
Introduzione: La Sacralità della Vita dal Concepimento
La Chiesa Cattolica, nel corso della sua storia millenaria, ha mantenuto una posizione chiara e ferma riguardo alla vita umana, considerandola un sacro dono di Dio da rispettare e proteggere in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Questa dottrina, profondamente radicata nelle Scritture e nella tradizione, si pone come baluardo in un contesto sociale moderno dove l'aborto è divenuto una pratica comune e difesa da argomentazioni che la Chiesa ritiene ingannevoli. La missione della Chiesa, in tale scenario, è quella di partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo, che esalta la dignità, la sacralità e l'inviolabilità di ogni esistenza umana.
L'attenzione alla vita umana, particolarmente a quella maggiormente in difficoltà - l'ammalato, l'anziano, il bambino - coinvolge profondamente la missione della Chiesa. Essa si sente chiamata a testimoniare con la parola e con l'esempio che la vita umana è sempre sacra, valida e inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata. Questo impegno è sostenuto da una profonda convinzione che, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre "di qualità", non esistendo una vita umana più sacra di un'altra: ogni vita umana è sacra.
Il Valore Inviolabile della Vita Umana: Fondamenti Teologici e Morali
La vita è un sacro dono di Dio, e su questo principio si fonda l'intera dottrina cattolica riguardante l'aborto. L’aborto elettivo per vantaggio personale e sociale è contrario alla volontà e ai comandamenti di Dio. I profeti degli ultimi giorni hanno condannato l’aborto, sulla base della dichiarazione del Signore di “Non uccidere, e non fare alcunché di simile” (DeA 59:6). Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 2270, dichiara che la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento.
Il feto è un essere umano a tutti gli effetti, in quanto dotato di un proprio patrimonio genetico diverso da quello dei genitori e di un sistema nervoso centrale, ritenuto sede della coscienza. Pertanto, il feto è una persona umana avente gli stessi diritti della madre. Né la legge né il singolo hanno dunque il diritto di decidere sulla vita della nuova creatura. La dottrina cattolica considera l'aborto alla stregua di un omicidio e dunque di un peccato mortale, considerando il feto come un essere vivente dal suo concepimento, come richiamato nello statuto dell'embrione.
Papa Pio XII, nel famoso discorso alle ostetriche del 29 ottobre 1951, ha riassunto con chiarezza la dottrina della Chiesa sul rispetto del concepito, affermando che "uomo è il bambino, anche non ancora nato; allo stesso grado e per lo stesso titolo che la madre". Ha inoltre precisato che ogni essere umano, anche il bambino nel seno della madre, ha il diritto alla vita, un diritto che proviene immediatamente da Dio, non dai genitori, né da qualsiasi società e autorità umana. Questo significa che la vita di un individuo, dal momento del concepimento, è intrinsecamente degna di protezione e rispetto, pari a quella di un adulto.
Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto. Questa prospettiva viene definita come una “falsa compassione” in contrapposizione alla compassione evangelica, che è quella che accompagna nel momento del bisogno, proprio come il Buon Samaritano che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33). Tale insegnamento sottolinea che l'autentica cura e sostegno per le donne in gravidanza consiste nell'offrire alternative all'aborto e nel fornire l'assistenza necessaria per portare a termine la gravidanza e accogliere il bambino.

L'Insegnamento Costante del Magistero sull'Aborto Diretto
Fin dal primo secolo, la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato e rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riafferma questo principio citando la Didaché: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita", e ribadendo che "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo."
Giovanni Paolo II, nell’enciclica Evangelium vitae, richiamando l’autorità che Cristo gli ha conferito, ha dichiarato in maniera molto forte: “Dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente.” Questa è una condanna categorica, che non ammette eccezioni per l'aborto inteso come atto volontario e mirato a sopprimere una vita nascente. Il Pontefice ha pronunciato questa dichiarazione con l'autorità conferita a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi che, a varie riprese, hanno condannato l'aborto e che, nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina.
