La gravidanza è un viaggio straordinario e complesso, durante il quale un organismo unicellulare si trasforma in un essere umano completamente formato. Al centro di questo miracoloso processo vi è la placenta, un organo temporaneo e deciduo, il cui ruolo è fondamentale per nutrire e proteggere il feto. Il termine "deciduo" sottolinea la sua natura effimera, poiché, una volta conclusa la sua funzione, si separa dal corpo materno. Questa struttura unica si forma nell'utero materno e ha un'origine duale: trae vita sia dal corpo della mamma, attraverso modificazioni dell'endometrio, sia dall'embrione stesso. La porzione di placenta che trae origine dall'embrione è costituita dai villi coriali, formazioni che hanno il compito primario di assorbire ossigeno e altre tipologie di nutrimento essenziale per il feto direttamente dal sangue materno. Il loro ruolo prezioso non si esaurisce qui, poiché i villi coriali sono altresì fondamentali per la cessione dell'anidride carbonica dal feto al corpo della mamma, garantendo così l'eliminazione dei prodotti di scarto metabolico.
La placenta, dopo aver assolto le sue funzioni vitali per tutta la durata della gestazione, si separa dal corpo materno. Questo avviene nel corso di un processo che, nel gergo ostetrico e ginecologico, viene chiamato secondamento. Generalmente, dopo il parto, la placenta viene espulsa nella grande maggioranza dei casi in maniera spontanea, circa mezz'ora dopo la nascita del nascituro. Questo evento è reso possibile da vere e proprie contrazioni, sebbene meno intense rispetto a quelle del travaglio. Attraverso queste contrazioni si verifica il distacco dei cotiledoni, che sono i vasi ematici che mantengono la placenta ancorata all'utero, dalle pareti di quest'ultimo organo. La comprensione approfondita della placenta, delle sue funzioni e della sua interazione con le sostanze esterne, come i farmaci, è di cruciale importanza per garantire il benessere materno-fetale.
Formazione e Sviluppo della Placenta: Un Viaggio dall'Impianto al Parto
Il processo di formazione della placenta è un evento delicato e sincronizzato che ha inizio precocemente nella gravidanza. Trascorsi più o meno sette giorni dal concepimento, la blastocisti, che rappresenta la forma più avanzata dello sviluppo embrionale, comincia la sua penetrazione nell'endometrio uterino. Successivamente, in un tempo che, in linea di massima, corrisponde ad altri sei giorni, la blastocisti viene completamente avvolta dall'endometrio e prosegue il suo sviluppo.

A partire da alcune delle cellule dell'embrione, prende il via la formazione dei villi coriali. Questi villi, penetrando nell'endometrio, vengono coinvolti in processi di ramificazione via via più complessi, ampliando notevolmente la superficie di contatto e di scambio. Si forma così la placenta che, attorno alle dodici settimane di gravidanza, è in grado di sovrintendere pienamente ai suoi compiti di nutrimento e protezione di quello che, da un punto di vista medico, è ormai un feto. Prima di questo stadio, le funzioni di nutrimento spettavano al sacco vitellino, una membrana extraembrionale visibile già dalle prime settimane di gestazione e fondamentale per la formazione delle cellule ematiche e germinali. Il sacco vitellino smette di crescere più o meno verso la dodicesima settimana e scompare attorno alla dodicesima settimana, lasciando il posto alla placenta come organo principale di supporto.
