Un aborto spontaneo può essere un evento traumatico, sia fisicamente che psicologicamente, per molte donne e le loro famiglie. I giorni e le settimane successive possono essere un vero e proprio ottovolante di emozioni, spaziando da tristezza, rabbia, frustrazione, e senso di colpa, anche se non dovrebbe esserci. Non si è mai soli in questa esperienza, poiché circa un quinto delle gravidanze conosciute si conclude con un aborto spontaneo, la maggior parte entro il primo trimestre. Questo evento è purtroppo un fenomeno piuttosto frequente, e la maggior parte delle donne che lo subiscono porta avanti una gravidanza sana in seguito. Comprendere cosa aspettarsi dopo un aborto spontaneo, affrontare il lutto e pianificare i passi futuri è fondamentale per il recupero.
Questo può sembrare di scarso conforto in un momento in cui le emozioni sono a fior di pelle e il corpo è ancora confuso da quello che è successo. Tuttavia, ci sono dei passaggi che si possono adottare per rendere il recupero, sia fisico che emotivo, un po' più facile. In questo articolo, esploreremo che cos'è un aborto spontaneo, le sue cause, i sintomi che possono precederlo, il processo di recupero fisico ed emotivo e, infine, le considerazioni per una nuova gravidanza.

Che Cos'è un Aborto Spontaneo e Quanto è Comune?
L'espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. È la perdita involontaria di un embrione o feto prima della 20ª settimana di gestazione. Se avviene entro le prime 12 settimane, si parla di aborto spontaneo precoce, la tipologia più frequente, di cui spesso non si ha neppure una reale consapevolezza. L'aborto tardivo è invece quello che si manifesta tra la 12ª e la 20ª settimana. Nella maggioranza dei casi comunque tale evento si verifica entro la 6ª-8ª settimana, quando cioè l’embrione termina il suo sviluppo poiché non sta avvenendo correttamente. In tali situazioni la donna può non rendersi conto dell’evento, e scambiare le perdite di sangue correlate per un ciclo mestruale abbondante o in ritardo. La sigla medica spesso utilizzata per identificarlo sui referti diagnostici è “AS” o in inglese “SAB” (Spontaneous Abortion).
L’aborto spontaneo è un evento che succede a molte donne, ma capita spesso solo una volta. Si verifica in circa il 10-15% delle gravidanze conclamate. Tuttavia, la stima effettiva da considerare è più alta, poiché molte volte l’aborto naturale avviene prima ancora di avere la certezza della gestazione, un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione, mentre il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione. È un fenomeno ben più comune di quanto si creda, poiché riguarda una gravidanza su quattro. Il fatto che non se ne parli spesso, quindi, non implica che sia un evento raro.
Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento piuttosto raro e che interessi meno del 5% delle gravidanze, ma ciò non è veritiero. Del resto, di aborto non si parla mai; anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male. Questo silenzio può contribuire a false credenze e a un senso di isolamento per chi lo vive.
L'aborto spontaneo - Dottore mi spieghi
Cause e Fattori di Rischio dell'Aborto Spontaneo
Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta. Tuttavia, quando una gravidanza si interrompe, ciò accade perché il feto non si sviluppa normalmente, a volte a causa di un’anomalia genetica o di un difetto congenito. Nella maggioranza dei casi, si tratta di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere. Le anomalie cromosomiche, in particolare, rappresentano almeno la metà degli aborti spontanei precoci.
Esistono diversi fattori che possono incidere negativamente sul buon esito di una gravidanza. Tra i fattori di rischio più riconosciuti si annoverano:
- Età Materna e Paterna: L’età della donna è un fattore significativo, a maggior ragione se over 40. Il rischio aumenta dopo i 30 anni, arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Anche l'età dell'uomo ha la sua importanza. La possibilità che avvenga un aborto spontaneo aumenta con l’aumentare dell’età sia materna che paterna. Essere una madre più giovane o più vecchia (di età inferiore a 20 anni o di almeno 35 anni) è considerato un fattore di rischio.
- Anomalie Anatomiche dell'Apparato Riproduttivo: L’utero è una delle principali cause di infertilità, tra cui i fallimenti dell’impianto e gli aborti spontanei ricorrenti. Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna, come un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione.
- Condizioni Mediche Materne: Alcuni problemi di salute, come il diabete non controllato o la disfunzione tiroidea, possono aumentare le probabilità di aborto spontaneo. Altre patologie come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, rappresentano fattori di rischio. Lo stesso vale per problemi come malattie autoimmuni o problemi genetici. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi.
