La gestione della febbre nei bambini e l’uso consapevole del paracetamolo

La febbre è uno dei sintomi più frequenti e, allo stesso tempo, motivo di maggiore apprensione in ambito pediatrico. Quando un bambino presenta un rialzo termico, i genitori si interrogano spesso sulla necessità di intervenire farmacologicamente, domandandosi se sia opportuno abbassare la temperatura per favorire il benessere del piccolo. Comprendere la natura biologica della febbre è il primo passo fondamentale per gestire correttamente la situazione, distinguendo tra il ruolo protettivo del sistema immunitario e la necessità di alleviare un eventuale malessere.

illustrazione schematica del sistema immunitario che combatte un'infezione

La natura della febbre: una difesa naturale

Immaginiamo le nostre difese immunitarie come un esercito dotato di aviazione, marina e truppe di terra. Tra le armi che questo speciale sistema di difesa utilizza c’è il rialzo della temperatura; infatti, molti germi “soffrono” se la temperatura non si aggira intorno ai 36-37 °C, per loro molto confortevole. La temperatura del nostro corpo è controllata da uno speciale termostato che abbiamo nel cervello, e più esattamente nell’ipotalamo. I pediatri sanno che la febbre non è un sintomo cattivo, ma una reazione del nostro organismo che si sta difendendo da una malattia.

La febbre è un aumento della temperatura corporea dovuto al fatto che il centro termoregolatore ipotalamico si tara su un valore più alto. È un fenomeno presente in tutti i mammiferi ed esistente da molti milioni di anni, da molto più tempo rispetto a quando l’uomo ha iniziato a produrre farmaci con lo scopo di sopprimerla. In tutte le condizioni in cui compare la febbre si verifica un aumento della sintesi di citochine come le interleuchine e gli interferoni. Spesso si associa ad altri sintomi, come dolore e minore reattività.

È fondamentale distinguere la febbre dall'ipertermia. L'ipertermia è un aumento non controllato della temperatura centrale ad un livello superiore rispetto a quello fissato dal centro termoregolatore ipotalamico; può derivare o da un'eccessiva produzione di calore (es. come conseguenza di una tempesta tiroidea) o da una ridotta capacità a disperdere il calore (come ad es. nel caso di un bambino troppo vestito) o da una combinazione dei due fattori. La risposta del corpo all'ipertermia è opposta a quella che si ha in caso di febbre: si ha rossore intenso perché i vasi sanguigni cutanei si dilatano e la sudorazione è abbondante.

Quando intervenire: il ruolo dei farmaci antipiretici

Se la febbre è un segno dell’impegno dell’organismo nel difendersi, abbassandola con i farmaci antifebbrili non rallentiamo la guarigione? Nulla di grave, ma il concetto è chiaro: non è necessario abbassare la febbre per aiutare la guarigione da una malattia infettiva. Il farmaco contro la febbre va utilizzato solo se il bambino è sofferente, ossia se la malattia porta dolore, difficoltà a nutrirsi o a dormire. Se il bambino ha la febbre a 39 °C e non accusa un particolare malessere, oppure sta dormendo, non c’è necessità di dargli il farmaco.

Le linee guida del NICE raccomandano che gli antipiretici non debbano essere utilizzati di routine col solo scopo di abbassare la temperatura se il bambino non ha altri sintomi. Gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili e non devono essere utilizzati con questa finalità specifica. Nei bambini, la febbre non è in genere pericolosa; occorre rassicurare i genitori che si tratta di una risposta naturale alle infezioni.

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L'uso della Tachipirina (Paracetamolo)

La Tachipirina (paracetamolo) è un medicinale di automedicazione che può essere usato per curare disturbi lievi e transitori facilmente riconoscibili e risolvibili senza ricorrere all'aiuto del medico. Per maggiori informazioni e consigli è sempre bene rivolgersi al farmacista. È essenziale seguire esattamente quanto riportato nel foglio illustrativo o le istruzioni del medico.

Posologia e somministrazione

Nei bambini è indispensabile rispettare la posologia definita in base al peso corporeo e non in base all’età, che è approssimativa ed indicata solo a titolo di informazione. Nei bambini sopra i 10 anni di età, il rapporto tra peso ed età diviene non più omogeneo a causa dello sviluppo puberale. Non dare al bambino Tachipirina per più di 3 giorni consecutivi senza consultare il medico.

