Il parto è un evento fisiologico complesso e affascinante che segna il culmine di un periodo di gestazione lungo e delicato. Nelle capre, questo processo, sebbene generalmente naturale, richiede una profonda conoscenza e attenzione da parte dell'allevatore per garantire la salute della madre e della prole. Comprendere le fasi della gravidanza, i segnali premonitori del parto, le dinamiche delle diverse fasi e le potenziali complicanze è fondamentale per intervenire tempestivamente e correttamente, minimizzando rischi e massimizzando le probabilità di successo. Questa guida si propone di esplorare in dettaglio il processo della nascita caprina, dalla gestazione alle cure post-parto, fornendo una spiegazione esaustiva e pratica per tutti coloro che operano in questo settore o desiderano approfondirne la conoscenza.
La Gestazione Caprina: Un Periodo di Profonda Trasformazione
La gestazione della capra ha una durata media di circa 5 mesi e qualche giorno, con un periodo di 153 giorni in media, sebbene possano verificarsi piccole variazioni da individuo a individuo. Questo intervallo temporale è scandito da trasformazioni significative nel corpo della futura madre, che si prepara gradualmente all'imminente evento del parto.
Nell’ultimo mese di gravidanza, si osservano i primi segni distintivi che indicano l’avvicinarsi del momento cruciale. Tra questi, spicca l'aumento del volume della mammella, che inizia a svilupparsi a partire dalla parte ghiandolare dell’organo. In generale, questo segno è più precoce in animali di primo parto, segnalando una preparazione fisiologica alla produzione di latte.
Contemporaneamente, questo periodo è cruciale per lo sviluppo fetale, poiché è in queste settimane che i feti acquistano circa l’80% del loro peso corporeo finale. Tale crescita esponenziale comporta un conseguente e notevole aumento del volume dell’addome delle madri. La fossa del fianco destro, in particolare, appare ripiena e acquista una consistenza di contenuto liquido ben apprezzabile al tatto, distinguendosi dal fianco sinistro che è prevalentemente occupato dal rumine.

Nelle ultime due settimane precedenti il parto, questi segni si accentuano ulteriormente e si osserva un abbassamento dell’addome, accompagnato da un’accentuazione delle fosse sui fianchi. Questi cambiamenti sono l'effetto del rilassamento dei legamenti della zona pelvico-coccigea, un processo noto come “scordonamento”, ben apprezzabile al tatto, che prepara il bacino della capra al passaggio del capretto. Osservando l’animale o appoggiando una mano sul fianco destro, è possibile percepire chiaramente i movimenti dei feti, un segnale rassicurante della loro vitalità.
Anche la zona vaginale subisce delle modificazioni, assumendo sempre più un aspetto edematoso e roseo. Pochi giorni prima del parto, si potrà osservare una fuoriuscita dalla rima vulvare di muco bianco, appiccicoso ed inodore, che va ad imbrattare la coda della capra. Questo è un indicatore normale della preparazione del canale del parto. Tuttavia, è di vitale importanza prestare attenzione a qualsiasi anomalia: alterazioni delle caratteristiche sopracitate, come la presenza di muco con sangue o di un odore sgradevole, possono far sospettare anomalie nella normale evoluzione della gestazione, richiedendo un’attenta valutazione.
Durante le ultime settimane di gestazione, la gestione dell'animale diventa fondamentale. È assolutamente essenziale non innervosire gli animali, evitando qualsiasi tipo di stress. Fattori come lavori rumorosi in stalla, il rimescolamento dei gruppi di animali o altre fonti di disturbo possono influire negativamente sul benessere della capra gravida e potenzialmente sul buon esito del parto. È altrettanto importante garantire la presenza costante di fieno di buona qualità, acqua fresca e pulita e una lettiera asciutta e igienica. Questo ambiente confortevole e stabile contribuisce a ridurre lo stress e a mantenere la capra in condizioni ottimali. Lasciare gli animali legati in spazi troppo stretti, con una distanza inferiore a 35 cm tra loro, durante le ultime fasi prima del parto non consente loro di assumere posizioni naturali e di compiere liberamente i movimenti di cui hanno bisogno in preparazione al parto. Ciò può avere come conseguenza una maggior difficoltà al parto sia perché l’animale è stressato e quindi non pronto ad affrontare l’evento, sia perché il feto non si impegna correttamente nell’utero. Se è possibile e le condizioni meteorologiche lo permettono, è molto utile liberare gli animali per un giro di pascolo diurno, permettendo loro di muoversi liberamente e mantenere un buon tono muscolare.
