Lando Buzzanca: Icona della Commedia all’italiana e Volto di un’Epoca

Lando Buzzanca, nato Gerlando Buzzanca a Palermo il 24 agosto 1935 e scomparso a Roma il 18 dicembre 2022, ha rappresentato una figura centrale del panorama artistico italiano. Attore di cinema, teatro e televisione, ha saputo incarnare con un’intensità rara lo stereotipo del maschio siciliano, diventando uno dei volti simbolo della commedia all’italiana. La sua carriera, lunga oltre sessant’anni, è un affresco delle trasformazioni sociali, culturali e dei costumi dell’Italia del Novecento.

Ritratto fotografico di Lando Buzzanca negli anni settanta

Dalle origini palermitane alla conquista di Roma

La storia di Lando Buzzanca inizia a Palermo, in una famiglia immersa nel mondo del cinema: suo padre era un proiezionista. Cresciuto in questo ambiente, il giovane Gerlando mostra fin da subito un temperamento recitativo focoso e dai vivaci accenti di caratterista, maturati precocemente nella compagnia di teatro dialettale siciliano in cui recitavano i suoi genitori. A soli 16 anni, Buzzanca prende la decisione drastica di lasciare gli studi per inseguire il sogno della recitazione, trasferendosi a Roma.

Nella Capitale, l’avvio non è semplice. Per sopravvivere, l’aspirante attore si adatta a numerosi impieghi precari: lavora come cameriere, facchino e addetto ai mobili, cercando al contempo di farsi strada nel mondo dello spettacolo. Il suo percorso inizia con piccoli ruoli di comparsa, tra cui una celebre apparizione nei panni di uno schiavo nel kolossal Ben-Hur (1959). Questo primo contatto con una grande produzione hollywoodiana funge da viatico per le successive esperienze professionali.

La consacrazione con Pietro Germi

La vera svolta artistica arriva nel 1961, quando Pietro Germi, regista di rara sensibilità nel cogliere le sfumature della provincia italiana, nota quel ragazzo siciliano dal naso pronunciato e dall'aspetto titubante. Germi gli affida il ruolo del fidanzato della baronessina Cefalù nel capolavoro Divorzio all’italiana (1962). Questa interpretazione, recitata accanto a pilastri come Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli, rivela il talento di Buzzanca per il grottesco e l’humour nero, delineando una cifra stilistica che lo accompagnerà per anni.

Sulla scia di questo successo, Lando partecipa a importanti pellicole che segnano la storia del cinema italiano, come La parmigiana (1963) di Antonio Pietrangeli, Sedotta e abbandonata (1964) ancora di Germi, I giorni contati (1962) di Elio Petri e I mostri (1963) di Dino Risi. In questo periodo, Buzzanca si afferma come un caratterista di spessore, capace di affiancare giganti come Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Alberto Sordi, muovendosi con agilità tra i grandi autori di Cinecittà.

L'ascesa della commedia sexy e il mito di "Jonny Logan"

Negli anni Settanta, il mercato cinematografico muta e Buzzanca diventa l’interprete principale di una nuova corrente: la commedia sexy all’italiana. In questo genere, spesso di serie B, l’attore si impone per una graffiante "masculinità" e per la capacità di far ridere in contesti spesso dominati da frustrazioni sessuali, impotenze presunte o eccessi goliardici. Pellicole come Il merlo maschio (1971), diretto da Pasquale Festa Campanile, segnano il culmine della sua popolarità internazionale.

Il suo volto diventa un’icona, tanto da ispirare il personaggio di "Jonny Logan", protagonista di un fumetto umoristico-satirico, e persino il nome del personaggio del fumetto erotico Lando. Tuttavia, questa sovraesposizione in ruoli stereotipati ha spesso oscurato la sua profondità interpretativa. Come egli stesso dichiarò in un’intervista del 1971, i ruoli drammatici avevano iniziato ad annoiarlo, spingendolo verso una satira dell'imbecillità umana che ben si adattava ai tempi.

Locandina di un film di genere commedia sexy all'italiana

Il teatro, la televisione e la riscoperta

Con il declino della commedia sexy verso la fine degli anni Settanta, Buzzanca vive una fase di ripiegamento professionale, durante la quale sceglie di rifugiarsi nel teatro. Qui, affronta un repertorio più classico e impegnativo, recitando Molière in La scuola delle mogli (1990) e cimentandosi con testi di Georges Feydeau e del teatro pirandelliano.

Il ritorno al grande successo televisivo avviene nel 2005 con la fiction Mio figlio, in cui interpreta un padre che scopre l'omosessualità del figlio, un ruolo che gli permette di mostrare una maturità espressiva inedita. Seguono successi come La Baronessa di Carini (2007), Chiara e Francesco (2007) e, tra il 2012 e il 2014, la serie Il restauratore, capace di incollare davanti allo schermo oltre sei milioni di spettatori. Anche sul grande schermo, torna a ruoli di rilievo con I vicerè (2006) di Roberto Faenza, che gli vale il Globo d'Oro al miglior attore.

Impegno, fragilità e ultimi anni

Oltre all'attività professionale, Lando Buzzanca ha sempre mantenuto una posizione pubblica definendosi un "socialista di destra", amico personale di Giorgio Almirante e vicino alle posizioni di Alleanza Nazionale. La sua vita privata è stata segnata da momenti di profonda sofferenza, culminati nel difficile periodo successivo al 2021, quando una caduta domestica e una successiva malattia invalidante lo hanno allontanato progressivamente dalla vita pubblica.

La sua scomparsa nel dicembre 2022 a Roma ha suscitato un profondo cordoglio nel mondo dello spettacolo. Il funerale, celebrato nella "Chiesa degli artisti", ha segnato la chiusura di un capitolo importante del cinema italiano. Lando Buzzanca lascia in eredità una filmografia immensa, fatta di circa cento titoli, che oscilla tra il grottesco, il drammatico e il popolare, specchio fedele di un'Italia che, attraverso le sue interpretazioni, ha riso dei propri vizi e delle proprie debolezze.

Sedotta e abbandonata (1964) Commedia italiana con Stefania Sandrelli,Saro Urzì e Lando Buzzanca

Nonostante le critiche che spesso hanno accompagnato il suo lavoro, tacciandolo di incarnare cliché retrivi, resta il dato di un artista che ha saputo sopravvivere alle mode e rinnovarsi costantemente. Dalle prime apparizioni come comparsa in kolossal internazionali fino alle prove teatrali più sofisticate, Buzzanca è stato, nel bene e nel male, un testimone unico dell'evoluzione del costume italiano.

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