La Difesa della Vita e della Famiglia: Le Posizioni di Elisabetta Frezza nel Contesto Culturale Italiano

La discussione su temi etici fondamentali come l'aborto e la famiglia è un pilastro del dibattito pubblico, un terreno fertile per analisi approfondite e per la formulazione di posizioni che mirano a inquadrare la realtà sociale e politica. In questo scenario, la figura di Elisabetta Frezza emerge come un punto di riferimento autorevole all'interno del versante "pro-life" italiano, un'area che, secondo la sua analisi, affronta sfide sempre più complesse e un silenzio inquietante. L'obiettivo di questo articolo è di esplorare le sue posizioni, utilizzando le informazioni e le analisi fornite, per comprendere la sua visione e il contesto in cui essa si inserisce, partendo dai dettagli più specifici per giungere a una visione più ampia delle dinamiche in gioco.

Elisabetta Frezza

Il Panorama Attuale: Assuefazione e Velocità dei Cambiamenti

Elisabetta Frezza osserva con preoccupazione un recente calo dell'allarme su tematiche che un tempo suscitavano scandalo e indignazione. Questo apparente rientro dell'allarme, tuttavia, non è interpretato come un segno di miglioramento, bensì come un indicatore di assuefazione o rassegnazione, o entrambe le cose. La situazione, a suo dire, sta precipitando a una velocità incredibile. La stessa gente che in passato si scandalizzava per racconti surreali, ora si è in gran parte "sintonizzata" sulla lunghezza d'onda imposta da una regia esterna, abituandosi a toni e ritornelli che ignorano la loro "micidiale carica esplosiva".

I nuovi "totem" che richiedono misure di contrasto eccezionali sono identificati nella violenza contro le donne, nell'omofobia, nella discriminazione e negli stereotipi sessuali e sociali. Questi concetti, secondo Frezza, vengono utilizzati per mascherare un'operazione di "pervertimento, devastazione morale e svirilizzazione delle nuove generazioni". Chi osa sfatare questi totem, eretti per incartare un "grande imbroglio", rischia di vedere la propria voce soffocata. Per questo motivo, si rende necessario spiegare, senza stancarsi, in cosa consista questo imbroglio, come sia stato ordito e da chi, fino alla sua tappa finale: l'invasione della sfera educativa.

Non è sufficiente scioccare l'uditorio con storie demenziali o immagini pornografiche; è fondamentale avere la pazienza di smontare pezzo per pezzo il "marcihnegno devastante" costruito a tavolino nelle "centrali di potere sovranazionali". Questo meccanismo, secondo Frezza, ha usurpato l'autorità di organismi pseudo-umanitari, sfruttato apparati burocratici tentacolari per penetrare nelle istituzioni e nella società, e ha fatto irruzione in ogni aspetto della vita quotidiana attraverso una propaganda mediatica martellante e pervasiva. Solo comprendendo questo "nemico proteiforme" e le sue armi si può sperare di contrastare la sua capacità di stravolgere l'esistenza e di togliere ogni capacità di reazione.

La Consacrazione Legislativa e il Ruolo dell'Educazione

Rispetto alle prime battaglie condotte contro quelle che Frezza definisce "diaboliche teorie", i tempi si sono notevolmente velocizzati. Il cambio di passo è attribuito alla "consacrazione legislativa". Tutto era già predisposto e il terreno dissodato, anche nelle scuole italiane. L'ex ministra Fedeli viene citata come esempio di questo processo, definita "corifea della nuova παιδεία", che affermava apertamente come da un decennio i bambini fossero oggetto di "sperimentazioni" educative in campo sessuale. Queste affermazioni, fatte in contesti pubblici e nella relazione introduttiva al disegno di legge che preparò la strada alla "Buona Scuola", segnano un punto di svolta.

