Fecondazione Eterologa e l'Impronta Epigenetica: Oltre il DNA Donato, un Legame Profondo

La genitorialità è un percorso che può assumere molteplici forme, e per alcune coppie, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresentano la chiave per realizzare il sogno di avere un figlio. Tra queste, la fecondazione eterologa, in particolare l'ovodonazione, ha suscitato un crescente interesse, non solo per le sue implicazioni mediche e sociali, ma anche per le scoperte scientifiche che stanno ridefinendo la nostra comprensione del legame tra madre e bambino. Fino a poco tempo fa, si riteneva che, in caso di utilizzo di gameti donati, il feto non avesse alcun legame biologico con il genitore infertile, il quale non avrebbe, quindi, ritenuto di trasmettere caratteristiche del proprio DNA al figlio. Questo, perlomeno, era quanto si pensava fino a qualche tempo fa. Oggi, grazie alla branca dell'epigenetica, è emersa una nuova prospettiva che evidenzia come il legame tra la madre gestante e l'embrione sia ben più profondo di quanto si credesse, andando oltre la semplice condivisione del patrimonio genetico. La futura madre è in grado di modificare il genoma del figlio anche se l’ovulo è di un’altra donna, una rivelazione che sta alimentando l'entusiasmo di tutte le aspiranti mamme che pensavano di ricorrere all'ovodonazione e sta confermando quello che molte madri, che già sono ricorse a questa soluzione, sentivano a livello più inconscio.

La Fecondazione Eterologa: Un Percorso Verso la Genitorialità

Con "ovodonazione" ci si riferisce spesso a una tecnica di PMA chiamata fecondazione in vitro eterologa con ovociti di donatrice. Si ricorre all'ovodonazione in presenza di particolari condizioni a carico delle ovaie o dopo diversi tentativi falliti di fecondazione assistita utilizzando ovociti propri. La fecondazione eterologa si basa sull'utilizzo di ovuli femminili o di spermatozoi maschili donati da membri esterni alla coppia. In genere, si ricorre a questa soluzione quando uno dei due genitori ha problemi di fertilità. Molte donne devono affrontare il noto "duello genetico" o il "lutto genetico", che si verifica quando siamo costretti a rinunciare ai nostri gameti, generando paura e frustrazione in alcune coppie. La donna che porta in grembo per nove mesi il piccolo e lo dà alla luce non è la sua mamma biologica, non gli trasmette i suoi cromosomi, anche se vive l'esperienza completa della maternità.

La nostra cultura non ha ancora metabolizzato del tutto l'ovodonazione, benché si pratichi ormai da decenni. Ciò solleva preoccupazioni naturali nelle future madri, che potrebbero sentirsi almeno in parte escluse dal processo e temere che il bebè non rechi nessuna somiglianza con loro. Capita a moltissime mamme di rivedere un pezzetto di sé stesse nel proprio figlio, che sia lo sguardo, il modo in cui arriccia il naso o quell'inconfondibile fossetta sulla guancia, anche quando il bambino non è stato concepito naturalmente o addirittura quando il concepimento è avvenuto tramite l'ovulo di una donatrice. In questi casi, allora, si potrebbe pensare che quelle somiglianze siano solo un'illusione, una sensazione dettata dall'emotività. In realtà non è così, e la scienza sta fornendo risposte concrete a queste sensazioni.

Famiglia felice dopo fecondazione eterologa

Epigenetica: La Scienza che Va Oltre il Codice Genetico

L'epigenetica è la branca della genetica che analizza come l'età e l'esposizione a fattori ambientali quali dieta, attività fisica o agenti fisici e chimici possano influenzare o modificare l'espressione dei geni. L'epigenetica va oltre la genetica, e per capire come funziona, possiamo immaginare che le informazioni genetiche del bambino siano come un'enciclopedia, dove ciascuno degli atomi sarebbero i cromosomi. L'epigenetica potrebbe essere paragonata a questi segni di punteggiatura, quelle piccole modifiche che puntualizzano le informazioni genetiche ereditate dai genitori. L'epigenetica è, quindi, la comunicazione tra la madre incinta e l'embrione prima che avvenga l'impianto, una comunicazione che porta a modifiche nel genoma del futuro bambino. È un rapporto fatto di continue reazioni e questa relazione sarà alla base del legame che si svilupperà dopo la nascita. Potremmo affermare che comincia da quando la donna viene a sapere di essere incinta.

