La nascita di un figlio è un momento di gioia immensa, ma può anche portare con sé una serie di incombenze burocratiche, specialmente quando si tratta di accedere a benefici economici come il Bonus Bebè. Sebbene pensato per sostenere le famiglie, il percorso per ottenerlo può talvolta rivelarsi complesso, soprattutto a causa di errori nella compilazione delle domande o di interpretazioni restrittive da parte dell'INPS. Questo articolo si propone di analizzare in dettaglio le problematiche legate alla decadenza del Bonus Bebè, fornendo indicazioni su cosa fare qualora si verifichino errori nella presentazione delle pratiche, basandosi sull'esperienza diretta di famiglie che hanno affrontato tali difficoltà.
La Richiesta del Bonus Bebè e i Primi Passi
Il Bonus Bebè, noto anche come Assegno di Natalità, è stato introdotto per incentivare la natalità e supportare le famiglie nelle spese legate all'arrivo di un nuovo bambino. L'erogazione prevedeva un importo mensile (80 o 160 euro, a seconda dell'ISEE) per un periodo limitato, solitamente fino al compimento del primo anno di età del bambino o entro tre anni dall'ingresso in famiglia in caso di adozione.

Per accedere a questo beneficio, era necessario presentare una domanda entro 90 giorni dalla nascita o dall'ingresso del minore nel nucleo familiare. La corretta compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) era un passaggio fondamentale, poiché l'importo del bonus dipendeva proprio da questo indicatore. Molte famiglie si sono avvalse dell'assistenza dei Centri di Assistenza Fiscale (CAF) per la presentazione della domanda e della DSU, affidandosi alla loro professionalità per evitare errori.
L'Errore nella Compilazione della DSU: Conseguenze Impreviste
Un errore nella compilazione della DSU, anche se apparentemente di lieve entità, può avere ripercussioni significative sull'esito della domanda per il Bonus Bebè. Nel caso specifico di una famiglia, il CAF, nella compilazione della DSU per l'anno 2019, ha commesso un errore inserendo un indirizzo di residenza errato nel quadro B, relativo alla casa di abitazione. Questo disguido, apparentemente tecnico, ha innescato una serie di problematiche che hanno portato alla sospensione e alla successiva dichiarazione di decadenza del beneficio.

L'INPS, analizzando la DSU, ha rilevato una presunta non convivenza tra la madre e il figlio, basandosi sull'errato indirizzo di residenza indicato. Di conseguenza, la domanda è stata inizialmente bloccata, e nonostante i tentativi di chiarimento da parte della famiglia e del CAF, che hanno prodotto certificati di residenza storici a dimostrazione della convivenza, l'Istituto ha proceduto con la dichiarazione di decadenza.
La Decadenza del Bonus Bebè: Cosa Significa e Quali Sono le Cause
La decadenza dal Bonus Bebè, secondo quanto previsto dal sito ufficiale dell'INPS, si verifica al verificarsi di specifiche situazioni che comportano la perdita dei requisiti necessari per beneficiare dell'assegno. Tra queste, le più rilevanti sono:
- Perdita dei requisiti previsti dalla legge: Questo include il trasferimento della residenza all'estero, la perdita della cittadinanza o del titolo di soggiorno, la perdita della convivenza con il figlio, o la revoca dell'affidamento.
- Decesso del figlio.
- Revoca dell'adozione.
- Decadenza dall'esercizio della responsabilità genitoriale.
- Affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda.
- Affidamento del minore a persona diversa da quella che ha presentato domanda.
- Provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell'affidamento preadottivo.
È importante notare che il richiedente ha l'obbligo di comunicare all'INPS la perdita di uno dei requisiti entro 30 giorni dal verificarsi dell'evento.
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Nel caso analizzato, la motivazione addotta dall'INPS per la decadenza è stata la presunta non convivenza, derivante dall'errore nella DSU. Questa interpretazione, pur basata su una lettura formale dei dati, non teneva conto della realtà fattuale, ampiamente documentata dalla famiglia.
La Lenta Risposta dell'INPS e i Solleciti
La comunicazione tra l'INPS e i cittadini in queste situazioni può essere un processo lungo e frustrante. La famiglia in questione ha dovuto attendere mesi per ottenere risposte dall'Istituto, e le comunicazioni ricevute erano spesso generiche o ripetitive.
Le prime risposte dell'INPS, a seguito di solleciti, indicavano che la domanda era andata in decadenza perché dalla dichiarazione ISEE non risultava la convivenza con il figlio. Successivamente, si è parlato di "procedure in fase di aggiornamento" e di "omissioni rilevate nell'Isee/dsu", senza fornire dettagli precisi.

