Fernando Ciucci e Massimo Calabrese: Una Storia di Musica, Innovazione e Continua Ricerca Artistica

La musica italiana ha visto l'emergere di numerosi talenti che, con la loro creatività e dedizione, hanno plasmato il panorama sonoro del paese. Tra questi, le figure di Fernando Ciucci e Massimo Calabrese spiccano per il loro contributo significativo, in particolare attraverso la fondazione e il percorso artistico de La Bottega dell'Arte, ma anche per le loro carriere individuali costellate di successi, produzioni e un costante impegno nella scoperta e nel supporto di nuove voci. La loro storia è un intreccio di amicizia, passione condivisa e una capacità intrinseca di evolversi pur mantenendo salde le proprie radici artistiche.

Ritratto di Fernando Ciucci e Massimo Calabrese

Le Origini e la Nascita de La Bottega dell'Arte

La storia musicale di Massimo Calabrese inizia molto presto, quasi predestinata. Già all'età di otto anni, vinse le eliminatorie di Roma per lo Zecchino d’Oro, un'esperienza che, pur non concretizzandosi in una partecipazione finale a causa di un malanno, rivelò il suo precoce talento e la sua predisposizione al mondo della musica. A dieci, dodici anni, la passione si concretizzò ulteriormente con la formazione della sua prima band, "I Pronipoti", insieme ad Alberto Bartoli, batterista, e Fernando Ciucci, cantante. Questo sodalizio giovanile fu la base su cui si sarebbe costruita una delle formazioni più iconiche della musica leggera italiana.

Parallelamente, il fratello di Massimo, Piero Calabrese, anch'egli un musicista con la sua band "Le Evidenze", giocò un ruolo chiave nell'unire le forze. La fusione dei due gruppi e la selezione di coloro che desideravano proseguire seriamente il percorso musicale portarono alla nascita de La Bottega dell'Arte. Il nome stesso, "La Bottega dell'Arte", fu un'idea di Piero Calabrese che piacque subito a tutti i membri. Esso rispecchiava non solo la tendenza dell'epoca di nomi complessi e suggestivi, come Premiata Forneria Marconi o Banco del Mutuo Soccorso, ma anche l'aspirazione a creare uno spazio artistico dove anche altri potessero attingere e usufruire della loro forza creativa, un'ambizione che, come si vedrà, prese effettivamente il sopravvento nel corso delle loro carriere.

Il complesso venne fondato nei primi anni settanta, precisamente nel 1974, quando i fratelli Piero e Massimo Calabrese si unirono a tre amici d'infanzia: Fernando Ciucci, Romano Musumarra e Alberto Bartoli. L'obiettivo era formare una band sulla scia dei tanti sodalizi emergenti nella musica leggera italiana, nati dopo gli exploit in classifica di gruppi come i Pooh. Inizialmente, come Massimo Calabrese stesso ricorda, "cominciammo per divertimento, facendo “progressive”". Molta prolificità e innumerevoli ore in sala prove, una cantina presa in affitto in una zona di campagna nel cuore di Roma, caratterizzarono questi esordi. Senza rendersene conto, la musica stava diventando un vero e proprio lavoro per questi giovani amici.

Il Successo e l'Evoluzione de La Bottega dell'Arte

Dopo un primo singolo pubblicato nel 1974 per una piccola etichetta romana, La Bottega dell'Arte ottenne un contratto con la EMI Italiana. La casa discografica, inizialmente, tentò perfino di dare un nuovo nome alla band, temendo che il pubblico potesse confonderla con un gruppo progressive, dato il loro stile e le tendenze dell'epoca. Tuttavia, il gruppo mantenne il suo nome distintivo. Il secondo 45 giri, "Come due bambini", si rivelò un successo da classifica, arrivando nei primi 5 posti della Hit-Parade e affermandosi come uno dei brani più interessanti e apprezzati del 1975.

