La Fecondità Silenziosa e la Memoria che Trasforma: Comprendere "Feconda e Già Passata"

Il significato di espressioni come "feconda e già passata" si dispiega in una profondità che supera la mera definizione lessicale, toccando le corde dell'esperienza umana, della memoria e della trasformazione interiore. Non si tratta solo di capacità di generare vita in senso biologico, ma di un processo che riguarda la psiche, la cultura e il modo in cui il passato, anche quello più doloroso o apparentemente inerte, può diventare fonte di nuova energia e sviluppo.

Campo fertile al tramonto

La Dimensione Interiore della Fecondità: Accogliere e Generare dal Silenzio

Esistono fasi della vita interiore in cui una persona si trova più disposta a ricevere che a dare. In questi periodi, che spesso si manifestano mentre la vita esterna continua come sempre, piena di impegni, gioie e fatiche, la parola non nasce per il semplice desiderio di esprimere qualcosa, ma emerge solo dal silenzio. Questa condizione è profondamente significativa per comprendere la natura della fecondità non intesa in senso stretto. Si è più disposti a ricevere che a dare, e in questa ricettività risiede una peculiare forma di fertilità.

Sono momenti che si possono amare molto, in cui è come se lo spirito si liberasse di molte parole superflue, giungendo a una semplificazione. Il suo atteggiamento muta, diventando più femminile e incline ad accogliere, a essere fecondato, a farsi piccolo per ricevere il mondo. Questa "piccolezza" non è debolezza, ma un atto di umiltà che apre a una vasta ricchezza. È una predisposizione all'ascolto profondo, che permette all'interiorità di essere permeata e arricchita dalle esperienze e dalle osservazioni, creando un terreno fertile per nuove intuizioni e una crescita autentica. L'atto di accogliere, di diventare ricettivi, prepara l'anima a una fecondità spirituale e intellettuale.

In una cultura che cerca a tutti i costi di affermare il proprio ego, spesso percepito come una periferia debole della nostra identità, si tende a una continua emissione di parole e azioni volte a rafforzare la propria immagine. Questo ego, proprio per la sua intrinseca fragilità, ha bisogno di avere nemici per ingrandirsi e farsi largo, generando litigi dappertutto e di tutti, fatica, malattie, come se la sua esistenza dipendesse dal conflitto. I periodi ricettivi, al contrario, si rivelano vere benedizioni. Essi offrono una pausa dalla incessante affermazione di sé, un momento per trascendere la superficialità della parola continua che tiene in piedi la facciata di cartapesta dell'ego. È come la metafora della bandierina piantata sulla Luna, un gesto simbolico di possesso che non cambia la realtà, "come se questo la facesse diventare propria, come se la Luna ce l’avessero messa l’America o la Russia lassù". La vera fecondità interiore non risiede nel conquistare, ma nell'essere aperti a ciò che già esiste e si manifesta.

La Ricchezza della Nullità e l'Ascolto delle Voci Autentiche

In questi frangenti di apertura, la domanda che sorge spontanea è: chi ascolto ancora? La risposta profonda è che si presta ascolto ad ogni grande voce, a chiunque appartenga. Questo significa superare i pregiudizi e le categorizzazioni, cercando la saggezza in ogni fonte. Ad esempio, "se delle mie poesie mi parla un vecchio rabbino reso saggio dal sangue, dall’età e dai profeti, io sto ad ascoltarlo". La sua saggezza non deriva necessariamente da un'erudizione specifica in campo poetico - "ama la poesia? Non lo so. Forse non ne ha mai letta" - ma dalla sua comprensione delle radici profonde dell'esistenza. Egli, infatti, "ama (sa) tutto ciò da dove viene la poesia, le fonti della vita e dell’essere". Questa è una fecondità del sapere che non si limita alla superficie, ma va alla sostanza, arricchendo l'individuo che ascolta.

L'importanza dell'Ascolto

L'apertura all'ascolto si estende oltre la voce della natura e della saggezza universale, abbracciando anche la voce di tutti i mastri e maestri, quelle persone che, pur senza titoli accademici, detengono una conoscenza pratica e profonda del loro mestiere e del mondo. "Quando recito una poesia sul mare e un marinaio che non capisce nulla di poesia mi corregge, io gli sono riconoscente." La sua correzione non è un giudizio sulla forma poetica, ma un contributo prezioso basato sull'esperienza autentica del mare, che può rendere la poesia più veritiera e quindi, in un certo senso, più feconda. Lo stesso principio si applica agli scambi con "il guardaboschi, il fabbro, il muratore": ognuno di loro porta un pezzo di conoscenza e un'abilità che, se accolte, arricchiscono la percezione della realtà. Ogni cosa che viene donata dal mondo esterno diventa preziosa, poiché in quel mondo si è una nullità. Questa auto-percezione di nullità non è autocommiserazione, ma consapevolezza del proprio limite, che paradossalmente permette di diventare grandi.

