Le ninne nanne, melodie rassicuranti cantate ai bambini per farli addormentare, sono un patrimonio culturale universale, la cui profonda essenza si lega all'amore genitoriale e al desiderio di pace per il piccolo. L'idea alla base di queste dolci canzoni è che un canto eseguito da una voce familiare induca i bambini ad addormentarsi. Questo legame tra voce materna (o paterna) e sonno è radicato nella storia dell'umanità e attraversa culture e continenti, come dimostrano le numerose e variegate ninne nanne raccolte in tutta Europa e oltre. La Commissione europea, consapevole di questo valore inestimabile, ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità, al fine di preservarne il patrimonio culturale.

Radici Classiche e Popolari: Dalle Berceuse alle Filastrocche
Il mondo delle ninne nanne è vasto e variegato, comprendendo sia composizioni di grandi maestri che canti popolari tramandati oralmente di generazione in generazione. Ninne nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, termine francese per ninna nanna, come la celebre Berceuse composta da Fryderyk Chopin nel 1844, un esempio sublime di come la musica d'arte abbia abbracciato questo genere.
D'altro canto, la tradizione popolare è ricchissima di melodie e testi che riflettono la vita quotidiana, le credenze e le speranze di un popolo. Spesso non si sa quando furono scritte o da chi, e molte sono state tramandate e modificate nel tempo, assumendo sfumature diverse a seconda delle regioni e delle epoche.
Ninne Nanne dall'Est Europa: Voci di Moravia, Boemia e Romania
L'Europa orientale offre un repertorio affascinante di ninne nanne, ognuna con le sue peculiarità linguistiche e culturali.
Spi, Janíčku, spi (Dormi, Janíček, dormi): Questa vivace ninna nanna fu raccolta in Moravia da František Sušil (1804-1868), prete e attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti in Moravia, Slesia e anche nei villaggi slavi dell'Austria. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, che è usato familiarmente per il nome maschile Jan, molto comune. L'uso di nomi propri nei canti rende la ninna nanna più personale e intima, rafforzando il legame tra chi canta e il bambino.
Ukolébavka (Ninna nanna): Questa ninna nanna fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius (1592 - 1670). Questo libro è probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia, riconoscendo così l'importanza delle ninne nanne nel benessere e nello sviluppo del bambino.
Hajej můj andílku (Angioletto mio): Questa è una delle ninne nanne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. La sua melodia soave contribuisce a creare un'atmosfera di pace e tranquillità, ideale per conciliare il sonno.
Halí, dítě (Fai la ninna, bambino): Questa ninna nanna fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi. La sua semplicità e dolcezza la rendono un classico del repertorio moravo.
Halaj, belaj, malučký (Dormi, dormi, piccolo): Questa ninna nanna proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto è influenzato dallo slovacco. I canti popolari di questa regione sono simili a quelli slovacchi al di là del confine, dimostrando la permeabilità culturale e linguistica delle aree di confine.
Culcă-te, puiuţ micuţ (Addormentati, piccino mio): Questa è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna. Se ne possono ascoltare diverse versioni, testimoniando la sua vitalità e adattabilità. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena che contribuì grandemente a far conoscere la musica popolare rumena all'estero.
Nani, nani, puişor (Ninna, nanna dolce piccolino mio): Questa ninna nanna è usata in tutte le regioni della Romania e inizia con le tipiche parole che inducono al sonno: "nani, nani". La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente. In rumeno, la parola "domani" corrisponde a "mâine", ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, "mâni", a dimostrazione di come le tradizioni orali conservino forme linguistiche antiche.
Culcă-mi-te mititel (Vai a dormire come un bimbo piccolino): Il titolo di questa ninna nanna è dato dal terzo verso della prima stanza invece che dal primo, poiché la quarta ninna nanna di questa selezione comincia con le stesse parole e si è voluto riservare a quest'ultima il titolo tratto dal primo verso. "Culcă-Mi-Te Mititel" è un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi, riflettendo le aspettative e i valori della vita rurale. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po' più grandi, continuano a prendersene cura, integrando la vita del bambino con la natura.
Nani, nani, puiù mamii (Ninna, nanna, il bambino della mamma): Questa è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: "nani" è una parola tipica delle ninne nanne; "maică/maichii" significa "mamma mia/della mamma". In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole "della mamma", per dimostrare affetto, sottolineando il legame profondo tra madre e figlio.