Ciò che era già entrato in anteprima nei programmi scolastici e nei materiali didattici diventa ora obbligatorio per legge. Questo rende la resistenza estremamente ardua, richiedendo "tutta la determinazione e la preparazione necessarie per sostenere una vera e propria disobbedienza civile". Si tratta di invocare principi fondamentali e pregiuridici, radicati nella legge naturale, capaci di superare norme che, per servire un potere dispotico, li hanno calpestati.

Tra questi principi, il primato educativo della famiglia è considerato fondamentale, sancito anche dall'articolo 30 della Costituzione. Si entra quindi nel campo dell'"obiezione di coscienza", che impone di far valere il motivo morale su prescrizioni intrinsecamente ingiuste. Viene evidenziata l'insidia di insegnamenti come l'"educazione alla legalità" o alla "cittadinanza", che presuppongono e instillano una visione della legge come fonte di giustizia e moralità, quando invece essa deraglia sempre più spesso dalla verità oggettiva, divenendo un'arma al servizio del potere. Quando il legislatore trascura le evidenze primarie della verità e tradisce principi etici "non negoziabili", i suoi provvedimenti, pur con parvenza di legalità, sfociano in un sostanziale totalitarismo e nella prevaricazione del più forte sul più debole.

La morsa si sta quindi stringendo sempre più velocemente, con l'imposizione ufficiale di "pseudo-valori" reinventati, scimmiottature dei valori autentici su cui si fonda la civiltà occidentale cristiana. Questi nuovi valori mirano a plasmare le giovani generazioni in modo "contro-natura", votandole all'autodistruzione. Si sta producendo "un esercito di analfabeti scolarizzati", nutriti di "paccottiglia pacifista", alimentando una società "acefala", derubata dei suoi valori reali e fluttuante negli pseudo-valori imposti da un manipolo di "imbonitori".

La Critica al Sistema Educativo e la "Buona Scuola"

La nomina della signora Fedeli al Ministero dell'Istruzione, avvenuta secondo Frezza tramite l'asse Gentil-Renzi, è vista come parte di un'operazione ben strutturata, proseguimento della legge sulle unioni civili e della "Buona Scuola". L'atteggiamento del governo e di chi lo appoggia denota, a suo dire, un'assoluta incuranza sia per i governati (che si erano espressi con un "no" referendario) sia per il comune senso del pudore. La vicenda della Fedeli, pizzicata in flagranza di mendacio sulla sua laurea, dimostra la "tronfia" natura di questi parvenu della politica che maneggiano il destino del paese. La ministra "solidamente non istruita" siede saldamente all'Istruzione, considerata "cosa sua" per l'impegno profuso, tanto da essere definita la "madre della nuova scuola" e delle "oscenità incluse nel pacchetto". Questo zelo è stato premiato, a sfregio delle famiglie e dell'elettorato contrario a una riforma che puntava ad abdicare a sovranità nazionale.

La propaganda di sostegno fa il suo corso, e nessuno ricorda più chi sia la ministra che vuole abbattere "stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza", e che si vanta di "esperimenti" di educazione sessuale sui bambini da oltre dieci anni.

Scuola italiana

Il sistema educativo italiano è descritto come affetto dal "demone dell'innovazione", in uno stato di "riforma permanente". L'autonomia scolastica del 1997 ha aperto gli istituti al territorio e incoraggiato sperimentazioni, creando un clima di competizione mercatista. La "Buona Scuola" del 2015 ha reso le innovazioni didattiche un obbligo e un titolo per premialità. La legge sulla "nuova educazione civica" del 2019 ha sfruttato l'etichetta per inserire contenuti "ad alto tasso ideologico", come l'Agenda 2030, relegando la didattica delle discipline in uno spazio residuale. Le continue distrazioni interrompono il ritmo didattico, immiseriscono i contenuti, disperdono l'attenzione e contribuiscono all'interiorizzazione della superficialità.

