L’Evoluzione dello Stile: Storia, Fascino e Dettagli delle Scarpe Mary Jane e l’Arte del Fiocco

La moda è un linguaggio che si articola attraverso forme, materiali e dettagli che, pur cambiando con il fluire delle stagioni, conservano un’anima immutabile. Tra le calzature che hanno saputo sfidare il tempo, le "inglesine" - meglio note a livello internazionale come Mary Jane - occupano un posto d’onore, sospese tra un’allure infantile e una sofisticata sensualità adulta. Accompagnate spesso dal dettaglio iconico del fiocco, queste scarpe non sono solo accessori, ma veri e propri simboli culturali.

Scarpe Mary Jane in vernice nera con fiocco

Le origini dimenticate: Dalle strisce a fumetti ai salotti mondani

Se avete sempre pensato che le scarpine con il cinturino di sicurezza avessero un’allure infantile avete azzeccato, ma sapevate che la prima "donna" che le ha indossate non esiste? Non sembrano veramente scarpe per bambine? O forse da bambole. Infatti negli States le chiamano anche Dolly Shoes. Certo, a una bambina piacciono di sicuro, ma un tempo le scarpe Mary Jane le portavano anche i maschietti.

La storia delle Mary Jane però la sanno in pochissimi. Fra il 1860 e il 1930 il giornale più famoso negli Stati Uniti era il New York World, che aveva nello staff un umorista di nome R. F. Outcault. Nel 1902 R. F. Outcault, prima di creare uno dei suoi personaggi più famosi, Yellow Kid, inventò una striscia di fumetti di nome Buster Brown, un bambino che aveva come co-protagonista un personaggio di nome Mary Jane. Sia Buster che la sua amica Mary Jane indossavano in ogni puntata lo stesso tipo di scarpa, un modello con un cinturino sul dorso del piede. R. F. Outcault diventò presto popolare con l’appellativo di "Padre del fumetto della domenica", dal fumetto vennero tratti dei film, e le scarpe usate dai suoi personaggi divennero così popolari che R. F. Outcault decise di vendere i diritti ad alcune aziende che le volevano produrre. Le nuove scarpe invasero il mercato col nome di BHD Mary Jane Shoes. E hanno venduto da pazzi. Non c'era bambino che non le portasse.

È successo poi che crescendo i maschi abbandonassero le Mary Jane insieme ai calzoncini corti, mentre le donne cominciarono a farsi venire il dubbio che, aggiungendoci un po’ di tacco, se quel cinturino aveva impedito alla scarpina da bimba di sfuggire dai loro piedini correndo, avrebbe fatto lo stesso ballando. E così la scarpa Mary Jane sbarcò nelle balere diventando quasi peccaminosa, di sicuro maliziosa. Abbastanza da poterla vedere persino ai piedi di un’algida star del calibro di Greta Garbo.

Perché le Mary Jane sono intramontabili

Le scarpe Mary Jane non sono più fatte per le bambine. Sono le più longeve, le più datate, le più intramontabili fra le scarpe sexy in cui una donna attenta abbia mai infilato i piedi. Perché piacciono tanto? Ognuna scelga una risposta, o le adotti tutte e tre: sono molto femminili; rendono gentile anche il piede più problematico; sono comode e ci si può camminare tanto senza mal di piedi; il cinturino non ti farà mai rischiare di perderle. E poi perché si evolvono, sono eterne, ma rimangono sempre se stesse. Che in fondo è quello che vorremmo succedesse a noi. Quindi c'è dell'ammirazione e identificazione.

Grazie alla loro forma particolare, le scarpe Mary Jane hanno calcato i pavimenti dei bar degli anni Venti dove si ballava tutta la notte e le ragazze volevano farlo senza soffrire. Ce n’erano di tutti i materiali, soprattutto in satin di seta, e di tutti i colori, dal rosso al blu. Mary Quant negli anni Sessanta le rilanciò con le minigonne, la supermodella Twiggy appariva deliziosamente infantile in scarpe nere e abiti grembiule. Courrèges, Yves Saint Laurent e Dior le hanno celebrate spesso, in vernice con tacchi bassi e tondi e punte affusolate.

La pagina della donna: scarpe d'oggi.

Il dettaglio del fiocco: Da vezzo barocco a simbolo di potere

Prendi un abito, mettici un fiocco e avrai fatto qualcosa per farlo ricordare. Ho raccolto alcune curiosità sui fiocchi e su questo piccolo o grande dettaglio che fa la differenza e che accompagna la vita di femmine e maschi da secoli. La moda dei fiocchi forse è sempre esistita: da quando i nastri venivano utilizzati col solo scopo di allacciare gli abiti, ai fiocchi messi ovunque nell’epoca barocca, ai nastri neri dell’età vittoriana, ai cappelli infiocchettati dei primi del Novecento.

I primi a indossare i fiocchi furono uomini. Il contesto in questione era la corte di Luigi XIV, mentre l’ispirazione fu la sciarpa annodata al collo dei soldati croati. Così la nobiltà francese maschile del Seicento iniziò a portare fiocchi sugli abiti. Poi arrivò Maria Antonietta che rese "davvero" i fiocchi una moda, portandoli su capelli, scarpe, chemisier e lingerie, come ammiccamenti poggiati ad ensemble tipicamente femminili. Fu più o meno allora che ci si dimenticò della funzione utilitaristica del fiocco come strumento per legare capelli e abiti alla maniera di bottoni e zip.