È fondamentale distinguere l'aborto diretto o procurato dall'aborto che segue ad un indebolimento generale dell’organismo a causa di un intervento doveroso che si è fatto su altra parte del corpo della donna. Questo aborto è del tutto involontario. Forse era previsto, ma non era voluto né direttamente perseguito. In questi casi, l'atto medico è volto a salvare la vita della madre o a curare una patologia indipendente dalla gravidanza, e la perdita del feto, seppur tragica, non è il fine né il mezzo dell'intervento.
Circostanze Eccezionali e la Ricerca di Soluzioni Alternative
La Chiesa riconosce l'esistenza di certe circostanze eccezionali che possono mettere in grave difficoltà la madre. Tra queste, la gravidanza è la conseguenza di un incesto o di uno stupro, quando le autorità mediche competenti ritengono che la vita o la salute della madre sia in grave pericolo o quando le autorità mediche competenti accertano che il feto presenta gravi difetti che non consentirebbero al neonato di sopravvivere al parto. Tuttavia, anche in tali circostanze, un aborto non è automaticamente giustificato. Coloro che si trovano in situazioni simili dovrebbero considerare l’aborto solo dopo essersi consultati con i dirigenti della Chiesa locali e aver ricevuto conferma mediante la preghiera sincera. Questo approccio sottolinea la gravità della decisione e la necessità di un discernimento profondo, accompagnato da guida spirituale.
La violenza carnale è uno dei crimini più grandi che possano essere compiuti su una persona. Alla violenza carnale si rimedia cercando di aiutare la donna in tutti i modi, anche con il sostegno economico e logistico, perché possa portare a termine la propria gravidanza. Questo atteggiamento la Chiesa l'ha sempre avuto. In questo contesto, è impossibile non ricordare la bella testimonianza di Madre Teresa di Calcutta, quando ricevette il premio Nobel per la pace, affermando: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bambino.” Queste parole furono riportate da Giovanni Paolo II nell’omelia della beatificazione della Suora. La Chiesa si prodiga per offrire un aiuto concreto e un'alternativa all'aborto, promuovendo l'accoglienza della vita anche nelle situazioni più complesse e dolorose.
Quando un bambino viene concepito al di fuori del vincolo matrimoniale, la soluzione migliore è che il padre e la madre del bambino si sposino e lavorino insieme per poter stabilire un rapporto familiare eterno. Quando la possibilità di contrarre un matrimonio felice è improbabile, essi dovrebbero dare il figlio in adozione, preferibilmente all’associazione LDS Family Services. L'adozione è presentata come un'opzione amorevole che garantisce al bambino un ambiente familiare stabile e la possibilità di crescere e svilupparsi pienamente, onorando il diritto alla vita di ogni essere umano.
Le Sanzioni Canoniche e la Misericordia della Chiesa
La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. Il Codice di Diritto Canonico del 1917, promulgato da Benedetto XV, imponeva la scomunica latae sententiae, senza distinzione di giorni dal concepimento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 2272, specifica: "Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae" (CDC, can. 1398) "per il fatto stesso d'aver commesso il delitto" (CDC, can. 1314) e alle condizioni previste dal diritto. I membri della Chiesa che si sottopongono ad aborto, lo eseguono, lo incoraggiano, pagano perché venga fatto o lo organizzano possono perdere il diritto all’appartenenza alla Chiesa. I membri della Chiesa che incoraggiano l’aborto possono essere sottoposti alla disciplina della Chiesa.
Tuttavia, la Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Sebbene la scomunica sia una pena severa che riflette la gravità dell'atto, essa è anche un richiamo alla conversione e al pentimento, offrendo la possibilità di riconciliazione attraverso il Sacramento della Penitenza. La scomunica è una misura che mira a far riflettere sulla serietà della violazione del diritto fondamentale alla vita, un diritto che proviene immediatamente da Dio.