Nel 1942, Conrad Waddington sottolineò l'importanza dell'attenzione ai cambiamenti ambientali durante le prime fasi dello sviluppo dell'embrione, introducendo il termine "epigenetica", che rappresenta un meccanismo di regolazione genetica. I processi epigenetici includono la metilazione del DNA, le modifiche degli istoni e il rimodellamento della cromatina. Il DNA racchiuso attorno agli istoni dà luogo alla formazione di nucleosomi. La particolare disposizione del DNA stabilisce se un gene sarà trascrizionalmente attivo o silente. Porzioni altamente compattate del DNA, chiamate eterocromatina, sono trascrizionalmente silenziate, mentre tratti debolmente legati agli istoni sono chiamati eucromatina e sono trascrizionalmente attivi. L'epigenetica controlla la compattezza e la riprogrammazione del DNA, svolgendo un ruolo vitale nella regolazione di quali geni sono attivi, quando sono attivi e in quali tessuti. L'epigenetica significa letteralmente "oltre la genetica". Curiosamente, osserviamo che ogni gene, come visto nel test genetico preimpianto per aneuploidie, contiene due copie - una ereditata dallo spermatozoo e l'altra dall'ovulo - e normalmente entrambe le copie vengono lette allo stesso modo. Tuttavia, ci sono circa 100 geni in cui viene letta solo una delle copie, un fenomeno noto come "imprinting genomico". Se questi meccanismi non funzionano correttamente e vengono lette entrambe le copie o nessuna di esse, possono insorgere malattie come la sindrome di Angelman, la sindrome di Prader-Willi, la sindrome di Beckwith-Wiedemann o la sindrome di Silver-Russell.

Illustrazione di modifiche epigenetiche sul DNA

Il Dialogo tra Madre Gestante ed Embrione: Un Legame Profondo

Esiste un legame tra ovodonazione ed epigenetica? La risposta è sì: è oggi noto che l'epigenetica influenza fortemente lo sviluppo del feto già dalle primissime fasi embrionarie, durante le quali prende il via un fitto interscambio di fattori biochimici con l'endometrio materno. Questa scoperta è molto importante, specialmente se si considera che alcune donne che ricorrono all'ovodonazione potrebbero sentirsi almeno in parte escluse dal processo e temere che il bebè non rechi nessuna somiglianza con loro. La relazione tra la blastocisti impiantata e l'utero della futura mamma modifica, di fatto, l'imprinting originario dell'ovocita della donatrice.

La trasmissione di molecole tra la donna incinta e l'embrione avviene prima che si impianti nell'endometrio. Questo perché quando si verifica la fecondazione, sono necessari circa cinque giorni affinché l'embrione si sposti dalle tube di Falloppio alla cavità uterina. Durante questo periodo di tempo, in cui la donna incinta secerne il liquido endometriale con l'informazione genetica che viene appresa dall'embrione, si modifica il suo sviluppo. Questa informazione non è altro che microRNA che viene interiorizzato nell'embrione fino a modificarlo trascrizionalmente. Ciò fa esprimere le proteine che ne favoriscono l'impianto. È come se la madre dicesse all'embrione "il mio endometrio è pronto".

I micro-RNA sono piccole molecole endogene di RNA attraverso le quali l'endometrio materno regola lo sviluppo dell'embrione. Acquisendo queste molecole, che si uniscono al suo RNA, il feto modifica quindi la sua trascrizione genetica. Il primo studio scientifico a dimostrare la possibilità per la madre di modificare le informazioni genetiche del suo bambino, anche quando l'ovulo viene donato, è stato pubblicato nel 2015 sulla rivista scientifica Development. Questo studio ha impiegato un campione di future mamme, incinte grazie alla fecondazione eterologa. Gli studiosi hanno deciso di prelevare un piccolo campione di liquido uterino, all'interno del quale cresce il bambino, e l'hanno analizzato tramite innovativi strumenti di laboratorio. La trasmissione di molecole tra la donna incinta e l'embrione avviene prima che si impianti nell'endometrio.

