La città di Perugia, attraverso il suo polo ospedaliero del Santa Maria della Misericordia, si è distinta negli anni per una serie di eventi ostetrici singolari, che spaziano dal miracolo della vita in situazioni di emergenza fino a narrazioni che, per la loro straordinarietà, hanno varcato i confini della veridicità, trasformandosi in vere e proprie bufale mediatiche. Analizzare il panorama dei parti nel territorio perugino significa immergersi in un contesto dove la statistica medica si intreccia con il vissuto umano, evidenziando come ogni nascita rappresenti un capitolo unico.

La coincidenza delle nascite multiple: il caso delle gemelline
«Quando mi hanno informato del parto di tre gemelline, mi sono ricordato che un caso analogo si era verificato esattamente un anno fa»: il dottor Giorgio Epicoco, direttore della struttura di Ostetricia e Ginecologia del Santa Maria della Misericordia, non ha avuto bisogno di fare controlli, infatti la mattina del 12 aprile 2017 nacquero tre gemellini e la notte scorsa, per una assoluta coincidenza, sono nate tre gemelline: Chloe (peso Kg. 1,480), Emily (Kg 1,436) e Mia (Kg 1,460). La coincidenza si è verificata grazie al parto prematuro di una giovane donna di Perugia, che ha partorito a 32 settimane.
La gravidanza della notte scorsa, al pari di quella di un anno fa, è frutto di un concepimento spontaneo, che si verifica in percentuale inferiore al 2% dei parti, mentre è più frequente nella procreazione medicalmente assistita. I genitori - il papà Nizar di origini tunisine, in Italia da oltre 15 anni, perfettamente integrato e orgoglioso di parlare lo slang perugino e la mamma Valentina - gestiscono un'attività commerciale a Olmo di Corciano ed hanno già un figlio, Samuele, di due anni. «Penso che prenderò coscienza della famiglia allargata in maniera esponenziale solo una volta che saremo tutti a casa», ha detto la mamma attraverso l'ufficio stampa dello ospedale.
Il mito del neonato da 40 chilogrammi: l'anatomia di una bufala
A Perugia si potrebbe avere un nuovo record. Una notizia riportata ha generato scalpore: una donna di 300 chili avrebbe dato alla luce un bambino che ne pesa 40. Un peso che potrebbe rendere questo neonato il più grande bambino mai nato. Il gigantesco bambino ha sorpreso i medici e i membri dello staff, che miracolosamente sono riusciti a portare alla luce ben 40 chili. Il bambino è in ottima salute, come confermano i medici. La madre è stata sottoposta a un’incisione chirurgica uterina e un’altra nella parte inferiore dell’addome.
«Obesità, ma se me lo avessero raccontato non ci avrei mai creduto, conserverò il ricordo di questa gravidanza fino alla morte. Ho veramente creduto ci fossero quattro o anche cinque bambini in quel pancione, invece no, era solo un grande e robusto neonato. Ha sicuramente una carriera come giocatore di rugby in futuro», ha commentato ridendo il ginecologo che ha praticato il taglio cesareo. La madre, in merito all'obesità, ha dichiarato: «Sono determinata a dimagrire, non voglio restare in casa. Voglio essere in grado di allevare mio figlio, trovare un fidanzato che voglia restare accanto a me e che mi porti all’altare».
Questa la notizia riportata che ha generato scalpore, purtroppo sembrerebbe di fatto una bufala. Difatti, non ne esiste riscontro in alcuna delle testate ufficiali, locali e internazionali; un fatto di tale portata avrebbe dovuto fare il giro del mondo. È bufala anche la foto messa in evidenza. In realtà, l’intera farsa ha preso ispirazione dalla storia di Ademilton Los Santos, il neonato gigante nato il 18 gennaio 2005 all’Albert Sabin Maternity Hospital di Salvador, a Nord-Est di Sao Paulo, un neonato di 8 chilogrammi, riconosciuto subito come il più grande di tutto il Brasile.
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Parti spontanei precipitosi e situazioni di emergenza
"E' stata un'emozione fortissima. Enorme. Abbiamo fatto tutti dei corsi per poter essere pronti e intervenire nel migliore dei modi in caso di parto precipitoso, ma ovviamente, una cosa è essere preparati e tutt'altra cosa è vivere questa esperienza. Per me bellissima". E' ancora emozionato Damiano Dellipoggi, infermiere in servizio presso il pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia qualche ora dopo aver assistito una mamma durante il parto.
Si chiama parto spontaneo precipitoso quando il travaglio e la nascita avviene in meno di tre ore. Si stima, secondo gli ambienti medici, che questo avvenga, facendo una media, nel 2% per cento dei parti complessivi in un anno. Un parto spontaneo veloce è avvenuto stavolta a Perugia nel giorno di San Valentino alle ore 4.10 di mattina: una bambina è nata nella sala rossa del Pronto Soccorso di Perugia diretto dal dott. Saverio Arena. Il padre, dopo essersi reso conto dell’imminente arrivo della piccolina, corre in macchina direttamente al Pronto Soccorso per accompagnare la moglie giunta alla 40esima settimana di gravidanza. Non appena varcata la soglia del Pronto Soccorso la signora viene prontamente accolta e subito assistita dal personale sanitario durante il parto spontaneo precipitoso che si è concluso nel giro di pochi minuti. “La bimba sta bene è in camera con la sua mamma. In questo tipo di parti è necessario prestare un’assistenza puntuale, tempestiva ed efficace poiché essi sono gravati da un maggior numero di complicanze”, aggiunge il dottor Saverio Arena, direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia.
