L'aborto spontaneo silente, sebbene non sempre riconosciuto apertamente nella società, rappresenta un evento traumatico che incide profondamente sul benessere psicologico ed emotivo delle donne e, spesso, delle coppie. Questo tipo di perdita, in cui la gravidanza si interrompe senza manifestazioni esterne immediate, può generare un dolore che, sia a livello affettivo che comportamentale, si avvicina all’intensità di una vera e propria perdita, lasciando cicatrici invisibili nell'animo. È un momento in cui i sogni si frantumano come vetro sottile e l'esistenza viene risucchiata in un vuoto improvviso. Non esistono parole abbastanza delicate per descrivere questa esperienza, e ogni donna la vive in modo unico, intimo e personale.

Comprendere l'Aborto Spontaneo: Una Perdita Non Controllabile
L’aborto spontaneo è una complicanza ostetrica che si verifica frequentemente; infatti, ne vanno incontro circa il 15% delle gravidanze. Si tratta di un evento non controllabile, improvviso e senza nessuna volontà da parte della madre, distinguendolo dall'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che prevede una responsabilità consapevole. Le cause dell’aborto possono essere legate ad un problema di natura genetica, infettivologica, endocrinologica o immunologica. Purtroppo, in molti casi, non è possibile trovare l’eziologia specifica, anche quando la situazione si ripete attraverso aborti ricorrenti. Questa incertezza è spesso fonte di grossa sofferenza psicologica per la donna che la subisce, alimentando un profondo senso di impotenza nel non riuscire a spiegarsi le ragioni del suo problema. Come osserviamo nelle pazienti che si rivolgono a centri specializzati in psicoterapia, l’aborto si prefigura come una grave perdita quando la gravidanza è desiderata. Non dobbiamo dimenticare che la gravidanza è un’esperienza che investe il corpo della donna e ogni perdita produce delle modificazioni a livello psicosomatico che si esprimono con sintomi psichici e conseguenze biologiche.
L'aborto spontaneo - Dottore mi spieghi
Il Paesaggio Emotivo Dopo l'Aborto: Un Dolore Profondo e Le Sue Manifestazioni
Le donne con storia di aborto spontaneo vivono spesso un dolore che, sia a livello affettivo che comportamentale, si avvicina all’intensità di una vera e propria perdita. Tale dolore solitamente si allevia spontaneamente dopo circa 6 mesi, oppure con l’arrivo di una nuova gravidanza. Il lutto a seguito di un aborto è sempre presente quando la donna desidera diventare madre, ma può esprimersi in modi differenti a seconda della soggettività della persona, di quanto abbia desiderato la gravidanza, di quanto la perdita sia stata inaspettata e in quale forma sia avvenuto l’aborto, e se sia stato più o meno traumatico.
Nonostante l’intensità del dolore, le donne che hanno un aborto spontaneo, pur presentando inizialmente uno stress mentale superiore rispetto alle donne che hanno interrotto volontariamente la gravidanza (IVG), vanno incontro ad un miglioramento dei disturbi psicologici iniziali statisticamente significativo più veloce rispetto a quelle che hanno abortito volontariamente. Tuttavia, il rischio di sofferenza psichica sembra generalmente più elevato nel caso dell’aborto spontaneo. Infatti, negli anni, una letteratura sempre più ampia ha evidenziato l’importanza dell’aborto nella patogenesi di disturbi psicopatologici (Friedman & Gath, 1989; Lapelle, 1991; Frost & Condon, 1996; Lee & Slade, 1996; Klier et al,2002; Geller et al, 2004; Brier, 2004; Lok & Neugebauer, 2007; Brier, 2008).
Ogni donna prova sensazioni e sentimenti diversi dopo l'aborto. La maggior parte delle donne riferisce di provare un senso di sollievo nel ritenere che abbiano preso la decisione migliore date le circostanze, soprattutto nel caso di IVG. Questa è spesso la risposta più comune. Tuttavia, per alcune donne, l'aborto può sollevare una serie di risposte emotive complesse, tra cui tristezza, senso di colpa, rabbia, vergogna e rimpianto. Alcune donne si sentono in colpa proprio perché non si sentono in colpa di aver abortito. In generale, capire che sentimenti si stanno provando può aiutare a superare un eventuale dolore, senso di colpa, rabbia o la vergogna che si potrebbe provare. È normale sentirsi emotive dopo un aborto; si potrebbe provare tristezza o dolore, ma questi sentimenti di solito scompaiono dopo pochi giorni.
