Storia del comportamentismo: tra osservazione scientifica e condizionamento dell'agire umano

Per più di duemila anni la psicologia è stata intesa nel suo senso etimologico come la "disciplina che ha per oggetto l’anima". Quando nel 1700 e poi nel 1800 cominciò a farsi strada l’idea che la psiche potesse essere meglio conosciuta attraverso l’analisi basata sull’esperienza, vennero a crearsi le premesse per un mutamento nel metodo d’indagine. Tuttavia, l’oggetto della psicologia rimaneva lo stesso: la psiche. Il comportamentismo rappresenta il capovolgimento più radicale in questo scenario, poiché non solo ritiene che sia di pertinenza della psicologia il comportamento osservabile, ma giunge talora a rifiutare che essa debba occuparsi della coscienza.

L'evoluzione della psicologia, da studio dell'anima a studio del comportamento osservabile

La nascita del movimento e il manifesto di Watson

Il comportamentismo nasce nel primo decennio del Novecento. Nel 1913, lo psicologo americano John Broadus Watson pubblica sulla Psychological Review il manifesto del movimento, un articolo dal titolo "La psicologia secondo i comportamentisti". Questo testo mette sotto accusa le contraddizioni e le manchevolezze della psicologia funzionale e indica quale deve essere il nuovo metodo d’indagine: l’osservazione del comportamento manifesto.

Per Watson, la psicologia deve avere come campo di studi unicamente i fatti osservabili che si manifestano attraverso le reazioni a stimoli esterni. Il comportamento è considerato un dato “pubblico”, osservabile scientificamente, al contrario dei processi della coscienza, ritenuti elementi passivi e troppo soggettivi. Il comportamentismo è dunque una reazione alle correnti introspettive che analizzavano stati mentali, pulsioni o elementi non empiricamente verificabili.

Il condizionamento classico: le radici pavloviane

Forte è l’influenza esercitata sul comportamentismo dalla sperimentazione sugli animali. In particolare, gli studi di Ivan Pavlov, vincitore del premio Nobel per la medicina, hanno gettato le basi per comprendere come l'ambiente modelli la risposta degli organismi. Pavlov stava studiando l’apparato digerente dei cani quando notò che gli animali salivavano non soltanto in presenza del cibo, ma anche alla vista dell’inserviente addetto a portarlo.

Sospettando che questa coincidenza non fosse del tutto accidentale, Pavlov decise di associare uno stimolo uditivo, il suono di una campanella, alla somministrazione del cibo. Vide così che, dopo un breve periodo di apprendimento, i cani salivavano al solo suono della campanella, poiché questo era diventato uno stimolo associato all’arrivo del nutrimento. Questo meccanismo, noto come condizionamento classico, divenne un pilastro fondamentale per i comportamentisti: l'organismo apprende a rispondere a stimoli ambientali in base a una serie di associazioni.

Il condizionamento classico o Pavloviano (Tratto da Educatamente ed. Rossa)

L’esperimento del piccolo Albert e l'ambientalismo radicale

Watson estese la logica pavloviana all'essere umano. Insieme alla collaboratrice Rosalie Rayner, decise di condurre un esperimento su un bambino di circa otto mesi, noto come il "piccolo Albert". Watson si rese conto che il bambino non aveva paura di nulla, se non di rumori molto forti e invadenti. La fase successiva dell’esperimento consistette nell’indurre nel bambino una fobia: ogni volta che Albert si avvicinava a un ratto bianco con cui voleva giocare, veniva prodotto un rumore fortissimo.

La conseguenza fu che, dopo una serie di ripetizioni, il bambino cominciò ad avere terrore del ratto. Il condizionamento era tale che Albert sviluppò una paura generalizzata verso creature pelose, inclusa una maschera di Babbo Natale con la barba. Questo esperimento dimostrò, secondo Watson, che l'apprendimento e lo sviluppo del bambino sono semplicemente la risposta agli stimoli esterni percepiti. Watson giunse a sostenere un ambientalismo radicale, affermando provocatoriamente di poter educare dodici bambini sani per farne, a scelta, medici, avvocati o ladri, indipendentemente dalle loro doti innate.