Le capre gravide, in particolare durante l'inverno, devono essere stabulate prima del parto per proteggerle dalle intemperie e garantire un ambiente controllato e sicuro. È inoltre buona norma visitare la stalla frequentemente, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di problemi o per cogliere i primi segnali del parto.
Segnali di un Parto Imminente: Riconoscere l'Avvicinarsi dell'Evento
A qualche giorno dal parto, l'osservazione attenta degli animali permette di cogliere ulteriori fenomeni che preannunciano l'imminenza dell'evento. Questi segnali comportamentali e fisici sono cruciali per l'allevatore per prepararsi al meglio.
Si possono notare l'edema e l'arrossamento vulvare, segni di un aumento dell'afflusso di sangue e della preparazione dei tessuti del canale del parto. Il rilascio completo dei legamenti della zona pelvico-coccigea, il cosiddetto "scordonamento" che si accentua in questa fase, rende la base della coda più mobile e la zona sacrale più "vuota" al tatto, facilitando il passaggio del capretto.
Le capre in procinto di partorire tendono a mostrare irrequietezza e ansia, manifestando comportamenti diversi dal solito. Un segnale comportamentale molto comune è la tendenza delle capre a isolarsi dal gregge. Per questo motivo, è opportuno predisporre una zona appartata nella stalla, una sorta di "sala parto" individuale, che consenta alla capra di mantenere un contatto visivo con il resto del gregge ma che le offra allo stesso tempo la privacy e la tranquillità necessarie per affrontare il parto.
In questa fase, la conoscenza dei propri animali è molto importante per avvertirne i segnali più sottili. La familiarità con gli stessi è essenziale per non renderli nervosi in un momento così delicato. L'assidua presenza in stalla, senza però essere invadenti, è necessaria per intervenire tempestivamente all’insorgenza di qualche problema, come un travaglio prolungato o un posizionamento anomalo del feto.
Come già accennato, per ridurre ulteriormente lo stress dell’animale e fornirle le migliori condizioni possibili, è buona norma lasciare a disposizione per tutto il giorno fieno di buona qualità, acqua fresca e pulita e una lettiera asciutta e pulita. Questi accorgimenti non solo migliorano il comfort della capra, ma contribuiscono anche a un parto più sereno e con minori complicazioni.
Le Fasi del Parto Caprino: Un Processo Naturale e Delicato
Il parto nelle capre si articola in tre fasi distinte, ciascuna con le proprie caratteristiche e tempistiche, che culminano con la nascita del capretto e l'espulsione degli annessi fetali.
Fase 1: Il Travaglio (Fase Preparatoria)
La prima fase del parto è il travaglio. Durante questa fase iniziale, si verifica una diminuzione del tono della muscolatura uterina, un evento fisiologico che consente all’organo di distendersi e di adattarsi nella cavità addominale. Questo rilassamento permette al feto, se non lo è già, di assumere la posizione corretta di parto, generalmente con gli arti anteriori e la testa rivolti verso il canale del parto.
In questa fase, iniziano le prime contrazioni uterine, che sono deboli ed irregolari. Queste contrazioni, sebbene non ancora espulsive, portano a un graduale aumento della pressione nella cavità dell’organo, preparando l'utero e il collo dell'utero per le fasi successive. Il travaglio e la fase dilatante durano in genere qualche ora.
Fase 2: La Fase Dilatante (Dilatazione della Cervice)
Nella fase dilatante, il processo si intensifica. A questo punto, il feto è avvolto nel solo sacco amniotico, in quanto l’altra membrana si è solitamente già lacerata, rilasciando parte del liquido amniotico ("rottura delle acque"). Ad ogni contrazione, che ora diventano più frequenti e regolari, il feto progredisce lentamente verso l’esterno. La sua forma a cuneo contribuisce in modo significativo alla progressiva dilatazione della cervice, che a questo punto è quasi completa.
