Il ritorno alla vita professionale dopo la maternità è una transizione complessa e carica di emozioni per molte donne. Questo periodo segna un primo, significativo distacco dal proprio bambino, un momento che può innescare una serie di sentimenti e pensieri difficili da gestire. La necessità di riappropriarsi di una dimensione individuale, recuperando uno spazio e un tempo personale al di fuori del ruolo di madre, si scontra spesso con il dolore della separazione e con la paura di non essere sufficientemente presenti per il proprio piccolo.
Le Sfide Emotive del Primo Distacco
Il rientro al lavoro dopo la maternità è un momento delicato per molte mamme. Dopo mesi vissuti in una quasi totale simbiosi con il proprio bambino, ci si trova ad affrontare un primo distacco, che porta con sé emozioni e pensieri difficili da gestire. Tornare alla vita professionale può far emergere il desiderio di recuperare una propria dimensione individuale, ritrovando uno spazio e un tempo personale, al di fuori della relazione con il figlio. Tuttavia, il rientro in ufficio, studio o negozio può essere una necessità più che una scelta, rendendo la separazione dal bambino ancora più dolorosa.
Sorgono spontanee domande: si riuscirà a conciliare il lavoro con il nuovo ruolo di mamma? Si avrà paura di non esserci quando il figlio avrà bisogno? Ci si sentirà in colpa per l'impressione di lasciarlo troppo presto nelle mani di qualcun altro, che siano gli amorevoli nonni o le maestre del nido selezionate con tanta cura? Ci si domanderà se sia la scelta giusta, se il bambino soffrirà la propria assenza nelle lunghe ore in cui si sarà via, se si riuscirà a gestire tutto questo senza sentirsi sopraffatte. È fondamentale comprendere che queste emozioni, per quanto difficili, sono del tutto normali. Il legame con il proprio bambino è stato costruito giorno dopo giorno, attraverso le cure, la presenza costante e l'amore incondizionato. È naturale che il distacco sia difficile.

Uno degli aspetti più difficili da affrontare per una donna che rientra a lavoro dopo la maternità è il senso di colpa. A esso si associa la paura di non essere abbastanza presente, di non riuscire a dare al proprio bambino ciò di cui ha bisogno, in termini di tempo, attenzione e cure. Tale emozione è spesso amplificata e resa ancora più pesante dal tipo di cultura in cui viviamo. La società, infatti, ci trasmette messaggi contraddittori, imponendo modelli a cui è davvero impossibile adeguarsi. Da un lato, vige l'ideale della mamma perfetta, sempre presente, instancabile, capace di sacrificare tutta sé stessa e di dedicarsi in modo totale e assoluto al bambino. Tempo per sé? Carriera? Riposo? Per la mamma perfetta, non esistono. Secondo questa visione, ogni decisione deve essere presa in funzione del bambino, e qualsiasi desiderio personale - sia esso il bisogno di lavorare, uscire con gli amici o semplicemente prendersi del tempo per sé per farsi una doccia - viene interpretato come un'ombra sull'adeguatezza materna. Inoltre, sempre secondo questo modello, una buona madre dovrebbe sapere istintivamente cosa fare in ogni situazione, senza bisogno di aiuto o di consigli esterni. Già soltanto così, c'è abbastanza per sentirsi sempre sotto pressione e sull'orlo di una crisi di nervi.
Ma la situazione si complica ulteriormente se guardiamo all'altra faccia della medaglia, cioè al modello diametralmente opposto che ci viene proposto dalla società moderna: quello della donna realizzata e indipendente, che riesce a conciliare perfettamente famiglia e lavoro. Secondo questa visione, una madre moderna e di successo non deve mostrare difficoltà, non può sentirsi sopraffatta e deve sapersi gestire con efficienza, bilanciando lavoro, famiglia e vita personale senza lamentarsi. Queste due immagini - la madre perfetta e la donna realizzata - sono in contraddizione tra loro, eppure convivono nella mente di molte donne, figlie di una società che diffonde e impone standard altissimi e spesso irraggiungibili. Se ci si dedica completamente al bambino, si potrebbe sentire "inadeguata" perché non si è indipendenti. Se si torna a lavorare, si potrebbe sentire "egoista" perché non si è presenti come si vorrebbe. Qualunque cosa si faccia, sembra che ci sia sempre qualcosa che non va, anche perché spesso ci si sente addosso lo sguardo degli altri e il loro giudizio. Frasi come: "Ma non è troppo presto per tornare al lavoro?" o "Non ti mancherà stare tutto il giorno con lui?" possono essere molto dolorose per una mamma che sceglie di, o è costretta a, rientrare al lavoro.