Haia, haia, mică baia (Haia, haia, il bagnetto): Questa ninna nanna inizia con le parole "haia, haia" che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno, un elemento che aggiunge un tocco di giocosità. In rumeno, il numero "venti" si dice "douăzeci", ma nella ninna nanna si può ascoltare "douăzăşi", il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato, evidenziando le variazioni dialettali all'interno della stessa lingua.
Ninna nanna dalla Romania
Ninne Nanne dalla Danimarca: Classici e Moderni Ritmi del Sonno
La Danimarca vanta un repertorio di ninne nanne che spaziano da classici intramontabili a composizioni più recenti, riflettendo un'evoluzione nel tempo ma mantenendo sempre il focus sul benessere del bambino.
Solen er så rød, mor (Il sole è così rosso, mamma): Per i danesi, questa è una ninna nanna classica, amata e cantata da generazioni. La sua semplicità e la melodia riconoscibile la rendono un pilastro delle canzoni infantili danesi.
Elefantens vuggevise (La ninna nanna dell'elefante): Questa è una delle ninne nanne più popolari ed è considerata un classico delle ninne nanne danesi. Il tema tratta degli animali esotici, e il contenuto e il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) con "kokosnød" (noce di cocco), dimostrando l'adattamento delle tradizioni ai valori sociali contemporanei. Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta, Harald H.
Godnatsang (Canzone della buona notte): I testi e la musica di questa ninna nanna, molto popolare, sono stati composti da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini in Danimarca, assieme a un suo collega, il musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma per bambini. Questa ninna nanna presenta un tema riguardante il sonno, e la sua popolarità la rende un punto di riferimento per i bambini danesi moderni.
Mues sang få Hansemand (La canzone della mamma per il piccolo Hans): Questa ninna nanna proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca e questo si deve probabilmente al fatto che fu scritta nel dialetto dello Jutland, un esempio di come le variazioni linguistiche possano limitare la diffusione di canti popolari.
Jeg vil tælle stjernerne (Conterò le stelle): Questa ninna nanna fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese, Halfdan Rasmussen (1915-2002). La musica di questa ninna nanna fu composta da Hans Dalgaard (1919 - 81). Il desiderio di contare le stelle evoca un senso di meraviglia e tranquillità, perfetto per accompagnare il bambino nel sonno.
Ninne Nanne dal Mondo Anglosassone: Tradizione e Diffusione
Le ninne nanne in lingua inglese sono tra le più conosciute e diffuse a livello globale, grazie anche alla vasta area geografica in cui l'inglese è parlato.
Lavender's blue (La lavanda è blu): È una canzone tradizionale usata come ninna nanna. Non si sa quando fu scritta o da chi, ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninne nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra ed ha subito modifiche nel tempo, testimoniando la sua resilienza e popolarità attraverso i secoli.
By Baby Bunting (Ciao, bimbo ‘fagottino’): Nell'inglese antico, le ninne nanne erano chiamate Byssinge ed il prefisso "by" significava sonnellino. Questa gioiosa canzoncina è tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini e risulta familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninne nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino, un elemento comune per incoraggiare il sonno. Nell'inglese odierno, la parola "bunting" potrebbe riferirsi a un tipo di uccello oppure a un panno soffice e spesso, aggiungendo un tocco di ambiguità giocosa al testo.
Hush, little baby (Ninna, nanna, piccolino): Questa è un'altra ninna nanna tradizionale e non sappiamo chi compose la musica o chi scrisse le parole. Si suppone che abbia origine nel nord America, poiché il tipo di uccello menzionato nella canzone, il tordo beffeggiatore, si trova nel continente americano, suggerendo un'origine geografica specifica per il testo.
Twinkle twinkle little star (Brilla brilla stellina): Questa è una delle più popolari filastrocche inglesi e combina la melodia di una canzone francese del 1761 "Ah! Vous dirai-je, Maman" con la poesia inglese "The Star" di Jane Taylor. La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, fu pubblicata nel 1806 in "Rhymes for the Nursery", una raccolta di poesie di Jane Taylor e di sua sorella Ann. Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima sia largamente conosciuta. Mozart scrisse dodici variazioni su "Twinkle, Twinkle, Little star", catalogate come Variazioni su "Ah! Vous dirai-je, Maman", elevando questa semplice melodia al rango di composizione classica.
