Il nome "Daniele" risuona nella cultura italiana attraverso figure di spicco che incarnano l'arte dell'interpretazione, l'impegno civile e la creatività musicale. Non si tratta di una singola personalità, ma di un caleidoscopio di talenti e vocazioni che, pur distinti, condividono una profonda dedizione ai propri percorsi. Dagli alter ego musicali che onorano leggende, agli educatori che plasmano coscienze civili, fino ai cantautori che esplorano le radici e le sfaccettature dell'animo umano, ogni "Daniele" qui presentato offre una prospettiva unica sul significato di passione e professionalità. Questo articolo esplora le traiettorie di questi individui, svelando come ciascuno, a proprio modo, definisca e arricchisca il panorama culturale e sociale.
Daniele Si Nasce: L'Esegeta di Renato Zero e l'Arte dell'Interpretazione
Daniele Si Nasce è un vero e proprio "esegeta" di Renato Zero, di cui esegue il repertorio con maestria e un rispetto davvero rari nel vasto panorama degli imitatori. Spesso, infatti, gli imitatori si limitano a farne una parodia e risultano solo una caricatura sbiadita dell’originale, ma nel caso di Daniele Si Nasce, l’effetto di verosimiglianza è talmente forte che si ha l’impressione di trovarsi di fronte al vero Renato. Questa impressione è sostenuta sia dai movimenti sul palco che dalla voce e dal look, dietro cui si cela un grande lavoro di anni di studio e di preparazione.
La sua è una vera e propria arte dell’interpretazione, un'abilità che è stata riconosciuta e approvata anche da "Zenzero", il fan club ufficiale di Renato Zero, dal quale ha ricevuto una targa di riconoscimento. Sulla scena, Daniele non si limita a imitare, ma "diventa Renato", e in questa trasformazione aggiunge anche degli elementi di umanità e di familiarità con il pubblico che ormai si sono perduti nei mega concerti superaffollati di Zero. Questo approccio ha il potere di farci ritornare indietro nel tempo agli anni in cui Renato cantava per pochi intimi in piccoli locali. Con Daniele Si Nasce è come se il tempo si fosse fermato e Renato fosse ancora un artista a dimensione umana, da poter ancora frequentare ed ammirare a distanza ravvicinata.
L'emozione delle canzoni originali rimane pressoché intatta, senza che si verifichi il temuto effetto Karaoke, che viene anzi intelligentemente lasciato al pubblico. Tuttavia, Daniele riesce a metterci anche qualcosa di personale, risultando alla fine un vero alter-ego di Renato più che un semplice imitatore. La sua performance è dinamica e imprevedibile, inventando e improvvisando sul momento continue sorprese, battute, soluzioni artistiche e musicali che finiscono per rendere ogni suo spettacolo diverso dall’altro, ma sempre ugualmente emozionante e divertente.

Per quanto riguarda le soluzioni per le esibizioni, Daniele Si Nasce offre una gamma versatile per adattarsi a ogni tipo di evento e luogo. La SOLUZIONE 1, che impiega solo basi musicali, è indicata per "ospitate", sfilate di moda, televisione, grandi ricevimenti, o in genere dove è difficile montare una grande struttura, garantendo comunque un impatto significativo. La SOLUZIONE 2, che include un pianista e le basi musicali, è ideale per piccoli posti o teatri, serate di gala ed eventi esclusivi e raffinati. La presenza di un pianista e il pianoforte a coda conferiscono un tocco davvero prestigioso allo spettacolo, elevando l'atmosfera.
Per platee più vaste, come piazze, palasport e grandi teatri, è disponibile la SOLUZIONE 3 che prevede un gruppo musicale. Questo gruppo è composto da musicisti d’elevata qualità, spesso turnisti dei più grandi cantanti italiani, assicurando un accompagnamento professionale e coinvolgente. Un'opzione di grande impatto è "Daniele Si Nasce con l’orchestra", denominata OPERAZERO, che è ideale per teatri e grandi manifestazioni, offrendo una resa sontuosa e completa delle canzoni di Renato Zero. Infine, la SOLUZIONE 6, denominata JAZZERO, propone i più grandi successi di Renato Zero reinterpretati in stile jazz da 4 maestri in formazione pianoforte, contrabbasso, batteria e percussioni, regalando una prospettiva inedita e sofisticata al repertorio.