Conseguenze Psicologiche: Oltre la Tristezza
L'aborto spontaneo genera un turbinio di emozioni complesse che possono sovrastare la capacità di elaborazione emotiva di una donna. Il dolore può manifestarsi attraverso una gamma di reazioni psicologiche profonde e legate tra loro. Il senso di colpa diventa spesso un compagno silenzioso, accompagnato da un'ondata di tristezza che sembra non avere fine.Queste conseguenze psicologiche possono tradursi in disturbi clinicamente riconoscibili. Le interruzioni di gravidanza, sia spontanee che volontarie, possono portare conseguenze significative sulla salute mentale. In rari casi, le donne possono diventare clinicamente depresse dopo aver abortito. Se i sentimenti sono schiaccianti e non sembrano risolversi o si stanno soffrendo i sintomi della depressione, è fondamentale consultare un professionista. Ci sono alcuni fattori noti nel contribuire al rischio di depressione dopo l'aborto, inclusa una storia pregressa di depressione, ansia o panico. La depressione è una malattia molto seria.
Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) è un'altra possibile conseguenza. L'ansia può manifestarsi con attacchi di panico, paura di future gravidanze e una costante sensazione di inadeguatezza. In alcuni casi, possono svilupparsi disturbi post-traumatici da stress (PTSD), con flashback emotivi e difficoltà nel gestire ricordi legati all'esperienza. Studi scientifici mostrano che circa un terzo delle donne sviluppa sintomi di disturbo da stress post-traumatico un mese dopo l'aborto, con il 20% che mantiene questi sintomi anche a nove mesi di distanza.

Ulteriori manifestazioni cliniche possono includere disturbi psicosomatici, crisi di pianto incontrollato, sensi di colpa persistenti, disturbi alimentari transitori e un abbassamento significativo dell'autostima. In alcuni casi, possono emergere rischi di abuso di sostanze e alcool, cambiamenti significativi nel comportamento alimentare, ritiro sociale, scarsa stima di sé, fino all'ideazione suicidaria e tentativi di suicidio. Infatti, l’aborto aumenta il rischio di suicidio, come atto impulsivo di disperazione; uno studio finlandese ha messo in evidenza che, di tutti i suicidi commessi, il 5.4% sono associati alla gravidanza.
Il vissuto doloroso può presentare sintomi immediati e tardivi. Tra le immediate si annoverano la sensazione di vuoto, l'incomodità, le alterazioni dell’appetito, del desiderio sessuale e del sonno. Le conseguenze tardive possono includere stress post-traumatico, ipereccitazione, intrusione e costrizione. L’ipereccitazione si manifesta con risposte esageratamente esaltate, attacchi d’ansia, irritabilità, rabbia, difficoltà nel concentrarsi per conciliare il sonno. L'intrusione implica il rivivere il momento traumatico involontariamente e inaspettatamente, con soventi pensieri sull’aborto, incubi, e reazioni di intenso dispiacere o depressione nel giorno che ricorda l’aborto. La costrizione, invece, è il tentativo di bloccare le emozioni, evitando gli stimoli associati al trauma, con l’incapacità di ricordare l’esperienza negativa e sforzi nel tentativo di evitare azioni che possano risvegliare il ricordo dell’aborto.
