Eka 1999: L'Eredità del Design per i Bambini e il Contesto dell'Innovazione Italiana

Il design di arredi destinati all'infanzia ha sempre rappresentato un campo fertile per la sperimentazione e l'innovazione, mirando a coniugare funzionalità, sicurezza ed estetica in prodotti pensati per i più piccoli. La ricerca di soluzioni ottimali per le necessità dei bambini ha guidato molti maestri del design, i cui progetti continuano a influenzare la produzione odierna. L'evocazione di una "seggiolina per bambini" datata "Eka 1999" ci porta a esplorare il panorama dell'innovazione nel design, dei materiali e dei processi produttivi, nonché a riflettere sui contesti culturali e professionali che animano l'industria creativa in Italia e oltre.

La Genesi di un'Idea: La Seggiolina Rivoluzionaria di Zanuso e Sapper

Un esempio emblematico di questa ricerca di innovazione nel design per l'infanzia risale al 1959, quando il Comune e la Triennale di Milano bandiscono un concorso per lo studio e la progettazione di arredi scolastici per i bambini delle scuole elementari. A questa iniziativa partecipa Marco Zanuso insieme a Richard Sapper, all’epoca suo giovane collaboratore. La ricerca progettuale impegna Zanuso e Sapper a lungo, circa cinque anni. Inizialmente elaborano una proposta per una seduta in compensato curvato, poi scartata. I progettisti si orientano allora verso l’utilizzo della lamiera d’acciaio, un materiale che Marco Zanuso utilizzava proprio in quel frangente per la produzione della sedia Lambda, ma il materiale risulta troppo costoso e poco adatto ai bambini.

La soluzione arriva contattando l’azienda Kartell di Giulio Castelli, specializzata nella produzione di oggetti di plastica, un materiale che si afferma definitivamente negli anni Sessanta nella vita quotidiana e nel campo della moda, dell’arte e del design. Si passa così all’ipotesi di produrre una sedia in polietilene che fosse colorata, leggera e maneggevole. Questo approccio pionieristico all'uso della plastica per il design di arredi per bambini ha lasciato un'impronta duratura, anticipando tendenze e stabilendo nuovi standard. Sebbene il riferimento a "Eka 1999" non trovi una corrispondenza diretta nei dettagli specifici di questo progetto originario, è plausibile che il design e i principi di innovazione stabiliti da Zanuso e Sapper abbiano continuato a ispirare nuove generazioni di prodotti e designer, culminando magari in riconoscimenti o reinterpretazioni nel 1999, un anno significativo anche per altre forme di riconoscimento culturale in Italia, come vedremo.

Schizzo di progetto della sedia per bambini in plastica

Materiali e Tecnologie Avanzate nella Produzione Industriale

L'evoluzione del design, in particolare nel settore degli arredi e degli oggetti per l'infanzia, è strettamente interconnessa con il progresso nei materiali e nelle tecnologie di produzione. L'impiego del polietilene per la seggiolina di Zanuso e Sapper segnò un punto di svolta, dimostrando come la scelta del materiale potesse definire nuove possibilità di forma, colore e funzionalità. L'industria moderna si avvale di una vasta gamma di macchinari e processi sofisticati per trasformare le materie prime in prodotti finiti.

Nel panorama delle macchine per la produzione e il confezionamento, si trovano ad esempio diverse tipologie di soffiatrici a soffiaggio stirato, come la SMF - Combi 200 e la SMF - Combi 300, e la STRAIGHT LINE BLOW MOLDER - WJA-4, una soffiatrice lineare, descritta come 80% nuova e costruita alla fine del 2018. Per la lavorazione delle bottiglie, sono disponibili lavatrici specifiche come la AKOMAG - Hydra 8.1 e la AKOMAG - COMBI, quest'ultima in buone condizioni con circa 700 ore di funzionamento. Gli avvolgitori per pallet includono modelli come il TECHNOWRAPP - P60+TP. Per il controllo qualità, apparecchiature come INTRAVIS - Capwatcher III per la pulizia di stampi e filiere e ispettori di bottiglie come FT SYSTEM - Ispezione bottiglie vuote e FT SYSTEM - IE4000_4-VA-3D-5MPX garantiscono l'accuratezza.