Daniele Si Nasce è un professionista dell'intrattenimento che mette il suo talento e la sua grande esperienza al servizio del pubblico per rendere unico e indimenticabile il giorno più bello della vita, come ad esempio un matrimonio. Il repertorio di Daniele Si Nasce si focalizza sulla discografia di Renato Zero, una personalità che interpreta alla perfezione. Sarà felice di conoscere i clienti e di progettare insieme a loro un servizio che soddisferà al meglio le necessità ed esigenze. Con lui, gli ospiti saranno sicuri di offrire un intrattenimento musicale originale ai loro invitati, che potranno scatenarsi fino al termine dei festeggiamenti. Si consiglia di prenotare per tempo, perché "prima è, meglio è". Sul suo portale, le recensioni sono autentiche e servono per aiutare gli utenti a trovare facilmente i fornitori ideali. Il cachet richiesto da Daniele Si Nasce, interprete di Renato Zero, per esibirsi a un matrimonio varia da 500€ a 2.500€. Daniele Si Nasce ha ricevuto le raccomandazioni del 96% delle coppie che hanno usufruito dei suoi servizi. Il suo punteggio totale è di 4.8 su 5, con voti eccellenti: 5 nella professionalità, 4.9 nella qualità del servizio, 4.7 nel tempo di risposta, 4.7 nella flessibilità e 4.7 nel rapporto qualità/prezzo. La sua attività è particolarmente consolidata nel Lazio, dove non viene applicato alcun sovrapprezzo per le sue esibizioni.
La Nascita di un Artista: Percorso e Formazione di Daniele Si Nasce
Il percorso che ha portato Daniele Si Nasce a diventare l'artista che è oggi è costellato di esperienze significative fin dalla tenera età. La sua famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita e nell'orientamento delle sue passioni. Il papà è un dipendente della famosa ditta “Auguri di Mondadori”, mentre la mamma fa la casalinga. Prima di lui, la coppia ha avuto altre due figlie femmine. All’età di quattro anni, Daniele torna a Roma, e con l’asilo iniziano le sue prime avventure scolastiche.
Prosegue quindi con la scuola elementare, dove incontra il suo maestro, Moran Cantarelli. Questo "istruttore" lo adorerà e lo accompagnerà per l’intero quinquennio, lasciando un'impronta indelebile nella memoria del giovane Daniele. Cantarelli era una figura scomoda a causa del suo metodo di insegnamento, considerato troppo “avveniristico” per quei tempi, ma evidentemente formativo per un animo creativo come quello di Daniele. Parallelamente all'educazione formale, i suoi genitori alimentano la sua passione per la musica, regalandogli dischi e nastri in quantità, fornendogli gli stimoli necessari per coltivare il suo interesse.
La folgorazione per la musica avviene in un momento cruciale della sua giovinezza. All'improvviso, Daniele trova la sua magia in una valigia, che non aprirà più per lunghi anni, ma che contiene la scintilla del suo futuro. È amore a prima vista: Phil Collins diventa il suo ispiratore. Spinto da questo entusiasmo, si costruisce da solo la sua prima batteria, utilizzando materiali di recupero come fustini di detersivi, scatoloni, scatolette e lampade. Questo atto di creatività e ingegno dimostra fin da subito un estro fuori dal comune.

Il suo estro lo invitava a buttarsi a capofitto nella musica, ma la scuola lo portò ad assumere un comportamento più inquadrato. Decide così di intraprendere un percorso più tradizionale, iscrivendosi all'I.T.G. per diventare geometra, mostrando serietà e determinazione anche in questo ambito. Nonostante la scelta professionale, la musica continuava a essere una forza potente nella sua vita. Il 7 settembre 1982, assiste al Palaeur al concerto dei Genesis, evento che lo lascia incredulo e profondamente colpito, pur non sentendosi ancora pronto per la sua svolta definitiva. Questa esperienza, tuttavia, lo spinge a collezionare decine di concerti dal vivo dei suoi beniamini, acquisendo così una conoscenza dettagliata sugli strumenti musicali e i materiali per gli spettacoli dal vivo.
La sua sete di conoscenza e di esperienza lo porta a lavorare nel mondo dei concerti. Entra nello stage, e dopo la scuola corre a lavorare in questi eventi, ricoprendo diversi ruoli: prima la ronda, poi ai cancelli, alle porte interne, alla sala stampa, e finalmente al mixer e sottopalco, i due ruoli più prestigiosi per il servizio d’ordine. La sua voglia di apprendere è irrefrenabile, guidata dal motto "Impara l’arte e mettila da parte", parole sante per lui che non perde occasione per rubare alcuni trucchetti da questi grandissimi artisti.