La "Sindrome Post-Aborto": Un Confronto Necessario
Nella comunità medica e scientifica è stato raggiunto un consenso generale sul fatto che la maggior parte delle donne che hanno abortito subiscano danni psicologici minimi o nulli. Studi affidabili e imparziali hanno dimostrato che, sebbene i disturbi psicologici si possano verificare dopo l'aborto, sono rari e generalmente lievi e di breve durata.Tuttavia, molte persone che si oppongono all'aborto sostengono che le donne che hanno subito aborti soffriranno di un tipo di disturbo da stress post-traumatico chiamato "sindrome post-aborto" (SPA). Questa sindrome si riferisce a una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l’interruzione oppure dopo anni e può rimanere quindi latente per molto tempo. Essa viene fatta rientrare in linea teorica all’interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l’IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio.I sintomi della SPA possono interessare varie aree del funzionamento e comprendono: disturbi emozionali (ansia, depressione, ecc.); disturbi della comunicazione, del pensiero; disturbi dell’alimentazione; disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale; disturbi neurovegetativi; disturbi del sonno; disturbi fobico-ansiosi; flashback dell’aborto. I sintomi principali che fanno rientrare la SPA nella categoria della sindrome post traumatica da stress sono, invece: esposizione o partecipazione a un’esperienza di aborto, percepita come uccisione volontaria di un bambino ancora non nato; rivivere in modo intrusivo l’evento dell’aborto; sforzi per evitare di riportare alla memoria i ricordi legati all’interruzione di gravidanza; altri sintomi associati all’evento come senso di colpa e sensazione di essere sopravvissuti che non erano presenti prima del trauma. Fattori scatenanti, anche dopo anni, possono essere l’anniversario dell’interruzione, l’ipotetica data di nascita e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari e ricorrenze. Anche se l’esistenza e la morte del bambino non sono riconosciute da nessuno intorno a lei, il legame tra la madre e il bambino che non c’è più è spesso totalizzante, anche se in modo inconsapevole.
Fattori che Influenzano l'Esperienza Emotiva
Le reazioni emotive dopo un aborto sono estremamente personali e influenzate da molteplici fattori:
- Cambiamenti ormonali: I tuoi ormoni stanno tornando al loro stato pre-gravidanza. Questo cambiamento ormonale può causare sentimenti di tristezza e pianto.
- Pressione esterna e supporto sociale: Qualcun altro potrebbe averti fatto pressioni per convincerti ad abortire, piuttosto che lasciarti prendere la decisione da sola. Potresti non avere molto sostegno dai tuoi amici o familiari. L'isolamento è una delle ragioni principali per cui le donne possono trovarsi in difficoltà dopo un aborto. Lo scarso supporto sociale è un fattore di rischio per sviluppare una sindrome post traumatica da stress legata all'aborto.
- Indecisione sulla decisione: Potresti sentirti molto indecisa sulla decisione che hai preso. Potresti non essere convinta che l'aborto sia stata la decisione giusta nelle tue circostanze.
- Sentimento di abbandono: Potresti sentirti abbandonata e sola. Forse speravi che l'uomo che ti ha messo incinta avrebbe voluto avere il bambino con te, ma forse non era disposto a farlo, contribuendo al tuo malessere.
- Autostima e stress preesistenti: Forse hai una bassa autostima e spesso ti senti male. Altre situazioni della tua vita possono essere stressanti, come la scuola, il lavoro, o la gestione di altri figli.
- Paura di future gravidanze: Potresti temere che non sarai mai più in grado di rimanere incinta. Se questa è una preoccupazione che senti, stai certa che un aborto farmacologico sicuro non causerà infertilità in futuro.
- Rimpianto e scelte alternative: Ogni volta che prendi una decisione difficile, è naturale preoccuparsi pensando "e se avessi fatto una scelta diversa?" più e più volte.
- Traumi passati: L'aborto può far tornare alla luce vecchie esperienze o sentimenti che si stavano reprimendo. Ad esempio, se l'abuso sessuale fa parte del tuo passato, potresti ritrovarti a vivere sentimenti legati al tuo abuso.
Il Processo del Lutto: Fasi della Guarigione
Il percorso di elaborazione della perdita dopo un aborto spontaneo è un processo complesso, che le donne attraversano in momenti di variabile durata. Presso il Centro di psicoterapia a Torino, si osserva un modello suddiviso in tre o quattro fasi principali, ciascuna con le proprie caratteristiche emotive:
- La Fase dello shock: Può durare tra qualche ora e le due settimane. Inconsciamente la perdita non viene accettata, e può esserci uno stato di confusione e angoscia profonda.
- La Fase della ricerca: In questa fase, episodi acuti di dolore, stress e svenimenti diminuiscono gradualmente. Si cerca ora una spiegazione all’accaduto, accompagnata da rabbia e incredulità.
- La Fase della disorganizzazione: Questa fase può durare dai 6 ai 12 mesi. Viene ripresa la routine, ma è accompagnata da tristezza, mancanza di autostima e indifferenza. I sentimenti di tristezza si accompagnano alla mancanza di volontà nell'affrontare le normali occupazioni.