Continua nel frattempo la crescita della placenta che, in prossimità del parto, può raggiungere un peso considerevole, oscillante tra i 500 e i 600 grammi. Il suo diametro alla fine della gravidanza, invece, va dai 20 ai 30 centimetri. Per quel che concerne lo spessore, decisamente più consistente al centro, si parla di circa 4 centimetri. L'anatomia della placenta è quella di un organo a forma di grossa focaccia, con una struttura interna simile a quella di una spugna, ben collegato al sistema cardiocircolatorio del feto da un lato e dall'altro ben adeso alla parete dell'utero materno, come la radice di un albero. È importante ricordare che la placenta, anche geneticamente, appartiene al bambino. Questa si sviluppa gradualmente durante l'accrescimento del feto; già nel primo mese di gravidanza si può riconoscere un abbozzo di questo annesso fetale, che si completa al terzo mese di gravidanza. I primi tre mesi sono considerati i più vulnerabili per il feto proprio perché la placenta deve ancora strutturarsi completamente. Il massimo sviluppo dell'organo avviene attorno al quinto mese di gravidanza. Al quinto mese, la placenta presenta una superficie di circa 12-14 m² e lo spessore delle due membrane che la compongono è di circa 25 µm. Dal quinto mese in poi fino al termine, l'organo comincia un processo di invecchiamento, che si manifesta con una diminuzione dello spessore delle membrane, fino a 2 µm, e una riduzione dell'area di contatto tra sangue materno e fetale. L'attività di barriera svolta dalla placenta è minima nei primi mesi, poiché deve ancora svilupparsi pienamente, e negli ultimi, a causa dell'invecchiamento dell'organo. La massima attività funzionale coincide, quindi, con il massimo sviluppo della placenta, tipicamente intorno al quinto mese di gravidanza.
Le Molteplici Funzioni della Placenta: Sostegno Vitale e Regolazione
La placenta svolge una serie di funzioni vitali che la rendono un organo insostituibile per lo sviluppo fetale. La principale di queste riguarda la gestione degli scambi gassosi e metabolici tra il sangue materno e quello del feto in crescita. La comunicazione tra quest'ultimo e la placenta avviene grazie al cordone ombelicale, che rappresenta il ponte di collegamento vitale. È doveroso ricordare che anche l'organismo materno, a modo suo, "comunica" con questo meraviglioso organo. Lo fa attraverso sacche piene di sangue, le cosiddette lacune, le quali sono a loro volta in contatto con i villi coriali, consentendo un flusso continuo di sostanze.

Scambi Gassosi e Nutrizionali Essenziali
Tra le altre funzioni fondamentali è possibile citare la cessione di ossigeno al feto e l'allontanamento da esso dell'anidride carbonica. Per la diffusione di entrambi questi gas, è cruciale il sottile strato di cellule che permette la separazione tra i villi coriali e il sangue della mamma. In questo ambiente protetto, l'ossigeno, più concentrato nel sangue materno, lascia quest'ultimo e si dirige verso il sangue fetale, che ne è poverissimo. Al contrario, l'anidride carbonica, più abbondante nel sangue fetale, si muove verso il sangue materno per essere poi eliminata dall'organismo della madre.
Analogamente avviene per le sostanze nutritive essenziali: glicidi (carboidrati), lipidi (grassi) e amminoacidi, insieme a piccoli peptidi, che lasciano il sangue della mamma e si riversano nel sangue fetale, fornendo il "carburante" necessario per la crescita. Permeabile da parte di tantissimi nutrienti presenti nel sangue materno, dalle proteine ai trigliceridi, senza dimenticare il glucosio e alcune vitamine, la placenta è in grado di passarli al nascituro. Il contrario si verifica per le sostanze di rifiuto, come l'urea, che normalmente noi eliminiamo con le urine e che il feto elimina attraverso il sangue della mamma. Questo scambio non avviene solo per osmosi, ovvero per differenza delle concentrazioni fra i due versanti, ma anche tramite veri e propri meccanismi di trasporto attivo o facilitato, spesso piuttosto selettivi, che regolano il passaggio delle varie molecole.
Ruolo Depurativo e di Omeostasi
Durante la vita intrauterina, le funzioni depurative che in un individuo nato spetterebbero ai reni vengono interamente portate avanti dalla placenta. Quest'organo si occupa di eliminare i prodotti di scarto metabolico del feto, trasferendoli al sistema circolatorio materno per la loro successiva eliminazione. Lo stesso vale per l'omeostasi, termine tecnico che indica la capacità che gli organismi hanno di regolare e mantenere stabili le condizioni dell'ambiente interno anche a fronte di variazioni significative di quello esterno. La placenta contribuisce attivamente a mantenere l'equilibrio biochimico e fisiologico all'interno dell'ambiente fetale.