In questa fase, subentrano anche le prime spinte volontarie della capra, ovvero le contrazioni dei muscoli addominali, che si aggiungono alle contrazioni uterine per aiutare il capretto a spostarsi nel canale del parto. La rottura del sacco amniotico, se non è avvenuta prima, si verifica solitamente in questa fase.
Mamma capra partorisce i capretti - Luigino Leaval
Fase 3: La Fase Espulsiva (Nascita del Capretto)
La fase espulsiva è il momento più dinamico e visibile del parto. Solitamente, in questa fase l’animale si corica, assumendo una posizione che le consente di esercitare spinte più energiche ed efficaci. Se il parto procede normalmente, si cominciano a vedere i piedi del nascituro o il sacco amniotico, nel caso in cui non si fosse rotto nella fase precedente. La fuoriuscita del liquido che accompagna il capretto favorisce la lubrificazione del canale del parto, rendendo più agevole il passaggio.
Ha inizio quindi la fase espulsiva vera e propria. La fronte del feto esercita un massaggio a livello cervicale, stimolando la produzione di ossitocina, un ormone chiave che provoca un conseguente aumento del numero e dell’intensità delle contrazioni uterine. Se la posizione del capretto è corretta, non occorre intervenire in alcun modo, lasciando che il parto abbia il suo decorso naturale. Le contrazioni aumentano in numero e forza, spingendo il capretto fuori. La fuoriuscita della testa è spesso il passaggio più difficile e doloroso; è cruciale non forzarlo per evitare di causare lacerazioni cervico-vaginali inutili, che potrebbero essere sede di gravi infezioni per la madre.
La fase espulsiva richiede da mezz’ora a un paio d’ore. Il superamento abbondante di queste tempistiche, così come la chiara ed anomala sofferenza della madre (ad esempio, spinte inefficaci e prolungate, lamenti intensi, segni di stanchezza estrema), sono campanelli d’allarme che impongono la presenza di un veterinario a supporto dell’operazione. È assolutamente sconsigliabile prendere iniziativa se non si è più che sicuri in merito al da farsi, poiché un intervento inappropriato può causare più danni che benefici.
Per gli allevatori più esperti, può essere di grande utilità una visita dell’animale per valutare il grado di dilatazione dell’ostio cervicale e la posizione del feto. Questa visita va effettuata con la massima cautela, entrando molto delicatamente nella vagina con guanti monouso ben lubrificati, mantenendo le mani disinfettate, con unghie corte e senza anelli. Le dita della mano devono essere tenute a forma di cuneo per minimizzare il rischio di lesioni, seguendo il ritmo delle contrazioni. Tutto questo al fine di evitare la rottura prematura delle membrane fetali e lesioni, anche microscopiche, delle mucose uterine, che possono essere la causa di gravi infezioni. Se l'ostio cervicale è parzialmente aperto ma non particolarmente rigido, e se è possibile toccare le zampe del feto, vale la pena ritrarre la mano e aspettare che gli eventi si svolgano secondo natura.
Complicazioni nel Parto: Le Distocie Fetali e l'Importanza dell'Intervento Veterinario
Durante il parto è possibile che insorgano problemi legati al posizionamento anomalo del feto, situazione nota come distocia fetale. Tali anomalie, se non adeguatamente trattate, possono portare a lesioni alle pareti del canale uterino o, nei casi più gravi, addirittura alla morte del feto, della madre o di entrambi gli animali. La loro risoluzione non è quasi mai semplice e spesso richiede l’aiuto di un veterinario esperto, poiché un intervento scorretto può aggravare ulteriormente la situazione.
Comprendere le diverse tipologie di distocia e le manovre correttive è fondamentale per una gestione efficace del parto difficile.

Posizioni Anomale e Manovre Correttive:
Posizione anteriore corretta: In questo scenario ideale, il feto è allineato correttamente con la testa e gli arti anteriori rivolti verso il canale del parto. Raramente necessita di intervento umano, a meno che non ci siano fattori complicanti come un feto di grosse dimensioni, un'incompleta dilatazione cervicale o un'atonia uterina (mancanza di contrazioni efficaci). L'eventuale trazione del feto va sempre effettuata seguendo la direzione naturale del canale del parto e deve essere sempre sincrona con le contrazioni della madre, per non creare traumi.
