La Banana: Un Viaggio Tra Origini Antiche, Storia, Botanica e Impatto Globale

La banana, spesso percepita come un semplice frutto da dessert, è in realtà la quarta pianta alimentare in ordine di importanza globale, dopo frumento, mais e riso, rientrando nell’alimentazione di circa 500 milioni di persone. Questo alimento delizioso e versatile ha una storia ricca e complessa, che si estende dalle sue remote origini geografiche fino al suo ruolo attuale nell'economia mondiale e nelle culture. Il suo percorso attraverso i continenti ha plasmato non solo la sua evoluzione botanica e agronomica, ma anche il suo profondo significato culturale e il suo impatto geopolitico.

Mappa delle origini e della diffusione della banana nel mondo

Le Radici Profonde: Origine Geografica e Prime Testimonianze Storiche

La banana è la bacca della pianta del banano, originario dei paesi con clima tropicale nel Sud-est asiatico, in particolare nelle regioni di Malesia, Indonesia e Filippine. È in queste aree che si possono ancora trovare diverse varietà selvatiche di questo frutto. Le prime tracce di questo frutto sono state rinvenute in Papua Nuova Guinea, con recenti prove archeologiche e paleoambientali nelle paludi del Kuk, nella Provincia degli Altopiani Occidentali, che suggeriscono che la coltivazione della banana risalga almeno al 5000 a.C. e forse anche all'8000 a.C. Questo farebbe degli altopiani della Nuova Guinea il luogo in cui il banano fu domesticato, molto prima della sua diffusione globale.

La prima menzione della banana nella storia scritta si trova in testi buddhisti del 600 a.C., segno della sua antica presenza e importanza nelle culture orientali. Il filosofo e botanico greco Teofrasto, vissuto nel IV secolo a.C., sarebbe stato il primo a lasciare una testimonianza storica del ruolo alimentare della banana. Un personaggio di spicco nella sua scoperta in Occidente fu Alessandro Magno, che scoprì il sapore della banana nelle valli dell'India nel 327 a.C. e da lui la banana fu pubblicizzata tra i popoli europei. L'esistenza di una coltivazione organizzata di banane è stata riscontrata in Cina almeno dal 200 d.C. Nel 650, i conquistatori islamici contribuirono alla sua ulteriore diffusione, portando la banana fino alla Palestina. Da lì, le banane arrivarono poi in Africa, grazie ai mercanti arabi, e da lì si diffusero in tutta l’America centrale e meridionale, marcando l'inizio di una nuova era per questo frutto.

Il Banano: Una Pianta Erbacea Straordinaria

Ciò che molti credono essere un albero, il banano è in realtà una pianta erbacea, la più grande pianta erbacea dotata di fiore, appartenente alla famiglia botanica delle Musacee. Il suo fusto è infatti sotterraneo e ciò che si vede sopra il suolo è in realtà uno pseudofusto, formato dalle guaine fogliari arrotolate, che cresce fino a 6-7 metri, potendo talvolta superare i 12-15 metri di altezza in natura, mentre nelle piantagioni di solito non supera i 3 metri. Questo falso tronco basa la propria stabilità sulla sola fibrosità delle foglie, che si originano tutte dalla base del tronco sotterraneo.

All’inizio del proprio ciclo, la pianta è costituita da 20-30 foglie. Giunte a questo stadio, le foglie arrestano la crescita e, per effetto di una diversa produzione ormonale, comincia a formarsi l’abbozzo dell’infiorescenza. È in questo momento che avviene, fuori terra, l’allungamento verso l’alto del falso tronco, al cui interno cresce un lungo picciolo che porta in alto l’infiorescenza. Finalmente, terminato questo sviluppo verso l'alto, appare alla sommità il fiore, detto “regime”, che produrrà un casco di frutti. Ogni pseudofusto può produrre un singolo casco di banane, sebbene in rari casi ne vengano prodotte più di una. L'infiorescenza contiene molte brattee tra le proprie file di fiori, con i fiori femminili, che possono svilupparsi in frutti, che appaiono in file più in alto sul fusto rispetto a dove spunteranno i fiori maschili. I frutti di banana si sviluppano dal cuore di banana, in una grande massa pendula, fatta di file di frutti chiamate "mani", con fino a 20 frutti per fila. La massa dei frutti è nota come casco, comprendendo 3-20 mani, e può pesare 30-50 kg. La raccolta del casco mette fine alla vita di questa pianta, la quale viene tagliata alla base. Tuttavia, la produzione continuerà grazie ai ricacci di varie età che si sono formati partendo dalla medesima porzione sotterranea.