Solo in una comunicazione del 23 marzo 2020, l'INPS ha ribadito la motivazione della decadenza: "dalla dichiarazione ISEE non risulta convivente con il figlio per il quale è richiesto l’assegno, pertanto non può essere riesaminata". Una successiva comunicazione del 1° aprile 2020 ha aggiunto un ulteriore elemento di confusione, affermando che per l'anno 2020 non era stata presentata alcuna ISEE, "pertanto non ha rilevato un elemento essenziale per la permanenza del diritto ed ha posto in decadenza la sua domanda". Questa ultima affermazione era contraddittoria rispetto alle precedenti, che imputavano la decadenza all'ISEE del 2019.
Il Tentativo di Rettifica e il Ricorso Amministrativo
Informato dell'errore commesso, il CAF ha provveduto a rettificare la DSU, correggendo l'indirizzo di residenza della madre e inoltrandola nuovamente all'INPS il 23 luglio 2020. Nonostante questo intervento correttivo, l'INPS non ha fornito una risposta definitiva.
Di fronte all'inerzia dell'Istituto, la famiglia ha tentato di presentare un ricorso. Tuttavia, la risposta ricevuta il 29 dicembre 2020 è stata scoraggiante: il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la materia del Bonus Bebè, poiché non prevedeva ricorso al comitato provinciale. L'istanza è stata trattata come un riesame, ma la ricevuta di protocollo è stata considerata nulla. I continui tentativi di ottenere chiarimenti dall'INPS di competenza si sono infranti contro risposte evasive come "Non ce occupiamo noi. Non sappiamo cosa dirle".
Il Ricorso Giurisdizionale: L'Ultima Spiaggia
La normativa italiana prevede che, prima di poter adire le vie legali, sia necessario esperire un ricorso amministrativo. Nel caso del Bonus Bebè, l'istanza di riesame presentata all'INPS costituisce questo passaggio preliminare. Se il ricorso amministrativo viene rigettato, o se l'INPS non fornisce una risposta entro i termini di legge (generalmente 90 giorni), è possibile procedere con un ricorso giurisdizionale.

Nel caso descritto, sono trascorsi oltre 90 giorni dalla presentazione del ricorso gerarchico all'INPS senza una decisione definitiva. Pertanto, l'unica strada percorribile sembra essere quella del ricorso giurisdizionale, da notificare alla sede INPS che ha emesso il provvedimento di decadenza. Questo percorso richiede l'assistenza di un legale e comporta ulteriori costi e tempi.
Decadenza del Bonus Bebè e Abrogazione con l'Assegno Unico Universale
È importante sottolineare che, a partire dal 1° marzo 2022, il Bonus Bebè è stato abrogato e sostituito dall'Assegno Unico Universale per i figli a carico (Decreto Legislativo 21 dicembre 2021, n. 230). Questa nuova misura mira a semplificare il sistema di sostegno alle famiglie con figli, unificando diverse prestazioni.

Per quanto riguarda le domande presentate prima dell'abrogazione, la situazione può essere complessa. Nel caso di una contribuente che aveva dimenticato di inserire la quarta figlia nella DSU del 2018, l'INPS aveva dichiarato la domanda decaduta. Nonostante la presentazione di DSU corrette negli anni successivi, l'INPS aveva comunicato che, essendo la domanda decaduta nel 2018, la presentazione di ISEE corretti era irrilevante. L'Istituto aveva persino comunicato l'intenzione di recuperare le mensilità percepite nel 2019, considerate "non dovute".
L'INPS, nel messaggio n. 5145/2015, aveva comunque previsto la possibilità di riesame delle domande respinte per "non reperimento ISEE valido" o perché "dalla dichiarazione ISEE non risulta convivente con il figlio". In caso di accoglimento del riesame, l'assegno sarebbe stato corrisposto con tutte le mensilità arretrate spettanti. Tuttavia, con l'avvento dell'Assegno Unico Universale, la possibilità di sanare retroattivamente situazioni pregresse, specialmente per anni ormai lontani come il 2019-2020, diventa estremamente difficile, se non impossibile.
Cosa Fare in Caso di Errore o Decadenza
Di fronte a un errore nella compilazione della domanda del Bonus Bebè o a una dichiarazione di decadenza da parte dell'INPS, è fondamentale agire tempestivamente e con la dovuta documentazione.
- Verificare la Natura dell'Errore: Comprendere esattamente quale sia stato l'errore commesso (es. DSU errata, mancata presentazione ISEE annuale, ecc.) è il primo passo.
- Raccogliere la Documentazione: Munirsi di tutti i documenti che attestino la correttezza della situazione (certificati di residenza, dichiarazioni del CAF, comunicazioni con l'INPS, ecc.).
- Richiedere il Riesame: Se l'errore riguarda la DSU o la mancata convivenza, e la domanda non è ancora stata formalmente rigettata in via definitiva, tentare un riesame della domanda presso la sede INPS competente. È possibile farlo accedendo con il PIN dispositivo sul sito dell'INPS e utilizzando la funzione di comunicazione delle variazioni o inviando una specifica istanza.
- Valutare il Ricorso Amministrativo: Se il riesame non porta a risultati o se la domanda è stata rigettata, presentare un ricorso amministrativo all'INPS. Questo è un passaggio obbligatorio prima di poter intraprendere azioni legali.
- Considerare il Ricorso Giurisdizionale: Qualora il ricorso amministrativo venga respinto o decorsi i termini senza risposta, è necessario valutare la possibilità di un ricorso giurisdizionale presso il Tribunale civile, con l'assistenza di un legale.
- Consultare un Professionista: Data la complessità della materia e le frequenti modifiche normative, è sempre consigliabile rivolgersi a un CAF, un patronato o un avvocato specializzato in diritto previdenziale per ricevere consulenza personalizzata e supporto nella gestione della pratica.

La vicenda raccontata evidenzia quanto sia cruciale la precisione nella presentazione delle pratiche burocratiche e quanto sia importante essere informati sui propri diritti e sulle procedure da seguire in caso di problematiche con gli enti previdenziali. Nonostante le difficoltà, la determinazione e la corretta informazione possono fare la differenza nel tentativo di ottenere i benefici spettanti.