- Infezioni: Un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia.
- Fattori Ambientali e Stile di Vita: L'uso di sostanze come cocaina, alcol o fumo di sigaretta può aumentare il rischio. Per questo, un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento.
- Trauma Fisico: Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima, come scivolare e cadere o fare attività fisica.
- Aborti Spontanei Precedenti: Aver avuto aborti spontanei in gravidanze precedenti aumenta il rischio. Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. Si parla di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione. Se si verificano tre o più aborti consecutivi, si definisce aborto spontaneo ricorrente (o poliabortività).
È importante sfatare alcune convinzioni ed idee sbagliate sulle possibili cause. Non è vero che singoli comportamenti possano provocare un aborto spontaneo. Ad esempio, né lavorare, o fare esercizio fisico, o avere rapporti sessuali, né aver preso la pillola contraccettiva prima di avere la gravidanza possono causare un aborto spontaneo. Allo stesso modo, la nausea non può causare aborti spontanei. Anche uno shock emotivo improvviso, come ricevere cattive notizie, non è collegato all’aborto spontaneo. Queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento.

Riconoscere i Segni: I Sintomi di un Potenziale Aborto Spontaneo
L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale che può manifestarsi in maniera variabile. Questo può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro, oppure sanguinamento più intenso. L’entità varia da persona a persona: si può sanguinare abbondantemente e con grumi o avere soltanto un po’ di spotting o perdite marroni. La presenza di tracce ematiche è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero.
Oltre al sanguinamento, si possono avvertire dolori e crampi addominali, simili a quelli mestruali, o dolori alla parte bassa della schiena. L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli, con i crampi che diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta.
È fondamentale sottolineare che non tutti questi segnali indicano necessariamente la perdita del bambino. Il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. Un sanguinamento scarso che poi scompare e dei leggeri crampi passeggeri possono essere comuni nei primi mesi. In alcuni casi le perdite di sangue in gravidanza non determinano la perdita della gravidanza, e talvolta la gravidanza prosegue normalmente anche in seguito a questi sintomi.
Tuttavia, è importante non sottovalutare questi segnali. Molto spesso l’aborto spontaneo si manifesta senza alcun sintomo, ovvero senza perdite di sangue né dolori; in questi casi si diagnostica attraverso l’ecografia. Questa condizione è nota come "aborto mancato", dove la morte del feto è rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi che suggerissero un problema della gravidanza. Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico.

Diagnosi e Valutazione Medica
Quando una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, è imperativo che il medico la visiti per verificare se ci siano minacce di aborto o se l'aborto sia già in corso. La diagnosi accurata è cruciale per la gestione appropriata della situazione.
Il processo diagnostico include solitamente i seguenti passaggi:
- Valutazione Medica e Anamnesi: La ginecologa chiederà quanto è iniziato il sanguinamento, la quantità del sanguinamento e se si avverte dolore o crampi nella zona pelvica. È importante raccogliere tutte le informazioni pertinenti per una valutazione completa.
- Esame Pelvico: Durante un esame pelvico, il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
- Ecografia: L’ecografia è uno strumento diagnostico fondamentale. Può essere eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Questo permette di stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Il medico può utilizzare un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente o se dei residui della gravidanza rimangono dentro l’utero. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine, soprattutto se l’utero non si espande.
- Esami del Sangue: Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG) o beta-hCG. I risultati confermano la gravidanza e un dosaggio delle beta può aiutare a capire lo stato della stessa. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG possono significare la perdita della gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo.
Questi accertamenti consentono al medico di formulare una diagnosi precisa e di proporre il trattamento più adeguato, supportando la donna in una fase così delicata.
Il Recupero Fisico Dopo un Aborto Spontaneo
Il momento successivo ad un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il recupero fisico è un processo che richiede tempo e pazienza. Grazie agli ormoni, la gravidanza inizia a causare cambiamenti nel corpo molto presto, e possono volerci settimane prima che questi cambiamenti si invertano. Quindi, abbi pazienza con il tuo corpo e ricorda che, sebbene tu stia probabilmente vivendo un periodo di sconvolgimento emotivo, anche il tuo corpo ha subito cambiamenti drastici. Potrebbe volerci un po’ di tempo per tornare alla normalità.
