Fecondazione Intracorporea ed Extracorporea: Un’Analisi Approfondita delle Tecniche e delle Implicazioni

La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un campo complesso e in continua evoluzione della medicina, mirato a supportare le coppie che affrontano difficoltà nel concepimento. Le tecnologie di riproduzione assistita, definite nel 2002 dalla National Library of Medicine (Bethesda, Washington D.C.) nei Medical Subject Headings (MeSH) come “tecniche cliniche o di laboratorio volte a potenziare la fertilità nell’uomo e nell’animale”, sono state inizialmente utilizzate ampiamente nel mondo animale. Nell'ambito della definizione di medicina riproduttiva, introdotta nel 1995, tra le tecnologie di riproduzione assistita figurano espressioni come “il trasferimento di embrione, la fecondazione in vitro e il trasferimento intrafalloppiano di zigote”.

Queste metodologie nascono e vengono giustificate proprio a causa del problema della sterilità e dell'infertilità umana, offrendo a molte coppie una via per la genitorialità dove la natura da sola non lo permetterebbe. Tuttavia, come osserva Chiara Mantovani, medico e bioeticista, l'impiego delle tecnologie riproduttive comporta un "trasferimento dell'atto della generazione fuori dall'ambito dell'agire umano, per porlo nell'ambito del fare", trasformando la generazione da atto umano in un atto tecnico. In questo contesto, il termine “fecondazione artificiale” descrive con maggiore chiarezza il processo tecnico e biologico, cioè la fecondazione, ottenuto con mezzi alternativi e sostitutivi, artificiali, rispetto alla modalità naturale di concepire, ovvero l'atto sessuale coniugale. Bioeticisti come Maria Luisa Di Pietro ed Elio Sgreccia sottolineano che l’“artificialità assume un significato negativo quando cancella la presenza delle persone, quando le sostituisce”, interrogandosi sulla possibilità di parlare, in tal caso, di procreazione assistita.

Una distinzione fondamentale nelle tecniche di fecondazione artificiale è quella tra fecondazione omologa ed eterologa. La fecondazione omologa consiste nell’utilizzo di gameti maschili e femminili provenienti dalla coppia che intende effettuare un ciclo di fecondazione assistita, ovvero da coloro che saranno i genitori legali del bambino. Le probabilità di ottenere una gravidanza con le tecniche "a fresco" di II e III livello dipendono da vari fattori. In Italia, tale procedura è lecita solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi con infertilità diagnosticata.

Si possono distinguere tecniche di I livello, come l’Inseminazione Intrauterina (IUI), in cui la fecondazione avviene spontaneamente all’interno del corpo della donna, e tecniche di II e III livello, come la fecondazione in vitro e successivo transfer embrionario (FIVET), in cui la fecondazione avviene in laboratorio, all'esterno del corpo femminile.

Fecondazione Intracorporea: L'Inseminazione Intrauterina (IUI)

L’inseminazione intrauterina (IUI) è una metodica di I livello che prevede l’inserimento del liquido seminale, opportunamente preparato, all’interno della cavità uterina nel periodo periovulatorio. Questa tecnica incrementa la possibilità di incontro dei gameti mediante il trasferimento in utero degli spermatozoi, accorciando il percorso che essi devono compiere per raggiungere l'ovocita.

Affinché l’inseminazione intrauterina possa essere effettuata, è necessario che almeno una tuba sia pervia e funzionante. Inoltre, la qualità del liquido seminale, comprensiva del numero di spermatozoi, della loro motilità e della loro morfologia, deve rientrare nei limiti stabiliti dai parametri di riferimento per massimizzare le possibilità di successo.

La IUI viene consigliata in diversi casi specifici. Tra questi rientrano l’infertilità inspiegata, dove non si riesce a identificare una causa precisa delle difficoltà di concepimento. È indicata anche in presenza di infertilità cervicale, una condizione in cui l'ambiente cervicale si dimostra ostile agli spermatozoi a causa di fattori ormonali, infiammatori, meccanici o immunitari che ne ostacolano il passaggio. Altre indicazioni includono l'oligoastenozoospermia lieve-moderata, ovvero una lieve o moderata riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi, e le difficoltà nei rapporti sessuali, come il vaginismo o l'impotenza, che impediscono il regolare rapporto sessuale finalizzato al concepimento.

