Prima dell'introduzione della Legge 194 nel 1978, l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) era considerata un reato grave dal codice penale italiano. Le pene previste potevano comportare la reclusione da due a cinque anni, applicabili sia a chi praticava l'aborto sia alla donna stessa. Il clima culturale degli anni Sessanta era caratterizzato da una diffusa condanna morale dell'aborto volontario. Tuttavia, con l'emergere del movimento femminista e un profondo cambiamento nella sensibilità sociale e morale, la legislazione in materia di aborto subì una radicale trasformazione. Questo mutamento fu in parte motivato dall'elevatissimo numero di aborti illegali, che frequentemente causavano complicazioni mediche gravi e un numero allarmante di decessi.
Il termine "radicalmente" non è casuale; fu infatti con il Partito Radicale e la loro campagna referendaria che in Italia si accese l'onda antiproibizionista. Nel 1975, figure di spicco come Gianfranco Spadaccia, segretario del Partito Radicale, Adele Faccio, fondatrice del Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto (CISA), ed Emma Bonino, militante radicale, si autodenunciarono alle autorità per aver praticato aborti, venendo di conseguenza arrestati. Il 5 febbraio dello stesso anno, una delegazione che includeva Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L'Espresso, presentò alla Corte di Cassazione una richiesta di referendum abrogativo per diversi articoli del codice penale (546, 547, 548, 549 2º Comma, 550, 551, 552, 553, 554, 555). Questi articoli riguardavano i reati legati all'aborto su donna consenziente, all'istigazione all'aborto, agli atti abortivi su donna ritenuta incinta, alla sterilizzazione, all'incitamento a pratiche contro la procreazione e al contagio da malattie sessualmente trasmissibili. Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, la consultazione referendaria fu fissata per il 15 aprile 1976, ma non ebbe seguito a causa dello scioglimento anticipato delle Camere da parte del Presidente Leone.
Parallelamente, la Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975, aveva già aperto la strada all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per motivi gravi, affermando l'inammissibilità di porre sullo stesso piano la salute della donna e quella dell'embrione o del feto.
La Legge 194 del 1978: Una Conquista Legislativa
Finalmente, nel 1978, venne promulgata la Legge 194, nota come la legge sull'aborto. Questa normativa consente alla donna, nei casi previsti, di ricorrere all'IVG presso strutture pubbliche, come ospedali o poliambulatori convenzionati con le Regioni di appartenenza. L'approvazione della Legge 194 rappresentò il culmine di un lungo e acceso dibattito sociale e politico, frutto delle lotte dei movimenti femministi e della crescente consapevolezza riguardo ai rischi e alle ingiustizie derivanti dalla clandestinità degli aborti.

La legge, intitolata "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", non si limita a depenalizzare l'aborto, ma si pone come obiettivo primario la tutela della maternità. L'aborto è concesso come ultima risorsa, qualora la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comportino un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Il Limite dei Novanta Giorni e le Eccezioni
La legge stabilisce che l'interruzione volontaria di gravidanza è ammessa entro i primi 90 giorni (equivalenti a 12 settimane e 6 giorni dall'ultima mestruazione) sulla base di una valutazione autonoma della donna, qualora ritenga che la prosecuzione della gravidanza possa rappresentare un pericolo per la sua salute fisica o psichica.
Dopo il novantesimo giorno (a partire dalla 13ª settimana), l'aborto è consentito solo in casi eccezionali, quando un medico certifica che la gravidanza costituisca un grave pericolo per la vita della donna o per la sua salute fisica o psichica. Questo può accadere, ad esempio, in presenza di gravi anomalie genetiche o malformazioni del feto, o a causa di patologie materne significative, come tumori o gravi disturbi psichiatrici. In questi casi, la legge parla di "aborto terapeutico", sebbene tecnicamente tutte le IVG previste dalla legge 194 siano considerate "terapeutiche" in quanto ammesse solo in presenza di un pericolo per la salute della donna.
