Il percorso della verità: come spiegare ai figli la nascita tramite procreazione medicalmente assistita

La decisione di diventare genitori è un viaggio complesso e, per molte coppie, questo percorso può includere il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Una volta superata la sfida dell’infertilità e accolto il bambino, sorge spesso un interrogativo profondo: "Devo dire a mio figlio che è nato grazie alla riproduzione assistita? Che effetto avrà?". Questo dubbio, naturale e legittimo, tocca le corde più intime della genitorialità.

illustrazione metaforica di un percorso di vita e crescita familiare

Non esiste una risposta univoca, poiché ogni nucleo familiare possiede una storia unica. Spesso il web spinge le persone a ricercare risposte immediate a ogni singolo problema, ma nell’ambito delle questioni psicologiche bisogna diffidare da risposte predefinite. “Quello che è meglio per me potrebbe non essere buono per te”. Tuttavia, la letteratura scientifica dimostra che non esistono differenze significative, né a livello fisico né a livello psicologico, tra bambini concepiti spontaneamente e quelli nati da PMA. La questione, dunque, non riguarda il "prodotto" del percorso, ma la narrazione della propria origine.

Il nucleo del problema: segreti e verità

Quando le coppie chiedono aiuto a uno psicologo per capire cosa dire al figlio nato da tecniche di PMA, spesso il problema sotteso è rappresentato dal segreto, non dal suo contenuto. Il timore di non sapere se, e cosa dire, al bambino può nascondere questioni diverse, più personali, relative alla storia della coppia stessa. Dietro a ogni singola storia dell’individuo c’è un “mandato” generazionale inconsapevole, ossia delle aspettative di solito trasmesse dalla propria famiglia di origine sul ruolo che quell’individuo avrà nella storia familiare.

Se si instaura un “gap” tra le aspettative implicite degli altri familiari e quello che l’individuo riesce a realizzare, si insinua nella persona una dissonanza emotiva che non le consente di godere appieno di quello che invece è stata capace di realizzare. Affrontare il tema apertamente significa liberare il figlio da eventuali pesi inconsci. Nelle parole di Tisseron, “quanto più è difficile affrontare un tema, tanto più importante è trattarlo letteralmente”.

Le tappe fondamentali della comunicazione

Se mamma e papà decidono di rivelare ai propri figli i dettagli sul loro concepimento, esistono vari fattori da tenere in considerazione. Ci sono vari studi che analizzano questi aspetti e individuano due momenti chiave.

Il primo momento è tra i 3 e i 5 anni, quando inizia a chiedersi come sia venuto al mondo. Alcuni genitori ritengono che questo sia il momento più adeguato, perché il bambino riesce ad assimilare la sua storia in modo più semplice. Una spiegazione efficace potrebbe essere: “Mamma e papà ti hanno desiderato talmente tanto che, visto che tardavi ad arrivare, hanno chiesto aiuto a un dottore perché aiutasse i due semini, della mamma e del papà, a incontrare e a restare insieme, perché tu potessi crescere nella pancia della mamma per poi nascere e farti abbracciare anche dal papà”.

schema che illustra le fasce d'età ideali per la comunicazione

Il secondo momento chiave è tra i 10 e i 12 anni, quando il bambino riceve la prima educazione sessuale a scuola e capisce come avviene la gravidanza. È in quel momento che si può spiegare perché non era possibile concepirlo in modo naturale, ma la conversazione dovrà avvenire necessariamente in modo più adulto.

Metodi creativi e supporto specialistico

Non esiste un unico modo per affrontare questo discorso. Alcune delle nostre pazienti utilizzano i loro hobby per raccontarlo ai figli. Ad esempio, chi ama la fotografia usa questo mezzo per spiegarlo. La creatività può fungere da ponte emotivo tra il vissuto genitoriale e la comprensione del bambino.

È fondamentale ricordare che i genitori non devono sentirsi soli. Possono avvalersi del supporto di specialisti in grado di aiutarli durante l’intero percorso, fin dalla diagnosi di infertilità e oltre il termine della sperata gravidanza. Questo è molto importante in considerazione della varietà di emozioni ad esso potenzialmente correlate sia a livello individuale che di famiglia. Anche i libri per l’infanzia sono una risorsa davvero utile per spiegare il sesso, la gravidanza e come nascono i bambini. Testi come Nascita. Un libro animato per esplorare le origini della vita di Hélène Druvert, E io dove stavo? di Mick Manning e Brita Granström o Così sei nato tu di Alberto Pellai offrono concetti semplici e illustrazioni chiare.

La storia della Terra | Video educativi per bambini | Shackleton Kids

Il caso specifico della fecondazione eterologa

Questione del tutto diversa è quella che pone una coppia che ha fatto ricorso a una fecondazione eterologa. Qui il quesito su “cosa dire al figlio nato da tecniche di PMA”, o meglio da eterologa, si affaccia abbastanza precocemente nella coppia, fin dalle prime fasi decisive rispetto al percorso da intraprendere. Anche in questo caso non ci sono risposte identiche per tutti; la risposta va costruita insieme alla singola coppia rispettando quella che è la storia familiare che la coppia si porta dietro. La ricerca scientifica (come gli studi di Mac Dougall, Becker, Scheib, Nachtigall o Turner e Coyle) evidenzia quanto le strategie di disclosure siano centrali per il funzionamento familiare a lungo termine.

Educazione sessuale e normalizzazione del percorso

Quello dell’educazione sessuale è un argomento che spesso provoca nei genitori una sensazione di disagio. Il primo passo è intavolare una piccola conversazione per cercare di comprendere cosa già il piccolo sa e pensa al riguardo («Tu da dove credi che vengano i bambini?»). Accantoniamo quindi cavoli e cicogne, elementi che possono creare confusione, e utilizziamo un linguaggio vicino al bambino, comprensibile e chiaro.

Insegnare la terminologia corretta fin da subito, evitando nomignoli come “farfallina” o “pisellino”, non fa che evitare il perpetuarsi di tabù connessi alla sessualità. A partire dai 5-6 anni possiamo cominciare a offrire maggiori informazioni circa la “meccanica” del sesso, illustrando con parole comprensibili per il piccolo come avviene un atto sessuale e specificando che si tratta di un rapporto consensuale tra adulti.

diagramma sulla corretta terminologia anatomica per l'infanzia

Le istituzioni avrebbero l’importante compito di creare un substrato culturale che normalizzi la PMA e la donazione, in modo che chi deve ricorrere a queste tecniche non viva una situazione di disagio e pregiudizio che può influire negativamente sulla scelta delle modalità di condivisione con i figli. L’infertilità è un fenomeno molto diffuso e dovuto a molteplici fattori, sia patologici che legati ad influenze esterne come l’inquinamento e lo stile di vita. Riconoscere questa normalità è il primo passo per costruire una narrazione familiare serena e priva di condizionamenti esterni. Avere un bambino significa aiutarlo a crescere e dare insegnamenti, condividere il mondo, il passato, il presente e il futuro, indipendentemente dalle modalità con cui quel cammino è iniziato.

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