La medicina moderna ha compiuto passi da gigante nel campo della procreazione medicalmente assistita, trasformando quella che un tempo era una speranza in una realtà tangibile per migliaia di persone. Al centro di questo progresso si trovano strutture d'eccellenza che, attraverso ricerca, innovazione tecnologica e un profondo senso etico, ridefiniscono i confini della fertilità. Il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, sotto la guida di esperti di fama internazionale come la professoressa Eleonora Porcu e il professor Renato Seracchioli, rappresenta un punto di riferimento nazionale ed europeo per la gestione della fertilità, specialmente nei casi più complessi legati a patologie oncologiche o condizioni genetiche ereditarie.

L’Oncofertilità: Preservare il Futuro dei Pazienti Oncologici
Preservare la fertilità non solo delle donne, ma anche degli uomini, è uno degli obiettivi dell’Irccs Sant’Orsola di Bologna verso chi è colpito da tumore. Dall’inizio dell’anno, il Policlinico dedica un grande impegno all’oncofertilità, in modo da dare domani l’opportunità di diventare madre o padre a chi oggi scopre di avere una patologia tumorale. Si lavora costantemente per creare un centro di fertilità dedicato esclusivamente ai pazienti oncologici.
Se i medici si trovano di fronte a una donna, propongono il prelievo di ovociti o di tessuto ovarico. Dipende dal tipo di tumore e anche dall’età: alle pazienti in età pediatrica o alle giovani adulte che non possono aspettare di sottoporsi a cicli di stimolazione ovarica, perché devono iniziare in tempi rapidi la chemioterapia, viene prelevato per via laparoscopica il tessuto ovarico che poi viene congelato. Una volta ottenuta la guarigione, questo viene ritrasferito alla paziente. La crioconservazione di tessuto ovarico offre importanti prospettive per preservare sia la funzione riproduttiva, ossia la produzione di gameti femminili, gli ovociti, sia la funzione endocrina dell’ovaio, cioè la produzione di ormoni importantissimi per la qualità di vita di una donna.
Anche per il sesso maschile sono previsti percorsi destinati al congelamento del liquido seminale per chi deve sottoporsi a chemioterapie che possono danneggiare la produzione di spermatozoi. I casi stanno crescendo di anno in anno, anche dal Rizzoli, l’Istituto ortopedico di Bologna, i medici inviano molti ragazzi con patologie oncologiche. Soltanto lo scorso anno, sono state effettuate 84 procedure.
Prima gravidanza dopo crioconservazione del tessuto ovarico in una paziente oncologica
Oltre l’Oncologia: La Tutela della Fertilità in Presenza di Patologie Complesse
Non sono solo i pazienti oncologici a beneficiare di queste tecniche all’avanguardia. Esistono percorsi specifici per preservare la fecondità di chi soffre di altre malattie. Si è cominciato a preservare ovociti anche delle donne che non soffrono di patologie oncologiche, ma che hanno ovaie la cui funzionalità è messa a rischio per la presenza di endometriosi o cisti ovariche di altra natura, oppure perché sono state sottoposte a interventi che abbiano determinato una riduzione della fertilità in età giovanile. Si tratta di donne alle quali viene offerta la possibilità di crioconservare un piccolo patrimonio di gameti in situazioni di grave rischio per una futura fertilità. Nel 2022, ad esempio, sono stati congelati 142 ovociti e 89 embrioni e conservati nell’azoto liquido gli spermatozoi di 94 uomini.
I dati sono numericamente importanti. Sono stati preservati 1.268 liquidi seminali, 639 di questi sono stati scongelati dopo la guarigione dei pazienti e sono state ottenute 144 gravidanze di cui 117 a termine. Nella donna sono stati effettuati 578 cicli di criopreservazione di ovociti, 126 cicli di scongelamento e 24 gravidanze di cui 17 a termine; il tessuto ovarico è stato prelevato a 1.100 donne ed è stato reimpiantato a 41 di loro, con una ripresa della funzione endocrina nel 90% dei casi e con 8 gravidanze di cui 4 portate a termine.
Strategie Preventive e Mutazioni Genetiche Brca
Per ridurre il rischio di tumore dell’ovaio nelle donne portatrici della mutazione genetica Brca1 e 2, c’è una nuova proposta terapeutica nell’ambito della chirurgia preventiva. L’unico modo efficace finora è stato quello di rimuovere contemporaneamente sia le ovaie sia le tube di Falloppio. Adesso, invece, si propone alle giovani donne con questa alterazione genetica un intervento di profilassi limitato all’asportazione delle tube, che dovrebbero essere la sede iniziale delle cellule tumorali, per poi togliere più avanti anche le ovaie. Se il gene mutato è Brca 1, il secondo intervento può essere svolto verso i 45 anni, se è il 2 si può arrivare anche a 50 anni prima di tornare in sala operatoria.

