La Lettura delle Etichette: Guida Completa alla Sicurezza Alimentare e alla Comprensione dei Materiali

Nel panorama odierno, in cui l'offerta di prodotti è vastissima, l'etichetta si rivela uno strumento indispensabile per ogni consumatore. Non è semplicemente un ornamento della confezione, ma costituisce il "biglietto da visita" o la "carta di identità" con cui un prodotto si presenta al grande pubblico, veicolando informazioni cruciali. Osservando le etichette dei prodotti intorno a noi, noteremo che possono essere molto diverse tra loro: alcune riportano molte indicazioni, altre pochissime. Questa diversità è spesso dettata da rigide normative che, pur permettendo creatività nella personalizzazione, stabiliscono in maniera stringente cosa e come debba essere comunicato.

Etichetta alimentare con elementi chiave evidenziati

Cos'è un'Etichetta e Perché è Fondamentale

"L’etichetta è qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore.” (art. 1 Reg. UE 1169/2011). Questa definizione sottolinea il ruolo onnicomprensivo dell'etichetta come veicolo di informazioni relative a un prodotto.

L'etichetta alimentare costituisce anche una tutela per i produttori, mettendoli al riparo da forme di concorrenza sleale, per esempio da parte di altre aziende che riportano indicazioni non corrette o non corrispondenti alle caratteristiche degli alimenti in vendita. Ma il suo scopo primario è informare il consumatore in modo chiaro, leggibile e duraturo. È un documento essenziale, ricco di elementi utili per il consumatore, contenente informazioni cruciali che ci aiutano a capire cosa stiamo acquistando e cosa consumiamo. L'Unione Europea ha infatti stabilito da tempo regole precise su cosa deve essere indicato. Ma perché l'etichetta sia utile, tutte queste informazioni devono essere facilmente leggibili, indelebili ed accessibili, altrimenti tutto questo valore svanisce.

Anche i prodotti preincartati, ovvero quelli che vengono confezionati sul luogo di vendita e nel momento dell'acquisto, come pane, formaggi, carne e salumi al taglio, e i prodotti agroalimentari venduti sfusi, ovvero offerti in vendita senza imballaggio e che non rientrano nella definizione di “preimballati”, come frutta e verdura, prodotti di pasticceria e panetteria, devono essere muniti di apposita etichetta in cui il consumatore può reperire le indicazioni obbligatorie. Questa può essere stampata e applicata al momento, esposta in loco oppure in alternativa fornita in formato digitale, purché le informazioni siano facilmente accessibili.

Il Quadro Normativo Europeo per la Sicurezza Alimentare

Da diversi anni è costante l’attenzione dell’Unione Europea verso i problemi dei consumatori nella lettura e interpretazione delle etichette dei prodotti alimentari. L'etichettatura degli alimenti è regolata da norme europee che hanno come obiettivi prioritari la sicurezza e la scelta consapevole dei consumatori. Abitudini alimentari corrette e una scelta informata e consapevole degli alimenti sono elementi cardine di uno stile di vita sano. Le informazioni sugli alimenti ci vengono soprattutto dalle etichette apposte sulle confezioni, costruite secondo una normativa che, negli ultimi anni, è divenuta sempre più complessa. Conoscere meglio quali sono le regole con cui si costruiscono le etichette alimentari può aiutarci a scegliere con più consapevolezza.

La tutela della sicurezza è l’obiettivo che orienta tutta l’azione normativa delle istituzioni del mercato unico alimentare europeo, in un’ottica olistica che prevede il mantenimento del benessere dell’uomo, degli animali e dell’ambiente (One Health). L’Unione Europea (UE) vuole garantire non solo regole e controlli lungo tutta la filiera di produzione alimentare, ma anche informare i cittadini perché, facendo scelte ponderate e consapevoli, si prendano cura della loro alimentazione e quindi del loro stato di salute.

Per perseguire questi obiettivi è necessario poter contare su una serie di strumenti che agiscano su tutti i livelli della filiera, dal produttore al consumatore. Due in particolare sono legati da un filo sottile di dipendenza, in una logica orientata alla prevenzione e alla salvaguardia della salute: EFSA (European Food Safety Authority), cioè l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e l’etichetta dei prodotti alimentari. EFSA è il principale referente scientifico: qualunque normativa dell’UE in materia di informazioni sugli alimenti, che possa avere un impatto sulla salute pubblica, è adottata solo dopo la sua consultazione; l’etichetta, in questo contesto, è il mezzo che consente di fare scelte corrette e di prevenire qualunque pratica in grado di indurre in errore il consumatore.