Il Sistema Immunitario Fetale e la Difesa dai Patogeni
Il fantastico organo di cui stiamo parlando consente anche il passaggio degli anticorpi al nascituro attraverso l'endocitosi. Questo è un processo in cui le cellule, tramite la membrana plasmatica, inglobano molecole e altri corpi che si trovano nello spazio extracellulare. Tale passaggio di anticorpi materni conferisce al feto un'immunità passiva cruciale, proteggendolo da numerose infezioni per cui la madre ha già sviluppato difese. Questo organo è altresì in grado di impedire il passaggio ad alcuni organismi patogeni, fungendo da filtro protettivo. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione: non a tutti! Esistono diverse eccezioni, tra cui il protozoo che causa la toxoplasmosi, il virus della rosolia e altri che possono attraversare questa barriera apparentemente protettiva, causando potenziali danni al feto. Questo dimostra che, pur essendo una barriera, non è così selettiva come, per esempio, la barriera ematoencefalica. A livello della placenta, infatti, si verificano anche processi metabolici in grado di evitare il passaggio di alcuni farmaci dalla madre al feto.
Funzioni Endocrine Cruciali
La placenta non è solo un organo di scambio, ma anche una ghiandola endocrina estremamente attiva. Già dall'inizio del suo sviluppo, essa secerne l'ormone gonadotropina corionica umana (hCG), la cui frazione beta viene rilevata nel momento in cui si effettua il test di gravidanza. L'hCG ha un compito molto importante: sostenere i processi di sintesi del progesterone, che partono inizialmente dal corpo luteo. Attorno alla settima settimana di gravidanza, la placenta è in grado di gestire in maniera autonoma la sintesi di tutto il progesterone necessario all'embrione e al mantenimento della gravidanza. Il corpo luteo, di conseguenza, inizia a degenerare e i livelli di hCG a ridursi progressivamente.
La Placenta come Barriera Protettiva: Limiti e Realtà
La placenta, fungendo da barriera, protegge il feto da diverse sostanze dannose che potrebbero essere presenti nel circolo materno. Tuttavia, pure in questo caso, ci sono delle eccezioni. Tra queste spiccano la nicotina e altre sostanze cancerogene che si trovano nelle sigarette, le droghe illegali e l'alcol. Queste sostanze sono purtroppo in grado di attraversare la barriera placentare, causando anche gravi problemi per lo sviluppo fetale e condizionando la futura salute del neonato fino all'età adulta. Ecco perché si insiste molto sull'importanza di una corretta igiene della gravidanza, una alimentazione adeguata e l'osservanza di specifici accorgimenti per tutelare il benessere del feto.
Localizzazioni Placentari e Complicanze: Dalla Posizione all'Emergenza
Quando si parla della placenta, è necessario soffermarsi anche sulle sue diverse localizzazioni all'interno dell'utero, che dipendono dal punto in cui avviene l'impianto dell'embrione. Queste posizioni possono influenzare la gestione della gravidanza e del parto.
Placenta previa e placenta bassa | Cosa vuol dire per la tua gravidanza
Le principali localizzazioni includono:
- Posteriore: in questo frangente, la placenta è rivolta verso la schiena della mamma.
- Fundica: questa situazione si verifica quando la placenta si trova a livello della parete superiore dell'utero.
- Anteriore: in questo caso, la placenta "guarda" verso la pancia della madre.
- Localizzazione laterale destra o sinistra.
Ricordo anche l'esistenza di svariate posizioni intermedie. L'importante è che la placenta si trovi al di sopra del feto, non ostruendo il canale del parto. Può capitare, come ben si sa, che l'embrione si impianti nella parte inferiore dell'utero. In questi frangenti, si parla di placenta bassa e di placenta previa.
