La Vita Che Resiste: Partorire a Kiev e in Ucraina tra Conflitto e Speranza

Donne incinte e neonati in un rifugio antiaereo

Nel contesto di una guerra su larga scala, la scelta di dare alla luce un bambino in Ucraina, e in particolare a Kiev, si trasforma da decisione privata in un gesto di profonda resistenza e affermazione della vita. L'invasione ha scatenato una crisi demografica senza precedenti, con oltre dieci milioni di persone "scomparse" dal Paese, tra morti, sfollati e civili inghiottiti dall'occupazione. Nonostante queste avversità, le donne ucraine continuano a portare avanti la vita, sfidando la logica della distruzione.

La Sfida Demografica e le Sue Implicazioni

La guerra ha avuto un impatto devastante sul tasso di natalità in Ucraina, che è sceso a meno di un figlio per donna, un valore inferiore anche alla media europea (1,4). Questa situazione si traduce in circa un parto ogni tre decessi, posizionando l'Ucraina tra i paesi con i tassi di natalità più bassi al mondo dopo quattro anni di conflitto totale. I medici registrano dati allarmanti: un aumento significativo degli aborti spontanei, problemi di salute riproduttiva, un peggioramento della qualità degli ovociti e dello sperma, e casi di menopausa precoce tra le giovani donne. La causa principale di questi fenomeni è lo stress cronico e la vita in condizioni di guerra.

Grafico del tasso di natalità in Ucraina

La situazione è ulteriormente aggravata dal fronte, dove l'età media dei militari si aggira intorno ai 43 anni e a morire sono soprattutto uomini che avevano già una famiglia. Questa tragica realtà sta trasformando l'Ucraina in un Paese di vedove e orfani. Olesia Vorkun, 35 anni, ha perso il marito Volodymyr sei mesi fa e si prepara a partorire da sola, in mezzo alla guerra. Per lei, la figlia Kateryna sarà ciò che resta di Volodymyr, un motivo per non impazzire dal dolore.

Nascere Sotto le Bombe: Un Atto di Fede Ostinata

A Zaporizhzhia, dove la linea del fronte è a meno di 15 chilometri, ogni nascita è una piccola disobbedienza alla volontà delle armi. Marharyta, una bambina nata da appena tre ore, è stata battezzata da un bombardamento russo che ha fatto tremare le finestre della sala parto. Sua madre, una ragazza di ventiquattro anni, stringe la sua bambina, mentre il padre di Marharyta e la loro casa sono ormai persi.

Partorire sotto le bombe, boom di nascite nell'Ucraina orientale

"Non ci siamo abituati alla guerra, ma vogliamo che la vita vinca sulla morte, e ognuno contribuisce come può alla sopravvivenza dell’Ucraina", afferma Natasha, che è riuscita a sorridere nonostante il dolore e la stanza vuota. La scelta di avere una figlia è stata ponderata a lungo: "Dopo quattro anni di attesa mi sono chiesta: cosa sto aspettando?". Queste donne non chiamano eroismo il partorire sotto le bombe, ma semplicemente vita, come spiega Natalya Boguslavska, ostetrica e vice direttrice del Centro perinatale. È una "forma di fiducia ostinata", un atto di speranza in un futuro incerto.

La Realtà Quotidiana negli Ospedali Perinatali

Gli ospedali perinatali, come quello di Zaporizhzhia, sono diventati luoghi di resistenza e adattamento. Il rifugio nel seminterrato è una realtà costante, dove madri, donne incinte e neonati vengono portati giù quando iniziano i bombardamenti. Le incubatrici trovano posto in una terza stanza, testimoniando la fragilità e la forza della vita che continua. Oggi, un ospedale ospita 87 mamme e 23 bambini, numeri che riflettono il drastico calo delle nascite rispetto ai 3.500 parti annui prima della guerra, con solo 1.115 nel 2024 e 876 previsti per il 2025.