Il Magistero di Papa Francesco: Accoglienza, Cura e Lotta alla "Cultura dello Scarto"
Papa Francesco ha più volte ribadito e approfondito la posizione della Chiesa sull'aborto, con un accento particolare sulla cura, l'accoglienza e la denuncia della "cultura dello scarto". Nel suo discorso ai partecipanti al Convegno commemorativo dell'Associazione Medici Cattolici Italiani del 15 novembre 2014, ripreso sul nostro sito, ha osservato che ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di “prendersi cura” della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. Le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline.
Il Pontefice sottolinea che da molte parti la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al “benessere”, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde - relazionali, spirituali e religiose - dell’esistenza. In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra: ogni vita umana è sacra! Questa è la verità che i medici cattolici cercano di affermare, prima di tutto con il loro stile professionale, testimoniando con la parola e con l’esempio che la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata.
Papa Francesco ha condannato fermamente la "falsa compassione" che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l'aborto, un atto di dignità procurare l'eutanasia, o una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono. Ha messo in guardia contro l'uso di vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica, invece, è quella del Buon Samaritano, che "vede", "ha compassione", si avvicina e offre aiuto concreto. Ha incoraggiato i medici a farsi carico delle sofferenze come “buoni samaritani”, avendo cura in modo particolare degli anziani, degli infermi e dei disabili. La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza, con tutte le conseguenze sociali che tale fedeltà comporta.
Un punto chiave del suo magistero è che l'opposizione all'aborto non è primariamente un problema religioso o filosofico, ma un problema scientifico e umano. Papa Francesco ha affermato: “Non è un problema religioso, non è un problema filosofico. È un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema.” E ancora: “Nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”. Ha posto due domande fondamentali per la riflessione: “È lecito far fuori una vita umana per risolvere un problema? È lecito affittare un sicario per risolvere un problema?” La risposta, secondo il Pontefice, è un chiaro "No".
Ricevendo i partecipanti al convegno “Yes to life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”, Papa Francesco ha esortato ad accompagnare le famiglie sia nell’elaborazione del lutto di un bambino sia nella cura di un figlio malato. Le sue parole non lasciano dubbi: “Nessun essere umano può essere incompatibile con la vita”. Ha ricordato che ogni bimbo cambia la storia della famiglia in cui nasce e ha invitato a diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento, esortando i medici a farsi carico delle vite altrui. “L’aborto - ha affermato - non è mai la risposta” che si cerca. La cultura dello scarto impone l’idea che i bimbi fragili siano incompatibili con la vita, “condannati a morte”, ma non può essere così. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia, e questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato.
Il Papa: giornalismo verità e rispetto della dignità umana
Il Papa si fa voce delle paure e delle angosce che agitano i cuori delle madri e dei padri dinanzi ad una diagnosi di malattia dei figli, ma ricorda che ci sono delle strade da percorrere per i “piccoli pazienti” e per scongiurare “l’aborto volontario e l’abbandono assistenziale alla nascita di tanti bambini con gravi patologie”. Ha menzionato “interventi farmacologici, chirurgici e assistenziali straordinari”, come le “terapie fetali” e gli “Hospice Perinatali”, che ottengono risultati sorprendenti, fornendo supporto alle famiglie. Ha incoraggiato i medici ad avere come obiettivo non solo la guarigione, ma anche “il valore sacro della vita” e a essere sostegno per chi è nella difficoltà e nel dolore, promuovendo il “comfort care perinatale”. Questa modalità di cura umanizza la medicina, “perché muove ad una relazione responsabile con il bambino malato, che viene accompagnato dagli operatori e dalla sua famiglia in un percorso assistenziale integrato, che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore”. Prendersi cura di questi bambini aiuta, infatti, i genitori ad elaborare il lutto e a concepirlo non solo come perdita, ma come tappa di un cammino percorso insieme. Quel bambino resterà nella loro vita per sempre. Ed essi lo avranno potuto amare. Tante volte, quelle poche ore in cui una mamma può cullare il suo bambino, lasciano una traccia nel cuore di quella donna, che non lo dimentica mai. E lei si sente - permettetemi la parola - realizzata. Si sente mamma.
