Demetra, Dea della Fertilità: Archetipo, Mito e Culto

Nel vasto pantheon delle divinità e degli archetipi che hanno plasmato la comprensione umana della natura e dell'esistenza, Demetra emerge come una figura di centralità inequivocabile. Questo articolo illustra l'archetipo Demetra, simbolo di fertilità e maternità, esplorando il suo ruolo mitologico, le sue manifestazioni nella psicologia umana e l'esteso culto che le fu dedicato nell'antichità, che talvolta la identifica come "la grande madre" dell’umanità. Per i Greci, il mito di Demetra era dei più importanti, e la sua ammirazione superava spesso altre dee come Gea o Rea, che erano considerate più antiche. Demetra è la dea protettrice dei cereali, delle coltivazioni e della fertilità dei campi, ma è anche la custode del matrimonio, della legge sacra e dei cicli di vita e morte.

L'Archetipo di Demetra: La Forza della Maternità e del Nutrimento

L'archetipo di Demetra rappresenta quella potentissima forza femminile di dare la vita e il nutrimento alle sue creature, un simbolo pregnante di fertilità e maternità. Questa figura incarna la capacità innata di provvedere e accudire, manifestandosi attraverso attributi tipici come la praticità, il buon senso e il sacrificio. La persona che incarna questo archetipo ragiona in modo lineare ed è volta alle applicazioni pratiche, non perdendosi in astrazioni ed intellettualizzazioni. Si tratta di una persona realista, che nelle arti è attratta dalle giuste misure e proporzioni piuttosto che dal bello astratto o eccentrico. La tendenza al sacrificio è un tratto distintivo, poiché si tende a prendersi pesi che non spetterebbero: molto disponibile e generosa, si tende a fare doni di vario tipo come dimostrazione di affetto che talvolta può essere fin troppo avvolgente e totale.

Come madre, si rivela eccellente, poiché si spende costantemente per la cura della casa e della prole, che difende strenuamente in ogni occasione, anche dopo severi rimproveri, restando protettiva ed accudente. Vi è una spiccata tendenza alla sedentarietà e un profondo amore per la casa, di cui si è la regina incontrastata, mandando avanti con parsimonia, pur rischiando l'avarizia, l'economia domestica. Tra gli interessi prediletti, oltre alla dedizione alla pulizia della casa e al giardinaggio, vi sono le passeggiate all'aria aperta, da amante della natura quale si è, e la cucina, altro ambito dove si riscuote molto successo. Già da bambina, si manifesta una spiccata tendenza all'accudimento, giocando a fare la mamma sia con i bambolotti (a cui si cambiano i pannolini, si dà il cibo e si mettono a letto) sia con amici e compagni di scuola, e si offre di fare da babysitter già adolescente.

Nel mito, Demetra fa parte di una stirpe di dee madri, dee con un diretto rapporto con la Terra, proseguendo la dinastia delle Dee della fertilità. Diversi sono i possibili scenari in famiglia che possono influenzare lo sviluppo di questo archetipo: se il padre è distante e razionale e non accudente con i figli, la madre tende a difenderli. In questo caso, la figlia cresce identificandosi completamente con la madre ed escludendo il padre. Il miglior padre per l'archetipo Demetra è un uomo affettuoso ed amorevole, grazie al quale si cresce con fiducia nelle proprie capacità, un'immagine positiva del maschile ed aspettative positive verso l'unione coniugale, scongiurando la possibilità di divenire una vittima.

Ritratto dell'archetipo di Demetra con simboli di casa e natura

Se non si diventa madre da giovane, ci si dedica a professioni assistenziali o comunque di aiuto agli altri, una vocazione del genere è naturalmente presente nelle infermiere, psicologhe, maestre d'asilo e scuola elementare, pediatre, colf ed assistenti sociali. Non si tiene allo status sociale, non si è ambiziosi né competitivi: ci si dedica con generosità ad aiutare il prossimo in difficoltà facendo del volontariato, e si annoverano tra le proprie amicizie persone di etnie e strati sociali diversi.