La scuola si è trasformata in altro da sé, rinunciando al suo compito di alfabetizzare e trasmettere conoscenze. Il modello a cui i riformatori si abbeverano parla inglese: "skills, life long learning, cooperative learning, problem solving, peer education, gamification, job shadowing". La "demolizione controllata" del sistema educativo italiano è avvenuta tramite l'importazione massiccia di pacchetti pedagogici anglosassoni, parte di un processo di "colonizzazione culturale". Questi pacchetti, presentati come innovazione, sono in realtà vecchi di secoli e si sono dimostrati fallimentari, come evidenziato dalla "devastazione cognitiva e culturale delle scuole americane".

Questi pacchetti sono plasmati su un'impostazione pedagogica "puerocentrica" di stampo ludico-pratico, che fa leva sul pragmatismo, sul mito della personalizzazione e sul culto del benessere, nutrendosi di un profondo pregiudizio anticognitivo. Vi è un'avversione per le conoscenze teoriche, i libri e la parola. La stella polare è il protagonismo dell'alunno, ritenuto capace di auto-formarsi. Questo pregiudizio si sublima nella fede che l'ignoranza possa formare alunni creativi, credendo che l'acquisizione di abilità cognitive avvenga in assenza di cognizioni. L'"impeto digitale" e la "scuola 4.0" sono coerenti con questa teoria, trasformando la scuola in una "grande sala giochi" dove le immagini sostituiscono parole, scrittura e studio della realtà.

La scuola 4.0, vista dal lato del gestore, presenta un "materiale umano da scrutare, sfruttare, spolpare" per le banche dati e gli algoritmi. Da questa prospettiva puerocentrica deriva lo snaturamento del docente, ridotto a "satellite dell'alunno", "assistente, animatore, facilitatore", degradato al "dilettantismo psicologico e informatico". Diventa irrilevante la sua conoscenza della materia. I genitori, abbagliati dagli "effetti speciali", alimentano progetti inutili, scordandosi dei fondamentali per i figli. Si accontentano del bel voto gonfiato, non comprendendo che la prodigalità valutativa è diseducativa. L'idea che la scuola debba essere "ritagliata su misura" per ogni figlio, la personalizzazione, porta alla paralisi didattica e alla medicalizzazione delle fragilità. Il "successo formativo" viene garantito abbassando obiettivi e risultati, rinchiudendo l'alunno nel proprio bozzolo.

L'egualitarismo dell'ignoranza scolastica si traduce in differenziazione classista: lo status familiare diventa più decisivo che mai. Gli studenti approdano alle superiori senza saper impugnare una penna, mantenere l'attenzione, afferrare periodi complessi o comprendere parole al di là di un vocabolario scarno. L'italiano della tradizione letteraria sta diventando una lingua straniera. Le debolezze strutturali condannano gli alunni al silenzio e alla pagina bianca. La pandemia e la DAD hanno esacerbato questi problemi, sommando alle voragini cognitive un pregiudizio psicofisico generalizzato.

Il Dialogo con il "Nemico": Un Tentativo Suicida

Elisabetta Frezza considera "oggettivamente suicida" il tentativo di dialogare con chi percepisce come "nemico", definendolo spesso "criminale" a seconda del ruolo e delle responsabilità. È lampante che il nemico sia "incommensurabilmente più potente", e non si può certo pensare di fronteggiarlo rimanendo avvolti in un "fumo di mezzi principi, di mezze verità". Dialogare implica condividere codici di comunicazione, rischiando di essere risucchiati nella "nuova Babele" costruita per affermare la supremazia dei pochi sui molti.

Pretendere di reagire a un "sopruso conclamato" ponendosi sul piano del confronto dialettico significa affievolirne il disvalore e legittimarne la sostanza. Significa accettare la premessa falsa che "tutto è negoziabile", relativo, opinabile. Il "tarlo del pluralismo" ha corroso il raziocinio, convincendo quasi tutti che si tratti solo di giustapporre posizioni, come se non esistessero un bene e un male oggettivi.

