Il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia è sancito dalla Legge 194 del 1978, un quadro normativo volto a garantire la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell'aborto attraverso una rete di consultori familiari. Tuttavia, l'effettiva applicazione di questa legge e l'accesso ai servizi IVG in Italia, e in particolare in Liguria, presentano un quadro complesso, caratterizzato da disparità territoriali, un elevato numero di obiettori di coscienza e dibattiti politici che ne influenzano l'attuazione.
La Legge 194/78: Principi e Obiettivi
La Legge 194/78, approvata il 22 maggio 1978, stabilisce che "lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio". L'obiettivo principale è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell'aborto, perseguita attraverso la promozione e il potenziamento dei consultori familiari. La legge prevede l'interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari, ma solo dopo aver esaminato le possibili soluzioni e offerto aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero all'interruzione.
Vengono definite due tecniche per effettuare l'IVG: quella farmacologica e quella chirurgica. Il metodo farmacologico, che prevede la somministrazione di mifepristone (RU486) e prostaglandina, è stato aggiornato nelle Linee di indirizzo del Ministero della Salute nell'agosto 2020, stabilendo che possa essere effettuato esclusivamente presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e funzionalmente collegate all'ospedale, autorizzate dalla Regione, nonché in consultori o day hospital. Il metodo chirurgico, invece, viene eseguito in strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate e autorizzate dalla Regione, in anestesia generale o locale.
Un aspetto cruciale della Legge 194 è l'articolo 9, dedicato all'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario. Questo articolo stabilisce che l'obiezione non possa essere invocata quando l'intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo e che esoneri il personale dal compimento delle procedure specificamente dirette a determinare l'interruzione di gravidanza, ma non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.

Il Contesto Ligure: Dati e Dibattito Politico
In Liguria, il tema del diritto all'aborto è emerso con forza in seguito a un ordine del giorno presentato dal Partito Democratico, che impegnava la giunta Toti a garantire alle donne la possibilità di effettuare una scelta di interruzione volontaria di gravidanza senza incorrere in difficoltà nell'accesso alle strutture. Fratelli d'Italia si è astenuta sulla proposta, motivando la scelta con la volontà di rimarcare l'importanza dell'articolo 5 della legge 194, relativo alle donne che hanno dubbi o vorrebbero non abortire in condizioni economiche diverse. Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale di Fratelli d'Italia, ha dichiarato: "Siamo pienamente convinti che si debba attuare la legge 194, ma in consiglio regionale, in Liguria, Fratelli d'Italia voleva parlare anche dell'articolo 5".
I dati relativi alle interruzioni di gravidanza in Liguria nel 2021 indicano 2.007 IVG. La percentuale di medici obiettori di coscienza nei reparti ostetrico-ginecologici è del 52% (64 su 123), dato che, seppur inferiore alla media nazionale, suscita preoccupazione. A questi si aggiungono il 32,8% di anestesisti obiettori (67 su 204) e il 21,8% di personale non medico (94 su 430).
La posizione del Partito Democratico, espressa tramite il consigliere Roberto Arboscello, sottolinea la necessità di vigilare in Parlamento per difendere il diritto delle donne di scegliere, evidenziando come non solo l'obiezione di coscienza del personale sanitario, ma anche l'obiezione di struttura, possano ostacolare il libero accesso all'IVG.
La certificazione per l'IVG e il ruolo dei consultori
L'Applicazione della Legge 194 in Italia: Dati e Criticità
La relazione del Ministro della Salute sull'attuazione della Legge 194/78, trasmessa al Parlamento il 30 luglio 2021, fornisce un quadro generale della situazione italiana, sebbene i dati possano non essere completamente aggiornati e presentino criticità in termini di accessibilità e accuratezza, essendo spesso forniti in formato PDF.
Tassi di Abortività e Differenze Regionali
Secondo tali dati, l'Italia si posiziona tra i Paesi con i più bassi tassi di abortività al mondo, con 5,4 interruzioni ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni nel 2020. Il numero di IVG nel 2020 è stato di 66.413, con una riduzione del 9,3% rispetto al 2019, dato in continua diminuzione dal 1983, anno in cui si registrarono 234.801 casi.
Tuttavia, emergono significative differenze territoriali. La Liguria risulta essere la regione con il più alto tasso di IVG in rapporto alla popolazione (7,4 per mille), quasi il doppio rispetto alla Basilicata (3,8), dove i tassi sono inferiori.