Ninne Nanne dalla Scozia: Echi delle Highlands
Scottish Lullaby (Ninna nanna scozzese): Questa melodia tradizionale proviene dai fieri clan delle Highlands (regioni montagnose) scozzesi. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di Guy Mannering di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia. Il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio, riflettendo i valori e l'orgoglio di un popolo.

Il Mediterraneo e le Sue Ninne Nanne: Grecia, Italia e Turchia
Il Mediterraneo, crocevia di culture e civiltà, ha prodotto un'incredibile varietà di ninne nanne, ognuna con un'impronta unica data dalla storia e dalle tradizioni locali.
Ninne Nanne dalla Grecia: Dei, Natura e Diminutivi
Le ninne nanne greche sono intrise di mitologia, amore per la natura e un uso affettuoso di diminutivi.
Νάνι μού το νάνι νάνι (Ninna, mio caro, ninna, nanna): Questa ninna nanna proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso, situata a Sud-Est dell'Egeo. Quest'isola combina la bellezza delle montagne, l'aroma dell'origano e del timo con le acque cristalline. In questa ninna nanna, in particolare, le parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole ‘nani-nanì, abbiamo qui anche il suono ‘e e è che è molto popolare e comune nelle ninne nanne greche, aggiungendo un tocco musicale distintivo.
Νάνι νάνι το παιδί μου (Ninna, nanna, bambino mio): La montuosa Kastoria, città greca situata nella Macedonia Occidentale, è il luogo di origine di questa ninna nanna. A Kastoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna, riflettendo il paesaggio e le attività locali. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame e questo spiega i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile, integrando la vita rurale nel testo. Un altro interessante elemento di questa composizione è l'uso di diminutivi, per esempio pecorella, capretta, ecc., che esprimono affetto e tenerezza verso il bambino.
Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά (Sonno, che prendi i piccoli): Questa ninna nanna, originariamente creata nell'isola di Tasso (Egeo settentrionale), si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος') è centrale. In molte ninne nanne greche ci si rivolge al Sonno al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, ‘Ύπνος' era il dio del sonno, conferendo un'aura mistica e sacra al riposo del bambino. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo, un'immagine poetica che allarga l'orizzonte del bambino.
Ύπνε μου, επάρε μού το (Sonno caro, ti passo il mio bambino): Questa ninna nanna nasce nell'Italia meridionale. Popolazioni di lingua greca hanno abitato quella parte dell'Italia fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nelle regioni del Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto. Queste aree hanno una vasta produzione di rose e forse per questo, nella ninna nanna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento, un esempio di come la flora locale possa influenzare i testi delle canzoni.
Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά (Il sole dorme sulle montagne): Questa ninna nanna, di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, situata vicino alla città di Atene. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. Non vi sono informazioni circa l'anno in cui fu creata o su chi abbia composto le rime e la musica. La ninna nanna parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire. La madre culla il suo bambino cercando di farlo addormentare. Bisogna parlare al bambino a bassa voce, per non svegliarlo, sottolineando la delicatezza e l'attenzione richieste in questo momento.
Ninne Nanne dall'Italia: Fede, Tradizione e Poesia
Le ninne nanne italiane riflettono un ricco tessuto di fede, tradizioni regionali e una profonda tenerezza.
Nana Bobò: Questa è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone, a dimostrazione delle complesse interazioni culturali della regione. Colei che canta, augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. La madre non è presente, è andata alla fontana a prendere dell'acqua, un elemento narrativo che aggiunge un tocco di realismo e quotidiano alla canzone.
Fai la Nanna, Mio Simone: "Fai la nanna, mio Simone" è un esempio delle ninne nanne tradizionali italiane. Questa canzone proviene dalla Toscana e presenta, all'inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla, riflettendo l'adattabilità della melodia alle diverse fasi dell'addormentamento.
Ninna nanna sette e venti: "Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi. Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…" Questa dolce melodica ninna nanna fa parte del ricco folclore e delle villotte friulane. Altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino, un'immagine che evoca il senso del dovere e dell'amore materno nel contesto della vita rurale.
