Le vaccinazioni rappresentano uno degli strumenti preventivi più efficaci in Sanità. Esse sono in grado di prevenire, in modo efficace e sicuro, lo sviluppo di alcune malattie infettive, le loro complicanze e la loro diffusione. La gravidanza è un momento delicato nella vita di una donna, durante la quale le preoccupazioni e le responsabilità legate alla salute della vita del nascituro, così come i timori di assumere farmaci con potenziali effetti indesiderati sul feto, sono primarie. Tuttavia, proprio la somministrazione di alcuni vaccini in gravidanza è legata all’opportunità di proteggere la donna e il figlio. Questo è un aspetto cruciale per la salute pubblica, sottolineato anche nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, che enfatizza l'importanza della prevenzione. Il dibattito sui vaccini in gravidanza è complesso, includendo sia le solide evidenze sui benefici a lungo termine e i meccanismi protettivi, che le recenti discussioni su potenziali rischi, come quelli sollevati da nuovi studi. Questo articolo esplora le diverse dimensioni di questo tema cruciale, dalle patologie infettive prevenibili ai meccanismi di protezione neonatale, fino ad analizzare le evidenze emergenti e le controversie che circondano l'argomento, mirando a fornire un quadro completo e dettagliato.
La Minaccia delle Patologie Infettive per la Gravidanza e il Nascituro
Le patologie infettive possono avere gravi conseguenze sull’esito di una gravidanza, fino a condurre al decesso. Queste malattie possono comportare complicanze gravi (in particolare polmonite) e mortalità materne rispetto all’atteso, rendendo fondamentale la prevenzione. La protezione del nascituro è di primaria importanza, data la sua vulnerabilità intrinseca e l'immaturità del suo sistema immunitario nelle prime fasi della vita.
Morbillo: Un Rischio Persistente
Il morbillo continua a circolare in Italia, come in altri Paesi, a causa delle basse coperture vaccinali, che non hanno ancora raggiunto la soglia raccomandata del 95%, e dell’accumulo negli anni di soggetti suscettibili, oggi adulti. Nonostante gli sforzi globali e l'efficacia dei vaccini, la malattia rimane una minaccia. Grazie alla vaccinazione ed all’avvio di un piano globale per l’eliminazione, il numero dei decessi e quello dei casi associati al morbillo sono diminuiti dell’80% dal 2000 al 2017. Un dato correlato indica che la mortalità associata al morbillo è diminuita dell’84% dal 2000 al 2016. Nonostante questi progressi, l'infezione in gravidanza comporta rischi significativi. Alcuni studi hanno riscontrato un rischio aumentato di aborto spontaneo, morte intrauterina e parto pretermine; tale rischio sembra essere più elevato in caso di infezione nel primo e secondo trimestre di gravidanza. Inoltre, l’infezione in prossimità del parto può aumentare il rischio di morbillo neonatale, condizione gravata da una significativa mortalità. Per questi motivi, l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita è una priorità assoluta, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha definito un piano mondiale a cui l’Italia ha aderito.
Rosolia: Una Minaccia Silenziosa con Conseguenze Devastanti
La rosolia è particolarmente pericolosa durante la gravidanza, soprattutto se la madre contrae l’infezione nel primo trimestre: infatti, più precoce è l’infezione, maggiore è il rischio di danno embrio-fetale, che può raggiungere circa il 90%. In previsione di una gravidanza, è necessario che le donne siano protette nei confronti di morbillo-parotite-rosolia (MPR) e della varicella, dato l’elevato rischio per il nascituro, derivante dall’infezione materna durante la gravidanza, specie se si verifica nelle prime settimane di gestazione. La rosolia, in questi casi, può essere responsabile di serie conseguenze nel prodotto del concepimento, quali aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, gravi malformazioni fetali e nel bambino, come difetti della vista, sordità, anomalie cardiache e ritardo di acquisizione delle tappe dello sviluppo. Queste problematiche possono includere anche microcefalia, encefalite, meningite, pancreatite e danni all’udito. Storicamente, sono stati registrati 173 casi di rosolia in gravidanza e 88 casi di rosolia congenita, dati che includono anche 13 aborti spontanei e 32 interruzioni volontarie di gravidanza. La prevenzione attraverso la vaccinazione è quindi di importanza capitale per evitare tali tragedie.

