Dall'inizio della pandemia da COVID-19, la questione della sicurezza dei vaccini in gravidanza è stata oggetto di intense ricerche scientifiche e di una notevole incertezza nell'opinione pubblica. Sin dall'avvio della campagna vaccinale, la somministrazione del vaccino anti Covid-19 nelle donne in gravidanza è apparsa controversa, suscitando dubbi e perplessità in una popolazione non esigua di donne. Mentre le autorità sanitarie nazionali e internazionali hanno espresso tempestivamente raccomandazioni sulla vaccinazione anche per le donne in gravidanza, contemporaneamente si sono diffuse numerose affermazioni non accertate sui potenziali rischi. La Pandemia Covid-19 ha innescato diversi dubbi e perplessità riguardo l’utilizzo delle vaccinazioni, in quanto causa di possibili quadri patologici. Questo articolo riassume lo stato attuale della ricerca basata sull’evidenza, affrontando le principali preoccupazioni sollevate in merito ai vaccini anti-COVID-19 in relazione alla gravidanza e alla fertilità, e presenta i dati disponibili che hanno portato a un consenso scientifico sempre più solido sulla loro sicurezza ed efficacia.
L'Evoluzione delle Raccomandazioni sulla Vaccinazione in Gravidanza
Inizialmente, un atteggiamento estremamente cautelativo è stato tenuto nei confronti della popolazione specifica delle donne in gravidanza, soprattutto per la mancanza di dati riguardo la sperimentazione del vaccino alle gestanti. Questa prudenza era comprensibile, data l'importanza di tutelare sia la madre che il feto. Tuttavia, la rapida accumulazione di dati e la conduzione di studi approfonditi hanno progressivamente chiarito il quadro.
Il 15 giugno 2021, il CDC (Centers of Disease Control and Prevention) ha pubblicato un report riguardante la vaccinazione anti Covid-19 in gravidanza, autorizzata in via emergenziale negli Stati Uniti, da cui emergeva l’assenza di segnalazioni sulla sicurezza riguardanti le donne incinte vaccinate e i loro figli. Questo report ha rappresentato un punto di svolta significativo. Dallo stesso report, inoltre, si evidenziava un potenziale ruolo protettivo della vaccinazione nei confronti del neonato e del feto, alla luce del riscontro di anticorpi nel latte materno e del loro trasferimento tramite placenta, ritrovati nel cordone ombelicale.

L’approccio alla vaccinazione in gravidanza e allattamento è dunque oggi supportato dal proliferare di una letteratura scientifica sempre più cospicua e confortante circa il profilo di sicurezza ed efficacia dei vaccini a mRNA in questo specifico target di popolazione. Le attuali raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e delle organizzazioni professionali prevedono che le donne in gravidanza, dopo il parto e in allattamento ricevano la vaccinazione contro COVID-19.Le ultime indicazioni nazionali relative a questo target di popolazione sono del 13 dicembre 2021 a cura dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che raccomanda la “dose booster” (con i medesimi dosaggi previsti per la popolazione adulta generale) alle donne che abbiano completato il ciclo primario dopo un minimo di cinque mesi (150 giorni) e che pone ancora una volta l’accento sull’innocuità del vaccino nel lattante. È stata valutata l’assenza di correlazione tra vaccinazione anti Covid-19 e riduzione di fertilità, sia per le donne sia per gli uomini. Inoltre, non è stato dimostrato alcun aumento di rischio di aborto nelle donne che hanno assunto il vaccino prima della 20° settimana di gravidanza, come evidenziato dagli studi di Zauche LH, Wallace B, Smoots AN, et al.
Sicurezza ed Efficacia dei Vaccini a mRNA in Gravidanza
Considerazioni specifiche sulla gravidanza riguardano i potenziali effetti della vaccinazione sullo sviluppo fetale, il trasferimento placentare degli anticorpi e la sicurezza della vaccinazione materna. Sebbene la gravidanza fosse un criterio di esclusione negli studi clinici iniziali sui vaccini COVID-19, i dati osservazionali si sono accumulati rapidamente e finora confermano che i benefici della vaccinazione superano i potenziali rischi. Numerosi studi di alta qualità dimostrano chiaramente che i vaccini contro il COVID-19 sono sicuri durante la gravidanza e l’allattamento.