I frutti singoli di banana, noti anche come banane o dita, pesano in media 125 grammi, dei quali circa il 75% è acqua e il 25% sostanza secca. Sono costituiti da uno strato protettivo esterno, la buccia o pelle, con numerosi lunghi e sottili filamenti, il floema, che corrono lungo tutta la lunghezza tra la buccia e la parte interna commestibile, che è divisa in tre settori.

Illustrazione della struttura del banano: pseudofusto, foglie e infiorescenza

La Complessa Classificazione Botanica e il Curioso Caso delle Banane Clonali

La classificazione della banana è un'opera assai complessa e ha rappresentato a lungo un problema per i tassonomi. Linneo, ad esempio, originariamente classificò le banane in due specie basandosi principalmente sulla loro modalità di consumo: Musa sapientum per le banane utilizzate come frutta e Musa paradisiaca per i platani. Tuttavia, questo sistema presentava difficoltà e incoerenze. Solo nel XVI secolo la pianta cominciò a essere chiamata banano, parola probabilmente ricavata da dialetti africani, e con questo nome si affermò. Per i botanici sistematici che rispettano la denominazione binomia di Linneo vale però ancora il nome del genere, cioè “Musa”.

I ricercatori Norman Simmonds e Ken Shepherd, nel 1955, proposero un sistema nomenclaturale basato sul genoma, che ha eliminato molte delle precedenti difficoltà. Il genoma “n” della banana è di soli 11 cromosomi (gli esseri umani ne hanno 23). La classificazione più semplice prevede due specie dalle quali sarebbero derivate tutte le altre: la Musa acuminata (genoma di tipo A) e la Musa balbisiana (genoma di tipo B). Pertanto, la prima allo stato diploide avrà 22 cromosomi di tipo AA, mentre la seconda ancora 22 cromosomi di tipo BB. Siccome sono interfeconde, si può formare l'ibrido diploide AB, sempre con 22 cromosomi. Queste banane sono dotate di semi, ma dato che nella specie M. acuminata vi sono delle varietà diploidi partenocarpiche, nelle quali il frutto si sviluppa senza fecondazione, queste producono frutti senza semi.

Esistono in natura pure banane tetraploidi, ad esempio AABB con 44 cromosomi, che incrociandosi con le banane diploidi origineranno delle banane triploidi (AAB o ABB). Anche le varietà triploidi sono tutte senza semi e nel tempo sono state le prescelte per la coltivazione, unitamente alle banane partenocarpiche. Il genere Musa si divide in cinque sezioni, fra cui la sezione “Eumusa” da cui discendono la maggior parte delle banane coltivate a scopi alimentari. La maggior parte delle banane coltivate e delle piantagioni sono cultivar triploide sia di questo ibrido che di M. acuminata da solo.

La distinzione tra "banana" (da dessert) e "platano" (da cottura) è arbitraria e le parole sono spesso intercambiabili, ma le cultivar di Musa con frutti più duri e ricchi d'amido vengono talvolta chiamate "platani" e si consumano cotti come verdure, un prestito dello spagnolo plátano. Le banane che acquistiamo nei nostri supermercati sono cloni, bacche geneticamente identiche all'originale, grazie alla partenocarpia e alla propagazione vegetativa delle monoculture. Questo significa che, se provenienti dalla stessa piantagione, una banana che si trova a Milano è geneticamente identica a una banana comprata a Berlino, e quella che si mangerà domani è "la stessa" che si è mangiata l'altro ieri. Nelle distese agricole si generano nuove piante a partire da una porzione di pianta madre, senza che ci sia riproduzione sessuata e quindi ricombinazione genica. Il DNA, in sostanza, è sempre lo stesso.