Ecco cosa aspettarsi e come gestire i sintomi fisici:
- Sanguinamento Vaginale: Dopo un aborto spontaneo, è possibile che si verifichino sanguinamenti vaginali per circa una settimana, che gradualmente si attenueranno e cesseranno. Questo può durare fino a due settimane. Ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto ad una normale mestruazione. Durante questo periodo, è consigliabile evitare l’uso di assorbenti interni, poiché la cervice è aperta e si potrebbero introdurre batteri e causare infezioni. Allo stesso modo, è consigliabile evitare vasche idromassaggio, piscine, vasche da bagno e lavande vaginali. È importante astenersi dai rapporti sessuali fino alla cessazione del sanguinamento per prevenire le infezioni.
- Dolori e Crampi Addominali: Potresti anche avvertire dolori e crampi addominali, simili a quelli mestruali, per due o tre giorni dopo. Un impacco caldo, una borsa dell’acqua calda o un termoforo possono aiutare ad alleviare questi sintomi. Puoi anche assumere ibuprofene o paracetamolo per alleviare il dolore dei crampi, proprio come faresti durante il ciclo mestruale. Possono manifestarsi crampi addominali, diarrea e nausea, ed è importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore. Spesso si possono notare dei frammenti di tessuto e coaguli.
- Sintomi Mammari: A seconda di quanto si fosse avanzata la gravidanza al momento dell’aborto spontaneo, potresti anche avvertire sintomi fastidiosi come sensibilità al seno, ingorgo mammario (il seno si riempie di latte in modo fastidioso) o persino perdite di latte. Questi sintomi dovrebbero scomparire entro una settimana o dieci giorni; nel frattempo, impacchi caldi o freddi possono aiutare ad alleviare il fastidio e anche un reggiseno contenitivo e della giusta misura è utile.
- Variazioni Ormonali: Alcuni ormoni possono impiegare fino a due mesi per dissolversi. Il tempo necessario per il recupero fisico dipende in una certa misura da quanto era avanzata la gravidanza.
- Ritorno del Ciclo Mestruale e dell'Ovulazione: La maggior parte delle donne ovula entro due o quattro settimane dall’aborto spontaneo e riprende il ciclo mestruale normale dopo quattro o sei settimane. Dopo un aborto spontaneo, possono volerci tra le 4 e le 6 settimane perché le mestruazioni tornino regolari. Naturalmente, i tempi cambiano da persona a persona, tanto che a volte l’attesa può durare alcuni mesi. Tornerai ad ovulare e poter concepire già due settimane dopo un aborto spontaneo.
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Gestione Medica e Opzioni di Trattamento
Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. I medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti, in base alle sue condizioni di salute e al consiglio medico:
- Attesa Vigilata (Condotta Expectante): Indicata in caso di aborto incompleto, questa opzione implica monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico. Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento. Questo può richiedere fino a due settimane, ma in alcuni casi richiede più tempo. Un’ecografia o un esame delle beta-HCG vengono effettuati successivamente per confermare che tutti i residui siano stati espulsi.
- Trattamento Farmacologico: Consiste nell'assumere farmaci, solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone, per aiutare l’utero a espellere la gravidanza. Questi farmaci sono di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza.
- Intervento Chirurgico: L’opzione chirurgica è raccomandata nel caso compaiano segni di infezione, emorragia o altre complicanze. Consiste nel rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero. Questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina. Una delle opzioni chirurgiche è l’isterosuzione (aspirazione) in anestesia locale e leggera sedazione, durante la quale un tubo sottile collegato ad un apparecchio aspirante viene inserito nell’utero per rimuovere i residui della gravidanza.
- Nel caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Questi casi vengono trattati mediante un intervento chirurgico o con farmaci per indurre il travaglio, come l'ossitocina.
In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci.
Importanza dell'Immunoglobulina Rho(D)
Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale) in future gravidanze. Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh, e insorge quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo. Questo è cruciale per prevenire problemi specifici nelle future gravidanze.
Infine, sii gentile con il tuo corpo mangiando sano e dormendo a sufficienza. Non dare la colpa al tuo corpo; la maggior parte degli aborti spontanei si verifica a causa di un problema al feto o all’embrione, non perché il tuo corpo non sia in grado di sostenere una gravidanza.
