La transizione alla genitorialità è un evento molto delicato che comporta una serie di cambiamenti e di adattamenti psicologici in tutte le coppie che si avvicinano ad avere un figlio. Ancora di più lo è per coloro che hanno alle spalle un vissuto di infertilità, un problema che genera conseguenze emotive molto importanti per la coppia. Quando una persona desidera avere un figlio e non riesce a farlo, iniziano a comparire alcuni sintomi che generano uno stato di disagio profondo. Di conseguenza, aspetti importanti della vita come l’autostima, il sonno, la vita di coppia, le relazioni sessuali, i progetti per il futuro e la vita sociale vengono influenzati negativamente. In queste circostanze, i sentimenti di ansia e depressione sono molto diffusi. Come se non bastasse, questa situazione di “sofferenza” viene spesso minimizzata o addirittura banalizzata dalla società, che vede questo problema come qualcosa di poco importante.

Questa condizione di stress emotivo si intensifica notevolmente durante i trattamenti di riproduzione assistita, quali l'inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e la donazione di ovociti. È ampiamente riconosciuto che la procreazione medicalmente assistita (PMA) è un percorso complesso che coinvolge sia il corpo che la sfera emotiva e psicologica degli individui e delle coppie. L’attesa dei risultati, le speranze riposte in ogni ciclo e le possibili delusioni possono generare un carico emotivo intenso, rendendo ogni tappa del trattamento una sfida psicologica.
La Diagnosi di Infertilità: Uno Stato di Shock e Disorientamento Profondo
Quando vengono a galla problemi di infertilità, la coppia è inevitabilmente sottoposta a livelli di stress fra i più complessi. Al momento della comunicazione della diagnosi, entrambi i partner sperimentano un vero e proprio stato di shock e disorientamento. Questa rivelazione, spesso inaspettata, sconvolge le aspettative di vita e i progetti futuri, mettendo in discussione un aspetto fondamentale dell'identità personale e di coppia. L’impossibilità di comprendere appieno e di esprimere il proprio stato d’animo rende difficile anche la comunicazione all’interno della coppia. In alcuni casi, i partner evitano di parlare del periodo che stanno vivendo per il timore di incomprensioni e tensioni, creando un silenzio carico di non detti che può ulteriormente logorare il legame. Ci sono coppie che sono convinte che non condividendo paure e preoccupazioni con il partner durante il percorso di procreazione assistita potrebbe aiutare a preservare il rapporto, ma in realtà questo può creare distanza anziché protezione.
Il Percorso di Procreazione Medicalmente Assistita: Una Montagna Russa Emotiva
Una volta superata la fase di shock iniziale e presa la decisione, spesso sofferta, di intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita, le cose non tornano a essere più facili per il rapporto di coppia. Anzi, questo percorso è fonte di grande stress, poiché le aspettative e le speranze sono altissime. Le paure delle donne che decidono di affrontare un percorso per intraprendere una gravidanza sono numerose e pervasive. Vi è la paura di non riuscire a realizzare il sogno di diventare mamme, una preoccupazione che domina i pensieri. Si aggiungono le preoccupazioni legate al periodo difficile che le attende, alle trasformazioni che il corpo potrebbe subire a causa delle terapie e ai trattamenti farmacologici ai quali si dovranno sottoporre. A queste si aggiunge poi la paura di rovinare il rapporto con il proprio partner, perché si sa che nell’affrontare questo difficile percorso non mancheranno incomprensioni e tensioni.

I trattamenti medici sono spesso lunghi ed invasivi. Alle procedure ormonali e alla “prescrizione” di rapporti sessuali, che possono rendere la sessualità un compito da eseguire più che un piacere da condividere, si aggiungono le attese estenuanti dopo ogni test, l’ansia e la paura di fallire. L’incertezza della gravidanza, i costi significativi del percorso, e le pressioni sociali, siano esse esplicite o implicite, possono portare a sviluppare sintomi depressivi, ansiosi e ossessivi nelle donne e/o coppie sottoposte ai percorsi di PMA. I trattamenti di PMA comportano spesso un'alternanza di stati d'animo difficili da gestire, oscillando tra speranza e disperazione. L’ansia da prestazione, la pressione sociale o familiare, e la sensazione di perdita di controllo sulla propria vita riproduttiva possono aggravare notevolmente la situazione psicologica. Inoltre, le terapie ormonali prescritte durante la PMA amplificano gli sbalzi d’umore, aumentando ulteriormente il livello di stress e rendendo ancora più complessa la gestione emotiva.