L'embrione umano subisce modificazioni evolutive complesse durante tutto il periodo di preimpianto, durante il quale entra nella cavità uterina allo stadio di blastocisti e si inserisce nel fluido endometriale. Durante l'impianto dell'embrione, esso interagisce con l'endometrio. Il fluido viscoso, secreto dalle ghiandole endometriali nella cavità uterina, nutre l'embrione e costituisce il microambiente in cui si verifica il primo dialogo bidirezionale tra l'endometrio materno e l'embrione. Questo succede perché esiste uno scambio tra le molecole della madre gestante e il DNA dell'embrione, modificando, così, alcuni geni. In questa comunicazione si ritrova la capacità della madre gestante di modulare l'espressione genetica dell'embrione. La futura madre è perciò in grado di 'modificare' il genoma del figlio anche se l'ovulo è di un'altra donna: questo succede perché esiste uno scambio tra le molecole della madre gestante e il DNA dell'embrione, modificando così alcuni geni.

IVI - Gravidanza: cosa accade in 9 mesi?

Secondo la Fondazione IVI, l'embrione 'parla' con la mamma e interagisce con lei a livello genetico, anche se gli ovuli sono stati donati da un'altra donna. Questo il risultato di uno studio, secondo cui la futura madre è in grado di modificare il genoma del figlio anche quando l'ovulo è di un'altra donna. Le abitudini materne sono quindi fondamentali nello sviluppo embrionale e possono portare ad alterazioni nel genoma dell'embrione, come spiegato su 'Development' da Felipe Vilella e Carlos Simón di IVI. Daniela Galliano, direttore del centro IVI di Roma, afferma che questa scoperta dimostra l'esistenza di uno scambio tra endometrio ed embrione, cosa che già si sospettava a causa della coincidenza tra alcune caratteristiche fisiche tra madri e figli nati da ovo-donazione e dell'incidenza di alcune malattie infantili legate a patologie materne durante la gestazione come obesità o tabagismo. Alcune condizioni nelle quali si possono trovare le donne finiscono per modificare le loro cellule, anche quelle dell'endometrio. Questo fa sì che il fluido endometriale cambi e che nella sua secrezione venga rilasciata l'informazione genetica della madre assorbita poi dall'embrione. Questa comunicazione può portare al fatto che nell'embrione si esprimano o si inibiscano specifiche funzioni, dando così luogo a delle modifiche. Il che spiega il processo di trasmissione di malattie come il diabete o l'obesità. Questa pubblicazione apre la porta alla possibilità di evitare alcune tipologie di malattie, quando la loro causa è epigenetica. Sapendo che esiste questo tipo di trasmissione, in futuro saremo in grado di evitarla.

Oltre l'Origine Genetica: Somiglianze e Fattori Ambientali

Molte donne che ricorrono all'ovodonazione si preoccupano che il bambino non abbia nulla di loro, non avendo il loro DNA. Effettivamente, alcuni tratti esteriori del bambino, come l'altezza, il colore della pelle, degli occhi, dei capelli, derivano dal DNA dei due genitori genetici. Su queste caratteristiche la madre portatrice della gravidanza non ha influenza. Però la somiglianza di un figlio ai genitori non sta solo nella corporatura, nel colore della pelle, degli occhi e dei capelli. E qui ancora la scienza è di incoraggiamento alle donne che fanno ricorso all'ovodonazione. Sappiamo che fin dai primi mesi di vita i bimbi osservano la mimica facciale e i gesti di mamma e papà e, grazie ai cosiddetti neuroni specchio, li fanno propri, li assorbono. Ecco quindi che, indipendentemente dall'origine del suo DNA, il bambino crescendo acquista lo stesso sorriso della mamma o lo stesso modo di alzare le sopracciglia del papà. E sono queste le caratteristiche che lo rendono somigliante alla coppia che lo ha messo al mondo, ancor più della carnagione o della forma degli occhi.

Tra i fattori ambientali che influenzano la salute negli anni a venire, la nutrizione sembra essere quella con il maggiore impatto. Non è solo il patrimonio genetico ereditato dai genitori a influire su quello che sarà lo stato di salute futuro del bambino e, poi, dell'adulto, ma anche l'ambiente che lo circonda, a partire da prima del concepimento. Si parla di "primi mille giorni" perché è in questo periodo di tempo, dal concepimento fino ai due anni di età, che si forma gran parte dell'organismo. E proprio perché "in via di costruzione", è più facile modificarlo, adattarlo all'ambiente. Fino a qualche decennio fa, si pensava che le caratteristiche fisiche, biologiche e i comportamenti di tutti noi prendessero origine esclusivamente dai geni che abbiamo ereditato dalla madre e dal padre. Oggi, è ormai chiaro che le cose vanno diversamente, che non sono così semplici.

