Gianna Jessen: La Storia di una Sopravvissuta all'Aborto Salino e la Sua Voce per la Vita

La storia di Gianna Jessen è una testimonianza profondamente toccante e straordinaria, un racconto di sopravvivenza che ha sfidato ogni aspettativa scientifica e ha mosso milioni di persone in tutto il mondo. La sua vita, segnata da un inizio drammatico, è divenuta un faro di speranza e un'inesorabile richiesta di riflessione sui temi più delicati della vita umana. Gianna Jessen è riuscita a scampare viva all’aborto salino cui si era sottoposta la madre, trasformando la sua esperienza in una missione globale. La sua narrazione, permeata di fede e resilienza, è un potente invito a considerare il valore incommensurabile di ogni esistenza, sin dal concepimento.

La Nascita Impossibile: Un Aborto Salino Fallito Contro Ogni Aspettativa

La genesi della storia di Gianna Jessen affonda le sue radici in una decisione difficile presa dalla sua madre biologica nel 1977. Era una giovane donna di soli diciassette anni, che si trovava ormai nel terzo trimestre di gravidanza quando decise di abortire. I suoi genitori, scoprendo di aver generato la vita, avevano diciassette anni, e fu consigliato loro di rivolgersi al “Planned Parenthood”, descritto come l’ente abortista più importante al mondo. Fu proprio in questo contesto che la madre di Gianna si recò, a circa sei mesi e mezzo di gravidanza, o come riportato in altre occasioni, al settimo mese o alla trentesima settimana, per sottoporsi alla procedura del cosiddetto aborto salino tardivo.

La procedura di aborto salino è un intervento che si rivela di una crudeltà sconcertante, come dettagliatamente descritto dagli stessi documenti. Fu praticata un'iniezione di soluzione salina nell'utero, specificamente concepita per raggiungere il feto e corroderlo. Il processo è particolarmente brutale: il bambino la inghiotte e il suo corpo brucia dentro e fuori. La morte del bambino in caso di aborto per soluzione salina, avviene solo dopo ore di lenta e dolorosissima agonia. La creatura viene accecata, dopo essere stata ustionata esternamente ed internamente, e in seguito sopraggiunge la morte per soffocamento. La prassi prevedeva che il feto, ormai deceduto, dovesse essere espulso entro le successive ventiquattro ore. Questa era la terribile routine.

Illustrazione della procedura di aborto salino

Ma il destino di Gianna Jessen deviò drasticamente da questa prassi programmata. Con lei non funzionò: dopo 18 ore nacque. E vivo. Nonostante la brutalità del processo, la piccola Gianna nacque viva, un evento che si consumò sotto lo sguardo sconvolto dell’equipe medica presente. Questa la prassi, ma in casi come questo, la mano di Dio è in grado di deviare anche il sistema chimico più preciso ed efficace, come Gianna stessa ha ripetuto nelle sue testimonianze. Con grande stupore, la bambina venne immediatamente soccorsa e inviata in un ospedale, dove venne intubata per essere aiutata a respirare. Il suo essere nata viva ed essere stata soccorsa per l’assenza del medico non è stata una coincidenza, ma, per lei, il progetto d’amore di Dio. Questo stupore era giustificato, e ancor più angosciante se si considera che, come ha ricordato Gianna, fino al 2002 negli Stati Uniti d’America, i bambini nati vivi, potevano ancora essere soppressi con vari sistemi: strangolamento, soffocamento e abbandono senza alcun riguardo. Insomma, piccoli cuccioli d’uomo o cani era più o meno la stessa cosa. Gianna Jessen è nata il 6 aprile 1977, nella più grande clinica abortista d’America. Sul suo atto di nascita, oltre ad esservi incisa la data, c’è anche la seguente dicitura: “nata per aborto salino!”, un'espressione che ella affronta con una risata divertita, aggiungendo subito dopo con determinazione: “Non avete vinto!”.