In secondo luogo, viene segnalata la "trappola del linguaggio". È stato coniato un repertorio verbale rituale, fatto di formule precotte e preconfezionate - "parole d'ordine" - immesse nel circuito mediatico: "omofobia, violenza sulle donne, femminicidio, violenza di genere, lotta alle discriminazioni, parità tra i sessi, abbattimento degli stereotipi, pari opportunità, rispetto, uguaglianza, inclusione, diritti, affettività". Queste sono parole-chiave di un "lessico di ordinanza, predisposto a fini rivoluzionari". Abbracciare anche solo in parte questo universo linguistico significa avallare i presupposti di valore del sistema ideologico che lo ha forgiato. Ciò che appare come "captatio benevolentiae" per "aprire un dialogo" diventa, di fatto, l'"anticamera della resa", implicando l'adesione a un orizzonte "artefatto, alternativo e antitetico a quello tracciato dalla natura".

Le parole apparentemente innocue costituiscono un manifesto e un programma. Usarle significa riconoscerlo come plausibile, consegnarsi al nemico che si illude di combattere, arrendersi alla sua prepotenza.

La Bandiera "Pro-Life" e il "Male Minore"

Elisabetta Frezza affronta un tema spinoso e impopolare: la tendenza di molta gente di buona fede, desiderosa di spendersi per la causa della vita e della famiglia, ad aderire ad associazioni o manifestazioni che fanno di questa causa la propria bandiera. In molti casi, un gesto mosso dalle migliori intenzioni rischia di portare acqua al mulino di iniziative "più che inutili, dannose". Non è sufficiente che qualcuno si muova e ci metta la faccia; ci si accorge che quella bandiera, quei numeri, vengono usati per intraprendere il dialogo di cui sopra, per adulterare l'obiettivo, confondere le acque e infine fare il gioco dell'avversario.

L'avversario, che ha un bisogno vitale dell'opposizione per legittimarsi, esulta nell'avere una opposizione "addomesticata, di cartapesta", priva dell'intenzione di contrastare il sistema, ma anzi preoccupata di rimanere nel suo alveo per guadagnarsi credito.

Manifestazione pro-life

In Italia, Frezza sostiene che manchi una "fiera resistenza pro vita e pro famiglia". Non si tratta necessariamente di scendere in piazza, ma di avere il coraggio di formulare e diffondere un "controcanto chiaro, tetragono, cristallino" su ogni fronte aperto ogni giorno dai media. Questo controcanto deve opporsi alla "protervia dell'uomo che si fa arbitro del bene e del male", misura del proprio comportamento morale, padrone della vita e della morte, "ab-soluto da ogni autorità superiore".

Bisognerebbe trovare le forze culturali e umane per ribattere colpo su colpo, ogni volta che viene propinata una menzogna sotto forma di nuovo traguardo di progresso.

Le Origini del Discorso "Anti-Gender" e le Associazioni Coinvolte

L'analisi condotta da Massimo Prearo e Yàdad De Guerre ricostruisce le tappe della formazione dei movimenti "no-gender" in Italia, delineando come si sono formati, da chi sono composti e da dove provengono i discorsi su unioni civili, gestazione per altri e "gender". Il Family Day del 30 gennaio ha visto la dichiarazione: "No al ddl Cirinnà, senza se e senza ma". Il "Comitato Difendiamo i nostri figli", promotore dell'evento, si oppone al riconoscimento delle unioni omosessuali e all'estensione del diritto di adottare il figlio biologico del partner.

Dietro queste leggi, dall'Unione Europea all'ONU, dalle industrie del porno alla tratta degli esseri umani, ci sarebbero "poteri forti" in cerca di profitti, impegnati a instaurare un "nuovo ordine mondiale" governato da un'ideologia "neo-marxista, femminista e 'omosessualista'". L'"ideologia gender", nell'uso dei suoi oppositori, si è imposta come contenitore di rivendicazioni femministe e LGBTI, come il contrasto al bullismo, l'educazione affettiva, la parità di genere e la lotta contro le discriminazioni.

L'emergere di questa mobilitazione è attribuito al lavoro sinergico di gruppi ultracattolici, tradizionalisti e frange dell'estrema destra italiana, con l'adesione della gerarchia vaticana e di parte del mondo cattolico.

