Le famiglie reali, da secoli, occupano un posto unico nell'immaginario collettivo, spesso percepite come custodi di tradizioni millenarie e simbolo di continuità. Tuttavia, anche all'interno di queste dinastie apparentemente immutabili, si manifestano evoluzioni significative, soprattutto per quanto riguarda le decisioni relative alla procreazione, all'educazione dei figli e alla gestione della loro infanzia. Dalle prospettive ecologiste dei membri più giovani alle pratiche millenarie di affidamento a governanti e tate, l'universo delle "culle reali" è un microcosmo che riflette le tensioni tra eredità storica e le sfide del mondo contemporaneo. Esplorare queste dinamiche offre uno spaccato affascinante sulle scelte personali e istituzionali che plasmano il futuro delle monarchie.
La Prospettiva Ecologista Nelle Famiglie Reali: Tra Contradizioni e Nuove Sensibilità
La famiglia reale britannica, in particolare, non perde il suo “vizietto” della pianificazione familiare. Questa tendenza, che alcuni definirebbero una bandiera malthusiana, è stata recentemente innalzata in casa Windsor dal principe Harry, diventato papà lo scorso maggio del piccolo Archie, nato dal suo matrimonio con Meghan Markle. Archie avrà al massimo un fratellino, come ha recentemente dichiarato il duca di Sussex, figlio di Carlo e Diana, e nipote della regina Elisabetta II. La motivazione dietro questa decisione è profonda e legata a una crescente consapevolezza ambientale: generare troppi figli, secondo il principe, arrecherebbe danno all’ambiente.
Il principe Harry ha espresso apertamente le sue convinzioni in un'intervista rilasciata per l’edizione speciale di Vogue UK, curata proprio dalla moglie Meghan. In tale occasione, Harry ha affermato: «Penso che anche grazie alle persone che ho incontrato e ai posti che ho avuto la fortuna di visitare, ho sempre amato la natura ed ho sempre voluto preservarla, anche prima di avere un figlio o di sperare di averne, in ogni caso al massimo due!». L’intervista non è stata realizzata da un giornalista qualunque, bensì dall’etologa Jane Goodall, autentica icona dell’ambientalismo britannico, conferendo ulteriore peso e autorevolezza alle dichiarazioni del principe. La scelta di Harry è in controtendenza rispetto a quella del fratello maggiore William, che, in otto anni di matrimonio, ha già avuto tre figli dalla moglie Kate Middleton. Per non parlare della Regina Elisabetta, che di figli ne ha avuti ben quattro. Questo evidenzia una divergenza di opinioni all'interno della famiglia reale su questioni così fondamentali.
Nonostante la varietà d’opinioni in famiglia sul tema demografico, Harry sembra più che convinto delle sue idee. Ha ribadito con forza la sua posizione, dichiarando: «Noi abbiamo preso in prestito il Pianeta, da esseri intelligenti ed evoluti quali si suppone che siamo, dovremmo essere in grado di lasciare qualcosa di meglio alle generazioni future». Il principe ha rafforzato questo concetto paragonando il pianeta a «uno stagno nel quale noi siamo le rane e l’acqua è già in ebollizione», un'immagine vivida che sottolinea l'urgenza della crisi climatica.
Tuttavia, c’è anche chi non manca di sottolineare l’incoerenza dei duchi di Sussex. Durante il suo viaggio di ritorno da New York, ad esempio, Meghan utilizzò un aereo privato che produsse una quantità di CO2 pari a quella generata da un cittadino comune in un anno. Queste osservazioni, seppur critiche, mettono in luce le complessità e le contraddizioni che possono emergere quando figure pubbliche, inclusi i membri delle famiglie reali, cercano di allineare le proprie azioni a principi ambientalisti elevati.