Stella stellina: Composta da Lina Schwarz è una delle ninne nanne più popolari in tutta l'Italia. Quando abbiamo chiesto a persone anziane se avessero ascoltato questa canzoncina nella loro infanzia, la risposta è stata positiva, a testimonianza della sua diffusione e della sua capacità di resistere al tempo.
Fate la nanna, coscine di pollo: Molte madri italiane conoscono questa ninna nanna toscana che viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo, un paragone tenero e giocoso che sottolinea l'affetto.
Ninna nanna dei suoni e dei colori: Questa è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo Languages from the Cradle, un esempio di come nuove composizioni continuino ad arricchire il repertorio delle ninne nanne.
Tu scendi dalle stelle: Questo brano rappresenta uno dei canti più amati della tradizione natalizia italiana. Composto nel XVIII secolo da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nasce come rielaborazione del precedente canto in dialetto napoletano "Quanno nascette Ninno". In quel periodo il santo trascorse diversi anni tra missioni, predicazioni e soggiorni in vari conventi della Campania e della Puglia, trovando ispirazione nella vita semplice delle comunità che incontrava. Il testo di questo celebre canto è formato da strofe con uno schema metrico complesso, frutto dell’attenzione che Sant’Alfonso dedicava alla musicalità dei suoi versi. L’alternanza tra endecasillabi, ottonari e quinari conferisce al brano un ritmo dolce e meditativo, perfetto per accompagnare funzioni religiose e momenti di preghiera domestica. Il cuore del canto risiede nella rappresentazione della nascita di Gesù in un ambiente di estrema semplicità. Il Bambino appare sulla scena non come un re potente, ma come una creatura fragile, avvolta nel freddo della notte e priva di ogni conforto. Questo elemento sottolinea il tema centrale del brano: l’umiltà dell’Incarnazione. Il significato spirituale del canto mette in luce il contrasto tra l’infinita grandezza divina e la realtà terrena in cui Gesù viene accolto. L’immagine del Bambino che “trema al gelo” diventa simbolo del sacrificio e della misericordia divine. Con il passare dei secoli, "Tu scendi dalle stelle" è divenuto un elemento irrinunciabile delle celebrazioni natalizie italiane. Eseguito nelle chiese, nelle case e nelle piazze, accompagna l’atmosfera del periodo festivo evocando un senso di intimità e tradizione.La poesia/canto "Quanno nascette Ninno" descrive nei dettagli cosa accadde in cielo e in terra "quando nascette Ninno", ossia quando nacque il Bambino (Gesù), con il racconto delle reazioni di uomini, piante, animali, angeli. Tutta la Natura riconosce nel Bambino il "Dio, che nc’à criato" (il Dio che ci ha creato). Nulla resta uguale alla notizia della nascita del Bambino Gesù: gli uccelli cantano in modo diverso, le piante iniziano a fare fiori e frutti come fosse primavera, anche il fieno posto sotto il Bambino si riempie di gemme. "Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue." La gioia inonda ogni cuore e mette in movimento: non solo la stella va a chiamare i Re Magi, ma gli stessi Angeli scendono dal Paradiso per vedere il Bambino e cantare insieme ai pastori. I pastori addormentati si risvegliano per l’improvviso sobbalzo del cuore e non possono che esclamare "Che tardammo?".La devozione al Gesù Bambino, spesso incarnata nella pratica di accudire un bambolotto che lo rappresenta, era una pratica tipicamente femminile, pensata per donne di ogni ceto, stato e condizione sociale. Questa usanza, che poteva includere la creazione di vestitini per il Bambin Gesù nei vari colori liturgici, permetteva di tenere traccia del passare dell’anno liturgico e di vivere un'esperienza emotiva profonda. "Prendere in braccio un pupazzo di Gesù Bambino, carezzargli le guanciotte mentre gli sfili la cuffietta, infilargli un paio di scarpine che hai cucito apposta per lui, e poi tornare ad adagiarlo nella culla, è ovviamente un gesto che suscita una forte risposta emotiva." Come sottolinea Giovanni Trabucco, "lo si copre o lo si veste anche o soprattutto con le proprie pratiche devozionali, con le preghiere, con i sacrifici e le promesse, e con la propria vita."