La Banana nella Storia Recente: Dalle Canarie all'America

Nel XVIII secolo, furono poi i francesi Denis Diderot, filosofo e scrittore, e Jean Baptiste Le Rond d’Alembert, matematico e astronomo, a descriverne addirittura le capacità medicamentose. Nonostante alcune ritrosie iniziali, come quella di Alessandro il Grande che proibì ai suoi soldati di mangiarne, a partire dal XVI secolo la banana divenne il nutrimento di base per milioni di schiavi di colore impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero. A conferma di questa importanza, Antoine-Alexis Cadet de Vaux, chimico e agronomo francese vissuto a cavallo del 1800, narrava di come la banana potesse nutrire 50 persone, la patata 20, mentre il frumento solo 2. Egli aggiunse inoltre che 15 metri quadri di bananeto erano sufficienti per nutrire un messicano, mentre se questi si nutrisse di frumento ne occorrerebbero 120 per sfamarlo. Anche il navigatore francese Jean Baptiste Boussingault (1802-1887), anch'egli chimico e agronomo, dedicò alla banana ben dieci pagine della sua opera più importante.

Un ruolo fondamentale nella diffusione della banana verso l'Europa e le Americhe è stato giocato dalle Isole Canarie. La banana è la coltivazione più importante delle Isole Canarie, un arcipelago che ha visto solo nel 2020 una produzione di 430 milioni di chili di banane. Queste produzioni sono consumate nell’arcipelago, ma sono distribuite anche nella penisola e vengono esportate all’estero. La banana delle Canarie rappresenta il 60% della produzione europea di questo frutto. È arrivata nelle Isole Canarie dalla Guinea Equatoriale per mano di spedizionieri portoghesi. Nelle fasi di semina e sfruttamento agricolo, l’uso di pesticidi è ridotto al minimo a favore di prodotti biologici nelle Canarie, che rappresentano un esempio di coltivazione attenta all'ambiente. Le principali aree di coltivazione nelle Canarie includono La Orotava e Icod de los Vinos a Tenerife, San Andrés y Sauces e Los Llanos de Aridane a La Palma, e Arucas, Telde, Guía e Gáldar a Gran Canaria. Il Plátano de Canarias è facilmente identificabile grazie all'etichetta di identificazione IGP sul contenitore del prodotto.

La diffusione del banano avvenne nel Sud-est asiatico in epoca preistorica. Le banane arrivano poi in Africa, grazie ai mercanti arabi e da lì si diffondono in tutta l’America centrale e meridionale. Il primo casco di banane arrivò in Sud America non prima del 1500 grazie ai coloni portoghesi, tornando poi verso l'Europa al rientro dal Nuovo Continente appena scoperto. Già queste poche informazioni ci fanno capire una cosa importante: la banana non è americana come si immagina. Abbiamo semplicemente associato questo frutto al Sud America perché molte delle attuali compagnie che lo esportano in tutto il mondo lo coltivano proprio lì. In Italia possono sopravvivere alcune cultivar di banana. Nelle Hawaii, dove fu portata dalle antiche canoe della Polinesia, è oggi coltivata in aree ambientali protette.

Maturazione, Valore Nutrizionale e Versatilità Culinaria

Il sapore e la struttura di molti tipi di banane sono influenzati dalla temperatura a cui maturano e dal grado di maturazione: i frutti fatti maturare per più tempo e a temperature maggiori avranno minore consistenza e saranno più dolci rispetto a quelli più acerbi e cresciuti in ambiente più rigido o ventilato, che saranno quindi più turgidi e meno saporiti. Il colore della polpa evolve dal verde verso il giallo e, in avanzato stato di maturazione, tende a manifestare chiazze marroni corrispondenti ad accumuli di zuccheri. Le banane maturano generalmente nella stagione primaverile/estiva del luogo in cui si trovano (l'emisfero meridionale). È nota la tendenza di questo frutto a maturare anche dopo essere stato colto dalla pianta: questo processo è dovuto all'emissione di etilene da parte della banana stessa e caratterizza in generale tutti i cosiddetti frutti climaterici, anche se nel caso della banana il fenomeno è particolarmente marcato. Il fenomeno è accelerato dalle temperature elevate, che influiscono sulla maggiore produzione di etilene, dalla ridotta ventilazione e dalla presenza di altri frutti climaterici, quali mele, pomodori o altre banane, nelle vicinanze. La superficie interna della buccia di banana, infine, può essere strofinata sull'irritazione provocata dall'edera del Canada per attenuarne i sintomi. Inoltre, la pelle della banana è stata utilizzata come medicinale per il trattamento della psoriasi.