Il pallino dell’ecologia estrema non è comunque una novità in casa Windsor. Suscitarono scalpore e un pizzico di ilarità le parole del principe Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta e nonno di Harry, che, una decina di anni fa, dichiarò: «Se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell’uomo è la più grave minaccia per il Pianeta…». Noto per le sue affermazioni sopra le righe e “poco regali”, il principe Filippo è un sostenitore convinto di tutte le cause ecologiste e del controllo delle nascite, al punto di essere stato tra i cofondatori del WWF, di cui è presidente emerito. Il pensiero di Filippo e di Harry è perfettamente coerente con la filosofia darwiniana e malthusiana, di stampo tipicamente britannico, che evidenzia una spiccata sensibilità per l’ambiente, a scapito talvolta del diritto alla vita. È anche per questo che, nel Regno Unito, la mentalità eugenetica, abortista ed eutanasica è attecchita con largo anticipo rispetto ad altri paesi. Una mentalità che ha contaminato rapidamente le élite - dalla famiglia reale agli accademici, passando persino per la chiesa anglicana - prendendo piede anche tra le masse. Questo approccio, radicato in una visione che prioritizza l'equilibrio ecologico e la sostenibilità, si scontra spesso con altre visioni che pongono al centro la crescita demografica e il diritto alla procreazione.
Dinamiche Demografiche: Il Dibattito Sulla Natalità e l'Ambiente
La realtà europea, tuttavia, racconta una storia completamente diversa riguardo al rapporto tra demografia e ambiente. Se da un lato non è mai stato dimostrato il nesso di casualità tra incremento demografico e danni ambientali, è invece sotto gli occhi di tutti che le conseguenze negative del crollo della natalità influenzano il benessere economico complessivo. Questo punto di vista offre una contro-narrazione alle posizioni più strettamente ambientaliste che vedono nella riduzione della popolazione una soluzione ai problemi ecologici, suggerendo invece che il declino demografico possa portare a sfide economiche e sociali significative.
Da questo punto di vista, il caso italiano è drammaticamente emblematico: il paese ha registrato 140mila nati in meno nell’arco di dieci anni, un dato che si lega indissolubilmente a una stagnazione economica pluridecennale. Questa correlazione solleva interrogativi cruciali sulle politiche di famiglia e sulle priorità di una nazione. Un richiamo incisivo è arrivato nei giorni scorsi da parte del presidente dell’Istat, Carlo Blangiardo, che ha fortemente criticato l’idea di favorire l’immigrazione per ottenere una compensazione demografica, come invece sosteneva il suo predecessore Tito Boeri. Blangiardo ha espresso la sua visione in un'intervista, sottolineando la necessità di affrontare le cause strutturali del calo delle nascite interne.
Intervistato martedì scorso da La Verità, Blangiardo ha indicato gli esempi virtuosi della Francia, «con il quoziente familiare e altri interventi di natura fiscale», grazie alla quale «adesso ha 300.000 nati in più di quanti ne abbiamo in Italia». Questo modello francese, basato su politiche di sostegno alle famiglie, offre un esempio concreto di come interventi mirati possano invertire le tendenze demografiche negative. Altri paesi menzionati dal presidente dell’ISTAT, che «hanno leggermente invertito la tendenza», sono l’Ungheria, l’Austria, la Danimarca e la Germania. Questi esempi dimostrano che è possibile, attraverso politiche adeguate, sostenere la natalità e contrastare il declino demografico, aprendo un dibattito più ampio sulla responsabilità delle istituzioni nel promuovere un ambiente favorevole alla crescita familiare, anche all'interno dei contesti reali che spesso guidano l'opinione pubblica su tali temi.
Figli, bene comune. Politiche familiari e per la natalità sul territorio
L'Eredità Reale e le Dimore Storiche: Il Caso di Capodimonte
Le famiglie reali non sono definite solo dai loro membri, ma anche dai luoghi che hanno abitato e plasmato nel corso dei secoli, dimore che custodiscono la storia delle loro "culle" e delle loro esistenze. Tra queste, la Reggia di Capodimonte a Napoli rappresenta un esempio magnifico di come l'arte, la cultura e la vita quotidiana delle dinastie si siano intrecciate. Costruito da Carlo di Borbone, il palazzo nasce come luogo per le collezioni d'arte della famiglia mentre il bosco circostante diventa riserva di caccia. Questa concezione originaria di unire il piacere estetico alla funzionalità pratica rifletteva il gusto e le esigenze della monarchia del tempo.