La IUI si rivela una tecnica di fecondazione omologa efficace anche nei casi di incompatibilità immunologica. In queste situazioni, il sistema immunitario della donna riconosce gli spermatozoi del partner come corpi estranei, producendo anticorpi antispermatozoo (ASA), soprattutto IgG e IgA. Questi anticorpi ostacolano la motilità degli spermatozoi, la loro capacità di penetrazione nel muco cervicale e la fusione con l’ovulo, causando di conseguenza difficoltà di concepimento e infertilità. In questi casi, la IUI permette agli spermatozoi di oltrepassare la cervice uterina, depositando il seme preparato direttamente nella cavità uterina per facilitare l’incontro con l’ovocita, accorciando il percorso e aumentando così le possibilità di concepimento.

Diagramma di Inseminazione Intrauterina (IUI)

Fecondazione Extracorporea: Le Tecniche di II e III Livello (FIVET e ICSI)

La Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer (FIVET) è una delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita di II livello, utilizzata nei casi in cui la coppia ha difficoltà di concepimento. Tale metodica permette l’unione extracorporea fra ovociti e spermatozoi, con conseguente formazione dell’embrione in laboratorio e successivo trasferimento in utero. Le tecniche di secondo livello rappresentano un approccio avanzato e altamente specializzato per affrontare forme di infertilità più complesse, prevedendo che l’incontro di ovocita e spermatozoo (gameti) avvenga all’esterno del corpo della donna, in laboratorio.

FIVET Classica

La FIVET classica è una tecnica di fecondazione assistita omologa in cui i gameti maschili vengono concentrati e messi ad incubare con i gameti femminili nello stesso terreno di coltura. Si favorisce, così, la penetrazione spontanea dello spermatozoo nella cellula uovo, attraverso un processo di autoselezione. Dopo un adeguato periodo di tempo, si accerta l’avvenuta fertilizzazione, ossia l’ingresso dello spermatozoo all’interno dell’ovocita.

Affinché il metodo classico possa essere applicato, è fondamentale effettuare un’attenta valutazione delle condizioni della coppia. Questo include la presenza di normali parametri dello spermiogramma e l'assenza di anomalie a livello dei gameti. La FIVET classica è spesso indicata in caso di infertilità femminile dovuta a fattore tubarico, o dopo il fallimento delle tecniche di fecondazione omologa di I livello. Può essere considerata anche in situazioni di infertilità inspiegata, quando altre indagini non hanno rivelato la causa delle difficoltà riproduttive.

FIVET-ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection)

La FIVET-ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection - iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) è una variante della FIVET, scoperta in Italia negli anni ’90. Questa procedura prevede la microiniezione, da parte dell’embriologo, di un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita.

È utilizzata per risolvere tutti quei casi di grave infertilità maschile in cui, a causa della mancanza di un numero sufficiente di spermatozoi (meno di 1.500.000 per millilitro di liquido seminale) o della loro ridotta capacità di movimento, non può avvenire una fecondazione spontanea. La ICSI è una variante della FIVET indicata nei casi di infertilità maschile severa o in situazioni in cui sia necessario un intervento più diretto per garantire l'incontro dei gameti. È consigliata anche alle coppie che esprimono il desiderio di evitare una fecondazione extracorporea con altre metodiche meno invasive.

Le Fasi delle Tecniche di Fecondazione Extracorporea (FIVET/ICSI)

Le fasi iniziali della stimolazione ovarica, del prelievo ovocitario e del monitoraggio sono simili sia per la FIVET classica che per la ICSI, sebbene l'approccio alla fertilizzazione cambi significativamente. Il processo si articola generalmente in diverse tappe:

  1. Stimolazione Ovarica: La paziente viene sottoposta a una stimolazione ovarica con un trattamento farmacologico specifico. Questo serve a favorire una crescita follicolare multipla, con l'obiettivo di ottenere un numero di ovociti adeguato alla fecondazione e alla formazione di embrioni. Questa prima fase può durare dai 14 ai 28 giorni, a seconda del protocollo farmacologico utilizzato e della risposta individuale della paziente.