La polpa della banana, essendo ricca di provitamina A, vitamina B1, vitamina B2, vitamina C, vitamina PP, e, seppur in misura minore, di vitamina E, di sali minerali (calcio, fosforo, ferro e potassio) e di carboidrati, ha proprietà nutrienti, ri-mineralizzanti e stimolanti per la pelle. La banana contiene anche la vitamina B6, che favorisce il normale funzionamento del sistema immunitario e nervoso, la funzione psicologica e il metabolismo delle proteine. È opinione comune che la banana sia un cibo particolarmente ricco di potassio. La banana delle Canarie, ad esempio, fa bene al cuore perché è una fonte naturale di potassio e aiuta a mantenere la pressione sanguigna a livelli normali.Sport e alimentazione vanno di pari passo, e la banana è uno degli alimenti preferiti dagli atleti: questo frutto è il carburante ideale da consumare prima dell’allenamento in quanto è ricco di minerali, fibre, vitamine e ha un’ottima capacità antiossidante. Dopo l'esercizio fisico, è consigliato anche per favorire e velocizzare il processo di recupero grazie alla sua elevata densità nutritiva. Un altro settore della popolazione ideale per il consumo di questo frutto sono gli anziani.

Oltre a poter mangiare la banana per dessert, questo alimento può essere utilizzato per molteplici ricette di cucina, alcune semplici come frullati o macedonie. Il suo uso in cucina è molto vario: la banana si mangia tal quale come spuntino, finisce nelle coppe di gelato, nei muffin, nelle torte e in molte preparazioni dolci. Un altro modo per consumare il frutto è l'essiccazione. Le banane sono state anche usate per produrre marmellate, mentre, al contrario di altri frutti, le banane sono state usate solo di recente per preparare succhi e spremute. Infatti, malgrado l'85% di contenuto d'acqua, è stato storicamente difficile estrarre il succo dal frutto perché, quando pressata, la banana diventa semplicemente polpa.

Al di là del Dessert: Plantains e Altri Usi della Pianta di Banano

Le banane da dessert rappresentano circa il 60% della produzione mondiale, pari a circa 15 milioni di tonnellate all'anno. Noi conosciamo quasi esclusivamente la banana da dessert, cioè un frutto che consumiamo crudo e maturo. La banana da dessert è raccolta immatura, quando tutto lo zucchero è sotto la forma complessa di amido. Man mano che il frutto matura, l’amido si trasforma in zuccheri più semplici, pari al 19%. All’interno di questo 19%: il 20% è glucosio, il 15% è fruttosio e il 65% è saccarosio. Rimane circa un 1% di amido non idrolizzato. Il frutto apporta anche proteine, sali minerali (potassio in particolare) e delle vitamine (A, B e C). La maturazione avviene in circa 11 giorni.

Nei luoghi dove tradizionalmente vegeta, si usa invece il frutto della banana in modo diverso. Queste sono definite banane “plantains” e non hanno subito una selezione particolare (solo massale) come l’hanno subita le banane da dessert, rispetto alle quali contengono più zuccheri. Innanzitutto, è la fonte di amido a interessare, quindi le banane sono la base nutritiva dei popoli delle zone tropicali umide, come per noi lo è il frumento. Questa categoria di usi rappresenta il restante 40% della produzione. Queste banane si consumano nei luoghi di produzione, sia cotte immature sia crude, in tal caso mature. La banana immatura prima la si sbollenta per essere spellata e poi la si può cuocere per aggiungerla agli intingoli della carne o del pesce. Può essere inoltre mangiata anche fritta. La banana matura è spesso cotta parzialmente e fa da contorno alla carne di maiale o di pollo. Può, allo stato fresco, servire per contorni o guarniture. Sempre la banana matura può essere seccata al sole per poi farne farina per preparare prodotti da forno, oppure cotta per aggiungerla al pane. Con la banana si produce anche la birra dopo fermentazione, sfruttando gli zuccheri in essa contenuti. Infine, gli scarti di banana e le banane stesse costituiscono un alimento per gli animali di bassa corte. Oltre ai frutti, nella cucina indiana del Bengala e del Kerala si usano i fiori del banano, crudi o cotti.