In quanto residenza reale, Capodimonte ha conosciuto tre dinastie, ognuna delle quali ha lasciato un segno indelebile: i Borbone, i sovrani francesi (Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat) e i Savoia dopo l’Unità d’Italia. Ogni dinastia ha contribuito ad arricchire il palazzo e la sua storia, trasformandolo in un palinsesto vivente di epoche e stili. Nel percorso del Museo si attraversano ambienti sfarzosi, come la Sala della Culla, il Salone delle Feste e luoghi privati come l’Alcova pompeiana. La presenza di una "Sala della Culla" è particolarmente significativa, poiché sottolinea l'importanza data alla nascita e all'infanzia dei futuri eredi reali, il luogo dove le loro "culle" erano poste in un contesto di lusso e prestigio. E poi ritratti di famiglia, oggetti d’arte e di arredo e prodotti di lusso delle manifatture borboniche quali porcellane, armi, sete e arazzi, che testimoniano la magnificenza della vita di corte.
Capodimonte è anche Museo, e la sua storia museale è altrettanto ricca. Tutto ha inizio con la Collezione Farnese, già famosa nel Cinquecento, che Carlo di Borbone eredita dalla madre e porta con sé a Napoli nel 1735, desiderando di sistemarla in questa reggia nella zona collinare della capitale del regno. Nel tempo, la collezione si arricchisce con le acquisizioni delle famiglie reali, con le opere provenienti da chiese e conventi napoletani, con importanti doni da parte di collezionisti privati. La reggia non era solo una dimora, ma un centro culturale e artistico di primaria importanza. Tra Sette e Ottocento Capodimonte diviene tappa obbligata del Grand Tour d’Italia, durante il quale giovani intellettuali e aristocratici provenienti dai paesi europei visitavano la reggia per goderne le bellezze artistiche e naturali. Questo patrimonio architettonico e artistico sottolinea come l'ambiente in cui i reali venivano cresciuti fosse intriso di storia, arte e un profondo senso di appartenenza a una tradizione gloriosa, un contesto ben diverso da quello di una comune "culla".

Le Nanny Reali: Un Ruolo Cruciale Tra Storia e Modernità
Al di là delle dimore sfarzose e delle scelte genitoriali, c'è un aspetto della vita nelle famiglie reali che è tanto intimo quanto istituzionale: l'educazione e la cura dei bambini da parte di tate e governanti. Per lavorare con i reali britannici e i loro bambini, la passione non basta: fare la royal nanny non è un mestiere per tutte. Le competenze richieste sono estremamente elevate e specializzate. Bisogna frequentare le scuole migliori e avere competenze di ogni genere, che vanno ben oltre la semplice cura quotidiana.
Ne sa qualcosa Maria Teresa Turrion Borrallo, 53 anni, che sta aiutando il principe William e Kate Middleton a crescere i piccoli George, Charlotte e Louis, soprattutto adesso che Kate Middleton è ricoverata in ospedale. Maria, che è stata coi Cambridge fin dalla nascita del primogenito, ha frequentato una delle scuole per tate più esclusive al mondo: la prestigiosa Norland School per tate a Bath, in Inghilterra. Lì, oltre ai compiti più comuni - cucire, cucinare, gestire i capricci, aiutare i bambini a dormire bene, organizzare feste di compleanno da favola, eccetera - le hanno insegnato a evitare i paparazzi, a difendersi con le arti marziali, a guidare in condizioni di pericolo, a trovare vie di fuga quando la situazione si mette al peggio. Dietro il sorriso, i modi garbati e l'uniforme da Mary Poppins, si nasconde una vera ninja, pronta a fronteggiare ogni imprevisto che la vita di un reale può presentare.
Le tate di lusso diplomate alla Norland School guadagnano tantissimo: fino a 100 mila l'anno se sono disposte a traslocare oltreoceano. Ma non è tutto oro quel che luccica: hanno pochissimo spazio per la loro vita privata e devono condurre un'esistenza all'insegna della massima discrezione. Ad esempio, la single Maria Borrallo non ha profili social, perché niente deve compromettere la sicurezza dei tre pargoli. Se si lavora per i reali, poi, c’è una regola facile facile da rispettare per non incorrere in problemi: tenere la bocca chiusa. Maria Borrallo, come tutte le persone che lavorano a Buckingham Palace, ha dovuto firmare un accordo di riservatezza che le vieta di raccontare la vita privata della royal family.