L'iconografia del fiocco nella moda contemporanea

Le Varina, che vorrei in tutti i colori, sono la versione ballerina rasoterra delle sorelle maggiori Vara, nate nel 1978 per opera di Fiamma Ferragamo, figlia di Salvatore e Wanda Ferragamo. Il modello iconico, pensato per la donna lavoratrice dinamica che non vuole rinunciare all’eleganza, è una décolleté in pelle di vitello caratterizzata dal tacco medio e dall’ornamento di un fiocco inserito in una fibbia di metallo dorato. Ma forse non tutti sanno che il fiocco sarebbe dovuto essere in pelle come il resto della scarpa e dunque il celebre fiocco in tessuto gros grain che caratterizza le Vara è nato da un’errata interpretazione del disegno.

D’altra parte, per stilisti quali Simone Rocha, Chopova Lowena e Sandy Liang si tratta di un marchio di fabbrica, una sorta di codice o identità. Un punto di ironia e sovversione, soprattutto quando applicato su sottovesti punk o scarpe da trekking. Pare che internet abbia definito il 2025 l’anno dell’apocalisse dei fiocchi. A giudicare da scaffali e passerelle, sembra che il 2026 sarà l’anno delle scarpe con fiocco. Secondo la curatrice del Museo della Moda di Anversa Elisa De Wyngaert il modo in cui vengono utilizzati oggi ha molto a che fare col buio e con la contraddizione: un elemento gioioso in un periodo buio. Non riguardano più lo sguardo maschile né una femminilità leziosa e bambinesca: possono essere, semplicemente, un sistema di regolazione per cambiare la forma o la taglia di qualcosa.

Modelli di scarpe con fiocco sulle passerelle

Dalle cioppine al tacco a spillo: Il contesto evolutivo della calzatura

La loro scomodità è innegabile, così come la consapevolezza diffusa che la maggior parte delle calzature contemporanee, specialmente quelle con i tacchi, spesso non sono progettate per favorire il comfort del piede e la mobilità. Tra le scarpe più antiche conosciute c’è un mocassino rinvenuto in Armenia datato circa 5.500 anni fa. Le prove storiche rivelano anche l’uso di tali scarpe tra gli attori dell’antica Grecia. Alcuni ritengono che le scarpe con il tacco potrebbero avere origini persiane, dove i soldati le usavano per stabilire i piedi nelle staffe e mantenere l’equilibrio in sella.

Tuttavia, alcune prove storiche documentano l’uso di scarpe con il tacco tra le donne occidentali nel XIV e XV secolo, come le “cioppine” di origine veneziana. Queste calzature assomigliavano a zeppe molto alte, meno sofisticate dal punto di vista del design, ma spesso decorate con dipinti o intarsi di madreperla. Chiamate anche “pianelle”, queste calzature, nonostante il nome, avevano un tacco straordinariamente alto e una parte posteriore aperta, con suole in sughero per alleggerirle. Camminare su queste scarpe era estremamente difficile, spesso richiedeva l’aiuto di una persona per mantenere l’equilibrio.

Secondo la tradizione, Caterina de’ Medici contribuì a diffondere le scarpe con il tacco. Infastidita dalla differenza di altezza tra lei e suo marito, il duca Enrico d’Orléans, futuro Enrico II, chiese ai calzolai di corte di realizzare calzature con un tacco di 7 cm. Un ulteriore cambiamento per i tacchi avvenne nel 1673, quando Re Luigi XIV ordinò la creazione del primo paio di scarpe con tacchi e suole rosse. Il Re Sole ne divenne praticamente ossessionato, forse a causa della sua bassa statura di 163 cm. Emise una legge che consentiva solo ai membri della sua corte di indossare tacchi rossi, vietandoli agli estranei.

L’eredità dei grandi maestri: Oltre la Mary Jane

Quante e quali sono le scarpe che hanno fatto la storia della moda? Quelle che, create da «calzolai dei sogni» e designer visionari, hanno fatto innamorare principesse e star del cinema? Coco Chanel creò le sling-back bicolore nel 1957 sulla base di una geniale intuizione: il doppio colore beige e nero, ispirato ai modelli maschili Derby e Richelieu dell'epoca, ha una doppia funzione estetica. Se il beige infatti allunga la gamba, la punta nera ha il pregio di accorciare il piede. Sotto la direzione creativa di Karl Lagerfeld le mitiche décolleté si rinnovano di anno in anno, continuando ad avere un posto speciale nel cuore delle amanti della moda.

Le Hangisi di Manolo Blahnik, create nel 2008, sono ispirate alle calzature di Napoleone I, Giuseppina e Paolina Bonaparte, e sono diventate celebri grazie alla serie "Sex and the City". Le Rockstud di Valentino, nate nel 2010 sotto la direzione di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, rappresentano l'unione tra l'iperfemminilità e un tocco rock grazie alle borchie. Le ballerine Cendrillon di Repetto, invece, nascono nel 1956 su richiesta di Brigitte Bardot, cercando di coniugare la leggerezza della scarpetta da danza con la necessità di una calzatura per la vita quotidiana, diventando un classico assoluto del guardaroba femminile.

L’evoluzione della scarpa con il tacco ha attraversato periodi di progresso alternati a episodi di subordinazione e oggettificazione femminile. Fortunatamente, oggi la libertà di scelta è un imperativo: se per decenni i tacchi sono stati l’unica opzione, oggi indossarli è una scelta personale, non più un obbligo sociale. In questo panorama, le Mary Jane in vernice con fiocco continuano a rappresentare un ponte tra il passato e il futuro, confermandosi un accessorio capace di adattarsi a ogni rivoluzione stilistica senza mai perdere la propria identità.

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