L'Evoluzione della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: Dati, Innovazioni e il Polo d'Eccellenza delle Marche

La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una frontiera cruciale della medicina contemporanea, offrendo speranza a migliaia di coppie che affrontano il delicato tema dell'infertilità. In Italia, l'ambito della PMA ha conosciuto un'evoluzione straordinaria negli ultimi vent'anni, segnata dall'approvazione della Legge 40/2004, che ne ha regolamentato l'applicazione e ha dato impulso a un percorso di crescita e innovazione costante. Questo progresso non si misura solo in termini di avanzamenti tecnologici, ma anche nell'impatto sociale che ha generato, contribuendo significativamente alla natalità del Paese. Le Marche, in questo scenario dinamico, si sono distinte con l'inaugurazione di un nuovo centro di eccellenza, destinato a diventare un punto di riferimento per l'intera regione e oltre.

La Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: Un Percorso Ventennale di Crescita e Sviluppo

Dall'approvazione della Legge 40/2004, che regola la PMA, sono oltre 217mila i bambini nati grazie a queste tecniche in 20 anni. Un dato di rilevanza nazionale, equivalente alla popolazione di città come Messina o Padova, che sottolinea l'importanza e l'efficacia di questi trattamenti nel panorama demografico italiano. Il numero dei trattamenti effettuati ogni anno è raddoppiato, evidenziando una crescente domanda e una maggiore capacità di risposta del sistema sanitario. Parallelamente, i tassi di gravidanza hanno mostrato un miglioramento significativo, testimoniando l'evoluzione delle metodologie e l'affinamento delle competenze professionali.

Questa crescita esponenziale è dettagliata dai dati raccolti dal Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, istituito proprio dalla Legge 40 presso l'Istituto Superiore di Sanità, che ha avviato la propria attività nel 2005. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2022, rileva l'Istituto superiore di sanità, l'attività di PMA è aumentata di quasi 2 volte, passando dai 63.585 trattamenti registrati nel 2005 ai 109.755 del 2022. Questa espansione si riflette direttamente sulla percentuale di bambini nati vivi sulla popolazione generale, che nel 2005 era dell'1,22% e nel 2022 è arrivata al 4,25%. Il registro ha meticolosamente ottenuto informazioni relative a 217.275 bambini nati vivi, fornendo un quadro statistico robusto dell'impatto della PMA.

Una delle trasformazioni più significative osservate è l'aumento considerevole delle procedure che utilizzano embrioni crioconservati. Queste tecniche sono cresciute in modo esponenziale, passando da 1.338 nel 2005, che rappresentavano il 3,6% delle procedure totali, a 29.890 nel 2022, pari al 31,1%. Questo valore è ormai simile al dato medio europeo del 2019, ultimo disponibile, che si attestava al 31,2%, a conferma dell'allineamento dell'Italia agli standard internazionali più avanzati. Il relativo tasso di gravidanza per ogni 100 trasferimenti eseguiti ha visto un notevole incremento, passando dal 16,3% nel 2005 al 32,9% nel 2022, dimostrando l'efficacia e la sicurezza crescenti di questa metodologia.

Il profilo delle donne che si sottopongono a cicli di Procreazione medicalmente assistita (PMA) in Italia ha anch'esso subito delle modifiche. L'età media è passata da 34 anni nel 2005 a 37 anni nel 2022, superando la media europea che nel 2019 era di 35 anni. In particolare, la quota di donne sopra i 40 anni è salita dal 20,7% nel 2005 al 33,9% nel 2022, un dato superiore al 21,9% registrato in Europa nel 2019. Questo evidenzia una tendenza, nelle donne, che pianificano una gravidanza più tardiva, rendendo la PMA uno strumento ancora più indispensabile.