Demetra e le Sue Relazioni: Aspetti Interpersonali

Il rapporto con gli uomini tende a essere caratterizzato da una certa passività, poiché si tende a non scegliere, ritenendoli "sempre dei ragazzini" e non nutrendo alte aspettative. Si finisce per farsi scegliere sulla base del bisogno che un uomo mostra verso di sé, rimanendo nella relazione per non procurare un dolore. Altri uomini attratti da questo archetipo sono quelli che ricercano la madre nella moglie: una donna organizzata, che li accudisca nutrendoli e tenendo casa e figli in ordine. Il peggior marito, per una donna Demetra, è un uomo narcisista incapace di ricambiare il suo affetto e le sue attenzioni, con il risultato che le energie della donna vengono prosciugate e la sua autostima fortemente compromessa. Il miglior marito è "il padre di famiglia", un uomo Poseidone o Zeus in equilibrio, desideroso di costruire un nido familiare al quale dedicarsi con pari impegno e aiutando la donna, votata al sacrificio e incapace di dire di no, ad occuparsi anche di se stessa. Per questo archetipo, la sessualità non è molto importante: è messa al servizio della procreazione, tendendo ad essere più tenera, o pudica, che eccitante.

Il rapporto con le altre donne è sereno e collaborativo. Tuttavia, se non si può procreare, si tende o a dedicarsi ad attività surrogate dove incanalare il fortissimo istinto materno o a provare invidia e rabbia verso le altre donne madri. Quest'ultimo rappresenta uno dei lati Ombra di questo potente archetipo. Com'è prevedibile, l'archetipo Demetra è assolutamente contrario all'aborto, in linea con il suo profondo legame con la vita e la procreazione.

I Lati Ombra dell'Archetipo Demetra

Anche un archetipo così benevolo e generoso come Demetra possiede i suoi lati ombra, che emergono quando le sue potenti qualità si manifestano in eccesso o in modo distorto. Uno di questi è l'eccessivo ed insano attaccamento ai figli. Quando i figli, crescendo, manifestano ribellione e volontà di emanciparsi dal legame stretto con la madre nell'infanzia, la donna Demetra può apparire confusa, non comprendendo il perché di questo allontanamento. Può anche provare rabbia, impotenza fino alla vera e propria depressione, sviluppando la cosiddetta "sindrome del nido vuoto". In questo stato, la sua identità di genitrice e nutrice perde di significato, la sua energia può affievolirsi e la sua proverbiale operosità, sia in casa che fuori, nella comunità, può arrestarsi.

Un altro lato Ombra di questo archetipo si vede quando una donna, fintamente generosa e prodiga, ma in realtà mossa dalla paura di perdere l'amore dei figli, li vizia senza criterio. Da grandi, questi figli possono diventare egoisti ed irriconoscenti, subendo le conseguenze di una generosità non equilibrata. Una donna che incarna l'archetipo Demetra può recuperare il suo equilibrio soltanto se rinuncia all'identificazione totale con il suo status di "madre perfetta". Affrancandosi da tale imperativo, può imparare a prendersi cura di sé e degli altri scongiurando quegli aspetti manipolativi e ricattatori visibili quando si dà agli altri per ricevere qualcosa in cambio, anziché per quel moto di generosità che è proprio della sua natura più autentica. Questo processo di consapevolezza permette di trasformare una dipendenza emotiva dai figli e dagli altri in genere in una maternità spirituale, diventando come Iside, la madre perfetta che alleva i figli affinché seguano il loro destino, con meno difficoltà a lasciarli andare.

Demetra nella Mitologia Greca: La Dea della Terra e delle Stagioni

Nella mitologia greca, Demetra, il cui nome potrebbe significare "Madre terra" o forse "Madre dispensatrice", probabilmente derivando dalla radice indoeuropea dheghom mather, occupa un posto di rilievo. Era figlia di Crono e Rea (Madre della prima generazione degli Dei greci) e, come i suoi fratelli Estia, Era, Poseidone e Ade, alla sua nascita fu mangiata dal padre. Rea, non potendo più tollerare che Crono inghiottisse i loro figli, quando partorì Zeus lo nascose in una grotta a Creta e a Saturno diede da mangiare un sasso avvolto in una stoffa. Zeus, cresciuto, sfidò il padre e, con l'aiuto dei Titani, liberò i fratelli e lo spodestò dal trono, divenendo il Re dell'Olimpo.