Più di 50 studi di alta qualità, tra cui diverse revisioni sistematiche e meta-analisi, hanno esaminato gli effetti della vaccinazione contro il COVID-19 sulle donne in gravidanza e sui loro bambini. I risultati sono concordanti: la vaccinazione in gravidanza non solo è sicura, ma in molti casi è addirittura associata a un rischio minore di determinate complicanze (Prasad et al. 2022; Ciapponi et al. 2023; Fernández-García et al.). Negli studi sono state confrontate milioni di donne incinte vaccinate con gruppi di controllo non vaccinate. Gli endpoint esaminati includevano, tra gli altri: aborti spontanei, preeclampsia, diabete gestazionale, parti prematuri, nati morti, malformazioni e complicazioni neonatali. In nessuno di questi ambiti è stato possibile dimostrare un aumento del rischio dovuto alla vaccinazione (Goldshtein et al. 2022; Wu et al. 2023; Vesco et al. 2024). Al contrario, alcuni studi mostrano una significativa riduzione del rischio di parto prematuro e malattie ipertensive della gravidanza (Rahmati et al. 2023; Marchand et al. 2023).
Dati da Studi Chiave
Uno studio retrospettivo svolto in Ontario, Canada, ha analizzato il rischio di parto pretermine, nascite di bambini piccoli per età gestazionale e natimortalità dopo la vaccinazione. Tra 85.162 nascite avvenute in Ontario tra il 1 maggio e il 31 dicembre 2021, 43.099 (50,6%) si sono verificate in donne che hanno ricevuto una dose o più di un vaccino anti COVID-19 durante la gravidanza, di cui 42.979 (99,7%) hanno ricevuto un vaccino a mRNA. La vaccinazione durante la gravidanza non era associata ad alcun aumento del rischio di parto pretermine complessivo (6,5% tra le mamme vaccinate vs 6,9% tra le non vaccinate; hazard ratio aggiustato 1,02, intervallo di confidenza al 95% da 0,96 a 1,08), parto pretermine spontaneo (3,7% vs 4,4%; 0,96, da 0,90 a 1,03) o parto molto pretermine (0,59% vs 0,89%; 0,80, da 0,67 a 0,95). Non è stato riscontrato alcun aumento del rischio di neonati piccoli per l'età gestazionale alla nascita (9,1% vs 9,2%; 0,98, da 0,93 a 1,03) o di natimortalità (0,25% vs 0,44%; 0,65, da 0,51 a 0,84). I risultati erano simili per trimestre di vaccinazione, prodotto vaccinale a mRNA e numero di dosi ricevute durante la gravidanza. In questo studio effettuato fino al 31 dicembre 2021 su una popolazione di oltre 85.000 bambini nati vivi e nati morti, non è stata trovata alcuna evidenza che la vaccinazione anti COVID-19 durante la gravidanza con un vaccino a mRNA fosse associata a un rischio più elevato di parto pretermine, parto pretermine spontaneo, parto prima della 32esima settimana, bambini piccoli alla nascita per età gestazionale, o mortalità in utero. I risultati sono stati stimati, mediante regressione di Cox, per gli hazard ratio e gli intervalli di confidenza al 95% per le nascite pretermine entro la 37esima settimana di gestazione (in generale parto pretermine e spontaneo), il parto pretermine prima della 32esima settimana, i bambini piccoli alla nascita per età gestazionale (<10° percentile) e la mortalità in utero.