Non si può abortire un figlio in condizioni di fragilità come “pratica di prevenzione”. “L’aborto - dice il Papa - non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori”. Ha ribadito con forza che l’insegnamento della Chiesa su questo punto è chiaro: la vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli. Il Papa ha concluso esortando a fornire “azioni pastorali più incisive” per sostenere coloro che accolgono dei figli malati, creando “spazi, luoghi e reti d’amore ai quali le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie”.
La storia raccontata dal Papa di una ragazzina down di 15 anni, che i genitori volevano far abortire, è un esempio toccante di come la vita, anche nella fragilità, sia un dono prezioso. Il giudice, un uomo retto, interrogò la bambina che, nonostante la sua condizione, comprese di avere “un bambino!” e rispose “Ohhh, che bello!”. Il giudice non autorizzò l’aborto. Anni dopo, la bambina nata è cresciuta, ha studiato ed è diventata avvocato e poi promotore di giustizia, chiamando ogni anno il giudice per ringraziarlo. Questa storia illustra come l'accoglienza della vita, anche in situazioni difficili, possa portare a esiti inaspettati e meravigliosi.
Prospettiva Storica e Sviluppo della Dottrina Antica
L'aborto non sembra essere stata una pratica diffusa tra gli ebrei. Il termine nèfel, indicante il feto abortito, ha solo 3 ricorrenze nel Testo Masoretico, tutte con valenza profondamente negativa. L'unico passo veterotestamentario che accenna direttamente al processo abortivo è Esodo 21:22-25. Il caso trattato è involontario e, qui e altrove, non viene neanche presa in considerazione la possibilità di un aborto volontario. Si riscontra un'evoluzione dal testo ebraico, seguito anche dalla Vulgata, a quello greco della LXX. Nella versione ebraica il colpevole è solo multato; nella versione greca, che recepisce Aristotele, la multa è inflitta se il bambino non era ancora formato, e se invece era formato il colpevole è reo di morte. L'evoluzione va ricondotta al diverso contesto: diversamente dal mondo ebraico, nel mondo greco-ellenista l'aborto era consentito, e i traduttori ebrei della LXX (III-II secolo a.C.) esplicitano la loro disapprovazione, evidenziando già allora una sensibilità per la vita nascente che si distacca dalle pratiche contemporanee.
Nella Grecia antica, Platone, nel descrivere la sua civiltà ideale nella Repubblica, consigliava esplicitamente l'aborto (assieme all'infanticidio) per mantenere pura la razza dei cittadini o per impedire la nascita di figli da genitori in età avanzata. L'insegnamento di Aristotele ebbe ripercussioni nell'occidente cristiano, ammettendo la liceità dell'aborto con fini eugenetici e di controllo della crescita demografica, ma solo entro un dato periodo dal concepimento, prima che nello sviluppo compaiano sensazione e vita. L'antropologia aristotelica prevedeva tre distinte anime, che compaiono in progressione durante lo sviluppo del feto: anima vegetale, anima animale, anima razionale. La prassi greco-romana classica ammetteva la liceità dell'aborto, come anche l'infanticidio e l'abbandono dei neonati, previo l'assenso del padre.