Rientro al lavoro dopo la maternità, 3 consigli fondamentali
Rientro a Lavoro e Inserimento al Nido: Le Sfide del Primo Distacco
L'inserimento al nido rappresenta spesso il primo, concreto passo verso la separazione fisica dalla madre. Questo processo, sebbene necessario per favorire l'autonomia del bambino e permettere alla madre di riprendere la propria attività lavorativa, può essere fonte di grande ansia per entrambi. Il bambino, abituato alla presenza costante e rassicurante della madre, potrebbe manifestare resistenza, pianto e difficoltà a lasciarsi consolare da figure non familiari. Questo comportamento, noto come ansia da separazione, è una reazione naturale e fisiologica, che indica il forte legame affettivo instaurato.
Al momento di lasciarlo con i nonni o al nido, il bambino potrebbe manifestare ansia da separazione attraverso pianti, proteste o difficoltà nel lasciarti andare. Capita molto di frequente e per una mamma è davvero difficile assistere a simili scene. Il bambino, però, sta semplicemente esprimendo il suo bisogno di sicurezza e continuità nel legame con te. Accompagnarlo con dolcezza e gradualità in questo processo aiuterà entrambi a vivere la separazione con maggiore tranquillità. Creare una routine rassicurante, salutarsi con un rituale sereno e mantenere un atteggiamento fiducioso sono alcuni dei modi per aiutarlo ad adattarsi.
L'Ansia da Separazione del Bambino: Come Affrontarla con Serenità
L'ansia da separazione del bambino è una risposta emotiva comune che si manifesta quando il piccolo viene separato dalla figura di attaccamento primaria. Questa fase, sebbene possa essere stressante per la madre, è un segnale del sano sviluppo del bambino e della forza del legame affettivo. È fondamentale approcciare questa situazione con pazienza, comprensione e strategie mirate.
Creare una routine di saluto serena e prevedibile è essenziale. Evitare addii prolungati o furtivi è consigliato; un saluto chiaro e affettuoso, seguito da una rapida uscita, aiuta il bambino a comprendere che la separazione è temporanea. È utile anche stabilire dei rituali di separazione, come un bacio speciale o una frase ricorrente, che possano fungere da ponte emotivo tra la mamma e il bambino durante la sua assenza.

Inoltre, è importante che il bambino si senta al sicuro con chi si prenderà cura di lui durante l'assenza della madre. Una buona relazione con i nonni, la babysitter o le educatrici del nido è fondamentale. Questo può essere favorito da un inserimento graduale, che permetta al bambino di familiarizzare con i nuovi ambienti e le nuove figure di riferimento, e dalla condivisione di informazioni tra la madre e il caregiver riguardo alle abitudini e preferenze del bambino.
Strategie per un Rientro Sereno: Affrontare il Distacco
Se ti trovi a vivere questo momento con ansia e senso di colpa, sappi che non sei sola. Molte madri attraversano queste stesse emozioni. Non esiste un modo "giusto" o "sbagliato" di affrontare il distacco poiché ciascuno di noi è diverso e unico. Tuttavia, ci sono alcune strategie che possono aiutarti a viverlo con maggiore serenità e sicurezza, per te e per il tuo bambino.
Il primo passo è concederti il diritto di provare ciò che senti. Il senso di colpa, la paura, la tristezza, persino un pizzico di sollievo nel tornare alla tua dimensione lavorativa sono tutte emozioni valide e naturali, che non andrebbero negate o soffocate. Non giudicarti per quello che hai dentro di te. Accogliere le tue emozioni senza colpevolizzarti ti aiuterà a gestirle in modo più consapevole e sano. Ogni cambiamento porta con sé una fase di adattamento, e questo vale anche per la maternità e tutto ciò che ne consegue. Darti il permesso di sentire e di esprimere ciò che vivi ti aiuterà a elaborare il distacco da tuo figlio senza accumulare stress o tensioni inutili.