Ulteriori evidenze che i vaccini COVID siano sicuri per le donne incinte sono fornite da un altro studio canadese, svolto dal Canadian National Vaccine Safety Network, che ha osservato bassi tassi di eventi avversi significativi dopo la vaccinazione con vaccino a mRNA. Questo studio ha confrontato 5625 ragazze e donne vaccinate e incinte di età compresa tra 14 e 49 anni con 185.735 ragazze e donne vaccinate non gravide e 339 controlli in gravidanza non vaccinati di età simile. Complessivamente, il 4% delle donne in gravidanza vaccinate ha riportato un evento sanitario significativo dopo la prima dose di vaccino e il 7,3% dopo la seconda dose. Gli eventi più comuni sono stati una sensazione generale di malessere, mal di testa o emicrania e infezioni delle vie respiratorie. Gli eventi sanitari gravi, definiti come qualsiasi evento che ha portato a una visita al pronto soccorso o al ricovero in ospedale, sono stati rari (<1,0%) in tutti i gruppi. Delle donne in gravidanza non vaccinate, il 3,2% ha riportato eventi di salute nella settimana precedente, suggerendo che alcuni dei sintomi sperimentati dalle donne in gravidanza vaccinate potrebbero non essere stati il risultato del vaccino. L'esito avverso della gravidanza riportato più frequentemente è stato un esito combinato di aborto spontaneo e natimortalità, riportato dall'1,4% delle donne in gravidanza vaccinate e dal 2,1% delle donne in gravidanza non vaccinate. Gli autori dello studio concludono che le donne in gravidanza hanno avuto tassi più bassi di eventi avversi significativi dopo la vaccinazione con un vaccino COVID a mRNA rispetto a un gruppo di donne di età simile non in gravidanza. Lo studio si aggiunge al crescente corpo di prove che i vaccini Covid a mRNA sono sicuri durante la gravidanza.
Il BMJ (British Medical Journal) ha fatto il punto sulla sicurezza dei vaccini contro COVID-19 per le donne in gravidanza in tre articoli pubblicati nel mese di agosto. Una revisione clinica esamina le prove a sostegno di efficacia, immunogenicità, trasferimento placentare, effetti collaterali ed esiti perinatali della vaccinazione materna contro la malattia. L’effetto del vaccino protegge non solo la madre, ma indirettamente anche il neonato. È stato dimostrato che gli anticorpi materni vengono trasmessi attraverso la placenta, garantendo una migliore protezione dalle infezioni nei primi mesi di vita (Halasa et al. 2022). Sebbene l'assunzione di vaccini durante la gravidanza sia aumentata nel corso della pandemia, le percentuali sono ancora inferiori a quelli della popolazione generale. Sono necessarie ulteriori informazioni sui vaccini non a mRNA, sulla vaccinazione all'inizio della gravidanza e sugli esiti a lungo termine nei bambini.
I Rischi dell'Infezione da COVID-19 in Gravidanza
È particolarmente importante sottolineare che aver contratto il COVID-19 durante la gravidanza è associato ad un rischio significativamente più elevato di complicanze gravi, come la necessità di terapia intensiva, il parto prematuro ed il parto cesareo (Prasad et al. 2022; Ciapponi et al. 2023). Le donne in gravidanza non vaccinate hanno un rischio sostanzialmente più elevato di avere bisogno di cure ospedaliere per il Covid-19 rispetto alle donne vaccinate. In considerazione del fatto che la gravidanza è un fattore di rischio per malattia grave da Covid-19, le donne in gravidanza devono essere considerate una popolazione fragile nei confronti dell'infezione da Covid e la vaccinazione è uno strumento per proteggere le donne e, di conseguenza, i neonati. Sebbene la maggior parte delle donne gravide che ha contratto l’infezione manifesti sintomi lievi o moderati, il ricovero in terapia intensiva si è osservato in circa il 3% dei casi e non è stata registrata al momento alcuna morte materna. Sono state registrate 4 morti in utero su 538 feti inclusi e nessuna morte neonatale. I rischi materni sono aumentati in presenza di altre condizioni, quali l’età materna uguale o superiore a 35 anni, il tipo di attività lavorativa, co-morbilità come asma, obesità, diabete, ipertensione e l’appartenenza a etnia nera o altre minoranze etniche. A confronto, è dimostrato che i rischi di un’infezione da SARS-CoV-2 sono più elevati, anche in termini di complicanze neurologiche in gravidanza o nei bambini con patologie pregresse. La vaccinazione contro il COVID-19 è quindi una misura importante per ridurre al minimo i rischi e quindi per non aumentarli.