Un anno prima della maturità, Daniele, tornato ai ruoli più in vista, diventa suo malgrado rappresentante d’istituto di una scuola con più di 1200 persone. Questo periodo gli costa caro, perché il movimento dell’85 (la “pantera”) non è certo clemente con lui, portandolo a perdere l’anno. Per ripicca, cerca di organizzare un concerto rock con il suo gruppo, i The Plants, proprio nella sua scuola. Inspiegabilmente promosso, va in quinto e passa l’esame brillantemente.
Dopo la scuola trova lavoro istantaneamente, ma in questo periodo perde di vista la musica. Il tempo tiranno non lo aiuta e non riesce più a suonare con i suoi vari gruppi (rock, reggae, fusion ecc.), però comincia lo stesso a rifinire le sue capacità d’intrattenitore. Dal 1988 al 1998 svolge la sua attività di Geometra, un periodo di cui non ama parlare. Nel 1998 decide di lasciare il suo lavoro, tranquillo e ben remunerato, e in concomitanza, la sua ragazza lo lascia. Sarà l'insistenza di un amico a spingerlo verso una nuova direzione. Daniele sulle prime rifiuta, ma poi la proverbiale insistenza di questo ragazzo riesce a convincerlo a provare.
Il "Ciao Nì" è un locale dedicato a Renato Zero, dove tutto riguarda il cantautore romano, compresi i cantanti. Vista la somiglianza, i proprietari del locale, incuriositi, chiedono a Daniele se può cantare una canzone. Lui, anche se non troppo convinto, accetta. "I migliori anni della nostra vita" è un classico che fa subito il suo effetto, poiché da quel momento Daniele entra a far parte della scuderia del “Ciao Nì”. Molti amici lo hanno accompagnato in questo lungo percorso. Daniele si è diplomato a 23 anni all’Academia del canto con Nando Citarella e poi ha iniziato a muovere i suoi primi passi nell’universo canoro della capitale, portando le bellissime canzoni di Renato Zero in tutto il mondo, dal Canada al Brasile, dagli Stati Uniti all'Inghilterra. Dal suo esordio, Daniele Quartapelle ha compiuto il suo 27° anno di attività artistica. Molti gli dicevano "vabbè dai fallo per hobby, no?", ma per lui "con le emozioni non si gioca. Non si può. Con i sentimenti non si gioca. Non si sta con una persona per hobby. L’amicizia non è un hobby." L'alter ego del principe dei sorcini, con questo successo, suggella un autentico Oscar alla carriera. Tanti anni trascorsi insieme alla cantautrice italiana Mariella Nava ne testimoniano la dedizione all'arte.
Daniele Lugli: L'Esempio di Impegno Civile e la Missione della Nonviolenza
Daniele Lugli è stato una figura di riferimento imprescindibile per la sua città, la Regione Emilia-Romagna e per l'Italia intera, un vero pilastro dell'impegno civile e della nonviolenza. Per molti giovani, come i volontari del Servizio Civile, egli era un "omaccione con la barba, un po’ Babbo Natale e un po’ un nonno a cui vuoi subito bene, bonario e sorridente verso tutti." La sua presenza nelle lezioni di Educazione Civica presso il Centro Documentazione Alex Langer in viale Cavour era un'esperienza formativa indimenticabile.
Daniele Lugli non era solo uno dei formatori del Servizio Civile, era IL Servizio Civile fattosi carne, sceso tra noi per spiegarne l’essenza, il significato profondo di un anno ricchissimo che non poteva essere solo alternativa alla leva o lavoretto temporaneo dopo l’Università. La sua improvvisa scomparsa ha lasciato un vuoto, ma il suo esempio continua a risuonare. Aveva un blog sul sito di Azione Nonviolenta e appena pochi giorni prima della sua morte scriveva un simpatico "iodiario", un diario di piccoli e semplici appunti annotati in riva al mare, lui che ha avuto la fortuna di andarci già in primavera, quando ancora non c’è troppa folla. Questi scritti erano sempre dotati di un’ironia sottile e profonda.