La banana è anche una pianta di cui tutte le parti sono utilizzate, ovvero foglie, gemme, radici e persino la linfa. La fibra di banana è conosciuta come Manila o Canapa di Manila o Abaca. È una fibra lunga, biodegradabile, ricavata sezionando longitudinalmente il falso tronco. Si possono fare cordami simili ma più leggeri di quelli di canapa, risultando però meno pieghevoli. Può anche essere tessuta assieme al cotone e questi tessuti si asciugano molto più velocemente. Il tessuto ricavato dalla banana ha un potere di assorbimento rimarchevole e quindi può essere usata per filtrare.

La storia della banana (e come ha plasmato la cultura globale)

La "Malattia di Panama" e la Vulnerabilità delle Monoculture

La banana che mangiamo oggi è comunque molto diversa rispetto a quella che doveva presentarsi ai nostri progenitori di diversi secoli fa. Così come il banano, passato attraverso un importante processo di miglioramento genetico. Fino al 1960 sulle nostre tavole arrivava il frutto di un gruppo di varietà denominata Gros Michel, il cui nome ufficiale è Musa acuminata Colla (Gruppo AAA), cultivar Gros Michel, nota amichevolmente come Big Mike. Questa varietà divenne però suscettibile alla malattia cosiddetta di Panama, anche a causa di colture spesso monovarietali, dotate cioè di una quasi nulla variabilità genetica. Il patogeno è un fungo oggi noto come Fusarium odoratissimum, precedentemente chiamato Fusarium oxysporum f.sp. cubense. Il suo ceppo TR4 è in grado di arrecare danni talvolta totalizzanti alle banane. La Gros Michel, che era molto adatta a essere esportata nei paesi extra tropicali, fu praticamente sterminata dalla malattia di Panama negli anni Cinquanta, e per questo è stata cancellata.

La varietà Gros Michel venne quindi progressivamente sostituita dalla Cavendish, o meglio dal gruppo omonimo che contiene la varietà Cavendish, ma anche la Grande nana, la Williams e la Poyo. La denominazione “Chiquita” è infatti solo un marchio commerciale ma non il nome di una varietà. Oggi è praticamente impossibile non incappare nelle Cavendish, poiché sono quelle che troviamo nel banco frutta dei supermercati di tutto il mondo, belle carnose e dal tipico colore giallo intenso. Purtroppo, anche la Cavendish è divenuta sensibile al ceppo TR4 di Fusarium e quindi sta subendo gravi danni dovuti a questo patogeno. La Cavendish, la più coltivata e consumata in tutto il pianeta, pecca di scarsa diversità genetica che la rende estremamente vulnerabile ad aggressive malattie che potrebbero portarla all'estinzione in breve tempo. Come già avvenuto in passato con la varietà Gros Michel, anche le Cavendish potrebbero essere spazzate via da malattie di varia natura. La questione è piuttosto semplice ma non per questo di poco conto: in mancanza di diversità genica, determinata dalla riproduzione sessuata che di fatto non avviene, la varietà può diventare estremamente vulnerabile e sensibile. Se intaccata da qualche agente patogeno può scomparire in un baleno.