Sorella di Zeus, Demetra è la dea del grano e dell'agricoltura, costante nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del raccolto e delle leggi sacre. Come nipote di Gea, la Madre Primigenia, Demetra continuò la dinastia delle Dee della fertilità donando generosamente la vita e creando un'epoca di pace e armonia. È una divinità caratteristicamente greca, che si distingue dalle altre "dee madri" come Rea e Cibele. Mentre queste ultime esprimono lo sfrenarsi selvaggio delle forze misteriose della natura prive di norme, Demetra rappresenta l'ordinata e regolare generazione della terra, sottoposta a certe leggi e al lavoro dell'uomo. È la dea protettrice dei cereali, delle coltivazioni e della fertilità dei campi, ma anche la custode del matrimonio, della legge sacra e dei cicli di vita e morte.

Albero genealogico degli dei olimpici con Demetra evidenziata

Il Mito Centrale: Il Ratto di Persefone

Il mito più importante legato a Demetra, che costituisce anche il cuore dei riti dei Misteri Eleusini, è la sua relazione con Persefone, sua figlia, nonché incarnazione della dea stessa da giovane. La versione più diffusa del mito di Demetra narra che ebbe una figlia con suo fratello Zeus, ma un'altra versione racconta che questa figlia fu il risultato della sua unione con Iasone, suo nipote, nonché figlio di Zeus ed Elettra. Demetra amava profondamente sua figlia Persefone. Nel pantheon classico greco, Persefone ricoprì il ruolo di moglie di Ade, il dio degli Inferi.

Un giorno, mentre Persefone si divertiva a correre nei prati pieni di fiori, rendendo fertili tutte le coltivazioni che incontrava lungo il suo cammino e facendo germogliare la vita ovunque andasse, un fiore meraviglioso attrasse la sua attenzione: un bellissimo narciso. Mentre le sue belle mani si allungavano per prenderlo, all'improvviso, un terribile boato lacerò l'aria, la terra si aprì e ne emerse Ade sul suo carro d'oro trainato da neri cavalli. Il bellissimo e potente Signore degli Inferi, detentore dei Segreti, si innamorò a prima vista della sua bellezza. Avvolse con le sue forti braccia il sottile corpo di Persefone e la trascinò, riluttante e in lacrime, dentro la Terra, veloce com'era arrivato. Persefone lottò e gridò affinché Zeus la soccorresse, ma non le giunse alcun aiuto. Il rapimento e la violenza subiti dalla fanciulla erano avvenuti con il consenso di Zeus, che in segreto l'aveva concessa in moglie ad Ade senza dire niente alla madre.

Il Rapimento di Persefone 🏛 || Mitologia e Archetipi

Demetra udì l'eco delle grida della figlia e corse a cercarla, non fermandosi mai, né per mangiare né per dormire né per lavarsi. Lacerata dal dolore, gettò via gli abiti sgargianti, coprì le sue bionde chiome con un nero manto di lutto (Demetra dolente) e per nove giorni e nove notti, impazzita dal dolore, percorse la terra in lungo e in largo portando morte e sterilità ovunque. La vita sulla terra si fermò e la disperata dea della terra Demetra cominciò ad andare in cerca della figlia perduta. Si riposò soltanto quando si sedette brevemente sulla pietra Agelasta. Nel decimo giorno, alfine, Elio (il Sole), che tutto vede e tutto sa, la informò che Kore era stata rapita da Ade, con il consenso di Zeus.

Ancora più addolorata, e ora anche furente nei confronti di Zeus, Demetra rifiutò quindi di tornare sull'Olimpo e, trasformata in una vecchia, si recò a Eleusi nell'Attica sedendosi vicino al Pozzo delle Vergini. La sua disperazione non fu senza conseguenze: la terra, divenuta sterile, non produceva più alcun frutto; una terribile carestia imperversava dappertutto. Mentre Demetra cercava sua figlia, dimenticò i suoi doveri di protettrice dei campi e la terra iniziò a diventare improduttiva. Tutti i raccolti marcivano e gli uomini iniziarono a patire la fame. Preoccupato per la situazione, Zeus decise di stringere un accordo con Ade, pressato dalle grida degli affamati e dalle altre divinità che avevano anche ascoltato la loro angoscia.

