La questione dell'aborto in Marocco rappresenta un complesso intreccio di leggi restrittive, influenze religiose, pressioni sociali e un crescente movimento per i diritti delle donne. Sebbene il Marocco abbia recentemente compiuto un passo significativo depenalizzando l'aborto in specifici casi, il cammino verso una piena autodeterminazione riproduttiva è ancora lungo e irto di ostacoli.
La Riforma del Codice Penale e i Nuovi Limiti all'Aborto
Nel 2019, il Marocco ha visto una riforma del proprio Codice penale, promulgato originariamente nel 1962. Questa modifica, fortemente voluta dal re Mohammed VI dopo consultazioni con i ministri della Giustizia e degli Affari islamici, nonché con il presidente del Consiglio nazionale per i diritti umani, ha aperto una breccia nel rigido divieto di interruzione volontaria di gravidanza.

Fino a quel momento, l'aborto era consentito solo ed esclusivamente nel caso in cui fosse in pericolo la vita della madre. Chiunque avesse provocato un aborto al di fuori di questa eccezione rischiava fino a cinque anni di carcere, mentre per le donne che abortivano le pene potevano variare dai sei mesi ai due anni. Queste pene sono rimaste in vigore per gli aborti praticati al di fuori dei casi consentiti dalla nuova legge.
La riforma ha introdotto tre nuove circostanze in cui l'aborto è depenalizzato:
- Malformazione del feto: Quando il feto presenta gravi anomalie o malformazioni che compromettono la sua salute o la sua vita.
- Stupro: In caso di gravidanza derivante da violenza sessuale.
- Incesto: In caso di gravidanza derivante da relazioni familiari proibite.
Questi casi, sebbene rappresentino un progresso, sono ancora limitati e suscitano dibattiti. Alcune associazioni femminili li considerano insufficienti e spingono per una riforma ben più consistente che ampli ulteriormente i diritti delle donne. L'esperienza, infatti, insegna che un minimo cedimento su questi temi può, nel tempo, portare a ulteriori aperture.
Il Contesto Storico e Culturale: Tra Tradizione e Modernità
La posizione del Marocco sull'aborto è profondamente influenzata dal suo contesto culturale e religioso. Sebbene il Paese sia considerato moderatamente islamico, la legge islamica (Sharia) gioca un ruolo significativo nell'orientare le decisioni legislative.
Il Codice penale marocchino, prima della riforma, rifletteva una visione conservatrice, in linea con le interpretazioni più restrittive della legge islamica riguardo alla sacralità della vita sin dal concepimento. L'aborto era considerato un atto illecito, equiparabile all'omicidio, soprattutto dopo i primi 120 giorni di gestazione, periodo in cui si ritiene che l'anima venga insufflata nel feto.
Tuttavia, la questione dell'aborto nell'Islam presenta sfumature e interpretazioni diverse a seconda delle scuole giuridiche. La scuola malikita, dominante in Marocco, tende a proibire l'aborto in tutte le fasi. Altre scuole, come la hanafita, consentono l'interruzione di gravidanza nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.

L'interpretazione del Corano, il testo sacro dell'Islam, non offre un riferimento diretto e univoco sull'aborto. Alcuni versetti descrivono lo sviluppo dell'embrione, suggerendo una graduale sacralità della vita. La dottrina islamica, inoltre, riconosce la necessità di salvare la vita della madre, considerando la sua vita come prevalente su quella del nascituro in situazioni di grave pericolo. Questo principio, noto come "minore dei mali", apre a eccezioni in casi di rischio per la salute materna.
Un aspetto cruciale riguarda le gravidanze derivanti da adulterio o stupro. L'Islam condanna fermamente l'adulterio, ma la sua applicazione in casi di stupro presenta complessità. Sebbene la gravidanza frutto di stupro non sia colpa della donna, le leggi marocchine hanno storicamente criminalizzato le relazioni extraconiugali, creando un dilemma legale e sociale per le vittime.
La Lotta per la Depenalizzazione: Attivismo e Resistenza
Nonostante le restrizioni legali, il fenomeno dell'aborto clandestino è una realtà diffusa in Marocco. Le donne che non desiderano portare a termine una gravidanza indesiderata, per motivi economici, sociali o personali, sono spesso costrette a ricorrere a metodi illegali e rischiosi.