Ninne Nanne dalla Turchia: Auguri e Metafore
Le ninne nanne turche sono spesso espressione di auguri e desideri per il futuro del bambino, arricchite da metafore e immagini evocative.
Uyusun da büyüsün (Che il mio bambino cresca mentre dorme): Questa ninna nanna è inclusa nella categoria più estesa delle ninne nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri. In queste ninne nanne perlopiù è espresso il desiderio che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica "tıpısh tıpısh", per rendere il suono dei passi della bambina, aggiungendo un tocco di vivacità. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bambine in segno di benedizione, un gesto di buon auspicio e protezione.
Babanın Ninnisi (Ninna nanna del papà): Questa è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda, dimostrando come anche i padri contribuiscano alla creazione di queste dolci melodie e come il repertorio si arricchisca con nuove voci.
Dandini Dandini Dastana (Dandini Dandini Dastana): Quasi tutti in Turchia conoscono la prima strofa di questa ninna nanna. È possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti (Karabaş, 1999:62), tuttavia, il significato è metaforico: "dana" (vitello) rappresenta il figlio, "bostan" (orto) è la vita, "bostancı" (giardiniere) sta per il padre e "lahana" (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio, riflettendo credenze e superstizioni locali. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninne nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello di qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli, esprimendo un amore incondizionato e sublime.
Sen bir güzel meleksin (Sei un magnifico angelo): Questa è una ninna nanna che, come molte altre, esprime l'ammirazione e l'amore della madre per il suo bambino, considerandolo un angelo, un simbolo di purezza e bellezza.
Il Canto della Montagna: Tra Armonia e Ricordo
Il tema del canto, e in particolare delle ninne nanne, si interseca spesso con il ricordo e la tradizione, specialmente in contesti montani o rurali.
"Rivedo ancora la mia nonna che da bambina mi portava davanti al presepe per cantare Tu scendi dalle stelle. Quanta tenerezza suscitavano in me quelle parole! Cantavano di un bimbo venuto in una grotta al freddo e al gelo; e mi riempivano di domanda con quell’affermazione amara: «oh quanto ti costò l’avermi amato». Ancora non capivo perché amare dovesse costare tanto, ma era bello, così come era bella la commozione che puntualmente invadeva l’anima alle note calde e semplici delle zampogne." Questo ricordo personale evoca la forza del canto nel trasmettere valori e spiritualità, come nel caso della novena di Natale, dove la musica diventa preghiera. "Era la nostra novena di Natale. Lui girava per tutto il paese e al pranzo del 24 arrivava puntualmente a casa nostra per l’ultima “sonata”; poi la condivisione semplice del pasto, una piccola offerta, lo scambio degli auguri e un arrivederci al prossimo anno “se Dio vole”. Mi faceva bene vedere mio padre, mia madre così ospitali e generosi con quello sconosciuto! Era vivere il presepe in atto."
Questo passaggio sottolinea come la musica e il canto possano essere veicoli di tradizioni profonde, che educano alla fede e rafforzano i legami comunitari. La perdita di queste tradizioni, lamentata nell'articolo, è un "peccato perché quando, da adulti si apre lo scrigno della memoria queste immagini ritornano immutate e con-fortano, cioè rinforzano nella speranza della positività della vita, nonostante tutto." Si riconosce l’appartenenza a una tradizione semplice, ma profondamente teologica nella sua essenza, che educa alla fede.
Ninna nanna dalla Romania
"Fermarono i Cieli": Una Ninna Nanna Divina e Mariana
La ninna nanna "Fermarono i cieli" è un esempio di come il genere possa assumere una dimensione spirituale profonda, collegandosi alla teologia mariana e all'esperienza della conversione.
"Fermarono i cieli la loro armonia cantando Maria la nanna a Gesù con voce Divina la Vergine bella più vaga che stella cantava così: Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù. Mio Figlio mio Dio, mio caro tesoro, tu dormi ed io moro per tanta beltà si desta il diletto, e tutto amoroso con occhio vezzoso la madre guardò Ah Dio! Alla madre quegli occhi quel guardo fur lampi, fu dardo che l’alma ferì E tu non languisci crudel alma mia vedendo Maria languir per Gesù Che aspetti? Che pensi?"