Presentazione anteriore con flessione carpo/i: In questa situazione, uno o entrambi gli arti anteriori sono flessi all'altezza del carpo (equivalente al polso). È una condizione relativamente di facile risoluzione: è sufficiente far retrocedere leggermente il feto nell'utero per guadagnare lo spazio necessario e quindi estendere l’articolazione flessa, riportando l'arto in posizione corretta.
Presentazione anteriore con flessione spalla/e: Qui, l'arto è flesso all'altezza della spalla, rendendo impossibile il passaggio. La manovra consiste nel ridurre la distocia a una flessione del corpo (come nella flessione del carpo, ma più posteriore) e, in seguito, estrarre il piede. È fondamentale fare molta attenzione a non ledere con gli zoccoli la parete uterina o vaginale durante la manovra.
Presentazione anteriore con flessione della testa: Il feto presenta gli arti anteriori, ma la testa è flessa lateralmente o verso il basso. Per correggere, si deve afferrare il mento del feto con la mano a "cucchiaio", schermando i denti. I denti dei capretti sono molto taglienti e potrebbero provocare gravi danni ed emorragie nel canale uterino. Una volta afferrato, si solleva delicatamente la testa per riposizionarla.
Presentazione anteriore ventro-dorsale: In questa rara e complessa posizione, il feto si presenta con il dorso rivolto verso il ventre della madre. Non si deve assolutamente effettuare trazione del feto in questa posizione. L'unica soluzione è ruotare il feto per portarlo in posizione anteriore corretta, una manovra che richiede esperienza e cautela.
Presentazione anteriore con flessione laterale del collo: Spesso questa posizione è sinonimo di morte fetale a causa delle difficoltà di correzione. La soluzione possibile, ma molto complessa, necessita di abbondante spazio nell'utero per riportare collo e testa in posizione estesa. Durante le spinte successive, la testa deve essere mantenuta in posizione corretta tramite un laccio passato dietro le orecchie, annodato alla gola e passato sotto il mento del feto, così da tenere testa e collo estesi e permetterne l'estrazione. Spesso, in questi casi, si tratta di un "parto asciutto", ovvero le acque si sono rotte molto prima della fase espulsiva, causando una scarsa lubrificazione. È quindi indicato ricostruire i liquidi fetali tramite idonee soluzioni lubrificanti, rispettando igiene e disinfezione degli strumenti utilizzati.
Presentazione posteriore corretta: Abbastanza frequente, soprattutto in parti gemellari, dove il feto si presenta con gli arti posteriori. Se la posizione è corretta, il parto può procedere naturalmente, anche se richiede maggiore attenzione rispetto alla presentazione anteriore.
Presentazione posteriore con flessione anca/anche: Il feto si presenta posteriormente, ma una o entrambe le anche sono flesse. Il diametro del feto in questa configurazione non ne permette il passaggio attraverso le vie del parto. L’estensione degli arti richiede abbondante spazio, quindi il feto va risospinto nell’utero prima della flessione per creare lo spazio di manovra. Se entrambe le anche sono flesse, è necessario correggere un arto alla volta, portandoli in estensione.
Presentazione posteriore con flessione garretto/i: Simile alla flessione dell'anca, ma più in basso. Potrebbe trovarsi come situazione intermedia durante la risoluzione della distocia precedente. Anche in questo caso, è necessario risospingere il feto e riposizionare l'arto.
Presentazione dorsale: Molto difficile da risolvere, in quanto il feto occupa tutto lo spazio eventualmente disponibile per la manovra. Questa richiede abbondante lubrificazione e grande abilità per ruotare il feto e portarlo in una posizione di presentazione più favorevole.
Torsione dell’utero: Una situazione abbastanza rara e di difficile risoluzione, in cui l’utero si trova girato su se stesso, creando una strozzatura tra cervice e vagina. Questo impedisce il passaggio del feto e richiede un intervento veterinario urgente, spesso chirurgico, per ripristinare la posizione corretta dell'utero.
In tutti questi casi, l'esperienza e la calma dell'operatore, unitamente alla conoscenza delle manovre e all'igiene rigorosa, sono cruciali per il successo dell'intervento e la salvaguardia della vita di madre e capretto.