Le fardellatrici per bottiglie PET, come la ATLANTA - Ecofard SF, la KISTERS - Multipacker 199/60 DZ e la POLYPACK - CPT-32L(4), testimoniano la specializzazione dei processi di imballaggio. Le riempitrici sono varie, dalle MONDIALPACK - MV 100 Large per buste di latticini, alla TECNOMEC - SB81/CS-A e TECNOVAC - Olympia VG per vasetti, fino alla BUANLIR - BU-604 per cartoni del latte, e la KARLVILLE - KS-HSUP-600 per pouch. La produzione di bevande include linee di riempimento per acqua liscia in PET, come ENOBERG - 12-12-1 PXL e MELEGARI - 35-7-AOR, per bevande gassate con ALSIM - ASMOJET 1T RV-P 48/60/10K, e per lattine con EKTAM - MEGABLOCK CAN 30.

L'ambito delle macchine da stampa è altrettanto diversificato, con modelli digitali come KONICA MINOLTA - AccurioLabel C230, DOMINO - N610i, EPSON - SurePress L-4533AW, NEW SOLUTION - NS PRO EVO, COLORDYNE - 1600c e KONICA MINOLTA - Accurolabel 190. La stampante digitale per etichette SurePress L-4533AW, ad esempio, incorpora la rinomata testina di stampa a getto d'inchiostro MicroPiezo® di Epson e utilizza inchiostri Epson SurePress AQ di qualità industriale. Altre stampanti includono la EXPERT - Base 902 G-E mod 140 flessografica in linea, la TCE CONVERTING - Zeus 18X 8C a 8 colori a tamburo centrale, e la R&D - 440 NG per contenitori di forma tronco-conica. Le macchine per incidere cilindri, come la DAETWYLER - Gravostar GS2215, e per la stampa serigrafica (STORK) completano il quadro.

Il taglio e la saldatura dei materiali sono gestiti da macchine come le fustellatrici di etichette (SMAG - E-CUT S 330, CONVERPRESS - 265 SRD3/F1 S, ROTOFLEX - VLI 440, ROTOFLEX - VLI-330), macchine per stampa a caldo/freddo etichette (PRISMA - LF-330), e saldatrici per sacchetti tipo wicket (CONTEC - C-GO 850 BK, SCAE - Dimatic ETH471/110) o shoppers (SALDOFLEX - M-2013/S, SALDOFLEX - M 2011 S, SGS - MEMORYPACK 1100, SALDOFLEX - MODULA S 1100). Anche la produzione di sacchetti di grandi dimensioni per uso intensivo (1,5 kg - 20 kg), a soffietto e non a soffietto con o senza cursore di richiamo, è supportata da macchinari specifici come la B&B - SFB 8E-T+S-1. Per l'imbottigliamento di vini e liquori, esistono fine linea di confezionamento complete come GALLARDO.

La lavorazione dei pannelli include macchine come la BIESSSE - H300 Linea Coating e la STEFANI - SSB1/2 Linea automatica di formatura e curvatura dei bordi su due lati per pannelli in legno. L'estrusione è rappresentata da WORLDLY - WCL-H-1300 per rivestimenti, XINDA - SHJ-65 Impianti per Compound, PLAST PROJECT - PVC CLING FILM TR120 e PRIMPLAST - Coex per film estensibile, BG PLAST - MD 125-30 Linee di estrusione per rivestimento (in grado di spalmare perfettamente con PVC morbido e lavorare tessuti aperti, chiusi e non tessuti), VENUS - VN-LH55A-1000-RD linea di estrusione monostrato, e DOLCI - UZ 2528 e DOLCI - FCL-20/S anche per film estensibile. La linea di estrusione per tubetto cosmetico PSG - KMK LTM/TET è un altro esempio.

Le presse a iniezione coprono un ampio spettro di tonnellaggi, dalle CDG - BETA per elastometri/LSR con presse da 250 Ton, alle JSW - J180ADC e JSW - J220-ADS-890H fino a 250 Ton, alle JSW - J280-ADS-890H e OTTOGALLI - EPS2 6st Bicolor e OTTOGALLI - EPS1 6st Monocolor nella stessa categoria di tonnellaggio, e infine alle JIT PLASTIC MACHINERY - D 700/i 5800 e PLASTIC METAL - MULTIPOWER H 1000 per tonnellaggi da 500 a 1000 Ton. La DESMA - D968.700.ZO B 850 è una pressa iniezione per gomma full optional.