Non c'è fase della vita di una donna così complessa e faticosa, fisicamente, quanto i nove mesi della gravidanza. Durante la gravidanza, mese dopo mese, il corpo della donna "cede" sostanze nutritive indispensabili al feto per "costruirsi". Per poter mantenere in equilibrio il proprio apporto di tali sostanze senza andare in deficit, è necessario che la futura mamma ne assuma una quota superiore rispetto a quanto non facesse prima della gravidanza. Ma quello che forse si conosce meno, e che molti studi epigenetici stanno dimostrando, è che questi due fattori, l'alimentazione e l'ambiente materno, sono importanti anche per il nascituro. L'alimentazione durante la gravidanza influisce anche su molte malattie croniche come il diabete, l'ipertensione e le malattie cardiovascolari. È stato dimostrato attraverso numerosi studi scientifici che l'ambiente ha effetti e conseguenze sullo sviluppo del futuro bambino, come le abitudini alimentari, l'esposizione a determinati agenti tossici o lo stile di vita.

Il rapporto genitore-figlio nelle famiglie che si sono sottoposte a procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti è autentico esattamente come quello delle famiglie tradizionali e sorregge il punto di vista della teoria dell'attaccamento di Bowlby. Tutte le madri studiate hanno dichiarato che l'amore per i loro figli non era influenzato dal fatto che non avrebbero condiviso il legame genetico. La gravidanza è solo una decisione di distanza. La futura madre è in grado di modificare il genoma del figlio anche se l'ovulo è di un'altra donna. In ogni caso il periodo di gestazione di quell'embrione, benché la componente femminile sia stata donata, crea un legame fisico e psico-emotivo assai profondo con la madre. E non è certo da trascurare il fatto che essa lo partorirà ed allatterà.

Bambino che imita un'espressione facciale dei genitori

Le Tecniche di Riproduzione Assistita (ART) e l'Epigenoma

Le diverse tecniche di riproduzione assistita rappresentano un'opportunità per molte coppie con infertilità o ad alto rischio di avere bambini affetti da malattie genetiche di avere figli sani. Tuttavia, c'è sempre la preoccupazione che qualsiasi azione possa avere conseguenze inaspettate nei bambini. Il processo di fecondazione in vitro dipende principalmente da tre procedure: stimolazione ovarica (OS), fecondazione in vitro (IVF) o ICSI e coltura di embrioni. Sebbene la maggior parte dei bambini sottoposti a ART siano sani, studi recenti riportano che i nati a seguito di trattamenti IVF/ICSI hanno un rischio maggiore di eventi avversi perinatali, che potrebbero essere associati a disregolazione epigenetica, come anormali placentazione o basso peso alla nascita.

L'applicazione della tecnica ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection) non è esente da potenziali conseguenze dannose, come riportato da nuovi studi su possibili conseguenze sulla salute della prole. A causa dell'invasività dell'ICSI come metodo di fecondazione, la tecnica è spesso dibattuta come potenzialmente causa di disregolazione epigenetica. La salute dei bambini ICSI negli ultimi trent'anni sembra sostenere l'idea che potrebbe esserci un aumento del rischio di disturbi epigenetici, malformazioni congenite, alterazioni cromosomiche e subfertilità nei bambini nati a seguito dell'ICSI rispetto ai bambini concepiti naturalmente. Un'analisi dei meccanismi epigenetici e delle possibili alterazioni dell'imprinting in seguito all'utilizzo dell'ART, in particolare dell'ICSI, evidenzia anche il contributo degli spermatozoi alla regolazione epigenetica dell'embrione e i rischi delle condizioni di coltura in vitro sulla disregolazione epigenetica.