Ironico e istrionico a suo modo, senza mai essere volgare, Daniele è stato un abile e coltissimo oratore. Da sempre impegnato a difesa dei più deboli e in strada in nome dei diritti umani, si è distinto come costruttore di pace e di ponti tra le persone. La sua eredità è profondamente legata alla storia del Movimento Nonviolento in Italia. È stato amico e collaboratore di Aldo Capitini, con cui ha fondato nel 1962 il Movimento Nonviolento stesso. Successivamente, è stato al fianco di Pietro Pinna nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza, un traguardo fondamentale per la libertà individuale nel paese.
Oltre al suo impegno nonviolento, Daniele Lugli ha ricoperto numerosi incarichi pubblici e accademici. Spesso guidato dalla sua passione per la politica e l’impegno civile, è stato funzionario, assessore alla Pubblica Istruzione sia a Codigoro che a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie e ambientali. In ultimo, ha servito come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013, un ruolo che gli ha permesso di continuare a tutelare i diritti dei cittadini.
Daniele era quel volto che non mancava mai in piazza, ad un sit-in, ad una conferenza su temi sociali come relatore oppure nel pubblico, o ad una mostra d’arte dei suoi tanti amici artisti. Era un punto di riferimento e un volto sempre sorridente in ogni avversità, una presenza rassicurante e stimolante che mancherà a molti, ma il cui esempio risuonerà ancora a lungo per le strade d’Italia, ispirando nuove generazioni all'impegno e alla solidarietà.
Daniele Fortunato: Armonie Romagnole e il Viaggio nel Mondo Onirico
Daniele Fortunato è un cantautore di origini piemontesi che ha trovato una nuova casa artistica in Romagna, una terra che ha profondamente influenzato il suo stile e la sua maturazione musicale. Il trasferimento a Rimini e in Emilia Romagna ha contribuito notevolmente a una rinascita del suo stile compositivo. Ama le mille sfaccettature del territorio romagnolo: i colli, le spiagge, le rocche, i borghi, elementi che si riflettono nella sua musica.

Nel corso della sua carriera, ha composto musiche per il mondo televisivo. Ci è arrivato per una volontà precisa in un periodo della sua vita, ma ha sempre vissuto questo aspetto come un complemento alla sua attività principale, nutrendo il desiderio di far “trovare casa” ad alcuni suoi brani strumentali. Tuttavia, non lo considera il suo mondo principale, riconoscendo l'esistenza di professionisti che in questo campo sono dei giganti.
Nel 2018, Daniele Fortunato ha raggiunto la semifinale al Premio Augusto Daolio con il brano "Barone Rampante". Questa canzone è un omaggio, un invito alla lettura, che lui ha pubblicato fuori da ogni meccanismo di promozione. Tuttavia, la magia del web l’ha fatta comparire nelle ricerche di un docente e blogger colombiano che gli ha scritto privatamente per manifestargli il suo apprezzamento, a dimostrazione del potere della musica di superare confini inaspettati.
Un momento significativo della sua carriera è stato nell'agosto del 2021, quando ha condiviso il palco con Mogol e gli artisti dell’associazione RisuonaRimini per un concerto omaggio ai suoi 50 anni di carriera. Ricorda la soggezione di fronte a una figura così iconica. In quell'occasione, hanno cercato di rendere il più possibile eterogenea la scaletta, sia rispetto alle diverse tessiture vocali dei cantanti, sia per spaziare tra i tanti artisti per i quali Mogol ha scritto, tra cui Lucio Battisti, Adriano Celentano, Mina, Patty Pravo, Equipe 84, Riccardo Cocciante, Massimo Ranieri e Dik Dik.
Il suo ultimo album si intitola "Alla radice dei sogni". Daniele ha un profondo legame, fin dall’infanzia, con il mondo onirico. Prende quotidianamente appunti per fissare le immagini, a volte criptiche, a volte nitide, dei suoi sogni, anche quelli più angoscianti. Ogni canzone contenuta nel disco è uno sguardo su un sogno, che può essere recente, ricorrente o del passato, trasformando le visioni notturne in narrazioni musicali. Il singolo "Archetipi tipici" racconta dei simboli che risiedono nella psiche di ogni persona. Questo testo, pieno di assonanze e consonanze, e di 37 sillabe “ci” che si incastrano e si rincorrono tra loro, è nato mentre correva una domenica mattina al parco. Egli fa riferimento allo psicanalista Carl Jung, che definiva gli archetipi come “forme istintive di rappresentazione mentale”, le quali si sviluppano in una rete intricata.