Altri macchinari includono montacliché come AV FLEXOLOGIC - Samm 2.0 1300 e AV FLEXOLOGIC - MOM DD+ PRO 1300, sistemi di elaborazione universale (ROBOQBO - QBO70-4) e macchinari ausiliari per latticini (PENTAIR WATER CODELINE - 80A series RO). Centri di lavoro CNC come HUBER & GRIMME - HG 1400 e spruzzatori per colla, presse artigianali e reggiatrici completano la descrizione di una fabbrica multifunzionale. La lista prosegue con macchine per la produzione di cartoni, attrezzature per allestimenti fieristici, impianti ZERONITRO E ZEOLITE, e apparecchiature a sensori XNH4 e ammonio, pompe a scoppio, flessibili, trapani a percussione (Hilti), martelli demolitori, avvitatori, ponteggi e materiale ferroso.

L'innovazione trainata dal design

Infrastrutture e Logistica: Dal Trasporto alla Gestione del Magazzino

La realizzazione e la distribuzione di prodotti, siano essi arredi di design o complessi macchinari industriali, dipendono da una rete logistica e infrastrutturale efficiente. Questo include non solo i mezzi di trasporto ma anche la gestione degli spazi di stoccaggio e delle risorse. La varietà di beni e veicoli presenti in contesti di vendita o fallimentari offre uno spaccato delle diverse tipologie di attrezzature impiegate quotidianamente.

Tra i mezzi di trasporto si trovano autocarri come il Fiat Doblò tg. CY 252 WH, anno imm.2005, a gasolio, e furgoni come il Fiat Ducato con cassone e centinato, anno 1999, a gasolio, con circa 223.000 km, targato BB639RC. Autovetture per diverse esigenze includono la Renault Clio tg. CX 239 WA, anno imm.2005, a benzina, la Volkswagen Crafter tg. FN 243 FB, la Porsche Cayenne tg. EC 168 MF anno 2010, con circa 500.000 km, e la Mercedes Coupé, anno 2002, a benzina 2597, Kw. 125, targato BZ289YC, con un'ammaccatura alla porta conducente. Completano il quadro i muletti elettrici, come il CESAB MAK 400, portata 4000 kg, altezza di sollevamento a tre stadi mt. 5, anno 1998, matricola 1666392, o il CESAB ECO25/4 anno 1987, altezza sollevamento mt. 4,20, matricola 98721, entrambi sprovvisti di certificato di conformità, ma completi di carica batteria. Anche i transpallet elettrici a batteria e manuali (di colore arancione o giallo) sono essenziali per la movimentazione interna.

I magazzini ospitano una vasta gamma di articoli, dalla materia prima come 760.500 kg di cartaccia, 738.000 kg di ondulato 100, 242.000 kg di refilo e 48.000 kg di ondulato 80, per un totale di 1.788,50 tonnellate, custodita a Verona frazione Cadidavid (VR), via Ca’ di Aprili n. 22. Si trovano anche lotti di rimanenze di magazzino, casse per rifiuti, bancali di semilavorato, materia prima e prodotto finito per la produzione e assemblamento di packaging per bottiglie.

Oltre ai beni di produzione, il contesto lavorativo include arredamenti per ufficio, come scrivanie a L e a U con cassettiera, armadi a 2 ante battenti o bassi, schedari in metallo, sedie in stoffa su ruote e poltrone girevoli, tavoli riunioni con supporto in metallo e piano in vetro, scaffali a parete con mensole e banconi reception. Le postazioni PC sono complete di schermi LCD (LG, Acer, Reilisis, Fujitsu, Samsung), PC (Dell, HP, Fujitsu), gruppi di continuità, tastiere e mouse. Vi sono anche stampanti (HP P1505N, Olivetti PGL2540, Olivetti D-Color MF3100, Epson, Brother), modem, calcolatrici Olivetti, distruggi documenti Geha, macchine da scrivere Olivetti ET2002, telefoni fissi e cordless, e notebook HP PROx2 Intel Core I3. Gli spazi accessori comprendono cucine complete di elettrodomestici, tavoli, sedie, mobili con frigorifero, sale da pranzo con divani, librerie componibili, angoliere, credenzine, lampade, orologi a cucù, dipinti, soprammobili vari, TV color Sony, lampadari e macchine per il gelato. Bagni con mobili, specchi, mensole e mobiletti in plastica, corridoi con dipinti firmati, salette con divani, quadri, armadi a 8 ante, sedie a dondolo, tappeti, scrivanie e TV. Le camere da letto matrimoniali sono arredate con armadi a 8 ante, letti, tappeti, cavalletti fotografici, poltrone, ribalte con specchio, Vibro Power e tavolini uso comodini. Anche i garage sono ben forniti con tagliaerba elettrici, scaffalature metalliche, barbecue, telescopi e scalette. In aggiunta, si riscontrano biciclette e una Vespa Piaggio 50.