Dopo che la spermatogenesi è completata, la maturazione extra avviene nell'epididimo. L'ICSI è una procedura consolidata applicata in tutto il mondo per il trattamento delle coppie con infertilità. Data l'importanza dell'epigenoma degli spermatozoi per l'embriogenesi precoce, è necessario affrontare la questione dell'utilizzo dello sperma di uomini con problemi di fertilità per l'ICSI. Circa il 15% dei casi di infertilità maschile comporta alterazioni genetiche, come anomalie nel cariotipo e microdelezioni sul cromosoma Y, con conseguente grave oligozoospermia e azoospermia. La regolazione epigenetica dell'attività genetica rappresenta un aspetto critico della funzione spermatica e della relativa capacità fecondante; l'interruzione dell'epigenoma paterno può indurre infertilità maschile e trasferire aberranti informazioni all'embrione. Un elemento chiave del controllo della funzione dei gameti maschili riguarda la modificazione post-traduzionale degli istoni (organelli su cui è arrotolato il DNA), come metilazione, acetilazione e la fosforilazione, che consente l'attivazione o la repressione dei sottostanti geni. Le modifiche degli istoni sono essenziali nel governare i processi cellulari, come la trascrizione, la riparazione del DNA, la replicazione del DNA e la condensazione dei cromosomi.

Uno studio recente ha riportato la riduzione complessiva dell'acetilazione H4 e alterazioni della metilazione negli uomini astenoteratozoospermici rispetto ai normozoospermici. Il test di frammentazione del DNA viene applicato per valutare la rottura dei filamenti di DNA all'interno della testa dello sperma. La frammentazione del DNA spermatico (SDF) è generalmente indotta dallo stress ossidativo derivante da fattori ambientali e di stile di vita come il fumo, infezioni del tratto genitale, obesità e nutrizione. Inoltre, la SDF è frequentemente rilevata negli uomini con problemi di infertilità (ad esempio varicocele) ed è più diffusa in quegli individui rispetto alle controparti fertili. Le prove scientifiche indicano che un livello elevato di SDF compromette le probabilità di successo dopo la ART; i tassi di gravidanza clinica erano più alti nei pazienti sottoposti a fecondazione in vitro i cui partner maschi avevano bassi livelli di SDF. Pertanto, sembra ragionevole suggerire ICSI piuttosto che IVF standard nelle coppie con SDF elevato.

Tuttavia, la valutazione degli spermatozoi con l'analisi del liquido seminale presenta dei limiti; ad esempio, non valuta la funzione e la fisiologia dello sperma e la valutazione genetica o epigenetica. Il numero, la morfologia e la motilità vengono generalmente valutati per decidere sulla procedura ICSI piuttosto che l'inseminazione IVF standard. Nella oligoastenoteratozoospermia la morfologia degli spermatozoi è un altro parametro ampiamente utilizzato per scegliere l'ICSI, utilizzata di routine nei casi di pazienti con morfologia spermatica ridotta (<5%). L'esecuzione di ICSI o IVF non ha alcuna differenza negli esiti della gravidanza nei pazienti con teratozoospermia grave.

A seguito della fecondazione dell'ovocita da parte dello spermatozoo si forma l'embrione, la prima cellula del nuovo individuo che si moltiplica e sviluppa circa 200 cellule al 5°-6° giorno prendendo il nome di blastocisti, già differenziate in due tipi: il trofoblasto (TE) e la massa cellulare interna (Inner Cell Mass). Quest'ultima comprende un gruppo di cellule fissate all'interno del trofoblasto, che alla fine darà origine al feto. Le cellule TE sono quelle dello strato esterno della blastocisti, promuovendo il processo di impianto nel rivestimento dell'utero e la formazione di altri tessuti extraembrionali, compresa la placenta. Le cellule embrionali vengono guidate durante lo sviluppo iniziale attraverso la riprogrammazione epigenetica e il successivo ristabilimento delle firme epigenetiche specifiche del tipo cellulare. Questo coincide con il periodo in cui i gameti e gli embrioni vengono coltivati all'interno del laboratorio di embriologia. Pertanto, durante questa finestra temporale critica, eventuali perturbazioni artificiali potrebbero provocare modifiche epigenetiche nella prole con la possibile formazione di alterazioni dell'imprinting e di errori di metilazione del DNA nei geni impressi nei bambini nati dopo la ART rispetto a quelli concepiti naturalmente.

