L’esistenza umana, nel suo dispiegarsi, appare spesso come una tensione costante tra dimensioni inconciliabili. Uno stato di attonito sbigottimento si delinea nei contrasti tra cose e misure: immensamente grande e troppo piccolo. Questa percezione del limite accompagna l’individuo fin dall’incipit della propria storia, come in un ricordo ancestrale: "Dal ventre di mia madre mi trassero a fatica, avevo una mano sugli occhi come a coprirmi dalla luce e non passavo, non passavo. Mio zio si fermava ogni giorno davanti alla culla, poi mi guardava la testa e diceva: 'Non prenderà mai una forma normale'". In questo senso, la culla non è solo un oggetto fisico, ma il perimetro primordiale, il luogo dove si annidano i primi timori e le prime speranze, una metafora della società e della famiglia che ci accoglie.

Il seme del Capitalismo Umanistico
La vita giovanile trascorsa in campagna, la vita contadina, hanno lasciato nell’anima di molti un seme e poi il germoglio del Capitalismo Umanistico e dell’Umana Sostenibilità. La vita a contatto con la natura, priva di elettricità ma ricca di sforzi condivisi, insegna che la terra dona ogni cosa se rispettata. Il dolore, spesso vissuto nell’osservazione dell’umiliazione altrui - come il ricordo di un padre con gli occhi lucidi per una ferita lavorativa - plasma l’ambizione di creare un’impresa dove il profitto sia coniugato con l’etica e la dignità. In questo contesto, restaurare un Borgo o creare un Teatro significa dedicare alle arti un tempio laico, trasformando la fatica in un pegno di figli devoti alla grande madre terra.
La sostenibilità, dunque, diventa un tutt’uno con il Capitalismo Umanistico, intesa come una concezione inclusiva di ogni cosa materiale e immateriale che riguarda la persona umana. Come pensava Leibniz, la natura “non fa salti”: i rapporti tra le cose sono di continuità e non di diversità. Si aspira a un luogo concreto dove ambiente, economia, tecnologia, cultura, spirito e morale vivano in armonia.
La memoria collettiva: il tempo della prova
Il Covid-19 ha segnato questa epoca in maniera straordinaria. Inizialmente, fu facile pensare che si trattasse di qualcosa di simile a quelle influenze aviarie che già in anni precedenti erano venute dall’Oriente, ma presto ci si accorse di quanto fossero diverse le cose. Vivemmo questo passo doloroso dell’esistenza umana affrontando una pandemia quando ormai il virus era sfuggito al controllo. Guardando indietro, pochi possono dire di non aver avuto in quel tempo un lutto, un amico carissimo venuto a mancare.
Non si è più quelli di prima. La tecnologia ha preso uno spazio maggiore dell’utile, così il parlare in remoto è divenuto quasi un costume, ma questo non significa rinunciare alla libertà di amarsi e di essere vicini. È nata una nuova visione del mondo, una speranza che accompagna ogni rinascita, testimoniando che l’umanità risorge da ogni più grave sciagura se, durante il dolore, non si perde la guida della propria vita privata e sociale. È il momento in cui, anche in un’impresa, si cerca di tenere saldo il timone, comprendendo che se è vero che ci troviamo tutti nello stesso mare tempestoso, non tutti siamo sulla stessa barca, e che è doveroso moralmente lanciare una cima in soccorso alle barche più piccole.
Matera: la città che attraversa le epoche
L’Italia, nella sua conformazione geografica, evoca immagini diverse. Se si paragona il Bel Paese a una figura umana, la Lucania - la regione di Matera - si trova proprio nel pube dell’Italia. Matera, una delle città più antiche del mondo dopo Gerico e Aleppo, esisteva già nel Paleolitico. Per decenni fu considerata una “vergogna nazionale”, una pustola ancestrale di cui vergognarsi, fino a quando il processo di urban cleansing non ne svuotò i Sassi.
Eppure, Matera esercita un fascino respingente. Chi vi si reca per la prima volta subisce un imprinting indelebile. È una città occulta, acquattata in una piega del tempo, dove non passa alcuna linea ferroviaria principale. I Sassi, con la loro forma che ricorda gli imbuti dell'inferno dantesco, sono una scultura rugosa ricavata dalla roccia, dove il passato paleolitico e la storia contadina si fondono in un’unica, immobile colata.

Il mito e la magia: oltre il cristianesimo
È un paradosso che la Lucania, regione che dà spesso un volto alla Palestina biblica nelle grandi produzioni cinematografiche, riveli un fondo pre-cristiano. La cristianizzazione di quelle terre è stata, per secoli, una leggera pellicola appiccicata su un fondo rimasto pagano. Il celebre adagio “Cristo si è fermato a Eboli” riassume questa distanza: oltre Eboli, inizia il Sud profondo, quel buco nero della storia dove la magia e le credenze popolari hanno resistito per millenni.
In questo mondo arcaico si stagliano i monachicchi, spiriti di bambini morti senza battesimo che, secondo la tradizione, vivono nelle grotte, scherzando e importunando i viventi con il loro cappuccio rosso. Essi sono metafore di un’infanzia mai vissuta, presenze che occupano le crepe del non-senso, ricordando che, nella storia dei luoghi, esiste sempre una dimensione invisibile, fatta di spiriti e presenze che ci affiancano nel silenzio.
L’insegnamento del paesaggio e della cultura
Spostandoci verso altri orizzonti, come nel Wyoming raccontato in I segreti di Wind River, la natura mostra un volto ostile ma speculare a quello dell'uomo. Le distese di neve e ghiaccio diventano la controparte dell'isolamento umano. Come in Lucania, anche qui, per sopravvivere, bisogna saper leggere le tracce, non cercare i lupi dove si pensa che potrebbero essere, ma dove sono stati.
Questa stessa ricerca di significato attraversa il mondo della musica e della poesia. Ascoltare un cantautore come Massimo Bubola significa immergersi in una proposta poetica che non arretra di fronte alla complessità, che richiama autori come Dostoevskij, Pasolini o Dante. In un’epoca in cui la tecnologia rischia di disperdere il pensiero critico, il ritorno all’ascolto è un atto di resistenza. Un concerto, dunque, non è solo intrattenimento, ma un luogo di riflessione sulla dignità, sulla poesia e sull’amore, trattato non con leggerezza, ma come un esplosivo che può salvare o distruggere una vita.

Connessioni globali e rigenerazione
L’impegno per una moda sostenibile trova oggi una sintesi nel progetto Himalayan Regenerative Fashion Living Lab. Attraverso il sostegno alle piccole comunità locali, l’industria può diventare un veicolo di transizione inclusiva, rispettoso del clima e positivo per la natura. Recuperare l’ambiente naturale, minacciato dal cambiamento climatico, insieme alle abilità artigianali, significa custodire tradizioni secolari e aprire nuove prospettive di crescita per l’intera umanità.
Il restauro della Biblioteca Universale di Solomeo, accanto al Teatro e alla Chiesa di San Bartolomeo, è il sigillo di questo percorso. Amore e conoscenza per i libri di ogni parte del mondo sono le ragioni che hanno sostenuto i grandi di ogni tempo. In tale visione, la cultura, la spiritualità, l'economia e l'ambiente si intrecciano in un unico disegno, dove il passato non è una reliquia, ma il fondamento su cui poggia il futuro. La nostra storia, come quella dei Sassi di Matera, è un libro aperto che non smette di scrivere nuove pagine, guidato dalla convinzione che ogni cosa, anche la più sofferta, possa trovare un senso nella continuità del tempo.