Vaccino Covid e gravidanza, le indicazioni dell'Iss
Vaccinazione nel Primo Trimestre
Tuttavia, benché la vaccinazione possa essere considerata sicura in qualsiasi epoca gestazionale, le evidenze disponibili per il primo trimestre sono attualmente più esigue. Pertanto, qualora la donna desideri sottoporsi alla somministrazione nel primo trimestre di gravidanza, è di fondamentale importanza il colloquio con il professionista sanitario per valutare il bilancio di rischi/benefici e i fattori predisponenti una patologia più severa (età>30, BMI>30 ecc.). Questo approccio personalizzato assicura che ogni decisione sia basata sulla situazione clinica individuale.
Vaccini Anti-COVID-19 e Fertilità: Sfatare i Miti
La preoccupazione che i vaccini contro il COVID-19 possano compromettere la fertilità è molto diffusa, soprattutto tra le persone che desiderano avere figli. Questo è stato uno degli aspetti più controversi e discussi durante la pandemia. Tuttavia, questo timore è infondato: recenti studi scientifici condotti in molti paesi dimostrano in modo unanime che la vaccinazione contro il COVID-19 non influisce negativamente sulla fertilità né delle donne né degli uomini (Aharon et al. 2022; Zaçe et al. 2022; Corona et al. 2022; Dong et al. 2023; Li et al. 2023; Chamani et al.).
Spunto di riflessione è stata l’analisi della possibile correlazione tra Virus-Sars2, fertilità nei due sessi e vaccinazioni: è stato ipotizzato che i vaccini somministrati contro il Covid-19 potessero avere un impatto sulla fertilità femminile e maschile. La Prof. dr. sin dall’avvio della campagna vaccinale ha contribuito a chiarire la situazione. La valutazione scientifica di tale affermazione l'ha chiaramente smentita. Durante la sperimentazione dei quattro vaccini utilizzati in Italia non è emersa alcuna attività nociva nei confronti della fertilità, né un aumento del rischio di aborto e/o malformazioni in gravidanza.
Il Mito della Sincitina-1
L’ipotesi dell’impatto negativo sulla fertilità da parte del vaccino, che ha avuto notevole eco, alimentando un clima di sfiducia e paura, è stata smentita confrontando la struttura delle due proteine. Tutti i vaccini anti Covid-19 utilizzati in Italia inducono una reazione immunitaria contro la proteina Spike, ossia la struttura a punta che permette al virus di agganciare le cellule e penetrare al loro interno. Il dubbio iniziale ha avuto origine da un ex ricercatore della Pfizer che sosteneva la presenza di somiglianze tra la struttura molecolare della proteina Spike e quella della Sincitina-1, prodotta dall’organismo umano e fondamentale per lo sviluppo placentare. Secondo il ricercatore il sistema immunitario, stimolato dal vaccino a reagire contro la proteina Spike, avrebbe potuto attaccare anche la Sincitina-1, interferendo così con lo sviluppo della placenta e rendendo le donne vaccinate di fatto sterili. Studi approfonditi hanno dimostrato che le due proteine presentano solo poche sequenze di aminoacidi in comune, insufficienti a scatenare una reazione autoimmune contro la Sincitina-1.