Pochi giorni fa, un altro ospedale perinatale di Zaporizhzhia è stato bombardato. Natalya Boguslavska, che lavora lì da sempre, dalla costruzione dell'edificio nel 1976, ha visto solo le finestre esplodere, "nulla di grave" dice. È nata in questo ospedale, ha fatto nascere i suoi figli lì e ha iniziato come studentessa. Non ha mai contato quanti bambini ha fatto nascere, ma spesso viene riconosciuta per strada da persone che le presentano i loro figli. "È una sensazione strana… perché facciamo nascere persone in mezzo a un disastro", aggiunge. "Per noi è una missione. Non siamo eroi. Le eroine sono le donne che arrivano qui, che decidono di partorire in queste condizioni: sono coraggiose".

Sale parto improvvisate in rifugi antiaerei

L'ospedale stesso è sorprendente, pulito, caldo e accogliente, nonostante la sua vicinanza al fronte e i boati costanti. Fino alla fine del 2022, quando esistevano i corridoi umanitari, le donne dei territori occupati venivano qui per partorire, ottenere il certificato ucraino di nascita e tornare a casa. Ma nell'ottobre 2022, i russi hanno bombardato l'area di transito, uccidendo 59 persone e chiudendo i corridoi. "Penso spesso a loro, dall’altra parte…", dice Natalya. La paura che i russi si avvicinino è una costante, ma il personale medico non ha intenzione di fuggire. "Nonostante l’altissimo prezzo che stiamo pagando, abbiamo capito una cosa: se scappiamo, se non adempiamo ai nostri doveri, il prezzo che pagheremo per la guerra sarà molto più alto. Per questo stiamo qui, e le donne continuano a mettere al mondo bambini", afferma Sergii Matysko, chirurgo neonatale.

Lo Stress del Conflitto e le Nascite Premature

L'invasione russa ha creato un incubo per le future madri, specialmente in città come Mariupol, Kharkiv e Chernihiv, sottoposte a bombardamenti quasi costanti. Alina Shynkar, una delle tante donne incinte, ha ricevuto il consiglio dal suo ginecologo di evitare lo stress e di guardare cartoni animati durante la gravidanza. Un consiglio quasi impossibile da seguire con le sirene degli attacchi aerei, le esplosioni e i combattimenti a pochi chilometri dalla sua clinica. Mantenere la calma per il bene del suo bambino è diventata la sua personale e silenziosa battaglia.

Donne incinte evacuate in metropolitana

Prima dell'inizio della guerra, Shynkar era ricoverata all'ospedale di maternità n. 5 di Kiev a causa del rischio di parto prematuro. Settimane dopo, l'ospedale precipitò nel caos e nel panico. "Le ragazze erano così stressate che hanno iniziato a partorire prematuramente", ha raccontato. I medici portavano donne incinte spaventate, alcune già in travaglio, dentro e fuori da un rifugio antiaereo più volte al giorno. Alcune piangevano, altre sanguinavano. "Erano spaventate", ha ricordato Shynkar. "È stato difficile da vedere".

Il bombardamento di un ospedale di maternità a Mariupol, che ha causato la morte di una donna incinta e il ferimento di altre, ha messo in evidenza la brutalità del conflitto. Le donne nelle zone di guerra sono state costrette a partorire in scantinati freddi e fatiscenti o in stazioni della metropolitana affollate, senza elettricità, acqua corrente o ostetriche.

Impatto dei bombardamenti sugli ospedali

Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione stimava che 265.000 donne ucraine fossero incinte all'inizio della guerra, con circa 80.000 nascite previste nei tre mesi successivi. La guerra pone rischi immediati e a lungo termine per madri, padri e neonati, tra cui le nascite premature, che possono portare a gravi complicazioni. Jeanne Conry, presidente della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia, ha spiegato che "a causa delle condizioni di guerra, la maternità prematura predispone il bambino alla morte o alle complicazioni per il resto della sua vita". Sebbene i dati non siano ancora disponibili, i medici ucraini segnalano un aumento dei parti prematuri, con bambini che hanno maggiori probabilità di avere problemi respiratori, neurologici e digestivi.

