalli lunghi sono associati ad un corto intervallo calore-ovulazione. E' probabile che alcune di queste scrofe abbiano già ovulato al momento del rilevamento del calore, e quindi risultano meno fertili.
Analisi dei rischi e strategie di miglioramento
I gruppi di rischio a livello di allevamento includono le scrofe prodotte in allevamenti con bassa efficienza, momento di inseminazione tardivo, alta variabilità nel flusso dei suini, numero limitato di spazi per i parti e composizione del parco scrofe con età fluttuante. Per massimizzare il potenziale riproduttivo, si raccomanda ai produttori di controllare da vicino le scrofe in questi gruppi ad alto rischio e migliorare la gestione del parco scrofe.

Un obiettivo ragionevole per i ritorni totali è il 10%, dei quali l'80% dovrebbero essere ritorni in ciclo a 21 o 42 giorni (tra i giorni 18-24 e 38-45). Se il rapporto 21:42 giorni è inferiore a 3:1 abbiamo un evidente problema di rilevamento calore. Infine, è essenziale ricordare che la struttura del suolo e la sua fertilità biologica, pur essendo concetti propri dell'agronomia, riflettono l'importanza dell'equilibrio nei sistemi viventi: come un terreno necessita di microflora benefica e corrette pratiche di rotazione per essere produttivo, anche il sistema di allevamento richiede un monitoraggio costante e un'attenzione olistica ai parametri individuali per garantire la massima espressione del potenziale riproduttivo del suino.