Un possibile e futuro flagello per le banane Cavendish potrebbe essere il fungo Fusarium oxysporum (Foc TR4). Si tratta di un organismo in grado di attaccare l'apparato vascolare di molte specie vegetali e causarne l'avvizzimento irreversibile. Colpita una singola pianta, l'intera piantagione è a rischio e in molti casi l'unica via è abbandonarla. Questo non è uno scherzo, ci sono di mezzo protocolli strategici, enti e organizzazioni mondiali tra cui l'European Food and Safety Authority, visto che questo fungo è in grado di attaccare varietà e specie diverse. Delle 400 varietà di banana a rischio ce n'è anche una tipica del Madagascar a cui appartengono pochissimi esemplari, che potrebbero "salvare" da questo sterminio le banane che conosciamo oggi. È importante considerare che malattie virali delle banane commercialmente rilevanti includono anche i badnavirus, che sono responsabili della malattia delle righe nere o cercosporiosi. Si pensava che questa malattia derivasse dal DNA di un virus integrato nel genoma della specie Musa balbisiana, una delle specie selvatiche che ha contribuito a molte delle specie coltivate nel XXI secolo. La malattia dalle righe nere della banana può presentare vari sintomi, oppure può averne pochi o addirittura nessuno sulla pianta di banana infettata se sono curate e trattate con abbondante fertilizzante.

La Banana come Pianta Rituale, Sacrale e Simbolica

Come le altre piante sopracitate (frumento, mais e riso), la banana è una pianta simbolica, rituale, sacrale e cosmologica. La banana è citata nei sacri testi orientali nell’adattare la Bibbia alle culture non giudaico-cristiane. Insieme alla palma da datteri, la banana ha infatti sostituito la mela della Genesi e le sue foglie sarebbero servite a coprire le nudità dei primi Umani del Pianeta, tanto che gli spagnoli la chiamarono “fico d’Adamo”. Inoltre, dai mussulmani la banana è considerata una pianta del paradiso, racchiudendo in sé molti significati simbolici. Per esempio, il banano simbolizza la famiglia e in particolare l’uomo che rigenera i suoi figli. Questa pianta è infatti stolonifera. È quindi simbolo di prosperità e fecondità femminile.

Nelle tradizioni mediorientali, il banano e la palma simboleggiano infatti la donna e l’uomo, come pure la nascita e l’infanzia, ma anche la fragilità e la morte. Sacralizza inoltre le nuove famiglie: i giovani promessi sposi costruiscono infatti una capanna e un bananeto in contemporanea, prendendo giovani piante dal bananeto del padre dello sposo. Inoltre, gli anziani raccontano ai bambini favole e leggende con al centro il banano. La tradizione della letteratura popolare del tempo ha addirittura lasciato in eredità un indovinello indu che ha per soggetto un frutto dolce e succulento, dal color del sole.

Le Origini dell’Espressione “Repubblica delle Banane” e il Commercio Globale

“Repubblica delle banane” è un’espressione dispregiativa del linguaggio politico e giornalistico che indica, metaforicamente, una piccola nazione, spesso latino-americana o caraibica, instabile dal punto di vista politico, governata da un’oligarchia ricca e corrotta, la cui economia dipende solo da un modesto settore spesso controllato da multinazionali. L’espressione deve appunto le sue radici alla coltivazione delle banane. Infatti, nel 1870 la banana fu introdotta negli USA e immediatamente il frutto trovò l’accettazione da parte dei consumatori. La domanda crebbe talmente che se ne tentò la produzione negli Stati Uniti del sud. Tuttavia, la latitudine era troppo nordica e quindi commercianti di banane e avventurieri del nuovo business decisero di andare a produrre le banane nei climi tropicali della Mesoamerica per esportarle poi negli USA.