Affrontare il Lutto e il Recupero Emotivo
La cosa più importante da sapere sul recupero emotivo dopo un aborto spontaneo è questa: qualunque cosa tu senta è perfettamente normale. Non esiste una reazione emotiva "giusta" o "sbagliata" all’avere un aborto spontaneo. I sentimenti possono spaziare in una vasta gamma di emozioni. Potresti sentirti arrabbiato, intorpidito, scioccato o persino provare un profondo dolore. Potresti persino scoprire di non provare emozioni forti riguardo all’esperienza, o di provare più sensazioni contemporaneamente. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi.
Molte donne possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiose per le successive gravidanze. Il senso di colpa è particolarmente comune: le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. È essenziale concedersi tempo e spazio per elaborare le proprie emozioni e non giudicarsi.

Trovare Supporto e Rompere il Silenzio
Parlare di aborti spontanei è tutt’altro che semplice, visto che spesso portano con sé un senso di tristezza e dolore. Tuttavia, la nube di silenzio che avvolge l’argomento sta cominciando a diradarsi, perché sempre più donne decidono di offrirsi solidarietà reciproca condividendo le proprie esperienze. È così che molte si sono rese conto di non essere le uniche ad aver vissuto una situazione del genere.
- Rete di Supporto Personale: Condividere l’esperienza e i sentimenti con familiari e amici che ti sostengono può essere utile, e potresti rimanere sorpresa nello scoprire che anche altre persone nella tua cerchia hanno vissuto un aborto spontaneo nella loro vita. Se non hai amici e familiari su cui contare, unirti a un gruppo di supporto può aiutarti ad affrontare le tue emozioni. Se hai un partner, mantieni aperte le linee di comunicazione, ricordando che anche lui ha subito una perdita e ha bisogno di spazio e supporto per elaborare le emozioni che l’accompagnano.
- Supporto Professionale: Se ci si sente sopraffatte o se la relazione è tesa, non aver paura di rivolgerti a un professionista. Depressione e ansia sono reazioni comuni dopo un aborto spontaneo, e un terapeuta può aiutare ad affrontare le conseguenze emotive di un aborto spontaneo in modo costruttivo. Parlare con una psicologa che utilizza un approccio post-traumatico può essere utile. Anche i medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.
- Il Tabù: Parlare della propria esperienza non è affatto semplice, ma condividere pensieri ed emozioni può giovare al processo di guarigione. Ci sono molte organizzazioni benefiche e associazioni nate per offrire cure e assistenza in caso di aborti spontanei, quindi se mai dovessi aver bisogno di un po’ di conforto, sappi che amici e parenti non sono l’unica risorsa a tua disposizione. Nascondere l'aborto non fa altro che perpetuare un tabù e impedire a molte persone di chiedere aiuto. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato.
Ricorda sempre che non hai fatto nulla di sbagliato: un aborto spontaneo non rispecchia la tua forza o capacità personali. È un processo in sé, perché il corpo è sottoposto a un forte stress fisico ed emotivo sia durante che dopo l’evento.
Pianificare una Nuova Gravidanza Dopo un Aborto Spontaneo
Molte donne, dopo aver elaborato la perdita, sentono il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. La buona notizia è che la maggior parte delle donne che hanno un aborto spontaneo porta avanti una gravidanza sana in seguito. Avere un aborto spontaneo non significa necessariamente averne un altro. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali.
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Quando Riprovare?
Decidere se riprovare e quando è una decisione personale e molto soggettiva. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo.
- Aspetti Fisici: È consigliabile astenersi dai rapporti sessuali per le prime due settimane dopo un aborto spontaneo per evitare infezioni. Oltre a ciò, in genere si consiglia di attendere che spariscano tutti i sintomi dell’aborto spontaneo. Si consiglia di attendere almeno un ciclo mestruale per consentire all’endometrio di ritornare alle condizioni ottimali.
- Raccomandazioni e Ricerche: Alcune ricerche suggeriscono che le persone che concepiscono entro sei mesi dall’aborto spontaneo sono meno soggette a complicazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Non è ancora chiaro perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo, e lo ammettono i ricercatori.
- Prontezza Emotiva: Rimanere incinta dopo un aborto spontaneo dipende molto dalle proprie emozioni e dal fatto che tu e il tuo partner sentiate che sia il momento giusto per voi. Alcune persone potrebbero essere pronte non appena iniziano le mestruazioni normali, mentre altre potrebbero sentire di aver bisogno di molto più tempo per elaborare la perdita. Il timore di avere qualcosa che non va o il senso di colpa (errato) di aver fatto qualcosa di sbagliato, predominano nell’emotività.