- Fase di riorganizzazione: Questa è la fase in cui si realizza il distacco dalla persona scomparsa ed una progressiva apertura emotiva al mondo esterno. La donna tende a riorganizzarsi e a ricercare una nuova gravidanza quando abbia ancora la speranza di realizzare la maternità, diversamente inizia ad investire su nuovi progetti che possano permetterle di esprimere la propria creatività. Può subentrare uno stato melanconico nel ricordarlo, ma si accetta la perdita del feto.
Naturalmente, ognuno di questi passaggi è diverso in ogni donna e dipende anche dalla relazione di coppia. Infatti, il processo di elaborazione del lutto può essere ostacolato o favorito dalle relazioni affettive e dalla rete relazionale in cui è inserita la donna. Se il dolore sembra pesare come un macigno e l'esperienza dell'aborto spontaneo sembra difficile da elaborare, è importante ricordare che non si è soli.
L'Impatto sulla Coppia: Lutto Condiviso o Separato?
La perdita di una gravidanza non colpisce solo la donna, ma può destabilizzare l'intero nucleo familiare. Il rischio è quello di vivere il lutto separatamente, invece di sostenersi reciprocamente. La mancanza di supporto sociale può aggravare in modo significativo le conseguenze psicologiche, sia per la donna che per la coppia.Le differenze nell'elaborazione del lutto possono portare a profonde incomprensioni e distanza nella relazione. Le conseguenze possono manifestarsi in diversi ambiti come comunicazione emotiva compromessa, diminuzione dell'intimità fisica e psicologica, diverse strategie di elaborazione del lutto, potenziale allontanamento emotivo e rischio di conflitti non dichiarati.Il lutto per l'interruzione di gravidanza è un fattore di rischio nell'insorgenza di disturbi psicologici e somatici non solo per la donna, ma anche per il partner. In un momento così delicato, c'è un silenzio che si impossessa del corpo e dell'anima, più assordante di qualsiasi grido. È il silenzio che segue la perdita di una gravidanza, quel momento in cui i sogni si frantumano.
Quando prevale la rabbia possono esserci recriminazioni reciproche oppure allontanamento emotivo o difficoltà ad affrontare insieme il dolore attraverso un sano confronto e un senso di comunione dell’esperienza. Le diverse modalità con cui l'uomo e la donna possono vivere il lutto possono generare tensioni e malintesi. C’è chi piange e si dispera. Chi si getta a capofitto nel lavoro, o negli svaghi. E chi, come talvolta si osserva, vive anche un blocco del desiderio sessuale. In generale, c’è chi riesce a farsene una ragione e a venirne fuori abbastanza rapidamente, e chi fa più difficoltà e resta impigliato in una depressione apparentemente senza fine. Queste differenze possono spingere a pensare che il modo che l’altro ha di vivere il dolore non sia quello “giusto”, perché troppo blando o, al contrario, esagerato. E da ciò discendono le tensioni e la fatica del vivere quotidiano.

Quando l’aborto si ripete più volte nel tempo e non è possibile trovare una causa specifica, diventa più complicato da parte della paziente accettare la situazione che può essere vissuta in modo irrazionale come un accanimento della vita nei propri confronti. In questi casi la reazione dei familiari è molto importante perché possono dare supporto e aiutare la donna ad accettare il senso di ingiustizia e l’impotenza della situazione; in altri casi la mancanza di comprensione delle persone che circondano la paziente può rendere più complicata una ripresa. Talvolta anche involontariamente le persone più vicine alla donna possono amplificare il suo senso di colpa irrazionale. La donna può pensare infatti che gli aborti dipendano da lei perché è difficile accettare che non ci sia una motivazione plausibile, può sentirsi sbagliata, inadeguata. Spesso durante i percorsi di psicoterapia emerge come le donne che soffrono della sindrome da aborto abituale possano pensare che i ripetuti insuccessi siano legati al troppo lavoro, alla tensione psicologica, all’alimentazione sbagliata, a difficoltà relazionali con il partner, o a problemi psicologici personali. Al di là che qualcuno di questi aspetti possa o meno concorrere al disturbo, risulta evidente un’affannosa ricerca di causa e profondi sensi di colpa personali.