Placenta Bassa e Placenta Previa: Diagnosi e Gestione
La placenta bassa si trova vicina all'orifizio inferiore dell'utero, ma non lo copre. Si tratta di un quadro che non è necessariamente preoccupante, poiché può succedere che il nascituro, assumendo la posizione cefalica (a testa in giù) con il progredire della gravidanza, sposti la placenta in una posizione più laterale o superiore, allontanandola dal canale del parto.La placenta previa, invece, rappresenta una condizione più seria, in cui la placenta ricopre in maniera parziale o totale il suddetto orifizio cervicale. La placenta previa, favorita da fattori di rischio come una diagnosi simile in gravidanze precedenti, il parto cesareo, il tabagismo, un'età materna superiore ai 35 anni e, giusto per citarne un altro tra i numerosi, la gestazione insorta a seguito di una procreazione medicalmente assistita (PMA), è una condizione che merita immediata attenzione medica. Il rischio principale è che, con l'inizio del travaglio e la conseguente dilatazione del collo dell'utero, la placenta possa staccarsi. Ciò comporterebbe per il feto la perdita della sua fonte di nutrimento e ossigeno, con il rischio che non sopravviva. Questo è il motivo per cui, una volta accertata la diagnosi di placenta previa - cosa che si può fare in maniera definitiva dopo le 32 settimane di gestazione - si opta generalmente per la nascita con taglio cesareo. Si procede prima delle 40 settimane, così da evitare che la placenta raggiunga il periodo in cui non è più in grado di gestire al meglio le sue funzioni o che il travaglio parta naturalmente, esponendo a rischi sia la madre che il feto.
Il Distacco di Placenta: Un'Emergenza Ostetrica
Il distacco di placenta è un'emergenza ostetrica che si verifica quando, prima del termine fisiologico della gravidanza, la placenta si stacca dalle pareti dell'utero. Questa evenienza si concretizza raramente e, nella maggior parte dei casi, in gestazioni già problematiche - a favorirla, per esempio, sono l'età elevata della madre e l'ipertensione. In acuto, ha come sintomo un dolore improvviso, costante e localizzato. Per descriverlo meglio, ricordo che è totalmente diverso da quello delle contrazioni, che aumenta e si arresta e che coinvolge tutto l'utero. Sempre nei quadri acuti di distacco di placenta, possono insorgere perdite di sangue più o meno cospicue. La condotta da tenere in questi casi è una sola: recarsi subito in pronto soccorso ostetrico, poiché la condizione richiede un intervento medico immediato.
L'Insufficienza Placentare: Cause, Diagnosi e Rimedi
L’insufficienza placentare è una condizione patologica che può verificarsi durante la gravidanza, caratterizzata da un funzionamento inadeguato della placenta. Come organo fondamentale, la placenta deve fornire ossigeno e nutrienti al feto e, al contempo, eliminare i prodotti di scarto. L’insufficienza placentare si manifesta quando la placenta non è in grado di svolgere adeguatamente questi compiti vitali. Questa condizione può portare a una crescita intrauterina ritardata (IUGR), a ipossia fetale e, nei casi più gravi, alla morte fetale. La diagnosi di insufficienza placentare viene solitamente effettuata attraverso ecografie che valutano la crescita fetale e la funzionalità placentare, nonché attraverso il monitoraggio del flusso sanguigno tramite Doppler. I sintomi di insufficienza placentare possono variare e non sempre sono evidenti; spesso, la condizione viene scoperta durante le visite di routine dal ginecologo. Le cause di insufficienza placentare possono essere molteplici e includono fattori materni (es. ipertensione, diabete), fetali (es. anomalie cromosomiche) e placentari (es. anomalie strutturali della placenta stessa). I rimedi per l'insufficienza placentare dipendono dalla gravità della condizione e dallo stadio della gravidanza, potendo includere il riposo, l'ottimizzazione delle condizioni mediche materne o, in casi gravi, il parto anticipato. Gran parte delle complicanze ostetriche, fra cui aborti ricorrenti, il difetto di accrescimento del feto, la preeclampsia (gestosi) e la sofferenza fetale, avvengono proprio per un deficit della placenta. In gravidanza, la placenta è infatti l’organo più importante per l’accrescimento e il benessere del feto, condizionando la sua futura salute fino all’età adulta.