Il discorso "anti-gender" ha avuto origine dalle Conferenze dell'ONU sulla popolazione e lo sviluppo (1994) e sulle donne (1995), dove le ONG acquisirono spazio. Dale O'Leary, vicina all'Opus Dei, distribuì nel 1995 un pamphlet intitolato "Gender: The Deconstruction of Women", affermando che "donna si nasce, non si diventa". O'Leary consegnò testi all'allora cardinale Ratzinger, il quale, diventato Papa Benedetto XVI, utilizzò per la prima volta il termine "gender" in un discorso pubblico nel 2008, designandolo come contrario allo "spirito creatore".

Nei primi anni Duemila, il Pontificio Consiglio per la Famiglia pubblicò il "Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche", ispirato dai lavori di O'Leary e redatto con oppositori delle politiche LGBTI. Nel 2007, l'associazione "Scienza & Vita" (nata su spinta della CEI) pubblicò un "quaderno" che presentava l'"ideologia gender" come nuova sfida al XXI secolo. Seguirono convegni e la prima conferenza europea sull'"ideologia gender" nel 2011, curata dall'Opus Dei.

La "Manif" nacque come collettivo. Nel 2011, fu organizzata in Italia la prima "Marcia Nazionale per la Vita", evento anti-abortista importato dal modello statunitense. A istituire la marcia italiana furono personalità del cattolicesimo "post-fascista e anti-marxista" (Roberto de Mattei, Francesco Agnoli, Mario Palmaro), supportati dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. La prima edizione fu un insuccesso, la seconda a Roma nel 2012 ebbe maggior successo, con l'adesione di politici come Gianni Alemanno.

Dalla "Marcia per la vita" del 2012 nacquero "Notizie ProVita" e il collettivo "Giuristi per la Vita", accomunati da una linea ideologica "dura" e da Mario Palmaro. Nella primavera del 2013, in concomitanza con i disegni di legge su omosessualità e unioni civili, associazioni tradizionaliste e ultra-cattoliche organizzarono le prime conferenze sul "gender" in Italia. Due furono tenute a Verona nel settembre 2013, con il patrocinio del sindaco Tosi e del Vescovo Zenti per la prima, e organizzata da "Christus Rex" e "Forza Nuova" per la seconda.

Da quel momento, il discorso "anti-gender" fu percepito come un'opportunità politica per riattivare l'attivismo cattolico, generando spirito concorrenziale tra i gruppi. Il modello era quello della "Manif pour Tous" francese. Nel 2013, uno dei portavoce francesi, Tugdual Derville, fu ospitato a Milano. Nel 2014, Francesco Agnoli chiese un nuovo Family Day per salvare la famiglia. Il 20 settembre dello stesso anno, a Verona, una nuova associazione organizzò un convegno che riunì i futuri fondatori del "Comitato Difendiamo i nostri figli". Toni Brandi e Mario Adinolfi sottolinearono la necessità di utilizzare "horror stories" e tecniche persuasive per affinare il discorso "no-gender".

Nella galassia "tradizionalista" dei Family Day rientrarono gruppi religiosi schierati politicamente verso l'estrema destra come i Legionari di Cristo, la Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX) e Tradizione, Famiglia, Proprietà (TFP). Più lampante fu il legame con il partito neofascista Forza Nuova. Alcuni membri fondatori di "Giuristi per la Vita", come Elisabetta Frezza e Patrizia Fermani, si allinearono a posizioni simili a quelle di Forza Nuova, utilizzando organi di comunicazione legati al partito. "Notizie ProVita" divenne luogo di incontro tra attivismo pro-life, "anti-gender" e militanza di estrema destra. La rivista nacque grazie a Beniamino Iannace, imprenditore e già candidato per Forza Nuova, fiduciario di una charity londinese fondata da Roberto Fiore.