Carrello elevatore in un magazzino moderno

Il Valore del Patrimonio Culturale e Linguistico: Il Caso della Lingua Sarda

Il contesto del design e della produzione industriale si inserisce in una più ampia realtà culturale e sociale. L'Italia, con la sua ricchezza storica e diversità regionale, offre un esempio significativo di come le identità locali possano essere riconosciute e valorizzate. La lingua sarda, ad esempio, costituisce un patrimonio culturale di inestimabile valore, la cui storia e il cui status riflettono dinamiche di conservazione e adattamento che, in una metafora estesa, possono richiamare la resilienza e l'evoluzione di un'idea di design come quella della seggiolina per bambini.

La lingua sarda, o sardu, lìngua sarda (nelle varietà campidanesi) o limba sarda (nelle varietà logudoresi e in ortografia LSC), è una lingua parlata in Sardegna e appartenente alle lingue romanze del ramo indoeuropeo. Pur avendo una "elevata coscienza linguistica" nella sua comunità di locutori, il sardo è attualmente classificato dall'UNESCO nei suoi principali dialetti come una lingua in serio pericolo di estinzione (definitely endangered). È gravemente minacciato dal processo di deriva linguistica verso l’italiano, il cui tasso di assimilazione, ingenerato dal diciannovesimo secolo in poi, presso la popolazione sarda è ormai alquanto avanzato in via esclusiva e sottrattiva verso gli idiomi storici dell’isola.

I sociolinguisti hanno classificato il panorama linguistico della Sardegna come diglossico a partire dall’unità d’Italia nel 1861 fino agli anni cinquanta del Novecento, in accordo con la politica linguistica del paese che designava l’italiano come la sola lingua ufficiale da promuovere in ambiti quali l’amministrazione e istruzione, relegando di conseguenza il sardo e altre minoranze linguistiche a domini non ufficiali, quando non a un piano di disvalore. A partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, sarebbe subentrato un predominio totale dell’italiano finanche nei domini informali, ingenerando timori sull’estinzione della lingua sarda. Quest'ultima, riconosciuta da tempo sotto il profilo linguistico, è stata legalmente riconosciuta solo allo scadere del secolo, precisamente dal 1999, come minoranza linguistica della Repubblica italiana, in contemporanea con le altre undici. Nonostante il riconoscimento, la lingua sarda non è stata de facto ancora introdotta nella scuola.

Mappa delle varietà linguistiche in Sardegna

Il sardo è classificato come lingua romanza, ovvero derivata dal latino volgare. La comunanza sarda e africana del vocalismo, nonché di diverse parole alquanto rare se non assenti nel resto del panorama romanzo, come acina (uva), pala (spalla), o anche spanus nel latino africano e il sardo spanu (“rossiccio”), costituirebbe la prova per alcuni studiosi. J. N. Il Wagner (1951) annette il sardo alla Romània occidentale, mentre Matteo Bartoli (1903) e Pier Enea Guarnerio (1905) lo ascrivono a una posizione autonoma tra la Romània occidentale e quella orientale.

