Lo stato di salute dei figli è una delle preoccupazioni principali dei genitori. Sia perché si ha sempre paura di sottovalutare un malanno, sia perché la gestione può rivelarsi complicata, nella pratica ed emotivamente. Quando un bambino ha la febbre che non scende con paracetamolo, è difficile capire cosa fare. Molti genitori entrano nel panico, immaginando scenari tragici, ma è bene ricordare un aspetto centrale: la febbre non è una malattia, ma un sintomo, una reazione comune e spesso benefica dell’organismo.

Che cos’è la febbre e perché si manifesta?
La febbre è una risposta naturale del corpo a infezioni e malattie e di solito è un segno che il sistema immunitario sta lavorando per combattere l’agente patogeno. Quando un agente esterno entra nell’organismo, il sistema immunitario risponde innalzando la temperatura corporea. Con l’aumento della temperatura corporea riusciamo non solo a bloccare la proliferazione di un’infezione ma anche ad accelerare la risposta immunitaria contro di essa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera aumentata una temperatura corporea superiore a 37,5°C. La febbre è anzitutto il sintomo di una malattia e non una malattia; di per sé non danneggia l’organismo.
Come misurare la febbre nel bambino?
La percezione del calore al tatto, come appoggiare una mano sulla fronte, non è un metodo attendibile per determinare la presenza di febbre. Per la misurazione a casa, il metodo più consigliato per tutti i bambini è l’uso di un termometro elettronico in sede ascellare. Questa tecnica offre il miglior compromesso tra affidabilità e comfort. La misurazione rettale, pur essendo la più precisa nel determinare la temperatura centrale, è invasiva.
- Termometri a mercurio: il loro uso è fortemente sconsigliato e vietato.
- Misurazione orale: nei bambini piccoli questa via non è sicura, poiché comporta il rischio di rottura del termometro.
- Altre sedi (auricolare, frontale, inguinale): questi metodi non presentano la stessa attendibilità. In particolare, la misurazione auricolare può essere fuorviante nei bambini sotto i 3 mesi o in presenza di un’otite.
È importante notare che, se la temperatura viene rilevata internamente (rettale o auricolare), è necessario scalare 0.5° per ottenere la temperatura effettiva. Per la definizione di febbre in sede ascellare, ci si basa comunque sul valore misurato (ad esempio, 37.5°).
Le cause comuni della febbre acuta
Le infezioni virali rappresentano la stragrande maggioranza dei casi. Le infezioni batteriche, sebbene meno comuni, possono essere più serie e richiedere un trattamento specifico con antibiotici. Altri fattori includono:
- Età del bambino: l’età è un fattore critico.
- Vaccinazioni: alcuni vaccini possono causare una febbre di breve durata, che compare tipicamente nelle prime 24-48 ore. Altri, come quello contro il morbillo, possono indurre un rialzo febbrile anche a distanza di 1-2 settimane.
- Eruzione dei denti: contrariamente a una credenza diffusa, l’eruzione dei denti non causa febbre significativa o prolungata.
La febbre nel bambino - Dott. Farnetani Pediatra
Gestione corretta della febbre: misure di sollievo a casa
Prima di agitarsi, e contattare il pediatra, è bene focalizzarsi sul benessere del bambino. L’obiettivo non è abbassare la temperatura, ma ridurre il malessere.
- Ridurre il malessere: Gli antipiretici come il paracetamolo o l’ibuprofene possono aiutare a ridurre la febbre e alleviare il disagio. Non serve darlo così, tanto per fare, ma quando il bambino è insofferente.
- Idratazione e alimentazione: Offrire liquidi frequentemente, anche in piccole quantità. Non forzare mai un bambino febbrile a mangiare se non ha appetito.
- Abbigliamento e ambiente: Vestire con abiti leggeri aiuta il corpo a disperdere il calore in eccesso. Se il bambino dice che ha freddo, aggiungete uno strato, se ha caldo alleggerite.
- Cosa evitare: Non utilizzate mai spugnature con alcol, è una pratica pericolosa e tossica. Inoltre, non usate spugnature o bagni con acqua fredda: l’acqua fredda causa brividi, i quali, per reazione, aumentano la temperatura corporea interna.
L'uso consapevole dei farmaci antipiretici
Il paracetamolo è un antipiretico adatto ai bambini, nel giusto dosaggio. L’ibuprofene rappresenta una valida alternativa. Un punto cruciale da non dimenticare mai è che il dosaggio deve essere calcolato sempre in base al peso corporeo del bambino, non alla sua età.
- Via orale (sciroppo, gocce, bustine): è sempre la via preferibile.
- Via rettale (supposte): è un’opzione da riservare esclusivamente ai casi di vomito o di altre condizioni che impediscano l’assunzione orale.
- Uso alternato o combinato: la pratica di alternare o combinare paracetamolo e ibuprofene è fortemente sconsigliata. Aumenta significativamente il rischio di effetti collaterali e di commettere errori di dosaggio.
Cosa fare se la febbre non scende col paracetamolo?
Si era soliti pensare che una febbre che non scende col paracetamolo fosse sinonimo di malattia batterica grave, ma alcuni studi hanno dimostrato che non è per forza così. Se è vero che alcune malattie di origine batterica possono resistere agli antipiretici, è altresì vero che non è possibile usare il parametro della non risposta al paracetamolo per diagnosticare una malattia batterica. Anzi, alcuni studi hanno dimostrato una miglior risposta agli antipiretici nei bambini con batteriemia.
Se vostro figlio ha la febbre oltre i 38 gradi e a un’ora o due dalla somministrazione del paracetamolo non cala, valutate anche altri aspetti: è vispo, colorito, ha appetito? Un farmaco è considerato efficace se abbassa la temperatura di circa un grado e, soprattutto, se il bambino appare più sereno, meno sofferente e più reattivo. Quando un bambino sfebbra o quasi con l’antipiretico e passa dal semaforo “giallo” (pallore, scarso appetito, attività diminuita) al verde, la possibilità di una malattia severa si allontana.

Quando chiamare il pediatra o recarsi al pronto soccorso
È indispensabile la consulenza pediatrica o recarsi al pronto soccorso in presenza di “segni di allarme”:
- Età inferiore ai 3 mesi (in questo caso la febbre è sempre un segnale d'allarme).
- Temperatura oltre i 40°.
- Aspetto sofferente, sonnolenza, pianto inconsolabile o irritabilità.
- Rigidità nucale, convulsioni, difficoltà respiratoria.
- Segni di disidratazione (rifiuto di bere o riduzione della diuresi).
- Febbre persistente per più di 48-72 ore senza miglioramento.
Le convulsioni febbrili, nonostante possano far preoccupare molto i genitori, sono un’eventualità piuttosto comune e di solito benigna, che non comporta rischi a lungo termine per la salute. Se si verificano per la prima volta, è necessario recarsi in pronto soccorso per gli accertamenti. In conclusione, la valutazione clinica in primis e l'uso giudizioso degli esami di laboratorio rimangono le modalità migliori per decidere l'intervento da adottare nella gestione di un bambino febbrile.