Microscopio in un laboratorio di FIVET/ICSI

I cambiamenti nella metilazione del DNA con l'invecchiamento potrebbero aumentare il rischio di sviluppare disturbi dello sviluppo neurologico nella prole. Le due principali ondate di riprogrammazione epigenetica si verificano durante la gametogenesi e dopo la fecondazione. Durante la gametogenesi, la maggior parte dei segni epigenetici parentali viene cancellata e ristabilita al momento dell'ovogenesi e della spermatogenesi. Una seconda onda di riprogrammazione epigenetica avviene subito dopo la fecondazione con una demetilazione paterna rapida e attiva e una demetilazione materna più lenta e passiva. La spermatogenesi può essere descritta da tre fasi principali: in primo luogo, la mitosi con la moltiplicazione degli spermatogoni, poi la meiosi per ridurre il numero di cromosomi da diploide ad aploide, e infine la spermiogenesi, che indica la riuscita maturazione degli spermatidi rotondi in spermatozoi. Tutti questi processi sono collegati tra loro e sono responsabili della normale produzione di gameti; la dinamica della riprogrammazione epigenetica e i loro sistemi regolatori sono fondamentali per la normale spermatogenesi e qualsiasi alterazione durante la spermatogenesi può causare una riduzione della quantità e qualità dello sperma.

Vi è una cascata di cambiamenti epigenetici durante le fasi iniziali dello sviluppo delle cellule germinali primordiali (PGC), che indicano eventuali alterazioni nella regolazione della funzione e dell'espressione genica durante la gametogenesi. Eventuali disturbi di queste regolazioni epigenetiche potrebbero provocare diversi stadi di infertilità, il che potrebbe essere trasferito alle generazioni future. L'uso eccessivo dell'ICSI dovrebbe essere attentamente valutato, date le sue potenzialità di rischi genetici ed epigenetici. Prove "limitate" suggeriscono che i bambini nati in seguito alla procedura ICSI hanno un rischio aumentato di malformazioni congenite, anomalie cromosomiche e profili ormonali riproduttivi alterati rispetto ai bambini concepiti naturalmente. Questi risultati sono stati tratti da J. Clin. Med. 2022, 11, 2135, Romualdo Sciorio - Sandro C.

L'imprinting negli ovociti e negli embrioni è sensibile ai cambiamenti ambientali. I segni epigenetici vengono acquisiti durante la prima fase della gametogenesi, la formazione e la migrazione delle PGC (cellule germinali primordiali che origineranno i gameti) nella cresta gonadica, e successivamente durante i primi giorni di sviluppo dell'embrione. La corretta definizione dei modelli epigenetici è essenziale per lo sviluppo dell'embrione. La regolazione epigenetica potrebbe essere modulata da fattori esterni ed interni, inclusa l'esposizione ambientale, l'alimentazione e lo stress. Su questa base, è stato suggerito che le condizioni di infertilità maschile influiscono sulla qualità dello sperma e che influenzino l'epigenoma degli spermatozoi. Infatti, la metilazione aberrante del DNA ai geni impressi è stata associata a spermatogenesi anormale e a un fattore di infertilità maschile. È stata collegata l'ipometilazione del DNA nel locus del gene H19 negli spermatozoi all'oligozoospermia e all'azoospermia. Quindi gli spermatozoi di pazienti infertili potrebbero avere maggiori probabilità di trasmettere impronte errate ai loro prole, suggerendo una correlazione tra imprinting genomico aberrante e ipospermatogenesi. Gli spermatozoi di uomini oligozoospermici potrebbero comportare un rischio maggiore di trasmettere alterazioni dell'imprinting.

Miti, Malintesi e la Realtà della Ricerca Scientifica

Questi articoli sull'influenza genetica della madre gestante sono talvolta percepiti come illusori e fuorvianti, almeno in questo contesto. È vero che c'è uno scambio chimico e biochimico fra embrione e madre, il feto si nutre attraverso la madre, ed è ovvio che sia così. Ma l'influenza della madre sul DNA del bambino non esiste per come la intendiamo noi comunemente. I bambini nati da ovodonazione nascono con caratteristiche tipicamente europee (persino con capelli biondi e occhi azzurri se i genitori genetici sono di tipo nordico), non nascono mica con tratti indiani o africani. Quindi, sebbene l'articolo parli di una cosa serissima, ossia l'influsso biochimico della gestante e l'importanza della salute e dell'igiene della stessa, il DNA non cambia: il bambino non avrà mai "gli occhi della mamma" se l'ovulo viene da una donatrice. I giornalisti spesso usano titoli sensazionalistici per impressionare i lettori, e se uno non ha letto tanto al riguardo è facile credere che la gestante modifichi il DNA dell'ovulo.