Non solo: c'è anche una parola che le è assolutamente proibita. Non può pronunciare, di fronte ai più piccoli, la parola «kid», bambino. Lo ha svelato l'autrice Louise Heren, che ha trascorso un anno presso la Norland School mentre faceva ricerche per un documentario: «La parola bambino è vietata. È un segno di rispetto per i bambini come individui, per non dare l’impressione di sentirsi superiori in quanto si è adulti». I figli di Kate e William, si vede a occhio nudo, adorano la loro, Maria Borrallo, che con il suo cappellino da Mary Poppins arriva dalla superscuola delle tate vip mondiali, il Norlan College di Bath. Non c'è da stupirsi: da secoli i bambini reali sono particolarmente legati alle loro nanny, che a volte li vedono più dei loro genitori impegnati e titolati. Questo stretto legame, a volte più profondo di quello con gli stessi genitori, è una costante nella storia delle monarchie, e si ripropone anche nelle "culle" moderne.
Secondo Finding Freedom, il principe Harry e Meghan Markle non volevano a nessun costo una tata fissa, ma hanno licenziato anche la loro baby sitter serale già la seconda sera in cui si è presa cura di Archie. Questa scelta, che riflette un desiderio di maggiore autonomia e privacy, si discosta dalle pratiche tradizionali della famiglia reale britannica, mettendo in evidenza la tensione tra le aspettative istituzionali e le preferenze personali dei membri reali.
Figure Storiche di Nanny e Governanti Reali: Storie di Dedizione e Intrighi
La storia delle famiglie reali è costellata di figure di nanny e governanti che hanno giocato ruoli spesso decisivi, influenzando la formazione di regnanti e principi in un modo che va ben oltre la semplice cura quotidiana, modellando non solo la loro infanzia, ma a volte anche il corso della storia.
Intorno al 1328, fu assunta dalla famiglia reale napoletana come balia una donna straordinaria: Filippa di Campagno. Affascinante, intelligente e materna, si rese presto indispensabile e scalò i ranghi reali. La sua ascesa sociale fu notevole: sposò un uomo di basso rango, Raimondo di Campagno, che si sarebbe elevato da sguattero etiope schiavizzato a brillante condottiero militare. I due sono diventati un'improbabile coppia di potere alla corte di Napoli, con un vasto portafoglio immobiliare e il favore della famiglia regnante. Secondo Nancy Goldstone, autrice di The Lady Queen: The Notorious Reign of Joana I, Queen of Naples, Jerusalem and Sicily, le loro fortune aumentarono esponenzialmente quando Filippa fu nominata governante di Giovanna, erede della corona. La principessa orfana sarebbe diventata la regina più potente e famosa della sua epoca, con Filippa onorata «come madre di Giovanna». I figli di Filippa divennero potenti cortigiani a pieno titolo, facendo infuriare personaggi come lo scrittore Giovanni Boccaccio, che si lamentò di questa famiglia di etnia mista: «Si direbbe che siano figli di un re e non di una serva». Ma essere anche solo un membro di fatto della famiglia reale a Napoli era spesso un rischio mortale. Colpi di stato e assassinii erano uno stile di vita, e Filippa e la sua famiglia furono quasi certamente coinvolti nell'omicidio dell'odiato primo marito di Giovanna, Andrea d'Ungheria (probabilmente con il consenso di Giovanna). Le fazioni rivali catturarono Filippa e sua nipote Sancia e le torturarono, cercando di far loro confessare l'omicidio e il coinvolgimento della regina. Il 29 dicembre 1354 le due donne furono giustiziate pubblicamente, un tragico epilogo che tuttavia dimostrò la loro incrollabile lealtà: nessuna delle due coinvolse mai l'amata ex bambina Giovanna nella vicenda. La storia di Filippa è un esempio di come le "culle reali" fossero a volte luoghi di grandi intrighi e pericoli, e di come le figure che le accudivano potessero trovarsi al centro di eventi storici drammatici.