Lo stress e buon esito dei trattamenti di procreazione assistita - Risponde Virginia Verbicaro
Diversi studi hanno dimostrato come l’86% delle coppie infertili soffrano di depressione. In particolare, nelle donne che intraprendono la PMA, i sintomi depressivi tendono ad aumentare significativamente se non ricevono un adeguato supporto psicologico, come evidenziato da ricerche condotte da Masoumi SZ (2013), Galhardo et al. (2013) e Kalhori et al. (2014). È stato condotto un recente studio clinico da Kalhori et al., in cui i ricercatori hanno reclutato 90 donne infertili sottoposte al trattamento iniziale di fecondazione in vitro (FIVET). Le partecipanti sono state suddivise casualmente in un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo per valutare l'efficacia di interventi specifici. Questi studi sottolineano la vulnerabilità psicologica delle donne in questo percorso.
È stato osservato che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i trattamenti di riproduzione assistita sono tra i più carichi di emozioni, secondi solo ai trattamenti oncologici come radioterapia e chemioterapia. Questo contesto di grande carico emotivo, causato dall’infertilità e amplificato dai trattamenti, solleva una domanda importante che da tempo incuriosisce e preoccupa: questo stress cronico può essere la causa stessa dell’infertilità o del mancato successo dei trattamenti?
Sfatare il Mito: Ansia e Depressione non Precludono il Successo della PMA
Una credenza popolare molto diffusa e dannosa per le donne infertili è chiara: la donna riceve un messaggio che recita "Non puoi rimanere incinta perché sei ossessionata" e, spesso, si aggiunge "Il giorno in cui ti rilasserai, vedrai come rimarrai facilmente incinta". Queste affermazioni, apparentemente innocue, possono essere estremamente credibili per chi vive il dramma dell'infertilità. Si basano sull'idea che l’ansia provocherebbe “alterazioni” ormonali o di altro tipo nell’organismo che renderebbero impossibile o difficile l’instaurarsi di una gravidanza. Si ipotizza che alti livelli di cortisolo dovuti allo stress potrebbero influire sulla funzione dell’ovaio, sul ciclo mestruale o sulla riserva ovarica, influenzando il sistema nervoso. Inoltre, si basano su aneddoti popolari, che conoscono sempre casi di donne rimaste incinte dopo molti anni di ricerca senza alcun tipo di trattamento e proprio quando avevano "rinunciato" o "si erano rilassate".
Tuttavia, queste affermazioni sono terribili per le donne infertili, poiché infondono un profondo senso di colpa per un aspetto che non possono controllare: il loro stato emotivo. La risposta, basata su solide evidenze scientifiche, è "NESSUNA". Secondo recenti ricerche, ansia e depressione non influenzano la buona riuscita del trattamento di fecondazione in vitro. Questa è una conclusione di vitale importanza.

A sostegno di ciò, il dottor Jacky Boivin, una delle massime autorità mondiali sugli aspetti emotivi delle coppie con problemi riproduttivi, ha recentemente pubblicato la più grande analisi su questo argomento. Raccogliendo i dati di 14 studi con più di 3500 pazienti inclusi, la sua ricerca ha fornito una risposta definitiva. Pertanto, e come conclusione fondamentale, possiamo assicurare ai nostri pazienti, con i dati attualmente a nostra disposizione, che questa “ansia” o “ossessione” non è responsabile del mancato raggiungimento della gravidanza. Questa consapevolezza è cruciale per alleviare il peso del senso di colpa spesso imposto ingiustamente alle donne che affrontano l'infertilità. Due studi separati, nei quali venivano osservate sia donne all’interno del percorso IVF che donne che tentavano di concepire naturalmente, sono stati pubblicati sulla rivista Fertility and Sterility. Questi studi, come quello di Pasch, L.A., Gregorich, S.E., Katz, P.K., Millstein, S.G., Nachtigall, R.D., Bleil, M.E. e Adler, N.E. (2012) intitolato "Psychological distress and in vitro fertilization outcome", e quello di Lynch, C.D., Sundaram, R., Buck Louis G.M., Lum, K.G., Pyper, C. (2012) intitolato "Are increased levels of self-reported psychosocial stress, anxiety, and depression associated with fecundity?", hanno contribuito a consolidare la comprensione che lo stress psicologico non è un fattore determinante per l'esito della fecondazione.
Oltre il Trattamento: Le Conseguenze Psicologiche Dopo la PMA
Il percorso della PMA non si esaurisce con l'esito del trattamento. Le conseguenze psicologiche possono persistere e manifestarsi in modi diversi, sia in caso di successo che di fallimento. Anche se le donne che avevano fallito il trattamento IVF erano a più alto rischio di sviluppare depressione o ansia, è altrettanto importante notare che anche le donne rimaste incinte avevano tassi considerevoli di depressione e ansia. Questo suggerisce che il successo riproduttivo non elimina automaticamente le fragilità emotive accumulate.