Inoltre, la mancanza di accesso ai farmaci per prevenire l'emorragia postpartum potrebbe portare a un aumento delle morti materne. I neonati sono a rischio perché i medici potrebbero non avere accesso immediato alle attrezzature necessarie per rianimarli, avendo solo pochi istanti per aiutarli a respirare per la prima volta.

Quando suona la sirena di un raid aereo, la scala dell'ospedale si riempie di donne del reparto maternità che, afferrandosi la pancia, si trascinano verso il rifugio, un labirinto con soffitti bassi. Una sala è diventata un'area improvvisata per l'osservazione post-operatoria e la neonatologia, mentre un'altra, ancora piena di schedari, è stata trasformata in sala parto. Le donne giacciono su stuoie sul pavimento, aspettando che il pericolo imminente passi.

Rifugio antiaereo in un ospedale

La dottoressa Olena Yarushchuk, vice capo dell'ospedale di maternità n. 5, ha raccontato di aver assistito donne che partorivano negli scantinati dei condomini di Bucha tramite videochiamate, poiché il sobborgo era isolato dai combattimenti. "Il nostro lavoro è cambiato", ha affermato.

Yulia Sobchenko, 27 anni, ha partorito suo figlio, Mykhailo, dopo essere stata portata in ospedale da un'ambulanza, con il parto ritardato dai posti di blocco. Dopo la nascita, è stata portata nel seminterrato a causa di un allarme antiaereo, con suo figlio appena nato. Mykhailo, nato sano, è "un figlio di guerra".

Le neomamme lasciano l'ospedale di maternità con nuove sfide, tra cui la difficoltà nell'allattamento, che Yarushchuk attribuisce allo stress. La strategia di Alina Shynkar è stata quella di trovare la calma, concentrandosi sul bambino e ignorando le notizie della guerra. "Non posso farmi prendere dal panico", ha detto. "Posso stare al sicuro. È quello che posso fare". Shynkar ha dato alla luce una bambina, Adeline, con un parto naturale in un ambiente piacevole e intimo, con il marito presente a tagliare il cordone ombelicale.

La Ferita Profonda: L'Impatto della Guerra sulle Famiglie

Molte donne partoriscono da sole, perché i mariti sono al fronte, o peggio. A volte desiderano un figlio proprio per avere qualcosa di lui, qualcosa che lo ricordi. In un mondo in pace, molti giovani non fanno figli per la paura del futuro. Qui è il contrario. "Non sappiamo cosa accadrà domani. Se non lo facciamo oggi, domani potrebbe non essere possibile. Viviamo qui e ora, il futuro è il nostro presente", dice Olesia.

Nel reparto prematuri il silenzio è quasi totale. Sergii Matysko, chirurgo neonatale, accarezza un'incubatrice come se il bimbo potesse sentirlo: "Dopo quattro anni non mi capacito che questa guerra non abbia alcuna regola. Non importa se si tratta di bambini, donne, medici. I russi bombardano tutto". L'atmosfera nelle cliniche di maternità è diversa da quella degli ospedali normali: "Qui, le persone arrivano con emozioni positive". Ma nessuno crede che i russi intendano porre fine al loro sanguinoso tentativo, durato 12 anni, di distruggere l'Ucraina.