Anche l'Inghilterra Tudor vide figure di grande influenza nella cura dei giovani reali. A quattro anni, la futura regina Elisabetta I ne aveva passate tante. Chi ha visto I Tudors lo sa. Sua madre, Anna Bolena, era stata assassinata per ordine di suo padre, Enrico VIII, e lei era stata diseredata e proclamata bastarda. Ma un raggio di sole apparve nel 1537, quando la gentile (anche se, pare, poco brillante) gentildonna Katherine «Kat» Ashley fu nominata sua terza governante. Ashley allevò Elizabeth principalmente a Hatfield House, nella campagna dell'Hertfordshire. Lì, una stretta cerchia di fedeli servitori e precettori formava una specie di famiglia, con la precoce bambina al centro. Questa esistenza pacifica fu sconvolta nel 1543, quando Elizabetta e Kat andarono a vivere nella casa della matrigna, l'anziana regina Katherine Parr, e del suo nuovo marito, l'intrigante e spilungone Thomas Seymour (che Katherine sposò subito dopo la morte di Enrico VIII). Thomas faceva spesso il cascamorto con la giovane Elizabeth, e una Kat affascinata inizialmente incoraggiò i loro scambi. Tuttavia, quando il suo comportamento divenne predatorio, cioè, dicono le cronache, stuzzicava e provocava Elizabeth cercando anche di baciarla «vestita solo della camicia da notte», Kat «lo fece andare via per la vergogna». Questi episodi inquietanti torneranno a perseguitare Elizabeth e Kat. Nel 1549, Thomas fu accusato di tradimento ed Elisabetta finì coinvolta nei suoi complotti. Kat fu mandata nella Torre di Londra ed Elisabetta e tutta la sua famiglia furono ripetutamente interrogati: «Cantano tutti una sola canzone», si lamentò uno degli interroganti. Quando le fu detto che Kat sarebbe stata sostituita, Elisabetta andò su tutte le furie. Kat fu rilasciata e le fu permesso di rimanere con la futura grande regina. Secondo la biografa Alison Weir, era una delle poche persone che potevano parlare con franchezza alla volitiva regina, dimostrando un legame profondo e una fiducia incrollabile forgiata nei momenti più difficili della vita della futura monarca.
In Francia, la corte di Luigi XIV, il Re Sole, fu un altro teatro per figure influenti. All'apice del suo potere, nel 1670, Luigi XIV, il brillante Re Sole di Francia, si fermava spesso in un'accogliente casa al numero 25 di Rue De Vaugirard a Parigi. Qui, secondo Antonia Fraser, autrice di L'amore e Luigi XIV, trovò una figura materna affascinante e tenera, con un bambino in grembo, un altro sulla spalla, un terzo in una culla, che leggeva un libro ad alta voce: «Come sarebbe bello essere amati da una donna così», pensò. I bambini erano suoi, frutto della sua lunga relazione con la lussuriosa, affascinante e capricciosa Athénaïs, Madame de Montespan. Ma la donna di casa era Françoise d'Aubigné, la futura Madame de Maintenon, una vedova empatica e profondamente pratica, di discutibile parentela, che nel 1669 era diventata governante di questo gruppo segreto di «bastardi» reali. Ma le due si sarebbero presto scontrate, sia per i bambini che per la crescente amicizia della bambinaia con il re. Françoise, che il re soprannominò «Madame Solidity», era più interessata a salvare il suo animo randagio che a diventare l'ultima amante reale. Invece, divenne la sua migliore amica, consigliera religiosa e terapeuta. Alla fine Françoise accettò di avere a che fare con lui, anche se avrebbe sempre trovato questa attività «pesante». I pettegoli di Versailles erano confusi dall'ascendente di questa donna di mezza età sul loro vistoso re. La loro confusione si aggraverà solo nel 1683, quando i due si sposeranno quasi certamente in segreto a Versailles, dopo la morte della regina Maria Teresa di Spagna. Françoise continuò a interessarsi all'educazione dei bambini e trascorse molti dei suoi giorni a Saint-Cyr, un collegio femminile da lei fondato. Anche se non fu mai riconosciuta pubblicamente come moglie del re, Françoise ricevette lettere di condoglianze dalle famiglie reali d'Europa alla sua morte nel 1715. Ma rimase in silenzio sull'argomento del loro matrimonio fino alla sua morte, avvenuta nel 1719, preservando il segreto e la dignità della sua posizione unica nella storia delle "culle reali" francesi.