Per le donne che riescono a concepire dopo un lungo percorso di infertilità, la gravidanza può essere vissuta con sentimenti ambivalenti e contrastanti. La difficoltà di queste donne a lasciarsi alle spalle l’esperienza dell’infertilità genera un continuo stato di allerta. Sono in costante allarme per un possibile segnale che annunci un aborto imminente, perché incapaci di credere fino in fondo di poter mettere al mondo un figlio. L’attesa genera ansia e paure a causa dell’impossibilità di prevedere e controllare il risultato, una sensazione familiare a chi ha affrontato cicli di PMA.
In generale, le donne con alle spalle un’esperienza di infertilità tendono ad effettuare più controlli e sono più ansiose, depresse e arrabbiate con se stesse rispetto alle donne fertili. Queste donne, inoltre, possono vivere e descrivere la gravidanza solamente in termini di esperienza gratificante e appagante, mentre negano le difficoltà psicologiche e fisiche di questo stato. Questa negazione può derivare dalla pressione di sentirsi "fortunate" o dalla paura che lamentarsi possa in qualche modo compromettere la gravidanza tanto desiderata. Conseguentemente, comunicano poco con i loro bambini in pancia e ritardano tutti i preparativi per la nascita del bebè, quasi per proteggersi da un'eventuale delusione o per ritardare l'investimento emotivo totale. Nello studio condotto da Monti e altri (2009), emerge, attraverso l’analisi di 87 soggetti, come le donne che hanno concepito per mezzo di PMA presentino più alti tassi di depressione durante l’ultimo trimestre di gravidanza e immediatamente dopo il parto rispetto a donne che hanno avuto una gestazione naturale. Questo evidenzia che la Procreazione Medicalmente Assistita, pur fornendo una soluzione alla sterilità, non rimuove completamente la stigmatizzazione e le conseguenze emotive di essere infertili. Cogliere le differenze di una gravidanza dopo infertilità non esaspera la stigmatizzazione, ma anzi può aiutare nella normalizzazione e a integrare aspetti della propria identità.
La Transizione alla Genitorialità Dopo l'Infertilità: Sfide Uniche
Nel dopo parto, queste madri presentano una minore autostima e più sfiducia circa la loro abilità di prestare un adeguato accudimento al neonato. La lotta per la genitorialità può lasciare cicatrici profonde sulla percezione di sé come madre o padre. Le donne si percepiscono meno abili nel ruolo materno e ricercano più rassicurazioni sulla salute dei loro figli, mostrando una preoccupazione costante e talvolta eccessiva. Le madri che hanno concepito attraverso la fecondazione in vitro è più probabile che sviluppino un attaccamento forte al bambino, che, sebbene sia un aspetto positivo, può rendere più difficile il processo di separazione ed individuazione tra genitore e figlio, essenziale per lo sviluppo autonomo del bambino e per il benessere della madre. Questo attaccamento può derivare dalla lunga attesa e dal sacrificio per avere il figlio, rendendo difficile per la madre "lasciar andare" e consentire al bambino di esplorare il mondo in modo indipendente. È perciò fondamentale offrire supporto psicologico alle coppie infertili anche nel momento di successo di un trattamento di riproduzione assistita, non solo durante le fasi più difficili. L'articolo consigliato "Psicopatologia Post-Partum e Perinatale" può fornire ulteriori approfondimenti su queste tematiche.
Strategie di Supporto e Gestione del Benessere Psicologico nel Percorso PMA
La salute mentale è un tema sempre più all'ordine del giorno, come dimostrato anche dalla pandemia COVID-19. Si stima che 1 persona su 4 abbia o avrà un problema di salute mentale nel corso della sua vita. L'ansia e la depressione sono i disturbi più comuni nella popolazione globale, ma per quanto riguarda la riproduzione assistita, aumentano nelle donne in gravidanza o in quelle con infertilità. La maggior parte degli studi sulla salute mentale e la riproduzione assistita rileva che i disturbi mentali sono molto diffusi. In genere, le donne che si rivolgono alle cliniche per la fertilità hanno un certo grado di stress dovuto ai sintomi dell'infertilità stessa, ai continui test del ciclo mestruale (spesso con rapporti sessuali programmati) o alla paura del processo medico coinvolto nella riproduzione assistita.