Parallelamente, i dati evidenziano un'ottimizzazione delle pratiche cliniche. Il numero medio di embrioni trasferiti in utero è passato da 2,3 nel 2005 a 1,3 nel 2022. Questa riduzione, frutto di un approccio più mirato e sicuro, ha avuto un impatto diretto sulla percentuale di parti multipli, che è scesa drasticamente dal 23,2% nel 2005 al 5,9% nel 2022. Questo risultato è cruciale per la salute della madre e del nascituro, minimizzando i rischi associati alle gravidanze gemellari o plurime. Il Registro Nazionale della PMA, istituito all'interno dell'Istituto Superiore di Sanità, opera sotto la responsabilità di Giulia Scaravelli, ginecologa e farmacologa, che coordina un gruppo di lavoro multidisciplinare con competenze in epidemiologia, statistica, informatica, comunicazione e psicologia, garantendo un monitoraggio costante e accurato del settore.

PMA e Denatalità: Una Risposta alle Sfide Demografiche Italiane

I centri di fecondazione assistita riconoscono la PMA come uno strumento potentissimo contro la denatalità, un fenomeno che affligge l'Italia con circa 7,6 nati per 1.000 abitanti, secondo i dati ISTAT del 2024. In occasione del ventennale della Legge 40/2004, i centri Genera per la diagnosi e la cura dell'infertilità hanno lanciato un appello per una maggiore consapevolezza e conoscenza delle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (PMA) da parte dei cittadini, considerandole un possibile e ulteriore strumento per frenare la denatalità in Italia.

Dal 2004 a oggi, il flusso di nuovi nati è aumentato progressivamente, non senza le difficoltà legate ai divieti che un tempo vigevano proprio in base alla legge 40. Laura Rienzi, direttore scientifico di Genera, ha sottolineato come nel 2004 la PMA non offrisse le possibilità e le chance di successo che ci sono oggi. La tecnologia si è evoluta tantissimo sia a livello clinico, che all'interno dei laboratori di embriologia. Conquiste come la crioconservazione dei gameti, il test genetico pre-impianto sugli embrioni e i protocolli di stimolazione ormonale personalizzati sono tutti sviluppi che in questi 20 anni i centri più avanzati hanno raggiunto, consentendo di ottimizzare le possibilità di riuscita della PMA.

Tendenze demografiche Italia e impatto PMA

Oggi, il settore si trova di fronte a nuove sfide, come l'impiego dell'intelligenza artificiale, dei big data e dei test genetici per lo studio e la prevenzione dell'infertilità, tutte frontiere che si stanno esplorando. Quel che è certo è che oggi in Italia l'offerta di trattamenti è all'avanguardia e non ha nulla da invidiare a quella di altri Paesi Europei. Attualmente l'accesso a queste tecniche è in continuo miglioramento, ma potrebbe essere ampliato intervenendo sull'awareness dei cittadini, oltre che naturalmente aumentando l'offerta dei servizi su tutto il territorio nazionale.

Il Quadro della Natalità in Italia: Dati dal Ministero della Salute e Specificità della PMA

Le gravidanze ottenute grazie alle tecniche di fecondazione assistita continuano ad aumentare in Italia. Nel 2023 sono state 15.085, registrando una media di 3,9 per ogni 100. Questo dato, indicato dal rapporto del ministero della Salute sulla natalità, che traccia il quadro della maternità in Italia, mostra un incremento significativo rispetto all'anno precedente. Nel 2022, infatti, le gravidanze da fecondazione assistita erano state 14.364, pari a 3,7 su 100, segnando un aumento di circa il 5% anno su anno.

L'utilizzo delle diverse metodologie di PMA è molto variabile dal punto di vista territoriale. La fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero (FIVET) riguarda il 47,7% dei casi, mentre la fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI) costituisce il 35,4% dei casi. Il trasferimento dei gameti maschili in cavità uterina rappresenta il 5,5% delle procedure.

Un aspetto che emerge dal rapporto riguarda il ricorso al taglio cesareo. Nelle gravidanze con PMA, nel 2023 si è verificato nel 50,4% dei casi, una percentuale significativamente più alta rispetto alla media nazionale complessiva, che ha sfiorato un parto su 3, esattamente il 30,3%. Tuttavia, i dati denotano comunque una tendenza alla diminuzione in linea con le indicazioni delle Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo.

