Mario De Renzi, nato a Roma il 17 novembre 1897, è stato una figura di spicco nel panorama architettonico italiano del XX secolo. La sua formazione, iniziata presso l'Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di docenti come Arnaldo Foschini, e proseguita con i corsi superiori speciali di Architettura, lo ha portato a conseguire nel 1920 il diploma di professore di Disegno architettonico. Fin da subito, la sua carriera si è distinta per una profonda riflessione sulla tradizione classica e una costante ricerca di un linguaggio moderno, capace di interpretare le esigenze della società contemporanea.
Le Origini e la Formazione: Un Legame con Roma
La passione per il disegno, una dote innata di De Renzi, si è fusa con l'interesse per l'architettura, indirizzando la sua formazione verso un approccio che integrava il rigore compositivo con una sensibilità artistica. L'ambiente romano, con il suo immenso patrimonio storico e artistico, ha indubbiamente plasmato la sua visione, alimentando un dialogo costante con le forme e i principi dell'architettura antica.

I Primi Successi e la Ricerca di una "Nuova Classicità"
L'attività professionale di Mario De Renzi prese avvio nell'immediato dopoguerra, con una proficua collaborazione con Alberto Calza Bini, un sodalizio che si sarebbe protratto nel tempo. I primi anni Venti videro la sua partecipazione a numerosi concorsi pubblici, spesso in partnership con Mario Marchi. Tra i progetti più significativi di questo periodo spiccano il primo premio per villini ad Anzio (1921) e il progetto prescelto per il monumento-ossario ai caduti romani al cimitero del Verano (1921-1922).
Il 1922 fu un anno particolarmente fecondo, con il conseguimento del primo premio in due concorsi banditi dall'Associazione Artistica fra i Cultori di Architettura: uno per una chiesa rurale nel suburbio di Roma (con Romolo Remotti, progetto non realizzato) e un altro per case popolari antisismiche da costruirsi nelle zone terremotate d'Abruzzo (1922-1923).
Un momento cruciale nella sua carriera fu la vittoria, nel 1926, del primo premio al concorso bandito dallo Icp per il quartiere dell'Artigianato a Roma, insieme al gruppo guidato da Pietro Aschieri, che annoverava anche Ciarrocchi, Marchi e Costantino Vetriani. Questo progetto, ampiamente diffuso sulle riviste nazionali e internazionali, segnò una svolta nel dibattito culturale romano e nella traiettoria professionale di De Renzi. Abbandonando gli stilemi del "barocco minore", egli sviluppò una "nuova idea di classicità", ispirata alla purezza delle volumetrie "latine" e ai codici dell'edilizia romana antica, avvalendosi anche delle contemporanee ricostruzioni delle insulae di Ostia curate dagli archeologi Italo Gismondi e Guido Calza.

Tra Tradizione e Innovazione: Le Opere degli Anni Venti e Trenta
L'adesione a questo nuovo classicismo si riflette nel progetto per il palazzo delle Corporazioni (1926), concorso ad inviti in cui De Renzi collaborò nuovamente con Aschieri, Ciarrocchi, Marchi, Vetriani e Wittinch, ottenendo il primo premio, ma assistendo alla realizzazione della soluzione proposta da Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaro. Un altro esempio è il progetto per case economiche per i dipendenti del Governatorato in via Andrea Doria (1927-1931, con L. Ciarrocchi), opera che vide la luce. Tuttavia, in altri episodi coevi, persistono echi dell'architettura minore romana, come nel villino progettato per sé stesso in via Fonseca Pimentel (1926-1927), o coniugazioni con elementi pre-moderni, evidenti nelle cinque palazzine di piazza Dalmazia (1928-1930, con Giuseppe Mosca).
Un caso emblematico di questa fase è la palazzina in piazza Cuba/via Panama, costruita nel 1929 per Giovanni Gentile, teorico dell'estetica fascista. Nonostante la committenza ufficiale fosse dell'ingegnere Mario Theodoli, la facciata riccamente decorata, con bugnati, colonne e statue, rappresentò una provocazione contro i dettami del nascente movimento moderno internazionale e un esplicito richiamo alla classicità dell'architettura italiana.