Il Policlinico partecipa a uno studio internazionale per sperimentare il nuovo approccio terapeutico, in cui sono coinvolti 25 centri, situati in 15 diversi Paesi. Le donne portatrici della mutazione genetica Brca1 e 2 presentano un rischio di sviluppare tumori alla mammella e all’ovaio molto più elevato rispetto al resto della popolazione generale. Nella popolazione generale l’incidenza di cancro all’ovaio è dell’1%, mentre sale al 50% nelle donne con mutazione Brca 1 e 2 o con una storia familiare di cancro alle ovaie. Lo svantaggio più importante della chirurgia preventiva, in cui vengono rimosse insieme ovaie e tube, è la menopausa precoce, in anticipo dai 5 ai 15 anni rispetto all’età fisiologica. Togliere solo le tube, invece, consente alle pazienti di ritardare la menopausa precoce e di conservare più a lungo la produzione di ormoni che regolano molte funzioni. L’effetto più significativo della nuova strategia terapeutica ricade, quindi, sulla qualità di vita delle pazienti.
La Criobanca e la Scienza che Ferma il Tempo
Nella struttura del Sant’Orsola, la criobanca custodisce più di diecimila ovociti appartenenti a circa 1.500 donne, e i primi conferimenti risalgono a tre decenni fa. I preziosi astucci, dove vengono applicate le etichette con i riferimenti di ogni donna, sono conservati in alti contenitori di acciaio e alluminio, pieni di azoto liquido. Gli ovociti restano giovani perché a meno 196 gradi il tempo si ferma e possono essere conservati a lungo.
Si può arrivare alla maternità, infatti, mettendo nel gelo gli ovociti sia prima di intraprendere le terapie anti-tumorali, nel caso di pazienti oncologiche, oppure anche per problemi legati all’infertilità. Poi, al momento opportuno, si chiede lo scongelamento per cercare una gravidanza. Il congelamento degli ovociti dà la possibilità a una donna di avere bambini anche dopo molti anni che li ha depositati nella criobanca.
La Fecondazione Eterologa e la Sfida dell’Accessibilità
Il dibattito sulla fecondazione eterologa ha richiesto uno sforzo organizzativo e umano notevole. Dopo la sentenza della Corte costituzionale, il centro di Bologna ha registrato numerosi successi, con gravidanze ottenute anche dopo molti anni di conservazione dei gameti. La sfida principale rimane quella della disponibilità dei donatori, che rappresentano un vero e proprio "tesoretto" di generosità.
La professoressa Porcu sottolinea spesso come fare un figlio presupponga sempre e comunque un’incognita, sia se arriva senza aiuti da parte della medicina, sia se si ricorre alla procreazione assistita con fecondazione omologa, sia se c’è di mezzo l’eterologa. È necessario individuare e quindi evitare la trasmissione di malattie infettive o genetiche, anche se ovviamente non sarà possibile identificare tutte le possibili patologie. Per questo occorre che i pazienti siano informati, in modo da non creare false aspettative.

L'Importanza della Donazione e dell’Etica Medica
Le storie dei pazienti, che hanno toccato da vicino l’importanza del dono, sono fondamentali per comprendere quanto un gesto normale, di responsabilità civica, possa essere fondamentale nella vita degli altri. Che si tratti di sangue, midollo osseo o gameti, il valore della donazione rimane un pilastro etico insostituibile. La giuria del Premio Giornalistico “Fidas-Isabella Sturvi”, che annovera professionisti del calibro di Donatella Barbetta, ha ribadito più volte come il racconto di queste storie di generosità sia un incentivo al fare di più.
La professoressa Porcu, nel suo lavoro quotidiano tra provette, microscopi e contenitori di azoto liquido, vive la professione non solo come una fornitrice di gameti, ma con un approccio che definisce antropologico. La gioia che scaturisce da una gravidanza ottenuta dopo un percorso difficile, come quello di una paziente colpita da linfoma, è un aspetto della professione che non ha prezzo ed è difficile da esprimere. Per chi crede in Dio, tutti abbiamo dei talenti dei quali dobbiamo in qualche modo rendere conto e non seppellirli nella sabbia. La sensazione di averli utilizzati a favore di tante ragazze fortunate rimane la motivazione primaria che spinge a superare continuamente i record e le frontiere della scienza medica.
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