Piuttosto che combattere il senso di colpa o la paura, prova a chiederti: "Come posso prendermi cura di me stessa in questo momento?". Non esiste un modo "perfetto" di vivere questa esperienza, ma esiste il tuo modo, quello che rispetta i tuoi tempi e le tue necessità, oltre che quelle di tuo figlio. Ricorda, inoltre, che non è la quantità di ore trascorse insieme a tuo figlio a renderti una madre amorevole, ma la qualità della vostra relazione. Anche se le giornate si accorciano, creare momenti di connessione autentica con tuo figlio - attraverso il gioco, l'ascolto, le coccole - rafforzerà il vostro legame più di qualsiasi presenza costante.
Per quanto possa sembrare difficile, anche tu hai bisogno di attenzione e cura. Concederti del tempo per il riposo, per il relax o per coltivare qualcosa che ti fa stare bene non è un atto di egoismo, ma un modo per essere una madre più serena ed equilibrata. Se senti che la paura o il senso di colpa stanno diventando troppo intensi, parlarne con uno specialista può offrirti strumenti utili per affrontare il distacco con maggiore equilibrio e sicurezza.
6 Consigli per le Neomamme che Rientrano al Lavoro
Non sacrificare la tua carriera: Madri serene e soddisfatte della propria vita crescono bambini felici. Una madre che prosegue la sua attività professionale e che si realizza anche al di fuori delle mura domestiche può essere più serena e risoluta agli occhi di suo figlio. Rinunciare al lavoro può portare frustrazione per aver sacrificato un ambito importante della propria esistenza. La rinuncia all’autonomia e all’indipendenza, con il passare degli anni, potrebbe inoltre causare rivendicazione nei confronti dei propri figli, chiamati a colmare vuoti che non gli appartengono.
Abbi fiducia nel tuo bambino: separarsi non vuol dire abbandonare! I bambini hanno grandi capacità di adattamento e sono molto flessibili. Le prime separazioni possono essere l’occasione per insegnare al bambino a sperimentare la propria autonomia rispetto alla mamma. Se è presente un buon legame di attaccamento, il piccolo potrà scoprire il mondo che lo circonda durante l'assenza della madre. Quest'ultima, nel frattempo, dovrà fare i conti con emozioni contrastanti: sollievo per poter delegare l’accudimento e malessere per il distacco. Provare queste emozioni è perfettamente normale: accoglile senza giudicarti.
Cura la qualità, non la quantità: La qualità del tempo trascorso con il bambino è ciò che conta davvero nella relazione genitore/figlio. Una volta tornata dal lavoro, puoi dedicare del tempo esclusivo al tuo bambino: coccolalo, abbraccialo, fai in modo che in quel tempo ci sia il piacere di ritrovarsi e che sia motivo di gioia per entrambi. Create dei momenti speciali, solo vostri, con attività come il gioco.

Chiedi aiuto e delega dove possibile: Parola d’ordine: chiedere aiuto! Quando ci si trova in difficoltà nella gestione della casa, della spesa o dei pasti, chiedere supporto a un familiare o a una persona esterna di fiducia può davvero alleggerire il carico emotivo e pratico. Prenditi tutto il tempo necessario per conoscere a chi affidare tuo figlio, valutando soluzioni come l’inserimento all’asilo nido o il contattare una baby-sitter. Più sarai serena nella scelta, più il rientro a lavoro sarà facile da gestire e più il bambino si sentirà al sicuro, vivendo il distacco con meno angoscia. Tornare a lavoro non significa rinunciare al ruolo materno, ma delegare temporaneamente l’accudimento: in questo modo il bambino percepirà che è come se la mamma ci fosse e che la sua assenza è solo temporanea.
Concediti del riposo: Abbandona l’idea di essere Wonder Woman: non ci si può occupare di tutto e avere il controllo su ogni situazione. Le energie non sono infinite. E soprattutto le mamme non sono infallibili e hanno bisogno di riposare. Prenditi una pausa, concediti un’attività piacevole, solo tua, passa del tempo con le amiche, fai sport. Coltiva di nuovo la tua soggettività!
Abbi fiducia in te stessa: Non esiste una madre perfetta: esisti solo tu, che agli occhi del tuo piccolo sei la madre migliore del mondo! Nessuno meglio di te è in grado di valutare le scelte più giuste per la vostra famiglia. Quindi… abbi fiducia in te!