Varicella e Parotite: Complicazioni in Età Adulta e in Gravidanza
Mentre la parotite è un’infezione lieve nel bambino, nell’adulto sono frequenti le complicanze quali encefalite, meningite, pancreatite e danni all’udito. La varicella provoca nell’adulto, particolarmente nella donna incinta, complicanze molto più frequenti che nel bambino, quali polmonite, superinfezioni batteriche, meningite o encefalite. Inoltre, durante la prima metà della gravidanza, potrebbe causare malformazioni congenite con gravi lesioni della pelle, delle ossa, degli occhi e del cervello. Questi rischi evidenziano la necessità di proteggere le donne in età fertile, anche attraverso la vaccinazione.
Difterite e Pertosse: Minacce Riemergenti e Continua Vigilanza
Nonostante i successi passati delle campagne vaccinali, non dobbiamo dimenticare che la difterite possa tornare nel nostro Paese, rendendo essenziale mantenere alta la guardia e le coperture vaccinali. La pertosse è un'altra malattia altamente contagiosa che può essere particolarmente grave nei neonati. La protezione dalla pertosse è di fondamentale importanza, specialmente per i neonati che non sono ancora in grado di essere vaccinati. Gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il trascorrere del tempo, e la protezione offerta a donne che abbiano avuto la pertosse o siano state vaccinate molti anni prima è labile e incostante.
Influenza Stagionale: Una Minaccia Sottovalutata in Gravidanza
La vaccinazione anti-influenzale è raccomandata alle donne in qualsiasi epoca della gravidanza. Infatti, l’influenza stagionale aumenta il rischio di ospedalizzazione materna, prematurità, parto cesareo, distress fetale, basso peso del nascituro e interruzione di gravidanza. Anche nei neonati al di sotto dei 6 mesi di vita, per cui non esiste ancora un vaccino, l’influenza aumenta il rischio di malattia severa e complicanze. La somministrazione del vaccino antinfluenzale è quindi un gesto di protezione sia per la donna che per il neonato.
Papilloma Virus (HPV): Prevenzione a Lungo Termine
Il dodicesimo anno di vita rappresenta l’età raccomandata per l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antiHPV. I benefici possono però derivare anche dalla somministrazione del vaccino in età più adulta, specie se prima dell’inizio dell’attività sessuale, data la sua efficacia nel prevenire infezioni che possono portare a gravi patologie. La vaccinazione è raccomandata per l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antiHPV per la prevenzione di patologie gravi.
Il Ruolo Cruciale della Vaccinazione Materna per la Protezione Neonatale
La gravidanza non è solo un periodo di potenziale vulnerabilità, ma anche un’opportunità unica per proteggere il neonato prima ancora della sua nascita, attraverso il trasferimento di anticorpi dalla madre. Non esistono evidenze che dimostrino un rischio fetale legato alla vaccinazione della gestante con vaccini a microrganismi inattivati. Al contrario, la presenza di anticorpi (trans-placentari) nel neonato riduce il rischio di malattie prevenibili da vaccino nelle prime settimane-mesi di vita, quando il sistema immunitario del neonato è ancora immaturo e non pienamente competente.
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È stato osservato che le madri trasferiscono anticorpi al prodotto del concepimento, offrendogli così un certo grado di protezione contro malattie quali morbillo, difterite e poliomielite. La trasmissione transplacentare di anticorpi è un processo specifico e attivo, che inizia intorno alla 17a settimana di gestazione e progressivamente aumenta, fino alla 40a settimana, quando le IgG fetali raggiungono livelli più elevati rispetto a quelle materne. Tuttavia, i livelli di IgG fetali sono influenzati da diversi fattori, tra cui la concentrazione delle immunoglobuline nel sangue materno, anomalie della placenta, il tipo di vaccino eventualmente ricevuto, l'età gestazionale al parto e il tempo intercorso tra vaccinazione e parto.
Di grande rilievo è la vaccinazione durante ogni gravidanza, anche se la donna in gravidanza sia già stata vaccinata o sia in regola con i richiami decennali o abbia contratto la pertosse. Per tali motivi, vaccinare la madre nelle ultime settimane di gravidanza consente il trasferimento di anticorpi in grado di proteggere il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva attraverso la vaccinazione del bambino (a partire dal 3° mese di vita). Il periodo raccomandato per effettuare la vaccinazione è dalla 27a alla 36a settimana di gestazione, idealmente intorno alla 28a settimana, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare. In considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il trascorrere del tempo, è raccomandato effettuare la vaccinazione dTpa (difterite, tetano e pertosse acellulare) ad ogni gravidanza: questo potrà garantire il passaggio di un alto livello di anticorpi ad ogni nascituro, offrendo una protezione preziosa nei primi mesi di vita. La vaccinazione con il tossoide è un esempio eccellente di come la scienza medica possa fornire strumenti efficaci per la protezione.
