L’offensiva dell’estrema destra contro il diritto all’aborto: una sfida globale ai diritti delle donne

Il panorama politico europeo e globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da una rinnovata e sistematica opposizione ai diritti riproduttivi e all'autodeterminazione delle donne. Questa tendenza, guidata da movimenti di estrema destra e sostenuta da organizzazioni ultraconservatrici, mira a ridisegnare il tessuto sociale attraverso la promozione di modelli familiari tradizionali ed eteronormativi, spesso strumentalizzando la questione dell'aborto come fulcro di una battaglia identitaria e nazionalista.

La strumentalizzazione politica dell'aborto: il caso della Spagna

Il recente scontro in Spagna offre un esempio emblematico di come il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) sia diventato terreno di scontro elettorale. La proposta dell'esecutivo di Pedro Sánchez, volta a includere il diritto all'aborto nella Costituzione, arriva in risposta all'approvazione da parte del Consiglio comunale di Madrid, con i voti di Partido Popular (Pp) e di Vox, di un provvedimento che obbligherebbe il personale sanitario a informare le donne che richiedono un'IVG del rischio di "trauma post-aborto".

"Il Pp ha deciso di unirsi all'estrema destra. Questo dipende da loro. Possono farlo", ha commentato l'esecutivo, ricordando che la stessa Corte Costituzionale ha già riconosciuto l'aborto come un diritto essenziale delle donne in una sentenza del 9 maggio 2023. Paradossalmente, persino il sindaco di Madrid, il conservatore José Luis Martínez-Almeida, ha riconosciuto che il "trauma post-aborto" non sia una "categoria scientifica riconosciuta".

Manifestazione per i diritti riproduttivi e contro le restrizioni all'aborto in una piazza europea

In Castilla y León, regione governata dal Pp insieme a Vox, è stata annunciata una misura per convincere le donne a non abortire, che prevede l'ascolto del battito del cuore del feto, l'obbligo di ecografie tridimensionali e di una consulenza psicologica. Come ha spiegato Yolanda Gomez Sánchez, giurista spagnola specializzata in diritto costituzionale, includendo l'aborto nella Costituzione, si consolida lo status costituzionale di questo servizio, rendendo altamente improbabile che un cambio di governo più conservatore possa abolirlo in futuro.

La minaccia dell'ideologia anti-gender in Europa

L'ascesa delle ideologie di estrema destra rappresenta una significativa minaccia all'ideale dell'eguaglianza di genere. Questa sfida non è confinata ad una singola nazione; la reazione contro l'uguaglianza di genere, che colpisce in particolare le comunità LGBTQIA+, sta diventando sempre più visibile su scala globale. I partiti di estrema destra adottano spesso una prospettiva tradizionalista, sostenendo un ritorno ai valori familiari convenzionali, affermando il controllo sui corpi delle donne e impegnandosi in campagne internazionali coordinate contro l'aborto e i movimenti femministi.

Il desiderio di controllare i diritti riproduttivi delle donne può essere interpretato come un vero e proprio sforzo per regolare la composizione demografica ed etnica all'interno degli Stati. In vari contesti, le questioni di genere vengono costantemente manipolate: nei Paesi Bassi, l'uguaglianza di genere viene utilizzata per escludere i migranti musulmani, mentre in Germania l'AfD sostiene la preservazione della struttura familiare tradizionale, opponendosi al gender mainstreaming e agli studi di genere.

Movimenti anti-gender in Italia e in Europa tra religione e politica

La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne è diventata un obiettivo primario di questi movimenti. In Paesi come la Bulgaria, la Polonia, la Slovacchia e l'Ungheria, la ratifica o l'attuazione della Convenzione sono state bloccate o messe in discussione, citando preoccupazioni sul fatto che promuova la "ideologia di genere" in contrasto con i valori religiosi e la cultura nazionale.

L'impatto dei finanziamenti internazionali e del lobbismo

Dal 2017, grazie a inchieste giornalistiche su documenti come "Restoring the Natural Order: an Agenda for Europe", è emerso come esista una rete di organizzazioni contro i diritti, finanziata da ingenti somme di denaro provenienti da Russia e Stati Uniti, pronta a collaborare con i partiti di destra ed estrema destra. Non si tratta più solo di movimenti della società civile; queste organizzazioni siedono ora direttamente nei palazzi di governo e nei parlamenti.

Secondo il rapporto EPF, le somme annuali destinate a queste iniziative sono aumentate costantemente, passando da 220 milioni nel 2019 a 271 milioni di dollari nel 2022. Una parte significativa proviene da fondi pubblici statali o programmi legati all'Unione Europea. Organizzazioni come la World Youth Alliance o Teen Star hanno ricevuto finanziamenti europei, mentre entità come il Center for Fundamental Rights in Ungheria operano come think tank specializzati in affari europei, promuovendo agende anti-gender a livello internazionale.

Resistenze e mobilitazioni: il movimento "My Voice, My Choice"

Di fronte a questa ondata reazionaria, la società civile ha risposto con forza. Il 17 dicembre 2025, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione storica per garantire l'accesso all'aborto sicuro e accessibile, a seguito dell'iniziativa dei cittadini europei "My Voice, My Choice" (MVMC), che ha raccolto oltre 1,1 milioni di firme.

Grafico che mostra la distribuzione dei voti nel Parlamento europeo sulla risoluzione per l'accesso all'aborto

Il movimento MVMC, nato da nove organizzazioni in otto Paesi, si batte per le 20 milioni di donne a cui non sono garantiti i propri diritti riproduttivi. La proposta prevede l'istituzione di un meccanismo finanziario volontario per aiutare le donne provenienti da Stati membri con restrizioni sull'aborto ad accedere a servizi sicuri e legali. Nonostante il successo del voto, la strada rimane in salita: la Commissione europea dovrà decidere entro marzo 2026 se tradurre questo mandato politico in un'iniziativa legislativa.

Il paradosso italiano: tra obiezione e attivismo

L'Italia si colloca tra gli Stati europei con un ranking medio-basso per i diritti riproduttivi, complici le problematiche legate all'obiezione di coscienza - che in alcuni ospedali sfiora il 70% - all'obiezione di struttura e alla mancanza di dati aggiornati per il monitoraggio. Federica di Martino, psicoterapeuta e fondatrice della piattaforma Ivgstobenissimo, sottolinea come in questi anni di governo sia aumentato il potere di gruppi antiabortisti, con fondi pubblici destinati ai movimenti pro-vita e una presenza sempre più ingombrante nei luoghi della salute pubblica.

Tuttavia, anche in Italia, le attiviste continuano a resistere. La mobilitazione di migliaia di donne contro le politiche antifemministe - dal disegno di legge Pillon alle mozioni comunali antiabortiste - testimonia una profonda frattura tra una politica che guarda a modelli conservatori e una società che chiede il rispetto dell'autodeterminazione. La questione dell'aborto non è una mera disputa ideologica, ma una questione di salute, dignità e uguaglianza che non può e non deve diventare territorio di campagna elettorale o argomento del populismo antiscientifico che nega la sovranità delle donne sulla propria salute riproduttiva.

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