Le raccomandazioni di EFSA, basate sulla valutazione del rischio, sono direttamente collegate ai principi che guidano l’etichettatura alimentare perché si traducono in indicazioni specifiche sull’uso, sulle avvertenze o sulle informazioni nutrizionali in etichetta. Le indicazioni devono rispettare il diritto a un’informazione chiara e completa, con indicazioni che riguardano la natura, le caratteristiche e la sicurezza degli alimenti acquistati. L’etichetta contribuisce alla trasparenza della filiera alimentare e facilita la tracciabilità in caso di problemi di sicurezza. Rientra in questo caso l’indicazione dello stabilimento di produzione, per esempio, che è un’informazione che consente agli organismi preposti una più veloce identificazione in caso di allerte alimentari - un’informazione per la sicurezza sanitaria quindi, non di qualità del prodotto. Le valutazioni di EFSA possono poi riguardare anche i processi produttivi e gli ingredienti, determinando le informazioni che devono essere fornite in relazione agli effetti ed evitando di attribuire proprietà medicinali - divieto che si applica anche alla pubblicità e alla presentazione degli alimenti.

I principali passi normativi che hanno sostenuto e indirizzato l’obiettivo della tutela della salute del consumatore sono già presenti negli articoli 168 (salute pubblica) e 169 (protezione dei consumatori) del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, firmato a Lisbona nel 2007. Negli anni ‘60 e ’70 del 1900, dopo la costituzione della Comunità Economica Europea (CEE) gli sforzi si concentrarono nel garantire lo sviluppo di un mercato che assicurasse a tutti i cittadini l’approvvigionamento alimentare attraverso la Politica Agricola Comune (PAC). Negli anni ’80 furono quindi emanate le prime direttive quadro da recepire nelle legislazioni nazionali, con non poche difficoltà di armonizzazione e allineamento con le normative interne a ciascuno stato.

SICUREZZA ALIMENTARE NELL'UE | 2025

Ci pensarono le crisi sanitarie, che in quegli anni investirono il mercato alimentare europeo - l’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina (BSE) del 1986 e la contaminazione da diossina - ad imprimere una decisa svolta per la gestione di un mercato alimentare comune sempre più complesso. Con il duplice intento di estendere la tutela della salute lungo tutta la filiera di produzione, secondo il noto schema “dal campo alla tavola” e contrastare il crollo della fiducia dei cittadini, l’Unione sviluppò un quadro normativo tutto focalizzato sui temi della protezione della salute e della tutela del diritto alla corretta informazione al cittadino-consumatore.

Si tratta del cosiddetto “Pacchetto Igiene”, una proposta legislativa della Commissione, adottata dal Consiglio e dal Parlamento Europeo il 28 gennaio 2002: un quadro normativo completo che mira a garantire la sicurezza alimentare lungo tutta la catena, assegnando la responsabilità agli operatori del settore e prevedendo strumenti per l’autocontrollo, la tracciabilità, la gestione dei rischi e i controlli ufficiali. Nel tempo altri regolamenti hanno via via completato il quadro normativo, come per esempio l’ampio capitolo dei regolamenti che riguardano la sicurezza dei materiali a contatto degli alimenti (packaging e utensili vari, compresi i componenti per le macchine di produzione degli alimenti). Contestualmente, con uno dei regolamenti contenuti nel Pacchetto (Regolamento 178/2002) veniva istituita EFSA, cioè l’agenzia che può intervenire nel processo di autorizzazione degli alimenti nell’Unione Europea con una valutazione scientifica del rischio associato al consumo alimentare.Per aiutare i consumatori a orientarsi, la Direzione Generale Salute e tutela dei consumatori della Commissione Europea ha pubblicato l’opuscolo informativo “Come leggere un’etichetta di un prodotto alimentare” che raccoglie alcune delle informazioni utili per effettuare acquisti consapevoli.