Vaccini a Virus Vivo Attenuato e Gravidanza: Precauzioni e Indicazioni
Eventuali rischi teorici da vaccinazione in gravidanza potrebbero derivare dall’utilizzo di vaccini a virus vivo. I vaccini contro morbillo, parotite, rosolia (MPR) e varicella, contenendo virus vivi attenuati, non possono essere somministrati in gravidanza. La motivazione di questa controindicazione è legata al principio di precauzione, nonostante l’effettuazione accidentale della vaccinazione in donne che non sapevano di essere in gravidanza non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni rispetto alla popolazione generale. È, inoltre, opportuno che le donne che intendono programmare una gravidanza siano informate della necessità di posticiparla di un mese dopo la vaccinazione, per garantire la massima sicurezza.
Tuttavia, è importante sottolineare che l’esposizione accidentale della donna in gravidanza alla vaccinazione, o l’inizio di una gravidanza entro le quattro settimane successive alla vaccinazione, non rappresentano indicazioni all’interruzione volontaria di gravidanza. Questo offre un importante rassicurazione per le donne che potrebbero trovarsi in questa situazione. Anche la vaccinazione anti-HPV non è attualmente consigliata durante la gravidanza, poiché non sono stati effettuati studi specifici sull’impiego del vaccino in donne in stato di gravidanza. L’eventuale somministrazione accidentale in gravidanza non rappresenta un’indicazione all’interruzione volontaria della stessa, mentre la vaccinazione dovrà essere sospesa e rimandata sino al completamento della gravidanza. Questa cautela riflette la mancanza di dati sufficienti per raccomandarne l’uso durante la gravidanza.
Per quanto riguarda situazioni particolari, la somministrazione del vaccino giapponese somministrato in gravidanza, in zone ad alta incidenza di malattia (es. >5 casi/100 000 anno), dovrebbe essere valutata e autorizzata dal medico specialista che ha in cura la donna, seguendo la normativa vigente e le raccomandazioni delle strutture ospedaliere e dei sanitari regionali.
Nuove Evidenze e Controversie: Il Caso dei Vaccini a mRNA in Gravidanza
Negli ultimi anni, l'introduzione dei vaccini a mRNA ha sollevato nuove questioni, in particolare per quanto riguarda la loro sicurezza in contesti specifici come la gravidanza. Secondo un nuovo studio israeliano sul vaccino anti-Covid, il siero “causa aborti spontanei” in gravidanza: 13 perdite fetali ogni 100 gravidanze sono state registrate tra le donne vaccinate con mRNA nel primo trimestre. Questo dato, ben oltre le aspettative delle 9 perdite fetali attese ogni 100 gravidanze, sarebbe legato a effetti avversi come coaguli sanguigni e lesioni alla placenta, suggerendo un potenziale segnale di sicurezza che gli esperti ritengono non debba essere ignorato.
L’analisi, condotta da ricercatori dell’Università di Gerusalemme, dell’Università di Tel Aviv, del Baromedical Research Institute e del Massachusetts Institute of Technology, ha rivelato che tra le 94.351 donne che, tra il 1° marzo 2020 e il 28 febbraio 2022, hanno ricevuto un vaccino a mRNA tra l’ottava e la tredicesima settimana di gravidanza, si sono verificate 13 perdite fetali ogni 100 gravidanze. Il dato, spiegano gli autori, è particolarmente allarmante poiché si riferisce a una fase delicatissima dello sviluppo embrionale, dove il rischio di malattia severa e complicanze per il feto è elevato. Nel 95% dei casi presi in esame, il vaccino somministrato era Pfizer-BioNTech BNT162b2; nel restante 5% Moderna mRNA-1273.
Israele è stato il primo Paese al mondo a lanciare una campagna vaccinale anti-Covid già nel dicembre 2020, e anche il primo ad autorizzare la dose di richiamo nell’agosto 2021. Questo ha permesso di raccogliere una quantità significativa di dati clinici. Il database sanitario del Maccabi Healthcare Services (MHS), la seconda maggiore organizzazione sanitaria israeliana, ha permesso di incrociare dati clinici dettagliati, inclusi gli esiti delle gravidanze, la settimana gestazionale, l’età materna, le condizioni di salute preesistenti e il profilo socioeconomico delle pazienti.