Didattica, Ricerca e il Confronto con il Razionalismo
Parallelamente alla sua attività professionale, De Renzi si dedicò alla ricerca e alla didattica. Dal 1924 al 1933 fu assistente presso la Scuola di Architettura di Roma. La sua collaborazione con la rivista "Architettura e Arti Decorative" continuò dal 1923 al 1928. Nel 1927, fu membro di una commissione per la redazione dei volumi "Architettura minore in Italia", elaborando rilievi di casali e piccoli nuclei urbani dell'Agro Romano. Nel 1930, ottenne l'incarico dell'insegnamento di arredamento e tecnica delle decorazioni alla Scuola di Architettura di Napoli, fondata da Calza Bini.
Gli anni a cavallo dei decenni Venti e Trenta furono un periodo di fervida ricerca per gli architetti italiani, divisi tra tradizionalisti e razionalisti. De Renzi aderì al Rami (Raggruppamento architetti moderni italiani), promosso da Calza Bini, convinto dell'importanza della tradizione classica come "formalità del moderno spirito creativo".
Il Sodalizio con Adalberto Libera e l'Architettura per il Regime
L'inizio degli anni Trenta segnò un nuovo capitolo, con la formazione di alleanze tra giovani professionisti per affrontare la "grande stagione dei concorsi". Nel 1932, De Renzi collaborò con Adalberto Libera alla realizzazione della facciata e dell'ingresso per la Mostra della Rivoluzione Fascista al Palazzo delle Esposizioni. Quest'opera, un cubo rosso "pompeiano" con fasci littori aerodinamici, fu celebrata come un esempio efficace della politica delle immagini del fascismo, esprimendo la "concezione totalitaria e integrale del regime".
Questo primo successo segnò l'inizio di un sodalizio professionale tra De Renzi e Libera, destinato a proseguire fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Insieme realizzarono allestimenti per il padiglione italiano all'Esposizione Mondiale di Chicago (1933) e per quello all'Esposizione Internazionale di Bruxelles (1935), dove il fascio littorio divenne un simbolo moderno e potente del governo fascista.
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Il loro sodalizio produsse anche gli allestimenti per la Mostra delle Colonie Estive e dell'Assistenza all'Infanzia e per la Mostra del Tessile (1937, con Giovanni Guerrini), i concorsi per l'Auditorium di Roma (1935, con Vaccaro) e per il Palazzo del Littorio (1937, progetto di secondo grado, con Vaccaro). L'unica opera realizzata da Libera e De Renzi in questo periodo fu l'edificio postale di via Marmorata (1933-1935).
Progetti Individuali e Sperimentazioni Abitative
Parallelamente al rapporto con Libera, De Renzi continuò la sua attività individuale. Nel 1932, pubblicò su "Domus" un progetto purista per una casa di campagna (con Luigi Moretti, Paniconi, Pediconi, Mario Tufaroli-Luciano). Nello stesso anno, presentò il primo progetto per la scuola elementare "Filippo Corridoni" a Fano (1932-1935, realizzata).
Con la collaborazione del giovane Giorgio Calza Bini, partecipò al concorso per il palazzo della Economia Corporativa a Cosenza (1934-1936, primo premio). A Roma, realizzò una palazzina in via Cerveteri (1935) e la palazzina signorile Furmanik sul lungotevere Flaminio (1935-1940), definita da Saverio Muratori nel 1947 "un capolavoro (…) un'opera essenzialmente sintetica, originale e creativa", alla cui progettazione collaborò Maurizio Sacripanti.
Nel 1936, De Renzi partecipò con Giuseppe Samonà al concorso per la sede romana della Pretura unificata (primo premio ex-aequo). Tra il 1937 e il 1938, si distinse nel concorso per la progettazione della piazza e degli edifici delle Forze Armate all'E.42, ottenendo un primo premio ex-aequo con Gino Pollini e l'invito a redigere il progetto esecutivo del palazzo, destinato ad ospitare gli uffici delle Comunicazioni e Trasporti e successivamente la Mostra dell'Autarchia, del Corporativismo e della Previdenza Sociale.
In questi anni, De Renzi si dedicò anche a interventi di edilizia popolare, come il progetto per un centro rurale alla Magliana (1937, non realizzato) e le case operaie per la società aerostatica "Avorio". La riflessione sull'abitazione trovò espressione nella palazzina Furmanik, nella lottizzazione di via Cerveteri e nei progetti di tre case modello per la Mostra dell'Abitazione all'E.42 (1940-1941, non realizzate), occasioni per sperimentare il lessico "moderno". Queste ricerche confluiranno nel volume "Divagazioni critiche su l'evoluzione della casa di abitazione", pubblicato nel 1950.