Resta ancora alta la percentuale di parti plurimi in gravidanze medicalmente assistite (6,9%) rispetto a quella registrata nel totale delle gravidanze (1,5%). Tuttavia, Laura Rienzi, embriologa e direttore scientifico del gruppo Genera, spiega che grazie all'avanzamento delle tecniche che consentono oggi di studiare lo stato di salute degli embrioni e di trasferire solamente quelli non affetti da patologie cromosomiche o ereditarie, con la politica del 'single embryo transfer', si è riusciti negli anni a ridurre le nascite plurime. La riduzione di parti gemellari è scesa in alcuni centri a meno dell'1%, dimostrando l'efficacia di queste strategie.

Il rapporto del Ministero della Salute traccia anche un quadro più ampio della natalità in Italia. Si partorisce 9 volte su 10 negli Istituti di cura pubblici ed equiparati. Circa il 20,1% delle madri sono di cittadinanza non italiana. L'età media della madre è di 33,2 anni per le italiane, mentre scende a 31,2 anni per le cittadine straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate sono quella dell'Africa (29,6%) e dell'Unione Europea (17,9%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 21,0% e l'8,3% delle madri straniere. Delle donne che hanno partorito nel 2023, il 42,4% ha una scolarità medio alta, il 22% medio bassa e il 35,6% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (41,2%). In Italia poi 6 madri su 10 lavorano, mentre il 23,7% sono casalinghe e il 14,2% disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2023 è per il 50,1% quella di casalinga, a fronte del 67,9% delle donne italiane che hanno invece un'occupazione lavorativa. Una maggiore frequenza di parti con procreazione medicalmente assistita ha riguardato le donne con un livello di istruzione alto (5,8%) e le donne con età superiore ai 35 anni, indicando un legame tra livello socio-culturale, età avanzata e ricorso alla PMA.

L'Infertilità: Oltre l'Età, Tra Patologie e Pianificazione Famigliare

Affrontare il tema dell'infertilità significa considerare una molteplicità di fattori, ben oltre la semplice questione dell'età. Sebbene la fertilità tenda a decrescere con gli anni, raggiungendo quasi lo zero intorno ai 44 anni nelle donne, non sempre è colpa dell'età. Esistono infatti numerose patologie, siano esse maligne o benigne, che possono ridurre la fertilità o compromettere la funzione riproduttiva. Tra queste, si annoverano anche malattie genetiche, che possono influenzare la capacità di concepire spontaneamente.

L'età media crescente delle donne che pianificano una gravidanza più tardiva, come evidenziato dai dati sulla PMA, rende ancora più evidente la necessità di un approccio olistico all'infertilità. Le coppie che chiedono aiuto per la procreazione ogni settimana sono numerose, a testimonianza di una problematica diffusa. In un contesto dove il tasso di natalità italiano è tra i più bassi d'Europa, con circa 7,6 nati per 1.000 abitanti, la medicina della riproduzione svolge un ruolo fondamentale nel supportare il desiderio di genitorialità. La comprensione approfondita delle cause dell'infertilità, che possono spaziare da fattori ormonali e strutturali a predisposizioni genetiche o conseguenze di trattamenti medici, è il primo passo verso un percorso di cura efficace e personalizzato.

Infertilità di coppia: quali sono le cause

Un Polo d'Eccellenza nelle Marche: L'Inaugurazione del Centro PMA di III Livello a Torrette, Ancona

Un importante passo avanti per la sanità marchigiana è stato compiuto con l'inaugurazione del nuovo centro regionale di PMA (Procreazione medicalmente assistita) di III Livello all'ospedale di Torrette, ad Ancona. Questa struttura, definita un "vero e proprio gioiello di bio-tecnologia" dal Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, Armando Marco Gozzini, rappresenta un altro successo e ha l'obiettivo di garantire un servizio completo all'utenza marchigiana e non solo. La creazione di un centro di terzo livello colma una lacuna che finora ha spinto molte famiglie a recarsi fuori regione per accedere a trattamenti più complessi.

L'investimento della Regione Marche si attesta intorno al milione di euro, una risorsa significativa che ha permesso di dotare la struttura di tecnologie all'avanguardia e di spazi moderni e adeguati, situati al 6° piano del presidio di Torrette. In questi locali, fino a qualche mese fa destinati ad altro, la direzione ha voluto fortemente che diventassero il cuore del centro di PMA fino al terzo livello di complessità. Il centro è stato spostato dall'ospedale Salesi al presidio di Torrette, garantendo ora la PMA di primo, secondo e terzo livello e prospettando quindi un servizio completo in ambienti confortevoli adatti. Questo spostamento, inoltre, libererà spazi per il presidio materno-infantile del Salesi, dove verranno ricavate le sale travaglio e parto, confermando l'adeguamento strutturale della struttura.