Elementi Obbligatori nell'Etichetta Alimentare

Quando acquistiamo un prodotto alimentare vogliamo avere informazioni su ciò che compriamo e che poi consumeremo. Queste informazioni sono riportate dai produttori per obbligo di legge, e sono specificate in particolare dal Regolamento UE 1169/2011. La prima cosa da leggere è la denominazione del prodotto, cioè la sua definizione legale o commerciale, spesso indicata come "denominazione di vendita". È un elemento che non deve lasciare dubbi: deve chiarire cosa stiamo acquistando e cosa andremo a consumare, per esempio: olio extravergine di oliva, farina 00, maionese, ecc.

Denominazione del Prodotto e Trattamenti Subiti

La denominazione del prodotto deve comprendere anche informazioni relative a eventuali trattamenti subiti. Vicino alla denominazione possiamo trovare anche lo stato fisico del prodotto o il trattamento che ha subito, per esempio: «in polvere», «ricongelato», «liofilizzato», «surgelato», «concentrato», «affumicato». Se il prodotto ha subito un trattamento ionizzante, occorre indicarlo.

Elenco degli Ingredienti e Ordine Decrescente

Subito dopo troviamo l’elenco ingredienti, che deve essere completo ed ordinato in base al peso decrescente, dal più presente al meno presente. Tutte le sostanze impiegate nella produzione devono essere indicate in ordine decrescente di peso. Questo significa che il primo ingrediente nell'elenco è quello presente in quantità maggiore, fino all'ultimo, che è il meno presente. Così se troviamo "zucchero" come primo ingrediente e poi "farina", significa che c'è più zucchero che farina. Fanno eccezione i preparati a base di frutta o verdura mista, per i quali l'elenco può indicare che gli ingredienti sono presenti in proporzione variabile. Per gli ingredienti descritti con la denominazione del prodotto o con parole (p. es. “minestra di pomodoro”) deve essere indicata la percentuale presente.

Se sono presenti oli o grassi vegetali deve esserne indicata l’origine specifica (per esempio: palma, cocco, grassi idrogenati, ecc.). Gli additivi sono sostanze che sono aggiunte ad un alimento per diverse ragioni; per esempio, i coloranti aggiungono colore, mentre gli edulcoranti lo addolciscono. Esistono centinaia di additivi. Il loro impiego è regolamentato da articoli e in precise quantità, e devono essere indicati in modo esplicito o con la sigla relativa, preceduti dalla funzione. Anche gli aromi sono considerati ingredienti e deve essere specificato se gli aromi sono di origine naturale, cioè succhi, estratti da materie vegetali, o sintetica, che indica il ricorso ad aromi artificiali prodotti in laboratorio.

Allergeni: Riconoscere le Sostanze Critiche

Leggere gli ingredienti è importante non solo per capire cosa contiene il prodotto, ma anche per individuare additivi, conservanti o sostanze che preferiremmo evitare, soprattutto quelle che possono provocare reazioni allergiche. L’indicazione sull’etichetta di ingredienti e sostanze derivate è un obbligo per i produttori, anche per prevenire allergie e intolleranze. Per esempio, noccioline, latte, uova, pesce, glutine, frutta a guscio o soia devono essere chiaramente indicati.

Esempio di etichetta con allergeni evidenziati

Queste sostanze sono innocue per la maggior parte della popolazione ma in alcuni soggetti predisposti possono provocare gravi reazioni. L’indicazione deve essere evidenziata con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti (dimensioni, stile o colore) in modo da permettere di visualizzarne rapidamente la presenza. Anche la presenza di possibili tracce (dovuta alla contaminazione incrociata in fase di produzione) deve essere riportata in etichetta.

Durabilità del Prodotto: Scadenza e TMC

Sulle etichette ci sono due tipi di indicazioni circa la durabilità: la data di scadenza e il termine minimo di conservazione (TMC). Conoscere la differenza tra questi due termini può essere utile per evitare che un prodotto venga gettato quando ancora commestibile. Le date che corrispondono alle indicazioni “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro” indicano per quanto tempo l’alimento rimane fresco e può essere consumato senza alcun rischio.