Le Prime Cure: Assistenza al Capretto Neonatale
Il momento della nascita è delicato tanto per la madre quanto per il capretto. Le prime cure al neonato sono fondamentali per garantirne la sopravvivenza e un buon inizio di vita.
Parto Normale: Vitalità Immediata
In un parto normale, il capretto neonato è subito vitale: effettua respiri profondi ed espelle il muco dalle vie respiratorie, segno di un apparato respiratorio funzionale. L’intervento dell’allevatore in questi casi deve essere limitato e mirato a supportare il neonato. È essenziale porre l’animale in un posto caldo e riparato dalle correnti d’aria, su paglia asciutta e pulita. Strofinare il capretto con la stessa paglia o con uno straccio pulito aiuta ad asciugarlo e a stimolarne la circolazione sanguigna, prevenendo l'ipotermia.
Un passaggio cruciale è la disinfezione del cordone ombelicale. Questa deve avvenire il prima possibile utilizzando disinfettanti di uso comune come la tintura di iodio o la clorexidina. Una corretta disinfezione previene l'ingresso di batteri e patogeni attraverso l'ombelico, riducendo il rischio di infezioni ombelicali e setticemie.

Parto Difficile: Rianimazione e Supporto
Se il capretto non è subito vitale dopo un parto difficile, è necessario intervenire prontamente per rianimarlo e stimolarne la respirazione. Se il neonato non riesce a respirare perché ha inalato liquidi fetali durante il parto, una tecnica efficace consiste nell'afferrare il capretto per i garretti e farlo oscillare energicamente o addirittura roteare. Questa manovra meccanica aiuta a liberare le vie respiratorie dal liquido inalato, consentendo al capretto di iniziare a respirare. Questo intervento è generalmente più facile e sicuro rispetto al tentativo di soffiare o aspirare il liquido dalle narici, che può essere rischioso se non eseguito correttamente.
In caso di emorragia dal cordone ombelicale, occorre chiudere i vasi sanguinanti pinzandoli per qualche minuto con le dita disinfettate. L'uso dei disinfettanti favorisce anche la chiusura dei vasi, riducendo la perdita di sangue.
L'Importanza del Colostro
La somministrazione del colostro, il primo latte prodotto dalla madre, deve avvenire prima possibile e comunque entro le prime 6 ore dal parto. Questo lasso di tempo è critico perché il capretto è ancora in grado di assorbirne gli anticorpi presenti (immunoglobuline) attraverso la barriera intestinale, che si chiude progressivamente dopo le prime ore di vita. Il colostro non solo fornisce una protezione immunitaria essenziale contro le malattie, ma è anche ricco di nutrienti e fattori di crescita indispensabili per un corretto sviluppo.
Allattamento Artificiale (se necessario)
Nel caso in cui sia necessario ricorrere all'allattamento artificiale, sia con colostro artificiale che con latte somministrato con il biberon, è fondamentale seguire alcune accortezze. La somministrazione va effettuata in modo che il capretto tenga la testa estesa sul collo e rivolta verso l’alto. Questa posizione favorisce una corretta deglutizione e digestione, riducendo il rischio di aspirazione.
È anche importante evitare di forzare la caduta del latte in bocca all’animale. Si deve aspettare che il capretto deglutisca autonomamente, assecondando il suo ritmo. In caso contrario, il latte che fuoriesce dalle labbra può essere inalato ed entrare nei polmoni, dove può causare gravi polmoniti ab ingestis, compromettendo seriamente la salute del capretto.
Cura della Capra Dopo il Parto: Recupero e Vigilanza
Le attenzioni non devono limitarsi al neonato, ma estendersi anche alla madre. La capra ha affrontato uno sforzo considerevole e necessita di cure adeguate per un rapido recupero e per prevenire complicazioni.