Zeus costrinse Ade a riportare Persefone. Tuttavia, era una regola del Fato che chiunque avesse consumato cibo o bevande negli Inferi fosse condannato a trascorrere lì l'eternità. Prima che Persefone venisse rilasciata a Hermes, che era stato mandato a recuperarla, Ade l'aveva ingannata invitandola a mangiare dei semi di melagrana (sei o quattro secondo il racconto) che la costrinsero a tornare negli inferi per alcuni mesi all'anno. Ermes riportò la figlia alla madre, al tempio di Eleusi. Quando si videro corsero l'una fra le braccia dell'altra. Demetra subito chiese se avesse mangiato qualcosa nel mondo degli Inferi. Udita la storia della melagrana, Demetra ricadde in un profondo abbattimento e disse che non sarebbe più tornata sull'Olimpo.

Zeus indusse allora Rea, che era madre sua nonché di Ade e di Demetra, a interporre i suoi buoni uffici, e si giunse così a un compromesso. Siccome Persefone aveva mangiato il melograno, sarebbe dovuta restare una parte dell'anno sottoterra con Ade e solo una parte sopra con la madre. Core avrebbe trascorso ogni anno sei mesi (o secondo altre fonti tre) in compagnia di Ade, come regina del Tartaro e col titolo di Persefone, e gli altri sei mesi (o nove) in compagnia di Demetra. Così, ogni primavera, Persefone fugge dal soggiorno sotterraneo e sale al Cielo dalla madre, per rifugiarsi di nuovo fra le ombre al momento della semina. Da quando Demetra e Persefone furono di nuovo insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma per sei mesi all'anno, quando Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda. Così nacquero le stagioni. Il mito della Dea ha generato i cicli e le stagioni.

Le Peregrinazioni di Demetra e i Doni all'Umanità

Durante la sua ricerca di Persefone, Demetra viaggiò per lunghe distanze e ebbe molte piccole avventure lungo la strada. Secondo alcune fonti, mentre così vagava, fu vista e desiderata da Poseidone, suo fratello e dio del mare, che la inseguì per farla sua. Per sfuggirgli ella si trasformò in una giumenta e si mischiò ai cavalli pascolanti del re Onkios. Poseidone però si accorse dell'inganno e si congiunse a lei sotto forma di uno stallone. La dea, adirata, diventò una Erynis, dea dell'ira, e si chiamò anche Demeter Erynis fino a quando non si purificò della sua ira nel fiume Ladone, assumendo dopo il bagno l'appellativo di Lusia. Da questa unione nacquero una figlia, Despina, il cui nome non poteva essere rivelato al di fuori dei Misteri Eleusini, e un cavallo dalla criniera nera chiamato Arione o Erion.

All'alba del decimo giorno di ricerca, Demetra incontrò Ecate, dea della luna nera e dei crocicchi, che, mossa a pietà la condusse da Elio, dio del sole, il quale aveva visto e sapeva quello che era accaduto. Il dio disse a Demetra che Persefone era nel mondo dei morti. Disperata perché non sapeva come raggiungere gli inferi, Demetra decise di non tornare sul monte Olimpo e iniziò a vagare senza meta sulla Terra. Si travestì da vecchia e arrivò fino a Eleusi dove si sedette accanto a un pozzo.

Le figlie del re Celeo e della regina Metanira si recarono al pozzo per portare dell’acqua a Demetra. Demetra, che aveva assunto le sembianze di una vecchia di nome Doso, raccontò loro di essere sfuggita ai pirati che l'avevano rapita nei pressi di Creta. Mosse a compassione, le figlie di Celeo la invitarono a palazzo per fungere da nutrice a Demofoonte e Trittolemo, figli della regina Metanira, sposa di Celeo. Nel palazzo, Demetra si sedette in disparte su uno sgabello, restando per molto tempo silenziosa e con il volto velato, fino a che la serva Iambe riuscì a farla sorridere con i suoi scherzi.