Metodologia di Interruzione e Differenze Regionali
Relativamente al tipo di procedura, il 35% delle IVG totali viene praticato con la metodica farmacologica. Anche in questo caso, le differenze regionali sono marcate: la Liguria registra il dato più alto di IVG farmacologiche (circa il 60% del totale), mentre il Molise si attesta al 2%. Questo dato contrasta con altri Paesi europei come Inghilterra e Galles (85%) e Francia (72%), dove la procedura farmacologica rappresenta la maggioranza delle IVG.
Mobilità delle Donne e Accesso alle Strutture
Un ulteriore indice analizzato è la mobilità delle donne dalla Regione di residenza a quella in cui si effettua l'IVG. Il 30% delle donne residenti in Molise effettua l'IVG in strutture sanitarie al di fuori della propria Regione, con percentuali simili per Basilicata (26%) e Umbria (13%).
La percentuale di strutture sanitarie in cui è possibile effettuare IVG varia notevolmente: nel 2020, solo la Valle d'Aosta registrava il 100% di strutture disponibili, con una media nazionale del 63,8% e il dato più basso in Campania (27,9%).

L'Obiezione di Coscienza: Un Ostacolo Diffuso
L'obiezione di coscienza da parte del personale sanitario rappresenta una delle principali criticità nell'applicazione della Legge 194. Nel 2020, la percentuale di ginecologi obiettori a livello nazionale era del 67%, quella degli anestesisti del 45% e del personale non medico del 36%.
Ci sono aree, come la Provincia di Bolzano o il Molise, dove 5 ginecologi su 6 non sono disponibili ad intervenire per effettuare una IVG. Complessivamente, l'obiezione di coscienza è più diffusa nel Sud Italia.
L'Analisi di Chiara Lalli
La professoressa Chiara Lalli, accademica e saggista, sottolinea la difficoltà nell'ottenere dati aggiornati e dettagliati sulle IVG, evidenziando come molte richieste di accesso civico siano necessarie per avere informazioni sulle singole strutture, dati che comunque non sono sempre aggiornati. Lalli critica la modalità con cui il Ministero fornisce i dati aggregati in formato PDF, ritenendo che manchi la volontà di rendere facilmente accessibili le informazioni.
Riguardo all'obiezione di coscienza, Lalli afferma che, sebbene la percentuale di obiettori sia un dato che colpisce, non è l'unico criterio per valutare l'applicazione della Legge 194. L'aspetto logistico e l'organizzazione dei servizi sono fondamentali. L'obiezione di coscienza, prevista dalla legge, dovrebbe essere applicata in modo tale da non compromettere l'assistenza antecedente e conseguente all'intervento, un aspetto spesso disatteso.
La Prospettiva di Marina Toschi
La dottoressa Marina Toschi, ginecologa e fondatrice dell'Associazione Ginecologi Territoriali (AGITe), descrive la situazione come "a macchia di leopardo", attribuendo parte delle difficoltà allo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale e al privilegio accordato al privato. Sottolinea come non ci sia alcun incentivo per i professionisti sanitari ad occuparsi di IVG, anzi, vi siano disincentivi, data la possibilità di esonerarsi dalla prestazione e i carichi di lavoro spesso sovraccarichi.
Toschi evidenzia come la vera obiezione di coscienza sia spesso quella dei direttori sanitari e generali delle ASL/ASP/Ospedali, che non includono la contraccezione e l'aborto tra gli obiettivi di budget. La dottoressa critica inoltre la scarsa formazione su contraccezione e aborto nelle facoltà di medicina e la predilezione per l'aborto chirurgico rispetto a quello farmacologico, che potrebbe essere maggiormente gestito a domicilio o in telemedicina, aumentando il potere di scelta delle donne.
Le linee guida del 2020 sull'IVG farmacologico, pur orientate alla de-ospedalizzazione, incontrano resistenze a livello regionale, con approcci eterogenei che dipendono dalle amministrazioni locali. Toschi auspica sanzioni per i Direttori Generali e le Amministrazioni che non garantiscono l'accesso gratuito alla contraccezione e all'aborto, come previsto dalla legge.