Dopo un parto normale, la capra potrà presentare segni di stanchezza. È buona norma lasciarla in un posto tranquillo, con alimento (fieno di buona qualità e cereali) ed acqua pulita a disposizione, su lettiera asciutta e pulita. Un aspetto cruciale della cura post-parto è la rimozione quanto prima della placenta e degli altri residui del parto che possono imbrattare la zona. Questi materiali organici possono diventare una fonte di gravi infezioni se lasciati nell'ambiente della stalla o se ingeriti dall'animale. È opportuno evitare che gli animali mangino la placenta, rimuovendola quanto prima e rabboccando con paglia pulita la zona imbrattata. In caso di ingestione, non allarmarsi ma verificare che questa sia stata effettivamente mangiata dall’animale e che non si trovi invece all’interno della vagina, situazione ben più pericolosa.
La placenta deve essere espulsa interamente e in modo naturale dall’animale stesso. Non va né tirata né tagliata, poiché la ritenzione anche solo di una sua parte in utero causa infezioni anche gravi, come metriti, che possono compromettere la fertilità futura e la salute generale della capra. Se l’espulsione non avviene in modo corretto entro le 12 ore, o se si osservano perdite vaginali insolite per quantità, colore, odore e consistenza, è necessario richiedere l’intervento del veterinario. Nel caso di ritenzione placentare che supera le 12 ore, non esercitare assolutamente trazione né tagliare il moncone, ma contattare un veterinario per avviare la terapia antibiotica e valutare eventuali altre strategie. Questo fenomeno può essere favorito da problemi nell’alimentazione dell’animale, come carenze vitaminiche-minerali o sovralimentazione. Nel caso di elevata frequenza del problema nel gregge, si consiglia di rivedere la razione degli animali in gestazione, eventualmente integrando con un complesso vitaminico-minerale ricostituente iniettabile (contenente selenio, Vitamina A, Vitamina E, Vitamina D, etc.).
Dopo un parto difficile con intervento esterno, perdite di sangue o un travaglio prolungato, oltre a quanto già detto sopra, può rendersi necessario un trattamento antibiotico preventivo per evitare l'insorgenza di infezioni uterine o sistemiche. La valutazione e la prescrizione di tale terapia spettano sempre al veterinario.
Strumenti e Farmaci Essenziali: Prepararsi per Ogni Evenienza
La preparazione è la chiave per affrontare con successo il parto caprino, sia che si tratti di un evento naturale e senza intoppi, sia che si presentino complicazioni. Dotarsi degli strumenti e dei medicinali giusti per poter affrontare qualsiasi evenienza è una pratica di buona gestione.
La situazione ideale sarebbe quella di spostare le capre prossime al parto in una vera e propria SALA PARTO, un ambiente pulito, comodo e tranquillo, al fine di evitare problemi e stress durante le diverse fasi del parto. Questa area dovrebbe essere facilmente accessibile e ben illuminata.
Ecco un elenco degli strumenti e dei materiali essenziali da tenere a portata di mano:
- Strame pulito: Abbondante paglia, foglia senza ricci o felce. È importante evitare materiale polveroso che potrebbe causare problemi respiratori al neonato. La lettiera deve essere asciutta e cambiata frequentemente.
- Secchi lavabili e disinfettabili: Necessari per acqua e disinfettanti.
- Acqua pulita, anche calda: In abbondanza, sia per l'igiene che per preparare soluzioni. L'acqua calda è particolarmente utile per le procedure di igiene e per lo scongelamento del colostro.
- Stracci puliti: Per asciugare i capretti e per l'igiene generale.
- Cordini in materiale resistente, non scivoloso e disinfettabile: Utili per le manovre di trazione in caso di distocia, se eseguite da personale esperto.
- Disinfettante a base di cloro da diluire in acqua: Essenziale per lavare e disinfettare mani e strumenti, garantendo un ambiente sterile per prevenire infezioni.
- Disinfettante per il cordone ombelicale: Tintura di iodio o clorexidina, cruciale per prevenire infezioni nel neonato.
- Guanti monouso in lattice: Indispensabili per qualsiasi intervento manuale, garantendo igiene e protezione.
- Sostanze lubrificanti: Olio, gel, grasso o sapone. Sono fondamentali per facilitare le manovre intrauterine in caso di distocia e ridurre il rischio di lesioni ai tessuti materni. È consigliabile l'utilizzo di preparati con polvere antibiotica, se disponibili, per un'ulteriore protezione.