Demetra si affezionò al bambino Demofoonte e decise di concedergli l'immortalità. Lei lo nutriva d'ambrosia e di nascosto lo esponeva al fuoco, bruciando nottetempo il suo spirito mortale sul focolare di casa, stringendolo tra le braccia e soffiando dolcemente su di lui per renderlo immortale. Ma la madre Metanira vide Demetra mentre immergeva Demofoonte nel fuoco e si spaventò, gridando e cacciando via la dea dalla reggia. Demetra allora, infuriata, si mostrò a lei nella sua vera identità e nella sua divina bellezza e potenza. Rimproverò Metanira per la sua stupidità. Demofoonte morì.

Non riuscì a rendere immortale il piccolo, ma decise di insegnare a Trittolemo l'arte dell'agricoltura, così il resto della Grecia imparò da lui a piantare e mietere i raccolti. Demetra donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l'aratura, la mietitura e le altre correlate. Sotto la protezione di Demetra e Persefone, Trittolemo volò per tutta la regione su un carro alato per compiere la sua missione di insegnare ciò che aveva appreso a tutta la Grecia. Demetra gli diede semi di grano, un aratro di legno e un cocchio trainato da serpenti e lo mandò per il mondo a insegnare agli uomini l'agricoltura.

Unioni Amorose e Discendenze di Demetra

Oltre al suo legame con Zeus e Poseidone, Demetra ebbe altre unioni significative. Durante le nozze di Cadmo e Armonia, riscaldata dal nettare che scorreva a fiumi al banchetto, sgusciò fuori dal palazzo e si unì su "un campo di maggese rivoltato tre volte" con il Titano Iaso (o Iasone). Da questa unione nacquero i gemelli Pluto, che significa "ricchezza", e Filomelo. Al loro ritorno Zeus indovinò quel ch'era accaduto dall'aspetto dei due amanti e, furibondo contro Iasio perché aveva osato toccare Demetra, lo colpì con la sua folgore. Altre fonti, invece, dicono che Iasio fu ucciso da suo fratello Dardano, oppure fatto a pezzi dai propri cavalli. La versione cretese del mito dice però che questo gesto fu invece compiuto da Demetra stessa, intesa nell'incarnazione più antica della dea.

Secondo alcune fonti da Zeus e Demetra nacque anche Iacco, dio guida alla mistica processione dei Misteri Eleusini. Per altre fonti Iacco, invece, sarebbe figlio di Zeus e Persefone, e quindi l'incarnazione di Zagreo. Dal semidio Carmanor, Demetra ebbe i figli Crisotemi ed Eubulo.

Interventi e Punizioni Divine

Demetra, nella sua veste di dea protettrice della terra e delle sue leggi, non esitava a intervenire con decisione quando i mortali osavano violare i suoi domini o la sua dignità. Erisittone, figlio del re Triopa, fu uno dei pochi uomini che Demetra trattò con durezza. Alla testa di venti compagni, Erisittone osò invadere il bosco sacro che i Pelasgi avevano dedicato alla dea a Dozio, e cominciò ad abbattere alberi sacri per costruirsi una nuova sala per i banchetti. Demetra assunse l'aspetto della Ninfa Nicippa, sacerdotessa del bosco, e gentilmente ordinò ad Erisittone di desistere. Ma quando costui la minacciò con la sua ascia, Demetra gli si rivelò in tutto il suo splendore e lo condannò a soffrire la fame in perpetuo, per quanto mangiasse.

A Pandareo di Creta, invece, che rubò il cane d'oro di Zeus e vendicò così Demetra per l'uccisione di Iasio, la dea concesse di non soffrire mai di mal di stomaco, quale che fosse la quantità di cibo mangiato.

Anche nell'episodio del ratto di Persefone, Demetra si mostrò implacabile. Dopo il compromesso che stabiliva la permanenza annuale di Persefone negli Inferi, Demetra volle punire Ascalafo, uno dei giardinieri di Ade, che aveva confessato di aver visto la giovane cogliere una melagrana nell'orto e mangiarne sette chicchi. Demetra lo imprigionò in una fossa chiusa da un masso pesantissimo. Ascalafo fu in seguito liberato da Eracle, e Demetra allora lo trasformò in un barbagianni.

