La plagiocefalia è uno dei motivi di consulto più frequente soprattutto negli ultimi anni. Quale che sia l’eziologia, mal posizione intrauterina, trauma da parto, torcicollo congenito o semplicemente un adattamento dovuto alla posizione, il lavoro di prevenzione e di correzione della postura svolto dai genitori a casa è di fondamentale importanza. Lavorando ormai da anni con bambini, posso affermare che su questo problema, più di ogni altro, la collaborazione dei genitori fa veramente la differenza.

Che cos'è la "testa piatta" del neonato
Il termine "testa piatta" viene volgarmente utilizzato per indicare tutte quelle che, in gergo medico, vengono chiamate deformazioni craniche posizionali. Se a prima vista questo termine sembra difficile, in realtà è molto semplice: il termine deformazioni craniche sottintende semplicemente che la forma della testa è alterata rispetto alla sua condizione normale, mentre l'aggettivo "posizionale" indica che questa modifica di forma si deve a una posizione scorretta della testa, mantenuta durante troppo tempo nei primi mesi di vita del bebè, periodo in cui la testa cresce rapidamente ma è estremamente modellabile.
La "testa piatta del lattante" è, dunque, una deformazione cranica posizionale caratterizzata dal fatto che la testa ha subito delle modifiche rispetto alla sua forma naturale a causa della forza gravitazionale che agisce nel punto di contatto tra il cranio e la superficie d’appoggio. Nei bambini inferiori ad un anno, questa condizione ha un’incidenza fino al 48% e ha avuto un incremento notevole negli ultimi decenni per via della raccomandazione delle linee guida per la nanna sicura, che invitano a far dormire i bambini a pancia in su per prevenire la SIDS.
Le tre tipologie di deformazione cranica
In base al tipo di posizione scorretta e alla zona di pressione, si verificano tre diverse tipologie di testa piatta, che si creano a seconda di quale parte della testa appoggia contro le diverse superfici dei dispositivi per neonato.
Plagiocefalia posizionale
La parola plagiocefalia deriva dall’unione di due termini di origine greca: plágios, che significa "obliquo", e kephalé, che significa "testa". La plagiocefalia è un’anormalità cranica caratterizzata da un appiattimento unilaterale della regione occipito-parietale del cranio. Si forma perché il bambino, quando è in posizione supina, mantiene la testa ruotata sempre dallo stesso lato.

Se la plagiocefalia peggiora, la testa si deforma globalmente, assumendo una forma che visivamente ricorda il profilo di una sorta di parallelepipedo. Osservando la testa dall’alto in casi moderati o gravi, si nota che il profilo posteriore non è rotondo ma appiattito dal lato della plagiocefalia, un orecchio appare più avanzato dell’altro, e persino la fronte può risultare asimmetrica, con una volta cranica che si inclina verso il lato dello schiacciamento.
Brachicefalia posizionale
La parola brachicefalia deriva dall’unione di brachys ("corto") e kephalé ("testa"). Si tratta di una deformazione caratterizzata principalmente da un appiattimento posteriore della testa. In una visione laterale si presenta con l’assenza della classica curva posteriore, rendendo la testa più corta del normale e spesso con una nuca che tende ad essere più alta rispetto alla fronte. Questa condizione si crea perché i genitori, inconsapevolmente, posizionano il bambino per troppo tempo in posizione supina in supporti come lettini, ovetti o sdraiette, dove il bimbo fatica a muovere la testa lateralmente.
Dolicocefalia posizionale
Il termine deriva dal greco dolichos ("allungato"). Si intende una conformazione del cranio caratterizzata da una testa più lunga del normale e più stretta. È la forma meno diffusa e meno evidente. Si verifica solitamente perché il bambino, in posizione supina, gira la testa di 90 gradi appoggiandola prevalentemente lateralmente, oppure dorme costantemente su un fianco, causando un appiattimento laterale prolungato che "allunga" il cranio verso l'esterno.
Le cause dello sviluppo della testa piatta
Le deformazioni craniche posizionali secondarie rappresentano la stragrande maggioranza dei casi. Le cause per cui un bambino mantiene questi posizionamenti errati sono essenzialmente due:
- Atteggiamenti posturali dei genitori: L'utilizzo prolungato di dispositivi come la sdraietta, l'ovetto o il seggiolino auto, che vincolano la posizione del capo del neonato per tempi eccessivi.
- Contratture muscolari: Ad esempio, la presenza di un torcicollo miogeno del neonato, che impedisce al bambino di ruotare spontaneamente la testa in entrambe le direzioni, costringendolo a guardare sempre dallo stesso lato.
Nei primissimi mesi di vita, la testolina del neonato è estremamente modellabile. Se il bimbo assume posizioni scorrette e il genitore non se ne accorge, la pressione costante della superficie d'appoggio sul cranio, unita alla crescita rapida, porterà inesorabilmente allo sviluppo dell'appiattimento.
COME VALUTARE e COME RICONOSCERE se il NEONATO ha la TESTA PIATTA e la PLAGIOCEFALIA POSIZIONALE
Strategie di prevenzione: il ruolo dei genitori
La testa piatta sarebbe completamente evitabile se i genitori fossero informati sulle raccomandazioni posturali corrette sin dalla nascita. Esistono piccoli accorgimenti quotidiani che fanno la differenza:
- Alternanza: Alternare la posizione della testa durante la giornata e la nanna, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Se il bambino non tende a farlo spontaneamente, è bene ruotare la testa con molta delicatezza anche mentre dorme.
- Stimoli visivi: Spostare gli stimoli all’interno della culla (carillon, giostrine, luci) in modo che il bambino sia invogliato a ruotare la testa da entrambi i lati. Anche l'orientamento della culla rispetto alla stanza può essere cambiato per stimolare il piccolo a guardare verso la direzione meno preferita.
- Allattamento e trasporto: Alternare il braccio con cui si sostiene il bambino durante l’allattamento e, durante il trasporto in carrozzina o marsupio, avere l’accortezza di ruotare il capo dal lato opposto a quello preferito.
- Contatto faccia a faccia: Nei primi mesi, favorire il contatto visivo, facendo in modo che il bambino segua il volto dei genitori non solo con gli occhi ma anche con la rotazione del capo.
L'importanza del Tummy Time
Il cosiddetto tummy time (il tempo passato a pancia in giù) è fondamentale per lo sviluppo motorio e la prevenzione della testa piatta.
- Primi mesi: Favorire il contatto pancia a pancia con la mamma o le gambe dei genitori mentre il bambino viene cullato, sempre in stato di veglia e sotto sorveglianza.
- Progressione: Dopo il rientro a casa dall'ospedale, iniziare con brevi periodi, aumentando man mano fino a 15-30 minuti a settimana.
- Dai 3 mesi in poi: Favorire il tummy time per 30-60 minuti al giorno, suddivisi in più intervalli. Si possono utilizzare tappetini gioco con texture diverse e giochini annessi per aumentare le stimolazioni sensoriali. Per sostenere il bambino ed evitare che si stanchi troppo, è possibile posizionare un cuscino all’altezza del petto, ponendo oggetti di suo interesse davanti a lui.
È assolutamente normale se, all'inizio, il tempo a pancia in giù non sarà gradito dal neonato; non demoralizzatevi e procedete con gradualità.