L'Obiezione di Struttura e la Mancanza di Incentivi
Un aspetto particolarmente critico è l'obiezione di struttura, vietata per legge ma di fatto applicata in una percentuale significativa di ospedali, senza che vi siano opposizioni concrete. La dottoressa Toschi sostiene che la discrepanza tra il diritto all'aborto garantito dalla legge e la sua effettiva applicazione sia spesso dovuta a una mancanza di incentivi economici e di carriera per il personale sanitario che sceglie di non obiettare. In altri Paesi europei, l'obiezione di coscienza reale è una minoranza, e l'incentivazione economica potrebbe ridurre drasticamente il numero di obiettori.
Inoltre, se si permettesse alle ostetriche di svolgere procedure di IVG, come avviene in altri Paesi, si potrebbe alleggerire il carico sui ginecologi e migliorare l'accesso.
Dati e Analisi sulla Mobilità delle Donne
La mobilità delle donne per accedere all'IVG è un fenomeno significativo in Italia. Analisi condotte su dati dal 2002 al 2016 hanno dimostrato che le regioni con una maggiore diffusione dell'obiezione di coscienza registrano maggiori flussi in uscita di donne in cerca di un'IVG. Questo suggerisce che l'obiezione di coscienza sia un fattore determinante nella scelta di abortire fuori dalla propria regione di residenza, anche tenendo conto di altri fattori come fecondità, religiosità, presenza di donne straniere e condizioni socio-economiche.
Le regioni con la più bassa percentuale di IVG nella provincia di residenza sono Molise e Abruzzo, con una significativa migrazione di donne verso altre province o regioni. Casi estremi si verificano in province come Fermo, Chieti, Isernia e Caltanissetta, dove non vengono effettuate IVG sul territorio, obbligando le donne a spostarsi.

Posizioni Politiche e Prospettive Future
Nonostante le diverse sfumature, nessun partito principale candidato alle elezioni del 2022 si è dichiarato apertamente contrario alla Legge 194. Il Partito Democratico mira a rafforzare l'applicazione della legge e la rete dei consultori. Fratelli d'Italia, pur impegnandosi ad applicare la legge "a partire dalla prevenzione" e a "tutelare la vita umana fin dal suo inizio", ha manifestato la volontà di integrare la legge con misure di sostegno a chi non vede alternative all'aborto. La Lega, pur con dichiarazioni di Salvini che pongono l'accento sulla "tutela della vita", riconosce che "l'ultima parola spetta sempre e solo alla donna".
L'unico partito che esplicitamente mira all'eliminazione della possibilità di abortire è Alternativa per l'Italia.
La discussione politica attuale suggerisce che, sebbene un'abrogazione o modifica sostanziale della Legge 194 appaia improbabile nel breve termine, potrebbero esserci cambiamenti nell'applicazione della legge, in particolare per quanto riguarda le politiche di prevenzione e le fasi che precedono l'accesso alla procedura di IVG.
Il Ruolo dei Consultori Familiari
La Legge 194 attribuisce ai consultori familiari un ruolo centrale nell'assistenza alle donne, informandole sui loro diritti e cercando di risolvere i problemi che potrebbero condurre alla decisione di abortire. Tuttavia, la realtà dei consultori è spesso disomogenea: secondo un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, nel periodo 2018-2019, si contava in media un consultorio ogni 35 mila abitanti, a fronte di un obiettivo di uno ogni 20 mila.
Conclusioni Parziali
Il diritto all'aborto e l'accesso all'IVG in Italia, e specificamente in Liguria, sono influenzati da una complessa interazione tra quadro normativo, dati statistici, posizioni politiche e realtà operativa. L'elevata percentuale di obiettori di coscienza, l'obiezione di struttura, le disparità territoriali nell'accesso ai servizi e la carenza di formazione specifica rappresentano ostacoli significativi all'effettiva applicazione della Legge 194.
La discussione politica, pur mantenendo un apparente consenso sulla legge, lascia intravedere possibili modifiche nell'approccio e nell'applicazione, con un'enfasi crescente sulla prevenzione e sul sostegno alle donne, che potrebbe però tradursi, in alcune realtà regionali, in un ostacolo all'accesso ai servizi IVG. La garanzia di un accesso equo e sicuro all'interruzione volontaria di gravidanza rimane una sfida aperta, che richiede un monitoraggio costante e un impegno concreto per superare le barriere esistenti.