I dialetti della lingua sarda propriamente detta vengono convenzionalmente ricondotti a due ortografie standardizzate e reciprocamente comprensibili: l’una riferita ai dialetti centro-settentrionali (o "logudoresi") e l’altra a quelli centro-meridionali (o "campidanesi"). Le caratteristiche che vengono solitamente considerate dirimenti sono l’articolo determinativo plurale (is ambigenere in campidanese, sos / sas in logudorese) e il trattamento delle vocali etimologiche latine E e O, che rimangono tali nelle varietà centro-settentrionali e sono mutate in I e U in quelle centro-meridionali. Esistono però numerosi dialetti detti di transizione, o Mesanía. Il fatto che tali varietà illustri astraggano dai dialetti effettivamente diffusi nel territorio, che invece si collocano lungo uno spettro interno o continuum di parlate reciprocamente intellegibili, fa sì che risulti difficile tracciare un confine reale tra le varietà interne di tipo "logudorese" e di tipo "campidanese", una problematica comune nella distinzione dei dialetti delle lingue romanze.

Da uno studio commissionato dalla Regione Sardegna nel 2006, risulta che ci siano circa 1.495.000 persone che capiscono la lingua sarda e circa 1.000.000 di persone in grado di parlarla. In modo approssimativo, i locutori attivi del campidanese sarebbero circa 670.000 (il 68,9% dei residenti a fronte di 942.000 persone in grado di capirlo), mentre i parlanti delle varietà logudoresi-nuoresi sarebbero circa 330.000 (compresi i locutori residenti ad Alghero, nel Turritano e in Gallura) e circa 553.000 i sardi in grado di capirlo.

Nella città di Alghero, dove la lingua più diffusa, assieme all’italiano, è un dialetto del catalano, il sardo è capito dal 49,8% degli abitanti e parlato dal 23,2%. Il mantenimento plurisecolare del catalano in questa zona è dato da un particolare episodio storico: le rivolte anticatalane da parte degli algheresi, con particolare riferimento a quella del 1353, furono infruttuose poiché la città fu alfine ceduta nel 1354 a Pietro IV il Cerimonioso. A Isili il romaniska è invece in via d’estinzione, parlato solo da un sempre più ristretto numero di individui. Nell’isola di San Pietro e parte di quella di Sant’Antioco, persiste il tabarchino, dialetto arcaizzante del ligure, importato dai discendenti di quei liguri che, nel Cinquecento, si erano trasferiti nell’isolotto tunisino di Tabarka. Questi, per via dell’esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe, ebbero da Carlo Emanuele III di Savoia il permesso di colonizzare le due piccole e inabitate isole sarde nel 1738: il nome del comune appena fondato, Carloforte, sarebbe stato scelto dai coloni in onore del sovrano piemontese. Nel centro di Arborea (Campidano di Oristano) il veneto, trapiantato negli anni Trenta del Novecento dagli immigrati veneti giunti a colonizzare il territorio ivi concesso dalle politiche fasciste, è oggigiorno in regresso, soppiantato sia dal sardo sia dall’italiano.

Secoli di contiguità hanno fatto sì che tra gli idiomi sardo-corsi, afferenti all’area italiana, e la lingua sarda vi fossero reciproche influenze sia fonetico-sintattiche sia lessicali, senza però comportarne l’annullamento delle differenze fondamentali tra i due sistemi linguistici. Il gallurese, parlato nella parte nord-orientale dell’isola, è di fatto una varietà del còrso meridionale. Il turritano o sassarese, parlato a Sassari, Porto Torres, Sorso, Castelsardo e nei loro dintorni, ebbe invece origine più antica (XII-XIII secolo). Le origini e la classificazione della lingua protosarda o paleosarda non sono al momento note con certezza. Anche se la dominazione di Roma, iniziata nel 238 a.C., importò fin da subito nell’amministrazione locale la lingua latina attraverso il ruolo dei negotiatores di etnia strettamente italica, la romanizzazione dell’isola non procedette in maniera affatto spedita: si stima che i contatti linguistici con la metropoli continentale fossero probabilmente già cessati a partire dal I secolo a.C., e le lingue sarde, fra cui il punico, permasero nell’uso ancora per diverso tempo. Si reputa che il punico continuò a essere usato fino al IV secolo d.C., mentre il nuragico resistette fino al VII secolo d.C. Per quanto lentamente, il latino sarebbe alla fine comunque diventato la lingua madre della maggior parte degli abitanti dell’isola. Come risultato di questo profondo processo di romanizzazione, l’odierna lingua sarda è oggi classificata come lingua romanza o neolatina, presentante caratteristiche fonetiche e morfologiche simili al latino classico.