- Colostro artificiale o di capra: È buona pratica congelare colostro di capra munto dalle prime capre pluripare sane che partoriscono, in dosi di 200-300 ml. Deve essere scongelato a bagnomaria in acqua tiepida (circa 40°C) per essere somministrato ai capretti che non possono ricevere il colostro materno.
- Complesso vitaminico-minerale ricostituente iniettabile: Contenente elementi come selenio, Vitamina A, Vitamina E, Vitamina D, può essere utile per supportare la madre dopo un parto difficile o in caso di sospette carenze che possono favorire la ritenzione placentare.
La disponibilità di questi elementi non solo facilita la gestione ordinaria del parto, ma permette anche di affrontare con maggiore sicurezza eventuali emergenze, contribuendo al benessere generale del gregge.
Gestione del Grembo e Osservazioni Comuni Post-Parto
Il periodo immediatamente successivo al parto, e le settimane a seguire, sono altrettanto importanti quanto la gestazione e il parto stesso. La presenza costante dell’allevatore in questi istanti delicati è rassicurante e fondamentale, culminando spesso in un gran sollievo quando tutto si conclude per il meglio.
L'allevamento di capre, sebbene preveda la naturalità degli eventi, beneficia enormemente della supervisione umana. Può capitare che vi siano complicazioni, che il capretto sia mal posizionato e che il parto naturale sia impossibile o pericoloso per la mamma e per i piccoli. Essere presenti significa poter agire con prontezza.
In alcuni casi, la sincronia della natura può essere sorprendente. Per esempio, l'osservazione ha mostrato che due capre, in due box affiancati, possono rompere le acque nello stesso momento, partorire in contemporanea (con una che dà alla luce due gemelli) ed espellere insieme la placenta. Questi eventi sincronizzati, sebbene non prevedibili, sottolineano l'importanza di un monitoraggio continuo del gregge in previsione dei parti.
Dopo la nascita, la madre pulisce i capretti con la lingua. In tal modo si crea un legame profondo tra la capra e la sua prole, un legame che assume un’importanza fondamentale se il capretto rimane con la madre per l'allattamento naturale. I capretti assumono il latte materno circa 20 volte al giorno, dimostrando la frequenza necessaria per il loro nutrimento e sviluppo.
A circa due settimane dalla nascita, i capretti iniziano a nutrirsi con cibi solidi. A partire da quel momento, devono avere un accesso costante al fieno o ad altro foraggio grezzo adeguato, che stimola lo sviluppo del rumine e la transizione verso una dieta più adulta.
Per uno sviluppo normale, i capretti hanno bisogno del contatto con i propri conspecifici. Passati i primissimi giorni in “isolamento” con la madre per rafforzare il legame e garantire le prime poppate vitali, i box vengono aperti. I piccoli fanno conoscenza tra di loro, cominciando a giocare in modo vivace. Questi giochi sono cruciali per il loro sviluppo sociale e fisico. Ad esempio, è comune osservare capretti che superano la gran parte delle capre adulte e spesso si dedicano a giochi sfrenati su e giù per qualche ceppo di legno o sasso, manifestando la loro energia e vitalità.
Mentre una parte del gregge è impegnata nei parti e nelle cure dei neonati in stalla, con le capre che hanno partorito che mangiano dalla mangiatoia e i piccoletti che poppano a volontà, il resto del gregge intanto continua ad andare al pascolo. Un capretto che ha già più di un mese può seguire agevolmente le capre al pascolo, integrandosi rapidamente con il gregge.
Le nascite possono presentare una netta prevalenza di un sesso rispetto all'altro, come ad esempio un numero maggiore di maschi. Tuttavia, questo non è un aspetto su cui l’allevatore può influire in modo significativo, essendo determinato da fattori biologici naturali.
Infine, è importante considerare l'ambiente esterno. La detenzione all’aperto può essere molto stressante per le capre in prossimità del parto e per i capretti appena nati, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse. Le greggi in cui sono presenti tali animali devono essere controllate due volte al giorno, o anche più frequentemente, per assicurarsi che tutti stiano bene e per intervenire in caso di necessità. Durante l’inverno, come già accennato, le capre gravide devono essere stabulate prima del parto per garantire un ambiente caldo e protetto.
Mamma capra partorisce i capretti - Luigino Leaval
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