Il parto è un evento trasformativo che, nell'era digitale, viene sempre più spesso filtrato attraverso l'obiettivo di uno smartphone. Le dinamiche che circondano la nascita, dalla preparazione fisica alla gestione del post-parto, sono diventate terreno fertile per dibattiti accesi sui social media. Spesso, il fulcro di queste discussioni si sposta dal valore intrinseco dell'esperienza della maternità verso una critica estetica che mette sotto accusa il corpo della donna, innescando fenomeni di mom shaming che colpiscono indiscriminatamente, indipendentemente dalla velocità con cui una neomamma torna alla sua forma fisica precedente.

La narrazione del parto: l'esempio di Emily Ratajkowski
La vita di Emily Ratajkowski è cambiata da poco più di una settimana, lo scorso 8 marzo è diventata mamma per la prima volta e non potrebbe essere più felice. Ha messo al mondo il piccolo Sylvester Apollo Bear, il figlio nato dal matrimonio con Sebastian Bear-McClard, e fin dal primo istante lo ha amato in modo incondizionato. Dopo aver documentato l'intera gravidanza su Instagram tra selfie in topless e look premaman sexy, non ha esitato a dare l'annuncio della nascita del bimbo ai followers. Certo, la prima foto da mamma è arrivata con qualche giorno di ritardo rispetto al parto ma il risultato è stato dolcissimo. La modella si è mostrata alle prese con l'allattamento e, nonostante fosse spettinata e senza trucco, è apparsa ugualmente meravigliosa e raggiante.
Sebbene la Ratajkowski non abbia alcuna intenzione di trasformare il piccolo Sylvester in una star fin da neonato (non ha infatti mostrato ancora il suo viso sui social), ha voluto documentare nei minimi dettagli l'esperienza del parto. Nelle ultime ore ha infatti pubblicato su Instagram delle foto scattate in ospedale nel bel mezzo del travaglio, nelle quali appare sofferente e affaticata a pochi minuti dalla nascita del bimbo. A scattarle è stato probabilmente il marito Sebastian, che ha saputo immortalare al meglio le emozioni provate dalla top in quel momento indimenticabile, quando sofferenza e amore incondizionato si mescolano l'uno con l'altro. Nel primo scatto Emily è alle prese con contrazioni e spinte, nel secondo (realizzato probabilmente a fine parto) chiude gli occhi rilassata mentre il marito le accarezza la guancia, nel terzo ha la mascherina dell'ossigeno sul viso, mentre negli ultimi due tiene finalmente Sly tra le braccia, cosa che le fa dimenticare all'istante tutto il dolore provato dall'inizio delle contrazioni al parto vero e proprio.
Tra le migliaia di followers che le hanno fatto gli auguri ci sono anche diversi volti noti della moda, da Kaia Gerber a Stella Maxwell che hanno celebrato la sua bellezza a Gigi Hadid che ha vissuto gli stessi momenti lo scorso settembre. Nella didascalia del post social la Ratajkowski ha scritto semplicemente: "Tra spinte/primi momenti con Sly".
Il fenomeno del Mom Shaming e la pressione estetica
Il caso di Emily Ratajkowski non è isolato. Il web sembra essere pieno di insegnanti, psicologi, nutrizionisti e genitori modello a giudicare dalle stilettate che si leggono sotto i post di Instagram di chi ha il coraggio (sì coraggio) di raccontare la propria genitorialità. Se si allatta non va bene, se non si allatta apriti cielo, se la pancia non sparisce subito si è indolenti, se si torna in forma subito si è egoisti, per non parlare delle discussione infinite su parto naturale vs cesareo, mamme che lavorano vs mamme che non lavorano e tutte le disquisizioni possibili su giochi, alimentazioni e abitudini dei bambini. Un fiume di consigli non richiesti e critiche raramente costruttive volte principalmente a far sentire l'altro inadeguato e insicuro.