Benedetti sono questi momenti in cui proprio perché si è una nullità si diventa grandi. Ci si allontana dalla "pozza noiosa dell’ego" per tornare alle fonti dell’essere ad abbeverarsi. Sono periodi in cui si smette di affermare la vita con prepotenza, riscoprendo che la vita va solo ricevuta, accettata, difesa, coltivata, e data. Non è un possesso da ostentare, ma un dono da gestire con cura. Questi periodi portano la pace nel cuore, una pace che è simile a quella generata dalla preghiera, perché ci si diventa liberi dal mito dell’auto-realizzazione e dell’autonomia forzata. Si è finalmente più liberi, perché tutto è necessario, originario, primario per chi può solo ricevere. In questa prospettiva, la vita diventa subito grande, perché grande è la vita stessa nella sua essenza, e non l'ego con le sue pretese. La fecondità, qui, è la capacità di lasciare che la vita fluisca attraverso di sé, nutrendo e trasformando.

Le Molteplici Accezioni di "Fecondo": Dall'Età al Pensiero

Il termine "fecondo" racchiude in sé un'ampia gamma di significati, la cui comprensione è fondamentale per apprezzare appieno la ricchezza del concetto. Etimologicamente, la parola, attestata avanti il 1364, deriva dal latino "fecŭndu(m)", che ha la stessa radice di "femĭna" (femmina) e "fetus" (feto), richiamando immediatamente l'idea di generazione e procreazione.

Nella sua accezione più immediata e letterale, "fecondo" si riferisce a ciò che è "atto a procreare": ad esempio, una donna in età feconda. Questo si estende alla descrizione di chi "ha o ha avuto molti figli, prolifico", come una madre feconda, o in senso più ampio, "nozze feconde" o un "matrimonio fecondo" da cui è nata prole, specialmente se numerosa. In ambito biologico, si parla dei giorni fecondi del ciclo mestruale, individuati verso la metà di un ciclo normale, in cui è possibile la fecondazione. Si dice anche dell'uomo che ha avuto molti figli, sottolineando la sua capacità generativa. Questa è la base, il principio primario della fecondità: la capacità di dare vita, di moltiplicare.

Albero carico di frutti

Parallelamente, il termine si applica al mondo naturale per descrivere ciò che produce frutti in abbondanza, ovvero è fertile: un campo, un terreno fecondo, o un albero fecondo. Questo concetto di abbondanza produttiva si estende metaforicamente alla "pioggia feconda" che, con senso attivo, feconda e fecondatore, nutre la terra, o poeticamente, al vento che raccoglie i semi. La fecondità qui è abbondanza, ricchezza di produzione, capacità di sostenere la vita.

Tuttavia, il significato di "fecondo" si arricchisce notevolmente nella sua applicazione figurata. Qui, "fecondo" descrive ciò che è "ricco di inventiva, di capacità creativa": un ingegno fecondo, una fantasia feconda. Si riferisce a chi è "capace di una produzione abbondante e continua", come uno scrittore o un musicista fecondo, la cui opera si moltiplica e si evolve. Ancora, un "metodo di ricerca, un argomento fecondo" è quello che "crea ampie possibilità di sviluppo", un tema fecondo è un soggetto su cui si può parlare molto e che offre terreno per ampie indagini. In senso ancora più astratto, si può parlare di una "pace feconda d’operosità" o di un "periodo storico fecondo d’avvenimenti", intendendo che genera sviluppi o effetti positivi, che è produttivo di risultati. Queste definizioni dimostrano come il concetto di fecondità travalichi il piano fisico per abbracciare la sfera intellettuale, creativa e sociale, indicando un processo che genera non solo nuova materia, ma anche nuove idee, nuove opportunità e nuovi orizzonti.

"Già Passata" e la Memoria che Feconda la Vita di Altri

Tra le cose belle e bellissime che si possono ricevere in questi periodi di ricettività, vi sono gli incontri e le esperienze che illuminano il significato profondo di "feconda e già passata". Un esempio eloquente è l'incontro con Piero Grasso, l'ex presidente del Senato, durante la presentazione del suo libro "Lezioni di Mafia". Di fronte a ragazzi, genitori e insegnanti, si è discusso di come la Palermo di sangue delle stragi abbia determinato e paradossalmente fecondato la vita di entrambi i relatori. Quello che più si porta nel cuore da tale esperienza è la reazione dei ragazzi: un silenzio pieno di riflessività, un cuore che si fa pensiero e non effimera emozione. Questo processo di interiorizzazione consente loro di comprendere, ovvero di sentire e sapere, che la vita non si può dare per scontata, e che ci si attacca più che mai alla vita proprio quando la vita più si frantuma. La tragedia passata, la violenza delle stragi, se elaborata, diventa un catalizzatore per un attaccamento più profondo e consapevole alla vita stessa.