  • "Da consumarsi entro": Fa riferimento alla vera e propria data di scadenza, utilizzata per alimenti freschi e deperibili come carne, pesce e latticini non pastorizzati. Dopo questo termine, il cibo non è più sicuro da consumare e può rappresentare un rischio per la salute.
  • "Da consumarsi preferibilmente entro": È invece il termine minimo di conservazione (TMC), che segnala fino a quando un prodotto mantiene le sue proprietà, come sapore, consistenza e profumo. Si usa per gli alimenti che possono essere conservati più a lungo (p. es. cereali, riso, spezie). Non è pericoloso consumare un prodotto dopo la data indicata, ma l’alimento può aver perso sapore e consistenza. Tuttavia, una volta superata questa data, l’alimento può essere ancora mangiato, purché non presenti segni di deterioramento. È il caso, ad esempio, di biscotti, pasta, riso e cioccolato.

Ogni anno nel mondo, circa un terzo del cibo prodotto viene sprecato, con conseguenze gravi non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale e sociale. Secondo recenti studi, oltre il 10% di questo spreco è legato a una scorretta interpretazione delle informazioni presenti sulle confezioni. In altre parole, grandi quantità di alimenti vengono buttate semplicemente perché le etichette alimentari non sono state comprese correttamente. È un dato abbastanza allarmante, ma anche un’opportunità, perché significa che una parte importante di tutto questo spreco può essere evitata, partendo da un gesto semplice, ma fondamentale: leggere con attenzione l’etichetta.

Fabbricante/Importatore e Informazioni di Contatto

Nomi e indirizzi del fabbricante o importatore devono essere chiaramente indicati sulla confezione in modo che il consumatore sappia chi contattare in caso di reclamo o per ottenere ulteriori informazioni sul prodotto. Questa informazione è obbligatoria per identificare il responsabile del prodotto.

Quantità Netta e Codice a Barre

Sulla confezione è indicata la quantità netta di prodotto. L'etichetta, infine, deve indicare il peso netto. Il principale strumento per garantire la tracciabilità dei prodotti alimentari è la loro “carta d’identità digitale”: il codice a barre. Ogni articolo, inclusi quelli venduti sfusi, è dotato di un’etichetta con un codice a barre, che può variare dalla forma lineare tradizionale ai codici bidimensionali come il QR Code. Nel settore dell’alimentazione e delle bevande, il codice GS1 13 è particolarmente diffuso. Si tratta di un codice a barre lineare composto da 13 numeri. Al momento della registrazione, GS1 Italia assegna 9 cifre a ciascuna azienda.

Un altro elemento fondamentale è il codice di lotto o tracciabilità. Quest’ultimo elemento è fondamentale per identificare un preciso ciclo produttivo e permette, in caso di problemi, di attivare richiami tempestivi e selettivi.

Origine del Prodotto: Un'Indicazione Chiave

L’indicazione del paese o della regione d’origine è obbligatoria solo per alcune categorie di prodotti quali la carne, la frutta e la verdura, miele, olio extravergine d’oliva, carni fresche e congelate delle specie suina, ovina, caprina e avicola. È inoltre obbligatoria se il nome commerciale o altri elementi sull’etichetta, quali un’immagine, una bandiera, o il riferimento a una località possono indurre in errore il consumatore sull’esatta origine del prodotto.

In particolare nel caso del latte e dei prodotti lattiero caseari è in vigore il decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 9 dicembre 2016, che prevede l’indicazione in etichetta dell’origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero caseari usando una delle seguenti diciture: “Paese di mungitura” e “Paese di condizionamento o trasformazione”. Se tutte le operazioni sono avvenute nello stesso paese, è possibile trovare la dicitura “Origine del latte” e il nome del paese di provenienza. Altre diciture consentite sono “Latte di paesi UE/non UE” e “Latte condizionato o trasformato in paesi UE/non UE”.

Indicazioni Volontarie: Valore Nutrizionale e Claim sulla Salute

Accanto alle informazioni obbligatorie, il produttore può aggiungere volontariamente delle indicazioni nutrizionali e sulla salute al fine di valorizzare maggiormente il proprio prodotto e dare al consumatore la possibilità di fare scelte più attente e in linea con le sue preferenze o necessità. Il Regolamento (CE) n. 1924/2006 norma l’inserimento di tali diciture sulla confezione in modo da garantire al consumatore l’accuratezza e la veridicità delle informazioni.

