Prospettive e percentuali di successo della fecondazione eterologa al primo tentativo

La ricerca di una gravidanza rappresenta per molte coppie il coronamento di un progetto d’amore, un desiderio profondo che talvolta si scontra con ostacoli biologici e fisiologici. Quando le vie naturali o le tecniche di fecondazione omologa non conducono al risultato sperato, la procreazione medicalmente assistita (PMA) di tipo eterologo si propone come una strada efficace e supportata da rigorosi protocolli clinici. Comprendere le dinamiche di successo di tali percorsi richiede un’analisi dettagliata, che spazia dalla biologia della riproduzione fino alle sofisticate tecnologie di laboratorio oggi a disposizione.

rappresentazione schematica del processo di fecondazione assistita e fasi di laboratorio

La natura della fertilità umana e il contesto della PMA

Per comprendere appieno quali siano le percentuali di successo nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita, è innanzitutto importante ricordare che rimanere incinta non è semplice come sembra, poiché la specie umana ha una bassa efficienza del sistema riproduttivo: la probabilità di rimanere incinta al primo tentativo per una giovane coppia presumibilmente fertile, dopo un mese di rapporti sessuali mirati e non protetti, non supera infatti il 20%.

Le procedure di fecondazione assistita hanno l’obiettivo di superare le difficoltà di concepimento e, più in generale, di creare le condizioni per iniziare e portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano. È fondamentale sottolineare che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi effettuati in tal senso mostrano che la probabilità di successo aumenta effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari.

La fecondazione eterologa: un iter verso il successo

La programmazione di una fecondazione eterologa con ovodonazione o con donazione di liquido seminale è un iter molto semplice, che passa attraverso la selezione di una donatrice/un donatore compatibile con la coppia ricevente. Le donatrici, come da normativa vigente, sono giovani donne senza problemi di fertilità, e dunque le percentuali di successo di una ovodonazione sono sensibilmente più alte rispetto a quelle di riuscita di una fecondazione omologa.

Nelle cliniche specializzate, il ricorso all’ovodonazione permette alle coppie in cui la partner femminile ha l’esigenza di ricorrere agli ovociti di un’altra donna di aumentare significativamente le loro probabilità di ottenere una gravidanza. In questo caso, l’ovocita donato unito con il seme del partner maschile della coppia produrrà lo zigote. È importante notare che l’ovodonazione offre circa il 90% di possibilità di gravidanza nelle donne con prognosi riproduttiva complicata, soprattutto quelle di età superiore ai 40 anni.

Fecondazione in vitro e riproduzione assistita - Ginefiv Clinica

Il ruolo dell’età e della qualità dei gameti

L’età della donna è uno dei fattori più rilevanti nell’influenzare il tasso di gravidanza nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce infatti un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza, anche con tecniche avanzate come la FIVET o l’ICSI.

Parallelamente, l’infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi ed è spesso sottovalutato, poiché di frequente erroneamente confuso con la “potenza sessuale” ovvero la capacità di avere rapporti. Solo dopo l’analisi del liquido seminale (spermiogramma) l’uomo scopre eventualmente di avere una compromissione della qualità degli spermatozoi.

Tecniche di laboratorio: FIVET, ICSI e il fattore tecnologico

In Eugin, così come in altri centri d’eccellenza come la clinica Fertilab o Raprui, si mettono a disposizione dei pazienti le migliori competenze cliniche e le più avanzate tecnologie di laboratorio al fine di massimizzare il tasso di successo della fecondazione assistita. Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita ricreano artificialmente le condizioni ideali per l’incontro dei gameti e la formazione dell’embrione.

Nella fecondazione in vitro (FIVET), l’embrione che si sviluppa viene mantenuto in condizioni controllate per un breve periodo (2-5 giorni) e, dopo attenta valutazione, viene trasferito in utero per favorirne l’impianto e la crescita. La FIVET ha una percentuale di successo al primo tentativo del 38,2%, che aumenta fino a quasi l’80% al terzo tentativo. L’ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection), invece, è una tecnica che si caratterizza per l’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita, aumentando così le probabilità di fecondazione nei casi in cui la qualità o la motilità degli spermatozoi risulti compromessa.

confronto grafico tra le percentuali di successo al primo, secondo e terzo tentativo di PMA

Preparazione endometriale e crioconservazione

Al momento non vi sono evidenze scientifiche che concludono se sia più vantaggioso trasferire in utero embrioni freschi o preventivamente crioconservati mediante vitrificazione. Statisticamente, i tassi di successo del transfer di embrioni congelati sono infatti sovrapponibili.

Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare. In Italia, grazie all’estrema efficacia e sicurezza della tecnica di vitrificazione ovocitaria, è possibile l’utilizzo di uova crioconservate con risultati pressoché paragonabili a quelli ottenuti con ovociti freschi.

Il protocollo del "Matching" e l'epigenetica

Quando si affronta un trattamento di donazione anonima di ovuli, il processo di "matching" impiega un sofisticato sistema nel quale le cartelle cliniche di ogni donatrice includono fotografie, gruppo sanguigno e dati antropometrici al fine di individuare, in modo del tutto automatizzato, una corrispondenza fisica tra la donatrice e la ricevente e/o il suo partner.

È del tutto normale che le coppie si pongano interrogativi sulla somiglianza fisica o sul legame genetico. Tuttavia, l'epigenetica svolge un ruolo importante, poiché non riguarda solo i geni in sé, ma anche il modo in cui questi geni vengono espressi in base alle influenze ambientali e culturali a cui sono sottoposti. Esistono marcatori epigenetici molto importanti nelle prime fasi dello sviluppo umano, come la gravidanza e l'infanzia, che contribuiscono a plasmare l'aspetto, il carattere e i valori del futuro bambino.

Fattori che influenzano l'esito della procedura

Oltre alla qualità dei gameti, concorrono a determinare l’esito favorevole della procedura:

  • Il corretto inquadramento clinico e la scelta della tecnica più appropriata.
  • La personalizzazione della stimolazione ovarica, al fine di massimizzare il recupero ovocitario.
  • La presenza di attrezzature e tecnologie all’avanguardia nel laboratorio IVF.
  • La gestione dello stile di vita (alcool, fumo, stress), che ha sicuramente un peso determinante sulla qualità del materiale biologico.

Sebbene non sia possibile dare una risposta universale sulla percentuale di successo esatta per ogni singola paziente al primo tentativo, poiché bisogna tenere in considerazione numerose variabili individuali, i dati clinici odierni mostrano una tendenza estremamente positiva, specialmente quando la procedura viene eseguita in centri dotati di alta specializzazione tecnologica e personale qualificato.

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