Dati e Numeri sul Rientro al Lavoro Dopo la Maternità
Il rientro al lavoro dopo la maternità rappresenta una tappa cruciale che coinvolge moltissime donne in Italia e nel mondo. Secondo i dati ISTAT del 2022, circa il 76% delle madri italiane con figli sotto i 6 anni torna al lavoro dopo il congedo di maternità, anche se molte di loro segnalano difficoltà nella conciliazione tra vita familiare e professionale. È importante sottolineare che una maggiore durata del congedo di maternità, unita a un supporto concreto da parte di colleghi e supervisori, è associata a una migliore salute mentale e fisica delle donne al momento del rientro (Franzoi et al., 2024). Inoltre, le donne che usufruiscono di congedi parentali più generosi, sia in termini di durata che di retribuzione, tendono a mostrare una migliore salute mentale dopo il parto (Heshmati et al., 2023).
Tuttavia, il percorso di reinserimento non è privo di ostacoli: il 18% delle madri riferisce di aver subito discriminazioni al rientro dopo la maternità (Juengst et al., 2019). L’impatto psicologico di questa transizione può essere significativo: una ricerca pubblicata su "Frontiers in Psychology" nel 2021 ha evidenziato che il 60% delle madri che tornano al lavoro sperimenta livelli elevati di ansia o senso di colpa nelle prime settimane di ripresa dell’attività lavorativa. Questi dati sottolineano quanto sia fondamentale riconoscere e normalizzare le emozioni che accompagnano questa delicata fase di cambiamento.
Emozioni Comuni al Rientro: Come Riconoscerle e Accoglierle
Il rientro al lavoro dopo la maternità può portare con sé una gamma di emozioni intense e spesso contrastanti. Tra le più comuni troviamo:
- Ansia: spesso legata alla paura di non riuscire a gestire tutto o di non essere all’altezza sia come madre che come lavoratrice. È normale sentirsi sopraffatte nei primi giorni o settimane.
- Senso di colpa: molte madri si sentono in colpa per il tempo trascorso lontano dal proprio bambino, temendo di non essere abbastanza presenti.
- Insicurezza: il timore di aver perso competenze professionali o di non essere più "aggiornate" dopo il periodo di assenza può minare la fiducia in sé stesse.
Accogliere queste emozioni senza giudizio è il primo passo per affrontarle. Può essere utile parlarne con persone di fiducia o con altre madri che hanno vissuto esperienze simili, per sentirsi meno sole e più comprese.
Strategie Pratiche per Gestire lo Stress al Rientro
Affrontare il rientro al lavoro dopo la maternità richiede non solo organizzazione pratica, ma anche strumenti per gestire lo stress e le emozioni. Ecco alcune strategie utili:
- Mindfulness e respirazione consapevole: dedicare anche solo cinque minuti al giorno a esercizi di respirazione profonda o meditazione può aiutare a ridurre l’ansia e a ritrovare il proprio centro (Tang, Hölzel & Posner, 2015).
- Pianificazione settimanale: utilizzare un’agenda digitale o cartacea per programmare impegni lavorativi, familiari e momenti di pausa può aiutare a visualizzare le priorità e a ridurre la sensazione di caos.
- Routine mattutina e serale: stabilire piccoli rituali, come preparare la borsa la sera prima o dedicare qualche minuto al risveglio per sé stesse, può rendere le giornate più gestibili e meno stressanti.
- Agende digitali condivise: permettono di coordinare gli impegni familiari e lavorativi, facilitando la comunicazione con il partner o altri caregiver.
- Pianificazione dei pasti: dedicare un momento della settimana alla programmazione dei pasti aiuta a risparmiare tempo e a ridurre lo stress legato alla gestione della cucina.
- Delega strutturata: individuare compiti che possono essere affidati ad altri (come la spesa, le pulizie o l’accompagnamento del bambino) e stabilire una routine di delega aiuta a non sentirsi sole nel carico quotidiano.
Queste strategie, se integrate nella quotidianità, possono favorire un maggiore equilibrio tra i diversi ruoli e ridurre il carico emotivo.

Storie di Rientro: Esperienze di Altre Madri
Condividere esperienze reali può offrire conforto e ispirazione. Ecco alcune testimonianze anonime di madri che hanno affrontato il rientro al lavoro dopo la maternità:
- Francesca, 34 anni: "Il primo giorno di lavoro dopo la maternità mi sentivo in colpa e spaventata. Ho trovato sollievo parlando con una collega che aveva vissuto la stessa esperienza: mi ha aiutata a normalizzare le mie emozioni."