L’iniziativa permeò la vita socioeconomica degli Stati prescelti, come ad esempio Honduras e Guatemala, a tal punto da praticare espropri di terreni e da favorire la formazione di governi fantoccio corrotti e al soldo delle costituende società per lo sfruttamento delle banane. In questi paesi si creò una vera e propria integrazione capitalistica sia del bene fondiario, sia del trasporto marittimo delle banane, sia della loro commercializzazione. Questo stato di cose si consolidò tra il 1870 e il 1900 e cominciò a venir meno solo a partire dagli anni 1950/60, quando queste strutture capitalistiche tralasciarono il possesso del bene fondiario terra e della produzione, ma mantennero e consolidarono il controllo del trasporto, della maturazione e della commercializzazione nei paesi consumatori. In altri termini, tralasciarono le strutture a monte, ma ne mantennero il controllo tramite l’organizzazione a valle della filiera. Tali strutture divennero nella prima metà del secolo scorso dei veri e propri Stati all’interno degli Stati dove si erano installati. Da qui, appunto, la dizione di “Repubbliche delle banane”. Basta leggere il romanzo di Marquez dal titolo “100 anni di solitudine” o quello di Asturias “Signor Presidente” per comprendere come queste Società subornassero i politici locali e finanziassero le invasioni armate per favorire colpi di stato. La banana ha una storia commerciale che incomincia con la fondazione della United Fruit Company alla fine del XIX secolo. Per gran parte del XX secolo, le banane e il caffè hanno dominato le esportazioni dell'America centrale. Negli anni Trenta, le banane e il caffè hanno contribuito per il 75% al volume delle esportazioni regionali. Più tardi, nel 1960, i due raccolti hanno realizzato il 67% delle esportazioni della regione. Sebbene i due prodotti crescano nelle stesse regioni, non hanno la tendenza a disturbare il mercato a vicenda. La United Fruit Company basava i suoi affari quasi interamente sul commercio di banane, visto che il commercio di caffè era troppo difficile da controllare.

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Il Commercio Moderno e la Logistica Cruciale

Attualmente, le società che detengono il mercato mondiale sono cinque, di cui tre nordamericane: la UFC (United Fruit Company), creata nel 1899 e che nel 1947 depositò il marchio “Chiquita” per la commercializzazione delle proprie banane; la Standard Fruit Company, nata nel 1926 e che coniò il marchio “Dole”; e Del Monte, che si occupò di banane dopo aver ripreso la WIFC (West Indies Fruit Company). Una quarta società è europea, ovvero la Fyffes, irlandese, che inizialmente trasportava le banane dalle Canarie. Infine, la Naboa, società equadoregna di proprietà della famiglia omonima. Le tre multinazionali americane arrivarono a controllare il 60/70% della produzione e commercio delle banane. Oggi le cinque società trasportano il 75% delle banane mondiali.

Il commercio mondiale è dominato (come paesi esportatori) dall'Ecuador, che detiene quasi il 30% del totale delle esportazioni, seguito da Costa Rica, Filippine e Colombia. Nel 2002, sono stati raccolti oltre 68 milioni di tonnellate di banane, di cui 12 milioni di tonnellate sono stati commercializzati nel mondo. Abituati come siamo a comprarla al supermercato o dal nostro fruttivendolo, non ci siamo mai chiesti da dove viene la banana. Essendo coltivato in tutti gli ambienti tropicali, questo frutto proviene attualmente da paesi come l’India, l’Ecuador, Costa Rica, Messico, Colombia, Tailandia, Indonesia, Filippine, Cina e Brasile dove, grazie alle alte temperature, è disponibile durante tutto l’anno. La banana è uno dei frutti preferiti dagli spagnoli, al secondo posto dopo arance e mandarini. Puoi trovare Platano de Canarias in qualsiasi supermercato, fruttivendolo o negozio di alimentari.

Perfino l’Italia del Ventennio fascista si dotò di un’organizzazione bananiera, appunto per sfruttare la produzione di banane creata nella colonia italiana in Somalia. Si era perfino dotata di una piccola flotta bananiera. Dato però che la produzione coloniale era poco competitiva si creò una struttura monopolistica tramite la Regia azienda monopolio banane (RAMB). Dopo la guerra l’Italia fu incaricata dall’ONU di occuparsi dell’A.F.I.S. (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia) che rimase attiva tra il 1950 ed il 1960. La RAMB fu mantenuta in vita come Azienda Monopolio Banane (AMB) e, chi si ricorda quei tempi, sa che le banane per gli italiani erano ancora un bene di lusso: nel 1955 una banana costava 50 lire, che è pari a 1 € d’oggi. L’AMB terminò la sua attività a causa del cosiddetto “scandalo delle banane” del 1963, generato da fenomeni di corruzione nella concessione delle esclusive di commercio delle banane in Italia.