Forza Nuova, fin dalla sua nascita, si è sempre pronunciata per l'abolizione della legge Mancino, che condanna xenofobia, razzismo, antisemitismo ed esaltazione del fascismo. Accostando "ideologia gender", "gaystapo" e fascismo "omosessualista", "Giuristi per la Vita" e "Notizie ProVita" convergono sulle stesse posizioni di Forza Nuova. Il movimento "anti-gender", ostacolando l'estensione dei diritti civili alle persone LGBTI, non si limita a una reazione emozionale, ma si inserisce in una narrazione più ampia e pericolosa di odio e appartenenza, che giustifica la violenza di genere e razzista.

La Visione di Elisabetta Frezza sulla Scuola e l'Identità

Elisabetta Frezza ha espresso la sua visione in diversi contesti, delineando un quadro preoccupante per quanto concerne l'educazione e la formazione delle nuove generazioni. Secondo la sua analisi, nelle scuole esisterebbe un "piano educativo del gender", parte di un più grande complotto ordito fin dal Secondo Dopoguerra da organismi attivi nel controllo delle nascite, come la Planned Parenthood Federation of America (PPFA), il SIECUS (Sexuality Information and Education Council of the United States) e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Queste realtà userebbero l'educazione sessuale, mascherata da educazione all'affettività, per sdoganare l'"ideologia gender".

A scuola di Gender: i timori dei genitori di fronte a un progetto del Comune di Trieste

Entrano nel suo mirino anche i movimenti femministi e LGBTQI+, in particolare il femminismo radicale di matrice marxista e la "lobby gay", con l'obiettivo di ridurre la natalità e indebolire l'istituzione della famiglia eterosessuale e riproduttiva, al fine di sovvertire la società. Le rivendicazioni femministe all'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza e all'autodeterminazione riproduttiva, temi che si intersecano con le lotte per l'omogenitorialità, sono oggetto di critica. Persino il divorzio viene inserito in un più ampio "progetto intelligente di svirilizzazione del maschio italiano", come sostenuto in un articolo intitolato "Il divorzio è la fabbrica degli omosessuali".

La scuola, secondo Frezza, è il "cavallo di Troia" dell' "ideologia gender". Attraverso direttive europee, la scuola italiana sarebbe stata "snaturata" e l'"ideologia gender" penetrerebbe in modo nascosto nei programmi scolastici con termini rassicuranti come "inclusività, educazione affettiva, rispetto, cittadinanza attiva". L'obiettivo sarebbe "l'azzeramento identitario, di un’identità culturale, nazionale, religiosa e ora anche l’identità sessuale", producendo "generazioni senza memoria, senza storia, senza patria, senza famiglia. Generazioni invertebrate che non trovano in sé stesse il vigore necessario per reagire al proprio annientamento programmato. Individui incolti e svirilizzati, infatti privi del senso del sacrificio, privi dell’attitudine al combattimento."

Queste affermazioni, descritte come ispirate da un "manuale dell’accademia fascista", sono una trascrizione letterale delle sue dichiarazioni. Frezza lamenta persino che nella "Buona Scuola" vi sia un rimando alla legge sul femminicidio, intitolato "piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere", predisposto in sinergia con la normativa europea.

In merito all'apertura ad altri tipi di famiglia rispetto a quella eteronormata, Frezza ricorda che la materia è "indisponibile perché riguarda il sovvertimento della vita o delle vite altrui, che si vorrebbe piegare all’arbitrio, all’arroganza e alla prepotenza di gruppi ben strutturati, organizzati e protetti. Questi gruppi avanzano pretese che, indipendentemente dalla scienza medica, dovrebbero apparire a tutti come demenziali." Per Frezza, l'omosessualità rileva in quanto presupposto di pretese che "stravolgono la sostanza stessa dell’istituzione [la famiglia]".