Le Conseguenze di una Sopravvivenza Inattesa: Cicatrici Visibili e Invisibili e la Forza della Resilienza

La miracolosa sopravvivenza di Gianna Jessen non è stata priva di conseguenze profonde, che hanno plasmato la sua vita fin dai primi istanti. Come conseguenza dell’aborto, infatti, una paralisi cerebrale le impediva di camminare. I medici disperavano che riuscisse ad alzarsi dal letto, pronosticando una vita di immobilità. Il suo zoppicare, che qualche volta, dice, la fa “cadere elegantemente”, è un segno tangibile e costante della sua miracolosa origine, un promemoria fisico della battaglia che ha combattuto fin dalla nascita. Oltre alle sfide motorie, Gianna è affetta da “Post traumatic stress disorder”, una patologia che colpisce le vittime di grandi catastrofi o guerre, tipica delle persone che si sono trovate all’improvviso davanti alla morte dovendosi difendere. Questo disturbo, unito alle cicatrici fisiche, rivela la profonda impronta emotiva e psicologica lasciata dalla sua esperienza.

Gianna Jessen, la "bambina di Dio", sopravvissuta all'aborto salino.

Nonostante questo inizio estremamente difficile, la sua vita è stata un percorso di straordinaria resilienza e conquista. La sua madre biologica, comprensibilmente, non l’ha voluta e, dunque, Gianna è stata affidata a una casa d’accoglienza dove non era amata, iniziando un difficile periodo di instabilità. Gianna è passata da casa d’accoglienza a casa d’accoglienza, fino a raggiungere “Il nido di Penny!”, un luogo dove una donna di buon cuore l'ha presa sotto la sua ala protettrice. È stata Penny, la sua mamma adottiva, a cambiare il corso della sua vita. Dio però non l’ha abbandonata - ha ricordato Gianna - e l'ha fatta incontrare Penny, la sua mamma adottiva, che l’ha amata tantissimo, l’ha supportata e aiutata a superare la sua disabilità. Penny faceva con lei fisioterapia tre volte al giorno. Grazie all'impegno instancabile di questa educatrice, Gianna ha iniziato a mostrare progressi che andavano oltre le aspettative mediche. Fino a tre anni la bambina mostrava evidenti difficoltà a reggersi in piedi, poi ha imparato a farlo e a muovere i primi passi, sebbene solo con tutori alle gambe e deambulatori. Dopo i tre anni e grazie all’impegno di questa educatrice, è riuscita a rendersi autonoma e oggi cammina, zoppicando, ma cammina. Ho cominciato ad alzare la testa e poi a camminare. Avevo tre anni. Oggi cammina con difficoltà; deve essere aiutata; non ha molto senso dell’equilibrio. Tuttavia, la sua determinazione è incrollabile: “Non so se questa cosa si risolverà, ma di una cosa sono certa: se dovrò gattonare per arrivare in Paradiso, non darò al diavolo la soddisfazione di non farcela”. Con un sorriso canzonatorio, ammette alla trasmissione l’Italia sul due: “Sono dura a morire!”. In buona sostanza, ciò che per tutti i bambini del mondo è uno sviluppo normale, per lei diviene una conquista, come una conquista è tutta la sua vita. Passo dopo passo, persona dopo persona, Gianna si rende conto che la sua esistenza è come un cielo costellato di stelle, come un percorso a tappe che lentamente la conduce a diventare ciò che è oggi.

Una Voce Gagliarda per la Vita: La Missione e il Messaggio di Gianna

La sopravvivenza di Gianna Jessen non è stata la fine della sua storia, ma l'inizio di una potente missione. È diventata una delle voci più convinte del Movimento per la vita, portando il suo messaggio in ogni angolo del globo. Afferma senza alcun indugio che la logica del mondo è distante miglia e miglia da quella di Dio, ma che ogni uomo può redimersi e invertire la rotta. La sua missione è quella di portare un po' di umanità in un dibattito che è diventato una semplice questione, una missione che Gianna persegue con una forza e una chiarezza che le conferiscono un'aura unica. È una delle pochissime voci al mondo che possa parlare a nome dei milioni di bambini uccisi ogni anno nella strage più silenziosa e sconosciuta.

Con una determinazione orgogliosa, Gianna Jessen afferma di essere nata per suo volere, ben due volte. Sostiene di essere al mondo per agitare le acque, perché gli uomini di tutto il mondo non si sentano a loro agio, ma percepiscano di essere chiamati a prendere una posizione netta nella battaglia tra la vita e la morte. Dal podio durante una delle sue conferenze, come quella tenutasi in una sala del governo gremita di gente, Gianna interpella direttamente il suo pubblico, chiedendo con forza: “Tu da che parte stai?”. In quell’occasione, non ha paura di affermare senza mezzi termini che la sua causa è Gesù Cristo, che tutto è per la sua gloria, ogni vita e ogni morte. La sua è una battaglia ideologica, un confronto che porta avanti con il vessillo della sua tragica esperienza ben alto e in vista, desiderosa che chi ascolta la sua voce non pensi che lei sia una delle tante abiette legate alla logica della chiesa ormai ammuffita.