  2. Prelievo e Preparazione del Liquido Seminale: Il giorno del prelievo ovocitario (pick-up), viene prelevato e preparato il liquido seminale del partner maschile. Questo avviene attraverso tecniche specifiche atte a favorire la capacità fecondante degli spermatozoi, selezionando quelli di migliore qualità. Nel caso in cui il campione seminale non risultasse idoneo per la procedura di fecondazione per mancanza di spermatozoi, questi ultimi potranno essere prelevati chirurgicamente direttamente dal testicolo e/o epididimo, a seguito di attenta valutazione medica e previo consenso del paziente. Tale prelievo può essere effettuato in anestesia locale o in sedazione, a seconda delle necessità e del comfort del paziente.

  3. Prelievo Ovocitario (Pick-Up): Gli ovociti vengono aspirati direttamente dai follicoli ovarici. Questa è una procedura chirurgica ecoguidata, effettuata in anestesia locale o in sedazione profonda per garantire il comfort della paziente. Avviene sotto controllo ecografico in sala operatoria e dura circa 15-25 minuti.

  4. Inseminazione o Microiniezione: In questa fase cruciale, gli ovociti prelevati vengono messi a contatto con gli spermatozoi. Se si opta per la FIVET classica, gli spermatozoi del partner, selezionati dal campione seminale prodotto il giorno del prelievo ovocitario o precedentemente crioconservato, vengono aggiunti alla coltura contenente gli ovociti. Si attende poi la penetrazione spontanea. Se si procede con la FIVET-ICSI, l'embriologo esegue la microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all'interno di ciascun ovocita maturo.

  5. Sviluppo e Valutazione dell'Embrione: A questo processo segue lo sviluppo e la valutazione dell’embrione. Dopo ulteriori 24 ore dall'inseminazione o microiniezione, verranno valutate le prime divisioni cellulari basandosi esclusivamente su criteri morfologici, per selezionare gli embrioni con il maggiore potenziale di sviluppo.

Centri specializzati in Procreazione Medicalmente Assistita garantiscono un’assistenza multidisciplinare per ogni fase del trattamento, con un approccio personalizzato e il supporto di tecnologie all’avanguardia. Ogni coppia è accompagnata da un team di esperti che lavora per massimizzare le probabilità di successo, rispettando al contempo i desideri e le esigenze individuali.

La Biologia dell'Inizio della Vita: Dalla Fertilizzazione all'Embrione

La fertilizzazione, o fecondazione, è l’incontro di due cellule germinative, ognuna delle quali subisce dal momento dell’emissione dai corpi di origine (gonadi) alcune modificazioni essenziali. La cellula uovo, una volta emessa, sosta nel primo tratto della tuba di Falloppio per 24-48 ore e completa la seconda divisione meiotica solamente se penetrata dallo spermatozoo, come descritto da K.V. Hinrichsen. Lo spermatozoo, dopo il coito, subisce un processo di capacitazione nelle vie genitali femminili e, per penetrare le membrane della cellula uovo, libera gli enzimi dall’acrosoma, scattando così il "blocco della polispermia", un meccanismo che impedisce l'ingresso di spermatozoi multipli nell'ovulo, come evidenziato da T.G. Cooper e C.H. Yeung.

La fertilizzazione è un processo dinamico, non un singolo momento, che dura nel tempo e si articola in nove fasi distinte. Dalla fase 6, nota come singamia, cioè da quando la membrana dello spermatozoo si fonde con la membrana plasmatica dell’ovocita (fusione con l'oolemma), il processo diventa assolutamente irreversibile. Se si volesse bloccare questa fase 6, il nuovo individuo non ci sarebbe. Pertanto, l’irreversibilità della fase 6 coincide con l’inizio di una nuova vita, un punto cruciale nella biologia dello sviluppo umano. Da questo momento si scatenano reazioni biofisiche, come il cambiamento della differenza di potenziale, e biochimiche a cascata, come la formazione di un’onda di calcio, caratteristiche che appartengono unicamente a questo nuovo sistema.

Questo sistema è nuovo perché i due gameti non si comportano più come entità uniche; i loro citoplasmi costituiscono ora il citoplasma del nuovo sistema vivente. Questo è l’embrione unicellulare, il "one-cell embryo", che possiede il suo centro informativo nel genoma e provvede a moltiplicarsi dando inizio al primo processo mitotico, formando così l’embrione a due cellule, il "two-cell embryo", come dettagliato da Angelo Serra.