La Circolazione Fetale e il Meccanismo dello Scambio Placentare: Un Sistema Unico
Molte persone si interrogano su come il feto possa respirare, nutrirsi, eliminare i propri bisogni o persino dormire all'interno dell'utero materno. Domande frequenti come: "Ma il bimbo cosa mangia, come respira, dove fa i suoi bisogni, dorme mai, fa la pipì, piange?" o "Ma nella placenta il sangue della mamma e del feto si mischiano?" scaturiscono da un ragionamento logico. In effetti, nell'utero c'è un bambino che si muove, dà calci e, soprattutto, cresce. Certo, da qualche parte gli devono pur arrivare delle materie prime, e l'ossigeno è fondamentale.
All'inizio della gravidanza, subito dopo il concepimento, non ci sono che poche cellule che si nutrono dai liquidi circostanti, non diversamente dagli organismi unicellulari. E lo stesso vale per l'ossigeno, essenziale per il nostro metabolismo energetico. Man mano che il prodotto del concepimento cresce, questa modalità di nutrimento e di ossigenazione diventa insufficiente, perché non riuscirebbe a raggiungere le cellule più interne, servendo solo quelle più esterne. Si sviluppa quindi una circolazione di fluidi e, più precisamente, di sangue, con dei vasi e una piccola pompa che mette in circolo questo "magico" liquido. La circolazione ha il compito di portare a tutti i tessuti periferici sostanze nutritizie e ossigeno, mentre preleva le sostanze di rifiuto e l'anidride carbonica, che in qualche modo dovranno essere eliminate. Nel caso nostro, ciò avviene con il sistema cardiocircolatorio, formato da cuore, arterie e vene. Ci sono poi degli organi ben collegati a questo sistema che garantiscono l'approvvigionamento delle sostanze nutritizie, l'eliminazione di quelle di rifiuto, l'ossigenazione e l'eliminazione dell'anidride carbonica. Abbiamo l'apparato digerente che fornisce acqua e sostanze nutritizie e i reni che favoriscono l'eliminazione dei prodotti di rifiuto, funzione svolta anche da altri organi come il fegato, l'intestino e la pelle. Per l'ossigenazione provvedono i polmoni con la respirazione e, in piccola parte, anche la pelle.
Il feto è dotato di tutti questi organi molto precocemente durante il suo sviluppo, primo fra tutti l'apparato cardiocircolatorio. Infatti, qualcuno chiede: "È vero che il cuore è la prima cosa che si forma?". In effetti, senza cuore non va avanti più niente, anche se è più corretto pensare ad un tutto armonico che si va formando fin dall'inizio, in cui è presente anche il cuore. Pur avendo quindi ben presto tutti gli organi necessari per queste funzioni - nutrimento e respirazione - il feto è rinchiuso in un involucro, immerso nel liquido amniotico, senza aria, e circondato da vari strati di membrane e tessuto. Come fa allora? Ed ecco che magicamente interviene la placenta, che forse, a voler fare per forza una classifica di questa "maratona", si forma ancor prima del cuore.
Come Avviene lo Scambio tra Sangue Materno e Fetale
La vita del feto è caratterizzata da alcune particolarità che la rendono profondamente differente dalla vita successiva alla nascita. La circolazione del feto è diversa da quella della vita extrauterina, perché non è ancora avvenuta la chiusura del forame ovale e del dotto arterioso di Botallo (che avviene solo al momento della nascita). Questo dotto arterioso consente il passaggio del sangue dall'arteria polmonare direttamente all'aorta, evitando così i polmoni che non sono ancora funzionali per la respirazione.