- Giulia, 29 anni: "Ho iniziato a pianificare la settimana con mio marito, dividendo i compiti domestici. Questo mi ha permesso di sentirmi meno sola e più organizzata."
- Sara, 37 anni: "Ho imparato a chiedere aiuto ai miei genitori per la gestione del bambino. All’inizio mi sembrava di dover fare tutto da sola, ma delegare mi ha dato più energia e serenità."
Queste storie mostrano che, pur nelle difficoltà, molte persone riescono a trovare strategie e risorse utili per affrontare il rientro al lavoro dopo la maternità.
Prendersi Cura di Sé: il Primo Passo verso un Nuovo Equilibrio
Affrontare il rientro al lavoro dopo la maternità può essere una sfida che mette alla prova emozioni, energie e autostima. Ricorda: non sei sola in questo percorso e chiedere supporto può essere un atto di forza. Se senti il bisogno di uno spazio sicuro dove parlare delle tue emozioni, confrontarti con un professionista e trovare strategie su misura per te, ricorda che esistono risorse dedicate per accompagnarti in questa delicata fase di transizione.
Che cos'è la Depressione Post Partum
Senso di colpa, severi sbalzi d’umore e rabbia, sono solo alcuni dei sintomi della depressione post partum; un disturbo associato a una forma di depressione molto profonda che alcune neomamme possono vivere dopo la nascita del bambino. Può succedere, infatti, che, dopo il parto, la donna possa vivere momenti di gioia, tristezza o irritabilità fisiologicamente legati al cambiamento ormonale e di vita, conosciuta con il nome di baby blues. La depressione post partum è, però, una patologia differente che interessa circa il 10-15% delle donne: nonostante i sintomi siano simili a quelli del baby blues, si caratterizzano per una durata e intensità maggiori.
Quali sono i Sintomi della Depressione Post Partum
La depressione post partum non è un semplice stato di tristezza e irritabilità. Alcuni sintomi sono dei veri e propri campanelli d’allarme che devono attirare l’attenzione della neomamma e di chi le è accanto. Ecco i segnali per capire la correlazione tra depressione post partum e sintomi:
- Profonda tristezza
- Pianto
- Cali di concentrazione
- Perdita di interesse verso il sesso
- Difficoltà di legame verso il proprio bambino
- Pensieri autolesionistici o legati a possibili atti verso il bambino
- Perdita di entusiasmo verso la vita
- Perdita di appetito
- Insonnia
La depressione post-partum è caratterizzata da sintomi depressivi durante il primo anno dopo il parto che durano più di due settimane e soddisfano i criteri per la depressione maggiore. Si verifica nel 7% delle donne durante il primo anno dopo il parto. Sebbene ogni donna sia a rischio, le donne nelle seguenti condizioni sono a più alto rischio: post-partum blues (baby blues) (p. es., sbalzi d'umore rapidi, irritabilità, ansia, diminuzione della concentrazione, insonnia, crisi di pianto), precedente episodio di depressione post partum, precedente diagnosi di depressione, storia familiare di depressione, significativi fattori di stress della vita (p. es., conflitto coniugale, eventi stressanti nell'ultimo anno, difficoltà finanziarie, genitorialità senza partner, partner affetto da depressione), mancanza di sostegno da parte del partner o dei membri della famiglia (p. es., sostegno finanziario o cura dei figli), anamnesi di cambi di umore temporalmente associata ai cicli mestruali o con l'uso di contraccettivi orali, pregressi o esiti ostetrici problematici in corso (p. es., aborto spontaneo precedente, parto pretermine, neonato ricoverato nell'unità di terapia intensiva neonatale, neonato con malformazione congenita), precedente o continua ambivalenza relativa alla gravidanza in corso (p. es., perché non è stata pianificata o perché è stato preso in considerazione l'aborto volontario), problemi con l'allattamento al seno.
L'esatta eziologia della depressione postpartum è sconosciuta; tuttavia, una precedente depressione rappresenta il rischio maggiore e possono contribuire i cambiamenti ormonali durante il puerperio, la privazione del sonno e la predisposizione genetica. Una depressione transitoria ("baby blues") è molto frequente durante la prima settimana successiva al parto. Il post-partum blues (baby blues) in genere dura da 2 a 3 giorni (fino a 2 settimane) ed è relativamente lieve; al contrario, la depressione post-partum dura più di 2 settimane ed è invalidante, e interferisce con le attività della vita quotidiana.
Quanto dura la Depressione Post Parto?