A ciò si aggiunge l'accusa che la teoria gender mira allo sdoganamento della pedofilia, un'idea che alimenta teorie del complotto come quelle di QAnon. In un articolo intitolato "La dittatura omosessualista nella rivoluzione antropologica", Frezza descrive una "dittatura omosessualista" in cui individui con "orientamenti sessuali deviati" devono guadagnarsi la qualità di vittime discriminate, creando il mito della minoranza oppressa.

La famiglia rappresenta per Frezza, e per l'ambiente della destra cattolica conservatrice e tradizionalista, le fondamenta dell'identità individuale e del senso di appartenenza a una "patria", espressa come "la terra in cui riposano le ossa dei padri". Frezza parla di "identità di sangue e di terra", che viene interpretata come una citazione al "Blut und Boden" nazista, chiarendo il pubblico a cui intende rivolgersi.

Queste tesi, pur potendo apparire assurde, sono contestualizzate come parte di una narrazione più ampia e pericolosa, un'ideologia di odio e appartenenza che giustifica la violenza di genere e razzista. Il tono pacato e ragionevole, spesso ironico, maschera un'abile comunicazione che ribalta la parola d'ordine: Frezza e i suoi sodali parlano di difesa e non di attacco. Si dipingono come vittime di un sistema sovranazionale che mira all'annullamento dell'identità individuale e nazionale. L'obiettivo è spingere alla reazione e alla "difesa" violenta del proprio sistema ideologico, attaccando il diritto all'esistenza e all'autodeterminazione di individui resi vulnerabili. Per Frezza, l'oppressione delle minoranze non è altro che un mito costruito per disgregare il senso di appartenenza a una normatività "naturale".

La critica al Vaticano riguardo l'ingerenza nelle vicende politiche italiane, come il DDL Zan, è netta. Si contesta l'ipotesi di un'esclusività del binarismo di genere e della famiglia eteronormata patriarcale, basata su interpretazioni della Sacra Scrittura e del magistero autentico. Si avanza un'ipoteca antropologica, scientifica, storica e sociale sulle vite, confinate nell'unico orizzonte concepibile dal dogma.

La "Cultura dello Scarto" e le Riflessioni sull'Aborto

Le associazioni che difendono la vita hanno elaborato un "Elogio" a Jorge Mario Bergoglio, vedendo in lui il grande difensore della vita contro la "cultura dello scarto". Tuttavia, si osserva con perplessità il suo omaggio a Emma Bonino, figura che meglio ha rappresentato, secondo questi gruppi, quella cultura e ne è stata fondatrice. Lo stesso silenzio ha accompagnato l'approvazione della legge eutanasica sulle cosiddette DAT.

Le associazioni ammirano il collegamento tra aborto e pace, ma forse dimenticano che proprio cultori dell'aborto come Bonino e Pannella hanno elevato la bandiera della non-violenza a difesa di presunti diritti civili, tra cui aborto, eutanasia e individualismo libertario, inclusa la pedofilia. Viene notata l'adesione allo stile lessicale bergogliano, come la "cultura dello scarto" e le "periferie del mondo", utilizzate per descrivere ambienti dove la cultura abortista è diffusa.

La posizione di Frezza sull'aborto si inserisce dunque in una critica più ampia alla "cultura dello scarto", che lei lega all'aborto, all'eutanasia e a un'ideologia che mira a sovvertire i valori tradizionali della famiglia e della società. La difesa della vita, nella sua prospettiva, è intrinsecamente connessa alla difesa di un modello antropologico specifico, basato su una visione tradizionale della famiglia e del ruolo dei sessi, minacciato da quelle che lei definisce "ideologie" e "poteri forti" che promuovono la "cultura dello scarto" e l'azzeramento identitario.

Il suo intervento si colloca in un dibattito acceso, dove le definizioni stesse di "vita", "famiglia" e "identità" sono al centro di profonde divergenze ideologiche e culturali. La sua visione è caratterizzata da un approccio critico e intransigente verso quelli che percepisce come attacchi ai fondamenti della civiltà occidentale cristiana, con un particolare accento sulla protezione dei bambini e sulla preservazione dell'identità culturale e morale delle generazioni future.

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