L'aborto spontaneo - Dottore mi spieghi
Aborti Spontanei Ricorrenti: Un Fardello Ancora Più Pesante
Gli aborti spontanei ripetuti, ovvero tre o più perdite consecutive di gravidanze desiderate, si verificano nel 2-3% delle coppie che cercano di concepire. Essi rappresentano un disturbo multifattoriale e sono disponibili solo alcune terapie efficaci. Le conseguenze psicologiche degli aborti spontanei ricorrenti sono una maggiore prevalenza di stress e depressione, mentre le conseguenze mediche generali consistono in un aumento del rischio di insorgenza di malattie autoimmuni e di patologie cardiovascolari. Sia lo stress psicologico che la depressione maggiore sono notevolmente più comuni tra le donne con aborti spontanei ricorrenti rispetto a coloro che concepiscono naturalmente.
In circa il 50% dei casi non si riescono ad individuare le cause degli aborti interni o spontanei consecutivi: in queste situazioni le preoccupazioni eccessive legate alla gravidanza sembrerebbero avere un ruolo importante. Le donne che hanno presentato aborti spontanei ripetuti possono sviluppare sintomi psicofisici significativi in seguito alle perdite, e questo rende ancora più complesso portare a termine una gravidanza. Uno studio ha confrontato la prevalenza di stress e depressione tra 301 donne con aborti spontanei ricorrenti prima della dodicesima settimana di gravidanza e 1813 donne che avevano partorito naturalmente. È stato utilizzato l’indice di Depressione Maggiore (Major Depression Index o MDI) per valutare i sintomi della depressione e la scala di Cohen (Cohen’s Perceived Stress Scale o PSS) per misurare lo stress. Dai risultati è emerso che 26 donne con aborti spontanei ricorrenti (ovvero l’8,6%) avevano un punteggio all’MDI corrispondente ad una depressione moderata/grave.
A livello medico, le donne con perdite fetali ricorrenti spesso presentano anomalie nei valori ematici del TSH, del livello di prolattina e di glucosio. Oltre a valutare questi parametri, insieme ai livelli di ansia e depressione, lo screening di queste pazienti comprende il cariotipo parentale, la valutazione anatomica dell’utero ed il profilo ormonale. A volte è necessario un trattamento anti-trombotico in caso di malattia idiopatica (ovvero senza causa apparente). Secondo alcune ricerche nelle donne con aborti spontanei consecutivi da cause imprecisate ed in quelle con malattia idiopatica è presente comunque un tasso di natalità del 75% alla gravidanza successiva.
Strategie per la Gestione Emotiva e la Cura di Sé
Dopo un aborto, ci sono cose concrete che si possono fare per aiutare a venire a patti con la propria decisione e i propri sentimenti. I seguenti suggerimenti possono aiutare ad accettare e gestire le emozioni, diminuire la tristezza e aiutare a "chiudere" l'esperienza:
- Esprimere il dolore: Permettiti di esprimere tutta la tristezza e il dolore che provi; potrebbe aiutarti a stare meglio. Non ti sentirai così per sempre.
- Auto-compassione e affermazioni positive: Non essere dura con te stessa. Parla a te stessa in modo affermativo. Sei una brava persona. Una persona con una morale.
- Ricordare la motivazione: Ricorda a te stessa perché hai preso la decisione di abortire (nel caso di IVG) o, nel caso di aborto spontaneo, ricorda che hai affrontato una situazione difficile e hai fatto del tuo meglio. Ricorda che hai preso la decisione migliore che avresti mai potuto, date le circostanze.
- Diario emotivo: Scrivi i tuoi sentimenti su un diario o su un quaderno che nessun altro possa vedere. Questo può essere uno strumento potente per elaborare le emozioni.
- Attività piacevoli: Pensa a cose che puoi fare e che ti faranno sentire bene. Scrivile e prova a farle ogni giorno.
- Orientamento al futuro: Ricordati del futuro. Fai una lista di cose che non vedi l'ora di fare.
- Chiusura simbolica: Prendi in considerazione la possibilità di "chiudere" la tua esperienza di aborto scrivendo una lettera di addio e conservandola in un luogo sicuro o bruciandola.
- Tecniche di rilassamento: Pratica esercizi di rilassamento per aiutare a gestire lo stress. Impara a rilassarti e a pensare positivamente, impara tecniche di respirazione o elimina pensieri negativi ricorrenti e sostituiscili con immagini gradevoli e rilassanti. Imparare a ridurre l’ansia è fondamentale, specialmente quando una persona non sa come reagire davanti a una situazione o si chiede se avrà fatto la scelta giusta.