Demetra punisce Erisittone

Il Culto di Demetra: Feste, Riti e Misteri

Il culto di Demetra era profondamente radicato nella vita e nella cultura greca, in parte perché le genti di campagna beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c'è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni. Demetra aveva un ruolo centrale nella religiosità greca delle epoche pre-classiche. Nella mitologia romana la sua figura corrisponde a quella di Cerere. La dea Cerere veniva invocata non solo in primavera, ma anche nel mese di agosto, quando le matrone romane si recavano al tempio di Cerere per portarvi frutti e primizie e per offrire sacrifici di animali, invocandone la benevolenza per la fertilità della terra, l'abbondanza e la ricchezza del raccolto. A Roma, ogni anno si celebravano in onore di Cerere le feste dette Cerealia. Esse si svolgevano a metà aprile, proprio quando il grano aveva iniziato il suo processo di maturazione. In quest'occasione avevano luogo cerimonie solenni e processioni, nel corso delle quali si invocava la dea, e giochi nel circo ai quali tutti partecipavano.

Epiteti e Attributi

Demetra viene spesso confusa con Gaia, Rea o Cibele, ma la sua specificità risiede nella rappresentazione dell'ordinata e regolare generazione della terra. L'epiteto con cui la dea viene più frequentemente chiamata rivela l'ampiezza e la portata delle sue funzioni nella vita greca del tempo: lei e Kore ("la fanciulla") erano solitamente invocate come "le due dee" (τώ θεώ), e questa definizione appare già nelle iscrizioni in scrittura Lineare B di epoca micenea trovati a Pilo. Un altro epiteto è Thesmophoros, "Fornitrice di consuetudini" o anche "legislatrice", titolo che la lega all'antica dea Temide, e la identifica come inventrice e donatrice di quelle leggi (θεσμοί) che regolano la vita umana in genere e quella coniugale e familiare in specie. Questo è il motivo per cui le feste Thesmophorie erano celebrate solennemente dalle donne di Atene.

Altri epiteti e attributi riflettono i suoi doni e funzioni: era Σιτώ (Sitò, colei del grano), Κορποϕόρος (Korpophóros, portatrice di frutti), Πολύκαρπος (Polýkarpos, dai molti frutti), Ωρηϕόρος (Horephoros, che porta le stagioni), Ξαξϑή (Xanthì, bionda come il grano), e Φοινικόπεζα (Phoinikópeza, dai piedi rossi, allusione al colore delle messi mature). In relazione alla fecondità della terra, la dea estendeva la sua attività al campo della vita sessuale femminile, divenendo anche una dea del connubio e della nascita. Una delle sue denominazioni, di antico uso nel Peloponneso, era Εἰλευϑία (o Ελευϑώ, o Ελευσινία), evidentemente connessa col nome della divinità della nascita, Εἰλείϑυια (Ilizia), sicché non pare dubbia l'identità di questa dea con Demetra Achaia (Demeter Kourotrophos Achaia).

Un altro aspetto di questa divinità è quello in cui essa si presenta, come divinità ctonia, in stretto legame col regno dei morti e con le divinità dell'oltretomba. Come tale e come madre di Persefone ella porta l'epiteto di Χϑονία (Chthonia), e, oltre che con Ade, forma gruppo con Ermete Psicopompo, con le Erinni e con Dioniso. A Atene si chiamavano Δημήτριοι (Demetrioi) i trapassati, e qui come a Sparta si soleva offrire un sacrificio a Demetra durante la cerimonia dell'inumazione.

Gli attributi di Demetra le sono, nella maggior parte, comuni con Persefone. Fra i principali, sono da ricordare le spighe di grano, il fiore del narciso e quello del papavero, simbolo di fecondità. Una statuetta d'argilla trovata a Gazi sull'isola di Creta rappresenta la dea del papavero adorata nella cultura minoica mentre porta i baccelli della pianta, fonte di nutrimento e di oblio, incastonati in un diadema. Al concetto di fecondità ci richiamano anche le vittime, che più solitamente si sacrificavano a Demetra: la vacca (come nel culto ctonio di Ermione) e la scrofa, al cui sangue si attribuiva inoltre una speciale efficacia purificatrice.