Bambini in incubatrice in un ospedale ucraino

Le pareti rosa pesca, i fiori disegnati con i gessetti, gli sguardi commossi su piccole mani, piedi paffuti e sorrisi sdentati. Nemmeno le sirene riescono a rompere l'incanto. "Non credo che l'Ucraina perderà, alla fine. Lo sento dentro, dove prima c'era Marharyta", dice Natasha, appoggiando la mano sul ventre. "C'è stata così tanta distruzione, da una parte e dall'altra. L'Ucraina non smetterà di esistere, noi non smetteremo di esistere". Una nuova generazione di bambini ucraini nati durante la guerra si affaccia alla vita. "È spaventoso. È terribile pensare a quanta paura avranno, alle notti che dovremo passare nascosti tra due muri, sperando che il drone non cada sulla nostra testa. Impazzisco all'idea, ma l'alternativa sarebbe smettere di respirare, farla finita."

Nicol e Oksana sono tornate a Kiev. Sei mesi fa, Oksana, incinta alla 36esima settimana, era scappata da Kiev per sfuggire ai bombardamenti, con il figlio Luca di 3 anni e la nonna. Dopo un lungo viaggio e mille peripezie, Oksana ha iniziato a stare male ed è stata ricoverata in Ostetricia e Ginecologia di Casa Sollievo della Sofferenza. "Impariamo a vivere in condizioni di guerra. Grazie a tutti!", ha scritto Oksana, inviando una foto con la piccola Nicol in braccio, bionda, occhi azzurri e paffutella. "Buona vita piccola Nicol! Qui in ospedale si spera e si prega sempre che tu possa crescere serenamente in una terra di pace", gli auguri di Casa Sollievo.

Il Controverso Caso della Procreazione Assistita a Kiev

La guerra e le sue drammatiche conseguenze non hanno fermato, in alcuni casi, la ricerca della genitorialità attraverso la procreazione medicalmente assistita, sfruttando le differenze legislative tra i paesi. Flavia A., una donna italiana di 63 anni e 7 mesi, ha acquisito il primato di essere la donna italiana più anziana ad aver partorito, dopo una fecondazione in vitro avvenuta a Kiev. Questo caso, pur essendo un esempio estremo, illustra come la capitale ucraina sia diventata un centro per pratiche mediche che in Italia incontrerebbero limiti di età più stringenti.

Illustrazione di fecondazione in vitro

La donna, ex bibliotecaria a Viareggio, senza un compagno né parenti stretti, ha deciso di affrontare la maternità da sola, con l'assistenza del ginecologo Andrea Marsili. La clinica ucraina Biotex, nota per essere più "disinvolta" delle cliniche italiane riguardo ai limiti di età per l'accesso alla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), ha accolto Flavia A. In Ucraina, la carta di credito spesso "vale più di ogni limite", e la clinica Biotex era già salita alla ribalta all'inizio della guerra per aver "stoccato" decine di bambini nati da utero in affitto in un albergo, in attesa dell'arrivo delle famiglie straniere che li avevano commissionati.

Il figlio della donna toscana è frutto di un embrione concepito dai gameti di due giovani, un bagnino e una maestra di nuoto. Il ginecologo ha spiegato che l'impianto iniziale era per due gemelli, ma uno dei due "si è spento" dopo poche settimane di gestazione. Flavia A. aveva già tentato una prima volta nel 2022 a Kiev, rimanendo incinta ma subendo un aborto spontaneo alla quattordicesima settimana. La seconda volta, il parto è avvenuto con taglio cesareo d'urgenza alla 31esima settimana all'ospedale Versilia.

Questo caso solleva interrogativi etici e sociali. Se un uomo può diventare padre anche in età avanzatissima, la donna ha limiti naturali, segnati inequivocabilmente dalla menopausa. La questione è se sia giusto sfidare la legge di natura per coronare un desiderio di maternità, trasformando un legittimo desiderio in un "diritto al figlio" che, in Italia, non è garantito da alcun Stato, ma è accessibile tramite il "libero e lucrativo mercato" al di fuori della legge italiana. L'allungamento della vita, la precarietà del percorso di tante donne e uomini, uniti ai progressi della scienza medica, spingono a rimandare la scelta di avere un figlio. Ma fino a che età?

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