Il trasporto è la fase più delicata, potendo incidere notevolmente sulla qualità dei frutti. Per tali ragioni, ha subito nel tempo una profonda evoluzione, meglio coordinando la raccolta con il carico delle navi. La banana colta al punto giusto di “immaturità” deve essere imbarcata entro 24 ore dalla raccolta. Infatti, occorre assolutamente che il prodotto, quando arriva nel porto di commercializzazione, sia al punto giusto di maturazione: il poco maturo genera un prodotto scadente da un punto di vista organolettico, mentre il troppo maturo genera scarti nel carico. L’evoluzione è stata quella di velocizzare il tragitto tra punto di raccolta e porto d’imbarco, come pure di velocizzare le navi bananiere e di migliorare i sistemi di ventilazione e refrigerazione delle stive. Il tragitto terrestre nei luoghi di produzione fu agevolato tramite la costruzione di ferrovie, mentre il tragitto marittimo seguì l’evoluzione delle navi nei due secoli considerati. Si partì con le golette a vela: dalla Giamaica a Boston nel 1871 una goletta impiegava due settimane e trasportava circa solo 400 caschi. Il passaggio dalle navi a vapore, con ruote a pale, a quello con elica comportò poi un aumento della velocità e della capacità di carico, rivoluzionando il commercio di questo frutto.

Aspetti Culturali, Leggende e Preoccupazioni Ambientali

Le banane sono tra i frutti più consumati al mondo. Tuttavia, i coltivatori di banane ricavano esigui guadagni. Per questa ragione le banane sono disponibili come articoli del commercio equo in alcuni Stati. Nonostante la sua popolarità, l'industria della banana solleva anche preoccupazioni ambientali e sociali. Nel 2019, Greenpeace ha pubblicato un "Eco Menù" composto da 10 consigli per nutrirsi senza impattare troppo sul pianeta. Al punto 7 si consiglia di evitare il consumo di banane, assieme ad avocado, ananas e quinoa, in quanto coltivati in modo insostenibile a discapito di foreste e diritti umani. Queste pratiche relative alla coltivazione di banane sono state messe in evidenza da una puntata del programma "Indovina chi viene a cena" su Rai 3 dove, tra l'altro, si evidenziava anche il massiccio uso di pesticidi sia in fase di coltivazione sia prima del trasporto.

La rappresentazione di una persona che scivola su una buccia di banana è stata la materia prima della commedia per generazioni, specie di quella slapstick. Negli anni Quaranta e Cinquanta, una leggenda metropolitana narrava di tarantole nascoste tra i caschi di banana; un riferimento è presente anche nella canzone Day-O (Banana Boat Song), canto popolare giamaicano, in cui si parla della presenza della mortale tarantola nascosta nelle banane ("Hide the deadly black tarantula"). Un'altra leggenda metropolitana attribuisce proprietà allucinogene a un'ipotetica sostanza chimica, chiamata bananadina, che si otterrebbe essiccando le bucce di banana e si assumerebbe tramite il fumo. Diversamente da tante leggende metropolitane, l'origine di quest'ultima è stata tracciata. Risale a un articolo in un giornale studentesco, il Berkeley Barb, del marzo 1967, ispirato alla storia del cantante Country Joe McDonald. Questa storia è stata portata all'attenzione dell'opinione pubblica più tardi, negli anni Ottanta, quando un gruppo punk satirico, The Dead Milkmen, pubblicò una canzone riguardante gli effetti della buccia di banana da fumare. Negli Stati Uniti d'America "banana" è un termine dispregiativo per indicare una persona di origini asiatiche che ha assimilato interamente la cultura statunitense e non conosce affatto la cultura cinese o quella di altre nazioni dell'Asia meridionale e orientale di cui è originario. La banana, un frutto per tutte le stagioni, economico, di facile reperibilità, veloce da preparare, morbido e nutriente, continua a essere un elemento centrale nelle nostre vite, portando con sé un'eredità di secoli di storia e significato.

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