La tradizione cristiana convisse, nei primi secoli, con la liceità dell'aborto ammesso dalla cultura greco-romana, e avvertì la costante necessità di salvaguardare la vita nascente. L'aborto, come anche l'infanticidio e l'esposizione (l'abbandono dei neonati a fame, bestie e volatili), erano equiparati all'omicidio. Tra le principali opere e autori, l'aborto è condannato dalla Didachè (fine I secolo), dalla Lettera dello pseudo-Barnaba (130 ca.), dall'Apocalisse di Pietro (125-150), che descrive fantasiosamente i patimenti inflitti alle madri dai loro bambini uccisi, e dagli Oracoli Sibillini. Un documento della seconda metà del primo secolo, mentre erano ancora vivi molti apostoli, fa menzione esplicita all’aborto e lo condanna. Questo documento è la Didaché.
Tommaso d'Aquino, il principale teologo cattolico, accolse l'opinione di Aristotele circa lo sviluppo progressivo dell'embrione, attraverso i tre stadi di anima vegetale, animale e razionale, col pieno sviluppo del feto al quarantesimo giorno per il maschio, al novantesimo per la femmina. L'aborto del feto già formato era equiparato a un omicidio, e Tommaso sembrava non chiarire la responsabilità per l'aborto del feto non formato. Tuttavia, parlando dell'incarnazione di Cristo, Tommaso afferma che al momento dell'incarnazione Gesù fu potenzialmente già completo, cioè già dotato di anima razionale, indicando una complessità nella comprensione dell'animazione. Nonostante queste sfumature storiche, la morale cattolica considera l'embrione come un essere vivente, e dunque la sua soppressione come ingiusto omicidio di un innocente. Il magistero recente è riuscito a svincolarsi da questo retaggio considerando l'embrione come un essere umano a partire dal suo concepimento, rafforzando l'inviolabilità della vita fin dai suoi primi istanti.
Documenti Chiave del Magistero e Diritto Canonico Moderno
La dottrina cattolica sull'aborto è stata costantemente ribadita e precisata attraverso numerosi documenti del magistero. Tra i documenti del magistero, la più antica condanna dell'aborto si trova nel provinciale Concilio di Elvira (attuale Granada), tenutosi in una data non precisabile tra il 300 e il 312.

Paolo VI, nell’enciclica Humanae vitae (1968), afferma tra l'altro che "è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l'interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l'aborto direttamente voluto e procurato."
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato il 18 novembre 1974 la dichiarazione Quaestio de abortu sull'aborto procurato, dedicata interamente all'argomento e chiarendo che il peccato di aborto si ha dall'inizio del concepimento. La stessa Congregazione è tornata sull'argomento con l'istruzione Donum vitae, del 22 febbraio 1987, che non aggiunge nulla di nuovo all'insegnamento del magistero, ma tratta anche di alcune biotecnologie di fatto abortive, come sperimentazioni embrionali, fecondazione assistita e (potenzialmente) diagnosi prenatale, che può concludersi con IVG nel caso di "tare genetiche". Questi documenti ribadiscono l'importanza di rispettare la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano, condannando pratiche che li trattano come "materiale biologico" o che mirano a produrre esseri umani selezionati.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) tratta dell'aborto all'interno della trattazione del quinto comandamento, "non uccidere", con i punti 2270-2275 che riassumono l'intera dottrina:
- "2270. La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita."
- "2271. Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita" (Didaché); "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo."
- "2272. La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. "Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae" (CDC, can. 1398) "per il fatto stesso d'aver commesso il delitto" (CDC, can. 1314) e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia."
- "2273. Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: "I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte" (Donum vitae); "Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto." Questo paragrafo sottolinea anche il ruolo dello Stato nella protezione della vita.
- "2274. L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se "rispetta la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale."
- "2275. "Si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale" (ib.); "È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come "materiale biologico" disponibile" (ib.); "Alcuni tentativi d'intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Tali manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell'essere umano e alla sua integrità e identità."
Il Dibattito Sociale, Legale e le Implicazioni Mediche sull'Aborto
Con aborto (dal latino ab-orior, "non nascere", "non sorgere") si intende etimologicamente l'evento che causa la mancata nascita del bambino, oppure lo stesso feto non vitale conseguenza del processo abortivo. Può avere cause naturali, e in tal caso è detto aborto spontaneo, o essere procurato intenzionalmente, e si parla di aborto medico, aborto procurato, interruzione volontaria della gravidanza, IVG.