Impatto sulla Fertilità Femminile e Maschile
Diverse importanti revisioni e studi condotti su donne con e senza fecondazione artificiale (FIV, fecondazione in vitro, ICSI, iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) dimostrano che la vaccinazione contro il COVID-19 non ha alcun effetto negativo sulla funzione ovarica (ad es. valori AMH, ossia ormone antimulleriano), sulla qualità degli ovociti, sul tasso di fecondazione o sulle possibilità di gravidanza (Xu et al. 2022; Dong et al. 2023; Muharam et al. 2024; Chamani et al. 2024). Anche complicazioni come gli aborti spontanei non sono state più frequenti nelle donne vaccinate rispetto a quelle non vaccinate (Pratama et al. 2022; Sheth et al. 2025). Occasionalmente sono state osservate alterazioni del ciclo mestruale dopo la vaccinazione, ma queste erano temporanee e senza effetti sulla fertilità (Song et al.). Presso il Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa dell’Università Cattolica di Roma, è stato condotto uno studio con una revisione sistematica della letteratura e metanalisi che ha incluso 20 studi pubblicati fino a marzo 2022. Non è stata trovata alcuna differenza significativa tra le donne vaccinate con un vaccino a mRNA e quelle non vaccinate per quanto riguarda il tasso di gravidanza.
Negli uomini, gli studi dimostrano che i vaccini non hanno effetti negativi sul numero di spermatozoi, sulla loro motilità o sui livelli ormonali (Pellegrino et al. 2023; Edele Santos et al. 2023; Li et al. 2023). La metanalisi di cinque studi riportava come “indice di fertilità” nei maschi la motilità degli spermatozoi. Non è stata dimostrata alcuna differenza riguardo la motilità tra prima e dopo la somministrazione dei vaccini. È stata, anzi, riscontrata una concentrazione maggiore degli spermatozoi dopo la vaccinazione. Inoltre, non è stata trovata alcuna differenza significativa tra gli uomini vaccinati con il vaccino Sputnik e gli uomini non vaccinati.
Al contrario: è l’infezione da COVID-19 stessa a poter causare un temporaneo peggioramento della qualità dello sperma, non il vaccino (Zaçe et al. 2022; Shcherbitskaia et al.). Singoli studi indicano tuttavia che non il vaccino, bensì l’infezione da COVID-19 possa ridurre temporaneamente la fertilità negli uomini. Vi sono evidenze rispetto a una diminuzione della produzione di sperma, disfunzione erettile o carenza di testosterone negli uomini che hanno contratto il coronavirus.
Studi condotti su coppie che desiderano avere figli dimostrano che non vi è alcuna differenza nei tassi di concepimento, nell’andamento della gravidanza o nell’esito del parto tra persone vaccinate e non vaccinate (Albeitawi et al. 2022; Zhang et al. 2023; Fernández-García et al. 2024). Anche nei centri per la fertilità, i risultati sono ugualmente buoni sia per le persone vaccinate che per quelle non vaccinate, indipendentemente dal fatto che siano stati utilizzati vaccini a mRNA, inattivati o vettoriali (Yin et al. 2023; Chen et al.).
Tassi di Natalità e Campagne Vaccinali
In alcuni Paesi sono state riscontrate variazioni dei tassi di natalità sia nel periodo della pandemia che in corrispondenza dell’inizio della campagna vaccinale. Di recente Swissmedic ha ricevuto domande da parte di cittadine e cittadini, e da chi opera nei media, in merito a una possibile correlazione tra i vaccini anti-COVID-19 e la fertilità. Da un punto di vista scientifico, né la letteratura di settore pubblicata, né la sorveglianza del mercato mondiale indicano che i vaccini basati sulla tecnologia a mRNA possano compromettere la fertilità umana. Swissmedic e dieci autorità partner hanno esaminato le indicazioni di un possibile legame tra la fertilità e la vaccinazione Covid 19. Tra queste vi sono anche Paesi con un tasso di copertura vaccinale nettamente più elevato rispetto alla Svizzera. Dalle analisi e dai dati noti non è possibile dimostrare statisticamente un nesso causale tra il vaccino anti-COVID-19 e il calo della natalità.