Già nell’embrione unicellulare sono presenti gli assi dei piani corporei, che originano dal punto d’ingresso dello spermatozoo, come ben dimostrato da H. Pearson nel suo lavoro pubblicato su Nature nel 2002, intitolato “Your destiny, from day one”. Pearson, insieme ad altri embriologi dello sviluppo come Richard Gardner e Magdalena Zernicka-Goetz, afferma che “i biologi dello sviluppo non ammettono più che gli embrioni precoci di mammifero siano cumuli di cellule”. In questo stesso lavoro, Pearson fa notare l’esistenza di un pattern di informazione già presente fin da subito, per cui introdurre uno spermatozoo con una micropipetta può generare una asimmetria degli assi dei piani, con conseguente danno per lo sviluppo embrionale. Queste patologie genetiche sono state dimostrate anche da altri ricercatori, come Cox GF et al., i quali hanno suggerito che l'iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) potrebbe aumentare il rischio di difetti di imprinting.

Il nuovo genoma conferisce all’embrione unicellulare uno sviluppo con potenzialità morfogenetiche, attraverso geni posizionali, selettori e realizzatori. Questo sviluppo avviene in maniera autonoma, coordinata, continua e graduale. Nel 1999, sono stati dimostrati i primi 7 geni coordinatori presenti fin da subito, e ad oggi se ne conoscono 47, come documentato da J. Adjaye, V. Bolton e M. Monk. Per maggiori informazioni, si può consultare “Identità e statuto dell’embrione umano”, supplemento al n° 6 del 1996 della rivista “Medicina e morale”. Per la sua autonomia, l’embrione è stato definito “un attivo orchestratore che dirige il suo impianto e il suo destino futuro”, come riportato nell'Editoriale del British Medical Journal nel 2000. Biologicamente, è un individuo unico per la sua unica e univoca, specifica e singolare combinazione genica. La specificità è data dal numero dei cromosomi, mentre la singolarità deriva dalla combinazione tra i geni e la loro manifestazione, che va sotto il nome di fenotipo.

Pur vivendo di metabolismo proprio, dallo zigote alla morula già nella tuba materna l'embrione invia e riceve messaggi biochimici umorali. Questa relazionalità materno-fetale, ancor prima dell’impianto in utero, costituisce il "cross-talk", come descritto da Hill JA negli “Annals of the New York Academy of Sciences”. La gravidanza è il tempo in cui il feto si sviluppa nell’utero della madre, tra la fertilizzazione e il parto, come affermato dalla Chamber’s Encyclopaedia nel 1969. Similmente, in un famoso trattato di medicina si legge che “per il nuovo individuo la vita comincia nell’ampolla della tuba uterina con l’atto della fertilizzazione”.

Questioni Etiche, Giuridiche e Scientifiche della Fecondazione Artificiale

La fecondazione artificiale presenta sempre problemi di ordine etico, scientifico e giuridico, comunque venga attuata. A tali questioni si aggiunge l’inevitabile perdita di vite umane allo stadio embrionale che ogni tecnica di fecondazione artificiale comporta. Nel caso delle morti embrionarie "procurate" dalla fecondazione artificiale, si accetta e si causa direttamente tale conseguenza, che non può quindi rientrare nel criterio morale del duplice effetto. Questo criterio, infatti, prevede che nel perseguire un fine buono, adoperando mezzi buoni o indifferenti, si produca anche una conseguenza negativa che si pone come effetto secondario, previsto ma non voluto, dell’atto buono medesimo. Tuttavia, in queste tecniche, la perdita embrionale non è meramente un effetto collaterale non voluto.

Ma perché è così importante non perdere vite embrionarie? Se l’embrione fosse un semplice “ammasso di cellule” o un “ricciolo di materia”, come alcuni sostengono, non vi sarebbero problemi etici nel manipolarlo, e vi sarebbe addirittura il dovere di utilizzarlo se ciò potesse avere applicazioni terapeutiche. Tuttavia, la biologia ha dimostrato con chiarezza che dalla fecondazione inizia la vita di un nuovo organismo appartenente alla specie umana, che attraversa fasi di sviluppo chiamate zigote (una cellula), embrione (fino a otto settimane), feto (fino alla nascita), neonato, e così via.