Gianna Jessen sul palco durante una conferenza

Gianna Jessen sfida direttamente l'argomento dei diritti delle donne, spesso invocato nel dibattito sull'aborto. "Se l’aborto è una questione dei diritti delle donne, dove erano i miei diritti quel giorno?" è una delle sue domande più celebri e incisive. E ancora, con la stessa enfasi: "Se l'aborto riguarda solo i diritti della donna, come la mettiamo con i miei?". Queste domande risuonano come un grido per tutti quei bambini mai nati, che avrebbero potuto domandare la stessa cosa: voci spezzate, incapaci di rivendicare il proprio diritto! La questione si espande: a chi va indirizzata una domanda come questa, alla donna, alla società civile, alla scienza, o forse ad ognuna di queste? Gianna Jessen considera terribile arrogarsi il permesso di decidere della vita di una persona, anche e soprattutto quando ha qualche problema. Critica apertamente l'idea secondo cui, siccome il bambino è disabile, per intendersi, sarebbe meglio interrompere la gravidanza, come se la qualità della vita e l’anima dipendessero dalla forma del corpo.

Nel suo monologo, acceso e gagliardo, si ascoltano spunti di riflessione particolarmente profondi. La sua battaglia non è solo la vita contro la morte, ma anche l’eterna lotta del forte sul debole. Confrontando le ingiustizie storiche, Gianna si domanda: se tutti noi ci siamo scandalizzati davanti al concetto di purezza della razza degli antichi nazisti, come possiamo non inorridirci di fronte a quell’olocausto silenzioso che si consuma ogni giorno nelle cliniche abortiste o negli ospedali ordinari di tutto il mondo? La sua voce si alza per chiedere: come possiamo lasciare che avvenga senza far nulla per impedirlo?

Le Ombre dell'Industria dell'Aborto: Tra Passione e Profitto

La testimonianza di Gianna Jessen non si limita alla sua esperienza personale, ma si estende a una critica incisiva verso l'industria dell'aborto. Gianna dice di conoscere il nome del medico che ha eseguito il suo aborto, e leggendo una sua intervista racconta di avergli sentito dichiarare che aveva abortito centinaia di bambini e che per lui si trattava di una passione. Eppure, un esame più approfondito del contesto in cui operano tali strutture rivela un quadro molto più complesso e controverso. Le sue cliniche, quelle del medico in questione, sono la più grande catena di cliniche per abortire degli Stati Uniti e, secondo le sue affermazioni, fatturano circa 70 milioni di dollari l'anno. Ha dichiarato di aver praticato un milione di aborti e che praticare aborti era la sua passione.

Di fronte a queste cifre e a tali dichiarazioni, Gianna pone una domanda retorica ma fondamentale, che getta luce sulle motivazioni reali: Allora io mi chiedo è davvero una passione? Oppure un modo per fare soldi sulle debolezze altrui e in particolar modo su quelle delle donne? Questa interrogazione sottolinea la sua convinzione che dietro l'apparente altruismo o la "passione" per la pratica si possano celare interessi economici significativi, sfruttando momenti di vulnerabilità personale.

Oggi, di fronte all’esperienza disarmante di Gianna Jessen, ci si domanda se la donna, soggetto tanto discusso e al centro delle più ostinate diatribe sociali, si renda davvero conto di ciò che fa quando abortisce un figlio. E con piena convinzione si riesce a rispondere da soli: non si crede. Questa riflessione mette in evidenza la complessità psicologica ed emotiva che spesso accompagna la decisione di abortire, suggerendo che le donne coinvolte possano non percepire appieno la portata delle loro azioni, forse a causa di pressioni esterne o di una mancanza di informazione completa.