Lo stile de La Bottega dell'Arte rifletteva le tipiche tendenze musicali in voga negli anni settanta: una prevalenza di sapienti incroci di tastiere analogiche sulle chitarre, l'uso del flauto, melodie rarefatte e testi ispirati a un romanticismo fiabesco. Questo genere, inizialmente identificato come una forma di "progressive rock" espresso in chiave melodica e italiana, si evolse nel tempo. Nello stesso anno del successo di "Come due bambini", la band pubblicò il primo album, intitolato semplicemente La Bottega dell'Arte, che fu apprezzato da pubblico e critica, pur non generando altri singoli di pari successo.

LA BOTTEGA DELL'ARTE (Come due bambini) @ FESTIVAL ITALIA IN MUSICA PT 554

Nel 1976, la EMI pubblicò il singolo "Amore nei ricordi", e la band partecipò al Festivalbar dello stesso anno, classificandosi al secondo posto. Il lato B del 45 giri, "Mare nostrum", era un brano strumentale che dimostrava le qualità compositive e strumentali dei musicisti, andando oltre le semplici canzoni "easy" destinate alla sola notorietà.

Sulla scia dei fortunati esordi, nel 1977 la EMI pubblicò il singolo "Che dolce lei", che ottenne buoni livelli di vendita e spianò la strada al successivo Long Playng intitolato Dentro. Quest'ultimo è considerato da molti come il lavoro più completo che la band sia riuscita a portare all'attenzione del pubblico. Ne seguì un altro singolo di successo, "Bella sarai", pubblicato nel 1978, che portò il complesso all'apice della popolarità commerciale.

Il 1979 segnò un cambio di stile. La EMI pubblicò un singolo e un album, entrambi intitolati L'avventura. Questo repentino passaggio dalle tematiche e sonorità tipicamente anni settanta a un sound più funky e rhythm and blues rivelò ulteriormente la grande abilità strumentale dei cinque componenti.

Fernando Ciucci: La Voce e l'Addio

Fernando Ciucci è stato una figura centrale nei primi anni de La Bottega dell'Arte, la cui impronta vocale era riconoscibile in tutti i maggiori successi del gruppo. La sua voce ha contribuito a definire l'identità sonora della band, rendendo memorabili brani come "Come due bambini" e "Amore nei ricordi". La sua presenza sul palco e in studio era indissolubilmente legata all'immagine e al sound originale de La Bottega dell'Arte.

Tuttavia, il percorso della band subì una significativa interruzione nel 1981. Dopo la pubblicazione del singolo "Vecchio Rock" e una fortunata tournée in Finlandia, Fernando Ciucci, per motivi riconducibili a scelte personali, decise di lasciare la formazione. Questa decisione segnò, di fatto, la fine di un'epoca per La Bottega dell'Arte. La sua partenza fu un momento di svolta, data la sua importanza come voce principale dei maggiori successi del gruppo. Curiosamente, sebbene "Vecchio Rock" fosse passato quasi inosservato in Italia, divenne un successo nei paesi scandinavi, uno dei pochi casi in cui il complesso riuscì a esportare la propria musica fuori dai confini italiani, a testimonianza della qualità della loro proposta.

Dopo aver concluso definitivamente l'esperienza artistica con La Bottega dell'Arte, Fernando Ciucci intraprese un percorso di vita differente. Aprì con la moglie un vivaio a Roma, dedicandosi a un'attività lontana dai riflettori della scena musicale. Massimo Calabrese, in tempi più recenti, ha ricordato Fernando Ciucci, insieme al fratello Piero, come una delle "dolorosissime perdite" che hanno spinto alla riunione e al rinnovamento de La Bottega dell'Arte, un triste ma significativo riconoscimento della sua importanza e del suo lascito.

Copertina del primo album de La Bottega dell'Arte

Massimo Calabrese: Dal Palco alla Produzione e Nuovi Orizzonti Musicali

Dopo l'esaurirsi della vena creativa iniziale de La Bottega dell'Arte e la successiva dissoluzione, i suoi membri intrapresero percorsi individuali, spesso proficui, come produttori o session-men di alto livello. Massimo Calabrese in particolare, già sul finire degli anni '70 e per tutti gli anni '80, si affermò come una figura di spicco nel panorama musicale italiano e internazionale, transitando dal ruolo di artista a quello di produttore e autore con una naturalezza e un successo notevoli. Questo passaggio, come egli stesso lo definisce, fu "un normale, naturale ed indolore passaggio", in quanto era già immerso nel lavoro in studio di incisione, collaborando con artisti del calibro di Fiorella Mannoia e Franco Califano.