Riconoscere una persona nell’embrione può non essere intuitivo, poiché mancano nell’embrione manifestazioni tipiche dell’uomo adulto come l’intelligenza, il linguaggio, la vita di relazione o la volontà. Queste mancano perché sono legate a condizioni psico-fisiche che l’embrione non ha, proprio come non le ha l’essere umano in altre circostanze della vita (per fattori dell’età, in coma, con disabilità e ritardo mentale, in stato d’incoscienza dovuto ad anestesia, a svenimento o al sonno). Eppure, la persona non è causata da tali condizioni psico-fisiche. Perché un essere umano possieda questa natura, o anima, è sufficiente che esista, cioè che sia biologicamente vivo, che sia animato. La sua vita umana, e dunque la sua natura razionale, sono le condizioni necessarie affinché quell’essere, che è già persona in virtù della sua individualità, manifesti, alle debite condizioni psico-fisiche, i tratti tipici della persona umana, come l’autocoscienza.

Oggi, l’uso dell’antilingua è subdolo e stravolge il significato dell’embrione umano e in particolare del suo inizio, per cui termini come oosoma, ootide, pre-embrione o pre-zigote sono fuorvianti e non sono altro che arbitrari artifizi linguistici che tentano di relativizzare lo statuto ontologico dell'embrione. Un altro inganno è far coincidere l’inizio della vita umana alla comparsa della linea cerebrale. Si cerca di rendere analoga la funzione che il cervello ha nel corpo formato con la funzione che ha la linea cerebrale nell’embrione. Nulla di più falso. In un corpo formato, se il cervello cessa l’attività, non potendo più coordinare le funzioni degli altri organi, muore l’intero organismo. Per l’embrione la situazione è diversa perché non è né un organo né la funzione di un organo a conferirgli la vita, ma sono proprio quei geni espressi nel genoma che coordinano i processi metabolici, l’integrazione e lo scambio tra le cellule. Quindi il “cervello” dell’embrione è il suo genoma, l’insieme delle informazioni che ne guidano lo sviluppo intrinseco e autonomo.

Prima di trattare il tema della fecondazione extracorporea e delle sue molteplici varianti, è utile riportare alcuni dati appartenenti alla storia di questa tecnica. R.G. Edwards, prima della nascita di Louise Brown nel 1978, aveva già aperto la strada alla ricerca sugli embrioni umani per migliorare i risultati della tecnica stessa e per lo studio delle malattie ereditarie. Fu poi il comitato Warnock a pronunciarsi, affermando dapprima che “da un punto di vista biologico non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo dell’embrione prima del quale l’embrione in vitro non sia da mantenere in vita”, e poi concludendo con un sì alla ricerca condotta sugli embrioni, purché fino al 14° giorno dalla fecondazione. È stata così legalizzata la ricerca sperimentale sugli embrioni umani. Negli stessi anni, H.G. Muller, al 3° Congresso Internazionale di Genetica Umana a Chicago, incitava ad una nuova via alla riproduzione umana con un’“offensiva genetica per il controllo dell’evoluzione umana”, come riportato da Angelo Serra. La stessa convenzione di Oviedo esortava ad una “adeguata protezione dell’embrione” laddove fosse permessa la ricerca sugli embrioni in vitro.

Ora, sorge un quesito serio e fondamentale da porre: è possibile tecnicamente, biologicamente e giuridicamente una “adeguata protezione” dell’embrione al di fuori della tuba della madre?