Nonostante la somministrazione in gravidanza sia stata promossa in molti Paesi sulla base di studi osservazionali condotti nelle fasi avanzate della gravidanza - dove i dati non avevano indicato rischi significativi - il nuovo studio sottolinea che "le donne in gravidanza sono state escluse dagli studi clinici randomizzati cardine utilizzati per le approvazioni normative iniziali dei vaccini contro il Covid-19." Questo aspetto solleva questioni importanti sulla completezza delle informazioni disponibili al momento delle raccomandazioni iniziali. Tra gli autori della ricerca figurano anche Retsef Levi, recentemente nominato nel comitato consultivo sui vaccini del CDC statunitense, e Tracy Beth Hoeg, ora consulente senior per le scienze cliniche presso la divisione vaccini della FDA, conferendo ulteriore credibilità alle preoccupazioni espresse. Questa indagine suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti per comprendere appieno tutti gli effetti dei vaccini a mRNA in tutte le fasi della gravidanza.
Demistificazione delle Correlazioni Errate: Vaccini e SIDS
È fondamentale affrontare e dissipare le informazioni errate o le correlazioni non provate che possono generare ansia immotivata nella popolazione. Una delle più persistenti riguarda un presunto legame tra le vaccinazioni e la Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante (SIDS). La morte in culla (in inglese SIDS - Sudden Infant Death Syndrome) è una definizione utilizzata quando non è possibile trovare una causa nota per il decesso di un infante tra i tre mesi e l’anno di vita. Si tratta di un evento tragico e inaspettato, la cui complessità ha spesso alimentato speculazioni infondate.

Per quello che riguarda la correlazione tra vaccino e SIDS, sono stati effettuati numerosi studi al riguardo, sia qui in Italia che all’estero. Il Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione americano ha preso in esame milioni di bambini, usando dati che andavano indietro fino al 1992, senza trovare alcuna correlazione significativa tra le vaccinazioni e l'incidenza di SIDS. Questi risultati sono stati costantemente replicati in altre ricerche indipendenti, rafforzando la conclusione che i vaccini non causano la SIDS.
Recentemente, è stata diffusa la notizia riguardante un presunto caso giudiziario, con affermazioni secondo cui il Tribunale di Pesaro avrebbe emesso una sentenza “storica” in merito a un legame tra vaccini e SIDS. Tuttavia, sembrerebbe (ma non sono state trovate conferme certe oltre a dei classici copia e incolla dello stesso articolo su vari siti) che tali informazioni non abbiano fondamenti solidi. Il Tribunale di Pesaro, evidentemente, avrebbe dati di cui la comunità scientifica e la maggior parte delle istituzioni sono all’oscuro, il che rende tali affermazioni prive di credibilità senza prove concrete e verificabili. È veramente triste leggere queste notizie non verificate, che possono confondere e spaventare inutilmente i genitori.
In Italia, ci teniamo a ricordarlo, la statistica parla di una percentuale tra lo 0,7 e 1 per mille di morti improvvise in culla. È un dato che, pur essendo doloroso, è in linea con le statistiche internazionali e non mostra alcuna anomalia legata all'aumento delle coperture vaccinali. Vogliamo concludere ricordando che su molti casi analizzati negli ultimi 50 anni si è scoperta un’incidenza altissima di casi fasulli. In realtà, dalle analisi dei casi è risultato che tra il 5 e il 20% dei decessi inizialmente classificati come SIDS erano in realtà infanticidi. Questo triste aspetto criminale può aver contribuito a fuorviare le statistiche e la percezione pubblica sulla SIDS e le sue cause, sottolineando l'importanza di indagini forensi accurate e di una comunicazione basata su dati scientifici solidi. L'esposizione del feto e del neonato al fumo, ad esempio, è un fattore di rischio riconosciuto per la SIDS.
Implicazioni Sociali ed Economiche delle Malattie Infettive Prevenibili
Oltre ai drammatici impatti sulla salute individuale, le malattie infettive prevenibili da vaccino comportano significative implicazioni sociali ed economiche. La diffusione di queste patologie si traduce in un aumento dei costi legati all’assistenza durante e dopo la malattia. Questi costi non si limitano solo alle spese sanitarie dirette, ma includono anche la perdita di lavoro e di salute per i genitori o i tutori, a causa delle lunghe cure o delle gravi conseguenze per la salute del bambino. L'incidenza di malattie come morbillo, parotite, rosolia, varicella e papilloma virus (HPV), o la necessità di richiami decennali per vaccini come quello contro difterite, tetano e pertosse, rappresentano un onere considerevole per i sistemi sanitari e per l'economia nazionale.
La prevenzione attraverso la vaccinazione non è solo una misura di protezione individuale, ma un investimento nella salute pubblica che mira a ridurre questi oneri, garantendo una maggiore stabilità sociale e un minor dispendio di risorse che possono essere reindirizzate verso altre priorità sanitarie. La diffusione delle malattie infettive comporta, quindi, non solo sofferenza umana, ma anche gravi conseguenze economiche e sociali per l'intera comunità.