La sua carriera solista si è arricchita di importanti collaborazioni e riconoscimenti. In Francia, è stato coproduttore dei Blossom Child, ottenendo un disco d'oro nel 1986. Successivamente, ha lavorato come produttore e autore per Amanda Lear con la Carrere, e come autore per Mireille Mathieu. La sua versatilità lo ha portato anche a essere autore e produttore di Carol Athena e Alex Parisi. La sua influenza si è estesa anche all'estero, dove è stato autore di "Moses Our Revolution", un brano che ha raggiunto lo status di disco d'oro e di platino. Negli anni ottanta, ha continuato a scrivere per artisti italiani di rilievo come Franco Califano, Tiziana Rivale e Dee D., dimostrando una capacità di adattarsi a diversi stili e interpretazioni.

Il nuovo millennio ha consolidato ulteriormente la sua fama. Nel 2007, nel doppio CD Alex Baroni Collection di Alex Baroni, compare in qualità di autore di alcuni brani, un riconoscimento postumo alla sua collaborazione con l'indimenticato cantante. Sempre nello stesso anno, ha collaborato con Giorgia nel suo disco Stonata, contribuendo al successo di uno dei pilastri della musica pop italiana. Il suo ruolo di mentore e scopritore di talenti è evidente anche attraverso la sua collaborazione con Marco Mengoni, un artista che ha plasmato fin dagli esordi.

L'eclettismo di Massimo Calabrese si è manifestato anche in progetti personali innovativi. Ad aprile 2009, con il patrocinio dell'IMAIE e con il nome "Tusitala Project", ha dato vita al progetto di world music Echoes of Mediterranean, un album di sperimentazione pubblicato nell'ottobre 2009, che esplorava nuove sonorità e confini musicali.

A partire dal 2011, dopo molti anni come responsabile didattico per diverse scuole nel campo della fonia e produzione musicale, ha avviato una serie di seminari di produzione musicale rivolti a musicisti e giovani talenti. Questa attività didattica sottolinea la sua volontà di trasmettere il vasto patrimonio artistico ed esperienziale accumulato in decenni di carriera, promuovendo la ricerca dell'unicità in ogni giovane musicista che partecipa alle sue masterclass.

Da luglio 2013, insieme al team del Biplano Studio, ha avviato la produzione artistica di una nuova band italiana, gli Aula39, scrivendo per loro i tre singoli d'esordio: "Scrivimi", "L'isola" e "Scarpe nuove", pubblicati tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. Nel 2014, ha avviato anche una collaborazione con Stefano Corona, dimostrando una costante attività di scouting e supporto per nuove realtà musicali.

Massimo Calabrese in studio di registrazione

Progetti Paralleli e Ritorni: Gli Io Vorrei la Pelle Nera e il Faust

La curiosità musicale di Massimo Calabrese e la sua fedeltà alle radici delle sue influenze lo hanno portato a esplorare percorsi paralleli. La sua prima influenza musicale, il Rhythm & Blues, ha lasciato un "imprinting" profondo, seguito poi da Beatles, Progressive, Musica Classica, Rock e Pop italiano. Nel 1991, Massimo Calabrese sentì di nuovo il desiderio di suonare dal vivo e decise di ripartire dalle sue origini R&B. Chiamò quelli che riteneva i migliori amici musicisti per formare un gruppo la cui caratteristica principale fosse suonare solo ciò che si amava di più, ovvero l'R&B degli anni '60.

Nacque così il supergruppo "Gli Io Vorrei la Pelle Nera", che includeva Alberto Bartoli (batteria), Marco Rinalduzzi (chitarra), Franco Ventura (chitarra), Stefano Senesi (tastiere, già nei Pronipoti), Alfredo Posillipo (trombone), Franco Marinacci (sax), Ferruccio Corsi (sax), Pasquale Schembri (tromba) ed Enrico Fineschi (tromba). La colonna portante della band era la voce di Giulio Todrani, in arte Alan Soul, padre della futura star Giorgia, la quale, infatti, mosse i suoi primi passi artistici e si fece notare proprio cantando in questa formazione. Il gruppo, pur riferendosi a un ambito musicale ben definito, rifiutava qualsiasi etichetta discografica, definendosi goliardicamente "Complesso Musicale Nazionale di Roma".