L'Intervento Divino e i Riconoscimenti a Livello Internazionale

Gianna Jessen attribuisce la sua incredibile sopravvivenza e la forza che la anima a un disegno divino, una costante nelle sue testimonianze. Io sono viva grazie a Gesù, che mi ha protetta nel grembo di mia madre che ha cercato di abortirmi alla trentesima settimana, ha affermato. Ha quindi spiegato che essere nata viva ed essere stata soccorsa per l’assenza del medico non è stata una coincidenza, ma il progetto d’amore di Dio per lei. Queste profonde convinzioni spirituali hanno trovato risonanza anche in figure di spicco a livello mondiale. Disse di lei santa Madre Teresa di Calcutta: «Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. E’ bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore.». Le parole di Madre Teresa confermano la percezione di un significato più ampio dietro la straordinaria vicenda di Gianna.

La sua storia ha avuto risonanza anche a livello politico e istituzionale, trascendendo i confini del dibattito religioso. Il suo caso fu raccontato in occasione del novantesimo anniversario dalla fondazione di Planned Parenthood, una celebrazione tenutasi dal Senato del Colorado, quando il senatore Ted Harvey invitò la donna a raccontare la sua storia ai membri del Senato. La sua voce è stata quindi ascoltata nelle più alte sfere legislative americane, dove ha potuto condividere il suo messaggio. Ha poi continuato il suo racconto spiegando che, ovviamente, la sua madre biologica non l’ha voluta e, dunque, è stata affidata a una casa d’accoglienza dove non era amata, una parte dolorosa della sua vita che ha avuto un esito positivo solo grazie all'intervento della sua famiglia adottiva. Un fatto significativo e di stretta attualità ha ulteriormente sottolineato la sua influenza e la rilevanza del suo messaggio: Gianna ha affermato: «Voglio dirvi una cosa bella e d’attualità: il presidente Trump ha revocato i fondi statali alla clinica abortista in cui sono nata.». Questo evento è stato da lei interpretato come un segno di giustizia e un'affermazione dei principi per i quali combatte.

La Risonanza Globale e la Reazione Italiana: Un Messaggio che Incontra Resistenze e Supporto

Gianna Jessen gira il mondo a testimoniare la sua straordinaria esperienza, portando la sua voce in contesti internazionali e parlando anche davanti al Congresso negli Stati Uniti. La sua non è una testimonianza comune nelle cronache del nostro mondo; non solo perché - SOPRAVVISSUTA ALL’ABORTO - non è cosa comune, ma perché la sua è una autentica testimonianza di come una logica superiore alla logica della morte possa riempire la vita di una persona ed essere «buona novella», una notizia da gridare sui tetti e nelle coscienze di ogni uomo, in particolare dei giovani. Il suo percorso è diventato un simbolo di speranza e una sfida alle convenzioni.

Mappa delle nazioni in cui Gianna Jessen ha testimoniato

In Italia, tuttavia, la conoscenza di Gianna Jessen è più limitata. In Italia chi conosce Gianna Jessen? Solo una piccola parte del mondo cattolico. Questa scarsa diffusione del suo messaggio nel panorama generale italiano è un dato che solleva interrogativi. La stessa Wikipedia italiana le dedica dieci righe in cui (come fa sempre) si dimentica di scrivere quello che non le fa comodo e cioè che Gianna è naturalmente contro l'aborto, ce l'ha con le femministe e contro il diritto delle madri di abortire senza pensare al diritto di chi vorrebbe nascere, crede in Gesù e si considera «La bambina di Dio»: una figura considerata "politically scorrect." Questo atteggiamento da parte di alcune piattaforme informative e dei grandi poli editoriali impedisce una conoscenza completa della sua figura e del suo pensiero. È ovvio che i grandi poli editoriali non pubblichino in italiano il suo libro «Aborted and lived to tell about», ma ci si chiede perché non lo facciano neanche le case editrici cattoliche, evidenziando una certa reticenza o difficoltà nel diffondere pienamente la sua storia.

La sua presenza è stata particolarmente attesa e significativa in luoghi dove il dibattito sull'aborto è acceso e attuale. Così abbiamo avuto l’occasione di poterla incontrare anche a San Marino, quella «Antica terra della libertà» dove, per malaugurata sorte, si vuole cancellare, in nome di una malintesa libertà, il diritto di ogni uomo alla vita. Questo tentativo si concretizza nell'introduzione di una legge sull’aborto che, almeno come è stata presentata, concederebbe l’aborto indiscriminatamente, senza alcuna condizione fino al terzo mese, ed anche alle minorenni. Una legge che permetterebbe questo senza che nessuno possa interferire, e senza che si prenda in considerazione che, comunque, l’essere concepito ha anche un padre (o la donna un partner, se si preferisce questa asettica definizione).