Per la somministrazione di sciroppi, utilizzare la siringa dosatrice o il bicchierino. Per dosaggi superiori a 5 ml, prelevare la quantità necessaria con la siringa e versare il contenuto nel bicchierino. Introdurre la punta della siringa nella bocca del bambino ed esercitare una lieve pressione sullo stantuffo per far defluire la sospensione. Il prodotto deve essere utilizzato immediatamente dopo il prelievo. Dopo l’uso, chiudere il flacone avvitando a fondo il tappo e lavare la siringa e il bicchierino con acqua calda.

Avvertenze sugli eccipienti

Le diverse formulazioni contengono eccipienti di cui tenere conto. Il paracetamolo sciroppo contiene saccarosio (10 g per 20 ml); se il bambino ha il diabete, è necessario informare il medico. Contiene inoltre sorbitolo (1806 mg per 20 ml), che è una fonte di fruttosio. Le compresse orodispersibili possono contenere aspartame, non indicato nei pazienti affetti da fenilchetonuria. Le compresse classiche possono contenere lattosio. È sempre opportuno riferire al medico eventuali intolleranze agli eccipienti presenti nelle diverse forme farmaceutiche.

Paracetamolo vs Ibuprofene

Paracetamolo e ibuprofene vengono ampiamente utilizzati per trattare la febbre nei bambini. Una differenza rilevante è che l’ibuprofene possiede anche proprietà antinfiammatorie, mentre il paracetamolo no. In certi casi, come nel mal di gola o nell’otite, l’ibuprofene può teoricamente risultare più utile. Tuttavia, il paracetamolo ha un profilo di sicurezza maggiore. Usati alla dose corretta e per brevi periodi, entrambi non provocano effetti indesiderati significativi.

Riguardo l'uso alternato o combinato, gli studi indicano che l'associazione dei due farmaci non è superiore alla somministrazione del singolo principio attivo in modo clinicamente significativo. L'uso routinario combinato o alternato può comportare un aumento del rischio di errori nella somministrazione da parte dei genitori, senza offrire reali vantaggi nella riduzione della durata febbrile o del benessere generale del bambino.

Precauzioni e sicurezza

L’uso di dosi elevate e/o prolungate di paracetamolo può provocare alterazioni anche gravi a carico del rene e del sangue. In questi casi, il medico controllerà nel tempo, attraverso opportuni esami, la funzionalità del fegato, dei reni e la composizione del sangue. È importante non utilizzare il farmaco oltre la data di scadenza riportata sulla scatola e conservarlo a temperatura ambiente (inferiore a 25° C), in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce.

Inoltre, va ricordato che l'ibuprofene può causare insufficienza renale nei bambini disidratati. È sempre necessario prestare attenzione alle interazioni con altri medicinali, come quelli che rallentano o accelerano lo svuotamento dello stomaco, e consultare il medico o il farmacista per qualsiasi dubbio o effetto indesiderato non previsto.

schema grafico sulla corretta conservazione dei medicinali

La gestione della febbre dopo le vaccinazioni

Molti genitori si chiedono se sia necessario abbassare la febbre che compare dopo la vaccinazione o se sia utile somministrare paracetamolo preventivamente. Studi hanno dimostrato che nei bambini a cui si somministrava il paracetamolo, la febbre compariva più raramente, tuttavia, la produzione degli anticorpi risultava più bassa. La Joint Committee on Vaccination and Immunisation consiglia di somministrare una dose di paracetamolo ai bambini solo se compare febbre dopo la vaccinazione, seguita, se necessario, da una seconda dose dopo 6 ore.

La gestione della febbre rimane un atto di osservazione attenta. La febbre di per sé non fa male, ma è la risposta naturale all'infezione. Il compito principale del genitore è monitorare lo stato di idratazione, l'attività e il comportamento del bambino, intervenendo con il farmaco solo quando la sofferenza clinica del piccolo lo rende necessario, sempre seguendo le indicazioni mediche e rispettando rigorosamente i dosaggi basati sul peso corporeo.

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