Intervento e risoluzione: quando agire
Se la testa piatta è stata riscontrata, è fondamentale capire che non si risolve da sola "col passare del tempo". Prima si interviene, migliori saranno i risultati.
Tempistiche di recupero
La modellabilità cranica diminuisce drasticamente con la crescita:
- 0-3 mesi: La testolina è estremamente modellabile; è l'età d'oro per intervenire con successo e rapidamente.
- 3-6 mesi: La testa è ancora modellabile, ma i tempi di cura diventano più lunghi.
- 6-12 mesi: La crescita rallenta e l'ossificazione aumenta; il trattamento richiede costanza e tempi più estesi.
- Dopo i 12 mesi: Le tempistiche di miglioramento si allungano esponenzialmente e i margini di recupero sono ridotti.
Accorgimenti per la correzione
Se il bambino ha già sviluppato un appiattimento, il lavoro terapeutico (spesso in collaborazione con osteopati pediatrici o fisioterapisti) si concentra su:
- Riduzione della pressione: Diminuire il tempo trascorso supino in sdraiette, ovetti o supporti rigidi.
- Mobilità cervicale: Eseguire massaggi delicati alla schiena e al collo per ripristinare la mobilità cervicale.
- Posizionamento attivo: Utilizzare supporti laterali soffici (come i riduttori per passeggini) che contengano il tronco lasciando però il capo libero di muoversi.
- Giochi mirati: Posizionare il bambino sul fianco opposto allo schiacciamento durante il gioco (sempre sotto sorveglianza), magari usando un asciugamano arrotolato dietro la schiena per rendere la posizione più stabile.
Considerazioni su ausili esterni
Un quesito frequente riguarda l'efficacia dei cuscini specifici per la plagiocefalia. È importante chiarire che tali supporti non devono sostituire l'attenzione dei genitori: essi non "modellano" la testa, ma servono a distribuire meglio la pressione. L'attenzione va posta maggiormente sulla variazione costante delle posizioni. Per quanto riguarda gli elmetti ortopedici, il loro utilizzo solleva spesso dibattiti; si tratta di dispositivi progettati per esercitare una pressione correttiva, ma vengono presi in considerazione solo in casi specifici e sotto stretto controllo medico, quando le manovre posturali non risultano sufficienti.
Va ricordato che, nella maggior parte dei casi, la plagiocefalia posizionale non è una condizione patologica grave, ma una deformazione estetica che, se affrontata precocemente con consapevolezza e supporto professionale, può essere gestita con successo, riducendo drasticamente le preoccupazioni dei genitori e migliorando il benessere del piccolo.