Un altro brano, "Risvegli", racconta di una relazione lontana sospesa nel tempo, un sentimento così profondo che rimane ancora nella mente una volta avvenuto il risveglio. Con "Risvegli", prova a delineare la fotografia di un sentimento passato, la danza di una persona amata nel tempo trasognato dei banchi di scuola. "Nuvole bianche", invece, si focalizza sull’elaborazione del lutto, ed è caratterizzata dalla melodia più cantabile del disco. Il tema della perdita è complesso e doloroso per essere affrontato in pochi minuti, ma questa canzone è un canto d’amore leggero, il ricordo dei pomeriggi d’estate a cercare forme nelle nuvole bianche. Attualmente, Daniele Fortunato sta scrivendo nuove canzoni, ma deve ancora capirne la direzione, e gli piacerebbe progettare un tour per il suo ultimo album, anche se su questo fronte è ancora tutto incerto e indefinito.
Daniele Ronda: Il Fenomeno del Folk Nazionale e la Rivoluzione Artistica
A Piacenza incontriamo Daniele Ronda, uno dei più accreditati interpreti del cantautorato italiano e un nuovo fenomeno del Folk nazionale. La sua carriera è un esempio di come la passione e la coerenza possano definire un percorso artistico significativo. In un'intervista inedita e intima, Ronda ha rivelato la sua visione sulla musica, andando oltre le domande più convenzionali. Ha posto l'accento sulla distinzione tra la musica nella sua accezione puramente artistica e la musica come mercato attraverso il management, una questione che ritiene molto importante nel momento storico musicale attuale. A suo dire, le due cose non vanno di pari passo perché negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento radicale in questo mondo. Il mercato musicale è in crisi, ma la musica non lo è. La gente infatti ha bisogno della musica molto più di prima, anche se non compra più i dischi come una volta. È per questo che lui vede una forte spaccatura tra la parte artistica e la parte commerciale, una dicotomia che vive attraverso il suo progetto, "fuori dagli schemi" e che non segue le regole dettate dallo show business, avendo così l’occasione di avere la parte gestionale della sua produzione al servizio di quella artistica.
Come tutti i cantautori di successo, anche Daniele Ronda è partito dal basso, dalle prime esibizioni nei localini, per poi salire sul palco di Piazza San Giovanni a Roma, e passando per lo Stadio Olimpico è arrivato a San Siro. Tuttavia, egli vive la sua carriera quotidianamente come un punto di partenza rispetto a tutto quello che è accaduto in passato, e necessariamente rispetto a quello che muove il suo essere per costruire un punto di partenza verso il futuro. Questo per dire che "il più non è fatto qualsiasi cosa dovesse accadere", e anche se un giorno i suoi progetti toccassero vette di una carriera stellare, attraverso una crescita costante, non direbbe mai che manca il meno, perché ogni volta nuove motivazioni ti portano a una nuova sfida, a una nuova realtà da costruire, ed è questo ciò che conta per lui.

Daniele Ronda spesso si esprime al plurale, e ciò è emblematicamente legato al suo percorso artistico che, a differenza di molti colleghi che si servono di turnisti, lo ha visto mantenere sempre la sua band storica: il Folklub. Per lui, "c’è la musica che va oltre la musica. La musica è fatta di sensazioni." Avere sul palco un ambiente, una squadra, che è una vera famiglia artistica, lo fa sentire a casa in qualsiasi posto. Sono amalgamati, c’è complicità, basta un gesto per capirsi, tanta è l’intesa, e pensare di vivere una dimensione del genere con dei professionisti che cambiano in ogni tour non crede sia possibile. Il loro rapporto è tale che riescono addirittura a mescolare la vita quotidiana con quella artistica.
La sua musica ha anche un forte legame con le collaborazioni e le radici culturali. A una domanda riferita al dialetto napoletano, "Chest'è l'Africa favurite bon appetito", pensa a una collaborazione con un grande artista partenopeo, nata da una stima reciproca e dalla voglia di mescolare culture e diversità. Enzo Avitabile è un mostro sacro della World Music italiana e ha duettato con tutti i più grandi artisti della terra. Questo incontro musicale su un brano che parla di povertà, bambini e Africa, mescolando i loro dialetti, gli ha permesso di costruire un nuovo ponte culturale, umano e artistico tra nord e sud.