Il miracolo della vita dopo la paura e lo sconforto. Una storia emozionante quella che arriva da Perugia, dove una mamma ha partorito in auto qualche ora dopo la seconda scossa di terremoto che ha colpito il Centro Italia. Sono state centinaia le richieste di aiuto arrivate la notte scorsa alla centrale del 118 di Perugia. Tra queste, c'è stata anche quella dei genitori della bambina intorno a mezzanotte. A quel punto, data la situazione di allarme per via del terremoto, il consiglio del centralino è stato quello di fermare subito l'auto per strada e attendere l'arrivo dei soccorsi. La donna è stata trasferita al Pronto Soccorso dell'ospedale di Città di Castello in ambulanza e assistita nelle ultime fasi del parto dalla dottoressa Valentina Ruscitto e dall'infermiera Marta Crispoltoni.
Gestione clinica in tempi di pandemia
Una giovane donna perugina, risultata positiva al coronavirus, ha dato alla luce una bambina alle ore 6 di una mattina nella struttura di Ostetricia dell’Ospedale di Perugia, in un’area che era stata appositamente organizzata per garantire la massima sicurezza alle gestanti e al personale sanitario. L’allerta era scattato quando la donna ha manifestato sintomi influenzali, con febbre. Risultata positiva, è stata immediatamente assistita in una area diversa da quella delle degenze ordinarie. I sanitari hanno così potuto dare inizio alle operazioni del parto indotto e, la mattina, è nata Margherita. Il peso è di Kg 3.300 e le sue condizioni sono state definite buone dai sanitari. Al parto hanno assistito il dottor Saverio Arena e le ostetriche Silvia Valigi e Lara Lucchetti. La mamma, subito dopo il parto, è stata trasferita nel reparto di Malattie Infettive, dove le sue condizioni al momento non destano preoccupazioni.

Analisi demografica delle nuove nascite in Umbria
Il 2025 all’ospedale di Perugia si apre all’insegna del fiocco rosa. Ed è sempre in rosa che si chiude il 2024. La prima nata di questo nuovo anno si chiama Rachele, pesa 3,360 chilogrammi ed è venuta alla luce alle 00.49 con parto cesareo assistito dalla ginecologa Chiara Antonelli, dalla anestesista Claudia Pompei insieme alle ostetriche Bordoni, Mattoni e Allegrucci. Rachele è la primogenita di mamma Giulia e papà Rocco, residenti a Perugia. Giorgia, invece (2 chili e 950 grammi) ha chiuso il 2024. E’ la primogenita di mamma Alessia e papà Gianluca, originari di Salerno e residenti a Corciano. E’ venuta alla luce alle 21.38 della notte di san Silvestro con parto spontaneo assistito dall’ostetriche Francesca Bordoni e Elisa Mattoni e dalla ginecologa Chiara Antonelli.
Foligno e Orvieto vedono la cicogna farsi attendere. Sia al San Giovanni Battista che al Santa Maria della Stella almeno fino al tardo pomeriggio di ieri, non ci sono stati bebè in arrivo. Nella città della Quintana l’ultimo nato del 2024 è Rayan. E’ venuto alla luce il 31 dicembre alle 11.26 e pesa 2810 grammi. Il bimbo gode di ottima salute ed è stato accolto con grande emozione e gioia dalla mamma e dal papà, domiciliati a Spoleto. A Orvieto è Sole a chiudere il 2024. Risiede in città, il papà e la mamma si sono recentemente trasferiti ad Orvieto da Todi, pesa 2730 grammi e anche lei è vispa e in forma. La piccola è arrivata il 27 dicembre alle 21.50. "Nessuna nuova nascita, al momento, nel 2025", riferisce il dottor Fabrizio Mechilli.
Città di Castello, Gubbio e Gualdo Tadino: nessun nuovo nastro da appendere alle culle, almeno da previsioni, per questo primo giorno del 2025, in entrambi gli ospedali. Si chiama Aurora l’ultima bambina nata al reparto di Ostetricia e ginecologia di Città di Castello. È venuta alla luce alle 15,43 del 31 dicembre 2023 da un parto operativo. Pesa 4,020 chilogrammi; i genitori sono residenti a Montone. Nel 2024 a Città di Castello sono stati effettuati 511 parti (nel 2023 sono stati 589). Il 31 dicembre 2024 alle ore 18,39, invece, è nato con un parto spontaneo Bernardo, l’ultimo dell’ospedale di Gubbio - Gualdo Tadino. Pesa 3,540 kg e i genitori sono residenti a Fabriano. Complessivamente nel 2024 nel punto nascita di Branca sono nati 437 bambini (nel 2023 sono stati 465).
Terni: la cicogna si è fatta attendere anche nella città dell’acciaio. Se la prende comoda il primo nato del 2025. Mattia taglia infatti il traguardo alle 11.40. Pesa 3,120 kg. A chiudere invece i dodici mesi dell’anno vecchio è una bimba. Al Santa Maria l’ultima nata del 2024 si chiama Dafne. Ha emesso il primo vagito alle 23.10 e pesa 3,380 chilogrammi. I nati complessivi a Terni del 2024 arrivano a quota 1057.
Ma quali sono stati i nomi più diffusi tra i nati dell’anno appena trascorso? Ha vinto la tradizione. Non ci sono scelte straniere o attinte dalle fiction. Per i maschi ai vertici della classifica ci sono Edoardo, Gabriele e Leonardo. Ludovica, Sofia e Vittoria prevalgono tra le donne. Queste dinamiche riflettono un trend regionale che vede da una parte la resistenza delle tradizioni nominali e dall'altra una costante attenzione alla sicurezza clinica, supportata da reparti ostetrici che operano in contesti di crescente complessità organizzativa.
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