Un'altra figura memorabile fu la duchessa di Ventadour, che salvò il Delfino. Nel 1712, la famiglia reale francese fu decimata da un'epidemia di morbillo. Il nuovo Delfino era il piccolo orfano Luigi, Duca d'Angiò. Quando il piccolo Delfino contrasse il morbillo, i medici si prepararono a farlo dissanguare, un trattamento di ripiego molto diffuso all'epoca, ma che oggi ci appare estremamente rischioso. Ma la governante del Delfino, Charlotte de La Motte Houdancourt, duchessa di Ventadour, non ne volle sapere, opponendosi con fermezza a una pratica potenzialmente letale. Il suo protetto, ora re bambino Luigi XV, le sarebbe stato davvero grato per sempre. Quando a sette anni fu strappato da lei per essere allevato da un precettore maschio, pianse tutto il giorno per la sua «maman». Presentandole uno scrigno di gioielli per il suo servizio, «osservò tristemente che il regalo non era nulla in confronto alla gratitudine che le doveva». Senza l'amore della sua governante, il re bambino, un tempo felice, si trasformò in un bambino chiuso e diffidente. Tuttavia, una volta cresciuto, il re incluse la sua «maman» nella sua vita quotidiana fino alla sua morte. Le fu affidato il figlio e fu sempre accolta nella sua camera da letto, un onore di solito concesso solo ai funzionari di alto rango e ai membri più anziani della famiglia reale, a testimonianza del legame indissolubile formatosi nella sua "culla".
Oltre i confini europei, la storia registra anche il contributo di figure come Anna Leonowens, la governante del Siam. Nel 1862, Anna Leonowens, una governante vedova di origini gallesi ed eurasiatiche, arrivò nel Regno del Siam (l'attuale Thailandia) per insegnare alle mogli, alle concubine e ai figli del re Mongkut. La sua esperienza fu così significativa che se ne andrà nel 1867 e raccoglierà i suoi anni in due libri: The English Governess at the Siamese Court, pubblicato nel 1870, e The Romance of the Harem del 1873. Questi testi offrono uno sguardo unico sull'educazione reale in una cultura lontana, mostrando come il ruolo della governante trascendesse le differenze geografiche e culturali, influenzando la formazione di intere generazioni di reali.
Le Nanny Nell'Epoca Contemporanea: Tra Lealtà e Tradimenti
Il XX secolo e l'età moderna hanno continuato a vedere le nanny come figure centrali nelle "culle reali", sebbene con nuove sfide e un'attenzione mediatica senza precedenti. Nel 1932, Marion «Crawfie» Crawford, un'allegra e divertente insegnante scozzese, divenne governante della Principessa Elisabetta e della Principessa Margaret. Nel suo libro di memorie del 1950, Le piccole principesse, Crawfie descrive la giovane Elisabetta II come controllata, responsabile e premurosa. Margaret era divertente, esuberante e maliziosa (una volta riempì di ghiande le scarpe dei dignitari in visita), cosa che preoccupava la protettiva sorella maggiore. Una volta che il padre divenne re nel 1936, le ragazze si trasferirono a Buckingham Palace, così cavernoso e freddo che Elizabeth disse che avevano bisogno di biciclette per spostarsi da una stanza all'altra. Da parte sua, Crawfie paragonava la vita a palazzo al «campeggio in un museo» e cercava di dare alle ragazze isolate un senso di normalità portandole in giro in autobus ed esplorando gli angoli e le fessure delle varie residenze reali.
Nel 1947, Crawfie lasciò finalmente il suo incarico per sposare George Buthlay, un direttore di banca piuttosto losco. Fu anche corteggiata dagli editori americani per scrivere delle sue esperienze. Quando la Regina Elisabetta fu informata del progetto, le scrisse: «Devi resistere al fascino del denaro americano… e dire No No No alle offerte di dollari per articoli su qualcosa di così privato e prezioso come la nostra famiglia». Forse spinta dal marito, Crawfie scrisse comunque il libro. Il tradimento de Le piccole principesse turbò profondamente la famiglia reale, che interruppe i rapporti con lei. Alla fine si trasferì di nuovo in Scozia, proprio vicino alla residenza reale di Balmoral. Dopo la morte del marito, tentò il suicidio. Scrisse: «Il mondo mi è passato accanto, e non posso sopportare che coloro che amo mi passino accanto sulla strada senza salutare». Crawfie morì nel 1988, e, secondo quanto risulta, la famiglia reale non ha inviato fiori. Questa vicenda evidenzia la fragile linea che le nanny devono bilanciare tra affetto personale e lealtà istituzionale, e le gravi conseguenze che la rottura di tale equilibrio può comportare.