Provenendo da una terra pregna di tradizioni popolari, che ha dato i natali a giganti del panorama musicale italiano, forse anche per queste sue origini ha scelto un percorso legato ai colori delle sue radici, un percorso musicale in lingua, che qualche autorevole Folk Singer ha definito “diverso, distante dall’universo commerciale, un percorso che non troverete mai in promozione su Mtv o passato nei Mega Hertz delle radio nazionali”. Senza falsa modestia, Daniele è pervaso dalla convinzione di voler dire alla gente che lo segue, sempre e solo la verità. E per lui, dire la verità ha significato seguire questa strada, l’unica che fino ad ora gli ha dato la forza di credere nella cosa giusta. Ammette che i momenti difficili e di crisi ci sono stati e ci saranno, e che qualcuno gli ha anche consigliato di intraprendere strade più commerciali, ma lui ripete di seguire la strada che sente più sua, a prescindere da tutto e tutti.
Un'espressione che si coglie spesso dalle sue dichiarazioni e da quelle di altri artisti del suo percorso è: "il dialetto è qualcosa che apre e non che chiude". È una bella metafora che Daniele spiega così: "La diffidenza verso le altre culture impedisce alle persone di cogliere l’occasione di cambiargli la vita, o molto spesso di andarci vicino." Nel nostro paese, basta fare venti chilometri e ci si accorge che cambia l’accento della lingua, cambia il piatto tipico, le storie e i personaggi. Ma in mezzo a tutte queste diversità, lui ha scoperto che c’è un legame forte di territorialità. E girando in lungo e in largo per l’Italia, grazie a questa grande occasione di scoperta e conoscenza, sente di essere cresciuto tanto sotto molti punti di vista.
Assistendo a un suo concerto, si ha l’impressione di trovarsi al cospetto di un grandissimo Frontman, un artista di quelli dannati e impossibili, padrone della scena, che sprigiona un’energia contagiosa e dà una carica al pubblico straordinariamente coinvolgente. Poi, incontrandolo nel backstage, si conosce un giovane cantautore mite e disponibile, a tratti introverso, quasi timido. Un "Dottor Jekyll e Mr. Hyde" o semplicemente due volti della stessa medaglia? Lui stesso ammette di aver fatto questa scoperta e di capire che in certi momenti è veramente un po’ così. Credo che sia per il fatto che abbia sempre preso la musica in maniera molto seria. Dunque quando lavora ed è sul palco, le sue energie e le sue concentrazioni sono rivolte solo ed esclusivamente a questo viaggio che in qualche modo fa durante ogni concerto. Vive invece la discesa dal palco come l’arrivo di questo viaggio che ha iniziato salendoci, e dunque l’arrivo di un viaggio, si sa, ti porta inevitabilmente a rilassarti, a “sbracarti”.
La critica musicale, spesso in modo arduo, usa metri di paragone. Molti giornalisti e addetti ai lavori dicono che è l’erede naturale di Davide Van De Sfroos. Quando si scopre qualcosa di nuovo, per natura, si avverte il bisogno di accomunarlo a qualcos’altro di simile, e questo perché si ha paura di vivere senza riferimenti, senza segnali stradali. E dunque capisce anche chi ha il bisogno di trovare queste somiglianze. Con Davide Van De Sfroos hanno palesemente delle cose in comune, vuoi per l’uso del dialetto del nord, vuoi per l’attaccamento comune alle radici e al territorio, e questo certo lo lusinga. Ma fondamentalmente, se si va in fondo ai loro progetti, ascoltando la loro musica si percepisce che sono due mondi diversi, ed è felice quando qualcuno lo capisce e lo esterna.
Riguardo a questioni più personali, come il rapporto con la fede, Daniele Ronda preferisce non parlarne, considerandola una domanda molto difficile e un argomento molto delicato. La sua "Rivoluzione" è non lasciarsi rivoluzionare da tutto quello che gli succede intorno. Sta lavorando a un disco nuovo che sarà sempre e solo il frutto della sua ricerca interiore, conterrà il suono di quello che sente, senza condizionamenti. Questo per lui è Rivoluzione. Un’ultima curiosità riguarda il suo dress code sul palco: indossa sempre le stesse scarpe, lo stesso pantalone e le stesse bretelle. Sicuramente, in primis è proprio una sorta di superstizione, ma è soprattutto sentirsi a proprio agio. Quando si indossa qualcosa che appaga, sembra una stupidaggine, ma diventa dura cambiare, e non è una questione di moda o di tendenze. Ciò può anche essere il contrario, come per chi si sente appagato dal cambiarsi continuamente sul palco, come Madonna o Lady Gaga.