Un documento di lavoro dell’Istituto federale tedesco per la ricerca sulla popolazione tra le cause del calo delle nascite elenca sia la crisi sanitaria che le conseguenti incertezze economiche. In alcuni Paesi (Spagna, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti) si è osservato un calo significativo del tasso di fertilità già nove mesi dopo che iniziasse la pandemia (cioè prima dell’avvio della campagna vaccinale). Al contrario, in Svezia e nei Paesi germanofoni si è registrato dapprima un aumento del tasso di fertilità, nel corso del 2021, cui è seguita una forte diminuzione all’inizio del 2022. Tra le cause del calo in tali Paesi, si ipotizza che le persone possano aver posticipato il desiderio di avere un figlio per timore che la vaccinazione esercitasse effetti negativi sulla fertilità. I diversi Paesi mostrano andamenti dei tassi di fertilità molto differenti tra loro, suggerendo una multifattorialità nelle dinamiche demografiche.

Nessuna Correlazione tra Vaccino Anti-COVID-19 e Autismo
L’affermazione secondo cui i vaccini contro il COVID-19 potrebbero causare l’autismo è scientificamente infondata. Si ricollega a miti sui vaccini ormai da tempo smentiti, per i quali non esistono prove né biologiche né epidemiologiche. Questa è una delle false informazioni più persistenti nel dibattito sulla vaccinazione in generale.
Uno studio di coorte su larga scala, indagini trasversali e analisi con metodi misti condotte in diversi paesi dimostrano in modo concordante che dopo la vaccinazione contro il COVID-19 non si registra un aumento delle diagnosi di autismo nei bambini o negli adulti vaccinati rispetto a quelli non vaccinati (Weinstein et al. 2021; Choi et al. 2022; Khoodoruth et al. 2023; Al Saad et al. 2023; Gulle et al. 2024; Mitchell et al. 2024).
Anche al di là dei vaccini contro il COVID-19, non esistono prove scientifiche attendibili di un legame tra vaccinazioni e autismo. Diverse revisioni sistematiche su larga scala e studi di coorte hanno esaminato tale questione per i vaccini classici come MPR (morbillo-parotite-rosolia), DTP (difterite-tetano-pertosse) o vaccini antinfluenzali, con risultati concordanti: nessun nesso causale con l’insorgenza di un ASD (Autism Spectrum Disorder). Una recente revisione del 2022 ha valutato 21 studi di alta qualità e ha concluso che non vi sono prove di un aumento del rischio di ASD dovuto alle vaccinazioni (Mohammed et al. 2022). Anche grandi studi di registro condotti in Danimarca e negli Stati Uniti lo hanno confermato (Madsen et al. 2002; Wilson et al. 2003; Hviid et al. 2019). Inoltre, uno studio di coorte su quasi 85.000 coppie madre-figlio non ha trovato alcuna associazione tra la vaccinazione antinfluenzale in gravidanza e la successiva diagnosi di ASD nel bambino (Sealey et al. 2016; Boretti 2021; Angrand et al.). Altresì non vi è alcuna correlazione e/o influenza con morbillo-parotite-rosolia, pertanto finora trattasi solo di ipotesi sperimentali su animali o meccanicistiche, senza conferma epidemiologica da studi sull’uomo.
Gli studi riportano una maggiore riluttanza alla vaccinazione tra i genitori di bambini con ASD, causata da informazioni errate sull’autismo e sulla vaccinazione. Tali preoccupazioni non sono basate su prove scientifiche, ma su miti superati (Choi et al. 2022; Khoodoruth et al. 2023). Le autorità sanitarie e le associazioni professionali raccomandano espressamente la vaccinazione anche per le persone con ASD, poiché esse presentano un rischio maggiore di sviluppare forme gravi di COVID-19 (Weinstein et al. 2021; Mitchell et al.).