Skinner e il condizionamento operante

Burrhus Frederic Skinner si allontanò in parte dalle tesi originarie di Watson, elaborando una lettura più raffinata del rapporto stimolo-risposta. Skinner è interessato all'osservazione del comportamento e alla sua relazione con le "contingenze di rinforzo", ovvero le occasioni in cui a una determinata risposta fa seguito una ricompensa. Nei suoi esperimenti, Skinner costruì la "Skinner box" per studiare quello che definì condizionamento operante.

A differenza della situazione pavloviana, l'animale nella Skinner box è sottoposto al condizionamento in maniera automatica: se l'animale preme una leva, riceve del cibo. In questo caso, lo stimolo offre all'animale la possibilità di distinguere in quale situazione è probabile ottenere un rinforzo. Il comportamento viene così modellato dalle sue conseguenze. Skinner, nei testi The Behaviour of Organisms (1938) e Science and Human Behaviour (1953), pone le basi per scoprire leggi che permettono di prevedere e controllare il comportamento.

Schema della Skinner box e il meccanismo del rinforzo positivo

La "Scatola Nera" e le variabili intervenienti

Il comportamentismo definisce la mente e il cervello come una black box (scatola nera), un dispositivo le cui operazioni interne non possono essere indagate, essendo rilevabili solo gli input (stimoli) e gli output (risposte). Tuttavia, col tempo, venne meno il rigido divieto di interessarsi di ciò che si frappone tra stimoli e risposte. Si iniziò a ipotizzare l'esistenza di "variabili intervenienti", ovvero processi interni non rilevabili direttamente ma necessari per la spiegazione del comportamento.

Autori come Edward C. Tolman, con le sue "mappe cognitive", e Clark Hull, con le sue ipotesi sulle pulsioni, iniziarono a suggerire che tra la ricezione dello stimolo e l'emissione della risposta intervengano processi intermedi di natura simbolica. Anche Skinner, pur restando fedele alla sua linea, iniziò a considerare gli "eventi privati", come il pensiero e le auto-verbalizzazioni, sostenendo che essi seguano le stesse leggi che regolano il comportamento manifesto.

Dal comportamentismo al cognitivismo

Il comportamentismo ebbe un enorme successo negli Stati Uniti, accordandosi bene con la mentalità pragmatica e tecnologica del paese. Tuttavia, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, il cognitivismo iniziò a opporsi radicalmente a questo approccio. Nel 1967, Ulrich Neisser pubblicò Psicologia cognitivista, testo che indicò come oggetto di studio non solo il comportamento, ma anche i processi mentali come percezione, memoria, attenzione, ragionamento e linguaggio.

A differenza del comportamentismo, il cognitivismo utilizza strumenti come i "diagrammi di flusso" per mappare i processi interni che consentono la manipolazione dell'informazione. Questo segnò il passaggio verso il paradigma H.I.P. (Human Information Processing). Negli ultimi decenni, da questo filone si è sviluppato il "costruttivismo", che vede l'apprendimento non più come un processo accumulativo, ma come una ristrutturazione continua delle informazioni precedenti, rendendo unico e soggettivo ogni percorso conoscitivo.

Rappresentazione di un diagramma di flusso del processo cognitivo umano

Applicazioni pratiche e impatto attuale

Nonostante sia stato superato come paradigma egemone, le scoperte del comportamentismo restano valide e ampiamente applicate. La capacità di prevedere e controllare il comportamento attraverso la gestione degli stimoli ha portato a innumerevoli tecniche di modificazione comportamentale. In ambito clinico, le tecniche di desensibilizzazione sistematica, utilizzate per il trattamento delle fobie, derivano direttamente dal paradigma del condizionamento.

Anche in ambito organizzativo e nel campo della sicurezza sul lavoro, l'applicazione di queste metodiche permette di ridurre l'influenza della componente legata all'errore umano. Attraverso l'analisi funzionale del comportamento, è possibile avere una descrizione dettagliata degli stimoli e degli eventi che determinano e mantengono una certa condotta. Comprendere Watson e i suoi successori significa dunque riconoscere una radice fondamentale nel modo in cui oggi pensiamo al rapporto tra esperienza, ambiente e agire umano. Se molte paure o abitudini si sono apprese, allora possono essere comprese e, quando necessario, modificate attraverso nuove competenze e strategie di coping.

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