In brevissimo tempo, "Gli Io Vorrei la Pelle Nera" divennero un must delle serate nei migliori club di Roma, come Classico, Big Mama, Palladium, Alpheus, Jake&Elwood, Akab, Piper Club, Caffè Latino e Radio Londra. Hanno tenuto più di 1000 concerti in tutta Italia, suonando in feste di piazza, al Concerto del Primo Maggio a San Giovanni, in vari Festival, al Palaeur, al Jazzfest '92 e a Sanremo Blues. Hanno partecipato anche a numerose trasmissioni televisive, tra cui "Avanzi", "Sanremo Estate", "Roxy Bar", "Domenica In" e "T.R.I.B.Ù." su TMC, vincendo anche la gara tra complessi italiani nel programma televisivo "Boom" su Canale 5. Questa esperienza dimostra la vivacità e la versatilità di Massimo Calabrese, capace di creare progetti di successo anche al di fuori del mainstream.

Un altro progetto significativo, rimasto a lungo "in soffitta", è stata la Rock Opera basata sul "Faust" di Goethe. Massimo e suo fratello Piero trovarono il libro in una bancarella a Porta Portese una domenica di aprile del '73. Affascinati da opere come "Jesus Christ Superstar", ebbero subito l'idea di farne un'opera rock. Scriverono immediatamente cinque canzoni e le provarono con La Bottega dell'Arte, che stava per "aprire". Tuttavia, gli eventi portarono la band a intraprendere "altro" per i trent'anni successivi, lasciando quelle prime canzoni chiuse in un cassetto. Nel 2004, Massimo Calabrese sentì di nuovo il desiderio di lavorare a quel progetto e lo portò a termine, scrivendo ben trentacinque canzoni. Per i vent'anni successivi, pur essendo impegnato in altre attività, riascoltava le canzoni, correggeva, riscriveva, cancellava e si confrontava con Piero, aggiustando il tutto un po' alla volta. Ora, con la forza e la determinazione necessarie, Massimo è pronto a realizzare questo sogno nato tanti anni fa.

Copertina del singolo

L'Eredità e il Ritorno de La Bottega dell'Arte

Nonostante le varie evoluzioni e le carriere soliste dei suoi membri, il nome La Bottega dell'Arte ha mantenuto un forte richiamo. Il gruppo, legato indissolubilmente ai successi iniziali, partecipò al Festival di Sanremo 1980 con "Più di una canzone", ma non riuscì a salire sul podio dei vincitori in un'edizione che vide il successo di Toto Cutugno. La EMI pubblicò poi La Bottega dell'Arte Special, un'antologia celebrativa che includeva il brano presentato al Festival. Nel corso dei primi anni ottanta, sulla scia di un pop-rock di tendenza e assolti gli obblighi contrattuali con la EMI, La Bottega dell'Arte pubblicò in Italia "Nelle stelle, nel vento" e "No stop to America", singoli di scarso successo. Tuttavia, il secondo di questi fu scelto come sigla dal programma di Raiuno "Fresco Fresco".

Nel 1984, i quattro componenti rimasti, pur avendo già da tempo intrapreso proficue carriere soliste come produttori o session-man, decisero di dare alle stampe un ultimo lavoro sotto il nome che li aveva resi famosi nella seconda metà degli anni settanta. Il frutto di questa ultima prova fu l'album Forza 4, un lavoro che, purtroppo, passò quasi inosservato, pubblicato in pochissime copie, con le rimanenti mandate al macero dopo il fallimento della piccola società a cui era stata affidata la distribuzione. Nonostante la grande delusione per una fine così sottotono, due brani del disco vennero estrapolati dal contesto per diventare sigle televisive e di una telenovela molto seguita in Sudamerica.