Un altro esempio di rapporto complesso è quello tra Alexandra Shân «Tiggy» Legge-Bourke e i principi William e Harry. Si dice che la Principessa Diana non la potesse vedere: Tiggy Legge-Bourke era un'ex insegnante di scuola materna arruolata dal Principe Carlo nel 1993 per fare compagnia ai suoi figli. William e Harry si innamorarono immediatamente di Tiggy, avventurosa e amante della vita all'aria aperta, che una volta fu fotografata mentre fumava «alla guida di una Land Rover con Harry che si sporgeva dal finestrino per sparare ai conigli». Pur essendo già separata, Diana si è fissata sull'idea che Carlo e l'attraente tata avessero una relazione, dopo che sono emerse foto di lui che la baciava sulla guancia. Ma Tiggy non sembrava avere paura di Diana e avrebbe dichiarato: «Io do loro ciò di cui hanno bisogno: aria fresca, un fucile e un cavallo». Riferendosi alle false voci secondo cui Tiggy avrebbe perso il figlio di Carlo, Diana pare si sia avvicinata a lei e abbia detto a voce alta: «Mi dispiaccio molto per il bambino».

Con grande disappunto di Diana, Tiggy si avvicinò sempre di più ai ragazzi. Nel 1996 pare che il Principe William chiese ai suoi genitori di non partecipare alla festa del 4 giugno di Eton, ma invitò Tiggy. Dopo la morte di Diana, i ragazzi si appoggiarono ancora di più a lei, in particolare Harry. Al matrimonio di Tiggy, nel 1999, si dice che Harry, ubriaco, abbia mangiato un pesce rosso vivo da una boccia decorativa, un episodio che testimonia il legame profondo e informale che si era creato. Oggi Tiggy gestisce con il marito Charles Pettifer il Ty'r Chanter, un bed and breakfast di lusso nella campagna gallese. Harry è il padrino del figlio maggiore Fred e William del figlio Tom (che ha fatto da paggetto al matrimonio di William nel 2011). Questo dimostra come, anche dopo aver lasciato il loro ruolo formale, alcune nanny possano mantenere un legame duraturo e significativo con i reali che hanno cresciuto nelle loro "culle".
Infine, l'epoca attuale vede emergere figure come Maria Teresa Turrion Borrallo, che incarna la nanny reale moderna. Il lavoro instancabile di una tata che ha avuto il privilegio di accudire e crescere il principe George, la principessa Charlotte e il principino Louis sta per essere riconosciuto con un premio. Maria Teresa Turrion Borrallo è stata accolta in casa da William e Kate undici anni fa. I New Year Honours sono una tradizione inaugurata a fine Ottocento dalla regina Vittoria e da allora, sul nascere di ogni anno, proclamano una serie di personaggi meritevoli di investitura da parte della monarchia. Maria Teresa Turrion Borrallo, spagnola di nascita e inglese di adozione, è stata tra i più ricercati insegnanti di violino e viola nella regione spagnola di Castiglia e Leon prima di diplomarsi in Inghilterra, nella prestigiosa Norland, scuola per nanny, tate, di Bath. È stata assunta nel 2014 dagli allora duchi di Cambridge, quando George non aveva compiuto nemmeno un anno. Fino a quel momento, Kate, in un gesto di rottura con la tradizione, aveva voluto occuparsi da sola del bebè, avvalendosi dell’aiuto della sorella Pippa Middleton, della madre Carole e di una governante, riflettendo un desiderio di maternità più diretta.

Maria Teresa Turrion Borrallo è dunque una delle figure più intime nel nucleo familiare dei principi di Galles. Si è occupata di George, Charlotte e Louis in tempi difficili, in occasioni private e pubbliche, fino all’ultimo Christmas Lunch, dove è stata avvistata in auto con William e la sua unica figlia femmina. Il lavoro di Borrallo richiede costanza, dedizione ed elevatissima discrezione, anche ora che non vive più con loro. Già nel precedente trasferimento di William e Kate all’Adelaide Cottage, infatti, la coppia aveva deciso di non abitare più con una tata a servizio, né prevedere alloggi per il personale, preservando la completa intimità familiare. Questa scelta riflette una tendenza moderna nelle famiglie reali a cercare un equilibrio tra l'aiuto professionale e il desiderio di una maggiore privacy e un ambiente familiare più intimo per i propri figli, anche quando le loro "culle" sono sotto gli occhi del mondo.