Le modifiche comunque CI SONO, ma riguardano in parte solamente processi di respirazione cellulare e poco più. Ci sono migliaia di geni in ogni essere umano, di cui solo una piccola parte si esprime, cioè viene tradotta in proteine e dà effetti visibili. Si sta studiando cosa faccia scegliere quali geni si devono esprimere e quali no, e in quale momento. Quindi alcune caratteristiche della madre durante la gravidanza, alcune condizioni ambientali ecc., possono silenziare o attivare determinati geni, ma non cambiare il codice genetico e quindi la sequenza di geni dell'embrione. Il messaggio che passa è talvolta sbagliato, perché non tutti hanno la capacità di comprendere termini scientifici quali epigenetica, etc. Molte, che non hanno sufficiente "cultura", non coglieranno la differenza tra "il modo in cui il genoma dell'embrione si potrà esprimere" e "ma non cambiare il codice genetico e quindi la sequenza di geni dell'embrione."

A volte si sente dire che alcune donne fortunate riescono a cambiare il DNA dei propri bimbi ovodonati. Questa è malainformazione o forse un'errata interpretazione della lettura di questi studi sull'epigenetica. Bisognerebbe accettare la realtà, e crediamo che anche il/i bambino/i ne risentirebbero in meglio, sia che gli venga detto che non. Anche per il genitore non genetico è meglio; è un percorso lungo e doloroso.

Molte cliniche sono scrupolose nelle informazioni che offrono a tutte le pazienti che si sottopongono a un trattamento di donazione di ovuli, sottolineando che il DNA dell'ovulo donato non è il fattore principale che influenza lo sviluppo del futuro bambino. Come ci spiega la dottoressa Rodríguez, "siamo il risultato delle nostre interazioni con l'ambiente". È stato dimostrato che l'ambiente uterino, il corpo della madre gestante, le cure durante la gravidanza e l'ambiente in cui si sviluppa il bambino durante la gestazione, indipendentemente dal fatto che i gameti provengano da donatori, sono fattori fondamentali, poiché influenzano inevitabilmente l'epigenetica di quel bambino e, quindi, si rifletteranno nelle sue caratteristiche fisiche e nella sua salute.

Tutto questo dimostra che le madri gestanti che si sottopongono a un trattamento di donazione di gameti svilupperanno legami biologici e, in una certa misura, anche genetici con i loro futuri figli, dimostrando così che condivideranno molto più del grembo in cui sono cresciuti. Come abbiamo commentato, l'epigenetica funge da ponte tra i geni e l'ambiente. In altre parole, l'ambiente può causare alcune alterazioni nella funzione genetica - senza modificare la sequenza del DNA - provocando, tra le altre cose, l'espressione di alcuni tratti anziché di altri. Questi cambiamenti possono verificarsi durante tutta la nostra vita, incluso lo sviluppo embrionale nel grembo materno.

Per quanto riguarda le somiglianze fisiche, alcuni centri hanno proprio un software che riconosce e appaia i tratti somatici dei donatori con quelli dei riceventi, chiedono una foto e fanno questo lavoro. In questi casi, si possono notare incredibili somiglianze tra genitori e bimbi anche nati da eterologa totale, tanto che si stenta a ricordarsi della loro origine. Non si sa come evolveranno i loro tratti fisici da adulti, ma al momento i risultati sono notevoli. Il discorso dell'imprinting ha aiutato a ragionare sul fatto, più in generale, che anche un figlio ovodonato sarebbe comunque legato alla madre gestante non solo dalla gestazione ma dall'azione che il suo corpo e il suo carattere avrebbero su di lui inevitabilmente. Qualsiasi possibile imprinting che si può dare durante la gestazione non è nulla rispetto al vero imprinting che si dà a un figlio vivendo con lui negli anni della sua vita. Se i figli non ci assomigliano fisicamente, finiranno per assomigliarci nelle espressioni, nei gesti, nei modi di dire. Quando un bimbo è neonato, è presto per tutto ciò, e se è diversissimo agli occhi degli altri, tale rimane. Poi con il tempo i legami e le somiglianze si creano, e le persone magari dimenticano.

Concetto errato vs. corretto di epigenetica

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