Parlando dei profili verificati, ce ne sono diversi diventati il bersaglio preferito in cui il mom shaming trova la sua massima espressione. Emily Ratajkowski a un mese dal parto del suo primo figlio, Sylvester Apollo Bear è stata insultata per la pancia piatta e accusata di mostrare un modello di fisico post gravidanza dannoso per l'autostima e promuovere uno standard estetico non reale, come successo a Cristina Marino dopo la nascita di Nina Speranza o a Chiara Ferragni denigrata pesantemente per il trucco e parrucco mostrato nelle prime foto della figlia Vittoria. Ad accumunare Emily e Chiara, anche la cattiveria di orde di haters finite sul loro account, incattivite dalla loro "sfacciataggine" nel postare delle foto mentre allattano, un gesto considerato ancora vergognoso e oltraggioso. "Ogni donna dovrebbe essere libera di allattare o meno senza sentirsi colpevole o sbagliata in un momento così delicato come il post-gravidanza", aveva detto Fedez per mettere un punto alla faccenda.
Forse perché dietro all'hating non c'è una logica. Forse perché Instagram è un campo minato, dove fondamentalmente si sbaglia sempre e dove empatia e compassione nel senso più arcaico del termine scarseggiano. Secondo un sondaggio realizzato recentemente dall’Università del Michigan, due terzi delle madri affermano di essersi sentite in imbarazzo a causa dei giudizi degli altri verso il modo in cui allevano i loro figli e appaiono dopo il parto, facendo aumentare in loro dubbi, tensioni, insicurezze.
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Differenze individuali e aspettative irrealistiche
Nonostante sia lecito per molte mamme provare un pizzico di invidia guardando la rapidità con cui alcune celebrità tornano in forma, è importante considerare il fatto che prima di diventare madre non è che Emily Ratajkowski fosse propriamente una ragazza nella media: una supermodella ha vantaggi competitivi legati alla professione e alla genetica. Succede anche che la maggior parte di queste supermodelle si spacchi il culo in palestra otto giorni su sette e mangi la pizza una volta ogni due mesi, quando va bene. Mentre la stragrande maggioranza delle signore che si dilettano nel pettegolezzo da parrucchieria pensano che lo squat sia un nuovo modello di orologi.
Ogni donna ha i suoi pregi, ma anche i suoi difetti che, nel caso di una supermodella di fama internazionale, è comprensibile che vengano accuratamente nascosti in foto che servono a pubblicizzare la sua immagine. Non è difficile da capire, ma è difficile da accettare. "Le donne non sono tutte uguali", una frase che ci ricorda che non bisogna paragonarsi a donne che hanno dedicato la loro intera esistenza alla cura del corpo e ne hanno fatto una professione.
Il mito del parto cesareo e la partecipazione attiva
Il parto cesareo viene troppo spesso demonizzato. Una delle ragioni risiede nel fatto che secondo alcune persone la donna non è parte attiva del processo - cosa completamente errata, dato che si giunge sovente a un cesareo d’urgenza dopo anche molte ore di travaglio. La storia di Emily Dial, infermiera e ostetrica del Kentucky che l'11 marzo ha fatto nascere la sua bimba, Emma, offre una prospettiva diversa sulla partecipazione attiva. Emily è stata la mamma biologica di Emma e al tempo stesso si è “autoaiutata” nel parto cesareo, afferrando la neonata dopo il taglio. Questa narrazione ci aiuta a superare lo stigma legato a determinate modalità di parto, sottolineando che l'attivismo della madre non dipende esclusivamente dalla via del parto, ma dalla consapevolezza e dal coinvolgimento emotivo e fisico che vive in quel momento.
Verso una narrazione più realistica della maternità
Negli ultimi anni, il trend del "Mommy Makeover" hollywoodiano in tempi record sta tramontando in favore di un modo più realistico di raccontare e mostrare le sfide della maternità. Star come Blake Lively hanno parlato candidamente della fatica dello sforzo per tornare in forma, denunciando un sistema moda che non si adatta alle diverse fisicità delle neomamme. Meghan Markle, con il suo approccio "slow", o Ashley Graham, che mostra senza filtri assorbenti post parto, allattamento, smagliature e segni della fatica, stanno cambiando il linguaggio visivo della maternità.

Anche Gigi Hadid, in occasione di una copertina per Vogue, ha dichiarato di essere stata molto "realistica" sul suo corpo, accettando di non essere tornata alla taglia 0 e di non sentire il bisogno di farlo. In questo contesto, anche la dieta e gli allenamenti di personalità come la Ratajkowski devono essere letti come parte della sua specifica realtà professionale, evitando di trasformarli in modelli universali. Emily si propone come un’ambasciatrice di un’alimentazione sana basata su piani personalizzati, ribadendo l'importanza di uscire dagli stereotipi femminili e dai modelli fisici preconfezionati. "Non prendete troppo sul serio gli allenamenti delle celebrità magre e supertoniche. Siate voi stesse, con i vostri tempi e ritmi. Ognuna di noi è diversa e ha le sue caratteristiche fisiche da valorizzare", un messaggio che invita alla riflessione e al distacco critico dai social media, promuovendo invece una maggiore accettazione della propria unicità in un percorso, quello della maternità, che è intrinsecamente soggettivo e diverso per ogni donna.
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