La lingua sarda presentava allora un numero ancor maggiore di arcaismi e latinismi rispetto a quella attuale, l’utilizzo di caratteri oggi entrati in disuso nonché in diversi documenti una grafia della lingua scritta che risentiva degli influssi continentali degli scrivani, spesso toscani, genovesi o catalani. Tale asserzione è in realtà prova di quanto il sardo, ormai evolutosi autonomamente dal latino, fosse divenuto già in quell’epoca, nelle parole del Wagner, un’autentica e impenetrabile "sfinge", ovvero una lingua pressoché incomprensibile a tutti fuorché gli isolani. Famosi sono due versi del XII secolo attribuiti al trovatore provenzale Rambaldo di Vaqueiras, che nel suo poema Domna, tant vos ai preiada equipara il sardo per intelligibilità a due lingue del tutto escluse dallo spazio romanzo, quali il tedesco (un idioma germanico) e il berbero (un idioma afroasiatico): «No t’entend plui d’un Todesco / Sardesco o Barbarì» (lett. "Non ti capisco più di un tedesco / o sardo o berbero") e quelli del fiorentino Fazio degli Uberti (XIV secolo) il quale nel Dittamondo scrive dei sardi: «una gente che niuno non la intende / né essi sanno quel ch’altri pispiglia».

Gli Statuti Sassaresi (1316) e quelli di Castelgenovese (c. alla seconda metà del XIII secolo risale la prima cronaca redatta in lingua sive ydiomate sardo, seguendo gli stilemi tipici del periodo. La contrapposizione politica fra il giudicato di Arborea e i sovrani aragonesi si manifestò anche con l’adozione di certe matrici culturali toscane, quali alcuni moduli linguistici nell’Oristanese. Ciononostante, in linea con la propria politica estera, il giudicato arborense si contraddistinse per diverse innovazioni, quali un proprio tipo di scrittura cancelleresca (la gotica cancelleresca arborense, derivata dalla triangolare italiana) e per una qual certa riluttanza a sottoporsi eccessivamente all’influsso di culture forestiere, maturata sulla consapevolezza di una propria identità autoctona, etnica, antropologica, culturale e linguistica. In merito a detta cancelleresca, il Casula dice che «non parrà arbitrario, quindi, se cercheremo di spiegare il modello attraverso i campioni offertici dai documenti originali della curia giudicale dell’Arborea, la quale ci sembra facesse qualcosa di più che abbandonarsi all’esecuzione passiva e sciatta della grafia gotica appresa in Italia o importata dagli italiani, verosimilmente dai Pisani: i Sardi oristanesi, infatti, calligrafarono, caratterizzarono, collettivizzarono e conservarono questa scrittura fino alla fine del giudicato.»

L’infeudamento della Sardegna da parte di papa Bonifacio VIII nel 1297, senza che questi avesse tenuto conto delle realtà statuali già presenti al suo interno, portò alla fondazione nominale del Regno di Sardegna: ovvero, di uno stato che, per quanto privo di summa potestas, entrò di diritto quale membro in unione personale entro la compagine mediterranea della Corona di Aragona. La guerra aveva tra i suoi motivi un mai sopito e antico disegno arborense di instaurare «un grande Stato-Nazione isolano, tutto indigeno» assistito dalla partecipazione stavolta massiccia, per la prima e ultima volta nella loro storia, finanche del resto dei Sardi, ovvero non giudicali (Sardus de foras) e residenti nei possedimenti signorili o regnicoli, nonché una diffusa insofferenza per l’imposizione di un regime feudale che minacciava la sopravvivenza di radicate istituzioni autoctone e, lungi dall’assicurare la riconduzione dell’isola a un regime unitario, vi aveva solo introdotto, a detta di Ugone d’Arborea in una lettera inviata al cardinale Napoleone Orsini, "tot reges quot sunt ville" ("tanti re-padroni quanti sono i paesi"), laddove "Sardi unum regem se habuisse credebant" ("i sardi credevano di avere un solo re"). Il conflitto tra le due entità sovrane si concluse dopo sessantasette anni con la definitiva vittoria della "confederazione" aragonese nella storica battaglia di Sanluri nel 30 giugno 1409 e, infine, la rinuncia dei diritti di successione arborensi da parte di Guglielmo III di Narbona nel 1420.