La nuova struttura, diretta dal dottor Maurizio Cignitti, Direttore della Medicina della Riproduzione e Tecniche di Fecondazione Assistita dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, è dotata di due ambulatori per il percorso diagnostico e la presa in carico dei pazienti. Poi ci sono due stanze per la degenza con quattro posti letto, un ambulatorio chirurgico ad alta complessità con una sala di preparazione, un laboratorio embriologico dove vengono trattati i gameti e dove viene fatta la fecondazione, un laboratorio di seminologia dove viene trattato il liquido seminale e una criobanca dove avviene la crioconservazione (a temperature bassissime) di ovociti, spermatozoi ed embrioni.

Mappa della regione Marche con evidenziato il centro PMA di Ancona
Nelle prossime settimane, terminato il completamento strutturale e il collaudo, inizierà il trasferimento delle apparecchiature esistenti, con l'implementazione delle nuove, e verranno trasferiti ovociti, spermatozoi ed embrioni ora crioconservati nelle sedi di Ancona e Pesaro. Nel nuovo centro di PMA che si occupa della cura delle infertilità della coppia, sarà possibile coprire tutti e tre i livelli: inseminazione intrauterina, fecondazione in vitro e trattamento di pazienti con azoospermia (MESA, trattamento di III Livello). Secondo i dati forniti dall'Istituto superiore di sanità, il fabbisogno è di mille cicli per ogni milione di abitanti. In futuro, quindi, si potrebbero garantire nella struttura anconetana fino a 1.200 cicli, sebbene per il momento l'obiettivo sia raggiungere 500 cicli l'anno. La richiesta nelle Marche è alta perché è legata al fatto che i figli si fanno sempre più tardi e diventa sempre più difficile averli. In questo senso la medicina della riproduzione può svolgere un ruolo chiave.

Obiettivi e Percorsi Innovativi del Centro di Ancona: Oncofertilità, Eterologa e Diagnosi Pre-impianto

Il centro di PMA di Torrette, sotto la guida del dottor Maurizio Cignitti, si pone principalmente quattro obiettivi strategici, che lo rendono un centro all'avanguardia nazionale. Il primo è aumentare il numero dei pazienti da trattare, rispondendo a una domanda sanitaria crescente. Il secondo obiettivo è l'attivazione di processi di oncofertilità, che prevedono la crioconservazione di gameti o embrioni di pazienti oncologici. Per questo, è fondamentale la multidisciplinarietà del sistema, con un team che coinvolge varie figure professionali come oncologi, ginecologi, andrologi, urologi, embriologi, genetisti, psicologi e assistenti sociali. Questo percorso garantisce la presa in carico dei pazienti interessati alla crioconservazione e l'attivazione della procedura stessa, preservando così la possibilità di genitorialità anche dopo trattamenti salvavita.

Il terzo obiettivo è attivare protocolli di fecondazione eterologa, offrendo questa opzione terapeutica alle coppie che ne hanno bisogno. Infine, il centro intende implementare l'analisi pre-impianto, una tecnica avanzata che permette di identificare anomalie cromosomiche o genetiche negli embrioni prima del trasferimento in utero, migliorando le probabilità di successo e riducendo il rischio di patologie ereditarie. Questi obiettivi sono assolutamente raggiungibili proprio grazie a questa nuova e importante implementazione che consentirà di avere una visione della PMA a 360°, come sottolineato dal dottor Cignitti.

