Il fior di loto (Nelumbo nucifera) è una pianta acquatica della famiglia delle Nelumbonaceae, che vive lungo fiumi, estuari e paludi, ampiamente diffuso e utilizzato come pianta ornamentale per la sua indiscussa bellezza. Originario dell’Asia, in particolare dell’India e della Cina, ma cresce anche in altre parti del mondo come l’Australia e alcune regioni degli Stati Uniti. Il loto è presente naturalmente in India, in Cina, nel Sud Est asiatico e in Giappone. La sua ampia diffusione è legata non soltanto alla bellezza come pianta ornamentale, ma anche ai diversi usi secondo le tradizioni locali, soprattutto come pianta medicinale e alimentare, e più di recente come pianta per il biorisanamento dei bacini idrici.

Identificazione e caratteristiche botaniche
Il fiore di loto è una pianta perenne acquatica, alta 1-2 m, con rizoma strisciante nel fango. Le radici (rizomi) del loto sono piantate nel terreno del fondale di uno stagno o di un fiume, mentre le foglie di colore verde-glauco, peltate, di aspetto ceroso, galleggiano sulla superficie dell’acqua o vengono tenute ben al di sopra di essa. Queste foglie sono molto ampie (il diametro arriva sino ad 80 cm), rotondeggianti, vellutate. La lamina è ondulata e in corrispondenza dell’inserzione del picciolo, al centro, leggermente depressa.
Le gocce di pioggia scivolano via senza bagnare le foglie perché rivestite da una cuticola cerosa con funzione idrorepellente. È importante sottolineare che il fiore di loto non è un parente stretto delle ninfee: questa somiglianza è dovuta alla convergenza evolutiva, ossia quando due specie si evolvono in un ambiente simile e tendono ad assumere le stesse caratteristiche (come i delfini e gli squali). I fiori profumati, portati al di sopra delle foglie, hanno un diametro di 18-35 cm; il colore è di solito rosa, raramente bianco o giallastro. Un fiore di loto fecondato produce un frutto che contiene un grappolo di 10-30 semi. Si riporta che il loto ha la straordinaria capacità di regolare la temperatura dei suoi fiori entro un intervallo ristretto, proprio come fanno gli esseri umani e altri animali a sangue caldo. Si sospetta che i fiori facciano questo per attrarre gli insetti impollinatori a sangue freddo.
Habitat naturale e requisiti colturali
Il loto prospera in acque dolci con temperature che variano tra i 20°C e i 35°C. Il loto cresce in acqua profonda da 30 cm a 2,5 m di profondità. Nei climi più freddi, un livello d'acqua più profondo protegge i rizomi in modo più efficace e, nel complesso, favorisce una crescita e una fioritura migliori. Il loto germina a temperature superiori 13 °C. Nella stagione di crescita, da aprile a settembre, la temperatura media diurna necessaria è compresa tra 23 °C e 27 °C.
Il Fiore di Loto, il simbolo della bellezza che nasce dal fango
I rizomi non sono resistenti al freddo se vengono rimossi dall'acqua ed esposti all'aria; se conservati sott'acqua nel terreno, essi possono superare temperature invernali inferiori a 0 °C. Il loto è una pianta acquatica a bassa manutenzione: adattatasi alla vita in contenitore senza problemi, radica in terreni argillosi, sabbiosi o calcari posti sul fondo delle vasche, resi fertili ogni anno da una concimazione a base di letame.
Il loto in Italia: tra utilità e invasività
Proprio alla sua gran versatilità si deve l'introduzione del fior di loto sui laghi di Mantova, dove è presente oramai da poco meno di cento anni. La prima proposta per la sperimentazione della coltivazione sui laghi di Mantova risale al 1914 e venne avanzata da alcuni missionari rientrati dalla Cina, ma solo nel 1921 si effettuò il suo trapianto. Sotto il profilo ecologico il fior di loto è una specie invasiva dannosa, che grazie alla sua adattabilità e alta capacità di competizione, forma densi popolamenti monospecifici che sottraggono spazio alla vegetazione autoctona. Sebbene sia diffusa in diverse regioni italiane, è considerata una specie invasiva in Lazio e Lombardia, dove, oltre ai già citati Laghi di Mantova, è presente in alcune località del Varesotto e nelle lanche del fiume Serio: per questo motivo la specie è inserita nella "Lista nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione". Gli impatti sugli ecosistemi acquatici si riconducono alla sua capacità di formare popolamenti monofitici che impediscono la crescita di altre piante, alterando la biodiversità e la fisionomia del paesaggio acquatico.
Valore culturale, alimentare e medicinale
Il fiore di loto è un simbolo potente in molte culture, rappresentando purezza, rinascita e illuminazione. È un fiore sacro sia per il Buddhismo che per l’Induismo, dove viene venerata da migliaia di anni. Nell'arte asiatica, un trono di loto è un fiore di loto stilizzato utilizzato come seduta o base per una figura. È il piedistallo normale per le figure divine nell'arte buddista e indù.

Il fiore di loto e le sue varie parti, come i semi, le radici (rizomi) e le foglie, sono ricchi di nutrienti benefici. I rizomi del loto sono consumati come ortaggio nei paesi asiatici (Cina, Giappone, India, Pakistan) venduti interi o tagliati a pezzi, freschi, congelati o in scatola. Vengono fritti o cucinati principalmente in zuppe, immersi nello sciroppo o conservati sott'aceto. In Medicina Cinese le Mente e il Corpo sono un'unica cosa e il loto trova impiego anche in questo campo. Tra le varie proprietà per uso topico e cosmetico segnaliamo quella antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante, astringente (grazie alla presenza dei tannini). Inoltre, alcuni studi hanno messo in evidenza la potenzialità illuminante e pro-age del Loto come principio attivo in cosmesi. I semi di loto possono essere trasformati in ripieno per la torta lunare, in spaghetti di semi di loto, in pasta di semi di loto e altri prodotti. In Asia, i petali vengono talvolta utilizzati come decorazione, mentre le foglie più grandi vengono usate per avvolgere il cibo.
Longevità dei semi e curiosità botaniche
I semi prodotti dal Loto finiscono nell'acqua. Alcuni germinano subito, ma la maggior parte viene mangiata dalle specie acquatiche. Alcuni però sopravvivono dormienti e, nelle giuste condizioni, si aprono, si reidratano e germinano. I semi dormienti possono rimanere attivi per lungo tempo. I più antichi semi dormienti sono stati ritrovati nel Nord della Cina e datati con il carbonio14 a 1400 anni fa circa. Durante uno scavo archeologico avvenuto nel 1951 a Kemigawa, in Giappone, sono stati casualmente ritrovati tre semi identificati dal botanico Ichirō Ōga come semi di loto. Uno dei tre semi è riuscito a germogliare, riportando in vita quello che è stato definito come “il fiore più antico del mondo” e che è stato nominato loto Ōga in onore del suo scopritore. Questo fenomeno di resilienza biologica sottolinea ulteriormente l'affascinante natura di questa specie, capace di sfidare il tempo e di adattarsi a contesti ambientali radicalmente differenti da quelli d'origine, sia in natura che attraverso l'opera di cura dell'uomo.