Le Feste in Onore di Demetra

Le feste in onore di Demetra erano inizialmente proprie delle campagne e le erano sacre le feste della semina e del raccolto. Le più note di tutte sono quelle dell'Attica. Ivi, prima di dar opera alla sementa, si festeggiavano le Proerosie (dette anche Proareturie), istituite in onore delle due dee, dietro indicazione dell'oracolo di Delfi, in occasione di una carestia che affliggeva tutta la Grecia. Si celebravano, come pare, fin dal tempo di Solone e di Epimenide, al principio del mese di Pianepsione (seconda metà di ottobre). In primavera, poi, al primo spuntare delle messi, i magistrati in carica facevano l'offerta delle Procaristerie, che valeva per Atena, Demetra e Kore. Terza festa attica erano le Aloe, o feste delle aie, di Eleusi. Nelle isole doriche dell'Egeo si onorava Demetra nelle Talisie, durante l'estate.

Particolare importanza avevano le feste e i Misteri Eleusini in onore di Demetra nel suo aspetto di divinità legata alla terra. Eleusi fu il centro del culto di Demetra come divinità ctonia e dell'oltretomba: quivi si celebravano annualmente, col rito dei misteri, le grandi feste Eleusinie, le quali, seguendo, nel mese di settembre, alle piccole Eleusinie che si tenevano nel febbraio, nel sobborgo ateniese di Agre, ricordavano il ritorno di Persefone agli Inferi, dopo l'annuo soggiorno terreno presso la madre e ripetevano così simbolicamente l'eterna vicenda della natura che s'immerge nel letargo invernale, per risvegliarsi a nuova vita all'avvicinarsi della primavera. Dopo che madre e figlia si furono riunite Demetra restituì fertilità e messi alla terra, e poi istituì i Misteri Eleusini, delle cerimonie religiose in cui agli iniziati era vietato rivelare di cosa si trattava. Demetra acconsentì finalmente a risalire sull'Olimpo. Prima di lasciare Eleusi, iniziò ai misteri Trittolemo, Eumolpo e Celeo, unitamente a Diocle, re di Fere, che l'aveva assiduamente aiutata nelle sue ricerche. Il suo dolore, simile a quello vissuto dalla divina Iside, l’ha trasformata in una madre spirituale che invita i mortali all’Iniziazione alla ciclicità della Vita, tramite i Misteri Eleusini. Questo culto doveva essere segreto e nessuno di quelli che lo avrebbero praticato in futuro doveva rivelarne i segreti. Una sacerdotessa fu torturata a morte per estorcerle tali segreti, ma non cedette alla tortura. Dopo essere venuta a conoscenza di questo fatto, la dea provocò una pestilenza nella regione.

Principali Sedi di Culto

Le origini del culto di Demetra sono riportate da Erodoto all'antica popolazione pelasgica e fiorirono dovunque nella Grecia, tosto che si sviluppò la vita agricola, abituando la popolazione alla stabilità delle sedi e a più progredite norme di convivenza. In Arcadia, vi erano importanti luoghi di culto a Feneo, ai piedi del monte Cillene, a Telpusa, a Figalia (dove era venerata la Demetra Melaina). In Messenia, vi era il bosco di Apollo Carneo, presso l'antica città di Andania (culto mistico); in Laconia, specialmente ad Amicle, ed a Helos (culto ctonio). Altre città del Peloponneso, Corinto, Sicione, Fliunte, Argo, noveravano Demetra e Persefone fra le più antiche e venerate divinità, e nella vicina Ermione fioriva il culto mistico di Demetra Ctonia.

Nell'Attica, il culto eleusinio di Demetra passò, fin da tempo molto antico, in Atene e di qui si diffuse, con le colonie ioniche, nelle isole dell'Egeo e sulle coste dell'Asia minore; feste Eleusinie e Tesmoforie troviamo ad Efeso, ad Eritre, a Mileto e altrove; i coloni di Mileto trapiantarono la religione di Demetra sulle coste del Mar Nero. Sulla costa meridionale dell'Asia Minore, Nisa e il promontorio triopico presso Cnido furono i centri del mito e del culto di Demetra ctonia. In Beozia, troviamo le due dee venerate nell'Acropoli di Tebe, la qual città anzi si diceva essere stata data da Zeus alla figlia Persefone come dono nuziale; e poi nei territori di Tanagra e di Oropo; e, nella Grecia centrale, ancora nelle fertili contrade della Focide, della Locride, della Tessaglia, dell'Epiro. Tra le isole, Creta, con le sue fertili vallate, fu una delle più antiche sedi del culto della dea dell'agricoltura. Né poteva mancare il culto delle due dee nell'Occidente greco, dove furono famose per la loro fertilità le piane della Magna Grecia e le valli della Sicilia: in quella, la città di Metaponto fu in special modo devota della dea delle biade, la cui testa forma il tipo più frequente delle sue monete dalla fine del V secolo in poi; in questa, troviamo il culto di Demetra a Siracusa, a Catania, a Selinunte, a Enna e altrove.