Etg - Fecondazione eterologa, dibattito acceso. I dubbi delle coppie al centro di Cantù

Per il versante tecnico, assistiamo da anni ad incidenti di laboratorio che creano bizzarre situazioni, come figli microcitemici di genitori che non hanno tratto talassemico. Questi errori, sebbene riducibili, non sono mai eliminabili; in una procedura tecnica si può ridurre l’errore sistematico, ma mai quello casuale. Per il versante biologico, non va dimenticato che l’embrione ha un corredo cromosomico che è per il 50% di derivazione paterna, e il corpo materno prepara un’accoglienza immunologica già da quando l'embrione si trova nella tuba, per non rigettarlo. Allo stesso modo, l’endometrio dell’utero, sempre in seguito alla fecondazione in tuba, è sollecitato a modificarsi per consentirne l’annidamento. Il “cross-talk”, questo dialogo incrociato materno-fetale, è una variazione continua di un’incredibile interazione tra geni della madre e geni del figlio. Questo scambio facilita lo sviluppo precoce dell’embrione, utile quale segnale per l’annidamento della blastocisti, e coinvolge citochine, fattori di crescita e fattori angiogenici, come descritto da Hill JA. Sicuramente tutto ciò non può avvenire in provetta, e non ci può essere alcuna interazione tra geni del figlio e geni della madre. In più, i fattori di crescita che i tecnici sono costretti ad aggiungere nella coltura sovente hanno effetti negativi sull’embrione stesso, come ben espresso in “Maternal-embryonic cross-talk”.

Per il versante giuridico, valga un semplicissimo esempio: nel caso in cui uno o entrambi i coniugi fossero colti da morte accidentale (casi già verificatisi), a chi appartengono gli embrioni prodotti in laboratorio? Si apre qui un dilemma giuridico enorme, che evidenzia la complessità delle implicazioni legali che circondano queste pratiche.

I Risultati e le Complicazioni delle Tecniche di Fecondazione Extracorporea

L'analisi dei successi e degli insuccessi delle tecniche di fecondazione extracorporea rivela un quadro articolato. Secondo uno studio del 2003 di Giorgio Maria Carbone, basato sull’ultimo rapporto (anno 2001) del centro nazionale della salute riproduttiva degli Stati Uniti d’America, sono stati dichiarati 40.687 bambini nati vivi su 107.587 procedure di fecondazione artificiale. Tuttavia, pur trattandosi di un rapporto molto dettagliato per età delle pazienti, studio di infertilità, ecc., nulla dice circa il numero di embrioni che in partenza sono stati fecondati in vitro.

L’autore avanza due ipotesi per colmare questa lacuna. La prima ipotesi suggerisce che per ogni procedura di fecondazione artificiale siano stati prodotti in vitro in media 3 embrioni, per un totale di 322.761 embrioni. In questo scenario, posto che i nati sono stati 40.687, si ottiene una percentuale di successo del 12,6% sul numero degli embrioni fecondati. La seconda ipotesi, più cauta, stima che per ogni procedura di fecondazione artificiale siano stati fertilizzati in media 10 embrioni, per un totale di 1.075.870. In questo caso, posto che i nati sono sempre 40.687, si ha un tasso di successo pari al 3,7% del numero degli embrioni fecondati "in vitro", stimando che ne giungeranno alla nascita circa dai 3 ai 13. Applicando lo stesso criterio al rapporto di cinque anni prima (1996), l’autore conclude che, “nonostante gli sforzi profusi nella ricerca, la percentuale di successo non è aumentata in modo considerevole”.

Ancora, nello stesso libro, è riportato a pagina 27 un interessantissimo studio riguardante le anomalie cromosomiche su un campione di 1347 embrioni sottoposti a biopsia. In questo studio, il numero di embrioni prodotti e biopsiati era 1347; il numero degli embrioni anormali era 761 (56,5%); il numero degli embrioni trasferiti in utero era 583 (43,3%); e il numero dei nati era 39 (2,9% rispetto al totale; 6,7% rispetto ai trasferiti ritenuti sani). Questi dati evidenziano la frequente presenza di anomalie cromosomiche negli embrioni prodotti in vitro.

Ampia è la letteratura scientifica circa i danni e i rischi per i nati tramite queste tecniche. Per citarne alcuni, si riscontra una maggiore incidenza di retinoblastoma rispetto ai nati da concepimento naturale, paralisi cerebrale, sindrome di Beckwith-Wiedeman che si manifesta con malformazioni fisiche e forme tumorali, e la sindrome di Angelman, responsabile di handicap neurologico. Di non minore considerazione sono l’alta frequenza di gravidanze multiple, gravidanze ectopiche e parti prematuri, che comportano rischi sia per la madre che per il bambino.

