La Radioprotezione in Gravidanza: Gestire i Dubbi e le Realtà Diagnostiche

La questione riguardante la sicurezza delle donne incinte in relazione agli esami radiologici rappresenta uno dei pilastri della moderna radioprotezione. Spesso, il timore di esporre il feto a radiazioni ionizzanti genera ansia, portando a interrogarsi anche su scenari quotidiani, come il rischio che potrebbe derivare dal semplice contatto con una persona che si è appena sottoposta a un esame diagnostico. È fondamentale chiarire immediatamente un punto centrale: la radioprotezione in gravidanza è un tema cruciale per garantire la sicurezza del feto durante esami diagnostici radiologici, ma i rischi associati sono spesso sovrastimati a causa di una comprensione incompleta della fisica delle radiazioni.

rappresentazione schematica della protezione radiologica

Comprendere le Radiazioni: Ionizzanti vs Non Ionizzanti

Per affrontare correttamente il tema, occorre distinguere la natura delle diverse tecnologie diagnostiche. Le radiazioni ionizzanti, come quelle utilizzate in radiografie (RX) e tomografie computerizzate (TAC), sono radiazioni elettromagnetiche ad alta energia che interagiscono con i tessuti umani. Al contrario, esistono le radiazioni non ionizzanti, come quelle impiegate nella risonanza magnetica, che utilizza campi elettrici e magnetici invece di raggi X.

Il rischio correlato alle radiazioni ionizzanti utilizzate in diagnostica è estremamente basso e i benefici superano di gran lunga i rischi. È importante sottolineare che i danni da radiazioni ionizzanti sono stati dimostrati solo per dosi molto elevate, come l’esposizione della popolazione giapponese alle radiazioni dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Per le radiazioni non ionizzanti, invece, a differenza delle radiazioni ionizzanti, ad oggi non si conoscono ancora a fondo tutti gli effetti, ma non esiste evidenza scientifica di una possibile relazione causa-effetto di induzione di tumori.

Il Contatto con Persone che hanno subito un Esame Radiologico

Una preoccupazione comune riguarda la possibilità di trasmettere radiazioni o subire danni restando vicini a una donna incinta che si è appena sottoposta a un esame diagnostico, oppure il timore opposto: è pericoloso stare accanto a qualcuno che ha appena effettuato un esame? La risposta è rassicurante. Durante la gravidanza la risonanza magnetica può essere effettuata senza rischi, a maggior ragione non si corrono pericoli se ci si avvicina a qualcuno che l'ha effettuata.

Il feto non può subire danni per "irraggiamento secondario" da parte di una persona che è stata esposta a raggi X o risonanza magnetica. I raggi X attraversano il corpo del paziente durante l'esame, ma non rendono il paziente "radioattivo". Pertanto, non esiste alcuna controindicazione nel frequentare amici o parenti che si siano appena sottoposti ad accertamenti diagnostici, anche radiologici.

Raggi X: Cosa Sono e Come Funzionano

Principi di Ottimizzazione e Procedure in Gravidanza

La gestione clinica durante la gestazione segue tre principi cardine: giustificazione, ottimizzazione e rispetto dei limiti di dose. Le procedure radiologiche devono essere eseguite in modo da minimizzare la dose di radiazioni senza compromettere la qualità diagnostica. È il medico a decidere se l’esame è necessario. Il primo passo è valutare se è veramente necessario fare l’esame o se si può rimandare a dopo il parto; allo stesso modo si stabilisce se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia.

"Innanzitutto è necessario ottimizzare la quantità delle radiazioni: è infatti possibile regolare l’apparecchiatura in modo da ricorrere alla minor dose possibile per ottenere comunque una buona immagine ai fini diagnostici", spiega l'esperto. Se una donna ha la reale necessità di sottoporsi all’accertamento radiologico, è bene che non vi rinunci. In questo caso è però opportuno prendere una serie di precauzioni per ridurre al minimo i rischi di recare danno al feto.

Un malinteso diffuso riguarda l'uso di dispositivi di protezione (come i grembiuli piombati). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale non è necessario e potrebbe essere controproducente. Questi dispositivi possono incrementare la dose di radiazioni a causa dei sistemi di ottimizzazione che aumentano il voltaggio del fascio per superare la barriera, e possono nascondere regioni che richiedono un’ulteriore esposizione per una corretta diagnosi.

Soglie di Rischio e Fasi dello Sviluppo Fetale

Il rischio biologico non è uniforme durante tutto il periodo della gestazione. I rischi maggiori si verificano durante le prime fasi di organogenesi, che avvengono nelle prime settimane di sviluppo del feto. Nel secondo trimestre, i rischi sono minori rispetto alle prime fasi di sviluppo, e nel terzo trimestre i rischi sono minimi.

Il limite soglia per il rischio sia deterministico che stocastico è di 100 mGray (mGy). Al di sotto di questa soglia, il rischio è considerato trascurabile. "Se invece la dose di radiazioni alla quale il feto viene esposto è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di danno al nascituro è assimilabile a quella di una comune gravidanza", viene precisato in ambito clinico. Il Comitato Internazionale di Radioprotezione indica che la soglia di pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray, una dose che richiede almeno dalle 3 alle 5 tac o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare.

grafico delle soglie di esposizione alle radiazioni in gravidanza

La Risonanza Magnetica in Gravidanza

La risonanza magnetica non utilizza radiazioni ionizzanti, come la TAC e le radiografie, ma utilizza campi elettrici e magnetici. La letteratura scientifica indica che non esistono prove di danni al feto; tuttavia, anche se non vi sono evidenze scientifiche, in via cautelativa si sconsiglia la risonanza nel primo trimestre, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza. È fondamentale ricordare che il mezzo di contrasto utilizzato in alcuni esami di risonanza non è radioattivo, quindi anche in questo caso non vi è un rischio radiologico per il bambino.

La Comunicazione tra Paziente e Medico

È fondamentale che la paziente comunichi un eventuale stato di gravidanza, anche solo sospetto, al personale sanitario. Questa comunicazione permette al radiologo di applicare i protocolli di ottimizzazione, ovvero regolare l’apparecchiatura per ricorrere alla minor dose possibile o valutare, ove possibile, l'uso di tecniche non ionizzanti. In generale, se la radiografia o la TAC interessa aree lontane dall’addome, come una gamba, un braccio, la testa, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi il rischio è molto ridotto.

Una dose inferiore a 100 mGy è considerata trascurabile e non giustifica un’interruzione di gravidanza. La radioprotezione in gravidanza richiede attenzione e accuratezza per minimizzare i rischi, seguendo sempre i principi di giustificazione, ottimizzazione e rispetto dei limiti di dose, garantendo che le necessità cliniche della madre siano soddisfatte senza pregiudicare il benessere del feto. In presenza di dubbi, il consulto con lo specialista rimane lo strumento più efficace per dissipare preoccupazioni non supportate da evidenze scientifiche.

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