Generalmente questa patologia, se non viene trattata, può durare alcuni mesi o più a lungo, e può evolvere in psicosi post partum, con sintomi più severi come allucinazioni, deliri, paranoia e confusione.
Quali sono le Cause della Depressione Post Partum?
Le cause della depressione post partum sono molteplici e legate ai cambiamenti ormonali, emotivi e allo stravolgimento delle abitudini di vita correlati all’evento della nascita. In particolare:
- Fattori ormonali e fisici: dopo la nascita del bambino, una drammatica discesa dei livelli ormonali (estrogeni e progesterone) può contribuire allo stato depressivo. Alcuni ormoni prodotti dalla tiroide possono diminuire drasticamente, aumentando il livello di stanchezza e pigrizia.
- Fattori emotivi: sonno, cambiamenti a livello fisico e stanchezza costante possono far nascere la sensazione di aver perso il controllo della propria identità e della propria vita, aumentando un senso di preoccupazione, ansia, paura e frustrazione.
- Abitudini e stile di vita: l’allattamento al seno, possibili problemi relazionali con il proprio partner, così come le nuove esigenze del bambino, sono tutti fattori che favoriscono uno stato di depressione.
Nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale i professionisti operano al fine di sostenere emotivamente i genitori durante i contatti con il proprio bambino e promuovere le risorse personali genitoriali, le capacità di coping e di sintonizzazione affettiva con i neonati. Le partecipanti vengono seguite dalla gravidanza fino a 18 mesi post-partum con colloqui psicologici e rilevazione, tramite test, prelievi ematici e risonanza magnetica, di aspetti significativi ai fini di migliorare la conoscenza, la diagnosi e la prevenzione della depressione durante e dopo la gravidanza, con il fine ultimo di aiutare il benessere psicologico della mamma e del suo bambino.
La nascita di un bambino può innescare un miscuglio di potenti emozioni, a volte contrastanti: dall’eccitazione e dalla gioia alla paura e all’ansia. E può anche provocare stati depressivi più o meno gravi. Nel periodo post partum circa l’85% delle donne manifesta un qualche tipo di disturbo dell’umore. Fra le neo mamme, una percentuale compresa fra il 30% e l’80% attraversa questa esperienza che, fortunatamente, è temporanea e regredisce nell’arco di 7 - 10 giorni, senza lasciare conseguenze alla madre o al bambino. Nella maggior parte dei casi, la depressione che si verifica nel post partum è l’evoluzione di una depressione in gravidanza non riconosciuta. Si stima che, tra le neo mamme, il 10% - 20% possa andare incontro a questo disagio psichico e che il 3% - 6% possa essere soggetto a depressione maggiore. L’intensità di questa sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare ad una totale difficoltà nell’affrontare gli eventi più banali legati o meno alla maternità. A concorrere allo sviluppo di una depressione post partum ci sono vari fattori, di diversa natura. Credenze irrealistiche e miti (ad es. All’inizio la depressione post partum può essere scambiata per baby blues, ma i segni e i sintomi sono più intensi, durano più a lungo e possono interferire, a lungo termine, con la capacità di prendersi cura del bambino e gestire altre attività quotidiane. Le madri con bassa autostima risulterebbero 39 volte più esposte ai sintomi depressivi post partum. La sensazione di mancanza di controllo su emozioni, pensieri e comportamento è, secondo Beck, il problema centrale alla base della depressione post partum (Beck, 1998, 2001, 2002). Le madri hanno bisogno di sentirsi sicure per aprirsi e comunicare le proprie emozioni e i propri pensieri negativi, è importante che si sentano “autorizzate” a parlare liberamente dei propri sentimenti, quali colpa, vergogna, paura. Accettare aiuto se qualcuno si offre e vuol dare una mano è doveroso accettare, che non significa essere dipendenti da qualcuno, ma una buona occasione per organizzarsi meglio. È importante capire che la depressione è una condizione che colpisce la madre, il bambino e la famiglia. I coniugi, i partner, i familiari e gli amici possono essere i primi a riconoscere i sintomi della depressione post partum in una neomamma. Il trattamento è fondamentale per il recupero. Anche i nuovi padri possono sperimentare la depressione post partum. I giovani padri con una storia di depressione, con problemi di relazione o con difficoltà finanziarie sono i più a rischio di depressione post partum. Se sei un neo papà e stai vivendo sintomi di depressione o ansia durante la gravidanza della tua partner o nel primo anno dopo la nascita di tuo figlio, rivolgiti ad uno psichiatra e/o ad uno psicoterapeuta.