In ambito amministrativo ed ecclesiastico, si seguitò a impiegare il sardo per usi normati dalla scrittura fino al Seicento inoltrato. Le corporazioni religiose fecero anch’esse uso della lingua. Il gesuita portoghese Francisco Antonio, nel 1561, riportava che «la lingua ordinaria di Sardegna è il sardo, come l’italiano lo è d’Italia». L’influenza del toscano, fra il XIV e il XV secolo, si manifestò nel Logudoro, sia in alcuni documenti ufficiali, sia come lingua letteraria: l’internazionalizzazione del Rinascimento italiano, a partire dal XVI secolo, avrebbe infatti ravvivato in Europa l’interesse per la cultura italiana, manifestandosi anche in Sardegna soprattutto nell’impiego aggiuntivo di suddetta lingua presso alcuni autori, parallelamente al sardo e a quelle iberiche che, comunque, conservarono la loro preminenza. In questi stessi secoli o in epoca immediatamente successiva, anche a causa della progressiva diffusione del corso in Gallura nonché in ampie zone della Sardegna nord-occidentale, cui si è fatto accenno in precedenza, il logudorese settentrionale assunse talune caratteristiche fonetiche (palatalizzazione e suoni fricativi-palatalizzati) dovute al contatto con l’area linguistica toscana.

In questo periodo iberico abbiamo una qual certa documentazione scritta della lingua sarda tanto in letteratura quanto in atti notarili, essendo l’idioma maggiormente diffuso e parlato, che però ben esplica l’influenza iberica. Antonio Cano (1400-1476) compose, nel XV secolo, il poema di carattere agiografico Sa Vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu. Nel 1479 si ebbe l’unificazione fra il regno di Castiglia con quello di Aragona. Tale unificazione, di carattere esclusivamente dinastico, non comportò, sotto il profilo linguistico, cambiamenti di sorta. Nel XVI secolo, il sardo conobbe una prima rinascita letteraria. L’opera Rimas Spirituales del letterato sassarese Gerolamo Araolla, che scrisse in sardo, castigliano e italiano, si prefisse il compito di "magnificare et arrichire sa limba nostra sarda", allo stesso modo in cui i poeti spagnoli, francesi e italiani lo avevano fatto per la loro rispettiva lingua, seguendo schemi già collaudati (es. la Deffense et illustration de la langue françoyse, il Dialogo delle lingue): per la prima volta fu così posta la cosiddetta "questione della lingua sarda", poi approfondita da vari altri autori. Nel XVII secolo vi fu una produzione letteraria anche in italiano, per quanto limitata (nel complesso, secondo le stime della scuola di Bruno Anatra, circa l’87% dei libri stampati a Cagliari era in spagnolo); nello specifico si trattava di alcuni scrittori plurilingui, come Salvatore Vitale, nato a Maracalagonis nel 1581, che accanto all’italiano utilizzò anche lo spagnolo, il latino e il sardo, Efisio Soto-Real (il cui vero nome fu Giuseppe Siotto), Eusebio Soggia, Prospero Merlo e Carlo Buragna, il quale aveva vissuto lungamente nel Regno di Napoli. Lo spagnolo si affermò, pertanto, tardivamente ma riuscì a ritagliarsi, comunque, un proprio spazio.

Manoscritto antico in lingua sarda

Professionalità e Creazione nel Mondo Editoriale e oltre

Analogamente al design, anche il mondo editoriale e della creazione intellettuale è costellato di figure professionali che, con le loro competenze e passione, contribuiscono alla diffusione delle idee e delle storie. Queste figure, come autori, illustratori, agenti letterari ed editori, operano in un contesto globale ma con radici locali, affrontando sfide e opportunità che si evolvono con il tempo e la tecnologia.