- Condivisione delle esperienze: Leggi di altre esperienze di donne nella sezione "Ho abortito" di siti specializzati. Questo può essere rassicurante e rendere più chiari i tuoi sentimenti. La maggior parte delle donne non ha bisogno di aiuto psicologico dopo un aborto. I sentimenti di rimpianto dopo l'aborto sono rari. In effetti, la risposta emotiva più comune dopo l'aborto è il sollievo. Sentimenti transitori di senso di colpa, tristezza o perdita sono comuni ma la maggior parte delle donne supera questi momenti.

Il Ruolo del Supporto Psicologico Professionale
Il percorso di guarigione dopo un aborto spontaneo non è un sentiero segnato, ma un cammino personale che richiede comprensione, empatia e supporto professionale. La psicoterapia si configura come uno strumento prezioso per rielaborare il dolore, ricostruire l'equilibrio emotivo e ritrovare la speranza. Non si tratta di dimenticare, ma di metabolizzare un'esperienza traumatica, trasformando il dolore in una fonte di crescita e resilienza.Quando la depressione supera i sei mesi o l’anno, allora può essere indicato un aiuto psicoterapeutico e/o farmacologico. La terapia antidepressiva, a basso dosaggio, non cambia la gravità della situazione, ma aumenta la nostra capacità di affrontarla: è come togliere dagli occhi due spesse lenti nere che ci impediscono di vedere la luce. In parallelo all’antidepressivo, può essere utile una psicoterapia per dare parole al dolore, alla malinconia, ma anche alla rabbia e ai sensi di colpa che spesso accompagnano un lutto di questo tipo. Il movimento fisico, infine, aiuta a scaricare le emozioni negative, e può essere fatto anche insieme al partner per ritrovare il gusto di dialogare e di sognare un nuovo futuro.
La consulenza psicologica è uno strumento importante, sia prima che dopo un’interruzione di gravidanza, per lavorare sulla consapevolezza delle conseguenze delle varie scelte e per ottenere un miglior esito psicologico. Quando una donna si presenta da uno psicologo nel momento in cui deve prendere questa decisione deve sentirsi supportata in ognuna delle sue scelte. È importante accompagnare la donna nell’elaborazione del lutto e indagare pensieri disfunzionali relativi a questo evento. Per elaborare la perdita è anche importante accettare l’esperienza vissuta e accogliere la sofferenza che ne consegue. Per queste ragioni, è auspicabile che ogni donna che ha vissuto un’interruzione di gravidanza possa avere il giusto supporto psicologico, sia per accettare la sofferenza che per colmare l’immenso senso di vuoto che quell’evento ha prodotto.
La psicoterapia è un percorso di guarigione fondamentale sia dopo un aborto spontaneo sia volontario. Perdonarsi dopo un aborto, indipendentemente dalla sua natura, diventa un passaggio cruciale nel percorso di guarigione. La depressione post aborto richiede un intervento mirato e tempestivo. Attraverso colloqui individuali o di coppia, si lavora su aspetti cruciali come accettazione della perdita, ricostruzione di una prospettiva di speranza, gestione delle emozioni traumatiche, ricostruzione dell'identità personale, supporto nella comunicazione di coppia ed elaborazione del senso di colpa. Gli approcci terapeutici possono variare e includere l’approccio cognitivo-comportamentale o la psicoterapia umanistica. L'obiettivo principale è aiutare le donne a gestire le emozioni traumatiche, ricostruire la propria identità e trovare nuove strategie di coping. Il percorso terapeutico non ha lo scopo di "dimenticare", ma di integrare l'esperienza, dandole un significato che permetta di continuare a vivere con serenità e apertura verso il futuro. Spesso anche la partecipazione a dei gruppi di supporto sostiene e dà il giusto supporto per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo.
Fondamentale è il supporto che viene dato alla coppia dal personale sanitario, che riconoscendo in maniera adeguata la sofferenza, può contribuire già dalle primissime fasi al processo di elaborazione del lutto. Poter ricevere un sostegno psicologico ed un accompagnamento è fondamentale, soprattutto nel caso in cui si voglia ricercare una nuova gravidanza. Tuttavia, una nuova gestazione non può essere la terapia, ma l’espressione della conquistata guarigione e del ritrovato amore per la vita. La guarigione non è un percorso lineare, ma un viaggio fatto di piccoli passi, di compassione verso sé stessi e di accettazione. Ogni donna merita di attraversare questo dolore con dignità, sostegno e speranza.

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