Questa ninna nanna, con la sua lirica intensa, evoca lo stupore e l'amore di Maria per il Bambino Gesù, un amore che è anche esperienza di bellezza divina. "Se tardi vi amai bellezze divine! Come non riascoltare in essa la famosa espressione di Agostino: Tardi ti amai Bellezza tanto antica e sempre nuova? Entrambi cantano l’incontro con quella Bellezza da cui nasce una relazione che conduce all’eternità. Senza fine per voi arderò - recita ancora il canto: l’incontro fa scaturire il desiderio di quella adorazione che è il nostro destino."
Il testo di "Fermarono i cieli" delinea un percorso che conduce alla scoperta del Mistero divino: l'attesa, lo sguardo stupito, la preghiera e la promessa di un amore eterno. "In questo cammino Maria è il modello, la Madre Chiesa è la custode, la Tradizione è il rinnovarsi dell’esperienza concreta e certa di un rapporto tra Dio e l’umanità. Vivere questo cammino è sentirsi parte di una grande famiglia e della sua storia. Sottrae alla confusione, toglie dalla solitudine per riconsegnarci a una vita teologale, cioè fondata sulla certezza dell’eternità."
Le "Canzoncine spirituali" di Sant'Alfonso, di cui "Fermarono i cieli" fa parte, utilizzano impianti musicali tipici delle villanelle e delle canzonette profane, con strutture semplici, scale modali e l'alternanza strofa-ritornello. Queste composizioni, come "Ti voglio tanto bene" (1737), "Fermarono i cieli" (1738), "Quanne nascette ninno", "Bambino mio bellissimo", "Tu scendi dalle stelle" (1755), sono diventate molto popolari, diffondendosi tra tutti gli strati della popolazione e influenzando gli stili musicali dell'epoca.
Ninne Nanne Militari e Canti di Guerra: Un Contrasto Doloroso
In netto contrasto con la dolcezza delle ninne nanne tradizionali, esistono canti che, pur non essendo ninne nanne in senso stretto, narrano storie di attesa, separazione e sacrificio, spesso collegati alla guerra e al destino dei soldati. Questi canti, pur non avendo lo scopo di far addormentare i bambini, toccano temi di profonda risonanza emotiva, simili all'attesa e alla speranza che una madre ripone nel futuro del proprio figlio.
Canti come "Dove sei stato, mio bell’alpino?" pur essendo canti militari, non esaltano la guerra, ma piuttosto esprimono il dolore e la durezza della vita militare. "Il fumo della mitraglia" è una metafora cruda della realtà del conflitto, ben lontana dall'immagine idilliaca del "sonno" della ninna nanna. La storia della Campagna di Russia e la tragedia di Nikolajewka, con le sue decine di migliaia di morti, feriti e congelati, sono un monito contro l'assurdità della guerra.
Questi canti, pur non essendo ninne nanne, ci ricordano come il desiderio di pace e protezione per i propri cari sia un sentimento universale, che si manifesta anche in contesti di estrema sofferenza. Le madri, in tempi di guerra, possono solo augurarsi il ritorno dei figli, un desiderio che si traduce in un canto silenzioso e angosciato, ben diverso dalla ninna nanna di pace.
Canti Popolari e Identità Culturale: Un Patrimonio Vivo
Oltre alle ninne nanne, il repertorio dei canti popolari è vastissimo e contribuisce a definire l'identità culturale di un popolo. Canti come "Alakiaz", di origine armena, testimoniano la ricchezza delle tradizioni musicali tramandate di generazione in generazione. Questi canti, spesso influenzati da melodie e ritmi di diverse culture, rappresentano un ponte tra passato e presente.

I canti popolari, come le ninne nanne, non sono statici, ma si evolvono e si adattano ai contesti. "Il canto può servire a richiamare alla memoria delle generazioni più giovani la storia di un popolo, anche nei suoi episodi più dolorosi. E in questo modo corre il pericolo di rinnovarle." L'importanza di preservare e far conoscere questi canti risiede nella loro capacità di trasmettere valori, storie e sentimenti che altrimenti andrebbero perduti.
In conclusione, le ninne nanne e i canti popolari sono espressioni profonde della cultura umana. Essi non solo cullano i bambini nel sonno, ma anche narrano storie, trasmettono valori, evocano ricordi e rafforzano i legami comunitari, creando un ponte tra le generazioni e le culture.