A livello del cordone ombelicale decorrono le arterie ombelicali (che sono due) e la vena ombelicale (una). Le due arterie ombelicali, dette arterie perché portano il sangue pompato dal cuore verso la placenta, trasportano in realtà sangue venoso, in quanto scarsamente ossigenato e ricco di anidride carbonica. E lo trasportano nella placenta, dove attraverso un complicato sistema di villi e ramificazioni varie, giunge molto vicino al sangue materno. La barriera placentare è costituita dai villi corionici che sono delle formazioni localizzate a livello di lacune nelle quali circola il sangue materno; questi villi contengono capillari fetali. È fondamentale sottolineare che il sangue materno ed il sangue fetale non vengono mai a contatto diretto, ma sono divisi dall'epitelio dei villi coriali e dall'endotelio dei capillari fetali. Qui, attraverso sottilissime membrane permeabili, avviene il magico scambio col sangue della mamma dell'ossigeno e dell'anidride carbonica, nonché di nutrienti e scorie.

Perché le sostanze passino dal sangue materno, che si trova in queste lacune, al sangue fetale, devono attraversare non solo l’epitelio dei villi, ma anche l’endotelio dei capillari. La possibilità di poter attraversare tale barriera dipende dal tempo di gravidanza: nel primo periodo è limitato, ma via via gli scambi aumentano perché il feto necessita di un nutrimento maggiore. Il sangue che lascia la placenta torna al feto in un'unica vena ombelicale che, al contrario di prima, benché vena (perché torna verso il cuore), conduce sangue arterioso, ricco di ossigeno e nutrienti.
In sintesi, la placenta è un organo davvero meraviglioso, il tramite tra la vita del feto e quella della mamma, attraverso cui passa di tutto, ma anche il fumo di sigaretta, l’alcool e le droghe. Questo sistema garantisce l'approvvigionamento e l'eliminazione dei prodotti di scarto, supportando la crescita e lo sviluppo armonioso del feto. Un bel feto sano, di giusto peso, ben ossigenato e non intossicato dal fumo di sigaretta, deve il suo benessere ad una placenta di buone dimensioni, ben funzionante e con un’adeguata circolazione da ambo i lati, materno e placentare.
La Barriera Placentare e il Passaggio dei Farmaci: Implicazioni Terapeutiche
La placenta viene spesso definita una "barriera" per la sua funzione di filtro. In realtà, non è una vera e propria barriera impenetrabile, ma piuttosto un filtro selettivo la cui permeabilità varia nel corso della gravidanza e per diverse sostanze. Questa barriera non è così selettiva come quella ematoencefalica; in essa, per esempio, si verificano processi di endocitosi da cui deriva la causa del facile passaggio di virus al feto, come quello della rosolia, o anche delle IgA e delle proteine materne. In questo senso, è una barriera più permissiva, anche se a livello della placenta si verificano processi metabolici in grado di evitare il passaggio di alcuni farmaci dalla madre al feto.

La concentrazione di un farmaco nel feto può essere diversa da quella della madre a seconda delle caratteristiche del farmaco stesso. Si possono avere dei farmaci che raggiungono la stessa concentrazione nel feto e nella madre, mentre ci sono farmaci che nel feto raggiungono una concentrazione inferiore rispetto a quella della madre.
Fattori Determinanti il Passaggio dei Farmaci
Il passaggio di un farmaco attraverso la barriera placentare è un processo complesso influenzato da molteplici fattori:
- Il diverso legame del farmaco con le proteine plasmatiche materne e fetali: se è maggiore il legame con le proteine materne, sarà minore la quantità di farmaco libero che passa al feto (e viceversa). Poiché solo la frazione non legata è generalmente disponibile per il passaggio, un forte legame con le proteine materne riduce la quantità di farmaco che può raggiungere il feto.