Questi aborti clandestini vengono praticati in condizioni precarie, da personale non qualificato, con conseguenze sanitarie gravissime, tra cui infezioni, emorragie e, nei casi più tragici, la morte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che una percentuale significativa delle 220.000 donne che ricorrono all'aborto clandestino in Marocco ogni anno subisca gravi complicazioni.
Di fronte a questa situazione, numerose organizzazioni non governative (ONG) e attiviste per i diritti delle donne hanno intrapreso un'intensa attività di sensibilizzazione e advocacy per la depenalizzazione completa dell'aborto. Tra queste spiccano:
- Movimento Alternativo per le Libertà Individuali (MALI): Questa organizzazione fornisce gratuitamente pillole abortive ottenute all'estero, offrendo consulenza e supporto alle donne. La sua fondatrice, Ibtissame Betty Lachgar, stima di aver aiutato migliaia di donne dal 2012.
- Associazione marocchina per la lotta contro l'aborto clandestino (AMLAC): Fondata dal ginecologo Chafik Chraïbi, l'AMLAC si impegna a documentare i pericoli dell'aborto clandestino e a promuovere campagne di informazione.
- Hors la Loi: Nata nel 2019, questa ONG si è mobilitata per il rilascio della giornalista Hajar Raissouni, condannata per aborto clandestino e atti contro la morale pubblica.
Il caso di Hajar Raissouni nel 2019 ha acceso i riflettori sulla questione, portando a una maggiore attenzione mediatica e a una mobilitazione della società civile. Sebbene il re Mohammed VI le abbia poi concesso la grazia, la sua condanna ha evidenziato le lacune legislative e la necessità di un dibattito pubblico più aperto.
Le attiviste utilizzano sempre più internet e i social media per superare i confini geografici e sociali, raggiungendo anche le aree rurali e le fasce più svantaggiate della popolazione. Petizioni online, campagne sui social network e la condivisione di informazioni sono diventati strumenti fondamentali per aggirare il controllo statale e promuovere un cambiamento culturale.
Criticità e Ostacoli sulla Via della Riforma
Nonostante i progressi, il cammino verso la piena depenalizzazione dell'aborto in Marocco incontra ancora notevoli ostacoli:
- Conservatorismo sociale e religioso: La società marocchina, pur in evoluzione, mantiene ancora forti radici conservatrici. Il Consiglio degli Ulema, massima autorità in materia di diritto religioso musulmano, ha espresso riserve su qualsiasi modifica del codice penale che non segua la legge islamica, ponendo un freno alle potenziali riforme.
- Volontà politica limitata: Nonostante alcune aperture, manca ancora una piena volontà politica da parte delle istituzioni per affrontare in modo risolutivo la questione. Progetti di legge in tal senso, esistenti dal 2016, sono rimasti bloccati per anni.
- Complessità delle leggi esistenti: Anche le disposizioni introdotte dalla riforma del 2019 presentano criticità. Ad esempio, per accedere all'aborto in caso di stupro, una donna potrebbe essere obbligata a denunciare l'aggressione e a ottenere un attestato che ne convalidi la versione, un processo che può essere traumatico e difficile da provare.
- Criminalizzazione delle relazioni extraconiugali: La persistente illegalità delle relazioni fuori dal matrimonio crea un contesto di stigma e paura per le donne, soprattutto in caso di gravidanza.
Documentario - Le Conquiste e i Diritti Delle Donne
Le attiviste, come Nouzha Skalli, ex ministra responsabile dei diritti delle donne, sottolineano come la legge, anche se adottata, possa rivelarsi repressiva se le sue disposizioni non sono attentamente calibrate. La mancanza di un riconoscimento ufficiale per organizzazioni come MALI aggiunge un ulteriore livello di precarietà, impedendo loro di operare con maggiore trasparenza e sicurezza.
Prospettive Future: Un Dibattito in Evoluzione
La situazione dell'aborto in Marocco è in continua evoluzione. La recente depenalizzazione in casi specifici rappresenta un passo avanti, frutto di anni di lotte e pressioni da parte della società civile. Tuttavia, le sfide rimangono significative.
Il dibattito pubblico si concentra sempre più sulla necessità di un accesso sicuro all'interruzione di gravidanza, sulla riforma delle leggi che criminalizzano le relazioni extraconiugali e sull'introduzione di un'educazione sessuale completa nelle scuole.
Le donne marocchine continuano a essere in prima linea in questa battaglia, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione, dallo spazio virtuale delle reti sociali alle manifestazioni fisiche, per rivendicare il diritto alla propria autodeterminazione riproduttiva. La loro resilienza e determinazione sono fondamentali per plasmare un futuro in cui i diritti delle donne siano pienamente riconosciuti e rispettati. La spinta verso una modernizzazione che includa una maggiore equità di genere e il rispetto dei diritti umani fondamentali continua a essere una forza trainante in Marocco.