In campo legale diverse legislazioni contemporanee hanno legalizzato l'aborto medico entro un certo limite di tempo dal concepimento. Per l'Italia, ad esempio, la legge 194/1978 lo permette a discrezione della donna nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile abortire solo per motivi di natura terapeutica. Il mondo cattolico, insieme ad altri settori della società, ha promosso un referendum per abrogare la legge sull'aborto, sottolineando la convinzione che lo Stato debba garantire il diritto alla vita per tutti.
In campo sociale si confrontano le opinioni dei movimenti pro-choice ("pro-scelta", di matrice laicista e femminista), a favore dell'aborto, e pro-life ("pro-vita"), che salvaguardano i diritti dell'embrione e aiutano le madri in difficoltà a portare a termine la gravidanza. I sostenitori dell'aborto spesso avanzano considerazioni sulla mancanza dell'"autonomia vitale" nel feto. Tuttavia, queste argomentazioni non possono essere accettate dalla Chiesa e da molti altri, per il motivo che essa non si dà neppure in altri stadi della vita: lo stesso bambino appena nato muore se abbandonato a sé stesso, vecchi e malati terminali muoiono pure facilmente quando non ricevono attenzione adeguata. Il fatto è che un feto è vivo e come tale ha diritto alla vita quanto un adulto.
Dal punto di vista psicologico gli effetti dell'aborto sono dibattuti: studiosi ed enti concordano nel considerare le donne che hanno abortito come a maggiore rischio sotto diversi punti di vista, tra cui ansia, depressione e suicidio. Negli ultimi anni è particolarmente discusso anche il rapporto tra aborto (spontaneo e indotto) e cancro al seno (ipotesi ABC, "Abortion Breast Cancer"). Da un lato, diversi studi hanno riscontrato una predisposizione a questo tumore delle donne con un passato di aborto, d'altro lato altri studi, e i pronunciamenti ufficiali di enti medici, hanno rifiutato tale correlazione. Il principale ente sanitario mondiale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO), aveva pubblicato online una breve linea-guida ("fact-sheet") nella quale concludeva che "gli studi non mostrano un effetto consistente dell'aborto indotto al primo trimestre sul rischio di cancro al seno nel resto della vita". Il documento è stato disponibile tra il 2004 e maggio 2011, quando è stato rimosso, senza che sul sito sia disponibile un altro fact-sheet sull'aborto. I meccanismi biologici di tale ipotetico rischio non sono del tutto chiari e rimangono oggetto di studio.
I metodi abortivi sono presenti in diverse culture fin dall'antichità. Oggi, le tecniche più diffuse includono:
- Aspirazione (o aborto per aspirazione o aborto con cannula): È la metodologia maggiormente diffusa, utilizzata solo entro le prime otto settimane di gestazione.
- Dilatazione e Revisione (D & R): Dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione, sono eseguite solitamente la dilatazione e la revisione della cavità uterina. Questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici.
- Induzione farmacologica dell'aborto: È l'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina tradizionale. Con questo metodo il distacco del feto dall'utero è chimico e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. È, a volte, confusa erroneamente con la pillola del giorno dopo, un metodo di contraccezione di emergenza che non ha nulla a che fare con l'aborto farmacologico.
- Isterotomia: Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna, questa tecnica consiste nell'asportazione del feto tramite taglio cesareo. È un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, ma vietato dalla legge italiana.
La Chiesa Cattolica, nel suo costante impegno a difesa della vita, invita tutti, in particolare i professionisti della salute, a mettere “più cuore in quelle mani”, prendendosi cura di ogni vita umana nella sua dignità, sacralità e inviolabilità.
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