La Dichiarazione Nutrizionale Obbligatoria

In etichetta è obbligatoria poi la presenza di una dichiarazione nutrizionale che contenga informazioni in merito a valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. A queste informazioni può essere aggiunta l’indicazione sugli acidi grassi monoinsaturi, gli acidi grassi polinsaturi, i polioli, l’amido e le fibre. Questi valori sono solitamente riportati per 100 grammi e spesso anche per porzione.

Esempio di tabella nutrizionale

Indicazioni Nutrizionali e Sulla Salute

Con indicazione nutrizionale si intende «qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche, dovute all’energia (valore calorico) che apporta, apporta a tasso ridotto o accresciuto o non apporta; e/o alle sostanze nutritive o di altro tipo che contiene, contiene in proporzioni ridotte o accresciute o non contiene» (Art. 2 Reg. CE n. 1924/2006).

In generale, se viene usata la dicitura “senza”, quel nutriente nell’alimento sarà contenuto in quantità vicina allo zero (es. formaggio spalmabile senza grassi). Se viene usata la dicitura “basso”, significa invece che l’alimento contiene quel nutriente in quantità maggiore rispetto agli alimenti con la dicitura “senza” (es. formaggio spalmabile a basso contenuto di grassi). Infine se riporta la dicitura “ridotto”, significa che l’alimento contiene quel nutriente in quantità inferiore del 30% rispetto al prodotto standard (es. formaggio spalmabile ridotto in grassi).

Con indicazione sulla salute invece è intesa «qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra un alimento, o uno dei suoi componenti, e la salute» (art. 2 Reg. 1924/2006). Esistono norme UE per garantire che le indicazioni nutrizionali o sulla salute riportate sulle confezioni degli alimenti corrispondano a verità e siano basate su elementi scientifici. Indicazioni quali “basso tenore di grassi” o “elevato contenuto di fibre” devono essere conformi a definizioni armonizzate, in modo che abbiano lo stesso significato in tutti i paesi dell’UE. Le indicazioni sulla salute fornite devono essere comprovate da studi scientifici, aver ricevuto parere favorevole dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ed essere state incluse in un elenco di indicazioni consentite. Sono vietate indicazioni relative alla prevenzione, al trattamento o alla cura di una malattia, all’entità della perdita di peso, a eventuali pareri positivi di singoli medici.

Simboli e Certificazioni: Un Linguaggio Universale per le Scelte Consapevoli

Nell’era dell’informazione, le etichette alimentari sono diventate un campo minato di simboli e terminologie che possono confondere anche il consumatore più attento. Tuttavia, una comprensione approfondita dei simboli alimentari può essere la chiave per fare scelte alimentari più consapevoli e salutari. Alcuni loghi e simboli sono spesso usati per informare in modo immediato il consumatore su alcuni dettagli e specifiche del prodotto, altre volte per informare sull’imballaggio.

Certificazioni per Esigenze Specifiche

  • Marchio Spiga Barrata: È più di un semplice simbolo alimentare; è una promessa. Questo marchio, registrato e gestito dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC), garantisce che il prodotto è stato sottoposto a rigorosi test di laboratorio per assicurare l’assenza di glutine.
  • Certificazione Halal: È un marchio di qualità che va ben oltre la semplice conformità alle leggi alimentari islamiche. Questa certificazione indica che il prodotto è stato preparato seguendo standard igienici e di sicurezza molto elevati.
  • Simbolo della “U” cerchiata (Kosher): È un simbolo alimentare che nasce per indicare un alimento adatto ai consumatori di religione ebraica, ma in pratica è scelto da molti altri. Negli Stati Uniti, per esempio, questi prodotti sono acquistati soprattutto da persone non ebree, grazie all’elevato livello di controllo che ispira fiducia.
  • Marchio Vegan: È un simbolo alimentare portatore di un impegno etico e ambientale. Non solo indica l’assenza di ingredienti di origine animale, ma spesso suggerisce anche che l’azienda segue pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente.