L'assessore delle Marche alla Sanità, Filippo Saltamartini, ha riaffermato l'importanza della fecondazione assistita come prestazione di rilevante importanza per questioni anche sociali. Con questa struttura che garantisce dal primo al terzo livello, si colma una lacuna significativa. L'hub di Ancona, oltre a essere l'unico nelle Marche a offrire un servizio così completo, potrà ospitare pazienti in arrivo anche da altre regioni, consolidando il suo ruolo di punto di riferimento. Il Vice Presidente della Giunta e Assessore alla Sanità della Regione Marche, Filippo Saltamartini, ha dichiarato che l'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche si conferma ancora una volta, insieme alle altre Aziende Sanitarie, quale centro di eccellenza, dove operano altissime professionalità. Come ha brevemente riassunto il Magnifico Rettore di UNIVPM, Gian Luca Gregori, il Centro di PMA di Torrette rende le Marche competitive a livello nazionale e non solo, facendo del "modello Marche" un esempio vincente. Le fasi successive all'attivazione del centro per la PMA saranno altrettanto importanti e cadenzate da un programma già implementato, dall'istituzione della criobanca all'attivazione del percorso di oncofertilità. Il professor Andrea Ciavattini, Direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell'Azienda, ha aggiunto che ciò che è stato fatto qui non è da poco, e che le richieste nel settore aumentano, con sempre maggiori esigenze per la salute della donna, in ambito oncologico e non.

Le Nuove Frontiere Tecnologiche nella Lotta all'Infertilità: Intelligenza Artificiale e Robotica

L'innovazione tecnologica nella PMA non si ferma, spingendosi verso frontiere che solo pochi anni fa sembravano fantascienza. Un esempio lampante è l'impiego di un gioco di squadra fra tecnologie di frontiera, come l'intelligenza artificiale e la robotica, che ha consentito una gravidanza altrimenti impossibile, inutilmente inseguita per 19 anni da una coppia da un centro all'altro e con tecniche diverse. Questo risultato, sebbene sperimentale e limitato a un solo caso, è stato descritto sulla rivista The Lancet e dimostra la fattibilità della tecnica nei casi di infertilità maschile dovuta a un bassissimo numero di spermatozoi, condizione nota come azoospermia.

La ricerca è stata condotta negli Stati Uniti, nel Columbia University Fertility Center diretto da Zev Williams, con il coordinamento di Hemant Suryawanshi. Il loro team comprende esperti in tecniche di imaging avanzate, microfluidica ed endocrinologia riproduttiva per affrontare ogni singolo passaggio necessario per trovare e isolare gli spermatozoi rari. Come osserva Suryawanshi, primo autore dell'articolo, un campione di sperma può apparire del tutto normale, ma quando lo si guarda al microscopio si scopre solo un mare di detriti cellulari, senza spermatozoi visibili. Per questo, aggiunge Williams, autore senior dello studio, a molte coppie con infertilità maschile viene detto che hanno poche possibilità di avere un figlio biologico.

Diagramma del metodo STAR (Sperm Tracking and Recovery)
Per superare questo ostacolo è stato messo a punto il metodo chiamato STAR (Sperm Tracking and Recovery), che combina più tecnologie per identificare e recuperare gli spermatozoi rari da uomini affetti da azoospermia. In particolare, il metodo utilizza una tecnologia di analisi per immagini ad alta potenza, in grado di acquisire oltre 8 milioni di immagini in meno di un'ora. Successivamente, entra in gioco un sistema di intelligenza artificiale, addestrato a riconoscere gli spermatozoi vitali. Una volta identificati, questi vengono indirizzati in un chip con canali più sottili di un capello e, nel giro di pochi millisecondi, un robot estrae delicatamente lo spermatozoo, che può essere utilizzato per ottenere un embrione oppure conservato a temperature bassissime per essere utilizzato in futuro.

La tecnica è stata sperimentata su una coppia che da 19 anni cercava di avere un bambino. La donna, di 37 anni, si era sottoposta a 11 cicli di stimolazione ovarica in vista di interventi di fecondazione assistita, ma senza successo; l'uomo, di 39 anni, aveva un grave problema di azoospermia. Lavorando sul campione di sperma, il sistema STAR ha scansionato 2,5 milioni di immagini, identificando due spermatozoi vitali, che sono stati poi utilizzati per ottenere due embrioni e avviare la gravidanza. Questo risultato sottolinea un concetto fondamentale: basta un solo spermatozoo sano per creare un embrione, come commenta Williams, aprendo nuove prospettive per le forme più complesse di infertilità maschile.

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