Il passaggio da un ricordo sterile a una memoria feconda è cruciale. Fare del ricordo memoria è passare una tradizione. Il ricordo, infatti, può rimanere sterile, una semplice rievocazione di fatti senza impatto sul presente. Invece, quando diventa memoria feconda, esso genera e nutre la vita di altri. Non è più solo un evento accaduto in passato, ma è vita di nuovo in azione, anche se è passata. La lezione appresa da un evento traumatico, il dolore sopportato e superato, la consapevolezza acquisita, tutto questo viene trasformato in energia che può informare le scelte future e ispirare le nuove generazioni. Così, il passato, seppur doloroso e "già passato", non è un peso morto, ma una sorgente di vitalità e insegnamento, una fecondità che si manifesta nel presente e si proietta nel futuro, rendendo le esperienze passate un terreno fertile per la crescita collettiva. La memoria attiva, dunque, è un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà, una forza generatrice.

L'Eroica Fecondità Nascosta nelle Vite Ordinarie

Un'altra analogia potente si ritrova guardando il film "Still Life". Non si tratta di un film di grande richiamo, non proprio pieno di effetti speciali, se non quelli di una vita ordinaria. La narrazione segue la vita ordinaria di un uomo che si sforza di raccogliere quel che resta di persone morte senza nessuno che li ricordi, neanche al loro funerale. Questo uomo incarna la fecondità di un gesto apparentemente piccolo, ma dal significato immenso.

Con amorevole cura, quest’uomo salva quello che in ogni vita c’è da salvare. Egli restituisce la grandezza alle vite, anche le più piccole e apparentemente insignificanti. Questo gesto di cura, di recupero della dignità e della memoria, è un atto di fecondità. Sebbene le vite che egli onora siano "già passate" e dimenticate, il suo impegno le rende nuovamente feconde, non nel senso di riprodurre, ma di generare significato e valore. La sua stessa vita, agendo in questo modo, diventa quella di un eroe, proprio perché è piccola sino quasi ad essere trasparente. Eppure, come il percorso del film mostra, è una vita che si ingrandisce a dismisura proprio perché si mette al servizio di quelle degli altri.

Uomo che sistema oggetti antichi con cura

In questo contesto, la fecondità del "già passato" non si manifesta in grandi eventi o trasformazioni sociali immediate, ma nella capacità di riscoprire il valore intrinseco di ogni esistenza, di far emergere la sua storia dal silenzio e dall'oblio. L'uomo di "Still Life" dimostra come anche le tracce più lievi di una vita "già passata" possano essere recuperate e trasformate in una fonte di riflessione e apprezzamento per la vita stessa. Egli opera una fecondazione della memoria collettiva, alimentando l'idea che nessuna vita sia davvero insignificante e che il rispetto per chi ci ha preceduto sia un atto profondamente generativo per la nostra stessa umanità. Questo servizio altruistico, nato dalla ricettività e dall'attenzione per l'altro, è l'espressione più pura di una fecondità che non cerca l'affermazione di sé, ma la valorizzazione dell'esistenza altrui.

La Contemplazione come Atto Generativo e la Verginità dello Sguardo

Scrivere, in fondo, è condividere, e questo spazio si arricchisce degli apporti di chi legge e di chi riflette. In questi momenti di silenzio e di profonda ricettività, si ha la possibilità di guardare le cose, le persone, la vita con la verginità di chi le scorge per la prima volta. È uno sguardo puro, privo di preconcetti e di sovrastrutture mentali, che permette di cogliere l'essenza delle cose. Questa modalità di osservazione assomiglia così tanto a pregare che sembra di non fare altro. È un atto di contemplazione che, proprio come la preghiera, non cerca un risultato immediato o una produzione tangibile, ma un'intima connessione con la realtà.

Questa "verginità dello sguardo" è, in sé, un atto profondamente fecondo. Permette all'individuo di essere pienamente presente, di assorbire l'esperienza senza filtri, e di lasciare che essa germogli interiormente. Non si tratta di un'azione aggressiva di ricerca o di affermazione, ma di un'apertura passiva e accogliente che prepara il terreno per la nascita di nuove comprensioni, nuove sensazioni, nuove forme di conoscenza. In questo senso, la fecondità si manifesta non solo nella capacità di produrre, ma anche nella capacità di essere riempiti, di essere toccati dalla bellezza e dalla complessità del mondo.

Il silenzio e la contemplazione, pertanto, non sono vuoto, ma una pienezza latente, un terreno in cui il "già passato" - le esperienze vissute, le parole ascoltate, le osservazioni fatte - può decantarsi e trasformarsi. È attraverso questo processo intimo e spesso invisibile che il ricordo si affina in memoria, che il dato grezzo si eleva a conoscenza, e che l'individuo si apre a una fecondità che è generatrice di pace, saggezza e un profondo senso di libertà. La vita, così ricevuta e contemplata, non smette mai di essere grande, e la sua grandezza non è definita dall'ego, ma dalla sua intrinseca capacità di generare significato e rinnovamento, anche e soprattutto a partire da ciò che è stato e che è ora solo un eco silenzioso.

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