Questo scenario normativo a San Marino evidenzia ulteriormente la centralità del suo messaggio e le sfide etiche che esso pone. Se l’aborto fosse solo l’eliminazione di un grumo di cellule, ci si domanda, perché parlare di “dramma”? Dalla sua testimonianza e dal dibattito emerge chiaramente che si tratta di un essere umano con precisi diritti. In questo contesto, nasce l’«esigenza di varare una legge ad hoc? Se il nascituro fosse solo un grumo di materia perché avere una legge apposita? Basterebbe l’attuale disciplina normativa riguardante gli interventi sanitari». Queste domande sottolineano la percezione di una profonda contraddizione nella legislazione proposta. Chissà se una testimonianza, al di là delle chiacchiere e delle contrapposizioni ideologiche, spesso espresse da incompetenti, ci aiuterà a promuovere un autentico progresso di civiltà, stante che la uccisione di un essere umano indifeso non pare avere questi connotati. Chissà se chi pensa diversamente, di fronte all’evidenza di una testimonianza, saprà superare lo schema che fa mettere l’idea contro la vita. Gianna Jessen è stata, ad esempio, il primo ospite d’eccezione dei tre Quaresimali proposti dalla Parrocchia di Soresina, dimostrando l'importanza che le viene attribuita in contesti religiosi e civili. Un incontro come quello atteso per domenica 26 novembre 2017, alle 20.30, a Serravalle, nella Sala Polivalente, “Auditorium Little Tony”, Piazza Bertoldi, promette di essere significativo e toccante, e si afferma che non se ne rimarrà delusi. La sua storia ha anche ispirato il cinema: la Jessen non ha esitato a commentare il film, specificando che è solo ispirato alla sua vita, ma non è un’autobiografia. Il film "October Baby" è infatti ispirato alla sua vicenda.

Il Messaggio di Speranza, Fede e Perdono: Un'Eredità Duratura

Nonostante le prove inimmaginabili e le sfide affrontate sin dalla nascita, Gianna Jessen è una donna entusiasta della vita e che trasmette questo entusiasmo a chi la circonda. Il suo messaggio, al di là del racconto della sua sopravvivenza, è intriso di una profonda speranza e di una fede incrollabile. Una delle parti più commoventi della sua testimonianza riguarda il perdono: Ho incontrato la madre biologica e l'ha perdonata, perché «mi hanno odiata fin dal concepimento, ma sono stata amata da molte più persone e da Dio». Questa capacità di perdonare, nonostante il trauma subito, è un elemento centrale della sua predicazione, che sottolinea la potenza dell'amore e della grazia divina.

Con un fare molto familiare ma diretto, ha raccontato la sua vita, la sua esperienza, la sua battaglia per la vita, toccando le corde più profonde dell'animo umano. La sua forza di volontà è evidente e inesauribile; lei stessa ha detto di averne. E ha aggiunto con chiarezza: «Ho una grande volontà, anche per parlare di Dio in un mondo in cui Dio non è abbastanza sofisticato, o almeno così sembra. Quello che voglio dirvi e testimoniarvi è che tutti hanno vissuto delle tragedie, ma non bisogna vivere nel passato e se vi affidate a Dio vi aiuterà ad andare avanti.». Il suo consiglio si estende con compassione a chi ha abortito: «A chi ha abortito dico di affidarsi a Dio, perché li perdonerà, perché Dio perdona tutti e tutto, per questo è morto in croce, per ottenerci il perdono. E affidandosi a Dio verrà meno il peso dell’aborto che ciascuno ha sul cuore, o almeno non sarà portato in solitudine.».

Attraverso queste parole, Gianna Jessen offre una prospettiva di redenzione e di conforto, sottolineando la possibilità di trovare pace e significato anche dopo eventi traumatici e scelte difficili. La sua vita, un cielo costellato di stelle, come un percorso a tappe, l'ha lentamente condotta a diventare ciò che è oggi: non solo una sopravvissuta, ma una delle voci più convinte nella battaglia tra la vita e la morte, un faro di speranza per coloro che cercano risposte e un'ispirazione per un mondo che, come lei stessa ci insegna con la sua ineguagliabile determinazione, è chiamato a prendere una posizione netta di fronte al valore inviolabile di ogni vita.

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