- Un maggior deposito del farmaco in alcuni distretti: questo può portare a un maggiore passaggio dei farmaci stessi, se tali distretti sono prossimi alla placenta o al feto.
- La velocità di trasferimento transplacentare: questa dipende in larga misura dalle caratteristiche fisico-chimiche del farmaco, in particolare dalla sua liposolubilità (la capacità di sciogliersi nei grassi) e idrosolubilità (la capacità di sciogliersi in acqua). Le molecole più liposolubili tendono ad attraversare più facilmente le membrane biologiche, inclusa la barriera placentare.
- Le differenze dell’equilibrio acido/base tra madre e feto: a livello del feto, c'è un pH leggermente più acido rispetto a quello materno. Di conseguenza, un farmaco di tipo basico che si trova in un ambiente più acido si ionizza di più. Si verifica così il fenomeno di intrappolamento ionico, in quanto il farmaco ionizzato non può retrodiffondere e risulta quindi più concentrato a livello del feto rispetto alla madre, con potenziali effetti indesiderati.
- Il metabolismo della placenta: la placenta stessa possiede una capacità metabolica che può alterare o degradare alcuni farmaci, riducendo la quantità che raggiunge il feto. Questa funzione è utile se si desidera un effetto a livello della madre ma non del feto.
- Il tipo di circolazione fetale: la peculiare circolazione fetale può influenzare la distribuzione e la concentrazione dei farmaci.
- Il volume di distribuzione del farmaco: la tendenza di un farmaco a distribuirsi ampiamente nei tessuti del corpo.
Meccanismi di Trasferimento Transplacentare
I meccanismi attraverso cui le sostanze e i farmaci attraversano la placenta sono vari e includono:
- Diffusione passiva: il movimento di sostanze da un'area ad alta concentrazione a un'area a bassa concentrazione, senza dispendio energetico.
- Diffusione facilitata: un processo che richiede la presenza di un trasportatore proteico sulla membrana, ma non comporta dispendio diretto di energia.
- Trasporto attivo: un meccanismo che richiede energia e proteine di trasporto per spostare le sostanze contro un gradiente di concentrazione.
- Processi di endocitosi: come già menzionato per il virus della rosolia, le IgA e le proteine materne, le cellule possono inglobare attivamente molecole e altre particelle.
Farmaci in Gravidanza: Benefici, Rischi e Scelte Terapeutiche
La somministrazione di farmaci durante lo stato di gravidanza è un aspetto di estrema delicatezza. Studi hanno determinato che la maggior parte dei farmaci possono attraversare la placenta, rendendo necessaria un'estrema cautela nell'uso di farmaci in stato di gravidanza. Ci può essere la necessità di somministrare un farmaco nella madre per poter avere effetti specifici sul feto, ma altre volte è fondamentale somministrare farmaci alla madre senza che il feto venga influenzato. Per questo, la scelta del farmaco dipende dalla sua capacità di attraversare o meno la barriera placentare e dai potenziali effetti.
Alcuni farmaci possono agire sul feto e non provocare nessun danno alla madre, anzi, essere terapeutici per il nascituro. Ad esempio:
- Gli antibiotici possono essere utilizzati per combattere e prevenire infezioni intrauterine.
- Gli antagonisti ai narcotici (come il naloxone) possono essere somministrati quando la madre fa uso di sostanze narcotiche, per prevenire o trattare la depressione respiratoria nel neonato.
- Un induttore enzimatico (come il fenobarbitale) può essere usato se si prevede un'iperbilirubinemia, riducendo l'ittero nucleare da bilirubina nel feto.
- I glucocorticoidi sono impiegati per accelerare la maturazione del sistema respiratorio fetale e prevenire la sindrome da distress respiratorio nei casi di parto prematuro imminente.