Sostenibilità e Origine Controllata

  • Agricoltura Biologica CE: Il simbolo alimentare dell’agricoltura biologica CE, rappresentato da una foglia verde formata da stelle bianche, indica che un prodotto è stato coltivato rispettando i rigorosi standard biologici dell’Unione Europea. Questo marchio certifica che almeno il 95% degli ingredienti proviene da agricoltura biologica, escludendo l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici sintetici. L’uso del termine “biologico” sulle etichette è sottoposto a una rigorosa normativa comunitaria. La denominazione è permessa soltanto con riferimento a metodi specifici di produzione alimentare conformi a standard elevati di protezione dell’ambiente e di benessere degli animali.
  • Friend of the Sea: È una certificazione internazionale per la sostenibilità dei prodotti ittici. È riconoscibile dal simbolo alimentare con una vela su sfondo blu. Assicura che i prodotti provengano da pratiche di pesca o acquacoltura rispettose dell’ambiente marino, seguendo standard rigorosi.
  • UTZ Certified: È una certificazione internazionale che promuove la sostenibilità nella produzione di cacao, caffè, tè e nocciole. Il marchio UTZ, con un simbolo alimentare semplice e facilmente riconoscibile, garantisce che il prodotto provenga da coltivazioni che seguono standard rigorosi in materia di responsabilità ambientale e sociale. I produttori UTZ adottano pratiche agricole che riducono l’uso di pesticidi, preservano le risorse naturali e migliorano la gestione del suolo e dell’acqua. Inoltre, la certificazione sostiene condizioni di lavoro dignitose, assicurando salari equi e accesso alla formazione per i coltivatori, in modo da migliorare le loro competenze e la produttività agricola.
  • Certificazioni di Qualità o Origine: L’etichetta deve indicare eventuali certificazioni di qualità od origine (come DOP, IGP, BIO). Le indicazioni geografiche protette (IGP) garantiscono l’origine del prodotto in una certa zona geografica, dove devono avvenire almeno una fase di produzione o trasformazione. Le denominazioni di origine protetta (DOP) sono riservate a quei prodotti le cui qualità o caratteristiche dipendono essenzialmente o esclusivamente dall’ambiente geografico, inclusi i fattori umani. Per i prodotti biologici, almeno il 95% degli ingredienti deve essere di origine agricola. Esistono anche prodotti da aziende in conversione, in cui non tutti gli ingredienti sono biologici, ma si attesta l'origine biologica delle materie prime impiegate, indipendentemente dalla percentuale.
    Vari simboli di certificazione sulle etichette

Simboli per l'Imballaggio e lo Smaltimento

  • Bicchiere e Forchetta: Un bicchiere affiancato da una forchetta è un simbolo alimentare che segnala che il prodotto è idoneo al contatto con gli alimenti, anche se non è stato ancora utilizzato a questo scopo.
  • Simboli di Riciclo: I simboli di riciclo sono un invito all’azione. Ogni simbolo specifica il tipo di materiale utilizzato nell’imballaggio e fornisce istruzioni su come smaltirlo correttamente.
  • Punto Verde: È più di un semplice simbolo alimentare; è un impegno da parte del produttore.

La Tecnologia di Stampa e la Leggibilità dell'Etichetta

Tutto ciò però serve a poco se non è leggibile; è proprio per questo che la tecnologia di stampa utilizzata riveste un ruolo tanto importante quanto il contenuto dell’etichetta stessa. Un’etichetta ben leggibile può salvare un alimento. Sono ideali per produzioni ad alta velocità e per superfici diverse. Gli strumenti perfetti per incisioni permanenti, ad alta precisione ed indelebili. Consentono la realizzazione di etichette personalizzate, anche complesse dal punto di vista grafico, garantendo nitidezza e resistenza.

Perché sono utili queste tecnologie? Perché permettono di stampare con la massima accuratezza date di scadenza, numeri di lotto, codici a barre, QR code e altri elementi di tracciabilità, fondamentali per la conformità delle etichette alimentari alle normative europee. Sono progettate per garantire che le informazioni restino integre e leggibili fino al momento del consumo, anche in condizioni critiche come attrito, umidità, basse temperature o lunghi trasporti, assicurando così un’etichetta chiara, conforme e resistente. Leggere le etichette alimentari non dovrebbe mai essere complesso. Quando le informazioni sono riportate in modo chiaro e leggibile, il consumatore può compiere scelte più consapevoli, evitando inutili sprechi. Al tempo stesso, le aziende possono contare su strumenti affidabili per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei propri prodotti. La marcatura alimentare, infatti, non è solo una questione d’inchiostro o laser: è un punto d’incontro tra informazione, tecnologia e responsabilità ambientale.