Il Contesto della Vaccinazione in Gravidanza: Oltre il COVID-19
Il video-tutorial di oggi su “gravidanza istruzioni per l’uso” è dedicato quindi a tutte le mamme in dolce attesa o già in allattamento, in cerca di informazioni mediche su quali vaccini fare quando si ha un bambino, a partire dai nuovissimi vaccini per il Covid-19 appena validati, dei quali si parla molto in questi giorni (Pfizer e Moderna). È importante sottolineare che la vaccinazione in gravidanza non è una novità introdotta con il COVID-19, ma una pratica consolidata e raccomandata per proteggere sia la madre che il nascituro da diverse malattie infettive. Non vi sono controindicazioni all’esecuzione delle altre vaccinazioni (antinfluenzale ed antipertosse) raccomandate in gravidanza.
Il Vaccino Antinfluenzale in Gravidanza
L’influenza stagionale presenta il picco intorno alla fine di gennaio, ma recentemente si osserva una tendenza ad anticipare. I sintomi sono: febbre alta, dolori muscolari e articolari, raffreddore, tosse (generalmente secca), cefalea, malessere. L’influenza contratta in gravidanza determina un considerevole aumento dei decessi e dei tassi di ospedalizzazione per complicanze cardiopolmonari rispetto alla popolazione generale. Questo accade a seguito di alcune modificazioni fisiologiche della gravidanza, come lo shift Th1/Th2, l’incremento della gettata cardiaca e del consumo di ossigeno, una diminuzione della capacità polmonare e del volume polmonare corrente. Il 5% di tutti i decessi correlati all’influenza da H1N1 nel corso della pandemia del 2009-2010 si è verificato in corso di gravidanza, anche se le donne gravide rappresentavano solo l’1% della popolazione complessiva degli affetti. Il vaccino antinfluenzale è sicuro in gravidanza e determina una protezione sia della madre che del neonato. In questo periodo di epidemia da coronavirus, a maggior ragione è utile per evitare il confondimento di sintomi influenzali e da covid.
Il Vaccino Antipertosse (DTPa) in Gravidanza
La pertosse sembra una patologia del passato, e per certi aspetti lo è in quanto la vaccinazione su larga scala, condotta negli anni ’50-’60, ha permesso di conseguire una riduzione considerevole dell’incidenza e della mortalità della malattia nei paesi industrializzati. Importante però non abbassare la guardia, perché è stato visto che la copertura vaccinale eseguita nell’infanzia viene persa nell’età adulta e si possono creare dei focolai epidemici che possono colpire i neonati nei primi mesi di vita, quando non sono ancora vaccinati. Il momento migliore per la vaccinazione DTPa è tra la 28° e la 32° settimana. In questa finestra temporale, infatti, è massima la quantità di anticorpi materni che riesce a passare la placenta e a raggiungere il feto.
Vaccino Covid e gravidanza, le indicazioni dell'Iss
Implicazioni e Prospettive Future
Alla luce dei benefici comprovati e dei chiari dati sulla sicurezza, le persone che hanno diritto alla vaccinazione, in particolare durante la pianificazione familiare, la gravidanza e l’allattamento, dovrebbero affrontare la vaccinazione contro il COVID-19 con fiducia. L’evidenza scientifica, a volte, non è sufficiente a superare l'aspetto emotivo delle persone, che si sono dovute confrontare con una situazione emergenziale e nuova. Tuttavia, è fondamentale che le decisioni siano basate su informazioni accurate e validate scientificamente.
Le lacune esistenti nella ricerca, ad esempio sugli effetti a lungo termine rari o su tipi specifici di vaccini, non sono indicative di rischi, ma segnalano aree in cui è possibile acquisire ulteriori conoscenze. Queste lacune nella ricerca non significano che esistano dei rischi. Piuttosto, indicano dove è possibile acquisire ulteriori conoscenze. I dati disponibili finora mostrano in modo coerente che la vaccinazione protegge efficacemente dalle complicanze del COVID-19. Questo vale anche per le donne in gravidanza ed i loro bambini. Le affermazioni contrarie, ampiamente diffuse, sono prive di fondamento scientifico e contribuiscono a creare incertezza e confusione, nonostante ci siano elementi molto chiari.