Gestire in modo efficace le emozioni è essenziale per vivere questo percorso con maggiore serenità. È normale provare sentimenti come paura, tristezza o rabbia, e riconoscere queste emozioni è il primo passo verso una gestione sana. Per ridurre e gestire ansia e depressione in questo delicato contesto, diverse strategie possono essere adottate:
Migliorare la comunicazione all'interno della coppia: Parlare apertamente delle proprie paure e aspettative con il proprio partner aiuta a rafforzare il legame e a ridurre la tensione. I medici del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi sanno bene quanto sia importante questa componente, vivendo costantemente accanto a coppie che stanno intraprendendo questo percorso. Per questo, il dottor Mario Mignini Renzini si sente di dare un suggerimento a chi sta pensando di percorrere questa via per riuscire ad avere un figlio: “Il mio consiglio alle coppie è, in primo luogo, di tenere aperta la comunicazione, parlare liberamente dei propri sentimenti e dei propri stati d’animo. Devono essere una squadra, condividere lo stesso obiettivo, ma al tempo stesso non parlare solo dei trattamenti e del percorso difficile che stanno affrontando: concentrare tutta l’attenzione sulla riproduzione assistita è dannoso per il rapporto di coppia. Consiglio di continuare a vivere la loro vita e rafforzare il rapporto costruito prima di iniziare questo percorso, che è sempre lo stesso, ha la stessa importanza e lo stesso valore. Continuare a essere amanti è un elemento fondamentale per non perdersi." Occorre iniziare a ristabilire lentamente un’intimità sessuale per garantire la coesione di una coppia e la stabilità coniugale.
Mantenere uno stile di vita sano: L'esercizio fisico regolare ha un grande impatto sulla salute mentale, aiutando a rilasciare endorfine e a ridurre lo stress. Seguire una dieta sana è altrettanto importante, poiché ciò che mangiamo e beviamo influenza il nostro umore. Evitare di abusare di sostanze nocive come l'alcol o il tabacco è un passo fondamentale per il benessere generale.
Adottare tecniche di rilassamento: Praticare rilassamento, meditazione, yoga o mindfulness sono tutte tecniche che possono ridurre significativamente lo stress e l'ansia. Attività come yoga, meditazione o esercizi di respirazione aiutano a ridurre lo stress e a mantenere un equilibrio mentale, offrendo momenti di pausa e consapevolezza.
Cercare e accettare il supporto sociale: Il sostegno delle persone care, come familiari e amici, può essere di grande aiuto. Condividere il proprio percorso, anche se difficile, può far sentire meno soli.
Non focalizzarsi esclusivamente sulla PMA: È essenziale non focalizzarsi esclusivamente sulla PMA. Dedicare del tempo ad attività che fanno stare bene, come viaggiare, leggere, fare sport o coltivare un hobby, aiuta a mantenere un senso di normalità e piacere nella vita, riducendo l'ossessività legata al trattamento.
Considerare pause dai trattamenti: A volte, il percorso diventa troppo estenuante. Si può prendere in considerazione di fare una pausa nei trattamenti per potersi concentrare di nuovo sulla vita amorosa e sul rapporto di coppia, riconnettendosi al proprio benessere complessivo.
Cercare l'aiuto di uno specialista della salute mentale: Rivolgersi a uno psicologo è un passo cruciale per molte coppie. La coppia ha bisogno di essere accompagnata, soprattutto se i trattamenti si moltiplicano e il rapporto si indebolisce. Un supporto psicologico professionale può fare la differenza durante un percorso di PMA. Gli esperti in psicologia della fertilità offrono strumenti concreti per gestire l'ansia, affrontare le difficoltà e vivere con maggiore consapevolezza ogni fase del trattamento. Si tratta di figure professionali specializzate, come una psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicologia Clinica e di Comunità, che si occupa di Psicodramma Analitico, Psicoterapia di Gruppo e Individuale. È fondamentale offrire supporto psicologico alle coppie infertili anche nel momento di successo di un trattamento di riproduzione assistita, poiché il benessere emotivo è un continuo.
La PMA è un percorso impegnativo sotto molti punti di vista. Accettare le proprie emozioni, comunicare apertamente con chi ti è vicino e affidarsi a un professionista possono aiutarti a vivere questo viaggio con maggiore serenità e forza. Ricordare che esistono risorse disponibili per il supporto psicologico e che non si è soli in questa esperienza può essere di grande conforto e fare una differenza sostanziale nel benessere psicologico delle coppie che affrontano l'infertilità. Se da un lato la tecnologia moderna aiuta sempre più le coppie con problematiche connesse alla sterilità, dall'altro, essa non tiene conto degli aspetti più squisitamente psicologici che caratterizzano le coppie infertili, rendendo il supporto umano e professionale ancora più indispensabile.