Cosa dire poi delle complicanze per la donna? Le pazienti possono subire l’iperstimolazione ovarica, i cui effetti vanno dalla semplice osservazione fino all’ospedalizzazione d’urgenza. Si sono osservati anche rischi di tumore ovarico e tumore mammario. Inoltre, possono presentarsi complicanze legate alle procedure operative per il recupero degli ovociti, come la rottura dell'utero e delle tube. A ciò si aggiungono i danni psicologici, come documentato da A. Eugster e A.J. Vingerhoets in “Psychological aspects of in vitro fertilization: a review”, che sottolineano l'impatto emotivo significativo di queste procedure. L’elenco di patologie correlate alla tecnica FIVET è davvero inquietante, sollevando interrogativi sulla sua sicurezza a lungo termine per tutti i soggetti coinvolti.

La Legge Italiana sulla Procreazione Medicalmente Assistita: La Legge n. 40

In Italia, il 19 febbraio 2004, è stata approvata in via definitiva la legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Scegliendo tale formula (PMA), la legge italiana afferma di mettersi al servizio dell’uomo per renderlo padre e madre nonostante la sterilità o l’infertilità. Tuttavia, nonostante vari meriti, la legge 40 non può essere in alcun modo ritenuta una legge "cattolica", né è del tutto conforme alla legge morale naturale. Ciò avrebbe richiesto la messa al bando di ogni forma di fecondazione sostitutiva dell’atto coniugale. Proprio i limiti imposti dalla normativa hanno scatenato le ire di quanti avrebbero voluto sostanzialmente la legittimazione del precedente stato di cose.

La legge 40 è costruita attorno ad un principio fondamentale: i diritti del concepito, accanto a quelli degli altri soggetti coinvolti. Tali limiti tutelano meglio che in passato la vita e la salute dell’embrione, e contemporaneamente sono attenti alla salute delle donne e all’equilibrio delle coppie. Alla luce di quanto esposto finora, non sembra proprio che la legge n. 40 difenda pienamente il concepito e la donna. La sua iniquità risiede in ciò che concede, non solo in ciò che vieta.

L’accesso alle tecniche di fecondazione extracorporea possibile anche alle coppie di fatto è, a mio avviso, un altro passo falso di questa legge, poiché la famiglia, secondo la Costituzione italiana, si fonda sul matrimonio tra un uomo e una donna. Va sottolineato, inoltre, che tale concessione può ricondurre alla forma eterologa della FIVET, la quale, pur essendo stata oggetto di successivi pronunciamenti giudiziari, era originariamente vietata dalla legge stessa.

Il legislatore, nel vietare il congelamento degli embrioni, evidentemente lo ritiene non rispettoso per il concepito. Il poter congelare sarebbe vantaggioso, invece, per la donna che, con uno o due cicli di stimolazione, riuscirebbe ad avere embrioni da congelare e quindi da impiantare in più tentativi, riducendo la necessità di ripetute stimolazioni ovariche. Con l’art. 14.3, la legge concede la crioconservazione degli embrioni “per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione”, fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile. Ma se la donna non risolve le gravi condizioni di salute, a chi appartengono gli embrioni, considerati suoi figli, congelati? È prevista una commissione di controllo per i limiti imposti dalla suddetta legge? Quali sono i requisiti di sorveglianza di questa commissione per garantire l'applicazione dei principi etici e giuridici?

La legge vieta la diagnosi pre-impianto e ribadisce la possibilità di ricorrere alla legge 194 (art. 14.1), che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza. L’imbarazzo del legislatore diventa palese quando con l’art. 16 concede l’obiezione di coscienza. Questo suggerisce che, in cuor suo, ha ponderato le morti e le implicazioni etiche. Quale etica, dunque, per la biogiuridica e quale etica per la decisione clinica, quando la medicina della cura e della riparazione si trasforma in medicina del desiderio? In tal caso, si svuota della sua intrinseca finalità, non ha più limiti e perde il controllo. Diventa tutto lecito solo perché tutto è possibile: abortire, fecondare in vitro, praticare l’eutanasia, utilizzare le cellule staminali embrionali con tutto il loro "falso scientifico", considerando che i successi significativi sono stati ottenuti principalmente con l’utilizzo di staminali adulte.

tags: #fecondazione #intracorporea #ed #extracorporea