Nella moderna religione wicca, corrente del neopaganesimo, Demetra rappresenta un aspetto della divinità femminile, la Dea.

La Rappresentazione Artistica di Demetra

La figura di Demetra nell'arte ha attraversato diverse fasi e interpretazioni. Prima che il culto di Demetra fosse portato al suo massimo sviluppo dalla religione dei misteri, la dea non fu di solito scelta dagli artisti a soggetto delle loro opere. Le sue immagini destinate al culto si limitavano a modestissime figure, dedicate, nelle loro edicole di campagna, dai contadini. Di queste antichissime figurazioni di Demetra nulla naturalmente ci resta, tranne qualche confuso e incerto ricordo nella tradizione letteraria. Così Pausania ricorda una statua seduta di Demetra nel tempio della dea a Fliunte.

In un altro luogo, Pausania descrive un'antichissima e strana immagine di Demetra Μέλαινα ("la nera", denominata così dal colore della veste) a Figalia, in Arcadia. La statua di legno (ξοανον) rappresentava una donna seduta su una pietra, ma con la testa equina, incorniciata da serpenti; una veste nera le scendeva sino ai piedi; in una mano teneva un delfino, nell'altra una colomba. La figura, d'artista ignoto, era stata poi distrutta dal fuoco e sostituita con una nobile statua di Onata. Quella descritta da Pausania era forse l'immagine di una divinità locale identificata poi con Demetra. Da siffatto ricordo e da altre del genere pare si possa argomentare che le più antiche statue della dea la rappresentavano seduta, e Demetra è probabilmente da riconoscere in numerose statue fittili di divinità muliebri sedute in trono, trovate nell'Acropoli di Atene.

Appena la figura di Demetra cominciò ad essere presa a soggetto della grande arte, e specialmente dell'arte attica, giacché l'Attica divenne il maggior centro del suo culto, gli artisti si trovarono a elaborarne un duplice tipo ideale, secondo che intesero di far prevalere in esso l'una o l'altra concezione mitica della dea. Restando sempre come elemento fondamentale dell'immagine artistica di Demetra la figura matronale, dalle forme piene del viso e delle membra - figura che si avvicina assai a quella di Era, dalla quale si distingue di solito per la mancanza dell'attributo della corona - distinguiamo di essa un tipo più antico e uno più recente. Il primo rappresenta la grande dea di Eleusi, benevola e materna, promotrice e protettrice dell'agricoltura e dell'ordine sociale, la Demetra Thesmophoros insomma. Il secondo raffigura la dea addolorata, se pur rassegnata, per la perdita della figlia, ormai - anche dopo la concessione di Zeus - non più sua. Del tipo più antico l'esemplare più espressivo è riconosciuto in una statua del Museo Capitolino, che rappresenta la dea stante.

Busto di Demetra: copia romana da un originale greco del IV secolo a.C.

Demetra viene solitamente raffigurata mentre si trova su un carro, e spesso associata ai prodotti della terra, come fiori, frutta e spighe di grano. Raramente è stata ritratta con un consorte o un compagno: l'eccezione è rappresentata da Iasione, il giovane cretese che giacque con Demetra in un campo arato tre volte. Di altre celebri statue di Demetra, del IV secolo, non rimangono né gli originali né copie sicure; così abbiamo solo il ricordo di due gruppi attribuiti a Prassitele, nell'uno dei quali la dea era rappresentata insieme con Kore e Iacco, nell'altro, con Kore e Trittolemo. Lo stesso si dica di quella statua marmorea, di mano dell'ateniese Euclide, che stava nel tempio di Bura (Acaia).

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