Depressione Post Partum: I Rimedi
Chi attraversa un periodo di depressione post partum, deve innanzitutto valutare la possibilità di parlare con uno specialista per iniziare un percorso psicoterapico. Esistono, però, dei prodotti utili al mantenimento del tono dell’umore e delle funzionalità dell’organismo che possono rivelarsi preziosi per il benessere quotidiano. L’integratore per il tono dell’umore Orosame è un prodotto utile a limitare il senso di stanchezza e ansia legato alla depressione post partum. L’integratore Swisse umore è, invece, una formula ricca di vitamine del gruppo B6 e B12, funzionali al benessere psicologico, al funzionamento del sistema nervoso e a quello ormonale.
Il trattamento della depressione post-partum comprende antidepressivi e psicoterapia. Food and Drug Administration specificamente per la depressione del post-partum: il brexanolone somministrato per via endovenosa e lo zuranolone somministrato per via orale. Entrambi sono neurosteroidi che modulano i recettori GABA-A del cervello. Se una donna ha un'ansia significativa, può essere trattata con ansiolitici. Il trattamento della psicosi post-partum in genere richiede il ricovero psichiatrico e farmaci antipsicotici.
Un'adeguata terapia della depressione post partum permette di guarire da questo disturbo in tempi relativamente brevi. Ovviamente, è importante continuare il trattamento finché il medico che ha in cura la paziente lo ritiene necessario. Più difficile risulta invece il trattamento della psicosi post-parto. Essa, infatti, richiede un ricovero immediato in una struttura ospedaliera. Il trattamento della psicosi post-parto può rimettere in discussione la capacità della madre di allattare il proprio bambino.
Scegliere uno stile di vita salutare. Questo include l'attività fisica regolare, come ad esempio una passeggiata con il proprio bambino da includere tra le attività quotidiane. Porsi delle aspettative realistiche senza far pressione a se stessi per ogni cosa che si ha da fare. Ridimensionare le proprie aspettative sull'esistenza di una vita famigliare perfetta. Fare ciò che si riesce, lasciando perdere il resto. Prendersi il tempo necessario per se stessi. Rispondere positivamente. Quando ci si trova in una situazione negativa, focalizzare la propria mente su un pensiero positivo. Evitare l'isolamento. Parlare con il proprio partner, con la propria famiglia e con i propri amici del proprio stato d'animo e dei propri sentimenti. Chiedere ad altre mamme la loro esperienza.
La depressione viene riconosciuta come perinatale quando si manifesta nel corso della gravidanza o nelle prime quattro settimane dopo il parto. Va distinta da una reazione piuttosto comune, denominata “baby blues” caratterizzata da una sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità e inquietudine, che raggiunge il picco 3-4 giorni dopo il parto e tende a svanire nel giro di pochi giorni, generalmente entro i primi 10-15 giorni dal parto e che è dovuta principalmente al crollo degli estrogeni e del progesterone e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto. La depressione post partum può assumere diverse configurazioni a seconda dell’esperienza specifica di ognuna. Alcune donne possono manifestare ansia, sensi di colpa e pensieri di farsi del male, altre invece pensieri ossessivi, rabbia e senso di solitudine. Il consiglio è di rivolgersi al medico anche solo in caso di dubbio perché quando si ha la certezza di stare male significa che il malessere è molto più strutturato e ha già intaccato la qualità della vita. Occorre richiedere un aiuto professionale, in particolare presso i servizi specialistici che si occupano di psicopatologia perinatale sul territorio. E’ necessaria infatti una corretta e approfondita valutazione medica e l’impostazione di un trattamento individualizzato che può comprendere una terapia farmacologica e/o un percorso psicologico di supporto. Le donne che soffrono di depressione post partum non sono cattive mamme, sono mamme in difficoltà che hanno bisogno di essere sostenute. Vengono effettuati percorsi di consulenza e presa in carico sia nei reparti di degenza dell’area materno-infantile (Puerperio, Patologia della Gravidanza, Terapia Intensiva Neonatale), sia presso gli ambulatori dedicati sia a donne già affette da disturbi psichici che affrontano una gravidanza sia a donne che manifestino un disagio psicologico o sintomi psichiatrici per la prima volta durante la gravidanza e il puerperio.
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