Il Ruolo dei Consultori e il Percorso per l'IVG
Per accedere all'interruzione di gravidanza, sia prima che dopo i 90 giorni, la donna deve rivolgersi a un medico, preferibilmente presso un consultorio pubblico non confessionale. Il medico redige un documento che attesta la richiesta della donna. Nel caso in cui l'intervento non sia considerato urgente, viene invitata a rispettare un periodo di riflessione di sette giorni, al termine del quale può procedere con la procedura in un centro autorizzato. È fondamentale che il medico valuti l'urgenza tenendo conto che l'aumento dell'età gestazionale comporta un incremento progressivo del rischio di complicazioni.
I consultori familiari, istituiti nel 1975, svolgono un ruolo cruciale. Oltre a fornire sostegno psicologico e tutela della salute, assistono la donna nel percorso verso l'IVG, offrendo visite, colloqui e certificazioni. Tuttavia, la loro presenza sul territorio è spesso insufficiente, e molte strutture soffrono di carenza di personale e strumentazione adeguata.

Metodiche e Evoluzione della Pratica Abortiva
La Legge 194 prevede l'uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza. Le metodiche principali sono:
Metodo Chirurgico: Generalmente eseguito tra la settima e la 14ª-15ª settimana di gestazione, prevede il ricovero in day-hospital. Consiste nell'aspirazione della camera gestazionale (isterosuzione) in anestesia locale o generale. Il raschiamento è una procedura meno consigliata a causa di maggiori rischi di complicazioni.
Metodo Farmacologico: Utilizza due farmaci, il mifepristone (RU486) e il misoprostolo. Questa procedura, altamente sicura ed efficace, può essere effettuata in regime ambulatoriale o in day-hospital. Sebbene introdotta in Italia più tardi rispetto ad altri paesi europei, la sua diffusione è aumentata gradualmente, specialmente dopo le indicazioni ministeriali del 2020 che hanno agevolato l'accesso all'aborto farmacologico, anche in regime ambulatoriale e senza pernottamento.
Nonostante le innovazioni, l'accesso all'aborto farmacologico non è ancora pienamente garantito in tutte le regioni italiane, e l'autosomministrazione del misoprostolo a domicilio, raccomandata dall'OMS e preferita dalla maggior parte delle donne, incontra ancora resistenze.
Le Sfide Attuali: Obiezione di Coscienza e Applicazione della Legge
Uno dei nodi cruciali nell'applicazione della Legge 194 è rappresentato dall'obiezione di coscienza del personale sanitario. Sebbene la legge riconosca questo diritto, l'elevato numero di obiettori in alcune regioni rende di fatto impraticabile l'accesso all'IVG per molte donne. Si registrano percentuali di obiezione di coscienza che raggiungono il 100% in alcune strutture sanitarie, e in regioni intere vi è una carenza quasi totale di medici non obiettori.
Aborto, l'appello a Schillaci: "Limitare gli effetti dell'obiezione di coscienza"
Questa situazione solleva interrogativi sulla piena applicazione dell'articolo 9 della legge, che impone alle strutture sanitarie di garantire comunque l'espletamento della procedura, anche in presenza di obiettori. La persistenza di sacche di aborto clandestino, sebbene significativamente ridotte rispetto al periodo pre-legge 194, rimane una preoccupazione.
L'Impatto della Pandemia e le Nuove Frontiere
La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto rilevante sull'accesso all'aborto farmacologico, portando all'emanazione di linee di indirizzo volte ad agevolarne l'accesso. Tuttavia, permangono criticità, soprattutto per quanto riguarda le donne migranti, che spesso incontrano barriere linguistiche e culturali, e per le quali i servizi di mediazione sono stati ridotti.
La legge 194, pur rappresentando un pilastro fondamentale per i diritti riproduttivi in Italia, è ancora oggetto di dibattito e necessita di un'applicazione uniforme e completa su tutto il territorio nazionale. La battaglia per il diritto all'aborto libero e sicuro continua, intrecciandosi con le più ampie lotte per i diritti civili e l'autodeterminazione delle donne.