Debbie Bibo è un’agente letteraria e produttrice editoriale di libri illustrati per bambini. Originaria della California del Nord, si è trasferita a Milano nel 1992 e ha lavorato per anni nell’editoria d’arte prima di fondare nel 2011 la Debbie Bibo Agency. L’agenzia rappresenta e promuove una selezione eclettica di autori e illustratori, sia esordienti che best-seller, provenienti da tutto il mondo. Molti dei libri rappresentati dall’agenzia hanno ricevuto premi prestigiosi e diversi sono stati pubblicati in dozzine di lingue. Debbie è anche consulente editoriale per musei e editori indipendenti, e insegna corsi su come realizzare libri illustrati, sul mercato del libro per bambini, sui diritti e sul ruolo degli agenti presso Mimaster, l’Istituto Europeo di Design e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Benas Berantas è il primo e attualmente l’unico agente di diritti indipendente dalla Lituania, che lavora con libri per giovani lettori. Ha fondato la Book Smugglers Agency con l'obiettivo di promuovere autori e illustratori di libri per ragazzi lituani all’estero. Valentina Colombo ha fondato la Phileas Fogg Agency nel 2014, dopo aver lavorato come Junior Rights Manager in Spagna, agente letterario in Italia e Rights Manager per Topipittori. Stephanie Barrouillet è un’agente di diritti esteri con oltre vent’anni di esperienza nella vendita di diritti e nell’editoria di libri per bambini e fumetti. Ha fondato la sua agenzia, S.B.Rights Agency, per aiutare gli editori a superare le barriere linguistiche e culturali e promuovere titoli unici a livello globale. Jason Bartholomew è un co-fondatore e agente presso The bks Agency, ed è anche il CEO di Midas, avendo lavorato a lungo nell'editoria di New York e Hachette UK. Maria Cardona Serra, dopo aver lavorato presso Schavelzon Agency e Pontas Agency, si è occupata di best-seller internazionali e rappresenta autori premiati.

Tra gli autori, Doriana Cantoni, nata a Parma nel 1969, ha iniziato a scrivere giovanissima per passione e ha pubblicato in maniera indipendente racconti, poesie e romanzi. Isabella Dalla Vecchia, nata a Milano nel 1973, è una ricercatrice e divulgatrice specializzata in archeo-misteri, autrice di diverse opere in self-publishing. David De Angelis, autore internazionale, pubblicato da alcune delle più grandi case editrici in otto lingue, è poi passato al Self Publishing per scelta, focalizzando i suoi libri sul benessere e lo sviluppo fisico e mentale. Letizia Cherubino, scrittrice e blogger, ha esordito nel 2006 con il suo primo romanzo ed è co-founder dell’agenzia LGP Graphics and more. Gabriele Dolzadelli ha esordito nel 2014.

Il panorama è arricchito anche da figure come Richard Sapper, con la sua vasta esperienza nel sound design, nell'editing e nel mixaggio, consulente su come ottenere il meglio dagli strumenti e dalle tecnologie Dolby. Clementine Ahearne, direttrice di ILA, gestisce i diritti per titoli per bambini e giovani adulti in numerosi paesi. Deborah Ahenkorah Osei-Agyekum, fondatrice di African Bureau Stories e Golden Baobab Prize, si impegna a fornire opportunità di pubblicazione per autori e illustratori africani. Kumuriwor Alira Bushiratu è un'attivista per il diritto all’istruzione. Daniela Almansi, cresciuta in Italia e Svizzera, ha studiato Letteratura Russa e Comparata, e Scienze Politiche, specializzandosi in Letteratura per l'infanzia a Oxford e Nonsense Literature a Londra, ed è traduttrice. Dimitris Anastasiou è un pittore e produttore di graphic novel. Luigi Bonomi, dopo aver lavorato nell'editoria, è diventato agente letterario e ha lanciato la carriera di molti autori di successo. Doris Breitmoser è direttrice generale dell'Arbeitskreis für Jugendliteratur in Germania. Duncan Bruce è il Direttore per Audiobook Partnerships e Licensing presso Spotify. André Calgaro è un editore di audiolibri e imprenditore in Brasile. Kathy Bail è membra del Consiglio di Biblioteca del Nuovo Galles del Sud e del comitato esecutivo dell’International Publishers Association. Videl Bar-Kar lavora all'intersezione tra contenuti e tecnologia, mentre Jessica Barnfield è Head of English Language Audio presso Zebralution Digital Publishing. Questi professionisti rappresentano la vivacità e la complessità del settore creativo e intellettuale, che costantemente evolve e si adatta ai nuovi mezzi e contesti, proprio come il design di una seggiolina per bambini cerca di fare, integrando tradizione e innovazione.

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