È interessante notare una prospettiva critica sull'evoluzione stilistica della band. Sebbene il gruppo avesse radici nel progressive rock, alcuni osservatori sostengono che "nessuna persona senziente che abbia ascoltato La Bottega dell’Arte dal 1975 in poi, potrebbe inscriverla in un contesto progressivo". Si argomenta che le loro atmosfere più effimere contribuirono a diffondere un "provincialismo da balera" che aprì le porte alle "peggiori metastasi musicali degli anni Ottanta", e che sembravano persino orgogliosi di "quelle loro melodie virginali arrangiate nel più insipido dei modi possibili". Questa critica, tuttavia, deve essere bilanciata con l'analisi di brani specifici. Ad esempio, il primo 45 giri "Addio" (ottobre 1974) affiancava un lato A palesemente melodico a un sorprendentemente diverso "Notturno per noi", descritto come oltre sette minuti di progressive rock puro. Su una tessitura ritmica degna delle migliori Orme o dei Focus, si intrecciavano momenti eterei e terremoti strumentali, sofisticati solismi, corali maestosi e un tema portante a base di chitarra e piano arpeggiato. Questo dimostra che, sebbene le scelte commerciali abbiano talvolta prevalso, la band possedeva indubbiamente una capacità artistica e compositiva di alto livello nel genere progressive.

Ancora oggi, La Bottega dell’Arte continua a risuonare nella memoria collettiva, tanto da essere stati ospiti in programmi televisivi come "I Migliori Anni" su Rai1. Dopo le dolorose perdite di Fernando Ciucci e Piero Calabrese, Alberto Bartoli e Massimo Calabrese, spinti dal desiderio di fare nuovamente la "propria" musica e di onorare i loro amici, hanno deciso di ripartire. Non è stato facile trovare chi potesse prendere il loro posto, ma hanno individuato in Claudio Zitti il pianista e tastierista ideale, il quale a sua volta ha indicato Saverio Pietropaolo come chitarrista. Tra i quattro, l'intesa è stata immediata, e con molte prove, attenzione ai dettagli e rispetto per chi li conosceva già, ma con una rinnovata attenzione a un nuovo pubblico, sono ripartiti. È prevista a breve l'uscita di un nuovo album interamente registrato dal vivo in teatro, nel quale verranno riproposti tutti i loro successi e anche quei brani scritti per altri artisti.

Il Ruolo Didattico e la Trasmissione del Sapere

Massimo Calabrese, con i suoi "50 anni di professionismo nella musica", considera giusto ridistribuire il suo patrimonio artistico ed esperienziale alle nuove generazioni di musicisti. Il suo impegno didattico è una componente fondamentale della sua carriera attuale. Dal 2011, infatti, ha intensificato la sua attività di formatore, proponendo seminari di produzione musicale rivolti a giovani talenti e a coloro che desiderano approfondire gli aspetti tecnici e creativi del settore.

Attraverso queste masterclass, Massimo Calabrese non si limita a insegnare tecniche e metodologie, ma si concentra sulla ricerca dell'unicità di ciascuno. "Quello che cerco di trasmettere ai giovani che partecipano alle mie masterclass è la ricerca della propria unicità che ognuno di noi ha," afferma. Questo approccio riflette la sua convinzione che il vero successo artistico risieda nell'autenticità e nella capacità di esprimere una voce personale. La sua esperienza, che include la collaborazione con artisti di fama e la produzione di dischi d'oro e di platino, gli conferisce una credibilità e una profondità inestimabili nel guidare i futuri professionisti della musica.

Massimo Calabrese, insieme a suo fratello Piero Calabrese, il cui contributo artistico e umano è stato fondamentale per la sua carriera e per La Bottega dell'Arte, e Fernando Ciucci, la cui voce ha segnato un'epoca, incarnano una parte significativa della storia musicale italiana. La loro eredità non si limita ai successi discografici, ma si estende alla capacità di innovare, di produrre musica di qualità per sé e per gli altri, e di perpetuare la passione e la conoscenza attraverso l'insegnamento, garantendo che le generazioni future possano continuare a beneficiare della loro profonda esperienza e della loro inesauribile creatività.

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