Contesto Storico e Legislativo Internazionale
La storia delle leggi sull'aborto nel mondo dimostra come questo diritto sia un terreno di costante conflitto e soggetto a potenziali arretramenti. Paesi come il Regno Unito (1967), gli Stati Uniti (sentenza della Corte Suprema nel 1973), la Francia (legge Veil, 1975), Israele (1977) e la Norvegia (1978) hanno introdotto legislazioni sull'aborto in periodi vicini all'Italia. Tuttavia, il quadro è complesso: l'Unione Sovietica legalizzò l'aborto nel 1920, ma dopo il suo crollo, diversi paesi dell'Europa orientale hanno introdotto restrizioni significative, come nel caso della Polonia.
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti "Dobbs v. Jackson" nel 2022, che ha ribaltato la storica "Roe v. Wade", rappresenta un esempio lampante di come i diritti acquisiti possano essere messi in discussione. Analogamente, in Polonia, proposte di legge estremamente restrittive sono state presentate tra il 2016 e il 2018, sebbene intense proteste femminili abbiano impedito la loro ratifica.
In Italia, il dibattito legislativo è tuttora acceso. Negli ultimi anni sono state presentate proposte di legge volte a modificare l'acquisizione della capacità giuridica fin dal concepimento, a riconoscere il concepito come componente del nucleo familiare, o ad attribuire soggettività giuridica agli embrioni. Altre proposte mirano all'istituzione di una "Giornata della vita nascente".
L'Associazione Luca Coscioni e la Lotta per i Diritti Riproduttivi
L'Associazione Luca Coscioni si impegna attivamente per garantire a tutte e tutti l'accesso ai diritti riproduttivi, promuovendo l'informazione, l'accesso ai metodi contraccettivi e il diritto all'aborto. L'associazione denuncia le inadempienze nella cattiva applicazione o nella non applicazione della Legge 194 e si batte per:
- Garantire la possibilità di scelta della metodica per l'IVG, con particolare attenzione all'accesso all'aborto farmacologico.
- Applicare pienamente l'articolo 9 della legge, assicurando che le strutture garantiscano l'espletamento della procedura anche di fronte all'obiezione di coscienza.
- Definire e limitare le figure professionali che possono sollevare obiezione di coscienza e garantire l'informazione sui medici obiettori.
- Vigilare sull'applicazione dell'articolo 15, promuovendo l'aggiornamento del personale sanitario sulle tecniche più moderne e meno rischiose per l'IVG e la contraccezione.
L'associazione si batte inoltre per la modifica delle parti della legge che presentano maggiori criticità, come il limite dei 90 giorni per l'aborto "on demand", l'obbligatorietà del documento medico e il periodo di riflessione, nonché gli articoli che regolano l'aborto cosiddetto terapeutico e l'estensione del diritto all'obiezione di coscienza al personale ausiliario.
Dati e Statistiche sull'Applicazione della Legge 194
Secondo la relazione al Parlamento sull'applicazione della Legge 194 per l'anno 2020, il numero di IVG è stato di 66.413, con una diminuzione del 9,3% rispetto al 2019. Dal 1983, anno con il picco di IVG (234.801 casi), si è registrata una diminuzione continua. Tuttavia, la relazione evidenzia come, a oltre 40 anni dall'approvazione, la legge sia ancora applicata in modo disomogeneo e non pienamente rispettata in molte aree del paese.
Le criticità principali riguardano gli articoli 6 e 7, che disciplinano l'aborto oltre le 22 settimane in caso di gravi patologie fetali. In tali circostanze, le donne sono spesso costrette a recarsi all'estero per interrompere la gravidanza, poiché in Italia si pone il problema di dover salvaguardare la vita del feto anche in presenza di malformazioni gravissime. Anche il limite dei 90 giorni è considerato da alcuni come arbitrario e causa di ingiustizie per le donne che arrivano a una diagnosi tardiva.
La questione dell'aborto, e più in generale dei diritti riproduttivi, rimane centrale nel dibattito pubblico e politico, richiedendo un impegno costante per garantirne la piena attuazione e il rispetto in ogni contesto.