La Sicurezza dei Materiali: Dal Contenitore ai Prodotti Chimici Pericolosi

Come accennato, il quadro normativo europeo si è arricchito con regolamenti che riguardano la sicurezza dei materiali a contatto degli alimenti (packaging e utensili vari, compresi i componenti per le macchine di produzione degli alimenti). Questa attenzione si estende alla protezione dei consumatori anche da prodotti non direttamente alimentari ma potenzialmente pericolosi, soprattutto quando si parla di contenitori o detergenti.

Riconoscere i Prodotti Chimici Particolarmente Pericolosi

I prodotti chimici particolarmente pericolosi per la salute, come detergenti e solventi, sono ampiamente diffusi nell’industria e nell’artigianato. Tali sostanze e preparati sono contrassegnati con i pittogrammi di pericolo GHS 05, 06 o 08. I prodotti chimici particolarmente pericolosi per la salute possono essere presenti ad es. in prodotti per la pulizia, pitture, inchiostri, ecc.

Pittogrammi di pericolo GHS

Tutti i prodotti chimici pericolosi sono contrassegnati da speciali pittogrammi di pericolo, i cosiddetti pittogrammi GHS. I pittogrammi GHS 05, 06 e 08 indicano prodotti chimici particolarmente pericolosi per la salute e sono presenti sull’etichetta o nella scheda di dati di sicurezza (SDS). Le frasi H (indicazioni di pericolo) descrivono quale pericolo comportano i prodotti chimici. Sono indicate nella sezione 2 della relativa scheda di dati di sicurezza. I prodotti chimici particolarmente pericolosi per la salute sono elencati nell’allegato 5 dell’Ordinanza sui prodotti chimici (OPChim). La loro vendita alla popolazione generale è di norma vietata o fortemente limitata. Il GHS 07 (pittogramma con punto esclamativo) non è incluso nell’allegato 5. È importante leggere sempre con attenzione l’etichetta e la scheda di dati di sicurezza.

Spiegazione dei Pittogrammi GHS 08, 05 e 06 e delle Principali Frasi H

Le frasi H (indicazioni di pericolo) indicano i rischi associati a una sostanza chimica. Le frasi P (consigli di prudenza) spiegano come proteggersi durante l’uso. Entrambe si trovano sull’etichetta e nella scheda di dati di sicurezza (SDS).

  • GHS08 - Pericolo per la salute: Il pittogramma GHS08 genera spesso incertezza. Indica, ad esempio, che la sostanza può essere letale in caso di ingestione e di penetrazione nelle vie respiratorie (H304) o può provocare allergia o sintomi asmatici o difficoltà respiratorie se inalata (H334).
  • GHS05 - Corrosivo (caustico): Può provocare gravi lesioni cutanee e danni oculari. Può sciogliere determinati materiali (ad es. metalli). I prodotti chimici contrassegnati con il pittogramma GHS05 e la frase H314 sono fortemente corrosivi. Possono causare danni permanenti alla pelle e agli occhi. Prestate la massima attenzione durante la manipolazione di queste sostanze e preparati. Questa frase H si riferisce ai danni fisico-chimici ai materiali e non ai danni alla salute.
  • GHS06 - Tossicità acuta (tossico): Questi prodotti chimici sono tossici. Anche un solo o breve contatto può provocare gravi danni alla salute o addirittura essere letale. È possibile una combinazione di più di queste frasi di pericolo.

Principio STOP e Sostituzione

Per le aziende che impiegano prodotti chimici particolarmente pericolosi per la salute, si applica il principio STOP. È fondamentale verificare sempre per prima cosa se è possibile sostituire il prodotto chimico particolarmente pericoloso per la salute con un’alternativa meno nociva - questa si chiama sostituzione.

Conoscere il significato dei simboli alimentari sulle etichette e delle indicazioni di pericolo è fondamentale per diventare consumatori più informati e responsabili, garantendo scelte consapevoli non solo sul cibo che consumiamo, ma anche sui materiali che entrano a contatto con esso e sui prodotti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana.

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