Diastasi Addominale: Guida Completa su Sintomi, Cause e Percorsi di Cura

La diastasi addominale, detta più precisamente diastasi dei muscoli retti dell’addome, è una condizione caratterizzata dall’indebolimento e conseguente allontanamento dei muscoli retto-addominali. I muscoli retti sono due lunghi muscoli localizzati nella parete anteriore dell’addome ed estesi, superiormente, tra lo sterno e le coste, fino ad arrivare al pube inferiormente. In condizioni normali i muscoli retti sono uniti tra loro mediante una fascia di tessuto connettivo sottile, ma molto resistente, chiamata linea alba, che serve a tenere uniti i muscoli di destra e di sinistra. In determinate condizioni, questa si assottiglia e allargandosi si appiattisce; di conseguenza, i muscoli retti si allontanano dalla linea mediana e ciò determina una separazione dei muscoli con un aumento della distanza inter-rettale.

schema anatomico della parete addominale con evidenza della linea alba e dei muscoli retti

La natura della diastasi e la sua manifestazione fisica

Con il termine diastasi si intende in medicina l’ “allontanamento permanente di superfici muscolari o ossee normalmente contigue”. La diastasi addominale si verifica soprattutto in caso di gravidanza. La diastasi dei muscoli retti si presenta con un rigonfiamento visibile che sporge appena sopra o sotto l'ombelico. Erroneamente è da molti considerata una patologia innocua o solamente estetica, ma in realtà provoca importanti alterazioni nella meccanica del bacino e del core, ovvero della zona compresa tra la porzione inferiore del busto e il margine inferiore del bacino.

Il cedimento della linea mediana che tiene uniti i due retti addominali e che funge da “cerniera” tra i due muscoli ha come risultato che la parete addominale non è più in grado di contenere con efficacia la pressione degli organi endo-addominali, con conseguente distensione dell’addome. La diastasi è solitamente evidente all'esame obiettivo: il caratteristico segno è una sorta di cresta (o “pinna”) che si forma in corrispondenza della linea alba e che va dal processo xifoideo (la porzione terminale e più piccola dello sterno) all’ombelico. In presenza di una parete addominale debole, gli organi interni fanno pressione verso l’esterno dando alla pancia una caratteristica forma prominente e dando l’impressione di gonfiore.

I fattori di rischio: perché accade?

I fattori di rischio per la diastasi includono: elevata pressione intra-addominale, come in gravidanza o in caso di obesità centrale; precedenti interventi chirurgici addominali; disturbi noti del tessuto connettivo, come fattori congeniti che determinano una debolezza intrinseca del tessuto. Altri fattori di rischio riguardano l’eccessivo incremento ponderale, la lassità muscolare, l’obesità associata a un’alta percentuale di grasso addominale, i dimagrimenti importanti come capita, ad esempio, nelle persone che si sottopongono a “chirurgia bariatrica”. La larghezza è correlata anche all’età, quindi tende ad aumentare con l’aumentare degli anni.

La diastasi in gravidanza

L’evento gravidanza costituisce un fattore di rischio per la diastasi addominale a causa dell’eccessiva pressione esercitata dalle strutture endo-addominali durante i nove mesi, unita ai cambiamenti ormonali tipici di questa fase della vita della donna. Durante la gestazione, l’utero in crescita esercita una naturale pressione sui muscoli addominali, che si allungano per fare spazio al feto. L’allungamento e la separazione dei muscoli retti addominali sono facilitati dall’aumento del volume dell’utero e dalla produzione di ormoni come la relaxina.

La diastasi addominale si verifica solitamente nel terzo trimestre di gravidanza, quando c'è una maggiore pressione sulla parete addominale in quanto il bambino cresce più rapidamente. Età materna avanzata, gravidanze multiple, parto gemellare e predisposizione genetica sono tutti fattori di rischio significativi.

infografica che illustra i cambiamenti della parete addominale durante i trimestri di gravidanza

Sintomatologia e impatto funzionale

La diastasi dei retti addominali rappresenta sia un problema estetico che funzionale. I sintomi includono dolore lombare, debolezza muscolare e difficoltà nei movimenti quotidiani. A livello meccanico, la debolezza dei muscoli della fascia addominale comporta un minore controllo del tronco sul bacino e un’alterazione di tutta la postura, causando squilibri che cagionano dolori alla schiena da sovraccarico, dovuto all’instabilità della colonna con tipico atteggiamento in iperlordosi.

I sintomi della diastasi addominale possono includere solo debolezza nell’addome, dolori lombari persistenti, problemi di postura e respirazione e problemi di digestione. In alcuni casi, la diastasi può essere associata a un’ernia ombelicale, che si verifica quando una parte dell’intestino spinge attraverso la parete addominale indebolita. È importante sottolineare che la diastasi addominale è una condizione fisiologica che si riscontra durante la gravidanza e che, dopo la venuta al mondo del bambino, solitamente si risolve dopo quattro o cinque mesi dal parto. Essa diventa invece problematica quando l’addome, a distanza di tempo dal parto, non ha più le capacità elastiche per ritornare alla stato di tonicità iniziale.