D'altro canto, altri farmaci, pur avendo un effetto terapeutico sulla madre, si dimostrano avversi al feto. È il caso di farmaci ad uso occasionale come gli analgesici (l'aspirina è ancora la più consigliata tra quelli over-the-counter) e gli antiemetici (studi di laboratorio hanno determinato che per l'animale presentano effetti teratogeni, quindi non è da escludere un possibile, simile, effetto sull'uomo). Oltre ai farmaci ad uso occasionale, particolare attenzione è richiesta per i farmaci destinati a terapie croniche, come:
- Gli antidiabetici: si predilige l'insulina rispetto agli ipoglicemizzanti orali, poiché alcuni di questi ultimi sono teratogeni.
- Gli anticoagulanti: la molecola più utilizzata e sicura in gravidanza è l'eparina, rispetto agli anticoagulanti orali che possono attraversare la placenta.
- Gli antiepilettici: la scelta è molto difficile perché quasi tutti gli antiepilettici presentano effetti dannosi sul feto, richiedendo un bilancio tra il controllo delle crisi materne e i rischi fetali.
- I digitalici: attenzione, perché una cura con digitalici, usati per problemi cardiaci, riduce l'attività cardiaca e può quindi risultare dannosa per il feto.
Curari e Attraversamento della Barriera Placentare: Un Caso Specifico
I curari sono una classe di farmaci che bloccano la trasmissione neuromuscolare, agendo sia a livello della muscolatura scheletrica che di quella liscia. Questi farmaci sono utilizzati in anestesiologia per indurre il rilasciamento muscolare durante interventi chirurgici o per facilitare l'intubazione. Un esempio è la succinilcolina, un bloccante neuromuscolare depolarizzante che rimane a lungo nello spazio intersinaptico, mantenendo aperti i canali ionici e persistente la depolarizzazione della placca neuromuscolare. L’interruzione dell’azione di blocco della succinilcolina avviene per eliminazione dal plasma ad opera delle pseudocolinesterasi, enzimi che possono essere ridotti in caso di insufficienza epatica o in presenza di difetti congeniti da varianti genetiche, prolungandone l'effetto. L’uso della succinilcolina, esteso fino all’inizio del terzo millennio, è ora in calo, vista la presenza di bloccanti neuromuscolari non depolarizzanti ad azione rapida e dotati di antagonista specifico.
I bloccanti neuromuscolari non depolarizzanti agiscono in modo diverso: il blocco di un singolo recettore su una subunità alfa da parte della molecola bloccante è sufficiente per impedire l'apertura del canale ionico anche in presenza di acetilcolina sulla seconda subunità. Le caratteristiche comuni di queste classi di molecole sono la ridotta liposolubilità e l'elevata idrosolubilità. Queste proprietà sono particolarmente rilevanti nel contesto della barriera placentare. Come discusso, la velocità di trasferimento transplacentare dipende significativamente dalla liposolubilità e idrosolubilità di un farmaco. Un farmaco con ridotta liposolubilità e elevata idrosolubilità tenderà ad attraversare la barriera placentare con maggiore difficoltà, limitando il suo passaggio dal circolo materno a quello fetale. Questa caratteristica è desiderabile per farmaci che devono agire sulla madre senza influenzare il feto.
I fumarati costituiscono una nuova classe di bloccanti neuromuscolari (BNM) che potrebbero rispondere nel medio termine a queste richieste. Il GAN, un esempio di bloccante neuromuscolare della classe dei fumarati, è caratterizzato da azione ultrabreve, rapido onset (inizio d'azione) e potenza intermedia. Le sue proprietà di scarsa liposolubilità, comuni a molti curari, suggeriscono che il suo passaggio attraverso la barriera placentare dovrebbe essere limitato, rendendolo potenzialmente più sicuro per l'uso in gravidanza quando è necessario indurre un blocco neuromuscolare nella madre senza effetti significativi sul feto. La ricerca e lo sviluppo di farmaci con queste caratteristiche di ridotto passaggio placentare sono cruciali per migliorare la sicurezza delle terapie mediche in gravidanza.
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