Il Dopoguerra: Ricostruzione e il Piano Ina Casa
Dopo aver ottenuto la libera docenza in Composizione architettonica nel 1937, De Renzi continuò la sua attività didattica anche durante la guerra, insegnando alla Scuola Superiore di Napoli fino al 1943. Nel dopoguerra, fu coinvolto nei piani di ricostruzione di centri del Lazio meridionale, tra cui Fondi (1945-1949), Atina (1945-1946) e la zona marina di Sperlonga (1946-1951).
Tra i suoi progetti di questo periodo spiccano la casa per l'ingegnere Guglielmo Visocchi ad Atina (1945-1946) e la ristrutturazione dell'albergo-pensione Amyclae a Sperlonga (1947). Tra il 1952 e il 1955, progettò e realizzò la sua residenza estiva a Sperlonga, una costruzione che riassumeva i caratteri del luogo, con una forma a torre arroccata su un crinale roccioso, in linea con i principi dell'architettura organica divulgati dall'Apao.

Dal 1949, De Renzi fu attivamente coinvolto negli interventi del Piano Ina Casa, contribuendo fin dalle prime fasi con schemi per la progettazione architettonica e urbanistica di nuovi quartieri. Realizzò numerosi interventi in diverse città italiane, tra cui spiccano i quartieri romani di Valco San Paolo (1949-1952) e del Tuscolano II (1950-1960). Questi quartieri, caratterizzati da "pluralità nell'unità", proponevano diverse tipologie edilizie, dalla casa in linea alla torre, riconducibili a un discorso unitario attraverso l'uso di finiture ricorrenti, interpretando i principi dell'Ina Casa con un linguaggio colto ma accessibile.
Riconoscimenti e la Chiusura dello Studio
Gli anni Cinquanta videro un susseguirsi di riconoscimenti e incarichi pubblici. Nel 1946 fu nominato Accademico di San Luca. Dal 1952 al 1954 ricoprì la carica di Presidente dell'Ordine degli Architetti di Roma e del Lazio, e dal 1953 al 1955 fu Presidente della Commissione Edilizia del Comune di Roma.
A partire dalla metà degli anni Cinquanta, le occasioni professionali e la partecipazione a concorsi iniziarono a diradarsi, portando De Renzi alla decisione di chiudere il suo studio nel 1962. Nonostante ciò, continuò la sua attività didattica fino alla morte, avvenuta a Roma il 22 novembre 1967.
L'eredità di Mario De Renzi risiede nella sua capacità di coniugare il rispetto per la tradizione classica con una visione moderna e innovativa, lasciando un segno indelebile nell'architettura italiana del XX secolo. La sua opera rappresenta un esempio di come sia possibile conciliare la ricerca formale con le esigenze funzionali e sociali, creando spazi che rispondono alle necessità del presente guardando al futuro.