Diagnosi specialistica

Le valutazioni cliniche vengono eseguite da fisioterapisti qualificati o specialisti, che utilizzano test specifici e, in alcuni casi, strumenti ecografici per determinare la gravità della separazione muscolare. Per quanto riguarda la diastasi addominale a seguito di gravidanza, l'entità della separazione può aumentare, diminuire o rimanere la stessa nel periodo postpartum. La diastasi fisiologica dei retti addominali emersa in gravidanza persiste anche dopo la nascita del bambino e la si considera fisiologica fino a 6 mesi dopo il parto.

Per diagnosticare la diastasi addominale è necessaria una visita specialistica, accompagnata da un’ecografia della parete addominale per misurare con precisione la distanza tra i muscoli retti addominali. È importante distinguere tra diastasi lieve (inferiore a 3 cm), moderata (tra 3 e 5 cm) e severa (superiore a 5 cm).

Approcci conservativi: fisioterapia e prevenzione

La prevenzione è fondamentale. Il rischio di sviluppare una diastasi addominale può essere significativamente ridotto mantenendo uno stile di vita attivo, seguendo una dieta equilibrata e facendo esercizi mirati. L’alimentazione è cruciale, attraverso una dieta alimentare che faccia evitare alla donna di prendere troppi chilogrammi durante la gravidanza.

Respirazione diaframmatica per travaglio e parto - fase dilatante, fase espulsiva

La fisioterapia è il metodo più sicuro ed efficace per prevenire e trattare la diastasi addominale durante la gravidanza e dopo il parto. Le tecniche fisioterapiche, nei casi indicati, possono contribuire a rinforzare il tono dei muscoli della parete addominale. Gli esercizi di respirazione diaframmatica, l’attivazione del trasverso dell’addome e il rinforzo del pavimento pelvico ricevono particolare attenzione. È fondamentale evitare esercizi che aumentano la pressione sull’addome, come sit-up, crunch e sollevamenti pesanti, poiché possono peggiorare la diastasi. Anche la stitichezza e gli sforzi ad essa associati indeboliscono il tessuto connettivo.

Interventi chirurgici e tecniche ricostruttive

Quando la terapia conservativa non è sufficiente, la soluzione per la diastasi addominale può essere chirurgica. L’intervento ha lo scopo di eliminare gli eccessi di grasso e di pelle, nonché di rinforzare la parete addominale attraverso particolari tecniche di sutura muscolare, conferendo tonicità alla muscolatura.

L’addominoplastica

La tecnica chirurgica dell’addominoplastica standard prevede un’incisione trasversale al di sopra del pube tra le due creste iliache. Se necessario, si effettua l’avvicinamento, mediante sutura, dei margini muscolari lungo la linea mediana. L’intervento procede con la trazione verso il basso della parete addominale, con la resezione del tessuto in eccesso e la sutura dei margini. L’intervento si conclude con il riposizionamento dell’ombelico e il posizionamento di drenaggi in aspirazione.

diagramma comparativo tra addominoplastica tradizionale e tecniche mininvasive

Tecniche mininvasive

Esistono approcci moderni come la tecnica LAP-T®, ideata per il trattamento mininvasivo di casi clinici anche avanzati, che permette il ritorno rapido allo sport. In questi casi, il chirurgo può adottare delle metodiche (laparoscopiche) che prevedono piccole incisioni cutanee e spesso rinforzano la riparazione della diastasi con il posizionamento di una rete biocompatibile (protesi). Il ricorso all'intervento è giustificato dall'esigenza di ripristinare l’anatomia fisiologica e migliorare la qualità della vita, specialmente quando la diastasi causa complicazioni funzionali, ernie o dolori cronici.

Gestione del recupero post-operatorio

Normalmente sono richiesti uno o due giorni di ricovero post-operatorio. Dopo 48 ore circa si procede alla medicazione della ferita, alla rimozione del bendaggio compressivo, e si tolgono i drenaggi. A questo punto il paziente deve indossare una panciera contenitiva per un periodo di 25-30 giorni. Le suture vengono rimosse dopo circa 15 giorni dall’intervento. È preferibile dormire in posizione semi-seduta per almeno due settimane. Dopo 7-10 giorni può essere ripresa l’attività lavorativa, e, dopo circa 40 giorni, quella sportiva. Nei primi giorni post-operatori sarà normale la presenza di dolore, gonfiore, arrossamento ed ecchimosi della zona trattata. La buona riuscita dell’intervento chirurgico dipende da diversi fattori: la condizione clinica di partenza del paziente, la capacità di cicatrizzazione del paziente, una adeguata resezione tissutale e dall’osservanza del paziente delle indicazioni post-operatorie del medico.

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