Affrontare i Sintomi di una Nuova Gravidanza
Per chi ha già vissuto un aborto spontaneo, l'inizio di una nuova gravidanza può essere accompagnato da una gioia mitigata dalla paura. La paura di essere di nuovo incinta e che di nuovo possa non andare bene è una reazione comprensibile. Questa ansia può trasformare i normali sintomi della gravidanza in fonti di preoccupazione. Ad esempio, la presenza di sintomi come ipersensibilità e gonfiore ai capezzoli, e crampetti alla pancia, che in una prima gravidanza potevano essere accolti con tranquillità, possono ora generare una profonda angoscia. Molte preferirebbero persino le nausee se fossero indice che tutto va bene, perché la leggerezza dei sintomi pregressi, seguita dalla perdita, può instillare sfiducia.
È normale sentirsi in ansia. Le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive. La rassicurazione sta nel fatto che, sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Comprendere i sintomi iniziali, le cause più frequenti e le implicazioni per una futura gravidanza è importante: serve ad affrontare la situazione con maggiore consapevolezza e serenità.

Indagini e Trattamenti per Aborti Spontanei Ricorrenti
Avere un aborto spontaneo non significa necessariamente averne un altro, ma non è raro averne due di fila. E per quanto straziante possa essere un aborto spontaneo, non indica necessariamente un problema di fertilità. La maggior parte delle donne con aborti spontanei ricorrenti (aborti multipli) avrà una gravidanza sana, e meno della metà di questi aborti può essere ricondotta a una causa evidente.
Tuttavia, se si hanno due o più aborti spontanei, è consigliabile consultare il medico prima di tentare una nuova gravidanza. Se hai avuto tre o più aborti spontanei, si parla di poliabortività, ed è fondamentale rivolgersi a un centro specializzato in medicina della riproduzione, per comprenderne la motivazione ed attivare un percorso di trattamento personalizzato. Questi problemi possono essere diagnosticati e trattati da un professionista.
Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Questi esami possono includere:
- Esami del Sangue: Per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. È opportuno eseguire un’analisi del sangue che possa permettere di valutare la presenza di eventuali disturbi ormonali o di deficit del sistema immunitario.
- Diagnostica per Immagini: Un esame di diagnostica per immagini, come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia, per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
- Test Genetici: Per controllare la presenza di anomalie cromosomiche sia nella donna che nel partner.
Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro.
Ruolo della Procreazione Assistita
Per le coppie che affrontano difficoltà dopo aborti spontanei ricorrenti o altri problemi di fertilità, le tecniche di procreazione assistita possono offrire speranza.
- Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD): Questa tecnica analizza gli embrioni ottenuti tramite fecondazione in vitro per individuare quelli con alterazioni genetiche e cromosomiche. Permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero.
- Ovodonazione: È una tecnica di procreazione assistita in cui la fecondazione in vitro viene effettuata con gli ovuli di una donatrice. Il ricorso all’ovodonazione è un altro modo per rimanere incinta, utilizzando ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale. Presso Equipo Juana Crespo, le pazienti raggiungono la gravidanza con una media di soli 1,2 trasferimenti. Noi di Equipo Juana Crespo sappiamo che la scarsa qualità delle uova ha sempre una causa sottostante. Siamo un centro di riferimento dedicato a fornire diagnosi accurate e trattamenti altamente specializzati, perché sappiamo che ogni infertilità ha una causa.
- Trattamenti Avanzati: Il trattamento con plasma ricco di fattori di crescita può essere utilizzato per ottenere i migliori risultati e favorire una gravidanza sana e senza complicazioni. L'Equipo Juana Crespo offre la visita diagnostica iniziale per la fertilità più completa, a partire dalla quale viene elaborata l'intera strategia per raggiungere la gravidanza. Il trasferimento embrionale è, senza dubbio, la fase più delicata di un trattamento di procreazione assistita. Consiste nel preparare e condizionare l'interno dell'utero per facilitare l'impianto dell'embrione.
Per arrivare dal concepimento, alla gravidanza e al parto, dopo uno o più aborti è necessario valutare in modo multidisciplinare quali sono le cause della morte fetale. In assenza di complicazioni, la maggioranza delle donne ottiene una gravidanza entro 3-6 mesi. Tuttavia, è fondamentale eseguire alcuni controlli, soprattutto dopo due o più aborti consecutivi, per escludere fattori di rischio persistenti. Il centro RAPRUI rappresenta un’eccellenza italiana in tal senso.